giovedì 30 aprile 2009

Sul "maniavantismo" per gli obiettivi falliti

Meurfreud, consultato in materia, risponde che da sempre la discussione sui fallimenti intriga più di quella sui successi; che inoltre i tifosi mettono le mani avanti un po' per scaramanzia, un po' per cercare di togliersi dalle spalle la paura di perdere a un passo dal paradiso (nonché la paura di vedere gli acerrimi rivali trionfare, come nel caso di Venezia e Taranto); e da parte delle società c'è sempre il solito atteggiamento da imbonitori, in cui bisogna vendere una merce sempre scintillante e mai fallimentare, tant'è che salvezze stentate sono spacciate per eroiche, uscite al primo turno sono presentate come capolavori "perchè col budget che avevamo era impossibile fare di più", e anche corazzate da 10-giocatrici-10 che non vincono, si scopre che in fondo "le altre hanno speso molto di più", ovviamente detto come verità inconfutabile ma senza la minima prova... O anche a livello giovanile, società blasonate che non riescono a qualificarsi per l'interzona gabellano la stagione come "positiva" nei loro comunicati stampa. :wacko:


Qualcuno c'è, che ha il coraggio di ammettere di aver fallito. Ma sono pochi. Del resto capisco che quando ci sono soldi di mezzo, sponsor da convincere ecc., si debba cercare di indorare il più possibile la propria pillola, e lo stesso fanno gli allenatori, che a sentir loro sembra sempre che abbiano cavato sangue dalle rape e trasformato la merda in oro. Ci vorrebbe meno atteggiamento da venditori di pesce da parte di chi fa questi bilanci, e al tempo stesso meno ansia da processo da parte altrui, nel senso che è nell'ordine delle cose fallire, anzi è più normale che riuscire, considerando che uno solo vince e gli altri si piazzano. Se pure per un secondo posto o un terzo scattano processi da apocalisse, per forza che poi presidenti, allenatori & C. s'arrabattano a pararsi il deretano, quando invece bisognerebbe rendersi conto che è molto meglio fallire arrivando secondi che "riuscire" arrivando sesti, decimi o tredicesimi: si rinfacciano sempre le quantità di soldi spesi, ma visto che sono soldi di privati che preferiscono destinarli al basket femminile anziché al volley o altre puttanate, ci sarebbe casomai da complimentarsi con chi investe 2 milioni di euro rispetto a chi ne mette insieme solo 500.000. -_-

Mi rendo conto che il rilievo che chiedevi a Meurfreud riguardava più i tifosi/forumisti che non le società, però Meurfreud, allergico a certi politici che vendono se stessi come infallibili santididdio, lo è altrettanto a certi comunicati stampa intrisi d'incenso, anche se, ripete egli, siamo pur sempre nel gioco delle parti, perciò pace a tutti e buon 1° maggio cestistico.

E se c'ero dormivo (29) - A2: Biassono-Crema (playout G2)

Pioggia e freddo a Biassono, domenica 26. Non è solo l’acqua che batte la Brianza e rende una palude l’accesso sterrato al PalaRovagnati; e non è solo il freddo semi-invernale che ristagna ancora nell’aria viziata del PalaRovagnati medesimo, costringendo i circa 200 presenti a serrare bene giacche e giacconi; ma è anche una metafora dei guai che piovono addosso alla squadra di Gualtieri e alla sensazione di gelo che rimane dopo gara-2 con Crema.

Ovviamente tutt’altra situazione in casa-Basket Team, su cui torna a splendere il sole, certo non un sole di quelli tropicali, abbaglianti, perché stiam pur sempre parlando di una salvezza ai playout per una squadra partita per fare i playoff (nonché finalista lo scorso anno), ma se sprofondi nel guano, già solo tirarsene fuori è pur sempre una festa, sebbene poi ti restino i vestiti sporchi, ovvero una stagione comunque negativa.
Ma finiamola con ‘ste metafore del cazzo :sick: e diciamo qualcosa della partita.

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Tiro libero per Scudiero

Dopo una gara-1 scintillante da entrambe le parti (83-82, ricordiamo), stavolta s’è visto del brutto basket. Vero è che al PalaRovagnati, pistone da hockey a rotelle riadattato al basket, è difficile vedere del bel gioco; vero è che sono pur sempre playout; però per larghi tratti è stato un frenetico corri e tira senza costrutto. Il dilagare del tiro da 3 nel femminile, approfittiamo per generalizzare, ci sembra sempre più preoccupante. Biassono era reduce da un brillante 10/23 da 3 in gara-1, per cui ha forse pensato: vediamo di tirarne 23 anche in gara-2. Detto fatto. Peccato che ne ha messe dentro solo 3, stavolta. Ironizziamo a buon mercato, però è vero che le ripetute “padelle” non hanno distolto le ragazze di Gualtieri dal continuare a provarci appena avevano un metro di spazio, a volte anche in contropiede anziché andare fino in fondo.

È un po’ tutto l’anno che Biassono tende ad abusare del tiro da 3 e quindi si mette in ostaggio alle sempre aleatorie percentuali dalla lunga; ma a onor del vero va detto che contro 40’ di zona (ufficialmente 1-3-1, ma direi con varianti, perché a volte sembrava una 2-3, a volte una 3-2…) è normale provarci molto da fuori; e che se Rios, come domenica, gioca poco perché non si è allenata (manca tuttora il tabellino sul sito della Lega ma dovrebbe aver avuto 12-15 minuti circa) e fa 1/7 da 2 per 5 punti, non è che la Pilot abbia molte altre giocatrici in grado di essere pericolose in area, tanto più che pure Scudiero ha giocato poco (fascite plantare), mentre Gorla e Zanon ci hanno provato, a penetrare, ma con risultati rivedibili (secondo i nostri tabellini, Gorla 1/6 da 2 e 0/3 da 3, Zanon 5/13 da 2 e 0/4 da 3). È ingeneroso dare colpe a loro due, perché sono quelle che, quantitativamente, ci hanno provato di più, però tra brutti tiri e palle perse anche banalmente, non hanno saputo tirar fuori la squadra dalle secche.

Abbiamo notato che sul sito di Biassono è nata una discussione sull’impegno delle giocatrici, con “Princess” Zanon che ha risposto piccata a un tifoso… Ma la questione dell’impegno è fuorviante. L’impegno (con qualche fondato dubbio su Rios), immaginiamo che non l’abbia risparmiato nessuna. Ma a livello di A2 dobbiamo giudicare soprattutto i risultati prodotti, ovvero quello che si vede di concreto. Che nell’occasione è stato tra il brutto e il pessimo. Poi, che ci siano mille motivi e attenuanti, è pur vero ma viene dopo.

Nella lista dei guai biassonesi va inserita una Barbieri di nuovo bloccatasi alla schiena in settimana: s’è visto perché dopo l’ottima prova in gara-1, domenica non ne ha azzeccata una al tiro (0/2 da 2 e 0/5 da 3); e si sa quanto lei sia l’ago della bilancia di Biassono. Viganò e Dell’Orto sono oneste e apprezzabili giocatrici, ogni tanto sfoderano prestazioni di buon livello, ma non sono loro che possono decidere una partita del genere, né una 17enne come Galbiati. Ci sarebbe tale Rios Yadiletsy, ex nazionale cubana, considerata la messia del basket femminile lombardo. Ma, come già detto, ha giocato poco e male, con l’aggiunta di comportamenti assurdi quali non rientrare negli spogliatoi all’intervallo, trascorrere un timeout nel bel mezzo del campo, sedersi in panchina a chilometri di distanza dalle compagne. :grr: :grr: Così, tanto per mettere tutti a disagio. Già sarebbe dura ingoiare tutto ciò se giocasse bene, figuriamoci se sbaglia tutto come domenica.

Anche l’altro teorico valore aggiunto, Gorla, non è stato tale. In gara-1 era andata bene, ma realisticamente s’è inserita troppo tardi, dopo una stagione in cui ha giocato poco e non bene; e poi si sovrappone a una Galbiati che ha visto ridotti i suoi spazi e i tiri, oltre a infortunarsi (per la serie: piove sul bagnato) all’inizio dell’ultimo quarto. Sul momento sembrava cosa grave, la ragazza si contorceva prima che il dirigente Beretta la portasse via come un pupazzo; invece a quanto pare è solo una distorsione non troppo seria. Meno male anche in prospettiva-giovanili, visto che c’è un interzona Under 17 alle porte.
S’apprende poi che Biassono per tutta la settimana – ma non è la prima volta – si è allenata in 7. Quindi abbiamo: problemi fisici, giocatrici fuori forma, una straniera che rema contro, più varie ed eventuali. Sommiamo a ciò la giornataccia al tiro (oltre al 3/23 da 3 abbiamo segnato un 11/36 da 2: buono solo il 18/23 dalla lunetta anche se 10 di quei 18 segnati sono arrivati nell’ultimo quarto, a partita compromessa) e non stupisce che a Crema sia bastato fare un break, tra fine 1° quarto e inizio 2°, per andarsene via definitivamente.

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Capannello intorno all’infortunata Galbiati

Crema all’inizio ha giocato a sua volta male. Monticelli in serataccia al tiro (abbiamo uno 0/7). Su qualche giornale cremonese abbiamo letto di una “super Zecchini”: francamente ci pare un po’ generoso per una prestazione da 2/9 da 2 con 4 erroracci da un metro. Certo, c’è anche la difesa, però… Censini ha segnato il primo canestro della squadra, poi è rimasta a lungo senza segnare. Si è rivista nel finale quando ha messo gli ultimi chiodi nella bara di Biassono. A fare la differenza per la Bertolli sono state Manera e Caccialanza con le loro accelerazioni e Fumagalli che ha messo 7 punti nel 2° quarto. Mentre Barbiero è stata importante all’inizio quando non segnava nessun’altra. Dal farraginoso 6-8 dopo 8’ di gioco, Crema ha cambiato passo e ha iniziato a fare recuperi e contropiedi; anche a difesa schierata è riuscita ad arrivare spesso al ferro. Insomma tanti canestri facili mentre Biassono continuava con il tiro al bersaglio e perdeva palloni. Risultato: parziale di 4-20 in poco più di 5 minuti, per un 10-28 al 13’30” che sapeva già di partita semi-ipotecata.

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Barbiero cerca di spezzare il raddoppio di Dell’Orto e Rios

Il problema di Biassono è che per recuperare 18 punti serve un controbreak, che a sua volta richiede la capacità di farne almeno 3 o 4 giuste di fila. Ecco, la Pilot purtroppo domenica era ben lontana da ciò: se metteva un canestro, sistematico che l’azione dopo era una palla persa o un errore al tiro. C’è stato, in effetti, un parziale di 8-0 dopo il –18, ma Crema ha frenato subito la rimonta e all’intervallo si è assestata sul 25-37. La ripresa è stata tutta una serie di tentativi di Biassono di riavvicinarsi, ma puntualmente respinta senza troppi problemi dalle ospiti. Non ci risulta che lo svantaggio sia sceso sotto i 14 punti. Il massimo scarto a 6’ dalla fine su una tripla di Caccialanza (mancata uscita di Rios sulle rotazioni difensive) per il 39-58, divario confermato dal 49-68 finale (clicca qui per un video dell’ultimo minuto). Qualche barlume di bel gioco, tipo le sempre maestose triple di Fumagalli (4/7 da 3 per la grande ex) e un palleggio, arresto e tiro di Censini in faccia a Gorla verso la fine, è stato offuscato da sequenze da brivido tipo, a inizio ripresa: erroraccio di Zanon da sotto – erroraccio in entrata di Monticelli – palla persa da Biassono – assist per Cerri che solissima, sotto canestro, sbaglia di un paio di metri.

Ma poco importano questi peli nell’uovo: a Crema perché la sua salvezza se l’è guadagnata, a Biassono perché più che della qualità del gioco deve preoccuparsi di avere le giocatrici a posto fisicamente e di fare in modo che Rios non diventi la zavorra che manda a picco tutta la squadra, altro che salvatrice della patria. Per fortuna delle brianzole, Broni non pare in migliori condizioni. Però, ad esempio, c’è una Fikiel che Crema non aveva, ovvero una lunga che se Rios latita può fare danni immensi. Inoltre c’è da vincerne almeno una nel fortino bronese, mica facile. Ma magari la pioggia smetterà improvvisamente di cadere su Biassono.

mercoledì 29 aprile 2009

A caldo sulla vittoria di Venezia a Schio in semifinale

Complimenti a Venezia per aver vinto 2 volte a Schio. Risultato che rivaluta anche l'uscita di scena del Geas, in fondo. Inoltre i signori di Schio apprendono sulla loro pelle che scaricare Masha Maiorano non porta buono. :shifty:

A costo di essere politicamente scorretto, e ben sapendo che la linea giusta è quella di Stefano Valenti che su Superbasket stigmatizza il fattaccio di gara-2, dico che lo spintone di Brugnaro a Cestaro ha suonato la sveglia per Venezia, simboleggiando la voglia di non arrendersi alla superiorità, psicologica prima che tecnica, di Schio. Al Cestaro che festeggiava platealmente in casa d'altri, il Brugnaro ha fatto capire in maniera vigorosa che non ci stava, né lui né i tifosi né la squadra, imprimendo così una svolta mentale decisiva alla serie.

sabato 25 aprile 2009

Il Bollettino Lombardo (32)

PLAYOFF & PLAYOUT EDITION


A1: il Geas in vacanza si dà alla moda e alle lauree

Rimandando ancora il bilancio stagionale del Geas, perché vorremmo prima vedere chi vince il campionato o perlomeno chi arriva in finale, è comparsa su geasbasket.it una notizia a metà tra basket e glamour: alcune giuocatrici sestesi (Arturi, Twehues, Crippa, Schieppati e Zanon) hanno posato giovedì per Donna Moderna, rivista patinata della Mondadori. Il tema era la “moda anni ‘80”. Non iniziamo con la retorica che ciò dimostra che anche le cestiste possono essere femminili come le pallavoliste, ecc. ecc., perché ci s’impantana. :wacko:
Intanto ci giunge voce che oggi (anzi, ormai ieri, 24 aprile) parte della squadra si sia ritrovata per la laurea specialistica di capitan Michela Frantini in Psicologia, evento atteso dall'Italia intera visto che i quotidiani nazionali ci avevano marciato parecchio (chissà perché, lo psicologo è una professione che attrae: mistero) :unsure: ai tempi in cui parlarono delle protagoniste della promozione. Se non erriamo, il giorno 30 toccherà ad Alessandra Calastri pigliare la laurea triennale in qualcosa che dovrebbe essere Terapia occupazionale, una sorta di fisioterapia più teorica.
Sinceramente c’esaltammo di più l’anno scorso, di questi tempi, per i playoff di A2 che non per ‘ste notizie di varia amenità, per quanto sia giusto fare i complimenti sia alle modelle per un giorno che alle neo-laureate che abbinano lo sport ad alto livello all’applicazione negli studi (anche perché campa cavallo che campino di basket, detto tra noi), però questo passa il convento di A1 già chiuso per ferie da 10 giorni, sebbene ci risulti che la settimana prossima riprenderanno gli allenamenti, ovviamente a ranghi incompleti. Per fortuna ci sono le serie inferiori, se no che du’ palle sarebbe tirare avanti fino a Binzago, ovvero a luglio. :woot:

A2: il derby playout parte col botto. Broni spalle al muro, Leonesse si sapeva


Gran partita, sia tecnicamente che agonisticamente, nell’apertura della serie di playout tra Crema e Biassono. Del resto sono due squadre che puntano più a segnare che a non prenderle. Nella fattispecie l’hanno entrambe messa quasi sempre. Rimpianti per Biassono che va anche a +9 a inizio 3° quarto ma viene ripresa da super-Manera (24 punti, vedi "About a girl" numero 39), poi si va a finire in volata e dopo una tripla di tabella di Monticelli per il primo sorpasso cremasco, c’è un altro siluro di Manera per il +3, infine due liberi di Censini per il +5 decisivo. Finisce poi 83-82 ma solo perché Barbieri sulla sirena indovina la sua quinta tripla di serata per ridurre al minimo lo scarto. Da un certo punto di vista Biassono può trarre fiducia dalla sua prova, però se non vinci quando mandi 6 giocatrici in doppia cifra, tiri 10/23 da 3 e conduci 35 minuti, è dura da digerire. Domenica gara-2 a Biassono con Crema a un passo dalla salvezza.
Si fa dura anche per Broni, impallinata 40-52 da S. Martino di Lupari in gara-1. Si rischia seriamente un derby lombardo nell’ultimo turno di playout.
Nei playoff si sapeva che le Leonesse andavano incontro a una mattanza a Cavezzo: clamoroso il bollettino dei forfait per le bresciane, con Contestabile, Tarantino, Colico e Mazza assenti: in pratica sono andate in 5 senior. Ciò nonostante sono riuscite a tener botta per 2 quarti e mezzo. Il -24 finale è quasi un successo.

B1: Milano 1-0 sudato. Valmadrera 0-1. Rho in emergenza

Abbiam già detto e ridetto di come Milano abbia piegato di misura Vittuone in gara-1 di playoff girone A. Domenica a Vittuone la rivincita.
Nei playoff girone B Valmadrera inizia con una sconfitta a Vigarano.
Nei playout A, per Rho a S. Maria di Sala una situazione simile a quella delle Leonesse, ovvero una tragedia a livello d’organico: Poli già fuori da tempo, Ceppi già andatasene da un paio di mesi, s’aggiungono Bassani k.o. per infortunio alla mano e le sorelle Bonetti fuori per imprecisati “motivi disciplinari” (avranno sputato, risposto male, aggredito compagne stile Rios a Biassono, fatto gestacci stile Carpreaux a Ribera? No, pare c'entrino i risaputi problemi economici del club). Chi viene richiamata alle armi? Nientemeno che Alessandra Bosio, il play del ’76 ex Carugate e poi già a Rho come giocatrice, ma di fatto ritirata da 2 anni. Eppure segna 7 punti. Ma a conferma che quando c'è il bagnato per terra ci piove sopra, dopo 5 minuti si fa male Selmi, ovvero la lunga principale. :woot: Il bello è che Rho all’intervallo è pure avanti: si conferma che S. Maria, strapazzata da Carugate, non è in un grandissimo momento. Ma poi il 3° quarto è fatale a Rho che non recupera più, nonostante gli 11 punti di Frantinsusanna e di Colombera. Domani (sabato), nel bel mezzo del celebre torneo giovanile internazionale maschile, gara-2.

B2: Cantù, una in meno. Varese vicina ai playoff

A 3 turni dalla fine, una in meno da vincere per Cantù, che ritrova Arnaboldi e passa ad Albino, campo insidioso sia per definizione, sia perché le bergamotte cercavano punti per allontanarsi dalla zona retrocessione. Usmate sfrutta il turno favorevole e resta in scia, ma pur avendo gli scontri diretti a favore avrà bisogno di uno scivolone della capolista che ha un calendario facile. Ma la notizia della settimana è il terzo k.o. consecutivo di Villasanta, a Trescore: rischio di addio ai playoff anche se all’ultimo turno c’è Varese-Villasanta e quindi, se le brianzole riuscissero a recuperare 2 punti nelle prossime 2 giornate, potrebbero sfruttare lo scontro diretto per ribaltare tutto. Canneto è dentro sicura, Canegrate quasi. In coda Cucciago riduce a –2 lo scarto da Albino (cioè la zona salvezza) battendo la Pro Patria.
CLASSIFICA (prime pos.): Cantù 48; Usmate 46; Canneto 40; Canegrate 38; Varese 36; Villasanta 32.

U19: interzona, solo la Comense passa. U17: Biassono campione regionale; lutto al San Gabriele

Negli interzona Under 19, come s’è visto nella gazzarra che ha piacevolmente animato in questi giorni il forum, solo una lombarda s’è qualificata alle National finals di Udine: la Comense, da pronostico. Secondo posto per Costamasnaga (battuta dal Città Futura) e Broni (k.o. con S. Martino, bis dell’A2), terzo per Crema.
Biassono è campione regionale Under 17. Nella supersfida con Costamasnaga ha difeso il +13 dell’andata perdendo di 7. Decisiva, a salvar baracca e burattini per coach Beretta, una Galbiati da 43 punti. Ma è lutto per il campionato dopo la notizia, arrivata oggi, della scomparsa della ’92 Chiara De Ponti del San Gabriele.

venerdì 24 aprile 2009

E se c'ero dormivo (28) - B1: Sanga-Vittuone (semif. G1)

Giusto qualche spunto dal pimpante Milano-Vittuone gara-1 di playoff B1, sabato scorso al PalaBCC di Pessano, tanto per ingannare l'attesa di gara-2. Della prova dell'mvp Gatti, ricordo, abbiamo già parlato qualche pagina or sono.


- Arrivato all’intervallo dopo fuga da una cena di matrimonio. :blink: S’apprende di una fuga di Milano con Gatti e Barzaghi nel 1° quarto (26-15) rintuzzata da Vittuone con la zona e una sorprendente difesa di Restelli su Gatti nel 2° (39-36 al riposo).

- Terzo quarto che inizia benissimo per Vittuone che pareggia subito con un canestro e fallo di Rovida (taglio in area ben servita da Canova), poi ancora pari con una bomba di Canova dall’angolo e anche vantaggio Vittuone (44-46) con Bonfanti dalla media. Milano pare in difficoltà. Ma subito dopo, azione chiave: taglio in area di Rovida, passaggio di Canova fotocopia di poco prima, ma Nadia sbaglia da sotto e commette il classico fallo di frustrazione a rimbalzo. È il quarto fallo già al 24’ e deve uscire per un bel po’.

- Da quel momento Vittuone non ha più dimensione interna in attacco, e contro la zona le resta quasi solo da provarci dalla media o da 3. Ma le percentuali prima alte calano. Milano torna avanti ma a sua volta sbaglia tanto, compresa Gatti che è servita sistematicamente contro Zambetti (Vittuone ora è a uomo) ma si mangia 3 canestri di fila in area. Gli ultimi minuti del 3° quarto sono caratterizzati da frenesia totale: si corre e si tira quasi sempre entro i primi 10” dell’azione, ma ci sono anche tanti contropiedi buttati. Milano non sfrutta neanche un antisportivo di Ravelli su Giunzioni. Chiude comunque sul 52-50 il 3° quarto.

- Spumeggiante l’inizio dell’ultimo quarto. Entrambe le squadre ritrovano smalto ed è un batti e ribatti con un parziale di 7-8 in poco più di 2’. Bonfanti 2 volte, Gottardi, Barzaghi, Reali, Gatti: tutte a segno. :clap: Ma poi arriva il break decisivo del Sanga: parziale di 10-1 per il 68-59 a 3'15" dalla fine. Sono soprattutto Gottardi, una tripla di Brioschi e due canestri dalla media di Gatti a fare la differenza (Vittuone a zona ma stavolta è bucata), mentre Vittuone s'incarta tra palle perse e tiri da fuori sbagliati. Ora il Sanga usa una zona adattata, cioè segue i tagli e non lascia più metri alle tiratrici. Rovida rientra ma paga la lunga panchina: Gatti le rifila uno stoppone. Negli ultimi 3' tocca a Milano bloccarsi in attacco, perché Vittuone ripassa a uomo e morde bene, ma la rimonta è partita troppo tardi. La '93 Ravelli, di carattere, segna 7 punti in questo quarto compresa la tripla del -2 (68-66) che potrebbe riaprire la partita a -30".

- Ma subito dopo viene fischiato un antisportivo su Brioschi che mette un libero, poi Vittuone non ha ancora raggiunto il bonus (evidentemente è un vizio, visti i playoff di A1 dove nell'ultimo quarto nessuno fa fallo... strano) e deve spendere 2 falli ma intanto il tempo passa. Giunzioni arrotonda con due liberi e finisce 71-66. Primo ok per Milano ma Vittuone è lì alla pari. Marcatrici: Gatti 22, Gottardi 15, Barzaghi 14 per Milano; Bonfanti 17 (8/12 dal campo e 9 rimbalzi), De Fiori e Reali 11, Ravelli 10 per Vittuone.

- Chiavi della partita: il quarto fallo di Rovida; l’eccessiva dipendenza di Vittuone dalle percentuali da fuori in una serata imprecisa per De Fiori e Canova, mentre con Gatti Milano ha la garanzia di una produzione interna; una superiorità nel talento per Milano che alla fine ha fatto la differenza, pur in una serata relativamente “normale” per Gottardi; a livello statistico 22 perse di Vittuone e 15 rimbalzi in attacco per Milano. Però Vittuone ha dimostrato di potersela giocare alla pari e potrebbe far pesare una rotazione più profonda (Milano ha giocato praticamente in 6) se riesce a sfiancare le avversarie sulla lunga durata, anche se metterla sul corri e tira, anziché sullo "sporcare" la partita con l'agonismo e la ruvidità, può essere controproducente perché Milano, se si accende con le sue migliori, fa male il doppio.

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La giovane Zambetti cerca di penetrare contro la giovane Giunzioni. Gli altri duelli: Bonfanti contro Marulli, Rovida contro Gatti (in area), De Fiori contro Gottardi (sfondo, a sinistra), Brioschi contro Ravelli (sfondo a destra). Dietro c'è coach Fassina che si sbraccia.

mercoledì 22 aprile 2009

About a Girl (40)

PUNTATA SPECIALE – FINE STAGIONE DI LORO DUE



L'eroismo di Maiorano (e le sue due stagioni in una)


Masha Maiorano come Lazzaro. Lo so, il paragone è blasfemo perché il morto risuscitato da Cristo non sapeva nemmeno giocare a basket. Ma in qualche modo bisogna rendere omaggio alla caparbietà della quasi 27enne nativa di Monza, che dopo essersi scavigliata in gara-1 di playout contro Ribera, come avevamo riferito nella puntata n° 38, non c’ha pensato manco p’u cazz di saltare gara-2.
Non sappiamo quanto fosse effettivamente grave l’infortunio, ma il suo fedele supporter Paperinik aveva dato per finita la sua stagione. Lei però ha subito fatto sapere: «Giocherò, fosse l’ultima cosa che faccio». Altro che certe “professioniste” che stanno fuori per un doloretto alla schiena o fanno lo sciopero bianco se la società non gli ha fornito una nuova chiavetta internet alle 3 di notte. :angry:
Maiorano invece, con la caviglia malconcia, è andata dentro, partendo dalla panchina, ha resistito 24 minuti mettendo un paio di bombette (su tre) e ha quindi portato il suo mattone alla salvezza di Umbertide, obiettivo stagionale perfettamente centrato, visto che nessuno là credo s’illudesse di andare ai playoff. Anche se stringi stringi, per come sono crollate alla distanza le varie Como, Pozzuoli e Napoli, bastava evitare i due stop barbini a Viterbo e Ribera e ci si poteva anche arrivare. Sarà per l’anno prossimo.

Individualmente parlando, la stagione di Maiorano va divisa in due parti che hanno poco a vedere l’una con l’altra, come fossero due annate distinte. Nella prima c’è stata un’esperienza a Schio poco brillante dal punto di vista del rendimento, anche se certamente utile per l’aria d’altissimo livello che Masha ha potuto respirare, dagli allenamenti con Macchi, Masciadri e compagnia alle sfide di Eurolega, tra cui due con le iper-campionesse dello Spartak Mosca. Di sicuro ha pagato l’instabilità che la squadra aveva in quel periodo (infortuni, straniere che andavano e venivano, sconfitte inopinate), ma ammettiamolo pure, non ha sfruttato benissimo le occasioni che all’inizio dell’anno le si sono presentate quando per via delle assenze ha avuto dai 10 ai 20 minuti di spazio.
Le statistiche racimolate a Schio le avevamo già commentate a suo tempo, comunque parlavano di 2,3 punti in 12,5 minuti con un complessivo 10/37 dal campo e nemmeno un libero guadagnato, per una valutazione media di -0,4 (in Eurolega 1,4 punti in 9,8 minuti).
Tutt'altra musica nella seconda metà di stagione: in 15 partite con Umbertide 11 partenze in quintetto, 7,3 punti in 25,9 minuti col 38% da 2 e il 32% da 3, 2,6 rimbalzi per un 2,2 di valutazione media che poteva essere meglio se non fosse per le palle perse (27 contro 7 recuperi) e i falli (45 fatti contro 24 subiti).
totali stagionali dicono 5,0 punti in 20’ esatti, col 35% da 2, il 32% da 3 e 1,0 di valutazione, ma è appunto come far la media tra mele e pere.

Soprattutto, Maiorano ha raccolto, nella seconda metà, soddisfazioni come quella di essere decisiva nelle imprese in casa della “sua” Sesto e con Faenza, fino alla salvezza in due gare secche. :yes: Il suo merito principale, a nostro avviso, è di aver dimostrato di sapersi riadattare in fretta, dopo 4 anni e mezzo di gregariato in un squadre di medio-alto livello (anche se, a dire il vero, già sul finire del primo anno a Rovereto aveva giocato molto, visti infortuni e fughe), a un ruolo più importante in una squadra “operaia”. Il che ci fa venire voglia di sapere se preferisce ancora la prima situazione alla seconda, perché giocare per le campionesse d’Italia è un onore, ma tornare a sentirsi decisiva per i risultati della propria squadra non dev’essere così male…
Intanto buone vacanze a lei, in attesa di sapere dove giocherà la prossima stagione. See you a luglio in Binzagh Town, ovviamente. Dove ci auguriamo un duello in finale con la prossima di cui parliamo, rivincita del confronto in campionato vinto dalla trifolaretìne dell’82.

L’intelligenza di Frantini (e la sua chiusura in bellezza)

Seconda parte di questa puntata sulla fine stagione delle iper-favorite del Comitato: vado un po’ lungo che tanto dovrebbe essere l’ultima volta (prima di Binzago, s’intende). Dopo Maiorano sotto dunque con Michela Frantini.
Ma non inizio da come ha giocato mercoledì scorso con Venezia, bensì dalla sua intelligenza. :huh: Quanto è intelligente Frantini? Io posso giudicare solo dall’esterno, perché sinceramente non abbiamo mai avuto occasione, in questi anni, di andare oltre un “Ciao, come va?”. Ma mi è sempre sembrata una che gioca con la testa, e poi, come l’Italia intera sa, sta per prendere la laurea specialistica in Psicologia, e di cervello ce ne vuole per fare la strizzacervelli. -_-
Poi dicono che lei sia una tipa ironica: e l’ironia richiede intelligenza, è noto. Ad esempio, alla conferenza stampa d’inizio stagione del Geas, disse, a un certo punto, che come le straniere potevano insegnare molto, sul campo, a loro esordienti, così loro potevano insegnare alle straniere molte cose di vita vissuta, visto che quelle, nella loro esistenza, non avevano fatto altro che giocare a basket (chi vuole risentire il discorso, clicchi qui. Una frase che a prima vista sembra innocua e invece, se ci pensi, contiene un’ironia finissima, cioè praticamente gli stava dando delle mezze disadattate. :lol:
Ma chi più autorevole di un’Iciss Tillis per certificare l’intelligenza di Frantini? Su Superbasket della scorsa settimana, l’americana è protagonista di uno dei celebri ritratti di Francesco Velluzzi (il quale, bisogna ammettere, è un astuto: col pretesto dell’intervista, colleziona pranzi e cene con le giocatrici: ci racconta che a Tillis piacciono le lasagne, ha scoperto le patate ma non la convince il pollo), e a una domanda su chi sia la compagna più simpatica, risponde: «Michela Frantini, proprio una ragazza intelligente, ti domanda sempre di tutto. È positiva, mi diverte più di tutte, perché io non parlo italiano, lei non parla inglese, eppure a volte ci capiamo con uno sguardo». Grande Ice, dopo questa ti ricorderemo con affetto; però c’è qualcosa che non quadra: come fai a sapere che le domande di Frantini sono intelligenti se le fa in una lingua di cui non capisci ‘na mazza? :unsure:

Misteri che resteranno tali. Per fortuna la lingua del basket giocato è universale. E il giorno stesso che è uscito questo SB c’era gara-2 con Venezia. Forse perché la citazione da parte di Tillis era di buon auspicio; o perché in riscaldamento la metteva sempre; o perché avevo l’idea che non avrebbe lasciato finire la stagione in modo anonimo, fatto sta che prima della partita ho scommesso con Pruzzo: «Garantito che stasera fa almeno 12 punti e gioca almeno 25 minuti». :woot:
Ho perso, perché di minuti ne ha avuti solo 19. Ma moralmente è una vittoria, perché i 13 punti segnati sono il suo massimo in A1 eguagliato: prevederlo non era da tutti. E ha fatto anche 10 di valutazione che è il suo top stagionale. In una partita di quell’importanza, non è roba da poco.
Ma d’altronde Frantini in questo periodo era in forma. Lo si vedeva dalla rapidità con cui si muoveva in difesa, una delle sue variabili più evidenti tra quando sta bene e quando no, insieme all’1 contro 1 (se non è in vena non ci prova mai, invece mercoledì ci andava, e in un caso ha preso fallo da Ballardini) e ai “tiri ignoranti” degni del Basile dei bei tempi. :blink2: Infatti la sua impronta sulla partita l’ha messa con un recupero più coast-to-coast, come negli anni ruggenti di Piccola Barkley in A2, e con tre triple tutte prese in una frazione di secondo (due appena entrata nel 2° quarto: su taglio verticale uscendo alla sommità dell’arco, poi in transizione dal lato sinistro; e una all’inizio dell’ultimo, da 7 metri in uscita da un blocco), di quelli che un tiratore in trance segna, ma se non è in trance sbaglia e l’allenatore s’incazza.
Ma mercoledì era la sua serata e l’ha notato anche Dan Peterson«le giovani mi hanno sorpreso, Frantini è entrata e subito ha piazzato due triple, poi nel terzo quarto altra tripla e recupero con contropiede». Il coach allude alla fiammata di Michela avvenuta, per la precisione, all’inizio dell’ultimo quarto, quando con 5 punti in fila ha riportato il Geas da –6 a –1. In quel momento stava venendo giù il PalaAllende, di cui è stata idolo assoluto per tutto l’anno (d’altronde è la capitana e quindi si prende, oltre alla sua parte d’affetto, pure quello che fino all’anno scorso era riservata a Censini). :wub:
Poi però ha sbagliato due o tre cosette e Galli l’ha richiamata in panchina per Crippa. È rientrata nel finale ma non ha più segnato. Anche perché spesso si sbracciava per ricevere palla ma le veterane non la degnavano. Amen. A fine partita era triste perché tutto era finito (certo, gran festa al PalaAllende per l’annata, ma vuoi mettere l’anno scorso con la sbornia-promozione pur nel lutto per Natalino Carzaniga?), ma crediamo sia andata a casa soddisfatta di sé come giocatrice. Dopo la laurea, tra qualche giorno, lo sarà anche come studentessa.

Come valutare la stagione di Frantini? Potrei scriverne un libro, se non fosse un’idea balorda, -_- perciò mi limito all’essenziale. Se per Maiorano abbiamo parlato di annata divisa in due, qui abbiamo tre spezzoni ben distinti, dovuti in parti uguali (e in fondo reciprocamente conseguenti) alla variabilità dello stato di forma della giocatrice (notoriamente sensibile alle stagioni) e ai minutaggi concessi dall’allenatore.

1) Dall’esordio all’8. giornata: 6,9 punti in 19,1’ col 45% da 2 e il 42% da 3. Cifre già ottime per un’esordiente, cui bisognerebbe aggiungere i 14 punti con 6/9 al tiro della prima giornata con Parma, statistiche annullate dallo 0-20. Acuto principale, i 13 punti contro Napoli, con una fiammata decisiva nella ripresa. Le due prove migliori in partite trasmesse dalla Rai, cosa che le ha fatto molto bene a livello d’immagine. In questo periodo si alternava in quintetto con Crippa.

2) Dalla 9. giornata (andata con Schio) al recupero del ritorno con Venezia. Qui siamo nel periodo da inizio dicembre a metà febbraio ed è inverno per Michela, che vede calare temperature polari sulle sue percentuali e sulle sue medie in generale. In queste 10 partite ha fatto 1,4 punti in 12,8’ con 1/11 da 2 e 4/28 da 3 (terribile). Non le funzionava più il tiro (il picco negativo con lo 0/8 da 3 a Como) e ne hanno risentito anche altri aspetti del suo gioco. In questo arco di tempo è diventata titolare fissa Crippa, con Frantini per 5 volte utilizzata da 10 minuti in giù: è capitato che alcune volte entrasse, smistasse un paio di palloni alle straniere, si prendesse un tiro magari forzato, si riaccomodasse in panchina e ciao ciao.

3) Dalla 6. di ritorno (con Priolo) a fine campionato: il disgelo. A Priolo, pur giocando solo 8’, ha mostrato quei segnali di ritrovata condizione (leggi soprattutto reattività difensiva e intraprendenza al tiro) che le hanno consentito di avere più spazio (anche 4 partenze in quintetto), più tiri e più tutto. Curiosamente, le cifre di questo terzo troncone stagionale sono quasi identiche al primo: 6,5 punti in 18,6’, 53% da 2 e 32% da 3. O meglio, un po’ meno bene nel tiro da 3 ma in compenso ha aggiunto una dimensione offensiva in avvicinamento a canestro, che prima non aveva: prova ne sono i 9 tiri liberi guadagnati nelle ultime 7 partite, certo pochini in assoluto ma nelle prime 20 ne aveva avuto uno in tutto… In difesa, dopo un periodo in cui mordeva poco, sia per la scarsa forma sia perché Galli, spiegava lei, le aveva chiesto di non rischiare troppo sugli anticipi onde evitare di lasciare buchi in caso di intervento fallito, è tornata la rompiscatole aggressiva e compatta che ti può piombare addosso e strappare palla con violenza, come ha imparato ad esempio Brooke Smith, spedita al tappeto; o, mercoledì scorso, Corradini, stesa a suon di panzate, con recupero della Miky nazionale, mentre la playmakerina di Venezia faceva scorrere il tempo in palleggio. :P

Totale? Le cifre dicono 4,7 punti in 16,6’, 40% da 2, 29% da 3, 1,7 di valutazione media. Per un cambio italiano, sono numeri dignitosi (ad esempio, siamo lì con Maiorano, che gioca da 5 anni in A1), che sarebbero stati più che buoni senza appunto il letargo invernale. Si dice però che, della stagione di un giocatore, ci si ricorda quasi solo la prima partita e l’ultima… E allora per Frantini siamo a posto: partitona all’esordio a Roma con Parma, partitona alla chiusura con Venezia. Seriamente, diciamo che ci sono stati notevoli alti e bassi, ma nel contesto di una squadra vincente ha interpretato in modo più che accettabile il ruolo da giocatrice di complemento (“supporting cast”, per dirla in inglese che fa più figo) che le veniva chiesto. In poche parole, le partite dovevano vincerle altre, l’80% dei palloni e dei tiri passava per altre mani; lei doveva dare una mano e l’ha fatto: a volte bene, a volte no, ma l’ha fatto. Direi lo stesso di Arturi, Crippa e Twehues, beninteso. Così come direi che il rapporto qualità/prezzo è stato migliore rispetto a molte mestieranti italiane che da anni vivacchiano in A1.
Secondo me il suo pregio principale è stato di affrontare l’A1 senza paure e complessi: ovviamente ha dovuto adattarsi a giocare meno, avere meno palloni, ecc., però ha mantenuto l’istinto che ha sempre coltivato negli anni precedenti: tirare appena possibile. Per questo s’è presa i debiti cazziatoni da Galli, ma apprezzo di più questo spirito rispetto a quelle che si rassegnano a fare 15-20 minuti di puro smistamento palla ai fenomeni della squadra.
Il vero rimpianto della stagione sta nel fatto di essere partita da una situazione di parità, se non di vantaggio, nei confronti di Crippa, e di esserle finita indiscutibilmente dietro nelle gerarchie. Crippa, pur 19enne, ha avuto 25,6 minuti di media (ovvero circa 10’ in più) e 17 partenze in quintetto contro 11. Cos’ha dimostrato Crippa più di Frantini, al di là della maggior futuribilità? :unsure: Potrebbe rispondere meglio coach Galli, ma io direi una maggior incisività in penetrazione, e al tempo stesso una miglior difesa sull’uno contro uno. Perché Frantini è ottima nei recuperi, ma non ha gambe velocissime e fatica a contenere certe americane dai garretti al caucciù. A ciò Michela poteva controbattere con la sua maggior ficcanza nel tiro pesante, ma stringi stringi ha avuto solo il 3% in più rispetto alla compagna (29% contro 26%). Questi mi paiono fatti; certe dietrologie su preferenze dettate non da motivi tecnici non le ho mai accettate. Al massimo posso tirar fuori una statistica curiosa: il Geas ha fatto 9 vinte-2 perse quando Frantini ha avuto dai 20 minuti in su (sarebbe 10-2 contando l’andata contro Parma), 7-9 invece quando ne ha avuti meno di 20... :o: Nel finale di stagione, guardando alla forma rispettiva, avrebbe probabilmente meritato qualcosa di più lei e qualcosa di meno Crippa, ma ormai gli assetti erano stabilizzati e non c’era necessità di alterarli.

Futuro? Fa effetto pensare che quella di mercoledì scorso potrebbe essere stata per lei l’ultima partita in maglia Geas, dopo 7 stagioni. :woot: Eh sì, perché i conti sono presto fatti: se arriva una guardia straniera di spessore, potrebbe significare partenza per Frantini, considerando che Crippa e Arturi paiono pietre angolari del futuro. Lei e Calastri meno. Fare la decima non credo che la esalterebbe. Nulla è definito al momento, ma mentre l’anno scorso si era capito abbastanza presto che sarebbe rimasta dopo la promozione, ora l’ipotesi-partenza non è così remota. Mi piacerebbe cantarle, come i tifosi del Panathinaikos: “Opou ki an pezis panda tha s’akolouthò” (“Dovunque giocherai ti seguirò”), provocandole uno sguardo a metà tra disprezzo e compatimento, :D ma non so neanche cosa farò domani, non è il caso di lanciarsi in proclami. Per ora accontentiamoci del sorriso sulle labbra che ha lasciato la sua ultima prestazione.
Fine.

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L’importante è non aver paura, nemmeno di Ballardini (foto da geasbasket.it)

About a Girl (39)

Ms. Hayden dopo i gestacci è diventata dr. Jekyll


Ha suscitato polemiche, com’è noto, la doppietta di gestacci indirizzata da Vanessa Hayden al pubblico di Cinisello durante gara-2 tra Geas e Venezia. Se ne ignorano tuttora le cause, sia del primo che del secondo: il massimo che la pivottona può aver sentito ci risultano fischi, ma anche se ci fosse stata qualche parola di troppo, che senso aveva reagire così? C'è parsa stonata rispetto al clima di festa che si respirava mercoledì, con l’aggravante per Hayden della reiterazione. Auguri per le semifinali e l’eventuale finale, quando di insulti e provocazioni vere rischia di riceverne a ogni piè sospinto. :alienff:
Ma non vogliamo nemmeno menarla troppo con ‘sta storia dei gestacci, anche perché certuni che stigmatizzano pur giustamente Hayden, poi li ritrovi su Facebook che aderiscono a gruppi che vorrebbero spezzare una caviglia al calciatore Balotelli. :angry:
Tutto sommato si possono sottoscrivere le considerazioni di Gianmarco Pozzecco, presente alla partita, che al sito Geas ha commentato: «Mi spiace per l’episodio di Hayden, non giustificabile ma comunque meglio di una gomitata: diciamo che ha messo ancora di più in partita il pubblico, è stato un gesto particolare, più folcloristico». :rolleyes: Esatto, meno male che non è passata a gomitate o altre vie di fatto, se no, vista la mole della tipa, qualcuno poteva finire al Creatore… :ph34r: Di certo, il pubblico del PalaAllende così incazzato non s'era mai visto.
Ma la verità è che la donna, intesa come Hayden Vanessa, non ci è antipatica, chissà perché. Non ci pare nemmeno così poco intelligente come certi la dipingono. È solo che ti lascia irrequieto, quand'è in campo, perché non sai mai cosa può combinare, sia a livello tecnico che emotivo.
Bisogna dire, però, che Hayden è stata brava a non perdere concentrazione per 'sto bordello che ha creato. Anzi, è successo l'opposto, perché nei primi 2 quarti era una palla al piede: lenta in difesa (Machanguana le è andata via due o tre volte in uno contro uno con facilità irrisoria), inconcludente in attacco, come peraltro tutte le compagne all’inizio, ma con l’aggravante di mangiarsi un canestro da sotto in un momento in cui era l’unica che poteva sfondare in area la barriera corallina del Geas.
Poi però si è trasformata come tutta Venezia: non solo ha fatto vedere movimenti da signora giocatrice in post basso (soprattutto il giro e tiro), non solo ha segnato 6 punti consecutivi in un momento critico del 4° quarto, ma ha anche ben interagito con la squadra, facendo da punto di riferimento a centro area con l’abilità di farsi collassare addosso mezza difesa di Sesto per poi scaricare fuori alle tiratrici, che a quel punto avevano metri di spazio.
Insomma, come abbiamo visto in campionato come in Eurolega, Hayden può essere croce o delizia: il problema è che contro Schio non sarà sufficiente essere delizia per metà partita, o una sera sì e una no.

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La vendetta alla giapponese di Frantini su Hayden: punisce i gestacci della yankee con una mossa di un’arte marziale imprecisata (foto da geasbasket.it)

Ancora Venezia: Ballardini e Carson, ma quale incompatibilità. Cirone, ma quale disponibilità (all’azzurro)

Altre protagoniste, per motivi diversi, da Venezia. Dicevano che Ballardini Carson non andassero d’accordo né tatticamente né caratterialmente; può essere vero in generale, ma nel 3° quarto di gara-2 Geas-Venezia hanno messo insieme uno show di quelli da ricordare, come abbiamo già visto nella cronaca della partita.
In effetti si diceva che dove la Reyer poteva fare maggiormente la differenza era nei ruoli di guardia e ala piccola: non lo si è visto fino a quel terzo quarto, ma quando lo si è visto, è stato un uragano: da +13 Geas a +6 Venezia: 5 minuti per pareggiare, 5 per prendere il vantaggio poi difeso fino alla fine. Carson ha messo 9 punti con 4/5 al tiro, di cui 3 sospensioni dalla media felpatissime, Ballardini 12 con 4 bombe su 4, una macchina anche se esteticamente ci sono piaciuti di più i canestri di Carson. Ricordiamo che l’americana era in forse fino alla vigilia dopo lo scarso rendimento in gara-1. Ma se Venezia vuol battere Schio che ha Macchi, Masciadri e Feaster in quei ruoli, non può fare a meno della miglior Carson (oltre che della miglior Ballardini), posto che Andrade sarà pure il collante difensivo per eccellenza, ma di punti (tranne gara-1 con Sesto) ne segna pochi.

Su Superbasket di oggi c’è un’intervista del sempre pimpante Francesco Velluzzi a Mariangela Cirone. C’è da dire che stavolta il Bibi non si addentra in domande su quali borse preferisca la giocatrice di turno o se mangi più lasagne o tortellini, bensì va al sodo e le chiede se si ritira (risposta: ve lo dico dopo il 30 maggio) e se prende in considerazione di tornare in Nazionale. :o: La questione interessa molti, che dopo i sinistri che hanno abbattuto Gianolla e Sottana, auspicano un richiamo alle armi delle tante play veterane che si sono chiamate fuori l’estate scorsa, tra cui appunto la regista dell’Umana. Ebbene, la nativa di Polla, provincia di Salerno, spegne subito le illusioni dicendo: «Non sarebbe giusto offrirsi anche in una situazione di ipotetica emergenza. Le ragazze hanno conquistato questo traguardo meraviglioso ed è giusto che lo giochi chi lo ha guadagnato». Eh sì, cara Ciraus, però fai un po’ l’indiana: perché se chi lo ha guadagnato è k.o. per infortunio, come fa a giocare l’Europeo? Contraddizione in termini. :angry:
E siccome stasera sono nervoso, ne ho una (piccola) anche per Velluzzi: scrive che Cirone a Venezia «non ha ancora vinto nulla». Be’, sarà pure poca roba, ma la Supercoppa italiana vinta a inizio ottobre non consente di parlare di “sero tituli” per la Reyer, comunque vadano questi playoff…

La zampata della Miciona su gara-1 di semifinale B1

Che Valentina Gatti, nativa di Cantù ma prodotto di Varese, sia uno dei prospetti più interessanti del basket lombardo non lo si scopre certo oggi. Un pivot del 1988, dicembre tra l'altro, con centimetri e stazza “veri” (1,90 di altezza ci sta tutto e direi che non siamo lontani dai 100 chili), ma al tempo stesso con mano morbida, rapidità relativamente buona e senso della posizione a rimbalzo, non lo trovi facilmente in giro. In B1 lombardo-veneto-piemontese, ad esempio, non ne abbiamo visti.
Domenica Gatti è stata la migliore in campo in gara-1 del derby di semifinale tra Milano e Vittuone: 22 punti equamente distribuiti prima e dopo l’intervallo, 11 rimbalzi, 9/16 da 2 e 4/6 ai liberi. Nel finale ha messo due canestri dalla media tutt'altro che casuali, perché si è presa quei tiri con sicurezza. Ecco, in un frangente del 3° quarto s’è mangiata 3 canestri consecutivi da sotto, il che dà l’idea dei margini di miglioramento che ha, ma la facilità con cui va al tiro dà l'impressione che se sbaglia, sbaglia lei, non perché l'avversaria l'ha messa in crisi. Fatte le debite proporzioni, è una Hayden delle minors... :P
Aveva contro Nadia Rovida, duello non facile ma che ha vinto piuttosto nettamente, complici i falli in cui è incappata la vittuonese, che già l’anno scorso avevamo visto soffrire la sua maggiore stazza. Gatti le ha anche rifilato uno stoppone mica da ridere. Il duello, e la serie, sono tutt’altro che finiti, ma la prima zampata è della Miciona. L’anno prossimo sarebbe bello vederla in A2, sperabilmente con Milano, perché se la scorsa stagione, a Varese, non aveva convinto del tutto, in questa è cresciuta molto, come indicano non solo le cifre (11,8 punti e 8,3 rimbalzi in circa 30’: non male tenendo conto che deve dividere i palloni con Gottardi, Brioschi, Barzaghi…), ma anche quanto si sente la sua assenza se ha problemi di falli (suo vecchio tallone d’Achille insieme alla discontinuità che però si è molto ridotta nel corso di quest'anno) o deve rifiatare.
Ormai crediamo che a lei stessa stia stretta la categoria: nel dopopartita di domenica, quando coach Fassina le ha fatto i complimenti per la prestazione, lei l’ha ricambiato con uno sguardo del tipo “Ma non dire cazzate”. Magari è un modo di tirarsela fingendo modestia, :shifty: ma preferiamo interpretarla come voglia di non accontentarsi da parte della Big Kitten.

Il gran sabato sera di “Tony” Manera (cit.)

La brillante serata sui campi lombardi prevedeva, in contemporanea con Milano-Vittuone, un altrettanto vibrante Crema-Biassono, gara-1 dei playout di A2. Anche qui si è giocato a ritmi indiavolati, e ancor più che là sono fioccati i canestri. Più di tutti chi ne ha messi? Lorena “Tony” Manera, il cui soprannome deriva ovviamente dal personaggio di Tony Manero, alias John Travolta, nella “Febbre del sabato sera”. Sicché i giornali cremonesi ci hanno ricamato sopra l’ovvio titolazzo. Ma meritato. Perché il play-guardia varesino ha messo 24 punti in 29’ con 5/6 da 2 e 3/5 da 3, la maggior parte dei quali nella ripresa, dopo che Crema era scivolata a -9. E ha segnato pure il triplone spacca-partita sul 77-77 a 1’ dalla fine. :woot:
Bel colpo per lei dopo un anno e mezzo alquanto tribolati: lasciata proprio Crema nell’estate 2007 per tornare a Varese in B1, ha piantato Varese dopo pochi mesi per divergenze con la società e ha finito la stagione in Svizzera; poi quest’anno ha cominciato a Costamasnaga, ancora in B1, ma a gennaio se n’è andata per tornare a Crema. Peripezie a lieto fine? Vedremo perché dopo l’83-82 la serie promette ancora equilibrio.

Per l’Mvp di B2 non si può fare i conti senza Conti

Infine mi pare doveroso un omaggio a una grande giocatrice del sommerso (ma nemmeno troppo) della Lombardia, la già ben nota su questo forum Sabrina “Piastrella” Conti. Per qualche misterioso motivo, l’ala classe 1973 più invecchia, più gioca da dio. Sta segnando 15 punti a partita e nelle ultime 5 ha superato quota 20 quattro volte. L’ultima sabato scorso, nella seconda “vendetta” stagionale delle ex moschettiere di Mariano, ora a Fino Mornasco (mancava Longoni nell’occasione), contro il club che le ha scaricate come ferrivecchi la scorsa estate. 3-21 a fine 1° quarto e tanti saluti alle pur temibili ragazzine di Mariano che hanno disputato un campionato sopra le attese. Ma Conti le ha sculacciate.
Forse non sarà Mvp del campionato (ma a pensarci bene, esiste questo titolo?), :unsure: ma almeno da quintetto ideale è di sicuro. In classifica non c’è più molto da inseguire per Fino, fuori dai giochi-playoff per via di una partenza a handicap, e ormai salve. Il che significa, egregia Piastrella, che per provare “emozioni very” dovrai tornare a Binzago... :P