domenica 16 aprile 2023

Eurolega, semifinale: Schio ci regala una partita vera ma passa il Fener

 L'impresa impossibile è sembrata a lungo possibile. Schio avanti da metà 1° quarto fino a quasi metà del terzo; capace poi di rialzarsi dalla spallata del Fenerbahce delle superstelle, tornare a meno 3 con 3 minuti da giocare e l'inerzia a favore. Completare il contro-sorpasso e vincere sarebbe stato clamoroso, ma solo rispetto a quello che si pensava alla vigilia, non per quello che ha espresso la partita, cioè una lotta alla pari. Anzi, quasi alla pari; e purtroppo in quel "quasi" c'è la distanza tra l'impresa del secolo per Schio e la fine di un sogno europeo alimentato con la massima credibilità ma non realizzato.

Certo, da un lato si può dire che la pressione fosse tutta sul Fenerbahce, condannato a vincere per tutti i soldi che ha speso, mentre Schio "non aveva nulla da perdere"; dall'altro però le turche sanno che, se non va bene un anno (e non è mai andata bene finora, vedremo stavolta: è la quinta finale, hanno perso le precedenti 4) ci possono riprovare il prossimo, almeno finché dura il dinero dei loro capatàz; :huh: mentre per una Schio, arrivata per la prima volta al gran ballo dopo 15 anni di tentativi, non è detto che il treno ripassi presto. Né per lei né per il basket italiano, che aspettava da 21 anni di giocarsi una chance di titolo europeo. E' solo questo cruccio che impedisce di "star sereno" (almeno a me) dopo una prestazione così gagliarda ma incompiuta da parte delle nostre alfiere.

- Come ha fatto Schio ad appiattire i rapporti di forza, anzi a lungo a ribaltarli? Well, innanzitutto è entrata con la testa giusta; nessun timore di essere la cenerentola al cospetto dei fenomeni; tiri presi con coraggio e messi dentro con costanza, soprattutto all'inizio, così da prendere fiducia; pochi, davvero pochi, canestri facili concessi alle avversarie, come a dire: "Se mi batti, cara Stewart, Iagupova ecc., è perché sei forte tu, ma te lo devi guadagnare". E infatti, nonostante gli 11 assist di Vandersloot facciano pensare il contrario, i canestri del Fener sono stati perlopiù guizzi individuali; in realtà un assist può essere semplicemente una giocata fra due individualità, una delle quali smazza una buona palla all'altra; non il prodotto di un meccanismo d'insieme.
Anche Schio ne ha avuti, peraltro, di guizzi individuali; ma all'interno di un gioco collettivo che il Fener non ha e non può avere, per quanto Marina Maljkovic sia una garanzia nella gestione del personale; perché una squadra normale, per quanto forte, è fatta di stelle e gregarie, gente che canta e gente che porta la croce. In Turchia invece ragionano così: "Chi è la più forte in circolazione in quel ruolo? (sulla base delle doti offensive, presumo) Bene, pigliamola". Così poi hanno 6 fenomeni e nessuno che spacca la legna per loro, salvo le gregarie turche o qualche straniera minore, che però è di livello troppo inferiore per poter formare un impasto omogeneo con i fenomeni stessi. Mersin è fatta con lo stesso criterio; le altre, come Schio, sono "grandi squadre normali", cioè hanno due o tre individualità di spicco e compagne che sanno, alla bisogna, vestire un ruolo da co-protagoniste oppure sacrificarsi per il gruppo. Per cui può succedere che, mettendo i propri ingredienti sul piatto, riescano a mettere sabbia negli ingranaggi della congrega di superstelle.
Il problema è che resta molto difficile farlo per 40 minuti su 40: bastano due o tre momenti di calo nell'arco di una partita e quelle là, proprio perché sono fenomeni, ti fanno 10-15 punti in un amen e, sia pure di poco, ti battono.
Ed ecco, all'incirca, il motivo per cui Schio ha fatto le pentole ma non i coperchi. Anzi, va aggiunto anche il fatto che le 5 del quintetto turco, nel complesso, hanno giocato tutte bene, o perlomeno nessuna male (l'unica ad aver toppato è la "sesta donna" McBride), mentre per Schio sono mancate all'appello la miglior Howard e la miglior Ndour (in parte anche la miglior Mabrey). Così non è bastata una Keys alla partita della consacrazione a livello europeo, né i buoni contributi di tutte quante.
Ma se si parla di confronto tra squadre, Schio lo ha vinto (per quanto conti solo simbolicamente), e lo dice anche il fatto che Dikaioulakos ha usato una rotazione di 10 elementi dai 10 minuti in su, mentre Maljkovic ne ha utilizzata una da appena 7 (più scampoli per altre) e si è dovuta affidare mani e piedi alle sue "supertop" per venire fuori dai guai.

- Indagando nelle cifre di squadra: Schio ha dominato nel tiro da 3, 10/27 contro 2/14; vuol dire 30 punti dall'arco contro 6, un abisso. Ma il Fener ha avuto 30/59 da 2 contro 13/28, cioè percentuali abbastanza simili ma il doppio dei canestri per le turche, che hanno preso 15 rimbalzi offensiuvi contro 4 e segnato 54 punti in area contro 18: il triplo. Tiri liberi, meglio Schio ma non tanto da incidere: 14/18 contro 11/20. Hanno pesato di più le 21 perse di Schio contro 12 delle suddite di Erdogan.
In sostanza, Schio ha avuto una giornata nettamente migliore dal punto di vista balistico, ma ha perso qualche pallone di troppo e non è riuscita, soprattutto nel secondo tempo, a impedire che il Fener avesse molti più tiri a disposizione, presi in larga parte vicino a canestro; per cui nonostante neppure da sotto la corazzata sia stata brillante (non pochi gli errori clamorosi), grazie alla maggior quantità di occasioni ha finito per prevalere.
La domanda è: Schio poteva fare qualcosa di più per evitare questa mole di tiri da sotto delle avversarie, e quindi probabilmente vincere la partita? Credo di no, perché non aveva i mezzi fisici, oltre che tecnici, per fermare, tutte insieme, tre "over 1.90" come Stewart, Meesseman e Sabally (soprattutto quest'ultima era spesso in mismatch contro una piccola), e le incursioni di Iagupova. O perlomeno non per 40 minuti su 40.

Cronaca del pomeriggio praghese, ché ormai s'è fatta notte (quella del giorno dopo, oltretutto). :wacko: Davanti a un contingente di tifosi più abbondante da Schio che da Istanbul, e a circa 7500 utenti collegati in streaming su YouTube (non so su altre piatteforme), i primi minuti sembrano seguire il copione preventivato, col Fener che scatta sul 10-5.
Invece il Famila ci mette poco ad ambientarsi al sommo ballo e piazza uno 0-9 con tripla di Sottana per il sorpasso, cui segue un'ottima produzione della coppia di lunghe Keys-Sventoraite; quest'ultima si conferma evoluta da oggetto misterioso in concreto fattore, mentre l'azzurra, se le rimaneva qualcosa da dimostrare al massimo livello, parla forte e chiaro, segnando in tutti i modi possibili: da sotto, da 3, in contropiede sulla sirena nell'azione forse migliore della giornata scledense: rimbalzo di Mestdagh, palla rapida a Sottana che lancia a tutto campo per Jasmine che deposita il 16-21 al 10'.

- Che non sia un fuochetto di paglia lo dimostra il 2° quarto. Schio, che mette dentro anche Crippa e Bestagno, sale a +6 (18-24) con una tripla della ligure; subisce la reazione del Fener, guidata da Vandersloot che segna e fa segnare (24-24), ma si rilancia subito sul +5 con Mabrey e Ndour; e poi ancora, quando le gialloblù provano a esaltarsi con un canestrone di Stewart a una mano da centro area subendo fallo (32-33), rimettono in azione il duo Sventoraite-Keys e infine rispondono ancora, con una tripla di Mabrey (già la sesta per Schio contro una sola per il Fener), a una nuova fiammata di Stewart (36-40 al 20'). Da una parte una giocatrice (già 15 punti all'intervallo) più sprazzi di due (Vandersloot e Meesseman), dall'altra una squadra.

- Il 3° quarto è quello della svolta. Non sembra così in apertura, ché arriva la settima tripla arancio con Verona (38-43). Ma non possono continuare a latitare certe compagne di Stewart "non pervenute" nel primo tempo. Ecco infatti uno sprazzo di Sabally, che sfrutta i centimetri contro marcatrici più piccole; poi Vandersloot con la tripla (peraltro la seconda e ultima della partita per le sue) per il sorpasso, al quale Schio reagisce tornando a +2 con un'entrata della solita Keys, ma sarà l'ultimo suo vantaggio (46-48 al 23').
Arriva qui, infatti, il momento-chiave. Quattro minuti, solo quattro, ma fatali, in cui Schio cala vistosamente nell'attenzione difensiva e dall'altra parte subisce l'aumentata intensità della retroguardia turca. Ne viene fuori un 13-0, iniziato da Stewart con il contro-sorpasso, in realtà poi confezionato dalle compagne, giacché l'immensa Breanna mostra d'essere umana con errori sorprendenti da sotto; ma in questo momento l'intero Fener va al ferro con facilità, compresa Iagupova che, impalpabile nel primo tempo, diventa un fattore nel secondo: qui colpisce con due penetrazioni.
Quando il frangente di fuoco finisce, si è sul 59-48 e la partita rischia di essere compromessa per Schio. La quale mette una pezza nel finale del 3° quarto (61-54 al 30') ma all'inizio dell'ultimo subisce un nuovo parzialaccio, 8-2, iniziato da Iagupova e completato da Sabally e Meesseman. Sul 69-56 a 7' dalla fine sembra discorso chiuso, perché come li recuperi 13 punti al Fener con l'inerzia tutta a sfavore?

- Invece Schio, onore al merito, ci prova e in gran parte ci riesce. Torna a essere il tiro da 3 l'arma a cui aggrapparsi: segnano dall'arco Howard (purtroppo quasi l'unico colpo battuto dall'americana) e in modo rocambolesco Verona; si è sul 69-63 e improvvisamente si riapre tutto. Peccato per qualche minuto di stallo in cui il Fener trova solo un canestro (con Stewart) ma Schio non ne approfitta; si è sul 71-64 a 4'20" dalla fine. Non è però tutto compromesso perché le arancio lottano strenue, Dikaioulakos azzarda una zona che dà qualche frutto prezioso; riattivano in attacco le solite Sventoraite (2/2 in lunetta attaccando Stewart in 1 vs 1) e Keys (bel taglio) mentre Iagupova scodella un maldestro "airball" da 3, ulteriore segno della giornataccia turca dalla lunga.

- Si è insomma sul 71-68 con 3' sul cronometro e si sente aria di miracolo. Che svanisce però negli episodi successivi: Meesseman, di classe e di nervi saldi, segna dal mezzo angolo trovando un classico "punto cieco" della zona; Keys stavolta sbaglia e Stewart concretizza l'ennesimo rimbalzo offensivo del Fener (75-68 a -2'15"). Completa la ciliegia sulla trota (versione negativa di quella sulla torta) :blink: una palla persa banale delle esterne di Schio che lancia Vandersloot in contropiede (77-68 a -2').
Finisce virtualmente lì; Iagupova (erroraccio in contropiede su altra persa evitabile scledense) e Vandersloot (tecnico per proteste) provano a ridare qualche chance a Schio, che però non ne ha più per approfittarne. Il punteggio resta quasi cristallizzato e si chiude sul 77-70.

Marcatrici: Stewart 24 (con 9/19, condizionato dagli errori del 3° quarto) + 11 rimbalzi; Meesseman e Sabally 13, Iagupova 12, Vandersloot 11 + 11 assist; Keys 19 con 6/10 dal campo, 6/6 ai liberi, 6 rimbalzi e 21 di valutazione, Mabrey 11 con 5/14 e 6 perse; Howard solo 8 con 2/7, Ndour solo 7 con 3/8.
Sulle cifre di squadra abbiamo già dissertato. Aggiungiamo solo un dato, quello dei punti delle giocatrici "indigene": 33 per le italiane di Schio, 2 per le turche del Fener. Purtroppo non conta per il risultato, ma è altro onore in più.

Nella foto: una grande Keys in semifinale: persino Stewart può solo guardare.


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