domenica 19 ottobre 2014

La week en rose (15 - Gottardi contro la pallavolo)

Mercoledì 15/10 – In questi giorni, Basketinside.com sta pubblicando una valanga di foto dell'Opening Day, tipo 40-50 per ogni partita giocata. Sabato scorso, a Geas-Carugate, c'erano almeno 3 fotografi ufficiali o semi-ufficiali in azione. Questo mercoledì c'è la differita della gara su Lombardia Sat, emittente del bouquet Sky, che a quanto s'apprende s'è ultimamente accordata anche col Sanga. Quindi tutte e tre le milanesi andranno in onda; ma in ogni caso sia Geas che Sanga già l'anno scorso ti davano la partita, l'una sul suo sito, l'altra sul suo canale YouTube. Dello streaming totale di A1 abbiamo già parlato.

Filo conduttore di tutto ciò? Che, d'accordo, sarà vero che il basket femminile è meno popolare di una volta. Però è impressionante la quantità di materiale audio-visivo (cioè filmati e immagini) che c'è a disposizione in più oggi rispetto a prima. Nei gloriosi anni '70 e '80 avevi solo qualche foto buia e sporadica, che usciva sui giornali locali o sulle riviste (Superbasket e Giganti). Negli anni ’90 le foto non erano più buie, però non è che se ne trovassero a bizzeffe. Con l’avvento di internet e della fotografia digitale, primi anni 2000, ci fu un primo aumento sensibile.
Ma è stato il proliferare dei siti d’informazione online, insieme al boom dei social networks e al perfezionamento dello streaming, a rivoluzionare il panorama. I costi di produzione delle immagini, ma anche dei video, sono stati abbattuti. Non sono entusiasti certi fotografi di mestiere, prima indispensabili, ora invece sostituibili col “volontario” che, con una buona macchinetta e una discreta abilità, è in grado di produrre un risultato non troppo inferiore al professionista, a costo zero (meccanismo simile a quanto avviene per l’informazione scritta, ma qui parliamo dell’audio-visivo).
Si aggiungono poi i materiali “artigianali” producibili da qualsiasi spettatore, o dalle giocatrici stesse con i “selfie” che van tanto di moda, spesso più ficcanti di qualsiasi articolo o foto professionale: che c’è di più eloquente, su una partita, di un gruppo di tipe festanti auto-fotografatesi in spogliatoio? :unsure:
Una giocatrice di una volta doveva raccogliere faticosamente le memorie della sua carriera: rare foto, ritagli di giornale, magari qualche lettera scrittarle da compagne, dirigenti ecc. Una giocatrice di oggi, specie se ha iniziato nell'"era social" (cioè dalle ventenni di oggi in poi), ha centinaia di foto di giuoco, altrettante fuori dal campo, tutte le sue emozioni sono registrate su Facebook, potrebbe riempire un'autobiografia solo copiando e incollando le chats e gli sms scambiati negli anni di carriera.
L’unico problema, per l’utente, è che dovrebbe avere una giornata di 48 ore per poter fruire di tutto il materiale a disposizione e vivere il resto della vita normale; e per i produttori, che, come in tutti gli ambiti, la sovrabbondanza di una merce ne abbatte il valore unitario. A volte poi si ha l’impressione che la facilità con cui si può produrre il materiale crei la frenesia di produrlo. Ovverosia, uno non si sente più a posto se non fotografa, filma, pubblica sul suo sito o sui socials ogni momento dell’attività societaria. :wacko: Non siamo ancora al livello della mania ma la tendenza è quella. Così come, nella vita extra-basket, molti ormai non si sentono a posto se non ci fanno sapere ogni 5 minuti come si sentono, se non fotografano il piatto che hanno cucinato, se non pubblicano il video del loro bimbo che dice “Cuccù” e allora è tanto intelligente.

Giovedì 16/10 – Poche ore prima di perdere la madre, Silvia Gottardi ha pubblicato sul suo blog, suscitando vasta eco in Rete, una sorta di “manifesto” del basket femminile (dal titolo "Mors tua vita mea") con una dichiarazione di guerra al volley. Per noi è più il primo che la seconda (ovvero lo leggiamo in chiave costruttiva e non distruttiva), ma prevedibilmente è stata quest'ultima a fare più scalpore. Al punto che, in un modo surreale ma al tempo stesso emblematico di ciò che è la civiltà del social network (in cui la notizia della morte di una persona è una parentesi tra una foto dei maccheroni appena cucinati da un utente e un'invettiva sgrammaticata contro gli immigrati), giovedì su Facebook s'intrecciavano centinaia di messaggi di condoglianze a Gottardi e decine d'invettive contro di lei da parte di chi non ha gradito il suo scritto.
La capitana del Sanga inizia così: “Sabato sera, tornando dal massacro di Torino in pullman, abbiamo saputo della sconfitta del volley femminile nella semifinale dei Mondiali contro la Cina. Alcuni dei miei dirigenti hanno esultato per questo risultato; io sono stata zitta, un po’ scombussolata, e ci ho pensato per 4 giorni. Ora gioisco anche io per la sconfitta delle pallavoliste, e gioisco doppiamente per la seconda tegola contro il Brasile che le ha escluse dal podio”. :woot: Spiega, però, di averlo fatto a malincuore, perché si è resa conto che i successi del volley significano altri danni per il basket.
Segue poi la parte forse più discutibile, in cui analizza i motivi del successo mediatico delle pallavoliste: “ma insomma cos’ha questo volley più di noi? Ok, giocano con mini divise attillate (presidenti sveglia, rendete anche noi un pelo più appetibili per il triste target maschile che ancora guarda solo questo!) giocano truccate (ma quindi vuol dire che non sudano, perché altrimenti sarebbe impossibile) (...) Perché è facile essere fighe e sempre pettinate quando bisogna solo saltare e aspettare il pallone con il culo in posizione fotografica, quando devi anche scivolare in difesa, passare sui blocchi, correre in contropiede, palleggiare e passare proteggendo il pallone, tirare senza farti stoppare, saltare a rimbalzo, tutto è più complicato..."
Infine la conclusione: “Ve lo dico io quali sono le due cose che veramente ci differenziano dalle cugine pallavoliste: il loro ufficio marketing che sa trasformarle in veri personaggi, e la rete più bassa!” (segue un’analisi del perché ci vorrebbe l’abbassamento dei canestri).

Considerazioni sparse:
1) Gottardi riecheggia l’utente Duepuntozero per la parte sulle pallavoliste-lolite, e riecheggia l’utente Meursault (cioè me) sulla necessità di tifar contro e sull’opportunità di abbassare i canestri (vedansi alcune puntate precedenti di “Week en rose”).
2) L’utente Duepuntozero però definiva “tristanzuolo” chi tifasse contro l’Italvolley. Non so se gli verrebbe da abbinare “tristanzuolo” anche a un’icona solare come Silvia Gottardi. C’è in effetti un fondo di tristezza, uno sfoggio di frustrazione, nell’ammettere di dover tifare contro altri in mancanza di gioie proprie; per me non è un problema dichiararlo, ma da parte di un’ex azzurra è quantomeno inusuale tifare apertamente contro un’altra Nazionale...
3) Lo scopo di Gottardi, però, è suonare la sveglia: alla Fip, o chi per essa, perché promuova meglio il suo femminile (suggerisce pure di rendere più sexy le divise; su questo non siamo sicuri di seguirla ma è un dettaglio) e perché si renda finalmente conto che la parte femminile del movimento serve anche a promuovere anche quella maschile (come ci par di notare in questi giorni negli articoli sull'inizio del campionato di volley uomini, nonostante la nazionale sia reduce da una figuraccia); ma anche alle giocatrici e agli addetti ai lavori, affinché ritrovino un po’ d’orgoglio (“siamo fighe pure noi”) anziché fare i cani bastonati che rimpiangono uno splendore ormai tramontato, piangono la morte imminente e si sentono dei cessi in confronto alle gnocche della pallavolo.
4) Sui canestri da abbassare, mettiamo la firma e la controfirma; qui però dovrebbe essere la Fiba ad agire, perché non è che in Italia si può abbassarli se nel resto del mondo restano alti. E siccome non ci pare che il tema sia all’ordine del giorno in Fiba, rimane un’utopia. Resta la validità del messaggio gottardiano per scuotere le coscienze: e in quest’ottica i toni aspri, che hanno suscitato, come dicevamo, l’ira di quelli del volley (Franz Pinotti ha riportato su Facebook una lettera sdegnata da lui ricevuta, per il fatto che i dirigenti del Sanga, rivelava Silvia, hanno esultato per il k.o. con la Cina...), erano probabilmente necessari.

Nella foto: un esempio del dibattito suscitato dal blog di Silvia Gottardi. Qui intervengono ben due azzurre: quella di basket Masciadri e quella di beach volley Menegatti.



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