lunedì 4 settembre 2017

A tempo scaduto (7)

55.
Sempre a fine luglio. Beatrice Barberis contro Donnarumma? Curioso episodio collaterale di quella psicosi di massa per cui, per qualche settimana, mezza Italia sentiva il bisogno d'occuparsi del caso del 18enne portiere in fuga (poi rientrata) dal Milan. Situazioni in cui, prima o poi, spunta qualche confronto moraleggiante fra il reprobo di turno e i presunti buoni "che invece...". Ecco infatti un sito sportivo (di quelli non troppo diffusi per la verità, ma rilanciato da vari accounts cestistici su Facebook) titolare: "Prima l'esame e poi gli Europei: perché il basket è diverso dal calcio". L'articolo inizia: "Il suo nome è Beatrice Barberis. Ha 22 anni e studia Lettere Moderne ecc. ecc., gioca al Geas ecc. ecc.". Si legge poi che l’energica ala sestese sarebbe "l'anti-Donnarumma" perché lei ha dato un esame universitario prima di partire per l'Europeo 3 vs 3, mentre il somaro portiere ha dato buca alla maturità che cozzava con l'Europeo U21. Dopo altri esempi, la morale conclusiva è: "Il basket azzurro è pieno di anti-Donnarumma. Forse perché ci sono meno soldi nei conti correnti dei diretti interessati".
Orbene, non è che la Donnarummania non m’abbia nauseato; la prima pagina della Gazzetta del 10 luglio (gli altri giornali non li considero), in cui campeggiava la fidanzata del milanista in bikini e non c’era mezza riga sull’argento azzurro ai Mondiali U19 di basket (impresa storica firmata Capobianco), è una delle più tristi che abbia mai dovuto digerire in decenni di sopportazione della calciocrazia italica. Tuttavia, a mio immodesto avviso, se un calciatore gioca da cani, lo si giudichi pure; se commette un reato, lo si giudichi pure; ma se decide di non fare la maturità (oltretutto quando ha un anno in meno dei 19 canonici) sono cazzi suoi. Secondariamente, quando uno accantona gli studi perché ha un qualsiasi lavoro a tempo pieno, lo mettiamo alla gogna? Si dà il caso che Donnarumma lavori a tempo pieno e Barberis no. Terziariamente, Beatrice stessa su Facebook ha scritto di non aver nulla contro Donnarumma e di non voler recitare la parte dell'"anti". Perciò a che è servita quest'operazione, se non a far la figura dei soliti sfigatelli invidiosi del calcio? Ok, se non altro ora qualche cristiano in più conosce Barberis...

56.
Calcio vs basket anche su un altro terreno, a luglio. Fortunatamente in Italia l'arretratezza tribale di una larga fetta di popolo, che non ama assistere a sport femminili in cui l'abbigliamento esalti poco le parti intime, o forse non ama accettare che il calcio possa essere anche affare per donne, fa sì che per ora siamo scampati al dilagante successo che la pedata femminea sta avendo negli ultimi anni. Non solo a livello di nazionali ma anche con i club, che è peggio perché così tiene banco per più mesi all'anno: la chiave è stato l'ingresso di superpotenze del calcio maschile, tipo Barcellona, Paris Saint Germain, Manchester City, che stanno soppiantando i piccoli club di provincia che in precedenza dettavano legge nel settore. E attenzione che sta succedendo pure da noi: ultima arrivata illustre la Juventus.
Un mese esatto dopo l'inizio dell'Eurobasket, il 16 luglio, s’è avviata l'analoga kermesse europea di calcio femminile, gioco che a mio parere è una goffa parodia della versione maschile, ma questo importa poco, anche perché evidentemente la maggioranza non la pensa così. Con quanta rabbia abbiamo occhieggiato, nelle dirette su Eurosport, tribune magari non sempre stracolme ma mai spopolate, al punto che l'affluenza media ha sfiorato le 8000 unità. Un dato certo gonfiato dal fatto che le padrone di casa dell'Olanda sono arrivate fino in fondo (quasi 30.000 fans per la semifinale e la finale), però il confronto con Eurobasket Women è stridente. Anzi, probabilmente la media risulterà superiore persino a quella di Eurobasket Men...

57.
Tutta concorrenza in più per il basket donne, che potrebbe ritrovarsi in futuro (se non lo è già) schiacciato fra incudine e martello: da un lato il volley che attira chi ama gli sport privi di contatto e più esibizionisti dal punto di vista estetico (e intanto ora, a fine agosto, quando manca poco alle iscrizioni sportive per il nuovo anno, tante dirette su Rai1 per il volley maschile mentre il basket è per gli intimi di Sky...); dall'altro il calcio che, forte anche del traino della popolarità della sua versione maschile, richiama le ragazze più votate all'aggressività e al combattimento, come sapientemente ci spiegò l'utente Bicio su questo forum, qualche tempo addietro. Perché non c'è un analogo progetto globale di promozione del femminile da parte di chi governa il basket? L'Nba foraggia la Wnba ma il resto?
Da noi forse ci penserà Mara Invernizzi, molto attiva in questi suoi primi mesi di vicepresidenza con delega al femminile, sia dal vivo (presenziando ai principali eventi del settore), sia sui social, dove oltre alla padronanza del linguaggio tipico del canale capitalizza il suo aspetto fotogenico senza strafare, sia sulla carta stampata, dove ha espresso con piglio le sue idee. Su "Basket Magazine" di giugno, parla di tanti progetti che le auguriamo di realizzare (il neo-College Italia, la presenza nelle regioni periferiche, miscelare ad alto livello le società a conduzione familiare con le superpotenze stile-Schio; aumentare le quote rosa nei posti di comando); ma snocciola anche un concetto che francamente non ho capito molto, pur avendoci provato: "La giocatrice di basket è una donna che non ha paura, capace di confrontarsi con gli altri e con se stessa, con grinta e talvolta con aggressività, ma senza per questo dover snaturare la propria indole più sensibile. Alle bambine deve essere quindi insegnato, e mi rivolgo agli addetti ai lavori, che per giocare a basket non occorre atteggiarsi da maschietti o trascurarsi; la pallacanestro è anche donna: sport e femminilità possono e devono convivere (...) una ragazza che si piace e sta bene con se stessa è bella e ancora più forte in campo".
Ripeto, non ho capito bene, però con questa filosofia strappiamo mille tesserate al volley, io la sottoscrivo e m'inchino.

58.
Un luglio più amaro che dolce si è poi chiuso col botto, quello di un pugno sconsiderato. L'equivalente maschile di Zandalasini, ovvero Gallinari Danilo, finiva con ignominia la sua estate con la Nazionale per via d'un colpo tanto eccessivo rispetto alla provocazione subita, quanto suicida nei suoi effetti (mano rotta). Dicevo poc'anzi dei confronti moraleggianti da aborrire, però... è abissale, nella percezione collettiva, il contrasto fra Zanda che finisce l'Europeo nel quintetto ideale, osannata da tutti dopo aver dato l’anima per i nostri colori, e il Gallo che i colori li deve abbandonare in maniera così fessa. (Altrettanto abissale la differenza fra i 65 milioni d'ingaggio complessivi per i prossimi 3 anni che attendono lui e le poche migliaia d'euro che prenderà Zanda in Wnba; ma questo è un dettaglio).
I due li ho sempre percepiti simili, cioè dotati di una perfetta sommatoria di talento, bellezza stilistica, appeal personale e background cestistico familiare (non indispensabile ma utile), in grado di renderli icone del nostro movimento, fin da quando, a pochi anni di distanza (circa 2004 lui e 2009 lei), li seguii per la prima volta, lui al torneo giovanile di Lissone e lei all’ingresso nel vivaio Geas, e si sentiva intorno a loro un'identica eccitazione, quella di chi sta scoprendo in anteprima un futuro meraviglioso. Poi è chiaro che solo anni dopo puoi capire se era illusione o profezia. Adesso sembra che lui appartenga alla prima categoria e lei alla seconda, ma si esagera. Due estati fa il Gallo era il divin condottiero destinato a portare la “nazionale più forte di sempre” nell'olimpo mentre su Zanda, l'abbiamo già ricordato, piovevano più critiche che apprezzamenti.

59.
A fine agosto, gran ritorno di fiamma per la Zanda-mania con l'annuncio del suo sbarco in Wnba, concretizzatosi lunedì 28 con la grande notizia del contratto con le Minnesota Lynx. Si parlava sin dal dopo-Europei di un suo futuro negli Usa, ma credo che la tempistica accelerata abbia sorpreso tutti, anche perché, come credo molti, non sapevo del cavillo regolamentare per cui lei, in quanto internazionale, risultava “non scelta” al draft 2016 anziché finire automaticamente in quello 2018 come le americane. In qualche modo s’è aperto un canale prima del previsto e lei l’ha percorso, ritrovandosi non in un team qualunque ma in una delle maggiori candidate al titolo, con compagne d’elite assoluta (Maya Moore ne è solo una).
Zanda si è dimostrata anche stavolta una comunicatrice straordinaria, giacché l'indomani della firma, 29 agosto, ha postato su Facebook, in italiano e in inglese, il seguente messaggio, con sapiente uso di frasi brevi ad alto tasso emotivo, da poetessa dell'era social:
"mi sveglio, guardo l'ora, sono le 5 e mezza.
fuori c'è buio, ma non troppo.
sta arrivando l'alba.
la mia preferita.
mi chiedo perché sono già sveglia, come mai non riesca più a prendere sonno.
la sveglia è alle 7, ma non mi ricordo cosa devo fare.
mentre ci penso la stanza si illumina, il sole sorge e questa dove sono non è la mia camera.
mi alzo, di corsa, ho un attimo di panico.
guardo fuori dalla finestra:
grattacieli.
Minneapolis.
Minnesota.
America.
esco sul balcone. fa freddo, ma non mi importa.
sono in America.
chiudo gli occhi e la respiro, a pieni polmoni.
ero solo una bambina che voleva imitare suo fratello con un pallone da basket.
ero solo una bambina quando ho preso in mano il pallone.
ora guarda dove sono".

Nel giro di 50 minuti, quando ho controllato per curiosità, aveva già ottenuto 3700 reazioni ("mi piace" o altre emoticons) e 200 condivisioni. Fenomenale. Si può dire che Zanda sia la prima campionessa italiana dell'"era social"; una pioniera in materia è stata Sottana, ottima e assidua comunicatrice, ma non ha mai raggiunto il recente picco di carriera della più giovane compagna, e poi appartiene anagraficamente a una generazione precedente, che non è cresciuta coi social come quella nata da metà anni '90 in poi, la quale non deve adattare le sue forme mentali al nuovo canale, bensì con perfetta naturalezza comunica lì tutto ciò che d'importante le capita nella vita, cestistica e non.

60.
Questa naturalezza comunicativa si abbina in Zanda al “physique du role” per essere personaggio. Un utente di questo forum, di recente, l'ha definita con finezza "una gran fica". Un po’ esagerato ma va bene così com'è: ha un aspetto gradevole quanto basta per far presa, ma non tanto vistoso da mettere in secondo piano il suo bagaglio tecnico, come accadeva al calciatore Beckham o a qualche sciatrice o tennista o atleta di cui si dice prima che è una gnocca e solo poi che è brava.
Anche quando parla, lo notavo nelle interviste, Zanda ha indubbio fascino, del carisma, con un'aria a metà tra l'ispirato e il trasognato che è tipica dei talenti; ha un sorriso accattivante, che non guasta; e come dicevamo poc’anzi sa dire e scrivere cose ad effetto, sembrando (e probabilmente essendo) sincera e spontanea.
Insomma, miscelando il tutto con il rendimento sportivo (condizione ovviamente indispensabile), avremo, se non abbiamo già, il personaggio-simbolo del nostro sport (quello che il volley femminile, nonostante la sua potenza, dopo il tramonto di Piccinini non ha trovato, patendo l'afflosciarsi di Diouf) ed è appena ventunenne... Il tutto senza troppi voli pindarici perché su Gallinari ne abbiamo fatti fin troppi, anni or sono, e non è finita bene quanto sognavamo.
Ma è proprio il volo, secondo me, a rappresentare la differenza fra l’appeal di Zanda e quello di una brava giocatrice standard. Tra i motivi che rendono poco gradito il femminile a molti appassionati di basket è che si gioca inchiodato al suolo. “Sì, bravine, bei fondamentali, gran senso tattico, ma io voglio vedere gente che fa cose speciali, gente che vola, non gente che esegue un po’ meglio di me le cose che so fare anch’io”. Discutibile ma non del tutto infondato dal punto di vista di chi cerca spettacolo. Ebbene, Zanda con il suo gioco a quota superiore e con la sua perfezione stilistica dà anche allo scettico qualcosa di cui pascersi. Mi ero già accorto dai tempi in cui militava in A2, di questa sua capacità di suscitare consenso pieno, cioè non relativizzato al femminile: chi la vede dice "Fortissima" e basta, non "fortissima per essere una donna", come di solito capita (in modo per noi irritante) alle nostre alfiere. "Il miglior tiro in sospensione d'Italia, uomini compresi", è stato ad esempio uno dei commenti più diffusi.

61.
Qualcuno non sembra preda dell'entusiasmo collettivo. Su Facebook il grande Max Mascolo ha posto un quesito che suonava tipo: "Ok, adesso tutti osannano Zanda che va in Wnba, ma se un domani salterà la Nazionale perché fa l'americana?". Be', certo, qualche timore è lecito ma mi pare un po' prematuro: aspettiamo che si stabilizzi laggiù, dopo questo assaggio, ma soprattutto le sue dichiarazioni d'amore azzurro, non di facciata, non penso che verranno contraddette clamorosamente nel giro di un'estate o due. Mi pare poi che la Wnba, non avendo contrattoni da offrire, abbia poco potere di veto, a differenza del maschile dove si assiste anche a tristi pantomime di infortuni molto presunti che tolgono alle nazionali molti elementi Nba, in realtà dissuasi dai loro clubs che li foraggiano con milioni di euro all'anno. Un esempio significativo è Emma Meesseman, che dopo il bronzo a Eurobasket 2017 si è inserita in corsa, senza problemi, nelle Washington Mystics. Ovviamente ancor meno si porrà il problema per le qualificazioni, di recente spostate durante la stagione agonistica canonica anziché concentrate in quella estiva.

62.
E’ possibile in effetti che la luna di miele fra Cecilia e il mondo cestistico, che finora ha vissuto la Zanda-mania come una gran festa, possa incrinarsi in futuro. Ma non tanto per il motivo che adombra Mascolo, credo, bensì perché non siamo in una società votata allo “star-system” come quella americana, dove è normale accettare un sistema gerarchico in cui c'è la superstar, la medio-star, il comprimario e via a scendere, tutto ben regolato con milioni di dollari e notorietà in proporzione all'importanza e alle responsabilità di ciascuno.
Sui forum, durante l’Europeo, leggevo qualcuno insinuare che, almeno nelle prime partite, qualche compagna boicottasse Zanda, passandole meno palle di quanto avrebbe meritato, essendo in palese stato di grazia. Ma non concordo: a mio parere è che la sua esplosione è stata tanto repentina che le compagne non erano abituate a cercarla sistematicamente come riferimento primario. Mi pare che poi col passare delle partite si siano adeguate con spirito positivo, riconoscendo la sua leadership che non poteva essere tale già in partenza. Ma in futuro? Se si parla solo di Zandala-qui, Zandala-là, non se ne avranno a male? E per il pubblico, non si rischia quell'effetto tipo Jordan o Vale Rossi, quando cioè un personaggio è talmente venerato dagli adepti della sua disciplina da far svalutare il resto dei pur valenti colleghi? Personalmente sono disposto a correre il rischio...

63.
Intanto, grazie a queste nozze tra Zanda e la Wnba, s'è destato l'interesse dalle nostre parti verso la lega d’oltreoceano. La quale pare stia attraversando un periodo di discreta salute, in rialzo dopo il picco negativo di spettatori di alcune stagioni fa. La finale dello scorso anno tra Minnesota e Los Angeles, vinta da quest'ultima in gara-5 dopo una memorabile sequenza di canestri nell'ultimo mezzo minuto che hanno spostato 3 volte il titolo da una parte all'altra, ha fatto un (relativo) botto di audience e comunque è stata "uno spot per il movimento" (come si ama dire da noi); lo slogan "Watch me work", interpretato dalle principali stars, pare abbia fatto presa.
Personaggi spendibili e all'apice della carriera ce ne sono, come Delle Donne (anche se purtroppo la sua salute è sempre fragile), Moore, Griner, Nneka Ogwumike, Skylar Diggins; veterane come Taurasi, Parker e Fowles; nuove leve come Breanna Stewart. Certi scandaletti a sfondo gay (tipo l'ex giocatrice che denunziò d'essere mobbizzata in quanto etero; o Brittney Griner col suo divorzio burrascoso da una collega) non paiono aver nuociuto troppo, anche se c’è chi rimprovera alla lega di strizzare troppo l’occhio alle minoranze sessuali a danno del target delle famiglie standard.
Stanno per iniziare i playoff e al top ci sono ancora Minnesota e L.A. davanti a Connecticut. Inutile dire che Zanda quest’anno farà apprendistato, ma in prospettiva è incoraggiante il ruolo da primattrice che sta recitando la già citata Meesseman: oltre 14 punti a partita con Washington. Sempre doveroso apprezzare queste top players che si sorbiscono stagioni agonistiche di quasi 12 mesi, tra club europeo (o cinese, ultima moda), attività della nazionale e Wnba.

Nella foto: "The Dream is Real", il post di Zandalasini al suo primo giorno da giocatrice Wnba.

A tempo scaduto (6)

46.
Intanto che si disputava l'Eurobasket, e subito dopo, dalle nostre parti si celebravano due finali nazionali giovanili: dal 10 al 18 giugno a Trieste le U16, dal 25 giugno al 2 luglio a Bormio le U14 (quest'ultima tornata ad assegnare uno scudetto dopo 10 anni). Il panorama nazionale dei rapporti di forza è apparso di segno opposto nelle due competizioni. Fra le U16 grande equilibrio, con le 4 semifinaliste (più credo il Geas se non avesse perso Panzera per infortunio) che avevano tutte un'equa possibilità di farcela; alla fine è emersa Marghera per il bis dello scorso anno.
Pastrello, già impiegata in A2, mattatrice con 33 punti e 13 rimbalzi in finale su Mirabello, la quale aveva fatto l'impresa in semi su Costamasnaga, precedentemente issatasi in "pole position" dopo aver demolito Venezia. Quest'ultima con le '01-02 c'entra poco con la corazzata '99 che ha dominato le U18 a maggio così come tutte le precedenti finali cui ha partecipato. In quintetto ideale una coppia del 2002: Gilli e Balossi; e anche Panzera vi sarebbe forse entrata senza il colpo di sfortuna. E' stato un bel prologo al bronzo che avremmo conquistato in questa categoria nel successivo Europeo d'agosto.

47.
In Under 14, nell'aria frizzantina valtellinese, è invece apparso presto nitido il duopolio Costa-Geas, schiaccianti sulla concorrenza in modo persino allarmante, perché potrebbe essere indice di un panorama depresso nelle altre regioni. Ma sono talmente piccole che tutto può cambiare rapidamente. E la supremazia di quelle due squadre è talmente marcata anche nei confronti del resto della Lombardia, che non si tratta, probabilmente, di aridità del resto del panorama ma di poderosa caratura delle due in questione. Del resto al “Fabbri” di gennaio le 2003 lombarde non hanno vinto, quindi non è che il resto d'Italia latiti.
Alla fine Costa ha ribaltato l'esito della finale regionale del 2 giugno, partita a cui avevo assistito sotto le enormi e spettacolari volte del grattacielo della Regione Lombardia, emblema della “grandeur” del fu Formigoni. In quell'occasione il Geas aveva rimontato nell'ultimo quarto; stavolta Costa ha imposto il suo gioco iper-dinamico su avversarie più "classiche" nel modo di proporsi (specchi delle filosofie delle rispettive prime squadre) e dopo il primo break non c'è quasi più stata storia.
Per Costa, che curiosamente era stata ammessa per ripescaggio dopo che pareva esserci posto solo per i campioni regionali (ma il forfait della Basilicata ha aperto un buco), è il primo scudetto "5 vs 5" della sua storia, dopo aver già rotto il ghiaccio a maggio nel 3 vs 3. Grandi protagoniste due gemelle del 2004 (cioè un anno più giovani), di nome Villa, di soprannome qualcosa tipo "Carestia" e "Pestilenza" (perché ti fanno morire di stenti quando ti pressano).
Opportuno per il club brianzo-lecchese aver spezzato il tabù di varie finali perse col Geas e di vari piazzamenti di spessore ma non da titolo alle finali nazionali, anche se, vista la crescita impetuosa che sta avendo il vivaio di Costa, era ormai solo questione di tempo. Sicuramente interessante anche in prospettiva il duello tra questi due settori giovanili-moloch; da lombardo mi auguro che emerga un terzo polo, magari nelle province a est (Brescia o Bergamo), in grado di competere alla pari; in ogni caso sempre meglio un duopolio di un mono.

48.
Archiviata così la stagione di club, si è aperta l'8 luglio la campagna delle nazionali giovanili, con legittime attese di arraffare qualche altro alloro dopo la gloriosa estate 2016 del doppio argento e le precedenti. Ce l'abbiamo fatta, anche se all'ultimo tentativo e da parte di chi forse era meno atteso: le U16.
Prime nell'arengo erano le U20 di Liberalotto, che nella stessa Matosinhos che fu teatro dello Zanda-show dell'estate scorsa hanno incamerato un 6° posto in linea con le loro quotazioni. Due anni fa con le stesse annate eravamo arrivati quarti in U18, però a debita distanza dalle prime tre; più o meno siamo lì, tenuto anche conto che nel frattempo la classe '97 si era sparpagliata in mezz'America e andavano ricomposti tutti i pezzi.
Abbiamo perso nei quarti con la Francia, in modo netto ma non umiliante (61-77) dopo un 4 su 4 di buona caratura agonistica (pressoché tutte partite tirate). In doppia cifra di media Pan, Ciavarella e la grossa novità del gruppo, André, di cui finalmente abbiamo capito qual è il nome (Olbis) e quale il cognome, con qualche dubbio per il Futo che sta nel mezzo. La giocatrice da poco diventata italiana anche ai fini Fiba ha stravinto la classifica dei rimbalzi con oltre 15 a botta, spaziale, con due escursioni a 20 e oltre. Soprattutto, con l'aria di chi può progredire ancora. Ha dominato, ricordiamo, le ultime finali scudetto U20.
L'Europeo è stato vinto dalla Spagna, as usual ("lo de siempre", direbbero loro), sesta volta nelle ultime 7 edizioni; sorpresa Slovenia d'argento (k.o. la Francia in semi con un capolavoro tattico), bronzo alla Russia che ha dovuto rinunciare a Musina e Vadeeva, impegnate in faccende più importanti (Euro senior, come detto, e Mondiale U19, vedi più avanti).

49.
Ma era solo l'antipasto. Meno di una settimana dopo, il 22 luglio, è iniziato l'altro grande evento dell'estate insieme all'Eurobasket senior, ovvero il Mondiale U19 che ospitavamo a Udine e Cividale. Squadra un po' ibrida, con un po' di '98 reduci dall'Europeo U20 e un po' di '99-2000 da ricicciare poi anche nell'Euro U18. Insomma un gran bell'appuntamento ma per noi compresso a panino fra altri due. Certo, valeva anche per le altre europee, ma la nostra materia prima è meno numerosa.
Possiamo anche lasciar perdere quest'alibi e dire semplicemente che il livello è stato troppo alto per consentirci di far meglio, perlomeno stando a quanto s'è visto in campo. Contro chi era peggio di noi abbiamo vinto; chi ci ha battuto è apparso migliore (con l'eccezione forse dell'Ungheria, ma francamente la semifinale 9°/12° conta quel che conta): la Cina del pinnacolo di 2.05 l'avevamo battuta al Mondiale U17, ma le giocatrici non erano esattamente le stesse; con gli Usa non potevamo andare oltre un k.o. dignitoso.
Negli ottavi con la Spagna, che con l'annata '98, s'era già visto, inizia una flessione che mi pare prosegua fino alle 2002, non siamo mai stati realmente in corsa, salvo il siccitoso 12-10 del 1° quarto. Poi noi siamo rimasti stitici, loro no. Un triplone di Pinzan allo scadere dei 24" poteva darci la scossa ma era un fuoco di paglia. Giusto alla fine abbiamo rotto il ghiaccio, con Andrè soprattutto, ma i buoi erano scappati: a 5'30" dalla fine eravamo 37-57, poi 49-59 per la dignità. Ci siamo beccati quindi un 11° posto senza lode e senza infamia. Chi ha giocato bene o almeno benino? In doppia cifra André e Cubaj, poco sotto Fassina, ma le "piccole" hanno mostrato la corda; di Madera diremo più avanti.

50.
L'artefice principe del nostro rinascimento giovanile, Lucchesi s'intende, aveva vergato su Facebook, nella notte della vigilia del Mondiale, uno dei suoi proverbiali messaggi ad alto tasso emotivo, da 400 "mi piace" in poche ore. Stavolta però mi è suonato qualche campanello d'allarme perché iniziava così: "Vorrei essere originale, vorrei essere sereno come chi vive per mettere in dubbio l'onestà altrui, vorrei essere poco retorico, vorrei essere meno onesto, vorrei essere duro il giusto, vorrei essere meno stanco, vorrei essere più a mio agio fuori da quel rettangolo (magico), vorrei essere sempre pronto a tutto, vorrei essere capace di far scivolare senza graffi l'incoerenza altrui, vorrei essere allora davvero tante cose...". Okay, tutto molto intenso, anche quel che seguiva; però, però... con chi ce l'aveva? Non credo parlasse in astratto, citando "chi vive per mettere in dubbio l'onestà altrui"? Qualche alto papavero l'ha messo sulla graticola denigrando il suo lavoro? E poi, quel riferimento alla stanchezza e al disagio personali, quel sentirsi puro in mezzo agl'impuri, l'ho trovato inquietante, anche se nulla vietava che sfornasse l'ennesimo prodigio. Forse però era la spia che l'atmosfera non era quella magica di altre volte.

51.
Nonostante la figura da cioccolatare procurata alla competizione, nei primi giorni, dal video virale con Russia e Spagna che si dimenticano la metà campo in cui avevano attaccato sino all'azione prima (sicché la Russia segna una tripla nel canestro sbagliato senza che gli arbitri s'accorgano di nulla), è stata, dicevamo, una manifestazione d'alto livello. La notizia, inquietante per noi ammesso che riusciamo a tornare su un palcoscenico globale (Mondiale o Olimpiade senior), è che gli altri continenti sembrano in rialzo dopo un periodo di flessione. Soprattutto l'Asia con Cina e Giappone, quest'ultimo vera rivelazione con un gioco moderno, frizzante, convinto. Ha perso solo di 7 in semifinale con gli Usa anche se poi s'è fatto raspare il bronzo dal Canada, a sua volta, non da oggi, nazione emergente, sorta di "Usa 2" grazie alla vicinanza col colosso. Anche fra i maschi ormai la foglia d'acero va forte. L'Australia s'è persa nella fase finale ma è pur sempre l'oro U17 di 12 mesi fa. L'Europa ha fatto la parte della comprimaria salvo, ovviamente, la Russia campione che però è europea di confine.

52.
La finale Russia-Usa del 31 luglio è stata la partita dell'estate, forse dell'anno. "Carnera" dignitosamente pieno, dopo che non s'erano viste grandi folle nei giorni precedenti (un po' per la dispersione in due sedi, un po' perché, a essere onesti, chi sano di mente si rinchiude in un palazzetto a Udine alla fine di luglio?). Due grandi squadre, due stili diversi, equilibrio ad alto punteggio. C'era però una disparità a favore delle russe: Maria Vadeeva e Raisa Musina, le divine, sono due professioniste fatte e finite, che giocano in Eurolega, nazionale maggiore eccetera. Troppo smaliziate per universitarie al primo anno.
La coppia suddita di Putin ha fatto pentole, coperchi e fornelli: Musina 33 punti, 11 rimbalzi, 7 assist, 42 di valutazione; Vadeeva 26 punti, 18 rimbalzi, 37 di valutazione; percentuali da paura. Simili nella statura (1.90 e rotti), perfettamente complementari in quanto Musina è più agile e perimetrale, Vadeeva più potente e interna, ma ambo sono versatili, totali, moderne, in grado di correre il campo e tirare da fuori come le piccole.
Nonostante loro, il maggior dinamismo e il talento più distribuito delle americane poteva ribaltare l'esito. La Russia ha applicato una zona poco convincente, in ritardo nelle chiusure sul perimetro ed esposta al rimbalzo offensivo. E quando Vadeeva e Musina non segnavano - di rado, per la verità - c'era poco altro. Anche le Usa hanno poggiato molto su un paio di pedine, segnatamente il cubo umano Carter (play-guardia che stenderebbe un toro a spallate) e la pur imprecisa Dangerfield sul perimetro, oltre alla biondona figlia d'arte Alarie in area, ma non sono tornati i conti perché l'altra lunga Holmes s'è mangiata canestri ghiotti da sotto, e anche altre hanno litigato col ferro, sicché la riffa di palle rubate è servita solo fino a un certo punto.

53.
A 8 minuti dalla fine, questo intrecciarsi di fattori opposti produceva un'esaltante parità: 65-65. Un allunghino russo sul 65-70, con tripla della sottiletta Kurilchuk e un'entrata di Vadeeva, era controbattuto da un 8-0 delle suddite di Trump, chiuso da uno slalom in contropiede di Carter. Russia troppo ferma sulle gambe. Ma sorretta dalle due divine. Tocca a Musina con due bersagli dal limite dell'area; e gli Usa non comanderanno più. Poi Vadeeva con un gancio mancino. Carter deraglia in contropiede, poi si riscatta con un'entrata per il 77-78 Russia a 1'30".
Lì l'azione decisiva, perfetto suggello delle due sublimi: Vadeeva attira un raddoppio in post alto e serve l'assist per Musina che taglia sotto canestro ("gioco alto-basso!", avrebbe urlato il compianto, sebbene tuttora vivo, Franco Lauro): segna, subisce fallo, mette il libero. 77-81 e nonostante un mezzo harakiri negli ultimi secondi da parte di una russa che commette fallo su una tripla yankee, il 2/2 russo sul fallo sistematico fissava l'82-86 finale.

54.
Grande Madre Russia, bentornata. La notizia migliore per le ex predilette del morto (assassinato) Von Kalmanovic, leggendario faccendiere e pigmalione del movimento femminile russo, è che Musina e Vadeeva sono tanto forti quanto dedite alla causa, cioè determinatissime a far di tutto per portare la squadra alla vittoria, come a volte le russe tradizionalmente non sembrano, e c'è qualcosa di buono anche nelle annate immediatamente maggiori, sicché all'Europeo senior del 2019 già potrebbero tornare da medaglia.
Vadeeva , mvp a Udine, stupì il mondo, più o meno come Zanda quest'anno, agli Europei senior del 2015 (ma aveva solo 17 anni!); ora forse è un po' meno agile, essendo un bel carrarmato, ma oltre all'esperienza in più, ha sempre quella mirabile capacità di scegliere ogni volta la via più diretta efficace per andare a canestro. Non ha la grazia stilistica di Zanda, anzi si muove un po' curva, ma il talento è anche l'arte di “vedere autostrada dove altri solo sentiero” (frase fra le tante attribuite al defunto allenatore calcistico Vujadin Boskov), cioè semplificare il difficile, e in questo è superiore a Zanda, che d'istinto tende a trasformare l'autostrada in un sentiero che riesce solo lei a percorrere.

Nella foto: Musina e Vadeeva, coppia d'oro della Russia U19.

domenica 3 settembre 2017

A tempo scaduto (5)

34.
Solitamente, se una squadra non ha gioco interno, ripiega sull’uso massiccio del tiro da 3; per l'Italia maschile s’è visto fin dalla preparazione all’Europeo che sarà così. Nulla di tutto ciò invece nella spedizione di Capobianco. Una curiosità statistica, infatti, è che siamo risultati secondi nell'Europeo per percentuale da 3 (dietro la Spagna) ma ultimi per numero di tentativi a partita (meno di 14). Ma in effetti, non abbiamo vere specialiste delle triple, tranne Masciadri che però non è più quella di una volta. La buona percentuale dai 6,75 non serve a molto se nasconde il fatto che, per mancanza appunto di tiratrici sistematiche, prendiamo molti tiri "né carne né pesce" dalla media distanza con poco esito. Verrebbe da concludere: con poco in area e poco da dietro l’arco, se siamo arrivati a un millimetro dai Mondiali è merito dell'applicazione di tutte e dei guizzi individuali di Zanda & Giorgia.

35.
A proposito di Sottana. La Zanda-mania, la burrasca di Lettonia-Italia e pure il k.o. drammatico di Macchi hanno messo un po' in ombra le prestazioni della protagonista azzurra numero due. Ha steccato con la Turchia e il primo tempo con il Belgio, ma per il resto ha offerto un rendimento elevato, con i limiti e i pregi che già ben conoscevamo. Non ha i mezzi per affascinare "urbi et orbi" quanto Zanda ma anche lei, dal punto di vista di uno spettatore, coinvolge, trasmette sensazioni, si fa seguire in quel perenne oscillare tra momenti d'ispirazione divina, come quando ci ha riportati in partita con il Belgio, e frangenti in cui è preda dei nervi, tiene comizi con compagne, coach e arbitri, sgrana occhi e contorce bocca.
Psicodrammatico il suo finale con l'Ungheria, il 20 giugno, quando sul +1 ha sbagliato la tripla-partita, Crippa ha preso un rimbalzo d'oro, le ha ridato palla, lei ha subito fallo, ha fatto 0/2 ai liberi, poi le magiare hanno perso palla, lei se n'è impadronita per poi sciogliersi in pianto alla sirena: un misto di sollievo per il pericolo scampato e rabbia per aver rischiato di sciupare tutto.
La sua "lettera aperta" all'arbitro spagnolo è stata un po’ eccessiva, frutto di adrenalina e delusione, ma va rispettata come sfogo di una grande atleta ferita; dal punto di vista comunicativo, nell'era dei social l'emotività conta più della razionalità, l’estremo piace più del ponderato, e quindi ha fatto breccia. Ora perdiamo Giorgia per Montpellier: non è una bella notizia anche se da un po' di tempo sembrava palesare un certo desiderio di cambiare aria, e quindi l’avevamo in parte messo in conto.

36.
Altro aspetto oscurato dal fenomeno-Zanda e dal “complotto”: gli obiettivi di risultato sono stati falliti ancora una volta. Certo, della sfiga teniamo conto eccome: Macchi ko, i fischi strampalati (da ricordare pure il fallo a Ress nella mischia con Hollingsworth da cui è scaturito il libero decisivo; e l'antisportivo a Dotto per flopping nel finale con l'Ungheria), due volate perse di un punto. Però, a guardare tutto, ce la siamo anche cavata con un certo fondoschiena contro l'Ungheria negli ottavi: pure lì è finita di un punto ma a nostro favore, e più grazie alle papere altrui che a meriti nostri: 49-48 sfruttando dopo il nostro blackout nel 3° quarto il loro contro-blackout nell’ultimo (con Vandersloot nelle vesti di sabotatrice del paese che le ha donato il passaporto...).
Le nostre prestazioni migliori sono state con Bielorussia, Slovacchia e, pur perdendo, con la Lettonia, ma il Belgio, salvo una nostra pregevole fiammata in avvio di ripresa, ci ha surclassati, e non è né Francia né Spagna; gli sono bastate 3 giocatrici a piallarci... Ok, sfiorata la vittoria con la Turchia, top team da anni: però che ha fatto questa Turchia per il resto? Ha battuto senza incantare Bielorussia e Slovacchia per poi farsi massacrare dalla Grecia.
Non solo: le debacles della Serbia detentrice (evidentemente svuotata dopo due anni ruggenti, oltre ad aver perso la guru Maljkovic), e della Russia ancora troppo giovane nei suoi nuovi fenomeni, nonché il declino della stessa Turchia rispetto ai recenti anni d'oro, lasciavano aperta una bella porta, dove infatti si sono infilate Belgio e Grecia (brave ma non eccelse) fino a giocarsi il bronzo, e la Lettonia per pigliarsi il biglietto iridato pur con una squadra modesta.

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Delle nostre, tirando le somme, ha giocato divinamente Zanda, bene Sottana, utilmente Ress e Crippa, non da bocciare le "deb" Penna e De Pretto, non giudicabile com'è ovvio Macchi, ma le altre 5 francamente le abbiamo viste meglio in altre circostanze. Ci sono mancate, credo, soprattutto Dotto e Cinili. L'ormai ex-lucchese fu la sorpresa 4 anni fa e un caposaldo 2 anni fa; stavolta è parsa pagare le fatiche fisiche e mentali della magica cavalcata-scudetto. Tentava ma non riusciva, al contrario delle radiose giornate di maggio. La Sabbri nazionale ci ha regalato tante belle facce ed esultanze dalla panchina, ma avremmo preferito vederla contribuire sul campo col suo versatile talento, come sapeva fare non dieci ma due anni or sono, ai tempi in cui nella finale Schio-Ragusa sembrava sul punto di soppiantare Macchi prima che la vera Macchi le frantumasse i sogni col celebre miracolo in rovesciata per lo scudetto. L'anno dopo fu in quintetto per le turche di Kayseri, in Eurolega, ma in Rep. Ceca era pallida, senza iniziativa, persino più esile del solito, con l'aria di chi dice "ah, devo giocare anch'io?". E quando è venuta meno Macchi, non ci potevamo più permettere questa controfigura di Cinili.

38.
Eppure siamo usciti fra gli applausi di tutti, critiche pochissime, quasi nulle. La valutazione lusinghiera nella percezione comune è stata ben sintetizzata da Ettore Messina, c.t. dell'Italia omaccioni, quando ha citato la Nazionale femminile come esempio di squadra che ha perso sul campo ma ha conquistato i cuori di tutti per l'atteggiamento. Secondo me, oltre ai prodigi di Zanda e ai furori agonistici di Giorgia, adrenalinici entrambi, si deve alla tempesta di sentimenti che ha trasmesso questa Nazionale, complici le sfighe e i duelli all’ultimo tiro. Non s’era mai vista, io credo, una spedizione azzurra a tasso emotivo così alto, anche perché una volta non era così naturale esibire stati d’animo estremi in diretta tv e sui social. Il dramma di Macchi e la sua maglia mostrata dalle compagne durante l'inno nelle partite dopo. Lacrime dopo la vittoria con l'Ungheria e ovviamente dopo il fattaccio con la Lettonia. Esultanze sfrenate. Video-interviste e stati di Facebook ad alto tasso di sentimenti. E a chi guarda lo sport piace sempre vedere persone che attraversano stati d'animo intensi, che danno l'idea di vivere e morire per quello che stanno facendo.

39.
Insomma siamo contenti del consenso e dell'affetto suscitato dalle nostre, però quando ogni eco si sarà spenta, rimarrà che siamo fuori dal sesto Mondiale di fila (dopo aver mancato due anni fa la quinta Olimpiade di seguito) e senza vetrina per un altro biennio. E avremo i mezzi per una rivincita? Da anni ci consoliamo di queste vacche magre della Nazionale maggiore con la speranza che gli allori giovanili di cui ci siamo pasciuti nell'ultima decade si traducano "fisiologicamente" in risultati senior.
Abbiamo visto la Serbia trionfare agli Europei 2015 e vincere il bronzo a Rio con il gruppo '89-90 che s'impose fra le U18 nel 2007. "Fisiologicamente" il nostro turno dovrebbe allora arrivare nel 2018, dato che noi l'oro U18 lo vincemmo nel 2010. Comincio ad avere "qualche" fondato timore, perché se guardiamo l'organico di quella mitica Italia di Poprad, allenata da Lucchesi, troviamo solo Dotto e Gorini (più Formica che era fuori per infortunio, suggerisce il dotto utente Kaysay) fra le attuali giocatrici di livello internazionale, ma distanti dal top europeo; un'altra è diventata quantomeno da A1 (Carangelo); altre militano in A2; altre hanno addirittura smesso. Insomma ho l’impressione che ci toccherà pazientare vieppiù.

40.
Parliamo delle altre. Se l'Europeo dell'Italia ha dispensato emozioni a fiumi, tutto il contrario la fase finale: le partite-clou si sono quasi tutte decise ben prima della volata, e sostanzialmente senza sorprese. Nei quarti, il Belgio non si è dovuto dannare per stenderci; la Grecia ha fatto +30 sulla Turchia, una di quelle giornate in cui a te riesce tutto e all'avversaria niente; la Francia e la Spagna erano troppo più forti di Slovacchia e Lettonia. Scarto medio delle quattro sfide: 22 punti abbondanti. In semifinale, stessa solfa per Francia e Spagna su Grecia e Belgio (scarto medio: 19 punti). La finalina? A senso unico per il Belgio perché la Grecia, dopo aver fatto i miracoli con Russia e Turchia, era bollita.
Ti aspettavi almeno una bella finale equilibrata tra le due mega-potenze. Quattro anni fa la stessa sfida si decise di un solo punto per le iberiche che beffarono le transalpine e il loro pubblico. Invece stavolta la Spagna ha preso il controllo abbastanza presto e ha chiuso 71-55 senza patemi. Belle giocate sì, ma a tratti. Alla Francia, senza Gruda e Yacoubou, mancava spessore tecnico. Gran fatica a segnare; il solito atletismo non bastava perché la Spagna, con Sanchona Lyttle, vantava altrettanto fisico ma molta più continuità realizzativa, avendo lei una Torrens e le avversarie no. Terzo argento di fila per le transalpone, ma stavolta con meno rimpianti per l’andamento della finale, casomai per la palese inferiorità.

41.
Se lo staff tecnico Usa ha osservato quest'Europeo si sarà rassicurato di poter dormire sonni ancor più tranquilli del solito, in vista del Mondiale dell'anno prossimo. La Spagna non può competere con gli Usa perché, sì, ha il fisico ma gli Usa molto di più; ha tecnica e punti nelle mani ma gli Usa molto di più. Le due finali recenti (Mondiale ’14 e Olimpiade ’16) l’hanno mostrato chiaramente; e non le basterà giocare in casa. La Francia è quasi pari agli Usa come fisico ma, come detto, quando si alza il livello segna a stento. Le altre europee sono un paio di gradini sotto. Le più competitive, potenzialmente, sarebbero Serbia e Russia ma al Mondiale non ci saranno. A parte Frà e Spà, manderemo Grecia, Belgio, Turchia e Lettonia, ovvero tre cenerentole che potrebbero tornare zucche se finisce l’incantesimo di quest’anno, e una potenza declinante (le suddite di Erdogan).

42.
L'Europeo ha insomma evidenziato una carenza di squadre competitive, ma sul piano individuale ha mostrato un ricambio generazionale avviato, quantomeno confortante: Zandalasini è il caso più eclatante, ma nel quintetto ideale c'è anche Meesseman che ha 24 anni; di età media Torrens e Miyem (27-28); vegliarda l’ellenica Maltsi (quasi 39) ma si bilancia con Zanda (21). La top scorer è stata l'ucraina Iagupova che è del '92. La Francia ha dato spazio in regia alla '94 Epoupa e in fase realizzativa all'estrosa '95 Johannès. La Russia, in ricostruzione, ha portato due '96 e due '98, le fenomenali Musina e Vadeeva; non ha raccolto oggi ma ha seminato per il futuro.

43.
A proposito della grande "matadora" Torrens: cosa manca alla Zanda di questo Europeo per essere al livello della migliore d’Europa? Sul piano del talento puro, direi nulla, anzi stilisticamente la nostra è meglio della poco ortodossa anche se efficacissima iberica. Talento però non è uguale a rendimento e quindi la differenza per ora c’è, com'è normale che sia, visti i 7 anni di esperienza che l'anagrafe dà a vantaggio della spagnola. Torrens è abituata da una vita a essere protagonista al massimo livello e Zanda lo sta imparando ora. La nostra commette qualche fallo di troppo per irruenza; c'è qualche forzatura da limare anche se non è che Torrens non si conceda improvvisazioni fuori dagli schemi. Inoltre Torrens ha quella dote di cui abbiamo spesso notato che Zanda, aquila che vola nell'etere, non è istintivamente provvista, e cioè quella di raccattare punti anche in situazioni “sporche”, lucrare falli o canestri d’astuzia. Non trascurabile poi è anche la differenza fra i contesti di squadra in cui le due operano: Torrens ha un collettivo molto più forte in cui lei può recitare da valore aggiunto, senza doversi spremere per fare il boia e l'impiccato, come invece Zanda ha dovuto fare in maniera talvolta preoccupante.

44.
Il gioco femminile al massimo livello, come un Europeo, risulta godibile anche come spettacolo televisivo. Concettualmente è spesso più sensato del maschile, nel senso che si pratica un equilibrio ideale tra gioco e interno ed esterno, con la costruzione collettiva del miglior tiro possibile, mentre fra gli uomini la “sparacchite” odierna è acuta e l'individualismo è più marcato. Il limite però è che le giocatrici in grado di dilettare lo spettatore sono un'elite ristretta anche in un grande contesto come l’Europeo, tipo le 4-5 migliori di ogni squadra. Come del resto succede, in proporzione, nei vari campionati nostrani.

45.
In effetti non è che l'Europeo abbia smosso folle oceaniche. Zandalasini, nel già citato video post-spedizione, ha detto che sogna di giocare davanti a tribune piene, cioè fare più strada la prossima volta anziché disputare le "finaline", ovviamente deserte; ma spesso il vuoto s'estende anche alle partite-clou. Nella ciclopica "O2 Arena" di Praga (17.000 posti) i dati ufficiali hanno parlato di un massimo di 1700 spettatori per i quarti, 2400 per le semifinali e 4500 per la finale 1° posto.
E' andata meglio che nella semideserta edizione di 2 anni fa in Romania & Ungheria, ma si parla di un totale di 61.500 presenze per 40 partite, pari circa a 1500 per volta, ma temo che il dato sia arrotondato per eccesso. E questo in una nazione dove il basket femminile ha una tradizione forte (ricordiamo l'argento al Mondiale 2010, anch'esso ospitato in casa; in precedenza l'oro europeo 2005; senza scordare Praga di recente campione d'Eurolega). Certo, la cacciata precoce delle padrone di casa ha nuociuto; i pur numerosi fans spagnoli e francesi non avevano chances di riempire la cattedrale praghese; miseri i contingenti dalle altre nazioni. E per quanto sia stata encomiabile a Hradec Kralove l'idea di ingaggiare giovani locali affinché tifassero per noi, suscitavano una certa tristezza questi finti tifosi addobbati con un Colosseo di cartone, striscioni in inglese e ammennicoli del genere, che cantavano "Italìa" con l'accento sulla "i"...
Ci siamo goduti le telecronache di Sky con le coppie De Rosa-Gottardi per l'Italia (magari "in loco" sarebbe stato meglio ma ci accontentiamo) e la sorprendente Solaini-Yacoubou per le altre. Straordinario il valore aggiunto di Isabelle, dovuto alla sua conoscenza diretta delle principali protagoniste in campo. Ma Silvia è Silvia. Originale il pianista virtuoso che suonava gli inni nazionali dal vivo.
Infine un giudizio sulla nuova formula: più compressa, ha costretto a 7 partite in 10 giorni, tante; ma quella precedente, con 9 in 18 giorni, era troppo chilometrica, specie nelle fasi centrali. Calava l’attenzione e c’erano troppe partite inutili. Nel confronto meglio la nuova.

Nella foto: un'azione della finale Spagna-Francia.

A tempo scaduto (4)

25.
Quel malefico antisportivo. Un'immagine che difficilmente dimenticheremo, quella delle nostre giocatrici devastate dal dolore e dalla rabbia, come chi sente di essere stato derubato di una vittoria, o perlomeno della possibilità di conquistarla. E derubato di un Mondiale, che per molte era l'ultimo treno di una carriera.
C'era l'antisportivo? Non c'era? Se non c'era, è frutto di dolo o di estemporaneo protagonismo arbitrale? Parto da una premessa "filosofica". Non condivido il culto del "fallo tattico", specie nel femminile, in cui la probabilità di subire un canestro in una situazione difensiva con pochi secondi sul cronometro è molto bassa. Infatti, contro la Turchia abbiamo sbagliato l'ultima azione noi, contro l'Ungheria l'hanno fallita loro. Difendi, cribbio, vedrai che s'incartano, senza bisogno di cercare guai col fallo tattico. Mi piace più questa mentalità che quella di speculare con una furbata sul vantaggio offerto dalla casualità del bonus non esaurito.
Non condivido neanche il dogma secondo cui lo "spirito del gioco" impedirebbe all'arbitro di decidere la gara con un antisportivo: intanto, che vuol dire “spirito del gioco”? Troppo soggettivo. La regola deve valere al primo minuto come al quarantesimo, per quanto il concetto di “antisportivo” si presti di per sé all'interpretazione arbitrale. Ma, a proposito di spirito, premeditare di fare fallo per spezzare l'azione avversaria è sportivo?
Insomma mi sarebbe piaciuto vedere l'Italia difendere alla morte su quell'ultima azione, senza l'idea di far fallo preventivo a tutti i costi. Purtroppo tendiamo a venerare ciò che è astuto e a considerare sciocco ciò che è a viso aperto: se Capobianco non avesse ordinato fallo, sul +1 con la Lettonia a -12 secondi circa, e avessimo subìto un canestro, tu pensa come sarebbe stato crocifisso. Magari anche se avessimo vinto: "sì, però che pirla Capobianco a non chiamare fallo. C'è andata di culo".
Di conseguenza, secondo me, ci siamo esposti a una chiamata che probabilmente non ci stava, ma che ci siamo messi in condizioni di subire. Credo infatti che Zanda abbia eseguito il compito con una certa ingenuità (cioè “facendolo vedere male”) e con un istante di ritardo fatale, perché ormai l'avversaria stava puntando a canestro, anziché avere appena abbozzato l'azione. Risulta che alcuni esperti di regolamento, sia pure una minoranza, si siano espressi sulla questione dando per plausibile la sanzione dell'antisportivo. C'è da dire che la reazione del nostro clan, giocatrici e c.t., è stata di sdegno talmente forte e sincero che, evidentemente, a chi stava in campo è parso un fischio scandaloso, infame: non possiamo non tenerne conto, ma non si dissipa il dubbio.

26.
Senza dubbio, invece, triste quello che si è scatenato dopo l'episodio, anche se ha catalizzato ancor più interesse intorno alle nostre ragazze. Un casino mai visto (per il femminile) sui social e nei forum, teatri di un versamento collettivo di bile. La quale si è alimentata con un “colpo di scena” che nemmeno a studiarlo apposta poteva funzionare così bene: complotto! “Hanno fatto andare al Mondiale la Lettonia perché, com'è stato appena annunciato, la nota superpotenza baltica organizzerà gli Europei 2019”. Tutto chiaro! La Fiba ha istruito l'arbitro spagnolo (e si sa che gli iberici sono immanicati...) raccomandandogli: "Al momento buono inventati qualcosa per inculare l'Italia e far passare la nostra amata Lettonia". Evidentemente il cornuto s'era dimenticato di eseguire il piano con più agio nei 39'50” precedenti; o forse quella Zanda aveva vanificato tutto con le sue magie; sicché il diabolico ha colto l'ultima chance sanzionando proprio l'impicciona con la maglia numero 9, così la prossima volta impara a rompere il paniere nelle uova.
Abbiamo notato particolarmente accaniti, nel sostenere tale complotto, alcuni personaggi segnalatisi, nelle loro vesti cestistiche di varia natura, per rapporti complicati coi direttori di gara. "Ecco! Abbiamo la prova definitiva che gli arbitri sono marci e quindi (sottinteso) le mie crociate contro di loro in Serie B/C/Z sono sacrosante", si poteva dedurre dalle loro vampate internettiane.

27.
Scattava poi la caccia ad altre prove inconfutabili della trama: ad esempio, che dal filmato Fiba fosse stata eliminata la scena del fallo, presente in una prima versione. Ma dove sta la verità? Sembra interessare a pochi: l'importante è pascere le proprie teorie, alimentare l'autocompiacimento di saperla lunga e aver capito tutto delle trame del Sistema. Non si percepisce, quindi, il ridicolo del sostenere, con la certezza di chi sta dicendo qualcosa di scontato, che la Lettonia (avessi detto la Turchia o la Spagna...) abbia più "peso politico" dell'Italia di Petrucci, il quale pur di lisciarsi la Fiba non aveva esitato, lo scorso anno, a scornarsi con i club nostrani in un'anacronistica battaglia sulle coppe europee da disputare.
Ahinoi, ingenui! Abbiamo organizzato il Preolimpico maschile 2016 e il Mondiale femminile U19 di quest'anno senza ottenere uno straccio di favorino, ignari che solo l'organizzazione del prossimo Eurobasket Women (che peraltro per la Lettonia è una co-organizzazione in minoranza, dato che metà delle eliminatorie e tutta la fase finale si giocheranno in Serbia) dava diritto alla chiamata-bonus a proprio vantaggio...
Il fatto è che la litania dell'Italietta-che-non-conta-un-cazzo amiamo tanto ripeterla anche nei discorsi di politica, di società e quant'altro: per assurdo l'Italia, che ha inventato gli intrighi e il termine “machiavellico”, sarebbe adesso quella che gli intrighi machiavellici li subisce da tutti, persino dalla Lettonia...

28.
Ci credono anche persone serie, mica solo i fissati. "Gli episodi non hanno bisogno di ulteriori commenti: vale lo sdegno espresso sulla rete dai tifosi", ha scritto il giornalista di lungo corso Mario Arceri nel suo editoriale su Basket Magazine di luglio. E perché dovrebbe valere lo sdegno dei tifosi? Devono valere i fatti, i pareri degli esperti. Non di chi crede di aver capito tutto il perché e il percome, dopo aver visto mezzo replay, riflettuto 5 minuti scarsi e cliccato un paio di siti.
Da un direttore di rivista specializzata vorrei un ragionamento di cervello e non di panza; ma Arceri segue l'onda e anzi pesta duro: "Attenzione alla scansione dei fatti: l'arbitro spagnolo Castillo Larroca ha portato ai Mondiali del prossimo anno la Lettonia alla quale, un'ora e mezzo più tardi, è stata assegnata l'organizzazione (con la Serbia) dell'Europeo del 2019. Il tutto sotto lo sguardo del presidente della zona europea, il turco Demirel, la cui squadra ai Mondiali c'è arrivata anche in virtù della benevolenza arbitrale (...) la gomitata della Hollingsworth è stata punita con un fallo semplice” (pure lui come Masciadri si confonde al riguardo, ndr).
Per Arceri la logica di questo intrigo triangolare Spagna-Turchia-Lettonia è chiarissima: "Questione di peso politico? E' vero, ne abbiamo decisamente poco. (...) la qualità organizzativa viene mal remunerata (vedi il preolimpico dello scorso anno con i soliti fischi discutibili (...) Spagna, Francia, Grecia, Turchia, Germania, gli stessi Paesi baltici e balcanici hanno acquisito e rafforzato una rete di relazioni e un peso ben superiori al nostro, per cui non aspettiamoci regali nemmeno all'Eurobasket di Tel Aviv e Istanbul".

29.
Si deduce che, secondo Arceri, il problema non è che la Fiba dispensi favori falsando le partite, ma che lo faccia a vantaggio di altri. Comunque, Arcè, se sei veramente convinto che l'Italia conti meno della Lettonia al punto da farsi scippare il biglietto per i Mondiali con un fischio-killer premeditato, chiedi immediatamente le dimissioni di Petrucci per incapacità di tutelarci. Non devi aspettare neanche un secondo. Altrimenti è solo uno sparacchiarla grossa, in stile-social, per raccattare qualche "like" a buon mercato, roba che ti aspetti da un Gigi Rossi su Facebook, non da un decano del giornalismo italiano di basket.
Accantoniamo quindi le fanta-teorie e concludiamo che l'antisportivo a Zanda è stata un'applicazione "bastarda" del regolamento da parte di un arbitro che ha voluto ergersi a protagonista, ma senza premeditazione; la sequela di fischi dubbi nelle partite precedenti sono una sfortunata casualità, che noi colleghiamo con un filo logico in realtà inesistente, dimenticando i fischi di segno opposto. Ne sono sicuro? No, ma di solito è l'accusa che deve fornire prove certe.
A proposito, una domanda: ma se in Lettonia, o altrove, dopo un fischio dubbio a nostro favore ci accusassero di aver orchestrato una mafia simile, senza fornire altra prova che l'ottenimento della co-organizzazione di un evento Fiba, non ci incazzeremmo come bestie, Arceri per primo?

30.
L'unico antidoto al rischio di essere derubati è non mettersi in condizione di dipendere da uno o due episodi nel momento decisivo. Non ci siamo riusciti, per limiti nostri e colpi bassi della sorte. Lo spartiacque tra successo e fallimento è stato talmente sottile che viene spontaneo credere che con Macchi sana ce l'avremmo fatta. E' possibile, forse probabile, non sicuro. Aveva giocato bene con la Bielorussia, non stava facendo granché con la Turchia; la sua perdita ha lasciato carta bianca a Zanda e ha scatenato una reazione positiva nel gruppo, che si è compattato a lottare per lei. Però, certo, per classe ed esperienza era la giocatrice ideale da avere nei momenti decisivi, lei che oltretutto è la regina per eccellenza degli ultimi tiri...

31.
Sempre per la serie "e se...": andava cambiata qualche convocazione? Anche qui: avendo perso tutto quanto per un punto, c'è terreno fertile per sostenere che con Rina al posto di Pina potesse finire diversamente. Più d'una delle convocate ha lasciato a desiderare con le sue prestazioni; qualcuna forse era meno forte di pari-ruolo rimaste a casa. Ma come già in altre occasioni invito a considerare non solo la qualità individuale, bensì anche la capacità di rappresentare agli occhi del c.t. e delle compagne (sia a livello tecnico-tattico, sia umano) la pedina che serve nell'ambito di un gruppo. Ricordarsi di Tanjevic che lasciò fuori il geniale Pozzecco all'apice e vinse gli Europei col manovale Mian. Un caso estremo ma che insegna. Per me abbiamo mandato in Repubblica Ceca le dodici che dovevano esserci; o in ogni caso non mi suscita particolare rimpianto chi è rimasta a casa.

32.
Quello che ci manca realmente non è la tal ragazza o la talaltra, ma un'entità astratta che potrebbe essere chiunque ma non è nessuno perché non ce n'è l'ombra. Sembro un Pirandello in stato confusionale ma sto parlando ovviamente di un centro vero, di spessore internazionale, anzi non uno solo ma un pacchetto-lunghe di almeno tre elementi. Ress merita tutta la nostra ammirazione perché da anni si sobbarca compiti superiori al dovuto, ma il suo ruolo giusto sarebbe quello di onesto cambio (cosa che infatti è a Schio), non di baluardo quasi unico di un intero reparto.
Le altre squadre sanno benissimo che facciamo acqua sotto canestro e, se appena hanno materia prima sufficiente ad approfittarne, si preparano a dovere per farlo. Contro di noi una lunga fortissima diventa immarcabile (vedi Hollingsworth o Meesseman e Wauters), una buona diventa fortissima, una scarsa diventa buona (tipo la perticona ungherese di 2.08 Hatar). Becchiamo più canestri in area di quanti riusciamo a segnarne, anche perché concediamo rimbalzi in attacco e a volte dormiamo sui tagli e sulle rimesse da fondo; sicché ci dobbiamo tirare il collo per rimediare, faticando più delle avversarie. A volte siamo dovuti passare a zona per non farci ammazzare da sotto, ma così ci pestavano dalla lunga distanza. Insomma abbiamo un gioco strutturalmente incompleto, amputato; come un handicap di 10-15 punti a ogni partita. Hai voglia a rimediare solo col “cuore”...

33.
Il problema è tanto annoso quanto irrisolvibile a breve termine. Noi non possiamo naturalizzare una Hollingsworth e non credo basteranno prospetti nostrani come Cubaj o Madera, anche se potranno migliorare la situazione. Le madri di una Pina Tufano, di una Salvestrini, di una Passaro, ma pure di un'Arnetoli o una Schiesaro (senza scomodare Pollini che era un animale raro per combinazione di fisico e doti cestistiche innate), evidentemente non sono più incinte o hanno deciso di mandare al volley i loro nuovi prodotti, cosa di cui peraltro non sono del tutto convinto. Se abbiamo un identico problema di lunghi nel maschile, dove carenza di tesserati non mi pare sussistere, significa che non esistono, o non sappiamo né rintracciare né allevare, giovani italiani di 2.10 o italiane di 1.95 in grado di giocare a basket ad alto livello. Dopodiché a fine agosto rispunta Dubravka Dacic, che torna a Napoli, e ti viene in mente che la "big girl" di 2 metri, spalle massicce e mani educate ce l'avevamo (seppur importata dalla Croazia), e poteva essere da 10 anni il nostro centroboa fisso, ma non siamo riusciti a cavarne nulla...

Nella foto: i due momenti più controversi del nostro Europeo, il colpo-killer su Macchi e la disperazione di Zanda dopo l'antisportivo.

sabato 2 settembre 2017

A tempo scaduto (3)

18.
Però, però... Non avremo più le Cooper e le Still ma qualcosa di speciale l'abbiamo trovato, quest'estate. L'estate di Zanda. Tutti pazzi per Zandy. "Zandalasini carrying the load with incredibile class", articolo sul sito Fiba dopo le prime magie all'Eurobasket. Zandalasini nel quintetto ideale della manifestazione. Zandalasini su un paginone della Gazzetta (5 luglio). "Zandalasini, è nata una stella", titolo della rivista Basket Magazine. Zandalasini alla Domenica Sportiva, e non a fare tappezzeria sullo sfondo ma come ospite di riguardo. Zandalasini intervistata da Alessandro Mamoli su Sky in un programma tutto su di lei, onore finora riservato solo alle stars del maschile. Zandalasini "trend topic" sui social, i quali hanno moltiplicato l'eco delle sue imprese. Che in diretta pochi hanno potuto vedere, essendo confinate su Sky come tutte le nazionali azzurre sino al 2075, ma di cui tanti si sono abbeverati grazie ai filmati su Facebook e simili.

19.
Terzo quarto di Italia-Turchia. Zandalasini segna in palleggio-arresto-tiro, un suo classico. Addomestica una palla vagante nella nostra metà campo difensiva, scatta in avanti, semina in velocità il loro play Alben e deposita a canestro. Segna in entrata attraversando l'area e appoggiandosi al babau Hollingsworth senza perdere il controllo del corpo. Poi rifila pure una stoppata all'americo-turca. Pochi istanti dopo corre di nuovo a tutto campo, riceve un lancio di Dotto e appoggia altri due punti in contropiede. Segna una tripla.
Sdilinquiti i due telecronisti Fiba: la commentatrice tecnica era tutta un "ho-ho-ho" per ogni prodezza di Zanda; palese nelle loro voci, alla fine, la delusione per la nostra sconfitta, al punto che gli utenti turchi di YouTube s'incazzeranno alquanto. Ma l'eccitazione della coppia al microfono era del tutto comprensibile; figurarsi la nostra. E' sempre un momento speciale quando un campione prende piena consapevolezza di esserlo e inizia ad agire da tale. Per fare un paragone moderato, è come quando Gesù Cristo fece il suo primo miracolo, capì di essere il Messia e da allora prese a rivelarsi in quella veste.

20.
La consacrazione di Zandalasini è avvenuta immediatamente dopo l'infortunio a Macchi, abbattuta dopo 3 minuti del terzo quarto dalla gomitata spacca-mandibola di Hollingsworth. La quale non crediamo che avesse conti da regolare proprio con Chicca; i replay del fattaccio sembrano indicare che la nostra sia stata vittima casuale di un'azione pericolosa, deprecabile, ma non diretta a un bersaglio mirato: gomiti alti e protesi in avanti, stile "se prendo qualcuno, cazzi suoi". Ha preso Macchi. Da espellere? Secondo me sul momento non poteva sembrare agli arbitri così grave; l'antisportivo era la chiamata più logica e infatti hanno sanzionato quello (anche se Masciadri in un'intervista su Sky ha detto che avevano dato fallo semplice).
Ma non volevo ricamare su questo, bensì sottolineare la forte valenza simbolica della vicenda: all'uscita di scena di Macchi, è avvenuto il passaggio del testimone a Zanda, che come ha scritto anche il sito Fiba nell’articolo testè citato, s'è fatta carico della propria parte più quella dell'illustre compagna. Dando così compimento, nella maniera più inattesa, a quella sorta di cerimonia di passaggio delle consegne che era avvenuta su Sky qualche tempo prima, dopo una partita di qualificazione, quando al microfono di Geri De Rosa la somma veterana aveva incoronato Zanda come sua erede in azzurro.

21.
Non so se abbiamo realizzato fino in fondo la dimensione più unica che rara di quanto è successo.
a) Una giocatrice che fino a pochi mesi prima era di secondo piano nella sua squadra di club, e di cui due anni fa parlavamo come a rischio di flop dopo una stagione mediocre ("errore andare a Schio anziché a Battipaglia", "atteggiamento sbagliato" ecc., basta rileggere il forum) è entrata nel quintetto ideale d'Europa: qui siamo oltre il concetto di bruciare le tappe.
b) Una giocatrice di una squadra finita settima, fuori da ogni obiettivo tangibile (né medaglie né accesso al Mondiale), è stata inserita, senza che nessuno avesse da ridire, tra le top 5, quindi per meriti esclusivamente individuali e non di piazzamento, come invece Miyem, che se la Francia non fosse stata d'argento, ben difficilmente sarebbe stata inclusa, avendo fatto benino ma nulla di trascendentale.
c) Non succedeva almeno dal 1995 che una giocatrice italiana entrasse nel quintetto ideale di un Europeo senior (non ho trovato i premi di quell'edizione in cui fummo argento; forse esisteva solo l'mvp).
d) Una giocatrice italiana ha vinto la classifica della valutazione di un Europeo; è stata seconda per media-punti (19) e terza nei rimbalzi (9,6).
e) Una giocatrice italiana ha guadagnato l'apprezzamento, anzi l'ovazione, di tutti gli appassionati nostrani, compresi quelli che il femminile lo guardano poco e di malavoglia. Era già successo qualcosa di simile dopo il famoso Europeo U20 della scorsa estate, ma qui l'effetto si è moltiplicato in proporzione al maggior spessore dell'evento. Che lo stile, le giocate spettacolari, le cifre imponenti colpissero è normale, ma la stima più profonda se l'è guadagnata per le doti agonistiche dimostrate in tutti i momenti caldi e per la capacità di andare persino oltre le aspettative (che pure non mancavano: il Corriere della Sera, ad esempio, l'aveva lanciata già alla vigilia come giocatrice-copertina delle nostre). Qualcosa di cui evidentemente si sentiva il bisogno dopo le delusioni incassate dai più gettonati eroi del maschile.

22.
Flavio Tranquillo, il guru dell'Nba e della Nazionale maschile, ha twittato durante la partita con la Lettonia: "Ma che roba è? Da che pianeta viene?" dopo una tripla in transizione di Zanda, per la quale io mi sono messo a urlare e rotolarmi sul divano, roba che neanche per Golden State mi succede. Sergio Tavcar, il telecronista di Koper-Capodistria, guru dei filo-slavi anti-Nba, ha scritto sul suo blog: "Penso alla Zandalasini, giocatrice del futuro che non immaginavo fosse un tale fenomeno, visto che nella finale scudetto non l’avevo notata (perché non giocava 40 minuti secondo una mia massima che dice che alcuni giocatori possono uscire dal campo solo per tre possibilità, cinque falli, infarto o rottura gamba?). Purtroppo l’Italia oltre a lei non era granché, soprattutto sotto canestro, e l’infortunio di Macchi, che comunque, per quanto bravissima non è eterna, non ha certamente aiutato".
Due esempi di come il fenomeno-Zanda abbia messo tutti d'accordo, compresi quelli che di solito la pensano agli antipodi.

23.
Dopo quell'eruzione contro le turche, il resto è stata una sinfonia. La perfezione stilistica nel suo marchio di fabbrica del tiro in sospensione: versione classica con palleggio in diagonale e arresto intorno al gomito, alla Kobe Bryant (il modello a cui ha detto d'essersi ispirata da ragazzina, nell'intervista su Sky), varianti con giro e tiro dal post basso, oppure con passo d'arretramento per crearsi spazio, oppure da 3 punti (il tallone d'Achille di un tempo). L'atletismo per volare sulla testa delle avversarie, per rimbalzi o stopponi come quello contro la Lettonia, e la potenza per reggere i contatti contro le budrille d'area, vedi quel contropiede realizzato in controtempo subendo fallo, contro il Belgio, o l'entrata già menzionata contro Hollingsworth. All'occorrenza, poi, anche buoni passaggi sono partiti dalle sue mani; e se in difesa a tratti ha peccato d'irruenza (falli evitabili per foga di rubar palla o stoppare; anticipi mancati lasciando buchi), era comunque preziosa per noi che non abbiamo fisicità da mettere addosso alle avversarie, né verticalità per affibbiare qualche stoppone.
Non solo. Tutto questo, eccellente ma tutto sommato a noi già noto nel potenziale di Zanda, s'è abbinato, nella maniera più sorprendente, a un'assoluta concretezza. Non erano, cioè, lampi di talento fini a se stessi, e nemmeno sprazzi che durassero un quarto o due per poi spegnersi appena la pugna si faceva aspra; erano invece mirabile continuità sull'arco dei 40 minuti e tra una partita e l'altra, espressa al massimo grado nei momenti decisivi, come se l'aumentare della pressione e delle responsabilità fosse per lei un carburante e non una zavorra. Il "jumper" del pareggio contro la Turchia a meno di un minuto dalla fine, lo “one girl show” che a lungo ci ha impedito di affondare col Belgio, il 2/2 ai liberi e la penetrazione sulla linea di fondo nella volata con la Lettonia: ogni volta meglio della precedente, fino a raggiungere un livello che nemmeno lei, figurarsi noi, poteva immaginare. Veniva da commuoversi, perché quante volte abbiamo sognato che un’italiana facesse roba del genere sul massimo palcoscenico? La stava facendo davvero e anche di più.

24.
A mo' di martellata su un cristallo, l'incanto s'è spezzato il 24 giugno con quell'antisportivo costato la sconfitta con la Lettonia. In un attimo si è passati dal finale perfetto (Zanda che ci porta ai Mondiali coronando lo sforzo collettivo) alla beffa più crudele: ancora una volta senza nulla in mano, e per effetto di un fallo commesso proprio dalla più brava. Sull'ultimo assalto nostro, poi, dopo lo 0/2 lettone ai liberi che ci regalava ancora speranza, le compagne non si sono accorte che Zanda si sbracciava sulla parte destra dell'arco, libera: ne è venuta fuori la preghiera di Masciadri, uscita di un niente, ulteriore sadico infierire della sorte, anche perché altrettanto da favola sarebbe stato che la capitana, dopo tante difficoltà, segnasse il canestro più importante della sua lunga ma sfortunata carriera azzurra. Non è stato certo un brutto tiro, in rapporto alla situazione disperata, infatti era quasi dentro, ma chissà... era talmente in trance, Zanda, che forse l'avrebbe segnata, quella tripla.
Però l'episodio disgraziato e le immagini della sua genuina disperazione, quella di chi spreme anima e corpo per trascinare la squadra alla vittoria ma si vede portar via tutto da un'apparente ingiustizia, l'hanno ulteriormente consacrata a eroina, non meno che se avessimo vinto. Tutta la squadra, certo, ma lei in particolare.

Nella foto: Zandalasini nel quintetto di Eurobasket e sulla Gazzetta del 5 luglio.

venerdì 1 settembre 2017

A tempo scaduto (2)

10.
A luglio s’è celebrato il classico rituale dei gironi di A2, col suo scoppiettante contorno, giacché non può mai essere una banale pubblicazione di due liste: la formula incerta, le voci che si rincorrono, i "gialli" (La Spezia iscritta fuori tempo massimo, Campobasso che dal nulla viene ventilata in arrivo in A1, poi s’assesta in A2), il cambio in corsa, le minacce di abbandonare il campionato, “cretini”, “imbecilli”, l'aggiustamento in corsa, l’acquietamento finale. Ci si allarga dunque a 32 squadre (com’era circa un decennio fa), diventate poi immediatamente 31 perché a sorpresa la Libertas Bologna, per apparenti motivi di principio e non di danaro (non ha gradito che il Progresso sia stato reintegrato in A2, ha dichiarato il patron Landi; ma in un comunicato di Lega si è poi parlato di un dietrofront di sponsor), ha salutato la compagnia, azzerando così il senso di un'altra bella finale che avevamo appena seguito, quella di B contro il BFM Milano di Gottardi e Contestabile.
C’è qualche somiglianza con l’atletica: guardi oggi una gara e pensi che magari tra 9 anni l’ordine d’arrivo sarà stravolto da squalifiche per doping (quest’estate hanno riassegnato alcune medaglie di Pechino 2008…); da noi invece segui una finale, vedi gente festeggiare ma il tarlo dell’inquietudine ti rode: “e se tra due settimane rinunciano?”.

11.
A svilire ulteriormente il valore dei risultati, ecco ripescaggi e promozioni a tavolino in massiccia quantità; di nuovo ammessa Alghero, la quale ha vinto 2 partite sulle ultime 52 disputate in A2, con uno scarto medio di 20 punti a sfavore (non è un’esagerazione a scopo ironico, sono i dati reali). Chiaro che qualcuno di coloro che l'A2 se la sudano sul campo abbia masticato amaro, come uno studente che dopo essersi fatto il paiolo per guadagnarsi la sufficienza, vede un compagno salvare l'anno nonostante abbia 3 in tutte le materie...
La Lega, in un comunicato del 27 luglio, ha spiegato le nobili motivazioni di questi posti regalati in A2: “Una scelta ponderata in ogni minimo dettaglio che consentirà al nostro movimento da un lato di conservare la storia, che rischiava di essere cancellata per un piccolo contrattempo temporale (La Spezia, ndr), e dall’altro di mettere il segnaposto in alcune zone d’Italia dove la passione si manifesta con un importante lavoro nei settori giovanili e con il desiderio di confrontarsi in ambito nazionale (Alghero, Forlì, Savona, ndr)”. Mettere il segnaposto è dunque la parola d’ordine.
Pochi giorni dopo, Paolo Ganguzza, direttore sportivo di Carugate ed ex coach di lungo corso, ha prodotto in un comunicato societario una sintesi di segno opposto: "Siamo ai minimi storici per la Lega Basket Femminile, solo 10 team in A1 ed al contrario un allargamento inconcepibile in A2 a 32 squadre, con 3 neopromosse, e ben 8 squadre a cui è stata regalata l’ammissione in A2, fra l’altro sia neopromosse che pescate e ripescate, tutte nel girone sud. Il diritto sportivo, la meritocrazia, ovvero vinci il campionato e sali o perdi il campionato e retrocedi, non esiste più. Si vive solo alla giornata, per sfangare la prossima stagione, ma non c’è un progetto, non ci sono obbiettivi, si pensa solo all’oggi e domani … sarà quel che sarà".

12.
Quale di queste fotografie opposte ma entrambe assolutistiche (cioè una tutto bianco, l'altra tutto nero) è più vicina alla realtà? Un sondaggio incoronerebbe probabilmente quella di Ganguzza. Tuttavia si può anche ipotizzare di turarsi il naso e accettare la logica del “mettere il segnaposto”, rassegnandosi che più del merito sportivo conti farcire il campionato con una squadra o l’altra, a seconda dell’opportunità del momento. Se la promozione è di questi tempi una sciagura, allora accettiamo che le iscrizioni nelle maggiori categorie siano libere, fino a esaurimento dei posti previsti (con possibilità di allargarsi o restringersi di qualche unità rispetto al pianificato), e in caso di eccesso di domande, la precedenza va a chi si è piazzato meglio. Chi vince l'A2 vince non il posto in A1 ma semplicemente il campionato, con tanto di trofeo e festa senza patemi, così come succede con la Coppa Italia, che quest'anno ci siamo goduti di più, con 3 giorni belli intensi nel clima mite di marzo e poi la festa di Costamasnaga, rispetto al mese e mezzo di playoff con lo spareggio nella sauna e le vincenti che rinunciano.

13.
A giugno-luglio l'apocalisse sembra sempre vicina. Ma arriva agosto, si parte per le ferie, poi ecco settembre con la sua aria frizzantina e una voglia di ricominciare che si diffonde contagiosa, fra foto di gente che suda in palestra e articoli che promettono una grande stagione. Quel momento inebriante in cui tutto sembra poter succedere nei mesi a venire, e tutti possono sognare senza frustrarsi col fallimento che presto marchierà dolorosamente l'annata di molti.
E' una fortuna che esista questo meccanismo di rigenerazione mentale. Quando la palla rotola, i problemi si ridimensionano da sé e l'essenziale - cioè il basket giocato, la passione di chi lo pratica o lo segue a qualunque titolo - c'è ancora. E' sufficiente rimpiazzare chi è definitivamente deluso, bollito, disossato nel fisico e nel portafogli, con qualcun altro che speri di trovare qui la felicità, combinare grandi cose per se stesso e il prossimo, o semplicemente sentirsi meglio che a guardar la tv, darsi all'aeromodellismo o allenarsi per il World Tour di freccette.

14.
Intanto però il break estivo induceva classiche riflessioni sullo stato delle cose. Ad esempio. L'A2 è il vero grande campionato italiano, dicono molti; ora che l'A1 si è asciugata e lei si è allargata, lo sarà ancor di più. Ma se ha ragione il Seneca in salsa LBF, cioè meno si è meglio è, in A2 la quantità farà rima con scarsa qualità? L'ultima stagione è stata interessante, incerta, imprevedibile, a differenza dell'anno precedente, in cui in ambo i gironi era troppa la superiorità delle prime due sulle altre (e di Broni a sua volta sulle altre top). Stavolta invece tante carte mescolate, dubbi, gerarchie che si rimodellavano ora in un modo ora nell'altro.
Onestamente però non ho visto molte partite belle; almeno, non quanto le potenzialità degli organici mi facessero sperare. Emozionanti sì, vivaci sì, ma non di quelle in cui entrambe le squadre strappano applausi per la qualità della prestazione. Spezzo una lancia in tal senso per Costa-Orvieto, gara-2 del primo turno di playoff. Per il resto non saprei citarne molte. Il Geas ha giocato meglio di tutte, di certo con più continuità, ma le sue partite in casa (non per colpa sua) erano quasi sempre scontate, con l'avversaria che si fermava sotto i 50 punti e cedeva al primo strappo. Nel già citato spareggio Geas-Bologna, certo condizionato dal caldo, dalla pressione, dai 3 turni precedenti a bollire menti e fisici, abbiamo avuto una media di 45 punti per squadra che cozzava col desiderio di vedere, da parte delle due migliori squadre della categoria, un’abbondanza di contenuti tecnici oltre che emozionali. Un’accoppiata che nella mitica finale del 2008 fra Geas e Crema, il cui ricordo ancor mi strugge, si realizzò mirabilmente. C’è stato anche, mesi prima, un Sanga-Crema 35-45, che leggendo i nomi in campo ti dicevi: “ma come fa tutto quel po’ po’ di giocatrici a totalizzare la miseria di 80 punti?”

15.
La classica litania sul “livello calato" mi fa venire l'orticaria; lungi da me scambiare i punti segnati per indice unico della qualità. Ma quando in una partita la percentuale di azioni fallite (sommando tiri sbagliati e palle perse) tocca quote del 75-80%, lo spettacolo si svilisce. E che siano calati i punteggi, cioè le azioni andate a buon fine, lo dicono le cifre. Nel 2008 (la più vecchia fra le stagioni consultabili nell’archivio statistico di Lega) in A2 Nord c'erano 5 squadre (su 16) sopra i 70 punti di media e 5 sotto i 60, di cui due solo per pochi decimi; mentre nel 2017 ne abbiamo avuta solo 1 sopra i 70 (Costa) e ben 7 (su 14, cioè la metà) sotto i 60.

16.
Penso che sia cambiato il modo di giocare, non tanto il livello, perché la gente buona c'è. Ho cercato nelle statistiche offensive una spiegazione tecnica a questa stitichezza serpeggiante. Pensavo di individuarla nel proliferare del tiro da 3: mi aveva impressionato, ad esempio, nella serie playoff tra Geas e Albino, l’evoluzione di Selene Marulli rispetto ai tempi di Sesto, quando tirava solitamente dai 5-6 metri, mentre ora gli stessi tiri li scocca un paio di metri più indietro (peraltro con buone percentuali lo scorso anno, ma non nella partita che mi ha indotto questa riflessione). Ma nell’A2 nel suo complesso, rispetto al 2008, i tentativi sono aumentati di poco (da 16,0 a 17,3 per squadra a partita) e le percentuali sono scese solo dal 28,5% al 27,5%. Quindi il maggior sparacchiamento a salve c’è, incide, ma non radicalmente. Anche le palle perse non forniscono dati eclatanti (ammesso che siano attendibili i rilevamenti al riguardo, e non sempre lo sono).
Debbo quindi affidarmi a qualche teoria basata sull’impressione più che sui numeri. A un aumentato atletismo delle difese rispetto a 10 anni fa credo poco; a volte si vedono svolte tattiche consistenti nel chiudere l’area con la zona e lasciare che le avversarie spadellino da fuori; d’atletico c’è poco in questo.
E allora? Ipotizzo che sia peggiorata la qualità media dei tiri che si prendono. Non ero un fanatico del gioco rimasticato con mille schemi, che imperava un tempo; però quello della costruzione collettiva del tiro a maggior percentuale possibile mi pare tuttora il principio-base da seguire. Puntare ad avvicinarsi a canestro e non ad allontanarsi, per la banale constatazione che da vicino tiro meglio e da lontano peggio; pazientare quindi sinché l’occasione ravvicinata si presenta.
Mi pare invece che la tendenza più moderna sia di puntare sulla quantità dei possessi, mettendo in conto che una buona parte d’essi produca esiti di scarsa qualità; non è più quindi grave prendersi un paio di tiri che un tempo sarebbero stati considerati assurdi, a patto che il terzo vada dentro, preferibilmente da 3. Lo si nota ancor più nel maschile, Nba in testa, però là hai fenomeni come i Golden State Warriors, che in una partita segnano 20 triple da 9 metri con l’avversario in faccia, e quindi arrivi a 120 punti con agio anche senza percentuali grandiose. Nel femminile invece è più probabile fracassare i ferri, per carenza di fisico e di tecnica. Da noi oltretutto pesa la penuria di giocatrici interne forti, per cui dar la palla alla lunga è spesso improduttivo, con un doppio effetto: diminuiscono le soluzioni ravvicinate ad alta percentuale e la difesa avversaria può tranquillamente uscire sul perimetro, rendendo vieppiù difficile la vita alle tiratrici.

17.
Altra tipica riflessione d’agosto. Un paradosso è che il movimento è magro di soldi, di società d'alto livello e di giocatrici proprio nel momento in cui le potenzialità comunicative, grazie alla tecnologia, sono più forti che mai. Ci si lamenta che il basket femminile ha poca "visibbilità" , e d'accordo, riguardo ai mass media canonici è senza dubbio vero (e quelli restano indispensabili per raggiungere una certa fascia di pubblico). Ma siamo in un'epoca in cui la diffusione capillare dei social network consente di comunicare con una frequenza e una penetrazione diverse da quella dei canali tradizionali ma talvolta persino più efficace. Perché non è detto che chi ti segue compri il giornale dove è uscito l'articolo su di te, non è detto che sia sintonizzato su Sportitalia o sulla tv locale quando ti guadagni qualche minuto in onda, ma lo smartphone ce l'hanno tutti acceso sempre e dovunque. E se un tuo follower condivide il tuo post sulla sua bacheca, lo vedono anche i suoi amici, magari totalmente digiuni di basket; quindi non è nemmeno vero che il pubblico sia confinato alla tua nicchia. La quale comunque è già qualcosa: una società che raccolga 2000 adesioni alla sua pagina Facebook (una cifra ampiamente alla portata) ha una platea niente male, che può pascolare quotidianamente senza costi d'alcun tipo, salvo un eventuale rimborso all'addetto stampa. Un tempo, avresti avuto solo i lettori del giornale cartaceo locale, o del ciclostilato faticosamente prodotto in proprio e appeso alla bacheca della palestra.
Anche la più banale delle pubblicazioni può collezionare consensi gratificanti: scrivi “Pum! Pam! Zumpazum!” con una bella foto della giocatrice del momento e ottieni più “mi piace” di un articolo ponderoso, cesellato parola per parola in ore di lavoro nell’illusione che sia la volta buona per il Pulitzer.
E anche dal punto di vista delle giocatrici ci sono opportunità clamorose rispetto anche solo a 10 anni fa. Oggi anche chi pratica ai livelli più bassi può venire immortalata in rassegne fotografiche di ogni partita, far sapere di sé a tutti quanti, molto più di chi stava al vertice una volta, che magari doveva accontentarsi del suo nome sui tabellini di Superbasket e se andava bene un paio di foto all'anno.
Sì, ci sono rovesci negativi della medaglia, in questa comunicazione social: la frammentarietà, la superficialità, l'abbondanza che rischia di diventare melassa indistinta in cui non si capisce cosa conta e cosa no; si polemizza, ci s'insulta, s'inventano complotti, si macinano bufale; però si tratta di qualcosa di talmente impressionante nelle sue dimensioni che non può non rappresentare il futuro dell'informazione sportiva. A volte pensi, però: se avessimo oggi il campionato di A1 che vantavamo negli anni '80, con Cynthia Cooper, Lataunya Pollard, Cata Pollini, Valerie Still..., coppe europee vinte a raffica, insomma se avessimo quel po' po' di contenuto, che botti faremmo con un po' po' di contenitore come i social?

Nella foto: il comunicato "10 e lode" della Lega e il rachitico punteggio di Geas-Bologna

A tempo scaduto (1)

1.
Avevo appena iniziato a scrivere queste brevi note quando si è saputo della morte di Nicolò Natoli. Lo ricorderò come forumista perché dal vivo l'ho soltanto visto qualche volta senza parlargli. Probabilmente era il maggior personaggio fra quelli che intervenivano qui con regolarità e a viso aperto, cioè senza optare per l'anonimato. Ho sempre apprezzato che qui ci mettesse la faccia con la sua identità reale. Nonostante ci si fosse “scazzottati” verbalmente varie volte (pure sulla politica ai tempi del Berluska; ma ultimamente mi pareva passato coi 5 Stelle), fui contento, e lo scrissi qui, quando venne assolto dall'accusa di aver falsificato la firma di Valentina Fabbri, perché non mi piaceva che uno con i suoi trascorsi finisse nel fango in quella maniera. Purtroppo quell'episodio e la scomparsa di Priolo l'avevano comprensibilmente rattristato nei suoi ultimi anni, come emergeva da certe sue cupe comunicazioni su Facebook. Non sapevo che il quadro fosse aggravato dalla malattia. Un pensiero va anche a Giovanni Introzzi, in arte "Unanotteavversa", l'altro forumista che abbiamo perso negli ultimi mesi.

2.
Le ultime proverbiali frecciate di Nicolò Natoli non hanno risparmiato né il capo supremo Petrucci , né la Lega Basket Femminile e il suo presidente Protani, al quale su Facebook ne aveva cantate parecchie, nel commentare un'intervista a Protani pubblicata sul sito di Basket Magazine. Intervista che faceva seguito a un comunicato, firmato Lega, che il 25 luglio titolava entusiasticamente "Serie A1 da 10 e lode". Nel testo, dopo aver citato in avvio un vero o presunto Seneca ("non è questione di quantità ma di qualità"), s'annuncia "il campionato più atteso dell'ultimo decennio", grazie anche al raggiungimento del numero perfetto di 10 squadre.
Non ho la verve polemica di Nikolo ma qualche pulce al riguardo la debbo fare. È comprensibile che la Lega non possa grondare disperazione nei suoi comunicati ufficiali, specie se diretti all'esterno dell'ambiente, però per chi sta all'interno e sa come sono andate le cose, quel documento sembra una lieve p.p.c., sigla diplomatica che significa “presa per il culuccio”. È risaputo che in realtà si è fatto il possibile per evitare di rimanere in 10; dal comunicato sembra invece “Ah, che bello, si sono levate dai maroni un po’ di società, ora sì che si sta da dio”, con buona pace di chi è dolorosamente scomparso dalla scena. Difficilmente, poi, può essere "il campionato più atteso dell'ultimo decennio”, visto che al di fuori delle piazze coinvolte non si registrano passioni brucianti, e dunque meno squadre uguale meno interesse complessivo, anche se un attesometro per accertarlo non esiste. E infatti si tornerà ad allargarsi, se il cielo vorrà. Lo stesso Protani, in quell'intervista sul sito di Basket Magazine, ha specificato che questo con 10 squadre è solo un anno zero per poi tornare a 12 e quindi a 14. Ma quindi Seneca? Se ne farà una ragione.

3.
Ma questi sono dettagli. Il problema serio non sono certo i comunicati, ma il fatto che troppo spesso salire in A1, o restare in A1, oggi come oggi, è più una condanna che un onore, più un inferno che un paradiso. Certo, non è che tutti gli anni le neopromosse rinuncino; c’è chi in poco tempo arrivando dal basso riesce a entrare nella nobiltà della massima serie: vedi Ragusa, ma anche San Martino. Ma lo scenario medio è che ti iscrivi sì, ma con pochi mezzi; ti arrangi a rintracciare qualche straniera a prezzo relativamente di saldo; hai poco più pubblico che in A2; e se non trovi sponsor consistenti, l’aggravio delle spese ti lascia un bucaccio nel bilancio che diventa una zavorra per il futuro.
E non si vede come possa cambiare a breve la situazione. Quali cambiamenti nelle regole, quali tagli nei costi o aumenti nei ricavi saranno introdotti? Altrimenti c'è solo da sperare che il vento economico generale inverta la direzione, o che per grazia d'Iddio spuntino 3 squadre nel 2018 e altre 3 nel 2019 (il numero di promozioni previsto per tornare a 14) che si possano permettere il salto, senza che nel frattempo nessuno segua le orme dei lemming Faenza, Parma, Orvieto, Umbertide, cioè i pezzi di A1 che ci siamo persi nelle ultime estati, precipitati nel burrone come quei graziosi animaletti.

4.
Nonostante ciò, sono convinto che Progresso Bologna e Geas abbiano fatto di tutto per salire, nello spareggio dei playoff scorsi. Anche perché, con la prassi attuale, male che vada torni alla casella precedente, non è che devi ripartire dal fondo come succedeva una volta. Quindi val la pena di tentare il gran salto. Durante quei giorni di inizio giugno sembravano pronte a spiccarlo entrambe. Di Bologna si diceva che avesse già raccolto il budget per l'A1, comunque fosse andato lo spareggio; di Sesto si affermava che avrebbe chiesto anch'essa il ripescaggio in caso di sconfitta. E credo che se fosse salito sul campo, il neo-presidente Penati, interessante arrivo dal mondo della politica, non si sarebbe tirato indietro, anche se la transizione societaria appena avvenuta non semplificava di certo le cose.

5.
Sul piano dell'intensità, della drammaticità, il ritorno dello spareggio di A2 è stato uno dei due episodi più notevoli della stagione insieme a gara-3 fra Lucca e Schio. La partita del 10 giugno in terra di tortellini è stata lo specchio inverso di quella di una settimana prima: blackout della squadra in trasferta nel 3° quarto, punteggio finale quasi identico, 51-36 per Bologna contro il 51-40 per il Geas a Sesto. Ovviamente i 4 punticini di differenza valevano tutta una stagione (cioè, sembrava che valessero, ma restiamo all'esito del campo).
Il momento chiave della serie, col senno di poi, è stato già all'andata, quando a 5 minuti dalla fine Bologna era sulle ginocchia, aveva segnato 7 punti in 15' dopo l'intervallo, in paralisi totale. Emblema della situazione, Schieppati che stoppava Meroni due volte in modo umiliante, tant'è che poco dopo l'ex Costa, intimidita, moriva col pallone in mano sino a far scadere i 24". Pur senza fare meraviglie in attacco, il Geas era salito a +14 con l'aria di poter dilagare a +20 o dintorni... Ma ecco lì due triple di fila di Tava, dopo una prestazione del tutto opaca da parte dell'ex alunna di D'Antoni al San Raffaele (con cui battè il Geas già in finale-scudetto Juniores nel 2008). Grazie a quei suoi 6 punti Bologna è uscita suonata ma viva da Sesto; e se ne totalizzi 40 ma perdi solo di 11 in trasferta, tutto sommato è un'iniezione di speranza.

6.
Infatti poi ecco il ribaltone. Bologna grande difesa, sì, grande carattere, sì, però non ti aspetti che il Geas, nel momento della verità, faccia 2 punti nel terzo quarto e 36 in tutto, dopo aver vinto in doppia cifra le 7 precedenti gare di quel playoff... E' il modo che ha sorpreso, più che l'esito, che poteva benissimo verificarsi, tenendo conto del roster bolognese ben farcito, il fattore-campo inviolato e quel +11 di scarto all'andata che, forse, è fra i più ingannevoli che esistano, perché ti può illudere di avere un margine gestibile che in realtà non è tale: in campo avverso, con quella pressione addosso, 11 punti li perdi in un amen, se le cose girano storte.
E storte lo sono girate. La sorte non avrà aiutato, accogliendo certe “preghiere” al tiro di Bologna, ma la sostanza è che hanno giocato male le migliori del Geas, praticamente tutte salvo in parte Galbiati; e se hai un organico così corto, lo paghi di più che se ne hai uno lungo come Bologna. Da notare che in quell'atroce terzo quarto, l'unica che ha segnato per le sestesi è stata Panzera: encomiabile per come lei ha giocato, a 15 anni, uno spareggio per salire, però non era una buona notizia per la squadra.

7.
In realtà il Geas aveva mostrato, durante la stagione, sporadici segnali di vulnerabilità, cioè non era come l’inavvicinabile Broni dell'anno precedente; e gli era già capitato di avere passaggi a vuoto nell’arco di una partita, proprio perché l'organico corto non consentiva di giocare 40 minuti allo stesso livello. La maggioranza delle volte, però, e in particolare nei playoff, erano bastati 5-10 minuti superlativi per ammazzare una partita, o nel caso peggiore rimetterla in piedi. In quell'occasione a Bologna non è successo.
Si è detto, in telecronaca su Sportitalia, se non erro da parte di coach Fossati in veste di spalla tecnica di "the voice" Gandini (all'andata s'era cimentato Franz Pinotti), che il percorso più accidentato nei turni precedenti ha consentito al Progresso di arrivare più temprato alle difficoltà, mentre il Geas ha accusato il colpo vedendosi improvvisamente messo a nudo nei suoi limiti proprio nel momento in cui tutto era in palio, e facendosi così risucchiare nel gorgo delle ansie, magari complici i fantasmi dell’inopinata e mal digerita sconfitta in Coppa Italia di 3 mesi prima. Strano perché in maglia sestese c'era gente che ha vinto parecchio nelle rispettive carriere. Ma quel giorno sembravano preda d'un'insolita fragilità.

8.
Scorrevano lacrime a fiumi in quel dopopartita. Le geassine preda del dolore, a mani vuote dopo aver dominato l'annata e i playoff ma steccato due partite fatali, una in Coppa e una in campionato, pagando la sfiga di un'annata con la porta stretta, giacché in una stagione normale non hai un solo posto su 27 squadre... Le bolognesi invece folli di gioia, in una memorabile sarabanda di massa sul parquet invaso dalla gente. Veniva poi ben raccontata, nei giorni successivi (se non erro per primo dal sommo Giovanni Lucchesi), la storia di Betta Tassinari, piegata ma non spezzata da mille disgrazie che in confronto il biblico Giobbe era un privilegiato dalla sorte. Si aggiungeva, a lenire il dispiacere per le vinte, il rassicurante pensiero che, entro poche settimane, le due compagini si sarebbero congiunte nel salire all'olimpo, una per diritto e una per ripescaggio. Si sono invece congiunte nel restar giù.

9.
Con gli anni mi sono assuefatto, diciamo parzialmente anestetizzato, alle delusioni procacciate da quel mondo rovesciato che è spesso il basket femminile. Del resto, già il primo anno che lo seguii dappresso, il 2004/05, attraverso la vicenda del Geas che festeggiò la non salita in A1 perdendo con Broni all'ultima giornata (dopo che il fu Natalino Carzaniga aveva reiteratamente dichiarato che la promozione sarebbe stata una pestilenza), capii che a volte qui bisogna ragionare in maniera opposta rispetto al banale schema secondo cui vincere un campionato è bello e perderlo all'ultimo ostacolo è brutto.
Imparai poi, nell'atroce estate 2012, quando la Comense chiuse dopo aver sfiorato la finale-scudetto e il Geas rinunziò all'A1 dodici mesi dopo essere giunto terzo, che tutto può finire, o quantomeno deteriorarsi, da un momento all'altro, anche quando sul campo hai appena raggiunto il top. Lo ha confermato anche il caso-Lucca di questo maggio: chi non si è emozionato per l'epica vittoria di Davide su Golia in gara-3, col già leggendario canestro di Wojta per il supplementare, e la passerella trionfale di gara-4? La gemella Dotto in tribuna che esultava per la gemella Dotto in campo, il mago Diamanti che trovava finalmente la giusta ricompensa dopo “una vita da mediano, anni di fatiche e botte” (per dirla con Ligabue), eccetera... Tempo due settimane, forse nemmeno, e la squadra del miracolo era disfatta. Per carità, lo scudetto non glielo leva nessuno; l'impresa rimarrà negli annali; però anche lì succede che la vetta è l'inizio della fine.
Insomma, nonostante l'abitudine a queste mazzate, non so se ho ancora digerito che dopo un mese e 18 giorni di quell'interminabile maratona che sono stati i playoff di A2 (diluiti all'inverosimile per l'intrecciarsi di finali giovanili e non so che altro)... niente, s'era scherzato. Tutto per un cazzo.

Nella foto: la gioia e il dolore dello spareggio di A2. Sentimenti poi sviliti dalle vicende extra-campo.

** STAGIONE #14 (2017/18) **

Primi giorni di settembre con "A tempo scaduto", lungo racconto dei mesi di giugno/luglio/agosto '17.

Durante la stagione, pochi scritti lunghi, brevi resoconti di partite viste (non tutte) più aggiornamenti-flash sull'A2 Nord (soprattutto), A1, coppe ecc.

Principale filo conduttore agonistico: il duello tra Geas e Costa per la promozione diretta in A1 (vinto dal Geas). Poi Costa perde rocambolescamente nei playoff.

Diminuzione delle pagine prodotte: 235 (erano 291 la stagione precedente): minimo storico.

Fra le discussioni forumistiche, ampio spazio alle querelles con l'utente Nu95 su Zandalasini.

giovedì 31 agosto 2017

Wnba - prima partita di Zandalasini

E' in corso la prima partita di Zandalasini in Wnba. Purtroppo il primo tiro della sua nuova carriera è uscito.

Fischia, però, che compagne che ha: Sylvia Fowles, Maya Moore, la vecchia Rebekkah Brunson, Lindsay Whalen, Seimone Augustus... il gotha.

Mannaggia, è rimasta in bianco: 6 minuti, 0/1 e meno 6 di plus/minus.

martedì 29 agosto 2017

Rapporto tesserati-campioni: un dubbio

Certo, se hai 300.000 tesserate sei in netto vantaggio rispetto a chi ne ha 30.000. Ma se un Montenegro, 670.000 abitanti in tutto (!), riesce a fare nazionali di basket all'altezza di quelle italiane, e non credo che quei bravi slavoni del sud siano tutti cestisti, né che abbiano scuole di basket con mezzi incredibili (è una specie di fratello povero di Serbia e Croazia), mi viene il dubbio che non ci sia una proporzionalità diretta fra il numero di tesserati e il numero di potenziali campioni.
Che sto a ddì? Che forse in quelle 300.000 del volley ci sono almeno 100.000 patatone che fanno volley giusto per fare uno sport di tendenza e comodo sotto casa (così come una volta si faceva basket), ma non hanno velleità agonistiche serie, mentre tra chi fa basket femminile attualmente, magari il tasso di elementi di qualità e motivati, rispetto al totale delle praticanti, è più alto. Se non sono riuscito a spiegarmi ci riprovo.

mercoledì 23 agosto 2017

Zandalasini in Wnba (a Minnesota)

Anche in America ormai la voce si spande. Ma inserirsi in corsa in una pretendente al titolo come le Linci del Minnesota mi pare tutt'altro che semplice, specie se non si è tenuta in forma dopo gli Europei.

domenica 20 agosto 2017

Contro la "rottamazione" delle trentenni per le giovani

Non si capisce perché, se caccio una trentenne (manco fosse una vegliarda) o una straniera per regalare il posto a qualcun'altra solo perché è giovane e italiana, questa dovrebbe migliorare. In quale attività umana qualcuno migliora se sa che tanto gli viene regalato un posto senza merito? E quale attività umana progredisce se si caccia chi fa meglio in favore di chi fa peggio, solo perchè quest'ultimo appartiene a una certa categoria che si vuol favorire artificiosamente?

Se una U22 è di buon livello sostituisce una over 30 di basso livello senza bisogno che arrivi una regola a imporlo... Altrimenti sarebbe idiozia rottamare la trentenne per prendere una giocatrice peggiore, la quale con la garanzia del posto regalato non avrebbe il minimo stimolo a migliorare.
Bisogna fare, invece, in modo che le giovani debbano sudarsi il posto scalzando le veterane per meriti, anziché donargli il posto solo perché sono più giovani (per poi rottamarle pochi anni dopo perchè devi regalare il posto ad altre giovani immeritevoli)...

Tutto sommato il femminile è messo meglio del maschile quanto a opportunità per gli italiani nella massima serie: è vero che le squadre sono di meno (tanto più dopo la riduzione a 10) ma nel maschile un italiano deve vedersela con 7 stranieri, nel femminile con 3, ovvero ci sono due posti sicuri in quintetto e tutta la panchina. Mentre fra gli uomini spesso, soprattutto nelle squadre di fascia medio-bassa, 7 stranieri bastano per coprire il 95% del minutaggio.

venerdì 4 agosto 2017

Ritorno di Vujovic (a Carugate)

Torna sulle scene del basket Dunja Vujovic che qui si vede firmare per Carugate. (NB: in realtà poi rinuncerà)

giovedì 3 agosto 2017

L'addio di Capobianco: mini-commento

Certo che la fine del ciclo-Capobianco dopo appena un biennio lascia un po' di perplessità. Non ho capito se lui rimarrà con ruolo di supervisione ma era stato presentato come l'uomo dalla bacchetta magica, stile "finalmente ne è arrivato uno serio", e siamo già all'avvicendamento?

domenica 23 luglio 2017

L'ecatombe di società di A1

Ho iniziato a seguire da vicino il femminile nel 2004/05. In quell'anno l'A1 era composta da 16 squadre: Priolo, Ribera, Chieti, Maddaloni, Comense, Alessandria, Schio, Faenza, Parma, Taranto, Napoli, Bolzano, Rovereto, La Spezia, Alghero, Venezia.
Ebbene, 13 di queste società sono scomparse (qualche piazza è poi ricomparsa ma non con lo stesso club), Venezia si è autoretrocessa per poi tornare su, Bolzano naviga da anni tra A2 e B, solo Schio è rimasta sempre lì. Si sono alternati 2500 presidenti di club, 350 presidenti di lega, responsabili federali per il femminile eccetera.
Quindi, in questo frangente storico, se qualcuno ha un'elevata concezione di se stesso al punto da credere di aver capito come si risolve la situazione, s'esprima pure che ci divertiamo a leggere. Io francamente evito di sprecare tempo.

mercoledì 19 luglio 2017

Torneo di Binzago - aggiornamento (3: fine)

Torneo misto di Binzago: è finito domenica con la vittoria della squadra di Marcella Filippi. La divina, dopo aver saltato le semifinali in cui le sue compagne s'erano superate per detronizzare la squadra di Masha Maiorano, campione uscente, in un duello epico (97-95), torna per la finale, atterrando in elicottero privato direttamente a bordo campo. :P
Contro di lei una squadra giunta a sorpresa in finale, buttando fuori dopo un supplementare la più forte pattuglia femminile del torneo, comprendente Miciona Gatti, Eli Silva, Sara Canova e altre 3 non male. Squadra purtroppo votata storicamente a cedere sul più bello, non per colpa delle girls, anche se Silva ha giocato maluccio e Gatti non ha la ferocia di imporre ai maschiacci di passarle la palla e dominare, anziché lasciar sparacchiare loro. :rolleyes:
La suddetta compagine finalista a sorpresa non annoverava un gruppo muliebre di spicco, anche perché l'azzurrina U18 Camilla Mariani ha dovuto fermarsi per un acutizzarsi dolorifero. La migliore di loro rimaneva la tascabilissima Valentina Ceccato, '98 di Biassono.
A differenza della compagine di Miciona Gatti, quella di Filippi capiva che era assai conveniente servire sistematicamente la sua "vedette" dentro l'area per sfruttare il mismatch fisico-tecnico. Sicchè l'azzurra di 3 contro 3 spadroneggiava con 25 punti. La partita è stata a senso alquanto unico, con le compagne di Filippi anch'esse ficcanti: 43-13 il confronto nei punti delle donne, ed essendo finita 91-83 si può dire che abbia fatto una certa differenza.

Filippi si aggiudicava anche la corona di miglior marcatrice vincendo lo sprint dell'ultima giornata con Maiorano e Gatti, che nella finale 3° posto non andavano oltre i 15 e gli 8 punti. Una quarta candidata era Marta Scarsi, ma l'ormai ex carugatese non si presentava alla partita.
Maiorano manca così d'un soffio la sesta corona di top scorer a Binzago; sarà stato il suo ultimo atto (visto il ritiro) o tornerà pur da giocatrice inattiva? :o:

Miglior giocatrice è stata eletta Arianna Pulvirenti, playmakeruccio del '91 ex vivaio Sanga, ora a Siziano in C, di ottime doti realizzative.
Tra gli uomini da segnalare il premio di miglior marcatore vinto per il secondo anno di fila da Alessandro Corno, 25enne figlio nientepopottedimeno che del leggendario Aldo, e quindi per natura propenso a un torneo misto, avendo ruminato giocatrici fin dall'infanzia.

Nella foto: Marcy Filippi si libra nell'etere durante la finale, sotto lo sguardo del figlio di Aldo Corno.

martedì 18 luglio 2017

La rinuncia di Bologna all'A1 e il problema generale

A volte uno conta di avere le risorse ma poi succede qualche imprevisto. Mi risulta che sia stato così nel caso di Bologna, di cui si diceva, durante la serie finale col Geas, che avrebbe chiesto comunque l'A1 perché aveva già pronto il budget. Evidentemente poi è capitato qualche imprevisto e i soldi a disposizione non c'erano più.

Qualcuno evoca il blocco delle retrocessioni. Ma sarebbe una prigionia. Così uno è costretto a rimanere in A1 a svenarsi anche se non ha i soldi. Di fatto le retrocessioni sono già bloccate, perché, visto che ogni anno crepa qualcuno, chi scende può tranquillamente essere ripescato se ha le risorse. Invece se non le ha, come Spezia, scende ed è libero di non farsi ripescare (che poi si sia ulteriormente incasinata la situazione nel club ligure, è altra questione).
Il dato di fondo è che l'A1 attuale è un capestro, un incubo (tant'è che la neopromossa s'è tirata indietro e la ripescanda, cioè il Geas, ha detto "non ci casco"), salvo che per pochi privilegiati.

venerdì 14 luglio 2017

Torneo di Binzago - aggiornamento (2: dopo i quarti)

Riesco a malapena a dare un aggiornamento sul torneo misto di Binzago che mi ha leggermente assorbito nelle ultime 18 sere (oggi unica pausa).

Domani, sabato, semifinali: la squadra di Miciona Gatti, Sara Canova ed Elisa Silva (non male come pacchetto-donne) affronta quella della giovane Cami Mariani (appena tornata dal raduno azzurro U18); la squadra di Masha Maiorano, Marta Scarsi e Alessia Smaldone affronta quella di Marci Filippi (annunciata però assente nell'occasione).

Domenica si giuocano le finali. Ricordo che c'è la gastronomia, per chi fosse interessato. Via Manzoni 21 a Cesano Maderno.

A chi interessa: clicca qui per un po' di foto e clicca qui per le cronache e i tabellini di quanto successo finora.

Nella foto: Filippi chioma al vento al torneo di Binzago, ritratta da Marco Brioschi.

sabato 1 luglio 2017

Torneo di Binzago - aggiornamento (1)

Già da lunedì 26 è iniziato il torneo misto di Binzago, perla d'ogni estate cestistica brianzola. Anche quest'anno (oltre ai 120 uomini) abbiamo circa 80 partecipanti femmine, che è già di per sé rilevante (anzi, è stato meno complicato del solito metterle insieme, per le 15 squadre), ma c'è anche qualità con stars e starlettes come Marcella Filippi, Miciona Gatti, Masha Maiorano, Elisa Silva, Sara Canova, Carlotta Picco, Giulia Trianti, Ludo Rossini, Angi Tibè, Valentina Giulietti (per nominare quelle di A1 e A2), poi tante di B come Contestabile, Smaldone, Baiardo e ne nomino solo tre per fare torto alle altre.
Ogni sera dalle 20.45, in linea di massima all'aperto se questo tempo di merdaccia ci dà tregua (indirizzo via Manzoni 21, Cesano Maderno - MB). C'è anche la cucina con specialità quali pizzoccheri, lasagne, Binzhamburger, fish and chips, picanha di carne.