domenica 30 aprile 2023

A2 Sud: riepilogo 1° turno playoff & playout

 - Playoff. Tutto chiuso in due gare. Empoli si sbarazza con un certo agio di Savona; in G1 addirittura 60-26 al 30', in G2 un po' più di equilibrio ma comunque sempre avanti con 28 di Peresson e 6/9 da 3. Non avevamo ancora segnalato che Empoli, sul finire della stagione regolare, ha dovuto cambiare straniera perché Cvijanovic è stata richiamata dalla nazionale slovena; al suo posto la ceca Smutna.

Se la vedrà in derby con Firenze che ha partorito l'unica sorpresa contro-ranking (peraltro #5 contro #4): colpaccio 65-66 in G1 con canestro decisivo di Poggio, ma prima 29 punti di M.Rossini con 8/9 da 2 e 4/8 da 3 contro 21 di Botteghi; conferma in G2 con allungo nel 4° periodo, anzi negli ultimi 3 minuti e rotti, perché si era pari sin lì; Obouh-Fegue a 23 + 14 rimba.; Miccio 16 ma solo 2 punti dalla panca per Patti.
Favorita Empoli in semifinale ma occhio che i precedenti stagionali indicano equilibrio nel "matchup".
La Spezia si libera di Selargius in due gare a basso punteggio; G1 è ribaltata nel 4° con un 18-6 (Colognesi acchiappa 16 rimbalzi oltre a 11 punti); più netta la supremazia in G2 in cui spicca l'altra ex-Costa, N'Guessan (13+9).
Battipaglia maciulla Matelica con tonante autorità: +40 in G1 (Ferrari 23 in 22'), +18 in G2 nel giro di 3 quarti (Potolicchio 15). Per le marchigiane comunque un buon campionato, migliorando il 9° posto dello scorso anno quando erano matricola. Si preannunzia una bella serie tra Batti e Spezia, che ha il fattore-campo e un bel gruppo collaudato, ma come caratura individuale si fa preferire la compagine campana, la quale dopo gli innesti in corsa di Crudo e Ferrari ha una batteria notevole di nomi, dalle esperte Cutrupi e Potolicchio all'italo-americana Alford alle giovani Castelli, Milani, Seka e socie.

- Playout. Si salvano Ancona (2-0 su Cagliari, in G1 +1 dopo un overtime; c'è stata anche una polemica perché Maroglio di Ancona avrebbe giocato con 5 falli di cui uno non rilevato; poi G2 meno combattuta, break nel 4°) e Stella Azzurra Roma Capoccia, che dopo aver subìto lo sgambetto in G1 da Vigarano, si rifà andando a vincere in rimonta in casa altrui (20 di Nikolic) e con un perentorio allungo nel finale di G3.
Quindi la serie senza appello è tra Vigarano e Cagliari, due compagini che avevano fatto i playoff lo scorso anno (le emiliane addirittura la semifinale).

sabato 29 aprile 2023

A1, vigilia finale: tra questioni di "voglia" (?) e di resistenza alla pressione

 - Meno male che ci pensano le giocatrici a semplificarti la vita. Se cerchi complesse chiavi di lettura per la finale Bologna-Schio che s'appresta ad iniziare, magari scruti ponderose mappe di tiro per capire quali settori sono più propizi all'una o all'altra; studi i plus/minus stagionali, strogoli ipotesi sull'uso della box and one, della zona pari o dispari, del pick and pop laterale, verticale o diagonale, a quanto pare stai perdendo tempo. Infatti leggi le interviste della vigilia a Zandalasini e Barberis, non proprio due capitate lì per caso, e che ti dicono?

Zanda: "A questo punto e a questi livelli vince chi ha più voglia e noi ne metteremo tantissima".
B.B.: "La chiave? Avessi la risposta saremmo a posto. Conterà solamente chi avrà più voglia, chi ci crederà di più".

Sì, viene da chiedersi: ma è davvero possibile che in una finale scudetto una abbia più voglia dell'altra? Cioè, io capisco che le motivazioni possano essere basse quando giochi contro una squadra modesta in una partita qualunque di stagione regolare, ma in finale qualcuno ha tanta voglia e qualcuno meno? :blink:
In realtà sto scherzando, cioè hanno realmente detto così ma non solamente, però l'accento l'hanno messo su un aspetto mentale anziché tecnico-tattico.
Da parte mia do invece per scontato che la voglia sarà identica per tutte: la Virtus per togliere lo zero dalla casella delle vittorie, dopo aver già perso 3 finali (compresi gli altri trofei) contro Schio; il Famila perché è cannibale nel dna, come abbiamo già lodato: vince, rivince, stravince ma sembra sempre affamato come la prima volta, quando si scrollò di dosso l'aura di club perdente, nel lontanissimo 2005, e conquistò il suo primo scudetto con "FF" (Fabio Fossati) in panchina.

- Credo però che l'aspetto mentale influirà, come dicono le due giocatrici testè citate, ma da un altro punto di vista, cioè quello della resistenza alla pressione. Che stavolta è sulle spalle della Virtus, difficile negarlo. L'attesa da parte della città si percepisce, l'evento è stato spinto benissimo, preparato già durante l'anno dalle dichiarazioni delle massime cariche virtussine (che hanno persino fatto incazzare più d'un tifoso della sezione maschile, perché Zanetti e Baraldi sono parsi interessati più allo scudetto-donne che a quello degli uomini), poi c'è stato il primo posto in stagione regolare in un crescendo di presenze e d'interesse. Ora si attendono 5000 spettatori, forse più, nel tempio del PalaDozza che lo scorso anno, ricordiamo, pur con l'ingresso già gratuito non andò oltre i 3500-4000 astanti, e già sembrava lusso (secondo Maurizio Roveri di Basket Magazine sarà record storico per il femminile italiano: vedi, francamente non ho trovato riscontri storici sicuri). :unsure: Primato o no, resta un gran momento, quello che si sognava tutti quanti quando si seppe dell'ingresso della Virtus a rimpiazzare il neopromosso ma traballante Progresso di Civolani. L'unico rimpianto è la mancanza di una platea televisiva più vasta di MS Channel e dello streaming di LBF, ma è una vecchia questione, inutile rivangare.

- Insomma gara-1 di oggi sarà un grande banco di prova per la tenuta mentale delle "V nere": e la domanda è più che mai la stessa a cui Venezia non ha saputo trovare risposta: contro un'avversaria come Schio, chi è o chi sono le giocatrici in grado di trainare la squadra oltre l'ostacolo, il che significa non solo fare la propria parte individualmente ma ispirare da leader?
Anche Schio, quest'anno, si è trovata di fronte a una situazione di massima pressione per un traguardo storico da raggiungere: parliamo ovviamente di gara-3 dei playoff di Eurolega, quando doveva battere Valencia in casa, nella partita più attesa dalla sua piazza negli ultimi 10 anni almeno; e non ha fallito. Così come non ha fallito le due partite con trofeo in palio, Supercoppa e Coppa Italia. Ora tocca alla Virtus dimostrare altrettanto, dopo aver scuffiato nei due trofei minori, vincendo i quali avrebbe probabilmente attenuato la tensione. Perché se perde anche stavolta rimane a mani vuote e non credo che possano bastare consolazioni del tipo "eh, ma esistiamo solo da 3 anni" o "come ci insegna Antetokounmpo, nello sport non esiste fallimento".

- Sul piano tecnico credo che Bologna sia alla pari di Schio, adesso come adesso, cioè senza Ndour per le arancioni. Le 4 straniere più Zanda fanno un quintetto forse anche superiore a quello avversario: potenzialmente sono in 5 in grado di essere "matadoras" sul piano individuale, a seconda di chi sarà più in serata. Per Schio ora forse ci sono meno carte da cui estrarre l'asso vincente: Mabrey di sicuro, Howard se ha la luna giusta, Keys o Verona magari ma non è il loro status consolidato, quello di prime attrici.
C'è il problema, per le bolognesi, del dislivello tra titolari e panchina ma è possibile che si sia ridotto (le serie contro Crema e Geas non possono dare indicazioni pienamente attendibili).
La Virtus ha sicuramente speso meno energie da un mese a questa parte, diciamo pure molte meno visto che le arancio hanno avuto le F4 di Eurolega e 6 partite sudate di playoff contro solo 4 (e nessuna realmente sofferta).
Altra incognita virtussina è la regia: mentre Schio ne ha in abbondanza (Mabrey, Verona, Sottana), non è ancora chiarissimo chi regga le redini per le felsinee (parlando ovviamente di massimo livello di difficoltà della partita: nei turni precedenti non pesava). Il problema non è da poco perché, senza una regia che orchestri alla perfezione, il potenziale in particolare delle lunghe rischia di non essere sfruttato fino in fondo. In tal senso credo sarà importante il ruolo da regista aggiunta, e di cerniera fra i reparti, da parte di Zanda. Che ha parecchio sulle sue spalle, a proposito di pressione; arriva a questa finale nell'età cestisticamente perfetta, 27 anni. E' il momento in cui deve dimostrare di poter condurre da leader una squadra allo scudetto; non poco ma non è sola e comunque le si riconoscono i mezzi per farlo.

- I bookmakers per stasera danno favorita la Virtus, non di tantissimo ma nemmeno poco: circa 1,60 contro 2,20. Io, come già dissi, di scommettere contro Schio non me la sento (tranne quando giocava contro il Fenerbahce, e 'sticazzi).
Il dato di fatto è che Schio in questa serie dovrà fare quello in cui non è riuscita né contro Campobasso né contro Venezia: vincere in trasferta. Ma se ce la facesse oggi, a sua volta la Virtus dovrebbe passare al PalaRomare, cosa che non è riuscita a nessuno. Anche per questo, e per il fatto che quest'anno si giochi al meglio delle 3 gare, quella di stasera vale grasso colato, se non oro zecchino.



giovedì 27 aprile 2023

A1, semifinale G3: Schio è Schio, Venezia no

 - Non c'è niente da fare: razionalmente puoi ripeterti mille volte che "nei playoff ogni partita fa storia a sé"; puoi scrivere (come in effetti avevo fatto) qualcosa tipo "mai scommettere contro Schio in una gara-3"; ma quando vedi una squadra sulle ginocchia farsi scartavetrare dall'avversaria, emotivamente non riesci a immaginare che nel giro di 3 giorni possa cambiare tutto.

E invece va proprio così: il collasso delle arancio era solo temporaneo; ancora una volta, spalle al muro, trovano energie dal fondo del serbatoio, o perlomeno riescono a mettere in scacco l'avversaria, che non sa premere il grilletto quando sembra avere la tempia delle scledensi a portata di sparo.
La sua parte la fa sicuramente il PalaRomare; lì, nel suo fortino, è come se un'aura moltiplicasse le forze scledensi e fiaccasse quelle altrui. Non è un caso se l'altalenante Famila di questi playoff ha sempre vinto dentro (4-0) e perso fuori (0-2); e come si ricorderà, pure nella finale-scudetto perduta nel 2021, contro una Venezia più gagliarda, le arancio cedettero netto 3 volte su 3 al Taliercio ma riuscirono, con le unghie e con i peli, a strappare le due in casa.

Tredici finali consecutive, più tutti i trofei minori che sfuggono solo ogni morte di papa; certo, col primo budget d'Italia si parte avvantaggiati, però, crisbio, non è che bastino i soldi per vincere 99 volte su 100 quando conta (chiedere a Milano maschile, per quanto il paragone valga solo fino a un certo punto). C'è un ambiente, io credo, sia a livello di pubblico sia di società, che riesce a mettere la pressione giusta, e cioè non ti permette di sentirti appagato, ti dà l'idea che c'è sempre qualcosa in più da conquistare, ma senza stressarti con lo spettro del fallimento. Poi evidentemente vincere aiuta a vincere e fa da calamita per altri successi, così come, per le avversarie, continuare a sbattere la testa contro il muro di Schio mette tarli che rodono nella testa quando si arriva al dunque.
Fatto sta che Venezia, due volte quest'anno, ha battuto Schio, ma le due volte in cui c'era l'obiettivo grosso in palio (finale di Coppa Italia e questa gara-3) ha giocato molto peggio della volta prima, quando evidentemente la testa era più sgombra.
Si può discutere, come leggo che si sta facendo, se Mazzon doveva far giocare più in velocità le sue, per sfiancare Schio, dare più minuti a Tizia e meno a Caia, ma è uno sterile confrontare i fatti con le ipotesi, col presupposto di fondo che l'allenatore di turno sia uno strano incrocio tra un somaro e un masochista. :blink: Chiaro che il coach azzecca qualche mossa e ne sbaglia altre, ma la vedo in modo più semplice: stanca o meno, Schio ha più giocatrici affidabili nei momenti di massima pressione (nonostante manchi Ndour che sarebbe una di quelle), mentre Venezia ha tante buone giocatrici ma nessuna che ti offra la garanzia di traghettare la squadra oltre le difficoltà, contro una Schio, o contro un Galatasaray, eccetera. Né fra le straniere né fra le italiane. Cioè: occasionalmente più d'una di loro lo può fare, ma è come tirare un dado.
L'occasione grossa per fare il colpo in trasferta, questa era la sensazione alla vigilia della serie, sarebbe stata soprattutto gara-1, con Schio reduce dalle Final Four; e così è avvenuto. Gara-3 è finita di 5 punti ma, a ben guardare, Venezia da metà 2° quarto, non è mai stata avanti e non ha mai dato realmente la sensazione di prendere le redini. Fatto sta che se esci sconfitto da una serie in cui la differenza-canestri (se mai contasse) è +16 per te, è dura consolarsi con le solite frasi "a testa alta", "dato tutto", eccetera. E' un'occasione gigante non sfruttata. :|
Peccato per la Reyer, perché è un gruppo che si è fatto amare (anche in gara-3 tanti al seguito), però in tutte le competizioni le è mancato qualcosa sul più bello. Amen, può essere un buon punto di partenza se fa le mosse giuste in estate per rafforzare senza stravolgere.

Cronacuccia. Se fosse una partita di calcio, sarebbe una di quelle bloccate sullo zero a zero con scarsi o nulli tiri in porta; ma è basket e un po' si segna, ma poco poco, in un 1° quarto in cui Schio sembra ancora imballata come in gara-2 ma Venezia ha perso tutta la baldanza che aveva sabato ed è contratta come una corda di violoncello; al 10' si è su un risicato 9-10, fissato da Nicolodi. Sono più gli spalti, strapieni (2800 spettatori dichiarati; probabile l'esaurito anche senza ingresso gratuito), a offrire spettacolo.
Secondo quarto più frizzante e, direi, di peso psicologico notevole, anche se non sbilancia il punteggio. Ma è il momento in cui si capisce che la supremazia di gara-2 per Venezia è evaporata. All'inizio della frazione, infatti, le suddite del doge (ancora prive di Fassina) fanno un minibreak con Pan e Villa, la quale appare con la verve dei giorni migliori, dopo due gare offensivamente opache. Da 13-19 per le ospiti, però, s'accende Verona che segna 9 punti cruciali per ribaltare l'andamento (parziale di 13-2), compreso un arresto-e-tiro in transizione che danza sul ferro ed entra, a mo' di segnale del destino. A sua volta Venezia reagisce con Shepard e Kuier (uno dei pochi loro lampi di giornata) ma Schio va sul 28-26 all'intervallo.

- La ripresa sarà tutta una serie di allunghini di Schio e rimontine di Venezia, sempre senza vera continuità da parte degli appannati attacchi; casomai ancora fiammatine individuali a turno.
Nel 3° quarto Schio va sul 35-28; Villa torna a farsi sentire (35-34) ma si segna davvero poco, 11-10 nella frazione, ed è 39-36 al 30'.
Ogni scenario è possibile, anche quello di un crollo repentino di Schio per sfinimento. Invece no, avviene il contrario. Il Famila allunga con Sventoraite (discreto fattore stavolta), Sottana con un triplazzo e la consorte Mestdagh dalla media: 48-38 a soli 5'30" dalla fine.
In perdurante latitanza delle straniere veneziane, è Santucci, fin lì imprecisa, a riprendere la partita per i capelli, con 6 punti; sul 48-46 a 4' dal gong, tutto si riapre di nuovo. Ma per l'ennesima volta Schio "under pressure" reagisce da par suo: triple di Howard e Verona mentre nel contempo Villa e Yasuma da 3 sbagliano: sul 56-48 a -1'15" le sorti della serie sono segnate.
Il forcing finale di Santucci e Kuier lenisce lo scarto al 62-57 finale, dando l'idea di un equilibrio maggiore di quello che in realtà c'è stato.

Marcatrici: per le regine che non abdicano, Mabrey 17, la più costante anche se con 5/15 al tiro (era stata male di stomaco nei giorni precedenti, ha svelato Dikeoulà nel dopo-partita); Verona 12; Howard, Sventoraite e Keys 8; per le sfidanti che non sfondano, Santucci 11, Shepard 9 con 3/10 (ahi ahi), Villa 9, Kuier 8 (uhi uhi),

Nella foto: Shepard fermata dalla difesa di Schio.


martedì 25 aprile 2023

A1, semifinali & playout G2: Bologna concretizza, Venezia s'elettrizza, Moncalieri condanna Valdarno

- Davide batte Golia ma solo nella Bibbia; o perlomeno, nel basket femminile succede di rado (Lucca contro Schio nel 2017, per esempio). Non è stato il caso della semifinale tra Bologna Geas: 2-0 per le felsinee che dopo il +15 in casa erano a +15 anche in gara-2 prima dell'orgogliosa reazione sestese negli ultimi 3 minuti, che ha lenito lo scarto a un onorevole 67-75. Bella atmosfera nel piccolo PalaNat stracolmo (450 presenti ufficiali), che sogna un'impresa a discapito delle solite armi impari (sempre fuori Begic, ma non è che con lei si fosse 50-50%...); e l'inizio delle Zanottiane è arrembante. Moore, che completa un playoff di altissima qualità, Trucco (poi spentasi alla distanza) e Gorini colpiscono a martello sia dalla media che da sotto; la Virtus inizialmente sembra prendere le misure attendendo sorniona che la fiammata casalinga s'esaurisca. Il Geas tocca due volte il +7 (17-10, 21-14), poi a fine 1° quarto si riavvicina Bologna con una tripla della mascherata Pasa e un contropiede + aggiuntivo di Laksa sulla sirena (23-21).

L'ultimo vantaggio rossonero è un 25-24 a inizio 2° periodo con uno dei non molti guizzi di Holmes; poi c'è il primo minibreak ospite (26-32) che il Geas apprezzabilmente annulla (32-32 con Dotto); si è a metà 2° quarto e da lì scatta il frangente decisivo. Anche se Rupert esce per un problema fisico e non rientrerà, è troppo il ben di Dio a disposizione di Ticchi per non scavare, prima o poi, il solco, cosa che avviene. Non solo con l'attacco, dove Zandalasini e Laksa segnano da fuori pure con mani in faccia e fuori equilibrio, ma direi soprattutto in difesa: mentre all'inizio il Geas arrivava con buona costanza a conclusioni da sotto o dai 3-4 metri, ora viene sistematicamente stornato dall'area e costretto a tiri quasi mai buoni. Risultato? 3/15 dal campo per le locali nel 3° quarto, parziale di 7-20 e il sipario cala sulla partita e sulla serie (45-64 al 30').
Non che questo impedisca di assistere ancora a spunti interessanti. Si fa apprezzare capitan Arturi con un assist e due liberi trasformati da rimbalzo offensivo. Bologna resta però in ampio controllo sino a poco meno di 3' dal gong finale (60-75) quando due triple di Holmes e Gorini, più un libero di Holmes, quasi dimezzano lo scarto e, scherzando col fuoco, la Virtus potrebbe persino rischiare, se due volte dall'arco per il meno 5 il Geas non mancasse il bersaglio. Anche se sarebbe probabilmente stato troppo tardi.
Finisce comunque con tanti applausi per ambo le compagini; la più forte va in finale; la meno forte si gode una stagione in cui ha ottenuto il massimo piazzamento possibile, vincendo il campionato delle umane.
Moore 24 punti, Gorini 15 per le battute (l'acciaccata Panzera si ferma a 1/8 dal campo); Laksa 21 con 6/6 da 2 e 3/8 da 3, Zandalasini 16, Parker 12 per le vittoriose. Zanda, che stacca il biglietto per la sua seconda finale-scudo consecutiva passando sul campo che l'ha vista crescere, si fa apprezzare per un magistrale bilanciamento tra soluzioni in prima persona, coinvolgimento delle compagne nei momenti giusti, e applicazione difensiva.

In conferenza-stampa, interessante in prospettiva quanto detto da Zanotti sui progetti già avviati di un nuovo palazzetto per il Geas, in mancanza del quale non se ne parla di fare le coppe europee (ha detto lei stessa). In effetti, riflessione a margine, una finale-scudetto in una palestrona con quadro svedese, pertiche (o corda? Boh, forse entrambe) e spalliere in bella vista, invece che al PalaDozza, nel caso avesse vinto la serie il Geas, sarebbe stato un attimino riduttivo, diciamo così, anche se il risultato è legittimo sovrano, non la capienza dell'impianto. :shifty:

- Ostregheta, che legnada. Venezia pialla Schio (76-51) e pareggia la serie. Potrebbe anche mordersi le mani, in realtà, la Reyer, perché ha dominato 7 quarti su 8 (detta un po' all'ingrosso) ma si trova sull'1-1 con la "bella" in casa avversaria, e non scommetteremmo contro le pluri-titolate arancioni, per quanto sembrino con le gomme sgonfie, e a quanto pare senza Ndour definitivamente (dall'altra parte out Fassina ma dovrebbe essere recuperabile). L'incognita non è solo sulle energie psico-fisiche che il Famila possa o non possa recuperare, ma anche sulla forza mentale delle orogranata: come già dicemmo, mettere Schio spalle al muro è un conto, giustiziarla un altro. E da due anni in Italia non ci riesce nessuno (pochi anche prima, ovviamente).
Certo è che il Taliercio fremeva elettrico, sabato, con 2511 spettatori, come non avveniva da anni (ovviamente quelli del Covid, ma anche quelli subito prima, in cui le presenze erano calate rispetto ai tempi migliori): questa squadra di giovani o semi-giovani in cerca di gloria piace, appassiona, si fa seguire nonostante a volte sembri smarrire il bandolo e anche la matassa. Stavolta ha fatto tutto benissimo, soprattutto dal 2° quarto in avanti: inizio infatti alla pari, con una rediviva per parte: Yasuma e Howard (18-16 al 10'). Poi già la svolta, in una staffetta di protagoniste per Venezia: prima Kuier e Shepard, poi Pan, infine Santucci con 6 punti di fila per lanciare il 40-28 all'intervallo. Il tutto senza segnali di reazione da Schio, nemmeno nel 3° quarto, sostanzialmente di stallo (54-40 al 30').
Si è a quel punto in una situazione simile a gara-1, ma stavolta nessuna scintilla s'accende per le arancioni (in blu, per la verità); una tripla di Delaere e un tecnico a Sottana spingono, anzi, la partita verso la sua direzione definitiva, quella di Venezia; a togliere ogni dubbio provvede Pan con due triple (70-51 a 4' dalla fine). Perso per perso, Schio evita di sprecare altre risicate energie e incassa un meno 25, ché tanto la differenza-canestri nei playoff non conta.
Kuier 17+10 rimba, Santucci 16, Shepard 14+11 rimba, Pan 10, Yasuma 9 per le gagliarde; Howard 15, Bestagno e Keys 9 per le travolte. Martedì 25, ore 18, il mondo sarà sintonizzato su MS Channel per scoprire se sarà rivoluzione o ennesima restaurazione del potere costituito. :blink:

Moncalieri salva in carrozza: dopo il +31 in gara-1, stavolta fa +18, ma in realtà già +25 in tre quarti, e chiude 2-0 su S.G. Valdarno. 20 punti di Mitchell, 18 di Tagliamento al quale va il nostro applauso per come ha saputo raddrizzare la storia della sua stagione, che sembrava tristemente segata dall'infortunio e invece ha avuto la salvezza da protagonista come lieto fine.
Le toscane tornano subito in A2 (almeno sul campo, poi si vedrà); non avevano demeritato nelle prime due gare con Faenza, poi un repentino e irreversibile crollo con 3 scoppole. Obiettivamente, è retrocesso chi nell'arco della stagione ha fatto meno (compresa Brescia).

Nella foto: Bologna festeggia dopo gara-2 a Sesto.


giovedì 20 aprile 2023

A1, semifinali & playout G1: spreco Venezia, 5000 spettatori in due sere, Tagliamento torna bum-bum

 - Bologna-Geas. Le forze in campo erano impari, con Begic in ospedale per essere operata al piede infortunato; è vero che il Geas con lo stesso assetto a 2 sole straniere ha eliminato Sassari, però la Virtus è di un altro livello. Giocare a viso aperto e ritmi garibaldini, come nelle due gare con le sarde, sarebbe stato un suicidio per Sesto, a meno di percentuali clamorose proprie e pessime altrui; e infatti Zanotti in questa G1 punta su gioco controllato, subire meno contropiedi possibili, appiattire il punteggio in modo che non si crei quello scarto che ti ammazza. La strategia in parte riesce, perché Bologna inizia contratta, il Geas scatta 0-7 dopo 1'30" e anche se nel resto del 1° quarto la Virtus ingrana e fa 18-6, è solo di 5 il distacco al 10', e così anche verso metà 2° periodo. E' una partita che non decolla, di quelle in cui la squadra più forte va a sprazzi e ciò nonostante tiene un margine tale da non correre troppi brividi, mentre la più debole non crolla ma nemmeno dà la sensazione di poterla riaprire.

All'intervallo è 37-28 con Dojkic a quota 12, la più sopra le righe; di là servirebbero alternative a Trucco e Moore, qualcosa arriva da Panzera e Gorini (che tira male ma smazza 6 assist e prende 9 rimbalzi) ma Holmes, Dotto e Bestagno fanno 0/16 sommate, ed è chiaro che non può bastare contro il ben di dio a disposizione di Ticchi, il quale pur senza brillare allunga (46-33 al 30') e arriva in porto placido (64-49) con 18 di Dojkic, 12 di Parker, 10+16 rimba di Rupert, 8+10 di André; ancora a basso voltaggio offensivo Zandalasini (che si distingue per un paio d'assist-show) come già nella serie con Crema. Per le battute, Moore 15+10 rimba, Trucco 10+8, Panzera 10; solo 3 punti dalla panchina ma obiettivamente le risorse sono risicate.
La serie si può riaprire? La logica direbbe di no; è vero che il Geas in casa sua può tirare molto meglio del 29% da 2 e 20% da 3 avuti al Paladozza, ma anche Bologna ha margini di miglioramento ampi, col potenziale che detiene. Su 3 precedenti stagionali, questi 15 punti sono stati lo scarto minimo. Servirebbe qualche variabile di stampo più emotivo che tecnico, probabilmente.

- Schio-Venezia. Se non vinci quando le tue avversarie sono palesemente scariche dopo le F4 di Eurolega, non hanno Ndour, c'è Howard in modalità fantasma, e tu sei in pieno controllo per 3 quarti... c'era di che da tirar capocciate contro le pareti degli spogliatoi, da parte della Reyer, dopo essersi fatte scappare una vittoria non dico in tasca, perché a Schio non sei al sicuro neanche a +20, però molto probabile se le gondole a vela (esistono?) del doge Brugnaro non avessero scuffiato pesantemente anziché assecondare il vento che le stava spingendo in porto. :o:
Riavvolgendo il nastro: si vede subito una Venezia con più energie; vispe le tre straniere Delaere, Kuier e Shepard (Yasuma non perverrà neanche stavolta) nello scatto sul 4-14 al 5'; prova un paio di volte a ricucire Schio con Mestdagh e Sottana, poi Verona, ma arriva un secondo strappo lagunare nel finale di 2° quarto con il trio estero di cui sopra (27-39 al 20').
Nell'intervallo la domanda è se il Famila avrà energie per tornare rombante dagli spogliatoi e svoltare la partita, oppure no. E nel 3° quarto pare di no, anche se dopo lo sprofondo sul meno 14 (32-46 al 25') una reazione effettivamente c'è, guidata dall'ormai solita Keys; ma Venezia si riporta a +11 con Santucci in avvio di 4° periodo (42-53 al 31').

Poi che è successo? Well, un parziale di 22-6 con tante possibili spiegazioni, ma ne scelgo due:
1) Venezia stava più raccogliendo i cocci di Schio che dominando per meriti propri (per quanto ovviamente avesse prodotto qualcosa di buono), per cui quando le arancioni hanno alzato il proprio livello, quello della Reyer non è più bastato;
2) mentre per il Famila ci sono tante che possono decidere una partita del genere, e in tanti modi diversi (c'è chi può segnare tanto, come Mabrey, Keys o nell'occasione Mestdagh; chi segna poco ma mette intensità feroce come Crippa e Bestagno, chi magari soffre 39 minuti ma poi decide tutto con un canestro di classe, intendo ovviamente Sottana), per Venezia invece non si è ancora capito a chi ci si possa affidare quando si scatena la tempesta, perlomeno quando dall'altra parte c'è Schio, visto che, a essere onesti, sia in Eurocup che in semifinale di Coppa Italia le Mazzoniane hanno vinto battaglie d'elevato livello di difficoltà.

Teorie a parte, ecco i fatti: da quel meno 11 scattano 4 minuti di fuoco in cui segnano, in staffetta mirabile del collettivo, Bestagno, Verona, Mestdagh, Keys e infine 4 punti Mabrey: nel frattempo Bestagno entra sotto pelle a Shepard che non ne azzecca più una e insuffla il nervoso a se stessa e alle compagne: è parità sul 55-55 a 5' dalla fine, chi l'avrebbe detto fino a poc'anzi?
Non è, però, che il ringalluzzimento scledense duri in eterno: per 2 minuti non si segna più e la bilancia resta in bilico; Kuier, la migliore delle sue, riporta avanti la Reyer (55-57 a -2'45") ma è ultima volta: arriva un 6-0 di Mabrey, Sottana (canestrone sullo scadere dei 24", in arresto-e-tiro dai 6 metri) e Bestagno (dal post basso): 61-57 e siamo già nell'ultimo minuto.
E' Villa a giocarsi i palloni decisivi per Venezia: prima fa 2/2 ai liberi, poi però, dopo un fallo in attacco di Mabrey, è sfortunata sulla conclusione per il pari a -4": incursione a centro area, tiro in arrampicamento sulla chiusura di Keys, palla due o tre volte sul ferro ma non entra. Keys sigilla dalla lunetta (63-59). "E tutto va come deve andare", chioserebbe Max Pezzali. Quante volte abbiamo visto lo stesso film, da una dozzina d'anni a questa parte? Schio spalle al muro, poi un paio di canestri accendono la scintilla, improvvisamente l'ambiente diventa una bolgia, le arancioni si gasano tutte, le avversarie s'imparpagliano tra errori e recriminazioni, sorpasso e tripudio scledense. Incredibile come passi il tempo ma si ripeta identico il copione.

Keys 15 punti, Mestdagh 14, Mabrey 13 per le sempiterne (Howard zero); Kuier 19, Shepard 12, Delaere 9 per le beffate; 24-9 i punti dalla panchina per Schio; pesano per Venezia il calo finale delle straniere e le prestazioni nel complesso scolorite di Madera, Santucci, Villa, Pan, Cubaj in parte Fassina, insomma l'ossatura italiana, proprio nella serata in cui serviva il passo in più e c'era il terreno fertile per farlo.
Cosa succede adesso? Uno scenario probabile è: Schio recupera le forze che non poteva avere in G1, Venezia ancora sotto shock per l'occasione buttata, 2-0. Ma se le energie scledensi (e Ndour) non ritornano, e la Reyer razionalizza capendo di aver perso una battaglia ma non la guerra, in casa propria può fare 1-1 e poi riprovarci in terra nemica.

- Alle due G1 di semifinale hanno assistito 5200 spettatori circa (3168 ufficiali a Bologna, 2000 spannometrici a Schio). Sì, va bene, l'ingresso gratuito, ma davvero crediamo che ci siano nugoli di persone così pitocche o malmesse che, se devono pagare 10-15 euro per una semifinale, non vengono, mentre se è gratis corrono come mosche al miele? <_< Se non c'è interesse la gente sta a casa anche se è gratis, specie se in tv c'è roba sportiva di richiamo come i due quarti di finale di Champions calcistica con le italiane. Mi sembra quindi un ottimo dato, non il primo segnale di un rialzo delle presenze sulle tribune del nostro femminile, in un periodo favorevole all'afflusso di pubblico agli eventi sportivi e non, dopo 3 anni di limitazioni per Covid. Una finale con la Virtus potrebbe, stavolta, toccare anche le 5000 unità.

- Moncalieri-S.G. Valdarno: nella serie-paura, gran rimbalzo per Moncalieri che dopo l'orrendo primo tempo in G3 con Lucca sotterra le aretine con un +19 nei primi 20' e addirittura un +31 finale (80-49). Mvp Tagliamento, la quale, ricordiamo, è tornata nell'ultima giornata di stagione regolare dopo 20 gare di assenza, e per l'ennesima volta in carriera pare risorta; ha segnato 25 punti con 3/4 da 2 e 6/8 da 3.

Nella foto: la cornice del PalaDozza e un'immagine emblema di Schio-Venezia

martedì 18 aprile 2023

A1 e A2: i verdetti del weekend in attesa delle semifinali-scudetto

 Esaurita la sbornia praghese, torniamo fra i patrii confini, dove tra stasera (martedì 18) e domani iniziano le semifinali-scudetto:


Bologna-Geas. La Virtus sarebbe naturale favorita anche contro un Geas al completo, senza Begic lo è ancora di più (4 straniere contro 2), sebbene le Zanottiane già senza di lei abbiano eliminato Sassari. Però qui l'asticella della difficoltà si alza parecchio. Cosa può cambiare l'esito di una serie sbilanciata? Well, forse una prestazione strepitosa del Geas in gara-1 in corrispondenza di una negativa della Virtus (vuoi per sottovalutazione involontaria, vuoi per eccesso di tensione, sa Iddio) e poi sull'entusiasmo chiudere in gara-2 nel fortino di casa, dove non è facile per nessuno, almeno nei playoff visto che obiettivamente in stagione regolare Schio, Venezia e Bologna hanno spadroneggiato a Sesto.

Schio-Venezia. Qui l'incognita principale è su come esce Schio dall'impegno praghese. Chiaramente benissimo se si tratta di fiducia acquisita (casomai ce ne fosse bisogno), di consapevolezza, di affinamento ulteriore dei meccanismi al massimo livello di difficoltà. Non è detto che sia lo stesso, però, quanto a energie fisiche e mentali dopo un dispendio così intenso: non è scontato rimettersi subito in gioco contro una squadra forte che si sta focalizzando al 100% da una settimana su questa partita, mentre Schio forse ci pensava nei ritagli di tempo ma forse nemmeno. Gara-1 può essere la trappola.
Quanto a Venezia, la domanda è: dopo la scoppola in finale di Coppa Italia è in grado di annullare il gap, sia di testa che tecnico, nel giro di poche settimane?

Intanto il weekend (partendo da venerdì) ha emesso verdetti significativi che vo a riepilogare a volo d'uccello:

- la pellaccia in A1 la salverà solo una tra Moncalieri e Valdarno, avversarie nell'ultimo calvario-playout. Il 1° turno ha visto Faenza e Lucca scampare, ambo per 2-1 rispettivamente contro le aretine e le torinesi. Strano l'andazzo della serie Monca-Lucca, con un dominio in G1 per le piemontesi (+21), poi totalmente ribaltato in G2 (+19 tosco) e in G3 con un impensabile 25-50 all'intervallo. Ma nel complesso dopo l'innesto di Lisowa-Mbaka ci stava che Lucca fosse superiore, alla lunga.
Faenza ha vinto con molta sofferenza G1 (55-50, Hinriksdottir top scorer), ha perso un'altrettanto tirata G2 (nonostante 17+22 rimba di Kunaiyi-Akpanah, ma di là tripla doppia per Garrick: 19+10 rimba+ 14 falli subiti), ma in G3 è scappata via presto e non s'è fatta avvicinare (+18; Policari top scorer; Pallas "solo" 19 carambole stavolta). Anche qui il verdetto più pronosticatile.

A2 Nord: il primato di Milano era già sicuro (il Sanga ha chiuso con un 24-2 di bilancio che sarebbe quasi da record se Crema lo scorso anno non avesse fatto 26-0 e Broni 2016 idem), la retrocessione di Pall. Bolzano idem, restava da decidere quasi tutto il resto; i verdetti principali sono che Castelnuovo, Costa e Udine si piazzano 2^, 3^ e 4^ (ma solo per la vittoria di 1 punto di Caste su Udine); che Mantova va ai playoff (8^), BC Bolzano si salva diretta grazie alla vittoria su Trieste, e Carugate resta col cerino in mano, ovvero da speranze di playoff o almeno di 9° posto scivola ai playout, in modo invero beffardo, perché avviene a parità di punti con la suddetta Bolzano, e a parità anche di scontri diretti, ma per un peggior quoziente-canestri generale.
Da notare l'abisso bestiale, in questo girone, tra le prime 4, che han fatto un campionato tra loro, e il resto della concorrenza: Udine quarta a 40 punti, Broni quinta a 24.

- A proposito, sabato mi sono recato ad assistere a Costa-Carugate, in cerca di "emozioni veri", come diceva quel tale italo-inglese del Grande Fratello tanti anni fa, però onestamente sul 17-2 per le padrone di casa dopo metà 1° quarto si era già capito chi vinceva. <_< Devastante Brossmann, davvero una bella pesca per il club, e come già successo a varie sue straniere è cresciuta durante la stagione. Carugate si è fumata la salvezza diretta con un marzo tutto ombre e zero luci, in cui ha perso scontri diretti in serie e ha avvicendato l'allenatore.

A2 Sud: anche qui si sapeva già la prima, Empoli (22-4 il suo bilancio); seguono Spezia, Battipaglia e Patti nell'ordine. A Savona l'ultimo ticket-playoff, Umbertide salva diretta; si sapeva già di Roseto condannata.

Eurolega: il trionfo del Fener, l'immensità di Stewart, la festa "mundial" di Schio

 - Nella seconda semifinale Mersin offriva un'impressione di forza ben più di quanto avesse fatto il Fener. Il pubblico praghese (2.500 spettatori, pari alla capienza del non ciclpico impianto) assisteva mesto a una sculacciata inflitta dalle ottomane alle proprie beniamine, staccate sin da fine 1° quarto (11-20); per la verità non senza un riavvicinamento tangibile tra fine 2° periodo (40-44) e inizio terzo; ma l'aggancio non si concretizzava mai; Praga segnava appena 9 punti in ciascuna delle due frazioni finali; e quando il Cukurova scappava a +16 in avvio di 4° periodo, con Crvendakic protagonista, calava il sipario su una partita decisamente con meno pathos rispetto a Fener-Schio (58-78).

Si avevano Hayes con 19 punti, Crvendakic con 16+12 rimb., Williams con 16 per le trionfanti, Vukosavljevic (ex Ayayi) con 15 e Brionna Jones con 14 per le battute.

- Nell'intercapedine fra semifinali e finali venivano nunziati i premi individuali della stagione: Meesseman incoronata mvp (nulla di regalato ma forse Stewart, "solo" primo quintetto senza premio assoluto, avrebbe vinto se avesse giocato più partite), per Schio solo un posto nel 2° quintetto con Mabrey e, però, il premio di miglior allenatore a Dikaioulakos, a testimonianza che è stato valutato un gran lavoro collettivo quello del Famila.

- Della finale 3° posto si dice solitamente che è un'inutile rottura di palle. In effetti lo è, ma non se le due contendenti l'affrontano come fosse la loro finalissima, in un ambiente carico visto che c'era la squadra di casa, e con un finale clamoroso. Schio a lungo continua sul livello sciorinato contro il Fener, comanda con margini in doppia cifra, subisce poi la rimonta di Praga che va anche davanti; spezzafiato quel che succede negli ultimi 20 secondi, da 54-54, con Mabrey che si beve il campo, braccata da un'avversaria che però lei tiene a bada col suo fisico notevolmente toro, per poi depositare a canestro con un appoggio a tabellone di biliardesca maestria.
Prodezza però vanificata da Oblak, che dopo il timeout realizza in sospensione da centro area depistando la guardia da mastino di Crippa; quindi 56-56 a -5".
Altro timeout; rimessa Schio, palla a Sottana che non s'intende con Howard; Vukosavljevic intercetta ma nel ripartire sbatte contro Mabrey (che come detto non è un fuscello) e ruzzola a terra; gli arbitri non fischiano, probabilmente per non decidere la partita con un "fallo di confusione"; la palla finisce in mano a Sventoraite, appostata lì per puro caso; l'ex Sventurata raccatta e tira dall'arco, con stile poco ortodosso, ma incredibilmente la palla sbatte contro la tabella ed entra sulla sirena (59-56).
Schio si fa mucchio selvaggio, festeggiando come se avesse vinto il titolo, non solo europeo ma mondiale; l'allenatrice praghese Hejkova, con aria da vecchietta inacidita, rifiuta di stringere la mano a Dikaioulakos perché, fa segno, ci vuole l'instant replay; ma è palese che il tiro è buono, ancorché frutto di culatello bestiale, tanto più se si considera che Sventoraite non aveva ancora tirato da 3 in stagione. :blink:
Comunque è sorte meritata per Schio, che col bronzo ottiene tangibile ricompensa di quanto fatto: quasi alla pari col Fener delle dive e battuta Praga in casa sua. Come già dopo gara-3 con Valencia, che sancì la qualificazione alle F4, difficile restare indifferenti alla gioia di Sottana, che ha trovato finalmente le soddisfazioni internazionali a lungo inseguite, sebbene non ancora un trofeo.

- Ma intanto c'era la finale turca sul palcoscenico boemo. Ci si arrivava con l'idea che "se giocano come in semifinale", Mersin era favorita o almeno il pronostico era incerto. Alla faccia: è stato un massacro mai visto, +39 per il Fenerbahce, massimo scarto di sempre per una finale di Eurolega (battuto il +35 della Stella Rossa su Budapest, anno 1979). :o: Che è successo? Azzardo tre spiegazioni, forse tutte concomitanti:
1) Final Four vuol dire due partite al massimo livello di difficoltà da giocare in 3 giorni; non è una norma, ma anche per le più forti è quasi impossibile confezionare due grandi prestazioni a distanza così ravvicinata; se spari le cartucce migliori in semifinale, rischi un calando in finale; viceversa, se la sfanghi in semi pur senza brillare, hai serbato il meglio per l’ultima partita. Non è per sminuire Schio insinuando che il Fener si sia risparmiato a bella posta, ma anche non volutamente il Fener di domenica era di un altro livello rispetto a quello di venerdì.
2) Mersin è modellata a specchio del Fener, ovvero una congrega di stelle che può anche giocare bene, e lo ha fatto da quando è arrivato l’attuale coach a stagione in corso; ma mentre una Schio può opporre al Fener il proprio diverso modo di essere, meno affidato alle lune dei fenomeni e più basato sul collettivo, una Mersin, nel momento in cui i propri assi sono surclassati da quelli altrui, affonda nell’impotenza totale.
3) Breanna Stewart. Incredibile come in un contesto del genere, crema della crema, sia riuscita a sembrare di un’altra galassia. Quel telecronista sudamericano del "barrilete cósmico! De que planeta viniste?”, quando Maradona segnò il famoso goal in slalom, anziché al Pibe argentino l’avrebbe dedicato a Breanna; -_- gli U2 avrebbero cantato per lei la loro “The Unforgettable Fire”; meno poeticamente gli organizzatori avranno chiesto un sovrapprezzo ai presenti, per lo spettacolo-bonus che ha offerto l’ala gialloblù, soprattutto nei primi 12 minuti, o meglio ancora nei 6’ a cavallo tra 1° e 2° quarto, in cui si è impadronita della partita e l’ha rasa al suolo, segnando 18 punti contro 5 delle avversarie. Di solito quando si commenta “mai visto una roba del genere” si pecca di memoria corta, ma qui si rischia di aver ragione.

Cronaca spicciola, ché la notte è fonda. Tanto si fa presto. Fino al 14-12 dopo 6 minuti sembra una partita normale. C’è poi un’entrata di Vandersloot con poca difesa di Mersin. Poi inizia l’uragano-Stewart (che aveva comunque già prodotto 6 punti sin lì) con una tripla dal fronte sinistro, subendo fallo: 3+1. Ne mette un’altra dalla stessa posizione (senza fallo) poco dopo. Il Cukurova accusa il colpo, nessuna delle sue stars appare in serata. Stewart insiste, arriva a 17 punti a fine 1° quarto, il punteggio è 29-17, break già consistente ma recuperabile, se Mersin avesse nerbo.
Invece viene tutto ucciso da un altro minuto e mezzo di fuoco da parte dell’aliena. Segna da 3 in “step back” con l’avversaria addosso; mette due liberi; segna dall’altezza della lunetta dopo aver sgomitato per ricevere. Punteggio: 36-17; Stewart 24 punti. Le fanfare della mandria gialloblù sugli spalti (qualcuno probabilmente in comodato gratuito dalle patrie galere, a giudicare dai ceffi) :angry: possono già suonare a festa.
Peraltro Breanna a quel punto va a sedersi in panca e le compagne martellano con altrettanta ferocia, quasi a ricordare “ahò, semo fenomeni anche noi”. In particolare McBride, unica sottotono fra le stars del Fener in semifinale, stavolta picchia duro da 3 e mette i chiodi nella bara di Mersin: 57-24 all’intervallo, pazzesco.

- Nella ripresa nessun sussulto delle blu-arancio, ma del resto 33 di scarto erano oltre qualsiasi possibilità di recupero; ed è arduo combattere nella certezza di perdere. Si mettono in evidenza anche le turche del Fener (giusto dirlo visto che avevamo annotato la loro insignificanza contro Schio), poi coach Marina nel finale rimette le titolari e Stewart arrotonda il suo bottino, sbagliando solo la ciliegina che sarebbe valsa il 101° punto alle sue, le quali si accontentano, bontà loro, di un 99-60 che è comunque record di punti segnati in finale.

Marcatrici: Stewart 35 con 5/12 da 2, 5/5 da 3, 10/11 ai liberi; :woot: McBride 16; Sabally e Cakir 11 per le trionfanti, che hanno tirato 23/47 da 2 e 12/21 da 3 con appena 8 perse; in 4 a quota 10 per le sotterrate, senza nessuna, come detto, in grado d’incidere.

- E dunque il Fenerbahce ha sfatato, ed era ora, il tabù dell’Eurolega dopo 8 partecipazioni infruttuose alle F4 (4 finali e 4 semifinali); si è affidato, dai e ridai, alle persone giuste, essenzialmente Stewart, Meesseman e coach Maljkovic; con un ringraziamento al bando delle russe, ma se c’era un club che meritava (se non altro per la perseveranza nel buttare… ehm, investire soldi nel femminile) era proprio la polisportiva gialloblù che rappresenta una buona fetta della nazione, tant’è che la foto del trionfo spiccava lunedì sulle prime pagine dei giornali turchi, anche quelli non sportivi. :b:

Nella foto: festeggia giustamente il Fenerbahce ma anche Schio ha vinto la "sua" Eurolega


domenica 16 aprile 2023

Eurolega, semifinale: Schio ci regala una partita vera ma passa il Fener

 L'impresa impossibile è sembrata a lungo possibile. Schio avanti da metà 1° quarto fino a quasi metà del terzo; capace poi di rialzarsi dalla spallata del Fenerbahce delle superstelle, tornare a meno 3 con 3 minuti da giocare e l'inerzia a favore. Completare il contro-sorpasso e vincere sarebbe stato clamoroso, ma solo rispetto a quello che si pensava alla vigilia, non per quello che ha espresso la partita, cioè una lotta alla pari. Anzi, quasi alla pari; e purtroppo in quel "quasi" c'è la distanza tra l'impresa del secolo per Schio e la fine di un sogno europeo alimentato con la massima credibilità ma non realizzato.

Certo, da un lato si può dire che la pressione fosse tutta sul Fenerbahce, condannato a vincere per tutti i soldi che ha speso, mentre Schio "non aveva nulla da perdere"; dall'altro però le turche sanno che, se non va bene un anno (e non è mai andata bene finora, vedremo stavolta: è la quinta finale, hanno perso le precedenti 4) ci possono riprovare il prossimo, almeno finché dura il dinero dei loro capatàz; :huh: mentre per una Schio, arrivata per la prima volta al gran ballo dopo 15 anni di tentativi, non è detto che il treno ripassi presto. Né per lei né per il basket italiano, che aspettava da 21 anni di giocarsi una chance di titolo europeo. E' solo questo cruccio che impedisce di "star sereno" (almeno a me) dopo una prestazione così gagliarda ma incompiuta da parte delle nostre alfiere.

- Come ha fatto Schio ad appiattire i rapporti di forza, anzi a lungo a ribaltarli? Well, innanzitutto è entrata con la testa giusta; nessun timore di essere la cenerentola al cospetto dei fenomeni; tiri presi con coraggio e messi dentro con costanza, soprattutto all'inizio, così da prendere fiducia; pochi, davvero pochi, canestri facili concessi alle avversarie, come a dire: "Se mi batti, cara Stewart, Iagupova ecc., è perché sei forte tu, ma te lo devi guadagnare". E infatti, nonostante gli 11 assist di Vandersloot facciano pensare il contrario, i canestri del Fener sono stati perlopiù guizzi individuali; in realtà un assist può essere semplicemente una giocata fra due individualità, una delle quali smazza una buona palla all'altra; non il prodotto di un meccanismo d'insieme.
Anche Schio ne ha avuti, peraltro, di guizzi individuali; ma all'interno di un gioco collettivo che il Fener non ha e non può avere, per quanto Marina Maljkovic sia una garanzia nella gestione del personale; perché una squadra normale, per quanto forte, è fatta di stelle e gregarie, gente che canta e gente che porta la croce. In Turchia invece ragionano così: "Chi è la più forte in circolazione in quel ruolo? (sulla base delle doti offensive, presumo) Bene, pigliamola". Così poi hanno 6 fenomeni e nessuno che spacca la legna per loro, salvo le gregarie turche o qualche straniera minore, che però è di livello troppo inferiore per poter formare un impasto omogeneo con i fenomeni stessi. Mersin è fatta con lo stesso criterio; le altre, come Schio, sono "grandi squadre normali", cioè hanno due o tre individualità di spicco e compagne che sanno, alla bisogna, vestire un ruolo da co-protagoniste oppure sacrificarsi per il gruppo. Per cui può succedere che, mettendo i propri ingredienti sul piatto, riescano a mettere sabbia negli ingranaggi della congrega di superstelle.
Il problema è che resta molto difficile farlo per 40 minuti su 40: bastano due o tre momenti di calo nell'arco di una partita e quelle là, proprio perché sono fenomeni, ti fanno 10-15 punti in un amen e, sia pure di poco, ti battono.
Ed ecco, all'incirca, il motivo per cui Schio ha fatto le pentole ma non i coperchi. Anzi, va aggiunto anche il fatto che le 5 del quintetto turco, nel complesso, hanno giocato tutte bene, o perlomeno nessuna male (l'unica ad aver toppato è la "sesta donna" McBride), mentre per Schio sono mancate all'appello la miglior Howard e la miglior Ndour (in parte anche la miglior Mabrey). Così non è bastata una Keys alla partita della consacrazione a livello europeo, né i buoni contributi di tutte quante.
Ma se si parla di confronto tra squadre, Schio lo ha vinto (per quanto conti solo simbolicamente), e lo dice anche il fatto che Dikaioulakos ha usato una rotazione di 10 elementi dai 10 minuti in su, mentre Maljkovic ne ha utilizzata una da appena 7 (più scampoli per altre) e si è dovuta affidare mani e piedi alle sue "supertop" per venire fuori dai guai.

- Indagando nelle cifre di squadra: Schio ha dominato nel tiro da 3, 10/27 contro 2/14; vuol dire 30 punti dall'arco contro 6, un abisso. Ma il Fener ha avuto 30/59 da 2 contro 13/28, cioè percentuali abbastanza simili ma il doppio dei canestri per le turche, che hanno preso 15 rimbalzi offensiuvi contro 4 e segnato 54 punti in area contro 18: il triplo. Tiri liberi, meglio Schio ma non tanto da incidere: 14/18 contro 11/20. Hanno pesato di più le 21 perse di Schio contro 12 delle suddite di Erdogan.
In sostanza, Schio ha avuto una giornata nettamente migliore dal punto di vista balistico, ma ha perso qualche pallone di troppo e non è riuscita, soprattutto nel secondo tempo, a impedire che il Fener avesse molti più tiri a disposizione, presi in larga parte vicino a canestro; per cui nonostante neppure da sotto la corazzata sia stata brillante (non pochi gli errori clamorosi), grazie alla maggior quantità di occasioni ha finito per prevalere.
La domanda è: Schio poteva fare qualcosa di più per evitare questa mole di tiri da sotto delle avversarie, e quindi probabilmente vincere la partita? Credo di no, perché non aveva i mezzi fisici, oltre che tecnici, per fermare, tutte insieme, tre "over 1.90" come Stewart, Meesseman e Sabally (soprattutto quest'ultima era spesso in mismatch contro una piccola), e le incursioni di Iagupova. O perlomeno non per 40 minuti su 40.

Cronaca del pomeriggio praghese, ché ormai s'è fatta notte (quella del giorno dopo, oltretutto). :wacko: Davanti a un contingente di tifosi più abbondante da Schio che da Istanbul, e a circa 7500 utenti collegati in streaming su YouTube (non so su altre piatteforme), i primi minuti sembrano seguire il copione preventivato, col Fener che scatta sul 10-5.
Invece il Famila ci mette poco ad ambientarsi al sommo ballo e piazza uno 0-9 con tripla di Sottana per il sorpasso, cui segue un'ottima produzione della coppia di lunghe Keys-Sventoraite; quest'ultima si conferma evoluta da oggetto misterioso in concreto fattore, mentre l'azzurra, se le rimaneva qualcosa da dimostrare al massimo livello, parla forte e chiaro, segnando in tutti i modi possibili: da sotto, da 3, in contropiede sulla sirena nell'azione forse migliore della giornata scledense: rimbalzo di Mestdagh, palla rapida a Sottana che lancia a tutto campo per Jasmine che deposita il 16-21 al 10'.

- Che non sia un fuochetto di paglia lo dimostra il 2° quarto. Schio, che mette dentro anche Crippa e Bestagno, sale a +6 (18-24) con una tripla della ligure; subisce la reazione del Fener, guidata da Vandersloot che segna e fa segnare (24-24), ma si rilancia subito sul +5 con Mabrey e Ndour; e poi ancora, quando le gialloblù provano a esaltarsi con un canestrone di Stewart a una mano da centro area subendo fallo (32-33), rimettono in azione il duo Sventoraite-Keys e infine rispondono ancora, con una tripla di Mabrey (già la sesta per Schio contro una sola per il Fener), a una nuova fiammata di Stewart (36-40 al 20'). Da una parte una giocatrice (già 15 punti all'intervallo) più sprazzi di due (Vandersloot e Meesseman), dall'altra una squadra.

- Il 3° quarto è quello della svolta. Non sembra così in apertura, ché arriva la settima tripla arancio con Verona (38-43). Ma non possono continuare a latitare certe compagne di Stewart "non pervenute" nel primo tempo. Ecco infatti uno sprazzo di Sabally, che sfrutta i centimetri contro marcatrici più piccole; poi Vandersloot con la tripla (peraltro la seconda e ultima della partita per le sue) per il sorpasso, al quale Schio reagisce tornando a +2 con un'entrata della solita Keys, ma sarà l'ultimo suo vantaggio (46-48 al 23').
Arriva qui, infatti, il momento-chiave. Quattro minuti, solo quattro, ma fatali, in cui Schio cala vistosamente nell'attenzione difensiva e dall'altra parte subisce l'aumentata intensità della retroguardia turca. Ne viene fuori un 13-0, iniziato da Stewart con il contro-sorpasso, in realtà poi confezionato dalle compagne, giacché l'immensa Breanna mostra d'essere umana con errori sorprendenti da sotto; ma in questo momento l'intero Fener va al ferro con facilità, compresa Iagupova che, impalpabile nel primo tempo, diventa un fattore nel secondo: qui colpisce con due penetrazioni.
Quando il frangente di fuoco finisce, si è sul 59-48 e la partita rischia di essere compromessa per Schio. La quale mette una pezza nel finale del 3° quarto (61-54 al 30') ma all'inizio dell'ultimo subisce un nuovo parzialaccio, 8-2, iniziato da Iagupova e completato da Sabally e Meesseman. Sul 69-56 a 7' dalla fine sembra discorso chiuso, perché come li recuperi 13 punti al Fener con l'inerzia tutta a sfavore?

- Invece Schio, onore al merito, ci prova e in gran parte ci riesce. Torna a essere il tiro da 3 l'arma a cui aggrapparsi: segnano dall'arco Howard (purtroppo quasi l'unico colpo battuto dall'americana) e in modo rocambolesco Verona; si è sul 69-63 e improvvisamente si riapre tutto. Peccato per qualche minuto di stallo in cui il Fener trova solo un canestro (con Stewart) ma Schio non ne approfitta; si è sul 71-64 a 4'20" dalla fine. Non è però tutto compromesso perché le arancio lottano strenue, Dikaioulakos azzarda una zona che dà qualche frutto prezioso; riattivano in attacco le solite Sventoraite (2/2 in lunetta attaccando Stewart in 1 vs 1) e Keys (bel taglio) mentre Iagupova scodella un maldestro "airball" da 3, ulteriore segno della giornataccia turca dalla lunga.

- Si è insomma sul 71-68 con 3' sul cronometro e si sente aria di miracolo. Che svanisce però negli episodi successivi: Meesseman, di classe e di nervi saldi, segna dal mezzo angolo trovando un classico "punto cieco" della zona; Keys stavolta sbaglia e Stewart concretizza l'ennesimo rimbalzo offensivo del Fener (75-68 a -2'15"). Completa la ciliegia sulla trota (versione negativa di quella sulla torta) :blink: una palla persa banale delle esterne di Schio che lancia Vandersloot in contropiede (77-68 a -2').
Finisce virtualmente lì; Iagupova (erroraccio in contropiede su altra persa evitabile scledense) e Vandersloot (tecnico per proteste) provano a ridare qualche chance a Schio, che però non ne ha più per approfittarne. Il punteggio resta quasi cristallizzato e si chiude sul 77-70.

Marcatrici: Stewart 24 (con 9/19, condizionato dagli errori del 3° quarto) + 11 rimbalzi; Meesseman e Sabally 13, Iagupova 12, Vandersloot 11 + 11 assist; Keys 19 con 6/10 dal campo, 6/6 ai liberi, 6 rimbalzi e 21 di valutazione, Mabrey 11 con 5/14 e 6 perse; Howard solo 8 con 2/7, Ndour solo 7 con 3/8.
Sulle cifre di squadra abbiamo già dissertato. Aggiungiamo solo un dato, quello dei punti delle giocatrici "indigene": 33 per le italiane di Schio, 2 per le turche del Fener. Purtroppo non conta per il risultato, ma è altro onore in più.

Nella foto: una grande Keys in semifinale: persino Stewart può solo guardare.