L'ansia di dimostrare l'incompetenza altrui e la sapienza propria spesso è cattiva consigliera. I numeri non esauriscono l'analisi ma sono l'unico parametro oggettivo, insieme alla vittoria e alla sconfitta. Tant'è che in America, dove si bullano di avere inventato il basket, i commenti alle partite sono imperniati essenzialmente sull'analisi delle cifre. Discorsi generici, "qualitativi", come s'ama fare da noi, da loro non li capirebbero.
Nel merito della questione, solo nel basket da tavolino di certuni si può ignorare che nessuna buona costruzione del tiro ti dà la garanzia che il tiro vada dentro. Venezia a Cinisello costruì molti buoni tiri da 3, inteso come tiri con spazio, ma Ballardini e compagne da un certo punto in avanti non li segnarono più. Se ne mettevano un paio in più vincevano la partita, questa è la semplice verità, mi spiace per chi si fa le seghe coi doppi stagger, pick and block, fuck and roll eccetera. Che l'attacco alla zona si fa con buona circolazione, tagli ecc. è chiaro, ma resta il problema che poi per vincere devi mettere la palla nel buso là sopra. E il dato sulle percentuali è appunto la misura di quanto ci sei riuscito. Poi è evidente che il tiro non scaturisce da sé come per magia, che c'è un lavoro di costruzione dietro, ma non c'è bisogno, per sembrare dei gran competentoni, di sviscerarne chissà quali segreti.
Lo snobismo nei confronti delle cifre, poi, conduce a un'autoreferenzialità in cui ognuno erge le proprie impressioni, spesso fallaci, a verità arbitraria. "Schio ha circolato bene la palla", "Il Geas non ha difeso bene", "Faenza era svogliata", "Parma doveva sfruttare di più il post alto": può anche essere tutto vero ma cosa c'è di oggettivo? Un altro può dire il contrario e come fai a dimostrare che ha torto?
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