Quo vadis, Melchiori?
La scorsa settimana abbiamo presentato per la prima volta su questi schermi Francesca Melchiori, uno dei prospetti del ’93 più interessanti a livello lombardo, ma diciamo pure nazionale, visto che è candidata a un posto per gli Europei U16 della prossima estate. Come abbiamo rilevato nella cronaca della partita visionata, quella contro Vittuone di sabato 4 (clicca qua se te la sei persa), il giovane faro del Cavallino Bianco San Donato non era nella sua giornata migliore in fase realizzativa (23 punti ma con 10/32 dal campo), al di là delle zone tattiche adottate dalle avversarie per limitarla.
È ampiamente emerso, comunque, ciò che la rende un elemento fuori dalla norma: una spaventosa velocità in palleggio abbinata a una resistenza inesauribile.
Questa ragazza è un contropiede permanente. In difesa sfrutta braccia lunghe e rapidità per intercettare e dileguarsi immediatamente in coast-to-coast verso l’altro canestro; in attacco, anche a difesa schierata, può partire in accelerazione, sbirillare le avversarie e concludere in appoggio da sotto. Considerando che ha carta bianca totale, cioè può tirare quanto e come vuole, com’è abbastanza logico che sia in un piccolo club “familiare” dove lei è la star riconosciuta (anche se il padre allenatore, nella partita in questione, l’ha cazziata per alcune scelte sbagliate, e anche se tra le compagne c’è un’altra azzurrina come la ’94 Conti), non stupisce che faccia 20 punti a partita come minimo, 30 come media e 40 se è in serata al tiro. Tuttavia, portando due volte di fila all’interzona la sua squadra (non certo una “powerhouse” del basket lombardo), ha dimostrato che i suoi numeri non sono fini a se stessi. Tira molto, sì, ma non è egoista; l’atteggiamento con le compagne ci è parso quello giusto. Insomma, volevamo vedere qualcosa d’interessante e l’abbiamo visto.
Detto questo, però, quello che si chiedono tutti i frequentatori delle giovanili lombarde è:
1) che futuribilità ha Francesca Melchiori?
2) l’anno prossimo è meglio che se ne vada dal Cavallino Bianco o che rimanga almeno per una stagione? ![]()
Sul punto 1) è meglio non imbarcarsi in sentenze e previsioni, che lascerei a tecnici più qualificati. Non perché non sia il caso di spendere 10.000 parole su una quindicenne (le spenderemmo pure per una bambina di 10 anni, se fosse il caso), ma perché in questo campo si prendono granchi ignobili. ![]()
Mi limito a ricordare un’esperienza personale: nel settembre 2004 ho seguito la Hyundai Cup di Bovisio Masciago, torneo internazionale per giovanili maschili, all’epoca Under 16, e c’era la Robur Varese con due giocatori in particolare: Andrea Padova e Niccolò Martinoni. Quindicenni esattamente come Melchiori adesso. All’epoca non c’era dubbio che Padova fosse il più forte dei due. Faceva 30-40 punti a partita come niente: troppo più rapido, maturo fisicamente e mentalmente, “cattivo” rispetto agli altri. Martinoni era lungo, magro, sbarbato e senza un muscolo, tirava soprattutto da fuori. Io dicevo: figa, com’è forte Padova.
Ma i tecnici mi dicevano: sì, però è più futuribile Martinoni. Infatti oggi Martinoni è un emergente in Legadue, mentre Padova non incanta in B2.
Qual è la chiave? Non il fatto che Martinoni sia alto 2,02, perché Padova è 1,92 e per far la guardia non è male come statura. E nemmeno il fatto che Padova abbia perso un anno per infortunio, due stagioni fa, per quanto ciò abbia pesato, senza dubbio. Il discorso è che Padova faceva 30-40 punti perché sfruttava il suo vantaggio fisico e mentale sui coetanei, andandosi a prendere tiri in avvicinamento, o su rimbalzo in attacco, che però una volta arrivato a livello senior non ha più potuto riprodurre; e lì sono venute fuori le pecche al tiro da fuori. Mentre Martinoni, a 15 anni, sviluppava un gioco lontano da canestro che gli ha fornito le basi per migliorare negli anni successivi senza doversi reinventare troppo.
Non volevo annoiare con ‘sti discorsi di basket maschile, anche perché tra gli uomini è più difficile emergere, obiettivamente, e quindi l’equivalenza Melchiori-Padova non regge fino in fondo; ma l’analogia mi è venuta in mente vedendo Francesca Melchiori prendersi tanti tiri in contropiede, da sotto, anche parecchi dalla media o da fuori ma dopo aver gestito la palla a piacimento, mentre la sua compagna Camilla Conti tirare da 3 su scarico, in sospensione dalla media in transizione, insomma tiri che ricordano maggiormente il gioco che si fa nelle senior rispetto a quello di Melchiori. La quale è sì tanto spettacolare quanto efficace, oggi, ma (per quello che abbiamo potuto vedere) si basa molto su una superiorità atletica e una libertà di gestire la palla che tra le "grandi", inevitabilmente, non avrà.
Anche il fatto che Ravelli abbia segnato di più il giorno dopo in B1 che in questa partita U17 fa dubitare dell'attendibilità di partite come questa: Ravelli non ha la velocità super di Melchiori, per cui se la difesa fa muro in 3-4 contro di lei, fa più fatica a liberarsi, ma a livello senior questo tipo di gioco non esiste, e Ravelli sta già lavorando per essere efficace in un sistema che non si basa sul “faso tuto mi”, ma sull’essere una pedina in un meccanismo equilibrato.
Che ruolo ha, in prospettiva, Melchiori? Non abbiamo avuto modo di valutarne esattamente l’altezza, ma dovrebbe essere intorno all’1,72. Per fare il play va benissimo, ma, seppure è vero che oggi va di moda il “play con punti nelle mani” (ovvero che pensa a tirare come e più che a impostare), il modo in cui gioca oggi la ragazza ci sembra che c’entra poco con quello di un play vero e proprio a livello senior. Il che non è un problema oggi, ma prima o poi dovrà specializzarsi.
A questo discorso è strettamente legato il punto 2). Se l’obiettivo di Francesca Melchiori non è di diventare una giocatrice di alto livello (mica è un obbligo, intendiamoci), allora è già nella sistemazione ideale: si diverte, vince, è il faro assoluto della squadra, eccetera. Però ben poco di tutto ciò c’entra col basket “delle grandi”. La ragazza ha 15 anni appena compiuti, essendo del dicembre ’93, ma nel femminile non sono pochissimi. Se Ravelli, che ha pochi mesi di più, gioca già in B1, perché dovrebbe essere troppo presto per Melchiori, l’anno prossimo, per mettersi alla prova in una squadra senior? Il problema è che il doppio tesseramento, se non cambiano le DOA, potrebbe farlo solo dal 2010 (mi si corregga se sbaglio), quindi o molla il Cavallino (e comprendiamo non sia facile) per andare in una società che oltre alle giovanili abbia una prima squadra di un certo livello, altrimenti resta un altro anno a fare solo Under 17. Il che sarebbe sicuramente divertente per lei, che contro le ’93-94 farebbe 35-40 punti senza nemmeno sudare, ma quanto migliorerebbe, quanto lavorerebbe sui suoi difetti?
Buone vacanze, vecchia Bisca
Almeno due righe volevo dedicarle a una favorita dei tempi che furono: è stato bello vedere Claudia Biscari felice nel dopopartita di Carugate-S. Maria di Sala che ha sancito la salvezza-miracolo di cui s’è già ampiamente sproloquiato.
Dopo una stagione alquanto depressiva a Rho, di quelle che passi a inseguire un te stesso del passato che sembra non esistere più, la guardia del ’77 pensava di piantarla lì col basket,
non riuscendo più a essere quella di una volta e avendo impegni extracestistici raddoppiati dopo la decisione di rimettersi in pista con l’università nei ritagli di tempo del lavoro (insegnante di educazione fisica). Invece poi la saggia decisione di continuare, richiamata da Carugate di cui era stata bandiera ma si era lasciata con un po’ di amaro in bocca dopo essere stata prima messa in tribuna e poi ripescata come decima nell’anno delle "superstar"; e così due anni di sofferenze (anzi tre, considerando la stagione regolare di quest’anno, con tante sconfitte) sono stati cancellati da una delle maggiori gioie della sua carriera, che pure annovera una promozione in A2 nel 2004, due tornei di Binzago (eh, be’…)
e presumo altre vittorie in precedenza. «Una soddisfazione incredibile dopo che ci davano tutte per spacciate», diceva nel dopopartita di domenica 5.
Biscari ha saputo interpretare il suo ruolo di chioccia in una squadra in cui, dopo di lei, la più vecchia era dell’85: a volte ha segnato abbastanza, a volte poco, ha giocato senza problemi ora da play ora da guardia ora da ala, ha sempre difeso, non ha mai perso la fiducia anche quando arrivavano solo mazzate. E alla fine ha avuto ragione.
Unica pecca grave: è dal 15 novembre che non scrive più sul suo blog, una delle fonti più preziose per capire la complessa psiche di una giocatrice.
Ormai ci siamo rassegnati. Grande comunque Bisca, ora però tieniti in forma che a luglio c’è Binzago. ![]()
lunedì 13 aprile 2009
About a Girl (37)
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