Qualche spunto su Geas-Comense:
- Un derby è sempre un derby, per cui la voglia di lottare, di menarsi e di portarlo a casa s’è vista, ma certo esteticamente non è stata una serata da tramandare ai posteri.
A rivedere qualche pezzetto in tv, ieri sera, tolto l’interesse per il risultato, rimaneva poco: una rubata di Frantini a Smith con strappo palla dal palleggio e rotolamento per terra della malcapitata
(pura griffe frantiniana, vista anche al torneo misto di Binzago ai danni di omaccioni da 1,95, ma l’americana tende un po’ ad accentuare, diciamo la verità); una triplazza da funambola di Penicheiro, tirata a due mani sopra la testa, sullo scadere dei 24” (praticamente un “cross”), che ha respinto indietro Como in un momento critico a 5’ dalla fine;
alcuni movimenti “old school” di Brooke Smith vicino a canestro; e soprattutto la solidità di Machanguana (Mvp: 16 punti con 8/11, 10 rimbalzi e tante castagne levate dal fuoco quando non segnava nessuna delle sue), la personalità di Arturi e la vampata di Twehues, 11 punti in rapida serie, contro un accenno di zona, per respingere Como tra fine 3° e inizio 4° quarto.Aggiungendoci qualche bel contrasto duro, anche se a volte eccessivo (Penicheiro k.o. con botta alla tibia sul finire del 2° quarto, poi per fortuna rientrata dopo l’intervallo; Frantini travolta da Slavcheva, se non abbiamo visto male, con conseguente bendaggio a un paio di dita),
alla fine un po’ di roba decente si è riusciti anche a metterla insieme, senza dimenticare che la posta in palio garantita al Geas dalla vittoria, ovvero l’accesso ai playoff, era ben più importante che il bel gioco. Inutile dirlo.
- Certo è che la partita, soprattutto nel primo tempo, è stata una sinfonia d’erroretti ed erroracci. Più per colpa del Geas, che poteva fare molto meglio (e infatti poi l’ha fatto), che non della Comense. Non che Como abbia sbagliato molto meno: all’intervallo aveva 8/28 dal campo (di cui 2/14 nel 2° quarto) contro 8/37 della Bracco. Ma il problema è che in questo momento temiamo che la squadra di Montini non abbia molto di più nelle sue corde. Del resto i risultati parlano chiaro: se nel ritorno hai battuto solo Viterbo, Ribera e, di un punto, Umbertide, vuol dire che non sei messo molto bene.
Il Geas, mercoledì, è partito con 0/9 al tiro, sbagliando da sotto come da fuori, però erano tiri presi con una certa facilità, che davano l’idea che una volta passato l’imbastimento iniziale (vistoso ma tutto sommato giustificabile a soli 4 giorni da una partita dispendiosa come quella di Faenza) la squadra di Galli avrebbe preso il comando delle operazioni. Così è stato anche se si è dovuto attendere il 17’ per il pareggio (Tillis in contropiede lanciata da Penicheiro) e due liberi di Zanon per il successivo primo vantaggio di casa, poi propiziato di nuovo da Machanguana con un rimbalzo in attacco sulla sirena dell’intervallo (striminzito 23-22).
Tentativo da fuori di Hall.
- La Comense ha segnato 10 punti (a zero) nei primi 5’ ma poi ha sempre fatto una gran fatica a trovare il canestro. Giusto riconoscere che non ha mai mollato (Geas a +7 al 23’ ma solo +2 al 27’; ancora Sesto a +12 al 31’ ma +7 a 2’30” dalla fine), ma non dava, sinceramente, l’idea di potercela fare. Si suol dire che «il pesce puzza dalla testa», e in effetti è persin banale dire che se in regia (vista l’assenza di Donvito e la virtuale indisponibilità di Limoura) devi far giocare 35 minuti una ragazza del ’91, Bestagno, tutta la squadra ne risente.
Chiaro che la colpa non è di Bestagno, che fa quel che può: ma se a 17 anni, di punto in bianco, ti ritrovi da terzo a primo play, è già tanto se riesci a limitare i danni. Lei alterna inevitabilmente discrete cose a svarionacci, tipo palle perse a metà campo sul pressing, ma più che di episodi si tratta di inevitabile mancanza di personalità nel tenere in mano la squadra, poca sicurezza che trasmette alle compagne, qualità di certi passaggi effettuati a fatica perché lei deve preoccuparsi prima di tutto di non perder palla; e poi sostanzialmente non tira, sicché la Comense attacca in quattro.Ripeto, non è certo un processo a Bestagno, semmai fa specie che la sua società, che un tempo rastrellava er mejo del mercato, oggi si ritrovi senza due play e non possa/voglia sostituirne nemmeno uno, quando pure una Ribera, una Livorno o un’Umbertide sono intervenute sul mercato a tappare i buchi. Geas e Comense sono le uniche squadre a non aver ritoccato il roster dall’inizio dell’anno: ma se Sesto non aveva ragione di cambiare, Como è in caduta libera da quando ha perso Donvito. Però evidentemente il bùddegette (= budget) è quello che è. Fatto sta che, salvo colpi di coda nelle ultime 2 giornate, se la Comense andrà ai playoff o si salverà direttamente col 9° posto, lo farà per pura forza d’inerzia e per la fortuna/abilità di aver salvato la differenza canestri sia con Pozzuoli che con Napoli. Peccato perché la Comense ammirata nel secondo tempo del derby d’andata meritava di giocarsi le sue chances fino in fondo. Tra parentesi: ma anche Silvia Sarni è infortunata? Perché è un bel po' che non si vede neppure lei.
Ironia della sorte: verso ottobre, una persona d'ambiente-Como mi disse: "Sì, ma il Geas se gli capita un paio d'infortuni crolla". Purtroppo è capitato a loro: un paio di tegole e si è spenta la luce. Speriamo non del tutto. 
Capannello intorno a Penicheiro infortunata.
- Casa Geas: come detto era più che umano un brutto inizio dopo le fatiche di Faenza, ma il secondo tempo è stato più che sufficiente in attacco (47 punti segnati), mentre la difesa è stata buona per tutta la partita: all’inizio (insieme ai rimbalzi offensivi e ai consueti recuperi più numerosi delle perse) ha impedito a Como di scappare troppo avanti, alla distanza ha fatto la differenza, perché canestri facili le ospiti ne hanno avuti pochi. E come a Faenza, utilizzando molta uomo, dato interessante di quest’ultimo scorcio di stagione dopo tanto “zonismo” da parte rossonera. Tosta Machanguana su Smith, che ha sì prodotto le sue solite medie (17 punti + 7 rimbalzi), ma si è sbloccata tardi (bene anche i raddoppi in area su di lei), come sempre la cartina di tornasole contro il Geas è metterla o non metterla da 3 punti: e Como, con 5/20 (di cui 2/13 nei primi 3 quarti) non aveva molte speranze, visto appunto che sotto c’era buona guardia su Smith. Ha giocato piuttosto bene Hall, ma Slavcheva (3/13) e Fazio sono state sia imprecise da fuori, sia velleitarie in varie soluzioni forzate in avvicinamento (Fazio in realtà ha 4/9 dal campo, neanche male, però gli errori si sono concentrati nella fase centrale, quella più importante).
- Ma più che nelle “big” – visto che Smith è stata inferiore all’Mvp Machanguana ma di poco; che Hall non ha certo giocato peggio di una Tillis mano quadra (salvo che nel finale con due triple della staffa); che Slavcheva ha sì giocato maluccio ma Zanon ha fatto anche peggio; e che Penicheiro, tra la botta subita e una mira a sua volta deficitaria (l’unico canestro dal campo, su 8 tentativi, è stata la tripla rocambolesca sopra descritta!), non ha poi fatto ‘sta gran differenza pur producendo 6 recuperi e 5 assist – il confronto è penduto (si dice?) dalla parte del Geas grazie al “supporting cast”. Di fronte al vuoto pneumatico, duole dirlo, di Invernizzi, Silva e Fassina (quest’ultima 2 minuti, concediamole l’n.g.), tralasciando Limoura, hanno invece giocato una partita incisiva le varie Arturi, Twehues, Frantini e Crippa.La play dell’87, reduce dall’n.e. a Faenza, ha giocato 24’, approfittando sì di trovarsi davanti una Bestagno che non è né più forte né più esperta di lei (è più vero il contrario), ma non si può ricondurre solo a questo la sua prova da 9 punti, 5 falli subiti e 5/6 ai liberi. Può sbagliare un tiro o un passaggio, ma la squadra la tiene in mano, questo è l’essenziale. Quando Penicheiro è stata fuori per infortunio e poi è uscita per falli, non c'è stata nessuna conseguenza.La svizzera è tornata “microonda” dopo un periodo in cui lo era stata poco: fondamentale per il Geas riavere al meglio il suo cannone a caricamento rapido, perché copre quel buco nel tiro da 3 che è il principale punto debole della squadra dal punto di vista delle armi offensive.Quanto a Frantini e Crippa, hanno disputato una prova di utile gregariato, senza forzare nulla (salvo un’entrata mal consigliata della ’89 punita da Smith con uno stoppone; ma si compensa con un importante canestro e fallo in contropiede) e raggranellando rimbalzi e recuperi utili alla causa. Da notare che Frantini ha guadagnato più tiri liberi (4) mercoledì che in tutto il resto della stagione. Atleticamente è in buon periodo e quindi sta trovando il modo di rendersi pericolosa in 1 contro 1, cosa che le era mancata finora.
- Quest’ottimo bilanciamento dei minuti in casa rossonera è di sicuro una nota positiva, ma non saprei dire quanto decisiva in generale: in fondo, il Geas ha battuto Venezia giocando gli ultimi 25’ con lo stesso quintetto; e sabato scorso ha vinto a Faenza senza usare Arturi. L’unico dato che possiamo citare è che con Frantini in quintetto la Bracco è 8-2 (9-2 contando la prima annullata con Parma). Ma se ci sia una logica in tutto ciò, non sappiamo. 
- Quanto conterà la vittoria del Geas all’atto pratico (al di là della qualificazione anticipata e della rivincita del derby del 21 dicembre) si capirà solo dopo l’ultima giornata: in realtà, salvo uno scivolone di Parma con Ribera (dando per quasi certa una sconfitta a Schio), non varrà una posizione in più, ma al massimo salverà la sesta piazza, purché Priolo perda almeno una delle ultime due o Parma non arrivi alla pari con entrambe. Infatti, in caso di parità a tre, la Bracco sarebbe settima per via del famoso 0-20 con Parma alla prima giornata. L’obiettivo rimane quello di arrivare quinti (inutile dire che sono obbligatori due successi, a Livorno e con Pozzuoli) e incontrare nei quarti una Faenza in calo, ma a oggi pare difficile raggiungerlo. La sostanza comunque non cambierà: affrontare una delle quattro big e provare il colpaccio.
Il raccoglimento iniziale per Giovanni Papini.
- Nota sul pubblico: ok che era mercoledì, di Quaresima per giunta (tutti a casa a recitar rosari, è chiaro), ma poteva essere più numeroso, trattandosi di un derby decisivo per i playoff. Ci saranno state circa 350-400 persone, di cui relativamente poche da Como. Vero che c’era la tv (ma in differita: tra parentesi, Alice Pedrazzi direi la migliore tra le “spalle” ruotate da Mascolo nell’era post-Bonamico), ma senza concomitanze col calcio e vista la posta in palio, la partita ne meritava di più: mica si poteva sapere in anticipo che sarebbe stata bruttina...
Però c'è da dire, in compenso, che il tifo da parte sestese è stato piuttosto caliente. Ovvero, chi c'era non dormiva.- Sul dopopartita niente di particolare da segnalare (essendo una serata infrasettimanale, tutti si sono dileguati abbastanza in fretta), se non che s'apprende che sia Calastri che Frantini stanno per laurearsi ad aprile: per Cala la triennale in una materia che non mi ricordo esattamente come si chiama, però è una specie di fisioterapia ma più intellettuale; la capitana invece, come anche i muri sanno, sta finendo la specialistica in psicologia. Non tiriamo fuori confronti con i fuori corso che non fanno sport manco una volta alla settimana, ma insomma...
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