mercoledì 29 ottobre 2014

La week en rose (21)

Domenica 26/10 – Pastone del weekend. In A1, Venezia sfiora l'impresa ma si stampa sul muro-Ogwumike. Reyer avanti a Schio anche di 15 nel 2° quarto, con una grande prova di squadra (McCallum top con 18, ma le italiane portano tutte dai 3 agli 11 punti), poi il Famila pareggia già a metà 3° quarto; volatona finale e Macchi realizza il libero del +2 poi ruba palla: 74-72. Partita super. Ogwumike spavento: 37 punti, 15/21 da 2, 13 falli subiti, 13 rimbalzi, 4 recuperi, 50 di valutazione (!): :woot: il resto di Schio totalizza 37 punti e 42 di valutazione. Bisogna capire se è un campanello d'allarme per la corazzata, costretta a chiedere gli straordinari alla sua superstar, oppure se la squadra ha sapientemente cavalcato la nigerio-americana per motivi tattici. Applausi ma anche frustrazione per Venezia: se non vince quando gioca al suo massimo e Schio s'aggrappa a una giocatrice sola, quando mai vincerà?

Ragusa invece bistratta Lucca a domicilio: 45-72. Le toscane, in un breve lasso, hanno preso tranvate sia da Schio sia da Ragusa, il che indica un ridimensionamento dell'ex finalista, nonostante per il resto abbia incarnierato 3 vittorie. In ascesa, invece, la coppia Cagliari-S. Martino: le sarde restano a -2 dalla vetta espugnando Parma (Mi. Micovic 16); le venete fanno il colpo grosso a Umbertide, la quale ha avuto diagnosi infausta su Milazzo (out per la stagione).
Nessuna più è a zero, in virtù delle vittorie di Orvieto su Napoli (arriva Ricchini a raddrizzar la barca) e di Vigarano su Spezia, prima vittoria assoluta per le ferraresi in A1. E un plauso va a Bestagno, la... Ogwumike italiana visto che s'inventa un 34 di valutazione con 16 punti e 16 rimbalzi. E pensare che un tempo aveva la fama di bizzosa incompiuta.

Domenica 26/10 – In A2 girone A, dominio del fattore campo. Compreso il big match tra Genova e Geas (60-56): Laterza ruggisce nei primi 3 quarti (17 dei suoi 19 finali), ma l'ex Visconti emerge nel finale impattando curiosamente sia il conto dei punti sia quello della valutazione (19 e 30). Così la differenza è fatta da un po' di salute in più per le portuali rispetto a una Stalingrado d'Italia che, già senza Mazzoleni, perde Kacerik per un nuovo infortunio oltre ad avere Arturi e Gambarini acciaccate (18 punti in due contro i 34 della settimana prima). Tuttavia la formula di quest'anno toglie peso ai big match della prima fase: conta solo entrare fra le prime 4, poi i punti si azzerano.
Per la classifica ha più peso il 61-55 di Broni su Milano: da +18 a inizio ripresa, le pavesi vanno in crisi, sono rimontate sino a -2 ma si scuotono quanto basta nel finale (19 De Pretto contro 22 Maffenini).
Torino regola Carugate che per la seconda volta di fila resiste bene a una "big" (Frantini 17 contro O'Rourke 18) ma la gerla dei punti resta vuota; ora però arrivano le partite "vincibili".
Selargius canta nel derby trans-nuragico (nel senso che una è della costa sud, l'altra è di quella nord) con Alghero: duello saporito fra Rozenberga (17+14 rimba anche se 13 perse: come ha fatto?) e Sanchez, che ne fa 27 con 8/20 più 9/13 ai liberi. A tal proposito, una godibile clip diffusa in Rete dall'agenzia di entrambe fa riflettere sul potere dei filmati: facendo vedere solo le cose ben riuscite, le due sembrano Sylvia Fowles e Candace Parker... :blink:

Nel girone B, i punteggi miseri per 3 squadre non smentiscono l'idea di una minor competitività rispetto all'A. Certo però Ferrara (Rosset 20) vale le prime dell'altro gruppo; e anche Crema dirà la sua in "poule promo"; ma suderanno parecchio di meno per arrivarci. Fanno scalpore i 23 punti segnati da Biassono appunto con le cremasche, di cui zero nel 3° quarto. :woot: Albino, con 11 punti della massiccia '98 Vincenzi (speriamo venga su bene, visto il ruolo), fa +28 con Muggia che, senza più le sue "bigs" degli anni scorsi, sembra in affanno grave.

Nel mischione del gruppo C (nessuna imbattuta già dal turno scorso) emergono Castel S. Pietro, che rifila una... Panella (13 come Ballardini) a Viterbo; e S. Marinella, che sbanca Salerno. Ariano si affida alla... Madonna (17) per passare a Civitanova. Ma qui è ancora tutto magmatico, tranne forse il ritardo di Stabia, ferma al palo.

Nella foto [da Basketinside.com]: la difesa di Genova tenta d'imbragare Laterza, mentre Barberis, come sovente le succede, cade al suolo.


martedì 28 ottobre 2014

La week en rose (20 - speciale 10 anni)

 Speciale Decennium - Intervista a Meursault (2. parte)


- Allora, di queste vicende del campo, ripercorriamo la più saliente per ogni stagione forumistica.
"Be', 2004/05 è facile: le 5 esordienti milanesi alle prese con l'A1".

- Dove peraltro non trovarono molta gloria.
"Ma nessuna di loro era pronosticata per diventare una stella assoluta. Masha Maiorano è stata 10 anni di fila in A1, una semifinale con la Comense, un'Eurolega giocata con Schio, una classifica della percentuale da 3 di Eurocup vinta con Parma...: penso sia stato più di quanto prevedessero per lei gli addetti ai lavori. Le altre (Ntumba, Rovida, Contestabile e Fumagalli) hanno avuto meno fortuna in A1, è vero; di tutte loro peraltro ricordo ottime cose nelle categorie inferiori e penso che le loro carriere siano state ben spese. Ma è stata una generazione sfortunata, quella: si è affacciata all'A1 nel periodo peggiore, con le 4 straniere, le naturalizzate, in seguito anche la crisi economica; in più era cresciuta in un periodo di dismissione dei vivai e in cui il Settore squadre nazionali non lavorava bene come adesso con le selezioni giovanili. Qualcuna poi è stata bloccata da gravi infortuni all'apice della crescita, come Vujovic, la cui faccia era il mio primo avatar con la scritta 'The next one' (credevo, e continuo a credere, che avesse il potenziale per diventare un'ala grande di livello A1), o Calastri".

- 2005/06?
"Non ci fu una storia particolare legata a una squadra; il Geas, ad esempio, visse un'annata di riflusso dopo la promozione rifiut... ehm, mancata all'ultimo turno dell'anno prima. Mi appassionai per un paio di settimane a Vittuone che, a sorpresa, arrivò a una vittoria dall'A2, con De Fiori, Delle Stelle, Rovida, perdendo alla fine con Crema. Ma diciamo che fu soprattutto la stagione in cui scoprii alcune giocatrici, tra cui Michela Frantini".

- Già, la sua seconda favorita dopo Masha Maiorano. Ma fare preferenze non è sbagliato, per uno che in teoria è super partes?
"Mi son sempre considerato ampiamente sotto le partes. E poi, è vero che parlavo di loro più che delle altre, ma non è che le considerassi migliori delle altre. Semplicemente, per via di circostanze, ho conosciuto meglio loro e mi hanno ispirato di più".

- Ma perché le trovava così speciali? Brave, però non hanno fatto la storia del basket.
"Ma hanno fatto la mia. Che ci trovavo? Il loro modo di giocare, ma anche di vivere il basket. Diversissime tra loro, sia nel fisico sia nel carattere, però entrambe mi hanno sempre dato la sensazione che la loro vita dipendesse da quello che facevano sul campo. Ecco perché mi sono sempre emozionato a seguirle. Se una ha l'aria del tipo 'abbiamo perso e non ho brillato ma pazienza, ci sono cose più importanti nella vita', è senza dubbio una persona saggia, ma le manca la scintilla di grandezza".

- Scintilla che però, a volte, provoca… scintille.
"E' un risvolto negativo che ho sempre accettato, per quanto foriero d'infauste conseguenze. Preferisco una che, se ha la luna storta perché magari è stata in panchina due minuti di troppo o ha sbagliato un tiro sul +20 a 30 secondi dalla fine, non esita a mandarti a quel paese, o perlomeno incenerirti con lo sguardo, se arrivi lì con la faccia da pesce a dire parole di circostanza. Con Masha e Michela non sapevo mai se avrei trovato il sole o la tempesta".

- Contento lei... Allora sarà stato entusiasta di quando Chiara Catella, la grande varesina, scrisse sul suo blog che voleva tirarle una craniata per cose scritte qui sul forum.
"Esatto, fu l'occasione di conoscersi, e almeno in parte apprezzarsi, anche se la distanza geografica mi ha consentito di vederla giocare solo di rado. Ma lei era un vulcano in perenne eruzione, un caso estremo. L'ideale è una giocatrice di passione e carattere, positiva il 90% del tempo ma con quel 10% di negatività e incazzosità che rende più completa una persona. Dice Meurfucio: non abbiate paura dei sentimenti negativi; in qualche modo vi daranno la forza per esprimere meglio quelli positivi".

- No alle pillole filosofiche, per pietà. Torniamo agli eventi: 2006/07?
"La Carugate delle stelle, con un turbinio di alti e bassi, vicende strane tipo la panchina punitiva di Gottardi a Broni ma anche l'esclusione dalle 10 (nella prima parte della stagione) di una bandiera come Claudia Biscari, una giocatrice che umanamente, ma anche tecnicamente, ho apprezzato molto; il vertice della classifica e poi il declino fino all'epilogo amaro, le polemiche fuori e dentro il forum. Ripensandoci, forse fu realmente un fiasco boia se una squadra con Gottardi, Milica Micovic, Fumagalli, Arcangeli rimase fuori dalle prime 4".

- Ah, adesso lo ammette! Ma ai tempi si ostinava a minimizzare, in chilometriche discussioni.
Ma molte critiche venivano da gente che remava contro. E poi ci sono mille esempi storici di squadre con nomi importanti ma meno performanti di altre meglio assortite (e ce n'erano almeno 5 o 6 buone, in quell'A2 Nord): quindi fallimento sì, ma non lo scandalo epocale che qualcuno dipingeva. In quella stagione poi vi fu un Geas-Carugate che ricordo ancora come meraviglioso. Rileggo adesso la cronaca e mi accorgo che tre comprimarie di quella partita, ovvero Giulia Gatti, Martina Crippa e Marcella Filippi, adesso sono in A1 con ottimi minutaggi. Per dire di che 'cast' ci fosse all'opera. Non so se sia stata realmente la partita meglio giocata tra quelle che ho visto; magari no; ma tutti noi, credo, abbiamo nella memoria una partita che ci ha appassionato a uno sport o a una categoria di quello sport. Ecco, per me quella è la partita in cui il femminile mi ha conquistato definitivamente".

- 2007/08?
"Vorrei ricordare il viaggio a Parma per trovare Maiorano e Zanoni, assistendo a un allenamento della squadra e poi in trattoria con Laurence Van Malderen e Megan Mahoney sedute di fronte a tavola (pensate l'onore), ma ovviamente la vicenda-simbolo fu la promozione del Geas in A1. E' stato il top emotivo che abbia mai vissuto: e spero irripetibile perché si passò attraverso il lutto per Natalino Carzaniga. Però non va dimenticato che si vide anche del gran bel basket nella finale con Crema, oltre che in gara-3 di semifinale al PalaDozza di Bologna. Anche senza il significato 'mistico' che ha avuto, sarebbe stata una bella storia sportiva, quelle ragazze cresciute passo per passo fino a conquistarsi l'A1: Censini, Arturi, Frantini, Ponchiroli, Calastri, Crippa, aiutate dalla grande Yadi Rios".

- 2008/09?
"L'anno più bestiale dal punto di vista forumistico. Tempo dopo, ho raccolto tutto quello che ho scritto in quella stagione e ho riempito un file Word da 500 pagine. Roba da ricovero. Ma c'era tanto da dire. Come evento-top sono diviso fra il primo anno del Geas in A1, con il glamour della presentazione (quando arrivò Diana Bracco sembrava fosse giunto il padreterno), la festa di Natale con la Coppa Campioni '78, Penicheiro, Tillis ma anche le ragazze di casa che fecero meglio di ogni previsione (a un certo punto, se non avessero avuto quello 0-20 all'esordio con Parma, sarebbero state in testa); e la promozione in A2 del Sanga di Gottardi, Barzaghi, Cipo Brioschi, Miciona Gatti, Giunzioni, soprattutto per l'indimenticabile cornice dei 1000-1500 al Palalido di Milano nella gara-3 con Torino. Non molti ricordano, però, che quella partita fu possibile grazie a un'epica impresa in trasferta a Collegno, in gara-2, in cui Selene Marulli segnò una tripla decisiva dall'angolo. Ecco, visto che prima parlavo di emozioni: l'anno prima avevo visto Marulli piangere, durante i festeggiamenti per la promozione del Geas; ricorderete che lei era stata messa fuori squadra poco tempo prima e quindi non aveva potuto partecipare ai playoff. Be', ero contento che l'anno dopo avesse potuto prendersi quella soddisfazione, a risarcimento".

- Ha nominato Penicheiro: è la miglior giocatrice che lei abbia visto dal vivo?
"Assolutamente sì. Certo, forse Rebekkah Brunson era più all'apice della carriera, più forza della natura eccetera. Poi anche Tamecka Dixon era grandissima, e s'è vista altra bella gente in quei 4 anni di A1. Però con Penicheiro, signori, vedevi il genio assoluto. Quando aveva la palla pregustavi l'assist che si sarebbe inventata: non provavo quella sensazione da quando c'era Magic Johnson in tv negli anni '80. E il fascino della sua personalità era unico anch'esso".

- 2009/10?
"L'illusione e la delusione. A settembre, a una kermesse in piazza Duomo, c'erano un Geas e un Sanga ambiziosi, si respirava un'aria di ritrovata grandeur per il femminile della zona. Finì che il Sanga deluse, finendo fuori negli ottavi dei playoff; e il Geas si raddrizzò solo sul finire, con in mezzo la vicenda delle dimissioni di Galli accettate a sorpresa dalla società".

- Già, Meurlock Holmes ci sguazzò, in quella storia.
"Sì, ma tutto l'ambiente del femminile rimase di sasso, considerando quanto Galli fosse, fino a poco tempo prima, considerato indispensabile, centrale, angolare e miliare nel progetto-Geas. E invece in una brumosa serata di dicembre veniva archiviato nel giro di poche ore. Giusto o sbagliato, non lo dissi allora né saprei dirlo adesso; ricordo solo che fece scalpore. Quello fu però un anno in cui ti aspettavi alcune cose e ne capitavano di opposte, in un senso e nell'altro".

- Ad esempio?
"Ad esempio ci fu una sorprendente Biassono, che dopo esser partita nei bassifondi finì per far meglio del Sanga e sfiorare le semifinali di A2. Biassono per me è sempre stata, da seguire, come un'isola parallela con vicende mai banali, anche se magari non da titolo principale: dalla promozione in A2 del 2008 alle scintille tra Elisa Zanon e Yadi Rios l'anno dopo, l'emergere del talento di Virginia Galbiati, salvezze avventurose, retrocessioni e ripescaggi, e tanti bei derby tesi con Milano.
E poi, sempre in quel 2009/10, e tornando a quella kermesse in piazza Duomo, fu anche l'alba di una nuova grande storia, perché stava nascendo la dinastia giovanile Geas delle Gambarini e delle Zandalasini. Proprio lì in Duomo le allora ragazzine giocarono in un'esibizione e qualcuno dei presenti mi disse che Zanda era la nuova Macchi".

- 2010/11?
"Un grande Geas, con Haynie, Summerton, Petrona Ujhelyi e le lombarde, che arriva fino alle semifinali, giocandosela alla pari con Taranto finché l'infortunio a Haynie l'azzoppa. Ci si sentiva vicini al top assoluto. Una stella Wnba come Sophia Young sudava mille camicie per mettere a tacere Crippa e compagne. Fu bello anche avere l'Opening Day a Cinisello. Si respirava un'aria glamour-casereccia, quel misto che mi ha sempre attratto nel femminile. Lo guardi da una parte e ti affascina, lo guardi dall'altra e vedi magari che sta in piedi con lo stucco. Non sai mai come ti sembrerà. Di quell'anno ricordo anche un viaggio a La Spezia per vedere la Virtus di Frantini e Vujovic contro il vituperato College Italia, con le gemelle Dotto in campo. E poi le esplosioni realizzative di Maffenini a Cantù: nel filone di quelle sorprese di cui dicevo poc'anzi, che danno più sapore a ciò che si segue".

- Non faccia finta di non ricordare, di quell'anno, il caso degl'insulti razzisti a Wabara: polemiche a non finire, sia fuori che dentro il forum.
"Il mio grande rimpianto fu che per motivi familiari non fui presente alla partita incriminata, dopo che non me n'ero persa una in 3 anni... Anche se visto che tra i presenti non c'è concordanza sui fatti, forse non avrei colto neanch'io con precisione quel che avvenne. Resta il ricordo di giorni surreali, con la vicenda che andava in prima pagina sui quotidiani nazionali, trattata da editorialisti di vaglia eccetera. A me spiacque soprattutto quando lessi su un giornale una frase tipo 'domani c'è gara-3 fra Geas e Comense ma tutti guarderanno a ciò che succederà in tribuna', perché per gli appassionati veri era la partita più attesa da anni e c'importava il campo, non se qualche zulù riprovava a fare il matto (come infatti non avvenne). Io di quella serie mi ricordo la grande Zanoni di gara-2 e 3. E la stessa Wabara, nella gara-2 del casino, fu splendida".

- 2011/12?
"Dalla parte opposta della barricata: la grande stagione della Comense, a sua volta in semifinale, arrivando fino a gara-5 con Schio. Brooke Smith, Harmon, Cameo Hicks, la giovane Spreafico… In più c'era Maiorano, quindi il massimo per il vecchio Meur. Però rimane il senso di tristezza per la scomparsa della società subito dopo. Andavi al Palasampietro, magari a dicembre o gennaio, nell'inverno del profondo Nord, col parcheggio innevato o pieno di lastre di ghiaccio, sentivi dall'esterno il rumore dei tamburi, entravi in questa cattedrale con gli stendardi appesi e l'atmosfera di una gloria appena passata ma che sembrava già perduta per sempre. E poi, da un giorno all'altro, tutto questo viene cancellato come se non valesse nulla".

- E come poteva andare diversamente? C'erano di mezzo vicende giudiziarie del patron Pennestrì.
"Senza dubbio. Ma quando la legalità lascia solo tabula rasa al suo passaggio, sei quasi costretto a sperare che non arrivi. Ci vorrebbe che la collettività prendesse in carico di ricostituire ciò che lei stessa, tramite la giustizia, ha demolito, se è assodato che ha un valore per la collettività medesima".

- Molto profondo questo concetto. Ci ha meditato a lungo?
"Almeno un paio di minuti. Ma comunque, quell'estate 2012 fu quella in cui la crisi economica, già in atto da un paio d'anni, esplose in maniera più violenta. Non ho mai respirato un'aria così cupa. Tra gli elementi di depressione, c'era un altro elemento in comune fra la Comense e il Geas dell'anno prima, e comune a tante nostre realtà: raggiungi il tuo massimo dal punto di vista sportivo, ma non ne ricavi nulla. Frustrante perché ti spezza i sogni: paradossalmente rischi di più se raggiungi obiettivi insperati, che se navighi nel tran-tran quotidiano. In fondo è il tema di questo decennio fin da quando il Geas, nel 2005, vedeva la promozione in A1 come la peste".

- A proposito: in quell'estate ci fu anche la rinunzia del Geas all'A1, con qualche codazzo di discussione sul forum tra lei e il presidente Mazzoleni.

"Lasciamo perdere le discussioni, il minore dei problemi. La tristezza fu perdere in un colpo solo due squadre storiche di A1, che quando si affrontavano nel derby era sempre appassionante. Ma almeno, il Geas è sopravvissuto; e la Comense in qualche modo sta rinascendo".

- 2012/13?
"Un grande Sanga che arriva in finale per l'A1. Il PalaGiordani talmente pieno che fecero scendere le ragazzine dalle tribune per farle sedere a bordo campo. Le grandi veterane di Milano, Stabile-Gottardi-Frantini-Manu Zanon, che danno tutto, come se fosse l'ultima grande recita della loro carriera (anche se poi lo è stata solo per Zanon), ma alla fine soccombono alla forza ruspante di San Martino, a sua volta una bella storia. In precedenza, c'erano state due intensissime serie-derby con Broni e Crema: la giovane Zandalasini torchiata da Zanon ma che ne esce in piedi, il duello Capoferri-Frantini, con l'incredibile gioco da 4 punti della prima per vincere gara-2, e la riscossa della seconda in gara-3…".

- 2013/14?
"Come risultato di squadra, Carugate che sale in A2, chiudendo per me un cerchio in quanto, 10 anni prima, il mio debutto nel femminile fu proprio per la partita che promosse Carugate in A2 la prima volta. Ma quest'ultimo anno è stato marchiato anche dall'emergere e dal consacrarsi di una nuova generazione di giocatrici, quelle nate negli anni '90. Zandalasini come talento principe, ma anche Gambarini e le altre del Geas, e poi in A1 ragazze come Galbiati, Spreafico e Melchiori, per limitarmi alle lombarde. Ma non voglio nominare qualcuna e tralasciarne altre; il senso è che le nuove giocatrici, per me, sono in grado di non far rimpiangere le vecchie. Di sicuro, hanno già avuto molte più soddisfazioni con le nazionali giovanili e avranno, o hanno già, più spazio in A1. Anche se, probabilmente, meno soldi e mi spiace per loro, perché se fossero maschi, a parità di valore, potrebbero dedicarsi 100% al basket e mettere danari da parte".

- A proposito: la decadenza del livello tecnico è ai primi posti nella classifica dei tormentoni ricorrenti del forum.
"Meglio non riaprire la questione, tanto non sarà mai dimostrabile, e nemmeno il contrario. Di sicuro, l'A1 20-30 anni fa era il miglior campionato d'Europa e ora non più; di sicuro una volta avevamo più tesserate. Ma nel basket più legato a questo forum, cioè A2, A3, giovanili, rispetto a 10 anni fa vedo partite altrettanto belle e brutte, e giocatrici altrettanto brave e meno brave; più in là nel tempo non so arrivare. Meglio vivere il presente, senza caricarlo di zavorre del passato. Una volta, era proprio la sera della promzoione in A1 del Geas, la grande Rosi Bozzolo mi disse che non era vera 'sta storia che una volta si giocava meglio. Diceva che ai suoi tempi c'erano dei fenomeni che spiccavano, ma il livello medio non era affatto superiore a oggi. E credo sia un parere piuttosto attendibile il suo...".

- Altro tormentone-top: il confronto col volley.
"No, pietà, ci siamo abbastanza tritati i maroni negli ultimi giorni, al riguardo. Mettiamoci il cuore in pace, che è meglio. Casomai lasciamo combattere Silvia Gottardi, che è gagliarda: li ha fatti sclerare per bene con la storia del sudore, del trucco e del didietro in posizione fotografica. Anche se adesso quelli ribattono con gl'interessi".

- Ma gli attacchi al volley non nascondono invidia?
"Be', la mia è invidia palese, altro che nascosta. Han fatto 3 partite di fila con 12.000 spettatori in tribuna, milioni in tv... Ma invidio soprattutto una cosa: che oggi, in Italia, una ragazzina che fa volley ha più sogni da alimentare rispetto a una che fa basket. Trent'anni fa la sigla di 'Mimì e la nazionale di pallavolo' cantava: 'Arci-super-grande campionato mondiale, aah, aah'. Be', loro quel sogno l'hanno realizzato. I sogni per le nostre mini-cestiste sono molto più piccoli: forse solo quello di poter continuare a giocare dopo i 12 anni, come dicevo pure all'inizio".

- Ma con la Fondazione Meursault le cose cambieranno.
"Spero. Ma prima ho bisogno di un milione di euro".

- Auguri. Una dedica finale?
"Agli utenti di più lunga data, alcuni dei quali ho già nominato e ai quali aggiungo almeno Thorodrim per il suo ruolo istituzionale di moderatore, e poi personaggi di spessore del movimento che hanno scelto di esporsi apertamente (so che altri hanno scritto anonimamente, cosa che rispetto), come Giovanni Lucchesi tra gli allenatori, Big Roberto Lurisi e Massimiliano Mascolo per i giornalisti, mentre tra i patro societari, per non far torto a nessuno, cito Franz Pinotti e Mario Mazzoleni perché sono quelli con cui ho litigato di più. Non faccio una lista degli altri, ma nessuno si senta escluso dal ringraziamento. Anche per chi ha scritto o letto almeno una volta invoco la benedizione d'Iddio". :graziee:

- Grazie.
"Prego".

La week en rose (19 - speciale 10 anni)

Speciale Decennium - Intervista a Meursault (1. parte)
pubblicata sul mensile "Rolling Stone"

- Meursault, 28 ottobre 2004-28 ottobre 2014: dieci anni esatti di "Basket femminile a ruota libera". Che effetto le fa?
"Che il tempo è passato".

- Passato o sprecato? Calcolando mezz'ora al giorno per 10 anni, fanno 1825 ore dedicate al forum, pari a 76 giorni di vita...
"Forse anche di più. Ma tanto, se avessi fatto altro, l'avrei sprecato peggio, quel tempo. Se in qualche modo si è creato un luogo di civile confronto tra addetti e appassionati del settore, forse ne è valsa la pena".

- Altroché: è il topic femminile di Basketcafè più seguito di sempre".
"Per mancanza di concorrenti, siamo onesti. E poi, oggi, i forums sono un passo indietro. Le pagine d'informazione sui social networks, gli streamings, le tv: quelli sì che fanno audience, tendenza".

- Cos'è quest'umiltà? Spesso è parso considerare questo forum il centro dell'universo.

"Ma per la necessità, da parte di ognuno di noi, di credere che quello che facciamo sia della massima importanza. Altrimenti si mollerebbe subito. In realtà so di essere rimasto lo scalzacani di provincia, scaccabarozzi di periferia, impastaparole dei sobborghi che ero 10 anni fa".

- Quindi non si celebra?
"Ma sì, faremo un 'greatest hits': una raccolta dei migliori 20 messaggi di sempre, trasformati in rap da Iaia Zanoni, la più hip hop delle giocatrici italiane: ora che è in Svezia ne avrà di tempo, nelle lunghe notti boreali".

- Non dica minchiate.

"Allora spando filosofia: la celebrazione è una forma di appagamento, quantomai dannosa. Meglio guardare avanti che indietro. C'è una nuova generazione di giocatrici da seguire, e ovviamente le vecchie mica posso mollarle, finché tengono botta. Quelle sì che andrebbero celebrate. Ma se proprio volete, ci sto, in cambio di un'offerta alla Fondazione Meursault per Giovani Giocatrici Disperse".

- Che diavolo è?
"Il mio nuovo progetto, che partirà appena sarà raccolto il milione di euro necessario. In ogni parte d'Italia ci sono moncherini di squadre femminili sparpagliati sul territorio: 3 ragazze di qua, 2 di là, 4 di su, 5 di giù... insomma non abbastanza per fare una squadra intera. Così che succede? Che se la distanza è troppa, smettono. Oppure, a volte nemmeno sanno che nel paese limitrofo ci sono altre ragazzine dedite al basket".

- Brutta roba. E allora lei che fa?

"Allora, la Fondazione si occuperà di censire tutte queste ragazzine, in modo che sappiano dove trovare compagne e magari pure un allenatore. E poi fornirà i mezzi di trasporto all'uopo. Se non riusciamo ad aumentare le praticanti, almeno facciamo di tutto per non perdere le poche che abbiamo".

- Molto nobile. Ma torniamo a "Basket femminile a ruota libera". Allora, 10 anni fa, l'ispirazione (si fa per dire) come le venne?

"Ricordo solo che volevo inventarmi qualcosa per parlare delle '5 esordienti milanesi in A1' di quell'anno, 2004/05. Non so se vi ricordate, ma all'inizio il forum aveva quel titolo. Così mi venne l'idea di quella gara virtuale basata sulle statistiche reali delle 5 giocatrici: la vinse Nadia Rovida. Sembra un'epoca lontana: c'era Berlusconi saldo al governo, papa Giovampaolo II ancora vivo, Fede al TG4, niente crisi economica, la Comense aveva vinto il suo ultimo scudetto, Schio nemmeno uno, l'Italia maschile aveva vinto l'argento ad Atene, nelle coppe andavamo ancora forte, Internet era diventato di massa da poco tempo, la gente non viveva incollata agli smartphones, non esistevano né i 'live scores' né la melassa torrenziale di Twitter e Facebook, facevi fatica a trovare foto delle giocatrici, e i forum erano all'avanguardia".

- Anni di utenti mitici, ormai scomparsi.
"Mica tutti. Ad esempio, Tignuzzo resiste. Nonino non ne parliamo (tra parentesi: aver potuto raccogliere le sue memorie, l'anno scorso, è stata una grande soddisfazione). Anche Nikolo, un personaggio importante del nostro ambiente. Kaysay, ogni tanto, ricompare anche se ormai s'è ridotto a un dispenser di statistiche, mentre era una delle menti più brillanti del femminile italico. Poi chi c'era? Delio, Mio Mao, Pox & One, Il culo di, Paperinik, Lega Protezione GBI poi diventato Dafighter; la misteriosa Hounidea, e amarus in fundo Pruzzo, il mio braccio sinistro, che mirava a strapparmi lo scettro del Comitato".

- Ma 'sto Comitato che era di preciso? Non s'è mai capito bene.
"Il fantomatico ente organizzatore, con un sapore vagamente sovietico oppure da rivoluzione francese. In realtà un alter ego di Meursault, come poi Meurlock Holmes, il detective che scopre il marcio anche là dove non c'è".

- Presto gli orizzonti si ampliarono al di là delle "5 Esordienti".
"Sì, la gara virtuale diventò la 'Peluche League', riguardante le under 22 di tutta l'A2. Andò avanti per 3 anni. Ma diventò solo un filone laterale del forum, perché ci accorgemmo che interessava parlare anche delle partite viste, di temi generali, delle giocatrici, eccetera. Così già dal 2005/06 il titolo cambiò in 'Basket femminile a ruota libera'. Titolo ispirato dal celebre album 'Freewheelin' di Bob Dylan".

- Stesso impegno civile, certo.
"In realtà l'unica analogia era scrivere seguendo l'ispirazione".

- Orizzonti ampliati, ma sempre con un occhio di riguardo per la Lombardia.
"Ahò, che je posso ffà se so' llombardo? Anzi, lombardo nord-occidentale, già Broni, Crema e Bergamo son troppo lontane per me. Ma ognuno parla di ciò che segue più da vicino, mi sembra normale. Almeno metà degli altri utenti, poi, è sempre stata di queste parti. Ma credo che abbiamo scritto più noi sul resto d'Italia che il resto d'Italia su di noi, anzi: che il resto d'Italia su se stesso, almeno qui. A volte capita ancora che uno protesti: 'ma scrivete sempre della Lombardia!'. Embè, forse qualcuno ti vieta di scrivere della Campania o del Molise? Non aspettarti l'assistenzialismo dal Nord, datti da fare".

- Però deve ammettere che il centro del potere cestistico, in questi 10 anni, è scappato lontano dalla Lombardia.
"Col declino della Comense era inevitabile, non c'erano alternative. Certo, da 2 anni siamo senza A1 ed è un'onta. Però Macchi e Masciadri, lombarde esportate, sono di gran lunga le italiane simbolo della decade, anche se a livello internazionale sono state marginali. Ma non c'importa molto che siano lombarde o meno: ogni grande giocatrice qui è stata venerata. Ad esempio Sottana, l'altra icona di quest'epoca, di cui abbiamo vissuto l'evoluzione da ragazzina prodigio a giocatrice senior di primo piano, anche se non divina come si sognava. A livello di squadre, la rivalità Schio-Taranto, con inserimenti di Venezia per qualche stagione, è stata appassionante".

- Le giocatrici "cult" a livello internazionale?
"E' stato il decennio della divina Taurasi, nessun dubbio. In Europa, diremmo forse Maria Stepanova anche se negli ultimi 5 anni è declinata. Era bello seguire l'Eurolega, negli anni in cui transitava sugli schermi di RaiSport. Il duello Maiorano-Taurasi, con Maiorano poi inquadrata dalla tv in panchina con aria sconvolta? Momento-clou di un'esistenza... Ma anche la schiacciata in contropiede di Sylvia Fowles contro Schio. O la finale di Fiba Cup con Taranto nella tana dei pazzi del Galatasaray. Ma ci siamo divertiti pure 3 settimane fa, con i Mondiali su Sportitalia, la nuova generazione Usa, la Spagna di Torrens eccetera".

- Un gusto condiviso da pochi, però. Specialmente quando si tratta di A2 o A3, le categorie-cult del forum.
"Non voglio perdermi nelle solite litanie. Intanto non mi pare che rispetto a 10 anni fa il seguito sia in calo: anzi, coi mille canali di internet, c'è modo di allargare l'interesse. Magari non arrivano a vedere la partita intera, ma almeno vengono a sapere quello che fai. Ma comunque mi sono stufato di combattere contro i mulini ad acqua. Se a uno non piace l'A2 o l'A3 femminili, pace a lui. Mi spiace che si perda qualcosa che gli piacerebbe se lo guardasse con gli occhi giusti".

- Sarebbe a dire?
"Noto due tipi diversi di errore. Il primo è di quelli che guardano allo sport femminile in cerca di gnocche, e dicono che nel basket non se ne vedono abbastanza, o se ci sono vengono deformate dall'abbigliamento oversize. Mi pare un'impostazione sbagliata in partenza, cazzi loro, ma a mio parere se uno sport ti piace, vederlo giocato da donne è comunque stimolante anche sul piano estetico".

- E l'altro errore?
"E' commesso, sul versante opposto, dagli amanti del basket in senso stretto: se non vedono una tecnica sopraffina, uno spettacolo atletico roboante, gli vien puzza sotto il naso. Intendiamoci, è vero che nel femminile i punteggi sono bassi, gli errori fioccano, difficilmente resti a bocca aperta per la singola giocata. Ma se si ragiona così, allora la Serie A maschile fa pietà rispetto alla Nba, il giovanile è misero rispetto al basket senior, cioè finisci per schifare pezzi del tuo sport e questo è assurdo".

- Ma a lei perché piace il femminile, alla fine?
"Perché per me conta sì l'aspetto tecnico, ma conta ancora di più l'emergere delle emozioni, e in questo le donne mi appaiono più intense degli uomini. Per me seguirle è vedere la fatica dello sforzo sui loro volti (e per me, il fatto che ogni canestro vada sudato, conquistato, anziché realizzato facile con lo strapotere atletico, è un pregio e non un difetto), la gioia di chi vince, la tristezza di chi perde, lo scorno di chi litiga con la compagna o con l'allenatore, le paure della vigilia... tutte situazioni in cui ho sempre trovato di meglio nel femminile che nel maschile".

- Ci faccia qualche esempio al volo.
"Vi dico i primi che mi vengono in mente nel giro di 10 secondi. Uno: l'immagine della felicità sul volto di Giulia Pegoraro quando San Martino fu sicura di aver conquistato la promozione in A1 a Milano, a pochi secondi dalla fine. Due: il dolore e l'orgoglio delle giocatrici del Geas al funerale del loro presidente, Natalino Carzaniga. Tre: l'incazzatura mista a stordimento per le ragazze di Varese e coach Lilli Ferri, private a tavolino dell'accesso agli spareggi-promozione lo scorso maggio. Quattro, freschissimo: il Sanga che vince di 1 al supplementare, con contropiede allo scadere, una partita iniziata con Silvia Gottardi che piange durante il minuto di silenzio in memoria della madre. Ma potrei andare avanti per ore, con ricordi altrettanto intensi di gioie e d'incazzature, di speranze e di paure, eccetera. Per me, 'Basket femminile a ruota libera' è stato soprattutto il tentativo di trasmettere emozioni come queste: vicende di persone, negli alti e nei bassi, perché le storie a senso unico non sono interessanti come quelle a senso alternato".

- A proposito di persone: si dice spesso che l'ambiente del femminile sia mediocre, meschino, popolato da ipocriti, lacerato da faide e ripicche da cortile.
"Ma io non credo, o non me ne sono mai accorto. Anche se fosse, però, non sarebbe diverso dal resto del mondo. Col vantaggio che qui trovi gente con cui puoi parlare di basket. Meglio uno stronzo che ama il basket o un sant'uomo dedito ai francobolli o al teatro? Io scelgo il primo. Diciamo che, forse per influsso dell'elevata emotività femminile, a volte si è tutti un po' più nervosetti della norma, compresi gli uomini. Ma io non mi sono mai sentito migliore di nessuno".

- Però questo disimpegno morale le è stato rimproverato da qualcuno.
"Già, in particolare da Hounidea, Armaditaggia, Telefono, Duepuntozero. Utenti diversissimi fra loro, ma accomunati dall'eloquente dottrina e dal fatto che, prima o poi, mi hanno tacciato di indifferenza morale, gusto del sofisma, inviluppamento in una dialettica fine a se stessa. Ma che ci posso fare? Non posseggo la levatura morale di questi grandi, e sono allergico a puntare indici. Sia perché, non essendoci un 'moralometro' scientifico, chiunque può vantarsi di essere moralissimo mentre gli altri son meschini, zozzi, ecc. (ma sarà vero?); sia perché sono molte più le persone che apprezzo di quelle che mi stan sui maroni. A pensarci bene, nessuno mi sta realmente sui maroni, nel basket femminile".

- Ma allora, le litigate furiose che hanno squassato il forum per tutta la decade?
"Niente di grave, in fondo. Normale dialettica vivace, tipica di ogni contesto forumistico e in generale di internet, che assomiglia ai bar dove ci si prende reciprocamente a pesci in faccia, senza che ciò significhi detestarsi".

- Quindi non ha rimpianti per nessuna delle polemiche passate?
"Di sicuro non per quelle con gli anonimi, quelli che scrivono solo per attaccare, confidando che nessuno li scopra. Il problema con loro è che, essendo fissati contro qualcuno o qualcosa, tipo una giocatrice, una società o la Fip, se uno non condivide la loro fissazione lo bollano come immanicato con la parte avversa. Impossibile convincerli del contrario, perché vedono i fantasmi. Di solito però s'incartano da soli, perché la loro monomania li rende caricaturali.
Mi spiace un po', invece, per certi litigi con persone reali. Ma ho l'impressione che, se tornassi indietro, farei uguale perché mi sembrava sbagliato quello che scriveva la controparte, e non avevo pace se non provavo a dimostrarlo. Non c'è mai stato il puro gusto di far polemica".

- Le è cresciuto il naso.
"E' la verità. Ma una polemica è come uno scambio di colpi a tennis: non puoi smettere di ributtare la palla dall'altra parte, altrimenti hai perso. I risponditori ostinati irritano? E be', il modo migliore per zittirli è fare punto con un bell'attacco. Se uno pretende di far punto senza guadagnarselo, cioè di aver ragione solo 'perché è di sì', o perché è il re di Prussia, anziché dimostrarlo con argomenti solidi, allora non funziona".

- E intanto però, quando ci si scanna, l'audience sale...
"E' così dappertutto. Se in prima pagina sulla Gazza c'è scritto 'Balotelli s'incazza col portinaio' e 'Finale olimpica dei 100 metri', quanti vanno a leggere prima l'atletica? Ma preferirei che l'audience salisse per le vicende del campo".


(segue)

Nella foto: stop the clocks. Il primo post di 10 anni fa e le "5 esordienti".



domenica 26 ottobre 2014

La week en rose (18)

Venerdì 24/10 – Quest’anno l’appassionato di femminile ha di che riempirsi abbondantemente la panza. L’abbiamo già detto ma lo ripetiamo ancor di più dopo l’abboffata televisiva su Lombardia Sat (canale 908 di Sky), tra la scorsa settimana e questa, con le differite di GeasSanga Milano e Carugate. (Naturalmente qui parlo di fatti di casa mia, ma immagino che anche altrove ci sia analogo fermento.)

C’è da riempirsi di promemoria con gli orari (Sesto al mercoledì, Carugate al mercoledì ma non alla stessa ora e questa settimana è slittata al venerdì; Sanga al martedì, e porcodìghel mi si è interrotta la registrazione a fine terzo quarto…), :angry: ma insomma, la prospettiva stagionale di una quarantina di partite integrali in tv, per l’A2 di una sola provincia, non è malaccio.
Le società si sono messe di “buzzo buono”, come si dice da queste parti, per confezionare una produzione certo non coi mezzi di Sky Sport HD (…), ma a mio parere pienamente accettabile, e destinata a diventare ancor meglio quando la fase di rodaggio sarà completata. Divertente il video introduttivo del Sanga, abbondanti le interviste di Carugate (e i banners degli sponsor), con tanto di doppia telecamera per inquadrature ravvicinate e la finezza del riquadro col tabellone elettronico, mentre il Geas ha affidato la telecronaca a un professionista come Flavio Suardi, che molti ricorderanno condurre trasmissioni sportive sulla radio del Sole 24 Ore.
Impossibile quantificare un’audience (la platea potenziale, si sa, non è enorme, in più il difetto della differita è che se la tua squadra perde di 20 non hai molta voglia di guardarla; aggiungiamo il fatto che quel canale, per quanto abbiamo visto, ha un palinsesto tale da far scappare più che attirare pubblico), <_< e non è semplicissimo trovare il tempo necessario per guardare tutto; inoltre ammettiamo che l’effetto che fa l’A2 sullo schermo non è lo stesso della Nba (parlo a livello di spettacolo televisivo).
Ma già solo il fatto di “andare in tv”, la buona vecchia tv, è importante, e credo più attraente per gli sponsor rispetto allo streaming, perchè presso certi imprenditori la tv è più "spendibile" e rassicurante rispetto a un'internet dai contorni incerti. Ma questi son discorsi che mi pertengono poco. Vale il concetto espresso all’inizio, e cioè che il menù, assommando tv, streamings e il profluvio di siti d’informazione (sia quelli istituzionali come la Lega, sia i vari portali di news), è abbondante più di quanto si potesse sperare. Certo, è come un ristorante per pochi intimi dove i clienti s’ingozzano come buoi mentre il resto del mondo ne ignora l’esistenza; ma ogni tanto possiamo anche fregarcene.

Venerdì 24/10 – Storie di regolamenti e di tormenti. Genova vorrebbe tesserare Federica Bianchino, classe ’96 di Imperia (l’anno scorso in A3 a Savona), per l’A2, ma finora non ha potuto. Perché? Perché non è italiana. Cestisticamente, s’intende: infatti non ha disputato 14 partite giovanili all'anno per almeno 4 anni, requisito minimo per essere considerata di formazione nostrana; c’è riuscita solo in 2 stagioni. Tra le U17 e le U19 mai, ma non per cattiva volontà, bensì perché in Liguria, per carenza di squadre, si giocavano meno di 14 partite all’anno. Paradossale, ma questo è a norma di regolamento.
Il problema si può risolvere solo tramite deroga, perché ovviamente, avendo Bianchino 18 anni, potrebbe al massimo arrivare a 3 stagioni giovanili “valide”, quindi ai fini italici sarebbe straniera a vita. Può darsi che la deroga arriverà, ma intanto la giocatrice è ferma 2 mesi, e poi il brutto della deroga, almeno in questo caso, è che si deve implorare come un favore ciò che sarebbe un sacrosanto diritto.
Altro caso. Una quindicina di giorni or sono riferimmo che, alla presentazione di Carugate, spuntò a sorpresa una pertichissima ucraina di 18 anni, in prova con il team di Cesari. Ora apprendiamo altri risvolti della storia: la ragazza si chiama Oksana Piantak, è alta 2.04, ma non giocherà mai in A2 perché l’Ucraina non è in Comunità europea. Anche qui, tutto da regolamento: le lèttoni vanno bene, le ungheresi vanno bene, le polacche strabene, anche l’americana O’Rourke a Torino va bene perché ha avuto la cittadinanza italiana; ma le ucraine no. Ma non tutto è finito male, in questo caso, perché Oksana giocherà nell’U19 di Carugate (e forse in un campionato regionale senior) grazie alla generosità di un benefattore che, avendo saputo che la ragazza versa in condizioni indigenti (la sua squadra ucraina, pare, ha chiuso per via della situazione drammatica del Paese), ha offerto il danaro necessario per il suo soggiorno qui da noi. :) Fa piacere, ma anche in questa situazione c’è il retrogusto amaro della pastoia burocratica che crea figli e figliastri, costringendo al favore personale per mettere una pezza.

Nella foto: un'immagine esclusiva di Oskana Piantak, l'ucraina di Carugate, diffusa dai servizi segreti.


La week en rose (17-bis)*

*errore nella numerazione originale

Mercoledì 22/10 – Silvia Gottardi rilancia. Lunedì, all’indomani di una partita in cui ha dimostrato un’incredibile capacità di reggere la pressione (non solo quella classica che sta sulle spalle di una giocatrice importante ma anche quella che grava su una donna che ha perso la madre 3 giorni prima, e nel contempo si trova al centro di una bufera mediatica), :o: la capitana del Sanga è tornata sul suo blog a parlare delle sue argomentazioni che la scorsa settimana hanno scatenato una guerriglia tra baskettari e pallavolisti, ribadendo la sua convinzione sul distorto concetto di femminilità che impera in Italia favorendo il volley e penalizzando il nostro sport. Ha inoltre riportato una tabella sul dispendio di calorie provocato da ogni sport, in cui sembra che una partita di pallavolo ne faccia consumare poco più di una gara di frisbee (ma allora come fanno a essere così magre, le pallavoliste? Mistero), mentre il basket il doppio. Due giorni dopo ha poi vibrato una nuova stoccata: riportando un’antologia di offese e attacchi ricevuti in Rete, ha approfittato di una grossolana affermazione di un altro blog, secondo cui “tutte le pallavoliste schiaccerebbero nel canestro da basket”, per lanciare una sfida alle pallavoliste d’Italia: se le mandano 3 video in cui schiacciano a canestro, Gottardi giocherà una partita “truccata, ingellata e con lo smalto sulle unghie”. :woot: La plebe freme di sapere come andrà a finire la sfida. Dove vuole arrivare Silvia? Intanto fa sapere di aver registrato sul suo blog 66.000 accessi singoli in 3 giorni.


Mercoledì 22/10 – L’infrasettimanale di A1. Rollano le capoliste, +35 a capoccia. Ragusa fa pizzette di Vigarano, che nonostante elementi come Bestagno, Zara e un trio straniero che non parrebbe pessimo, sembra ancora doversi adattare alla categoria; Schio maramaldeggia sui guai (di palazzetto) di La Spezia, con la sempre marziana Ogwumike a quota 27 con 11/13 e 36 di valutazione in 29 minuti. Al momento la lunga targata Wnba è la prima marcatrice, rimbalzista e percentualista del campionato. :B):
I risultati più interessanti sono ovviamente altri. Cagliari vince su S. Martino lo scontro diretto per issarsi a rivelazione di quest’inizio anno: partita pazza con le isolane a +17 al 20’, le luparensi a +6 al 30’, infine le nuragiche di nuovo avanti alla fine (71-66; Liston 27 come Bailey sull’altro fronte).
Umbertide passa in modo netto a Napoli (58-72) con 19 di Consolini; il rovescio costa la panchina a Orlando, il quale probabilmente aveva una fiducia “a tempo” dopo una scorsa annata in cui la conquista della Copp’Italia non poteva coprire il mancato accesso ai playoff, anche se l’omonimo dell’eroe di Roncisvalle era subentrato in corsa. È già il secondo allenatore che salta, dopo Valentinetti di Orvieto. Nel calderone di metà classifica importanti le vittorie di Parma e Lucca sulle matricole Trieste e Battipaglia.
Intanto Ilaria Zanoni, che era ferma da quando dovette lasciare il raduno estivo azzurro per problemi fisici, ha firmato per l'Udominate, team svedese che se non erriamo è di Lulea, nella parte settentrionale del Paese, dove da novembre a febbraio vedi la luce del giorno per pochissime ore. Ci fa piacere il suo ritorno in campo, peccato che non abbia trovato posto in A1, ma dal punto di vista culturale troviamo positivo che un'italiana vada all'estero: la polemicuzza d'alcuni sul fatto che "pigliamo troppe straniere e ci facciamo scappare le italiane" ci pare inconsistente, perché, come già notavamo, oltre a Zanoni all'estero c'è solo Elena Bestagno (più le collegiali), e poi nel 2014 mi pare più che normale che una buona giocatrice nostrana scelga l'estero se, da professionista, ha un'offerta migliore laggiù.

Giovedì 23/10 – Giulia Maffenini giocatrice del momento. I 40 punti (e canestro decisivo) contro Selargius le sono valse un paio di “videoclips” del puntuale Basketinside.com, un’intervista dell’altrettanto puntuale ufficio stampa del Sanga (da quest’anno affidato a un giornalista di pregio come Marco Taminelli; tra lui e Flavio Suardi del Geas non sono malaccio come coppia d’acquisizioni del femminile milanese dal maschile), e un profluvio di complimenti sui social networks.
Sarà interessante vedere come assorbirà tutto ciò nelle prossime partite (non è semplice, quando fai un “botto” che eleva il tuo status cestistico, gestire le partite successive, sia per l’aumentata attenzione delle avversarie, sia perché magari insegui quello stato di grazia e non lo trovi più), ma Maffenini in realtà è già esperta di “quarantelli”, perché ne totalizzò ben 6 nel 2010/11, la stagione in cui si mise, quasi partendo da zero, sulla mappa cestistica, lei che era stata semi-scaricata dalla Comense (che lasciò il cartellino a Cantù, la quale infatti ne detiene ancora i diritti di parametro) e che viaggiando a 30 punti di media in B1 col team canturino di Paolo Fassina convinse (costrinse) Como a riprendersela l’anno dopo per l’A1. Nel frattempo, d’estate, fu anche la miglior marcatrice dell’Italia ai Mondiali U19, pure in questo caso venendo dal nulla (mai chiamata prima in azzurro). Poi però il suo decollo s’è arrestato, passando attraverso un 2011/12 alla Comense rovinato da infortuni, un 2012/13 a Cremona in cui fu sì la miglior marcatrice di A2 Nord, ma subì la retrocessione e fu ancora tribolata da problemi fisici, infine un 2013/14 col premio di “mvp” di Coppa Italia, ma nel complesso da gregaria in una Napoli “grandi firme”.
In questa Milano, giovane, garibaldina e di corsa, ha le condizioni ideali per esprimere appieno il suo potenziale, che è quello di una delle migliori attaccanti italiane in circolazione. Gran penetratrice, gran contropiedista, poco tiratrice ma all’occorrenza la mette anche da fuori, il suo segreto però è il rimbalzo offensivo, che arraffa in quantità abnormi per una guardia, grazie all’elevazione e a un istinto da realizzatrice di razza. Il suo stile di gioco la espone al rischio di basse percentuali (quando non è in giornata) e, inevitabilmente, di contusioni perché è sempre a mille all’ora e sempre in mezzo alle difese. Lei stessa ha raccontato, all’autorevole “Pink Basket” di questa settimana, di aver avuto paura di spaccarsi il crociato nell’ultima azione, perché aveva saltato storta per afferrare il lancio di Giulia Rossi in contropiede (balzo bestiale, tra parentesi). :huh: Rispetto a Frantini, di cui ha preso il posto come terminale offensivo, ha meno potenza e meno tiro da 3, ma più dinamismo, sguscianza e ovviamente 9 anni di meno, che non guasta. La stagione complessiva dirà se il Sanga c'ha guadagnato o perso, nel cambio.
Ma al di là delle doti individuali, è piaciuta, domenica scorsa, l’intesa che sembra aver già sviluppato con gli altri cardini della squadra (Calastri esclusa, ovviamente, visto che è ai box): con Gottardi, assieme alla quale forma una super-coppia di esterne realizzatrici che si creano spazi a vicenda; con Vujovic, come s’è notato in pregevoli dai-e-vai in cui la lunga serbo-villapizzonese ha servito il taglio della pasticcera di Erba; e con una Rossi che ha a sua volta stupito per la personalità con cui ha guidato la squadra, come se fosse in A2 da anni e non da 2 partite. Insomma sarebbe bello riprendere l'abitudine di 4 anni fa, quando ogni domenica ci si chiedeva: "Quanti ne ha fatti Maffenini stavolta?". :yes:

Nella foto: Kourtney Treffers molto vicina al ferro in Lucca-Battipaglia di mercoledì. [da Basketinside.com]