martedì 18 aprile 2023

Eurolega: il trionfo del Fener, l'immensità di Stewart, la festa "mundial" di Schio

 - Nella seconda semifinale Mersin offriva un'impressione di forza ben più di quanto avesse fatto il Fener. Il pubblico praghese (2.500 spettatori, pari alla capienza del non ciclpico impianto) assisteva mesto a una sculacciata inflitta dalle ottomane alle proprie beniamine, staccate sin da fine 1° quarto (11-20); per la verità non senza un riavvicinamento tangibile tra fine 2° periodo (40-44) e inizio terzo; ma l'aggancio non si concretizzava mai; Praga segnava appena 9 punti in ciascuna delle due frazioni finali; e quando il Cukurova scappava a +16 in avvio di 4° periodo, con Crvendakic protagonista, calava il sipario su una partita decisamente con meno pathos rispetto a Fener-Schio (58-78).

Si avevano Hayes con 19 punti, Crvendakic con 16+12 rimb., Williams con 16 per le trionfanti, Vukosavljevic (ex Ayayi) con 15 e Brionna Jones con 14 per le battute.

- Nell'intercapedine fra semifinali e finali venivano nunziati i premi individuali della stagione: Meesseman incoronata mvp (nulla di regalato ma forse Stewart, "solo" primo quintetto senza premio assoluto, avrebbe vinto se avesse giocato più partite), per Schio solo un posto nel 2° quintetto con Mabrey e, però, il premio di miglior allenatore a Dikaioulakos, a testimonianza che è stato valutato un gran lavoro collettivo quello del Famila.

- Della finale 3° posto si dice solitamente che è un'inutile rottura di palle. In effetti lo è, ma non se le due contendenti l'affrontano come fosse la loro finalissima, in un ambiente carico visto che c'era la squadra di casa, e con un finale clamoroso. Schio a lungo continua sul livello sciorinato contro il Fener, comanda con margini in doppia cifra, subisce poi la rimonta di Praga che va anche davanti; spezzafiato quel che succede negli ultimi 20 secondi, da 54-54, con Mabrey che si beve il campo, braccata da un'avversaria che però lei tiene a bada col suo fisico notevolmente toro, per poi depositare a canestro con un appoggio a tabellone di biliardesca maestria.
Prodezza però vanificata da Oblak, che dopo il timeout realizza in sospensione da centro area depistando la guardia da mastino di Crippa; quindi 56-56 a -5".
Altro timeout; rimessa Schio, palla a Sottana che non s'intende con Howard; Vukosavljevic intercetta ma nel ripartire sbatte contro Mabrey (che come detto non è un fuscello) e ruzzola a terra; gli arbitri non fischiano, probabilmente per non decidere la partita con un "fallo di confusione"; la palla finisce in mano a Sventoraite, appostata lì per puro caso; l'ex Sventurata raccatta e tira dall'arco, con stile poco ortodosso, ma incredibilmente la palla sbatte contro la tabella ed entra sulla sirena (59-56).
Schio si fa mucchio selvaggio, festeggiando come se avesse vinto il titolo, non solo europeo ma mondiale; l'allenatrice praghese Hejkova, con aria da vecchietta inacidita, rifiuta di stringere la mano a Dikaioulakos perché, fa segno, ci vuole l'instant replay; ma è palese che il tiro è buono, ancorché frutto di culatello bestiale, tanto più se si considera che Sventoraite non aveva ancora tirato da 3 in stagione. :blink:
Comunque è sorte meritata per Schio, che col bronzo ottiene tangibile ricompensa di quanto fatto: quasi alla pari col Fener delle dive e battuta Praga in casa sua. Come già dopo gara-3 con Valencia, che sancì la qualificazione alle F4, difficile restare indifferenti alla gioia di Sottana, che ha trovato finalmente le soddisfazioni internazionali a lungo inseguite, sebbene non ancora un trofeo.

- Ma intanto c'era la finale turca sul palcoscenico boemo. Ci si arrivava con l'idea che "se giocano come in semifinale", Mersin era favorita o almeno il pronostico era incerto. Alla faccia: è stato un massacro mai visto, +39 per il Fenerbahce, massimo scarto di sempre per una finale di Eurolega (battuto il +35 della Stella Rossa su Budapest, anno 1979). :o: Che è successo? Azzardo tre spiegazioni, forse tutte concomitanti:
1) Final Four vuol dire due partite al massimo livello di difficoltà da giocare in 3 giorni; non è una norma, ma anche per le più forti è quasi impossibile confezionare due grandi prestazioni a distanza così ravvicinata; se spari le cartucce migliori in semifinale, rischi un calando in finale; viceversa, se la sfanghi in semi pur senza brillare, hai serbato il meglio per l’ultima partita. Non è per sminuire Schio insinuando che il Fener si sia risparmiato a bella posta, ma anche non volutamente il Fener di domenica era di un altro livello rispetto a quello di venerdì.
2) Mersin è modellata a specchio del Fener, ovvero una congrega di stelle che può anche giocare bene, e lo ha fatto da quando è arrivato l’attuale coach a stagione in corso; ma mentre una Schio può opporre al Fener il proprio diverso modo di essere, meno affidato alle lune dei fenomeni e più basato sul collettivo, una Mersin, nel momento in cui i propri assi sono surclassati da quelli altrui, affonda nell’impotenza totale.
3) Breanna Stewart. Incredibile come in un contesto del genere, crema della crema, sia riuscita a sembrare di un’altra galassia. Quel telecronista sudamericano del "barrilete cósmico! De que planeta viniste?”, quando Maradona segnò il famoso goal in slalom, anziché al Pibe argentino l’avrebbe dedicato a Breanna; -_- gli U2 avrebbero cantato per lei la loro “The Unforgettable Fire”; meno poeticamente gli organizzatori avranno chiesto un sovrapprezzo ai presenti, per lo spettacolo-bonus che ha offerto l’ala gialloblù, soprattutto nei primi 12 minuti, o meglio ancora nei 6’ a cavallo tra 1° e 2° quarto, in cui si è impadronita della partita e l’ha rasa al suolo, segnando 18 punti contro 5 delle avversarie. Di solito quando si commenta “mai visto una roba del genere” si pecca di memoria corta, ma qui si rischia di aver ragione.

Cronaca spicciola, ché la notte è fonda. Tanto si fa presto. Fino al 14-12 dopo 6 minuti sembra una partita normale. C’è poi un’entrata di Vandersloot con poca difesa di Mersin. Poi inizia l’uragano-Stewart (che aveva comunque già prodotto 6 punti sin lì) con una tripla dal fronte sinistro, subendo fallo: 3+1. Ne mette un’altra dalla stessa posizione (senza fallo) poco dopo. Il Cukurova accusa il colpo, nessuna delle sue stars appare in serata. Stewart insiste, arriva a 17 punti a fine 1° quarto, il punteggio è 29-17, break già consistente ma recuperabile, se Mersin avesse nerbo.
Invece viene tutto ucciso da un altro minuto e mezzo di fuoco da parte dell’aliena. Segna da 3 in “step back” con l’avversaria addosso; mette due liberi; segna dall’altezza della lunetta dopo aver sgomitato per ricevere. Punteggio: 36-17; Stewart 24 punti. Le fanfare della mandria gialloblù sugli spalti (qualcuno probabilmente in comodato gratuito dalle patrie galere, a giudicare dai ceffi) :angry: possono già suonare a festa.
Peraltro Breanna a quel punto va a sedersi in panca e le compagne martellano con altrettanta ferocia, quasi a ricordare “ahò, semo fenomeni anche noi”. In particolare McBride, unica sottotono fra le stars del Fener in semifinale, stavolta picchia duro da 3 e mette i chiodi nella bara di Mersin: 57-24 all’intervallo, pazzesco.

- Nella ripresa nessun sussulto delle blu-arancio, ma del resto 33 di scarto erano oltre qualsiasi possibilità di recupero; ed è arduo combattere nella certezza di perdere. Si mettono in evidenza anche le turche del Fener (giusto dirlo visto che avevamo annotato la loro insignificanza contro Schio), poi coach Marina nel finale rimette le titolari e Stewart arrotonda il suo bottino, sbagliando solo la ciliegina che sarebbe valsa il 101° punto alle sue, le quali si accontentano, bontà loro, di un 99-60 che è comunque record di punti segnati in finale.

Marcatrici: Stewart 35 con 5/12 da 2, 5/5 da 3, 10/11 ai liberi; :woot: McBride 16; Sabally e Cakir 11 per le trionfanti, che hanno tirato 23/47 da 2 e 12/21 da 3 con appena 8 perse; in 4 a quota 10 per le sotterrate, senza nessuna, come detto, in grado d’incidere.

- E dunque il Fenerbahce ha sfatato, ed era ora, il tabù dell’Eurolega dopo 8 partecipazioni infruttuose alle F4 (4 finali e 4 semifinali); si è affidato, dai e ridai, alle persone giuste, essenzialmente Stewart, Meesseman e coach Maljkovic; con un ringraziamento al bando delle russe, ma se c’era un club che meritava (se non altro per la perseveranza nel buttare… ehm, investire soldi nel femminile) era proprio la polisportiva gialloblù che rappresenta una buona fetta della nazione, tant’è che la foto del trionfo spiccava lunedì sulle prime pagine dei giornali turchi, anche quelli non sportivi. :b:

Nella foto: festeggia giustamente il Fenerbahce ma anche Schio ha vinto la "sua" Eurolega


Nessun commento:

Posta un commento