martedì 21 ottobre 2014

La week en rose (17)

Domenica 19/10 – Spuma del weekend. Corre a spron battuto l'A1, che mercoledì avrà un infrasettimanale. Prima erano in 3 a capeggiar la graduatoria, ora sono in 2 a capeggiar la graduatoria (da salmodiare col motivetto "prima erano in..." eccetera): scivola Umbertide in casa per mano di Venezia (65-71), la quale doveva riscattare il k.o. con San Martino. FranciDotto con 15 punti vince il duello con la gemella CateDotto (12): mica male, però, due sorelle che fanno 27 punti nella stessa partita. :B): Lutto ulteriore per Umbertide, un infortunio a Milazzo che pare grave. :cry:

E può darsi che sia già la fuga definitiva per le due favorite per lo scudetto (o meglio, la favorita per il titolo e la favorita per perdere in finale): Ragusa passa a Battipaglia, 68-79, scarto contenuto ma era +16 al 20', con 21 di Gonzalez; Schio fa marmellata di Trieste, 96-42, scarto indecoroso per l'A1 ma è probabile che sia onesto sulla differenza di valori; Ogwumike 22 con 10/15 e 15 rimbalzi per 34 di valutazione... in 22 minuti: come mandare sul ring un peso massimo con un peso mosca. :blink: La valutazione di squadra: 153-19. Zandalasini 11+9 rimbalzi, 23 di valutazione.
In una sfida tra compagini al palo, Parma batte Vigarano (16 di Battisodo); bella conferma per S. Martino, un franco 84-55 su Napoli (Gianolla 17). Interessante la strategia di S. Martino: il primo anno di A1 ha mantenuto il nucleo della promozione; il secondo anno ha liquidato tutte tranne Sbrissa e ha messo insieme un organico quantomeno da playoffs.
Anche Cagliari va a 2 vittorie, piegando 75-71 Spezia con 19 di Micovic; le liguri di confine accusano ancora problemi di palazzetto, ovvero non le fanno allenare lì (c'è una situazione di morosità, se non erriamo).

Domenica 19/10 – In A2 girone A, detto dell'emozionale (termine che va di moda, meno trito di "emozionante") Sanga-Selargius, la triade delle favorite passa indenne in trasferta. Il Geas sbanca Alghero pur senza Barberis e Kacerik (almeno, se c'abbiam capito qualcosa dal sito societario che corregge il tabellino sballato) e con Laterza gravata di falli. La 38enne Sanchez dà l'idea di non essere affatto bollita (23 punti con 30 di valutazione...), il che è una pessima notizia per le medio-piccole del girone, che pensavano di trovare almeno nelle "catalane" un'avversaria agevole; ma non è sufficiente per sgambettare Arturi e Gambarini (17 a testa). Torino si salva a Broni (ed è vittoria che potrebbe far la differenza su molte) grazie a un 12-20 nell'ultimo periodo; Quarta evidentemente non è ancora a posto (0 punti con 0/6) ma c'è l'emergente Domizi con 22 a frustrare le vinicole. Infine Genova, messa alle corde da Carugate per oltre 3 quarti, ma che nel momento critico (-5 al 31') arriva col carattere dove manca la brillantezza (18 punti nei primi 20'; ovviamente hanno inciso le traversie che han colpito la città nei 10 giorni precedenti) e con uno 0-10 ribalta la partita; punitivo però il 48-59 per le combattive locali (Frantini 17 di cui 15 nella ripresa). Sembra già delinearsi un livello a parte per le "big three", con le altre a guerreggiare in un interessantissimo calderone per il 4° posto in "poule promo".
Anche nel girone B le gerarchie già appaiono; qui il tris è Ferrara-Vicenza-Crema, ma le estensi sono sole a punteggio pieno. Gagliarda Crema con la Virtus Cagliari (75-59) con 22 di Capoferri. In difficoltà invece Muggia, spazzata da Vicenza dopo il k.o. a Biassono.
Nel girone C, mischione a 4 al comando (tutte a 2-1) in virtù del colpo di Castel S. Pietro a S. Marinella con 17 di Ballardini, e del 69-68 con cui Viterbo (Yordanova 27) brucia Bologna. Scivola malamente Ariano (Narviciute 22 ma le altre poco) in casa col Belize Roma di Big Angela Adamoli (Grattarola 21). Qui i valori sembrano ancora in fase magmatica di definizione.
In A3 girone A, da segnalare Empoli che, dopo aver insaccato Castelnuovo Scrivia, fa lo stesso con l'altra "big" annunciata, Costamasnaga: clamoroso autogol delle lecchesi di Maiorano & C., che da +19 al 30' si fanno infilzare 55-56 con una serie di tiri liberi sbagliati in volata.

Nella foto: Franchini festeggia con un cane (presumibilmente suo) la prima vittoria stagionale di Parma.


lunedì 20 ottobre 2014

La week en rose (16 - A2: Sanga-Selargius)

Domenica 19/10 – Milano-Selargius o Carugate-Genova? Con due partite così in contemporanea (delitto), il rischio era di finire come l'asino di Buridano, che crepò di fame perché non sapeva decidersi tra due sacchi di biada altrettanto attraenti. :woot: Ma sorte ha voluto che avessi un impegno in Mediolano fino alle 17.30, in questo pomeriggio dal caldo estivo, sicchè la scelta diventava obbligata.

Una sorte peraltro giusta, perché avendo visto Geas e Carugate nel derby di settimana scorsa, ora era uopo seguire la terza milanese; e poi c'era il dovuto omaggio a Silvia Gottardi dopo il lutto che l'ha colpita. Per com'è andata, in modo commovente, eroico e rocambolesco, mi sarei pigliato a testate se mi fossi perso questa partita (per quanto Caru-Genova sia stata, presumo, interessante).
Milano batte Selargius con un contropiede su palla rubata da Rossi e trasformata a canestro dalla mattatrice Maffenini (40 punti!) allo scadere dell'overtime. Silvia Gottardi ha voluto essere in campo, è stata decisiva con 15 punti, classe e leadership.
Ma forse, vogliamo crederlo, è stata ancora più determinante la mamma della capitana, spazzando via dal ferro l'appoggio da sotto di Di Costanzo su punteggio pari sulla sirena dei regolamentari. Oppure deviando verso le padrone di casa la palla che il play sardo Lussu stava proteggendo dal raddoppio delle milanesi a 10 secondi dalla fine dell'overtime. Nulla di regalato, comunque, per un Sanga che ha condotto per quasi tutta la partita.

S'odono sin dall'esterno del PalaGiordani (22° anniversario della scomparsa del grande Aldo e 15° anniversario della nascita del Sanga, tra i ricorsi storici) i familiari cori degli ultras milanesi, presenti ancor più numerosi dell'anno scorso, c'è sembrato. :o: Primo quarto spumeggiante per il Sanga, seppur privo delle lunghe Calastri e Guarneri e dell'esterna Ruisi, con Vujovic all'esordio dopo un anno e mezzo dall'ultima gara ufficiale (non è dispiaciuta, Dunja, pur con un pizzico di ruggine visibile in alcuni dettagli; però una presenza), ma per nulla scosso dal -51 rimediato a Torino: corre in contropiede, circola bene la palla a difesa schierata, mostra subito una Maffenini-ciclone, che realizza pure da metà campo sulla prima sirena: 28-17. Certo, immaginiamo che le prossime avversarie la marcheranno meglio di quanto (non) abbia fatto Selargius, però la sua energia è impressionante: per oltre 40' d'impiego ha corso a tutto campo, tirato in entrata e dalla media, andando sistematicamente a rimbalzo d'attacco, che è dispendioso per un'esterna. Eppure è arrivata tutt'altro che cotta alla fine. :B):

Milano ruota le sue tante giovani ma non può, logicamente, mantenere la qualità iniziale per 40 minuti. Selargius è "corta" ma solida, inizia con calma a rosicchiare punti con le incursioni di Rozenberga, contro una difesa di casa che non soffre sul perimetro ma concede di più all'interno. Maffenini, ricevendo in taglio da Rossi (bella prova per la regista alla sua seconda partita di A2 in carriera), ripristina un +6 all'intervallo: 39-33.
A inizio ripresa, nuovo affondo di Milano con una tripla di Gottardi e una nuova impressionante raffica di Maffenini, aperta in "rovesciata" su rimbalzo d'attacco e chiusa da una tripla: 51-34 al 25', l'ex Napoli è già a quota 27, il numeroso pubblico del PalaGiordani s'esalta.
Coach Pinotti deve però concederle qualche minuto di riposo: e nei restanti 5' e mezzo del 3° quarto, il Sanga segna solo 2 punti. Selargius ne approfitta ma solo in parte: è la fase peggiore della gara, con tanti errori. Al 30' si è sul 53-42, milanesi ancora in controllo.
Ma arriva il momento migliore di Selargius, che apre finalmente la "scatola" dal perimetro. Rossi e Vujovic mettono pezze per il Sanga, ma le cagliaritane ormai hanno preso il ritmo: Rozenberga è inarrestabile in avvicinamento, si sblocca anche Lussu: 59-57 al 35'. Tutto da rifare.
Gli ultimi minuti dei regolamentari sono un vibrante scambio di canestri: nessuno sembra più sbagliare. Maffenini torna a far miracoli, ma Rozenberga confeziona addirittura il sorpasso (67-68 a -1'15"). Rischio di beffa per il Sanga dopo aver sempre comandato. Maffenini però segna un libero, sbaglia il secondo ma sull'errore è Gottardi a lucrare un fallo, trasformando i due liberi: 70-68 a -40". Di Costanzo replica con un bel canestro dal gomito (70-70; tra le due giovani lunghe sarde, oggi meglio lei di Dell'Olio, che veniva dai 23 punti contro Broni); Milano si affida alla '97 Valli ma il suo tiro dalla media va sul ferro. Selargius ha la palla per vincere, ma Lussu sbaglia da centro area e Di Costanzo, sul rimbalzo in attacco, come detto, fallisce da sotto.

Overtime. L'equilibrio non si sblocca, nonostante Maffenini e Gottardi colpiscano in arresto e tiro. C'è sempre Rozenberga dall'altra parte, con 3 liberi e 2 canestri da sotto, l'ultimo dei quali rimette Selargius davanti (76-77 a -1'15"). Dura pochissimo: segna Rossi su assist di Gottardi (78-77), è battaglia all'arma bianca. Tinti realizza i suoi primi 2 punti nel momento più importante, dalla lunetta a -45": 78-79. Di là, un lob fallito da Valli per Vujovic provoca una palla persa che sembra fatale per il Sanga, a poco più di 20".
Ma oggi no, non può perdere Milano. Lussu gestisce palla ma si fa chiudere sul lato destro: sul raddoppio, Rossi scippa e lancia Maffenini che appoggia per il sorpasso a -6", completando il suo "quarantello" (record societario in A2, battuti i 33 di Frantini contro Broni nel 2012). Timeout, ultimo assalto Selargius ma Lussu sfonda su Rossi ed è trionfo Sanga. Ok, non ha segnato Gottardi il canestro decisivo (sarebbe stata la perfezione), ma un posto nei ricordi più belli di chi ha assistito, questa partita lo merita tutto.

Nella foto (da video): Maffenini salta in cielo per afferrare il lancio di Rossi (ultima a destra), che trasformerà nel canestro della vittoria.


domenica 19 ottobre 2014

Sul proliferare di giornalisti e fotografi "amatoriali" alle partite

Ritengo che sia un peccato, dal punto di vista del mercato del lavoro. Per l'utente non lo so, perché se da un lato perde informazione qualitativa, dall'altro guadagna quantità di roba che un tempo avrebbe avuto col contagocce. Io ho il timore che l'informazione sportiva non sia un ambito in cui l'utente sente estremo bisogno di quel "quid" in più di qualità che il professionista gli garantisce, tanto più quando il livello dell'evento sportivo non è di primissimo piano. In parole povere: per una partita di A2 femminile, quanti sentono l'esigenza di un vero giornalista che gli colga quel pizzico di sfumatura in più e scriva in un italiano un po' migliore rispetto all'improvvisato cronista? Vorrei rispondere "tanti" ma non ne sono sicuro.
Stessa cosa vale per i fotografi: varie società ne hanno uno volontario; c'è un'utenza che pretenda quel pizzico di qualità in più che il professionista sa dare, o tutto sommato ci si accontenta, considerando che non siamo né l'Nba né la serie A maschile col relativo tasso di spettacolo da riprodurre bene?

Non intendo tanto distinguere tra comunicati, video e foto (per me sono tutti interessanti), ma tra i prodotti dei professionisti e quelli dei dilettanti, cioè se c'è una differenza tale, nella qualità, per cui l'utenza media sdegni i dilettanti e voglia solo i "pro".
Una volta, o ti abbeveravi ai mass media professionali oppure restavi a secco di qualsiasi eco degli eventi. Oggi qualunque uomo della strada è in grado di produrre e pubblicare, potenzialmente per tutto il mondo (su internet), un'eco dell'avvenimento. Un'eco magari pallida, imprecisa. Ma che può saziare, a mio parere, buona parte del pubblico, che quindi sente meno il bisogno del professionista.

La week en rose (15 - Gottardi contro la pallavolo)

Mercoledì 15/10 – In questi giorni, Basketinside.com sta pubblicando una valanga di foto dell'Opening Day, tipo 40-50 per ogni partita giocata. Sabato scorso, a Geas-Carugate, c'erano almeno 3 fotografi ufficiali o semi-ufficiali in azione. Questo mercoledì c'è la differita della gara su Lombardia Sat, emittente del bouquet Sky, che a quanto s'apprende s'è ultimamente accordata anche col Sanga. Quindi tutte e tre le milanesi andranno in onda; ma in ogni caso sia Geas che Sanga già l'anno scorso ti davano la partita, l'una sul suo sito, l'altra sul suo canale YouTube. Dello streaming totale di A1 abbiamo già parlato.

Filo conduttore di tutto ciò? Che, d'accordo, sarà vero che il basket femminile è meno popolare di una volta. Però è impressionante la quantità di materiale audio-visivo (cioè filmati e immagini) che c'è a disposizione in più oggi rispetto a prima. Nei gloriosi anni '70 e '80 avevi solo qualche foto buia e sporadica, che usciva sui giornali locali o sulle riviste (Superbasket e Giganti). Negli anni ’90 le foto non erano più buie, però non è che se ne trovassero a bizzeffe. Con l’avvento di internet e della fotografia digitale, primi anni 2000, ci fu un primo aumento sensibile.
Ma è stato il proliferare dei siti d’informazione online, insieme al boom dei social networks e al perfezionamento dello streaming, a rivoluzionare il panorama. I costi di produzione delle immagini, ma anche dei video, sono stati abbattuti. Non sono entusiasti certi fotografi di mestiere, prima indispensabili, ora invece sostituibili col “volontario” che, con una buona macchinetta e una discreta abilità, è in grado di produrre un risultato non troppo inferiore al professionista, a costo zero (meccanismo simile a quanto avviene per l’informazione scritta, ma qui parliamo dell’audio-visivo).
Si aggiungono poi i materiali “artigianali” producibili da qualsiasi spettatore, o dalle giocatrici stesse con i “selfie” che van tanto di moda, spesso più ficcanti di qualsiasi articolo o foto professionale: che c’è di più eloquente, su una partita, di un gruppo di tipe festanti auto-fotografatesi in spogliatoio? :unsure:
Una giocatrice di una volta doveva raccogliere faticosamente le memorie della sua carriera: rare foto, ritagli di giornale, magari qualche lettera scrittarle da compagne, dirigenti ecc. Una giocatrice di oggi, specie se ha iniziato nell'"era social" (cioè dalle ventenni di oggi in poi), ha centinaia di foto di giuoco, altrettante fuori dal campo, tutte le sue emozioni sono registrate su Facebook, potrebbe riempire un'autobiografia solo copiando e incollando le chats e gli sms scambiati negli anni di carriera.
L’unico problema, per l’utente, è che dovrebbe avere una giornata di 48 ore per poter fruire di tutto il materiale a disposizione e vivere il resto della vita normale; e per i produttori, che, come in tutti gli ambiti, la sovrabbondanza di una merce ne abbatte il valore unitario. A volte poi si ha l’impressione che la facilità con cui si può produrre il materiale crei la frenesia di produrlo. Ovverosia, uno non si sente più a posto se non fotografa, filma, pubblica sul suo sito o sui socials ogni momento dell’attività societaria. :wacko: Non siamo ancora al livello della mania ma la tendenza è quella. Così come, nella vita extra-basket, molti ormai non si sentono a posto se non ci fanno sapere ogni 5 minuti come si sentono, se non fotografano il piatto che hanno cucinato, se non pubblicano il video del loro bimbo che dice “Cuccù” e allora è tanto intelligente.

Giovedì 16/10 – Poche ore prima di perdere la madre, Silvia Gottardi ha pubblicato sul suo blog, suscitando vasta eco in Rete, una sorta di “manifesto” del basket femminile (dal titolo "Mors tua vita mea") con una dichiarazione di guerra al volley. Per noi è più il primo che la seconda (ovvero lo leggiamo in chiave costruttiva e non distruttiva), ma prevedibilmente è stata quest'ultima a fare più scalpore. Al punto che, in un modo surreale ma al tempo stesso emblematico di ciò che è la civiltà del social network (in cui la notizia della morte di una persona è una parentesi tra una foto dei maccheroni appena cucinati da un utente e un'invettiva sgrammaticata contro gli immigrati), giovedì su Facebook s'intrecciavano centinaia di messaggi di condoglianze a Gottardi e decine d'invettive contro di lei da parte di chi non ha gradito il suo scritto.
La capitana del Sanga inizia così: “Sabato sera, tornando dal massacro di Torino in pullman, abbiamo saputo della sconfitta del volley femminile nella semifinale dei Mondiali contro la Cina. Alcuni dei miei dirigenti hanno esultato per questo risultato; io sono stata zitta, un po’ scombussolata, e ci ho pensato per 4 giorni. Ora gioisco anche io per la sconfitta delle pallavoliste, e gioisco doppiamente per la seconda tegola contro il Brasile che le ha escluse dal podio”. :woot: Spiega, però, di averlo fatto a malincuore, perché si è resa conto che i successi del volley significano altri danni per il basket.
Segue poi la parte forse più discutibile, in cui analizza i motivi del successo mediatico delle pallavoliste: “ma insomma cos’ha questo volley più di noi? Ok, giocano con mini divise attillate (presidenti sveglia, rendete anche noi un pelo più appetibili per il triste target maschile che ancora guarda solo questo!) giocano truccate (ma quindi vuol dire che non sudano, perché altrimenti sarebbe impossibile) (...) Perché è facile essere fighe e sempre pettinate quando bisogna solo saltare e aspettare il pallone con il culo in posizione fotografica, quando devi anche scivolare in difesa, passare sui blocchi, correre in contropiede, palleggiare e passare proteggendo il pallone, tirare senza farti stoppare, saltare a rimbalzo, tutto è più complicato..."
Infine la conclusione: “Ve lo dico io quali sono le due cose che veramente ci differenziano dalle cugine pallavoliste: il loro ufficio marketing che sa trasformarle in veri personaggi, e la rete più bassa!” (segue un’analisi del perché ci vorrebbe l’abbassamento dei canestri).

Considerazioni sparse:
1) Gottardi riecheggia l’utente Duepuntozero per la parte sulle pallavoliste-lolite, e riecheggia l’utente Meursault (cioè me) sulla necessità di tifar contro e sull’opportunità di abbassare i canestri (vedansi alcune puntate precedenti di “Week en rose”).
2) L’utente Duepuntozero però definiva “tristanzuolo” chi tifasse contro l’Italvolley. Non so se gli verrebbe da abbinare “tristanzuolo” anche a un’icona solare come Silvia Gottardi. C’è in effetti un fondo di tristezza, uno sfoggio di frustrazione, nell’ammettere di dover tifare contro altri in mancanza di gioie proprie; per me non è un problema dichiararlo, ma da parte di un’ex azzurra è quantomeno inusuale tifare apertamente contro un’altra Nazionale...
3) Lo scopo di Gottardi, però, è suonare la sveglia: alla Fip, o chi per essa, perché promuova meglio il suo femminile (suggerisce pure di rendere più sexy le divise; su questo non siamo sicuri di seguirla ma è un dettaglio) e perché si renda finalmente conto che la parte femminile del movimento serve anche a promuovere anche quella maschile (come ci par di notare in questi giorni negli articoli sull'inizio del campionato di volley uomini, nonostante la nazionale sia reduce da una figuraccia); ma anche alle giocatrici e agli addetti ai lavori, affinché ritrovino un po’ d’orgoglio (“siamo fighe pure noi”) anziché fare i cani bastonati che rimpiangono uno splendore ormai tramontato, piangono la morte imminente e si sentono dei cessi in confronto alle gnocche della pallavolo.
4) Sui canestri da abbassare, mettiamo la firma e la controfirma; qui però dovrebbe essere la Fiba ad agire, perché non è che in Italia si può abbassarli se nel resto del mondo restano alti. E siccome non ci pare che il tema sia all’ordine del giorno in Fiba, rimane un’utopia. Resta la validità del messaggio gottardiano per scuotere le coscienze: e in quest’ottica i toni aspri, che hanno suscitato, come dicevamo, l’ira di quelli del volley (Franz Pinotti ha riportato su Facebook una lettera sdegnata da lui ricevuta, per il fatto che i dirigenti del Sanga, rivelava Silvia, hanno esultato per il k.o. con la Cina...), erano probabilmente necessari.

Nella foto: un esempio del dibattito suscitato dal blog di Silvia Gottardi. Qui intervengono ben due azzurre: quella di basket Masciadri e quella di beach volley Menegatti.



giovedì 16 ottobre 2014

La week en rose (14)

Domenica 12/10 – Pastone del weekend. In A1 sono già da sole in tre dopo la seconda giornata, e ha l’aria di essere già una fuga definitiva. Possibile? Sì, perchè Schio, Ragusa e Umbertide paiono un gradino sopra la concorrenza, e non di poco. L’ambiente di Lucca esternava soddisfazione per una resa dignitosa in Supercoppa con Schio; più difficilmente può esternarla dopo il 35-65 di sabato, con 15 punti di scarto per tempo, ma, da notare, la miseria di 5 punti per le tosche in ciascuno degli ultimi 2 quarti. 13/51 dal campo per Lucca ma, quasi il 50% per Schio, Ogwumike maramaldeggia (21 in 23’) ma 23 palle perse per squadra dicono male dello spettacolo.

Ragusa fa ragù di Parma: 77-43; e Pienetta Pierson non pare aver smarrito il tocco, con 22 punti e 12 rimbalzi. Umbertide spiezza Spezia: 56-78 ma già +27 al 30’; Gemelos 20. Insomma tre fotografie della spaccatura tra le tre “bigs” e la classe media.
Il magma alle loro spalle, comunque, è interessante: ogni settimana proporrà carte diverse. Stavolta sgallettano Trieste (su Orvieto), Cagliari che va a sbancare Napoli, e Battipaglia che confeziona un pirotecnico 86-98 a Vigarano, riedizione della supersfida di A2 dell’anno scorso. In quest’ultima partita, vivaddio, italiane che segnano: M. Bestagno 20 per le perditrici, Tagliamento 19 con 3/3 da 2 e 4/9 da 3 per le vincenti. A volte Tagliamento è più concreta della coetanea Zandalasini (1/6 a Lucca), diciamolo pure. Pastore 18 per Nàppule.
Infine, avendo voglia di provare questo nuovo streaming totale del sito di Lega, abbiamo scelto un godibile Venezia-S. Martino. Al di là di qualche inceppamento, il servizio si fa apprezzare, telecronaca gradevole anche è quella della squadra di casa. Certo, concettualmente è meglio RaiSport dove forse ti vede pure chi non fa parte della congrega, però se almeno la congrega s’abbuffa, è qualcosa. Comunque, vittoria meritata per S. Martino, che comanda sempre, gioca meglio, Venezia (orbata dopo 2 minuti di Formica, ennesimo infortunio per lei) perviene al pari al 35’ su tripla di Bagnara ma, come spesso in queste situazioni, paga lo sforzo della rimonta e rincula nel finale. 16 di Gianolla, rediviva dopo una scorsa stagione a 2 di media.

Domenica 12/10 – A volo d’augello sull’A2: nel girone A, già detto di Geas-Carugate e del rinvio di Genova-Alghero, c’è Torino che roboa infliggendo un 96-45, pur senza Quarta, a una Milano priva di tutto il reparto lunghe e con 8 giocatrici dai 20 anni in giù. Ma il risultato più interessante è di Selargius, 73-69 su Broni: ma era anche +26 sul finire del 3° quarto. La giovane Dell'Olio, finalmente libera di giocare dopo la panchina in A1 a Umbertide, ne mette 23.
Nel girone B c’era attesa per Crema-Ferrara ma va a senso unico: 24-47 al 20’, 52-68 finale; Rulli, Miccio e Mini in doppia cifra, vani i 18 di Caccialanza. Le estensi sono... rulli. Biassono piega Muggia 42-38: certo le orfane di Borroni non son più le stesse ma, con Porro e Gargantini in più, le brianzole non ripeteranno il calvario dell’anno scorso. E forse aveva ragione il patron carugatese Gavazzi quando notava che in questo girone il suo team avrebbe avuto qualche opportunità in più. :unsure: Nel girone C, il big match va ad Ariano che sbanca Castel S. Pietro (solo 6 per Ballardini, ci fa piacere Schieppati, 10 con 15 di valutazione). Ariano credo abbia il record mondiale di ragazze di origine straniera: Narviciute, Santabarbara, Madonna, Ma. Micovic, Maggi, Chesta, Dominguez... :o:

Lunedì 13/10 – Mentre il molosso-Italvolley donne toglie l’assedio-Mondiali, senza medaglie ma con numeri allucinanti per l’autostima nostra (quattro partite di fila con 12.600 spettatori, quasi 5 milioni di audience per la semifinale; hai voglia poi a festeggiare gli “addirittura 5.000 contatti in streaming”...), :wacko: visto che in questi giorni difficili c’è venuta la fissa dei confronti, bisogna farne due in positivo per la nostra A1.
Il primo: ha fatto scalpore che in Varese-Cantù maschile, domenica, l’italiano migliore sia stato Balanzoni segnando la bellezza di 1 punto (e qualcuno ha pure scritto che ha avuto un impatto decisivo... :woot: comodo per i nostri ragazzi guadagnarsi la pagnotta), e per larghi tratti non ce n’era manco uno in campo. Nell’A1 femminile sicuramente le nostre, oggi, hanno molte più opportunità.
Altro confronto: se la pallavolo ha 300.000 tesserate e noi solo 30.000, con 98 posti in A1 (7 x 14 squadre), arrotondando a 100, significa che, oggi, una cestista italiana su 300 gioca nella massima serie. Cifra che trovo davvero allettante per un’ambiziosa giovine. Una pallavolista invece ha una possibilità su 3.000. Genitori che guardate allo sport solo come mezzo d’affermazione di voi stessi attraverso i figli, tenete conto di questo dato, quando scegliete la disciplina. -_-

Nella foto [da Basketinside.com]: l'entusiasmo pazzo di Selargius dopo l'impresa con Broni.


domenica 12 ottobre 2014

La week en rose (13 - A2: Geas-Carugate)

Sabato 11/10 - Ho scritto queste righe dal nuovo Burger King di Varedo, sulla strada verso casa dopo aver assistito a Geas-Carugate, dove mi son fermato per festeggiare con un pur disgustoso frappè la sconfitta dell'Italvolley per mano della Cina. Varedo è la città di Alessandra Calastri, purtroppo infortunata; e senza di lei Milano, stasera, ha incassato un tremendo -51 da Torino. :woot: Ma qui parliamo del derby vinto dalle padrone di casa con un +16 (70-54) che alla vigilia era uno degli scarti più pronosticabili.

Tiepida serata d'ottobre, aria frizzante che mette voglia di tuffarsi a piè pari nella stagione, bella risposta di pubblico al primo richiamo stagionale: 350 spettatori a un conto approssimativo; c’erano le giovanili Geas al completo, presentate nell’intervallo. L’ultima volta che questa sfida si era giocata in A2 era il 2008, ed era un classico in quegli anni (l'episodio più brillante, un Geas-Carugate 73-74, giorno d'Ognissanti 2006); poi le due squadre presero direzioni opposte: Sesto salì in A1, la dirimpettara retrocesse. Ora si torna al punto di partenza, ma sembra passata una vita.
In tribuna anche una persona che non avrebbe voluto esserci: Vaccaro, coach di Genova, che ha rinviato la partita con Alghero per la sciagura dell'alluvione. C'è anche Paolo Fassina, che via cellulare seguirà in diretta la vittoria del gemello Stefano contro Muggia. Ci sono i genitori Maiorano, i genitori Rovida, ovviamente i genitori Frantini, i genitori Arturi e molti altri; è tutta una famiglia, il nostro femminile. :wub:
L'impatto con la categoria del team di Cesari, ma anche il debutto di Cinzia Zanotti da capo-allenatore senior; capire come cambia il Geas senza più Zandalasini ma con un centro vero (Laterza), o come s’innestano due veterane di primo livello, Stabile e Frantini (ex di turno), su un gruppo in buona parte all’esordio in A2. Queste alcune delle tante curiosità.
Il primo tempo è godibile. La superiorità del Paddy Power traspare dopo poche azioni, ma le rossonere sprecano molto (chiuderanno con 22 perse) e dopo 5 minuti è solo 6-3. Carugate fatica a macinar gioco contro la uomo avversaria, che però esaurisce presto il bonus e allora Frantini, francobollata da un mastino come Kacerik, si procura di mestiere 6 liberi che trasforma tutti, riportando le sue a contatto (16-15 al 10’) dopo un +9 sestese su triple di Arturi e Beretta.
Si viaggia a elastico anche in uno scoppiettante 2° quarto. Il Geas si distende in velocità, soprattutto con una tonica Galli; ben 6 contropiedi nei primi 5’ della frazione, orchestrati da Arturi (7 assist; ben 20 totali di squadra), eludendo la zona schierata da Carugate già da metà 1° periodo. Zona bucata anche da Giorgi con 2 triple, e da Gambarini coi suoi plastici arresto-e-tiro dalla media. Però le ospiti non subiscono senza reagire: primi punti di Stabile (costretta al super-lavoro in regia, fatica a finalizzare) e Casartelli, entrambe dall’arco; bomba anche di Colombo alla sirena dell’intervallo. Applaude lo stato maggiore carugatese (il main sponsor e il patron Gavazzi) seduto sotto di noi. Un 42-34 incoraggiante per la Castel, a patto però di non essersi tirata il collo per reggere i ritmi superiori delle avversarie. :unsure:
Il timore è fondato e, infatti, la benzina finisce per Carugate, col Geas che nel 3° quarto scorrazza a piacimento. Un’altra riffa di contropiedi, alternata a servizi in area per Laterza e Barberis, spacca la partita con un 13-2 a cui, si fa presto a intuire, le ospiti stavolta non avranno la forza di replicare (infruttuoso il ritorno a uomo). Frantini, logorata dalla faticaccia compiuta nel primo tempo per sudarsi ogni punto (le era già successo in entrambi i confronti col Geas dello scorso anno), fa 2/14 nella ripresa; si spegne, ma forse è un caso, dopo che una prodezza allo scadere dei 24" le viene annullata per tempo scaduto (da moviola). :unsure: Giunzioni brucia spesso la marcatrice in palleggio ma conclude positivamente solo in minor parte. Il 59-40 del 30’ è una fine anticipata.
Nell’ultimo periodo De Gianni, con qualche bell’1 contro 1, rende dignitoso lo scarto finale per Carugate; è lei con 15 la miglior marcatrice per le sue, contro i 16 di Gambarini (lampi di genio ma soprattutto concretezza) per il Geas. Laterza in doppia doppia (12+12) pur convincendo a sprazzi; Frantini 14 ma con 4/21.
Margini di miglioramento per entrambe le squadre: Geas a tratti farraginoso (anche se è un effetto collaterale del suo marchio “gioventù e corsa”), qualche spreco di troppo (pure da Laterza nonostante il 6/10); Carugate con lo scotto dell’esordio nella categoria e una fisicità da alzare: certo, i chili non s'inventano, ma 3 tiri liberi concessi alle avversarie nei primi 30' non sono indice di buona difesa, casomai il contrario. Il timore è che, se contro il Geas si è sofferto in fase di chiusura in area, contro squadre ancor più ruvide e stazzate vada peggio. In attacco occorre perfezionare la saldatura tra il duo Stabile-Frantini e il resto del plotone, specialmente le esordienti: ma è normale.
In ogni caso troppo presto, e partita troppo impari, per trarne previsioni sulla stagione di ambo le compagini.

Nella foto: le due squadre schierate nel minuto di raccoglimento per l'alluvione di Genova. Si nota il nuovo tabellone elettronico al "PalaNat".

La week en rose (12)

Venerdì 10/10 - Vigilia dell’inizio dell’A2 girone A. Definito girone di ferro in rapporto al B, e può anche essere vero ma lo vedremo quando s’incroceranno nella seconda fase. Certo, se il riferimento sono i risultati dello scorso anno, non c’è paragone perché, nell’A, compaiono 3 semifinaliste playoff 2014, più Broni e Milano che hanno fatto la poule-promozione; e una sola matricola; nel B hai zero reduci dai playoff, 3 dalla poule-promo, 1 ripescata (Biassono) e due neopromosse.

Dunque girone A di estremo interesse. Genova è quella che s’è fatta più notare sul mercato, con Diene, Visconti, Vanin e la croata Bozic introitate su un gruppo già forte anche se, certo, Martina Bestagno è salita in A1 e non è poco. Precampionato brillante battendo pure Torino. Le sabaude hanno cambiato meno, però il play americano O’Rourke, che sostituisce la convalescente Montanaro, è eccellente a detta di chi l’ha vista. In più c’è Riccardi sotto canestro; Quarta, Coen e le giovani rampanti a far da zoccolo duro. E che dire del Geas? Non c’è più il talento supremo di Zandalasini, ma non è detto che la concretezza sia inferiore, perché c’è Laterza che farà (al 99,9%) meglio di Burani, c’è la coppia Arturi-Gambarini che come trazione posteriore fa paura, poi una Kacerik e una Barberis, nazionali giovanili, che sono come nuovi acquisti visto che l’anno scorso giocarono poco per infortunio. Per tutte e 3 queste squadre, va inoltre considerato che l’anno scorso erano matricole in A2 (eppure dominarono), ora si giovano anche dell’esperienza accumulata. Quindi è lecito pensare che siano ancora più forti, a prescindere dalla lista dei nomi. Da seguire l'avventura di Cinzia Zanotti da capo allenatore.
Broni è un’incognita. Nomi di primo o quantomeno non terzo piano (Georgieva, Corradini, De Pretto, Bona, Accini, Pavia, ora è arrivata anche Contestabile), si parla molto bene della giovane Bonvecchio (da Riva del Garda), ma il crac di Zampieri è una tegola che ci vorrà tempo per assorbire. Certo come potenziale è da prime quattro.
C’è spazio per un altro inserimento? Milano e Carugate sperano di sì. Ma non sono ossessionate dall’idea. Il Sanga rischiava grosso, a inizio estate. Poi ha messo insieme un organico interessante: Calastri e Vujovic sotto canestro, bella coppia; Maffenini e Gottardi sul perimetro, idem. C’è l’incognita della regia (Rossi, ’94 dalla B, è debuttante); la panchina è corta anche se non come l’anno scorso. E Calastri è fuori un mese, tegola. C’è però l’entusiasmo di un nuovo ciclo, sia in campo che fuori.
Carugate è neopromossa e ha fatto un mercato lungo quanto la gamba: Stabile e Frantini, le migliori tra le giocatrici libere in zona; confermato il nucleo della promozione (e la cosa mi piace), i problemi sono stati aver perso Schieppati rispetto ai piani (Viganò e Mazzoleni erano previste), e non esser riusciti a strappare Calastri a Milano; sicché la squadra è leggerissima nelle lunghe, mentre sul perimetro va trovata un’alternativa a Frantini, così come non si può tirar troppo il collo a Stabile.
Le due sarde: Selargius cliente difficile, soprattutto a casa sua; non so quanto valga la straniera ma Dell’Olio e Di Costanzo sono acquisti interessanti, con una chance di avere quello spazio sinora mancato loro. Alghero, se il girone è di ferro, sembra il vaso di coccio (con rispetto parlando), perché ha tenuto solo Azzellini e le altre son tutte dal ’96 al ’98; all’ultim’ora ha preso la gloria spagnola Sanchez ma a 38 anni non può essere quella d’un tempo.

Venerdì 10/10 – Confronto volley/basket, tormentone di questi giorni. Rincariamo la dose in un impeto masochista. Leggo sulla Gazzetta che 24 giocatrici di questo Mondiale faranno parte del campionato italiano. Di pallavolo, s’intende. Dal Mondiale di basket alla nostra A1, quante? Zero, se non stiamo errando. :woot:
Uno dice: e be’, ma il conto della pallavolo è viziato dalle 14 della nazionale italiana. Sbagliato, perché ben 7 di loro giocheranno all’estero. Contro una cestista nostrana (ci risulta), Elena Bestagno che è andata in Belgio (non consideriamo le varie che sono andate negli Usa al college: scelte di studio più che di basket). Le nostre non vanno altrove per mentalità casereccia o perché non le chiamano in quanto non sono all’altezza? Quasi quasi spero la seconda, perché altrimenti rassegnarsi a stare in un campionato italiano dove, se non sei a Schio, non esci dai patrii confini, e dove gli ingaggi sono spesso esigui (e magari nemmeno onorati fino in fondo), è riduttivo.
Altro dato: nei roster delle 4 semifinaliste del Mondiale di basket testè concluso, c’erano varie giocatrici ex campionato italiano, ma solo Martinez e Summerton hanno militato da noi dal 2007 in avanti. Giocatrici come Yilmaz, Snell e la divina Taylor non si son più viste dopo quella data. Quindi il 2007 (o dintorni) appare uno spartiacque tra un campionato ancora di un certo livello, seppur già in declino (negli anni ’80 almeno mezza nazionale Usa avrebbe evoluito dalle nostre parti, ora non se ne vede l’ombra), e quello attuale che è periferia assoluta dell’impero.

Sabato 11/10 – Altro tema che abbiamo trattato in queste settimane d’inizio stagione è quello della comunicazione. L’ultima di tante nuove iniziative è la diretta streaming, da parte di un sito sardo, delle partite delle compagini isolane di A2. “La TV in rete e in presa diretta è il futuro della comunicazione; offrire un prodotto in differita, capace di raggiungere una platea limitata, significa oggi offrire un prodotto obsoleto e superato”, dice il giornalista responsabile dell'iniziativa. Quasi un’indiretta stroncatura alla novità delle differite su Lombardia Sat da parte di Geas e Carugate. Boh, premesso che la differita è comunque già qualcosa, è vero che la diretta è più stimolante, ed è vero che è il trend del momento (l’A1 ha annunciato lo streaming totale delle sue partite), ma il timore è che per l’A2 non ci sia una platea così vasta di persone disposte a passare due ore filate al sabato pomeriggio o sera davanti al computer o al tablet. La differita tv, dal canto suo, si giova di una piattaforma più frequentata ma non offre la suspense per il risultato. D’altra parte, se i costi sono contenuti, val la pena provare: sia la diretta che la differita. Anche se la presenza di un reale ritorno per l'investimento non è certa; e poi non sono sicuro che una partita di A2 sia altrettanto gradevole in tv quanto lo è dal vivo, perché per essere "spettacolo da tv", il requisito è più alto. :unsure:

Nella foto: il Sanga ha diffuso molte immagini allegre in questa prestagione. Per le premesse che c'erano a inizio estate, ha ottimi motivi per sorridere.

venerdì 10 ottobre 2014

Dubbio sul nesso tra preferenze estetiche degli italiani e successo della pallavolo

La teoria sul fatto che in Italia spopoli il volley femminile perché "In Italia piace ancora la femmina-femmina, intesa in modo bamboleggiante, poco testosteronica" è interessante ma non dimostrabile con cifre e numeri. Come si fa a quantificare il tasso di veteromaschilismo nella preferenza per la pallavolo? Si può solo aver l'impressione che sia così. La tua visione sembra penzolare troppo verso un "in Italia domina la pallavolo perché piacciono le lolitine", che mi sa di luogo comune. E che? I francesi, raffinati amateurs (tanto per generalizzare pure io), sono improvvisamente diventati insensibili alla "femmina-femmina", per usare il tuo termine?

Per quanto mi sia antipatica la pallavolo, trovo troppo riduttivo attribuirne il successo a questioni solo estetiche: mi pongo piuttosto il problema se il gioco del volley, in qualche modo, sia considerato più divertente del gioco del basket, nelle rispettive versioni femminili.

L'unica cosa certa è che in alcuni paesi piacciono di più certi sport, in altri paesi altri sport. A volte in modo costante, a volte con variazioni nel tempo.

La week en rose (11)

Mercoledì 8/10 - Silvia Gottardi scrive e Giorgia Sottana replica. Il blog della "Frizzantissima", in due settimane, è già diventato un riferimento. E come stupirsene? La tipa ha il dono di non essere banale. Dopo la Supercoppa di domenica 28, aveva fatto notare l'esultanza fiacca, se non inesistente, da parte di Schio, e ora il blog ospita la replica di Sottana: "Appena ho letto il tuo articolo ho sentito uno strano fastidio dentro lo stomaco, mi sentivo quasi offesa dalle tue parole. Ho trovato che ci fosse un filo di provocazione. Poi mi sono chiesta perché quelle tue parole mi facessero così “male”, e sebbene ancora trovare le risposte non sia facile, credo che il motivo vero sia che: hai ragione”.

Segue un'interessante riflessione dell'ex talento prodigio sulla difficile condizione psicologica di chi, se vince, ha solo fatto il suo dovere mentre se perde è un fallimento totale. Questo è vero (ma siamo sicuri che stia meglio chi non vince mai?), però, quanto all'esultanza, trovo più che giusto se Schio non fa scene di giubilo per una Supercoppa vinta in casa contro un'avversaria monca d'una straniera e già battuta innumerevoli volte. E' un segnale che si punta a ben altri obiettivi. Schio deve centrare le Final Eight di Eurolega e se possibile le semifinali: allora sì che le verrà voglia di esultare.

Mercoledì 8/10 - Stato alla presentazione di Carugate, in un ristorante ottocentesco ubicato nel folto del parco di Monza. Suggestivo perché si entra in macchina nel cuore del parco, costeggiando l'autodromo e percorrendo una lunga discesa; peccato che essendo buio non si vedeva quasi nulla. :blink:
La serata s'è svolta secondo il rituale di ogni vernissage d'inizio anno, quindi essendo notizia quando "uomo morde cane", cioè quando qualcosa esula dal copione, segnalo il battibeccuccio tra il politico di Carugate che annuncia "tra due anni avremo il nuovo palazzetto, così finisce l'esilio a Pessano", e il suo collega di Pessano che quand'è il suo turno ribatte: "ma quale esilio, strunz?" (non con quel termine, ma il concetto era quello). :woot:
E poi, al momento del rinfresco, spunta la sorpresa: una tipa altissima, bionda, giovane, aria da slava ma poteva anche essere una del vivaio di Carugate che è pieno di biondine, e invece si apprende essere un'ucraina del '96 da pochi giorni in prova da coach Cesari. Be', non so quanto sappia giocare ma, come diceva Buddha, "i centimetri non si insegnano", e questa è due metri veri. Mi ricorda Cesnaviciute, il pinnacolo lituano che giocò a Priolo e Bologna: certo costei non era granché, ma un livello simile farebbe comodo a una Carugate il cui difetto, e lo sanno bene, è la mancanza di stazza, perché le uniche lunghe sono le sottili De Gianni e Cagner.
A conclusione, però, bisogna notare come, in questi anni di crisi, alle presentazioni di Carugate si sia sempre respirata una frizzante (ma non grossolana) aria di benessere e ottimismo. Una tregua dal piagnisteo collettivo fa bene al morale.

Giovedì 9/10 - Ma torniamoci subito, al piagnisteo. Siamo sotto attacco nucleare: l'Italvolley donne è in semifinale ai Mondiali. Farà altre 3 partite da almeno 11.000 spettatori, mercoledì con gli Usa l'hanno vista 1 milione e mezzo di spettatori su RaiSport (fortunatamente il pachiderma Rai per ora la confina sul canale tematico, se no il botto di audience sarebbe totale).
Sabato la semifinale sarà in contemporanea con il derbissimo Geas-Carugate: a giudicare dai garruli tweet (o status Facebook) di molti esponenti del nostro basket, vien da pensare che preferiranno godersi le squinzie del volley, ovvero coloro di cui poi si lamentano che ci svuotano le palestre. <_< Coerenza notevole. Come tifare per il ladro che ti ruba in casa, se lo fa in modo figo.
Mi consolerei se, almeno, quelle teste di legno del maschile aprissero gli occhi su quanto giovi a ogni sport coltivare la propria parte femminile (chi è così fesso da far marcire una parte del suo giardino e compiacersene pure?). Anche qui la coerenza regna: costoro che si vantano di schifare il basket donne perché inferiore al maschile, poi s'indignano se uno gli fa notare che le loro beneamate "minors" maschili fan cagare assai di più, in confronto col grande basket che pateticamente scimmiottano.

Nella foto: Carugate tutta sorrisi alla presentazione di mercoledì [foto di Marco Brioschi].