PUNTATA SPECIALE – FINE STAGIONE DI LORO DUE
L'eroismo di Maiorano (e le sue due stagioni in una)
Masha Maiorano come Lazzaro. Lo so, il paragone è blasfemo perché il morto risuscitato da Cristo non sapeva nemmeno giocare a basket. Ma in qualche modo bisogna rendere omaggio alla caparbietà della quasi 27enne nativa di Monza, che dopo essersi scavigliata in gara-1 di playout contro Ribera, come avevamo riferito nella puntata n° 38, non c’ha pensato manco p’u cazz di saltare gara-2.
Non sappiamo quanto fosse effettivamente grave l’infortunio, ma il suo fedele supporter Paperinik aveva dato per finita la sua stagione. Lei però ha subito fatto sapere: «Giocherò, fosse l’ultima cosa che faccio». Altro che certe “professioniste” che stanno fuori per un doloretto alla schiena o fanno lo sciopero bianco se la società non gli ha fornito una nuova chiavetta internet alle 3 di notte.
Maiorano invece, con la caviglia malconcia, è andata dentro, partendo dalla panchina, ha resistito 24 minuti mettendo un paio di bombette (su tre) e ha quindi portato il suo mattone alla salvezza di Umbertide, obiettivo stagionale perfettamente centrato, visto che nessuno là credo s’illudesse di andare ai playoff. Anche se stringi stringi, per come sono crollate alla distanza le varie Como, Pozzuoli e Napoli, bastava evitare i due stop barbini a Viterbo e Ribera e ci si poteva anche arrivare. Sarà per l’anno prossimo.
Individualmente parlando, la stagione di Maiorano va divisa in due parti che hanno poco a vedere l’una con l’altra, come fossero due annate distinte. Nella prima c’è stata un’esperienza a Schio poco brillante dal punto di vista del rendimento, anche se certamente utile per l’aria d’altissimo livello che Masha ha potuto respirare, dagli allenamenti con Macchi, Masciadri e compagnia alle sfide di Eurolega, tra cui due con le iper-campionesse dello Spartak Mosca. Di sicuro ha pagato l’instabilità che la squadra aveva in quel periodo (infortuni, straniere che andavano e venivano, sconfitte inopinate), ma ammettiamolo pure, non ha sfruttato benissimo le occasioni che all’inizio dell’anno le si sono presentate quando per via delle assenze ha avuto dai 10 ai 20 minuti di spazio.
Le statistiche racimolate a Schio le avevamo già commentate a suo tempo, comunque parlavano di 2,3 punti in 12,5 minuti con un complessivo 10/37 dal campo e nemmeno un libero guadagnato, per una valutazione media di -0,4 (in Eurolega 1,4 punti in 9,8 minuti).
Tutt'altra musica nella seconda metà di stagione: in 15 partite con Umbertide 11 partenze in quintetto, 7,3 punti in 25,9 minuti col 38% da 2 e il 32% da 3, 2,6 rimbalzi per un 2,2 di valutazione media che poteva essere meglio se non fosse per le palle perse (27 contro 7 recuperi) e i falli (45 fatti contro 24 subiti).
I totali stagionali dicono 5,0 punti in 20’ esatti, col 35% da 2, il 32% da 3 e 1,0 di valutazione, ma è appunto come far la media tra mele e pere.
Soprattutto, Maiorano ha raccolto, nella seconda metà, soddisfazioni come quella di essere decisiva nelle imprese in casa della “sua” Sesto e con Faenza, fino alla salvezza in due gare secche.
Intanto buone vacanze a lei, in attesa di sapere dove giocherà la prossima stagione. See you a luglio in Binzagh Town, ovviamente. Dove ci auguriamo un duello in finale con la prossima di cui parliamo, rivincita del confronto in campionato vinto dalla trifolaretìne dell’82.
L’intelligenza di Frantini (e la sua chiusura in bellezza)
Seconda parte di questa puntata sulla fine stagione delle iper-favorite del Comitato: vado un po’ lungo che tanto dovrebbe essere l’ultima volta (prima di Binzago, s’intende). Dopo Maiorano sotto dunque con Michela Frantini.
Ma non inizio da come ha giocato mercoledì scorso con Venezia, bensì dalla sua intelligenza.
Poi dicono che lei sia una tipa ironica: e l’ironia richiede intelligenza, è noto. Ad esempio, alla conferenza stampa d’inizio stagione del Geas, disse, a un certo punto, che come le straniere potevano insegnare molto, sul campo, a loro esordienti, così loro potevano insegnare alle straniere molte cose di vita vissuta, visto che quelle, nella loro esistenza, non avevano fatto altro che giocare a basket (chi vuole risentire il discorso, clicchi qui. Una frase che a prima vista sembra innocua e invece, se ci pensi, contiene un’ironia finissima, cioè praticamente gli stava dando delle mezze disadattate.
Ma chi più autorevole di un’Iciss Tillis per certificare l’intelligenza di Frantini? Su Superbasket della scorsa settimana, l’americana è protagonista di uno dei celebri ritratti di Francesco Velluzzi (il quale, bisogna ammettere, è un astuto: col pretesto dell’intervista, colleziona pranzi e cene con le giocatrici: ci racconta che a Tillis piacciono le lasagne, ha scoperto le patate ma non la convince il pollo), e a una domanda su chi sia la compagna più simpatica, risponde: «Michela Frantini, proprio una ragazza intelligente, ti domanda sempre di tutto. È positiva, mi diverte più di tutte, perché io non parlo italiano, lei non parla inglese, eppure a volte ci capiamo con uno sguardo». Grande Ice, dopo questa ti ricorderemo con affetto; però c’è qualcosa che non quadra: come fai a sapere che le domande di Frantini sono intelligenti se le fa in una lingua di cui non capisci ‘na mazza?
Misteri che resteranno tali. Per fortuna la lingua del basket giocato è universale. E il giorno stesso che è uscito questo SB c’era gara-2 con Venezia. Forse perché la citazione da parte di Tillis era di buon auspicio; o perché in riscaldamento la metteva sempre; o perché avevo l’idea che non avrebbe lasciato finire la stagione in modo anonimo, fatto sta che prima della partita ho scommesso con Pruzzo: «Garantito che stasera fa almeno 12 punti e gioca almeno 25 minuti».
Ho perso, perché di minuti ne ha avuti solo 19. Ma moralmente è una vittoria, perché i 13 punti segnati sono il suo massimo in A1 eguagliato: prevederlo non era da tutti. E ha fatto anche 10 di valutazione che è il suo top stagionale. In una partita di quell’importanza, non è roba da poco.
Ma d’altronde Frantini in questo periodo era in forma. Lo si vedeva dalla rapidità con cui si muoveva in difesa, una delle sue variabili più evidenti tra quando sta bene e quando no, insieme all’1 contro 1 (se non è in vena non ci prova mai, invece mercoledì ci andava, e in un caso ha preso fallo da Ballardini) e ai “tiri ignoranti” degni del Basile dei bei tempi.
Infatti la sua impronta sulla partita l’ha messa con un recupero più coast-to-coast, come negli anni ruggenti di Piccola Barkley in A2, e con tre triple tutte prese in una frazione di secondo (due appena entrata nel 2° quarto: su taglio verticale uscendo alla sommità dell’arco, poi in transizione dal lato sinistro; e una all’inizio dell’ultimo, da 7 metri in uscita da un blocco), di quelli che un tiratore in trance segna, ma se non è in trance sbaglia e l’allenatore s’incazza.Ma mercoledì era la sua serata e l’ha notato anche Dan Peterson: «le giovani mi hanno sorpreso, Frantini è entrata e subito ha piazzato due triple, poi nel terzo quarto altra tripla e recupero con contropiede». Il coach allude alla fiammata di Michela avvenuta, per la precisione, all’inizio dell’ultimo quarto, quando con 5 punti in fila ha riportato il Geas da –6 a –1. In quel momento stava venendo giù il PalaAllende, di cui è stata idolo assoluto per tutto l’anno (d’altronde è la capitana e quindi si prende, oltre alla sua parte d’affetto, pure quello che fino all’anno scorso era riservata a Censini).
Poi però ha sbagliato due o tre cosette e Galli l’ha richiamata in panchina per Crippa. È rientrata nel finale ma non ha più segnato. Anche perché spesso si sbracciava per ricevere palla ma le veterane non la degnavano. Amen. A fine partita era triste perché tutto era finito (certo, gran festa al PalaAllende per l’annata, ma vuoi mettere l’anno scorso con la sbornia-promozione pur nel lutto per Natalino Carzaniga?), ma crediamo sia andata a casa soddisfatta di sé come giocatrice. Dopo la laurea, tra qualche giorno, lo sarà anche come studentessa.
Come valutare la stagione di Frantini? Potrei scriverne un libro, se non fosse un’idea balorda,
1) Dall’esordio all’8. giornata: 6,9 punti in 19,1’ col 45% da 2 e il 42% da 3. Cifre già ottime per un’esordiente, cui bisognerebbe aggiungere i 14 punti con 6/9 al tiro della prima giornata con Parma, statistiche annullate dallo 0-20. Acuto principale, i 13 punti contro Napoli, con una fiammata decisiva nella ripresa. Le due prove migliori in partite trasmesse dalla Rai, cosa che le ha fatto molto bene a livello d’immagine. In questo periodo si alternava in quintetto con Crippa.
2) Dalla 9. giornata (andata con Schio) al recupero del ritorno con Venezia. Qui siamo nel periodo da inizio dicembre a metà febbraio ed è inverno per Michela, che vede calare temperature polari sulle sue percentuali e sulle sue medie in generale. In queste 10 partite ha fatto 1,4 punti in 12,8’ con 1/11 da 2 e 4/28 da 3 (terribile). Non le funzionava più il tiro (il picco negativo con lo 0/8 da 3 a Como) e ne hanno risentito anche altri aspetti del suo gioco. In questo arco di tempo è diventata titolare fissa Crippa, con Frantini per 5 volte utilizzata da 10 minuti in giù: è capitato che alcune volte entrasse, smistasse un paio di palloni alle straniere, si prendesse un tiro magari forzato, si riaccomodasse in panchina e ciao ciao.
3) Dalla 6. di ritorno (con Priolo) a fine campionato: il disgelo. A Priolo, pur giocando solo 8’, ha mostrato quei segnali di ritrovata condizione (leggi soprattutto reattività difensiva e intraprendenza al tiro) che le hanno consentito di avere più spazio (anche 4 partenze in quintetto), più tiri e più tutto. Curiosamente, le cifre di questo terzo troncone stagionale sono quasi identiche al primo: 6,5 punti in 18,6’, 53% da 2 e 32% da 3. O meglio, un po’ meno bene nel tiro da 3 ma in compenso ha aggiunto una dimensione offensiva in avvicinamento a canestro, che prima non aveva: prova ne sono i 9 tiri liberi guadagnati nelle ultime 7 partite, certo pochini in assoluto ma nelle prime 20 ne aveva avuto uno in tutto… In difesa, dopo un periodo in cui mordeva poco, sia per la scarsa forma sia perché Galli, spiegava lei, le aveva chiesto di non rischiare troppo sugli anticipi onde evitare di lasciare buchi in caso di intervento fallito, è tornata la rompiscatole aggressiva e compatta che ti può piombare addosso e strappare palla con violenza, come ha imparato ad esempio Brooke Smith, spedita al tappeto; o, mercoledì scorso, Corradini, stesa a suon di panzate, con recupero della Miky nazionale, mentre la playmakerina di Venezia faceva scorrere il tempo in palleggio.
Totale? Le cifre dicono 4,7 punti in 16,6’, 40% da 2, 29% da 3, 1,7 di valutazione media. Per un cambio italiano, sono numeri dignitosi (ad esempio, siamo lì con Maiorano, che gioca da 5 anni in A1), che sarebbero stati più che buoni senza appunto il letargo invernale. Si dice però che, della stagione di un giocatore, ci si ricorda quasi solo la prima partita e l’ultima… E allora per Frantini siamo a posto: partitona all’esordio a Roma con Parma, partitona alla chiusura con Venezia. Seriamente, diciamo che ci sono stati notevoli alti e bassi, ma nel contesto di una squadra vincente ha interpretato in modo più che accettabile il ruolo da giocatrice di complemento (“supporting cast”, per dirla in inglese che fa più figo) che le veniva chiesto. In poche parole, le partite dovevano vincerle altre, l’80% dei palloni e dei tiri passava per altre mani; lei doveva dare una mano e l’ha fatto: a volte bene, a volte no, ma l’ha fatto. Direi lo stesso di Arturi, Crippa e Twehues, beninteso. Così come direi che il rapporto qualità/prezzo è stato migliore rispetto a molte mestieranti italiane che da anni vivacchiano in A1.
Secondo me il suo pregio principale è stato di affrontare l’A1 senza paure e complessi: ovviamente ha dovuto adattarsi a giocare meno, avere meno palloni, ecc., però ha mantenuto l’istinto che ha sempre coltivato negli anni precedenti: tirare appena possibile. Per questo s’è presa i debiti cazziatoni da Galli, ma apprezzo di più questo spirito rispetto a quelle che si rassegnano a fare 15-20 minuti di puro smistamento palla ai fenomeni della squadra.
Il vero rimpianto della stagione sta nel fatto di essere partita da una situazione di parità, se non di vantaggio, nei confronti di Crippa, e di esserle finita indiscutibilmente dietro nelle gerarchie. Crippa, pur 19enne, ha avuto 25,6 minuti di media (ovvero circa 10’ in più) e 17 partenze in quintetto contro 11. Cos’ha dimostrato Crippa più di Frantini, al di là della maggior futuribilità?
Futuro? Fa effetto pensare che quella di mercoledì scorso potrebbe essere stata per lei l’ultima partita in maglia Geas, dopo 7 stagioni.
Fine.
L’importante è non aver paura, nemmeno di Ballardini (foto da geasbasket.it)
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