Ritengo che sia un peccato, dal punto di vista del mercato del lavoro. Per l'utente non lo so, perché se da un lato perde informazione qualitativa, dall'altro guadagna quantità di roba che un tempo avrebbe avuto col contagocce. Io ho il timore che l'informazione sportiva non sia un ambito in cui l'utente sente estremo bisogno di quel "quid" in più di qualità che il professionista gli garantisce, tanto più quando il livello dell'evento sportivo non è di primissimo piano. In parole povere: per una partita di A2 femminile, quanti sentono l'esigenza di un vero giornalista che gli colga quel pizzico di sfumatura in più e scriva in un italiano un po' migliore rispetto all'improvvisato cronista? Vorrei rispondere "tanti" ma non ne sono sicuro.
Stessa cosa vale per i fotografi: varie società ne hanno uno volontario; c'è un'utenza che pretenda quel pizzico di qualità in più che il professionista sa dare, o tutto sommato ci si accontenta, considerando che non siamo né l'Nba né la serie A maschile col relativo tasso di spettacolo da riprodurre bene?
Non intendo tanto distinguere tra comunicati, video e foto (per me sono tutti interessanti), ma tra i prodotti dei professionisti e quelli dei dilettanti, cioè se c'è una differenza tale, nella qualità, per cui l'utenza media sdegni i dilettanti e voglia solo i "pro".
Una volta, o ti abbeveravi ai mass media professionali oppure restavi a secco di qualsiasi eco degli eventi. Oggi qualunque uomo della strada è in grado di produrre e pubblicare, potenzialmente per tutto il mondo (su internet), un'eco dell'avvenimento. Un'eco magari pallida, imprecisa. Ma che può saziare, a mio parere, buona parte del pubblico, che quindi sente meno il bisogno del professionista.
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