giovedì 30 marzo 2023

Ncaa, Elite 8: Caitlin-mania e non solo, ecco le 4 finaliste

March Madness, March Madness: davvero tutti pazzi, almeno in proporzione alle abitudini, per questo torneo femminile 2023 che sta battendo i record di audience tv e, credo, anche di interesse sui social. Due delle 4 partite delle Elite Eight (= quarti di finale) risultano le due partite Ncaa femminili più viste di sempre in America, eccettuate le Final Four.
Parliamo di numeri intorno ai 2,5 milioni, che nell'enormità degli Usa non sono tantissimi in senso assoluto, ma se consideri che è tv a pagamento (ESPN) e che il basket donne non attrae solitamente folle oceaniche, è davvero roba grossa. Per dare l'idea: nessuna partita Nba trasmessa da ESPN quest'anno ha fatto meglio.
Va' che strano: se ci sono personaggi interessanti, squadre che giocano bene (in aggiunta al classico agonismo genuino degli universitari), anche il femminile può sfondare. Senza nemmeno bisogno di abbassare i canestri...

Ma andiamo al sodo. La stella più brillante, come già detto, è Caitlin Clark, fidanzata d'America dopo i 41 punti segnati nei quarti per la sua Iowa nella partita contro Louisville. Nella quale sono passati in secondo piano i 27 di Hailey Van Lith, un'altra esterna di pelle candida con un tiro che spacca (mancino, meno elegante di quello di Clark ma efficace). Van Lith ha fatto pentole e pure coperchi, ma Clark di pentole e coperchi ne ha sciorinato un set intero, perché ai 41 punti (parecchi di fattura sopraffina) ha aggiunto 10 rimbalzi e 12 assist. Con 3/5 da 2, 8/14 da 3, 11/13 ai liberi; il tutto nella partita finora più importante della sua vita. Dimostrando quindi completezza tecnica e qualità mentali in egual misura.  Ok, anche 9 palle perse, ma nessuno è perfetto.
Louisville è stata davanti all'inizio, poi verso fine 1° quarto sorpasso Iowa che è rimasta in testa fino in fondo, toccando anche il +20 e rotti già nel 3° quarto: alla fine 97-83 l'altissimo punteggio di una partita che si è giocata esattamente come voleva Iowa, ritmi alti e più tecnica che fisicità.

Sarà un altro tipo di partita, ben più difficile, immaginiamo, per la neo-idola d'America in semifinale contro South Carolina, campione uscente e favorita per ripetersi (è imbattuta quest'anno, su 35 partite, mica noci).
La stella Aliyah Boston (possente lunga) e compagne hanno liquidato Maryland della nostra Pinzan (2 punti in 23 minuti) in una gara che ha avuto anch'essa punteggio alto (86-75) ma le Gamecocks (gallette da combattimento, il nomignolo di South Caro) hanno allentato le maglie difensive nel finale. I 25 rimbalzi offensivi la dicono lunga sul predominio fisico delle discepole della grande Dawn Staley.

L'altra semifinale è tra Louisiana State (che ha concesso 42 punti nei quarti alla cenerentola Miami che s'è risvegliata zucca) e Virginia Tech dell'altro neo-idolo, la trottola australiana Georgia Amoore (24 nel quarto contro Ohio State), e della longilinea trampoliera di quasi 2 metri Elizabeth Kitley.

Quando si gioca? Nella notte tra venerdì e sabato. Dove si gioca? A Dallas. Perché si gioca? A questo punto, per strabiliare il mondo.

Nella foto: la vittoria di Iowa e Clark prima notizia sul sito di ESPN (il portale sportivo più seguito d'America).

mercoledì 29 marzo 2023

Precisazione sulle prospettive di Coppa Italia

Non scommetterei mai contro Schio ma ho detto che Bologna arriva più lanciata perché viene da 16 vittorie di fila in campionato e dall'aver strappato il primo posto a Schio che nel frattempo ha perso due partite di cui lo scontro diretto. Non è che questo faccia di Bologna la favorita, ma aggiungo che Schio potrebbe avere legittimamente una parte di concentrazione dirottata sulle F4 di Eurolega, mentre la Virtus dovrebbe avere la fame di chi è a caccia del primo trofeo.
Per quanto riguarda il percorso nei turni prima dell'eventuale finale, sì, con Venezia dovrebbe essere più dura che per Schio contro chi vince tra Geas e Sassari, però il primo turno con Ragusa non lo vedo più semplice di quello che ha Bologna; sia Ragusa che Campobasso possono dare fastidio in una partita secca se sono in giornata (a prescindere dal fattore-campo o meno).

PS: siccome c'è l'incognita sulle condizioni di Dojkic, è chiaro che se non ci fosse o non fosse al meglio, il discorso cambia.

A1: tra fine stagione regolare e vigilia di Coppa Italia

Leviamoci subito la scimmia dalla scarpa, o il sassolino dalla spalla (forse è l'inverso, ma fa niente): stanno per disputarsi, nel giro di poche settimane, i tre massimi eventi della stagione per il nostro basket femminile. Coppa Italia; Final Four di Eurolega con Schio; finale scudetto. Cos'è stato fatto, o cosa si sta facendo, per rendere visibili queste partite al di fuori della solita cerchia degli appassionati di settore?
Lo scorso anno sia Baraldi che Cestaro si erano lamentati dell'assenza di tv per la finale scudetto. Quest'anno, archiviata la fantomatica LBF Tv, abbiamo MS Channel, che però dalla scorsa estate non è più sul digitale terrestre ma solo sul bouquet Sky e in streaming. Quindi forse va un pochino meglio ma non è propriamente una visibilità extra-nicchia.
Sarei felice se qualcuno mi entrasse in tackle scivolato dicendo "A' pirla, non lo sai che è stato fatto un accordo con RaiSport, o con Sky, o con Sportitalia, o con La7D?". Ma ho paura invece che ci ritroveremo, come l'anno scorso, a "scoprire" che ci voleva più visibilità quando ormai le bocce sono ferme e non si può più fare nulla. Milioni di italiani hanno visto Martina Bestagno in abiti borghesi come personaggio da indovinare ai "Soliti ignoti"; difficilmente la vedranno fare il suo mestiere in campo con Schio. Amen ma mica tanto.

Passiamo alla principale nota positiva, che rischiamo di dare per scontata ma non lo è: dopo 3 anni infami per il Covid si è giocato un campionato regolare dall'inizio alla fine. Ci siamo dimenticati del caos dei rinvii, i 200 recuperi in una settimana, gli scambi di accuse per presunti aggiramenti delle regole, la classifica fatta col quoziente-vittorie eccetera? Francamente io no e quindi bene così.

Per quanto riguarda i verdetti del campo, dopo l'ultima giornata:

- Bologna aveva il match-point più agevole del mondo per il primato, in casa contro Brescia ormai retrocessa; l'ha sfruttato. A pari punti con Schio sono decisivi quindi i due episodi del girone di ritorno che hanno visto le pluvi-tricolori capitolare in terra felsinea, con perdita della differenza canestri, e poi battute di un punto dopo overtime a Venezia dove invece la Virtus era passata in tromba pochi giorni prima. Probabilmente Schio ha sacrificato qualcosa alla propria corsa europea; è tutto da dimostrare che il fattore-campo in un'eventuale finale farà la differenza per Bologna ma intanto va notato che in una serie "2 su 3" il fattore-campo pesa più (matematicamente parlando) che in una "3 su 5".

- Schio che peraltro ha rischiato di perdere all'ultima giornata con Sassari, la quale era avanti di 18. Le sarde hanno cavato il 110% del loro potenziale in questa stagione; quarte con un organico da 7 giocatrici di cui due cambi italiani, Toffolo e Ciavarella, non di primissima fila. Adesso curiosamente nel giro di 10 giorni si giocano la qualificazione in semifinale di Coppa Italia e nei playoff contro un Geas che, a differenza delle nuragiche, non ha mai fatto il solletico alle "big" durante la stagione, ma ha avuto un rendimento costante contro le altre e sicuramente ha un organico più profondo. Una bella doppia sfida. Magari chi vince l'una poi perde l'altra.

- Campobasso perdendo contro una San Martino senza obiettivi di classifica s'è fatta sfilare il 6° posto da Ragusa. La quale riscatta parzialmente una stagione che rimane sotto le righe, anche se un certo ridimensionamento si intravedeva già alla vigilia della stagione. Almeno quinta, però, poteva finire, la compagine sicula.

- Smottamento nella griglia-playout con Faenza che ripassa in "pole position" con una buona rimonta a Lucca; le tosche al contrario perdono due posti in un colpo. Chi retrocede tra loro due, Moncalieri e Valdarno? Mah, la classifica indicherebbe in modo chiaro San Giovanni (e sarebbe anche giusto, dopo aver vinto solo 4 partite contro 7 delle contendenti), ma fra 3 squadre che hanno inserito una straniera di recente e la quarta che ha cambiato allenatore, i valori attuali non è detto che c'entrino fino in fondo con quelli espressi dalla stagione. Sarà una bella gazzarra per chi assiste; per chi è coinvolto sarà una dannazione.

- Chi è già dannato è Brescia. 24 sconfitte in 26 partite, certo, se quella persa con Valdarno all'ultimo tiro dopo aver sprecato un vantaggio netto fosse stata invece una vittoria si avrebbe Brescia con 6 punti, ai playout, Valdarno con 6 punti, retrocessa per scontri diretti. Ma, come dice il saggio, "se mio nonno avesse tre ruote...": più giusto dire che la retrocessione è ineccepibile e amen.
Sul piano del giudizio va spesa qualche parola in più: la società est-lombarda ha suscitato antipatie per essere salita in A1 tramite la scorciatoia dell'acquisizione di diritti (ma Campobasso, Sassari e tecnicamente anche la Virtus hanno fatto lo stesso, anzi le prime due l'hanno proprio avuto in regalo, il posto); e ha lasciato quantomeno perplessi la girandola di nomi andati e venuti in organico nel corso dei mesi (7 straniere utilizzate; Crudo presa e rilasciata in poche settimane; Valli prima lanciata, poi fatta partire). Tuttavia va anche riconosciuto a Brescia il merito di aver dato spazio alle giovani (di casa propria) più di chiunque altra quest'anno, e non solo Zanardi che ha avuto cifre da italiana-top, non da 18enne di buona speranza. Non ci auguriamo che lei debba ripartire dall'A2 ma vedremo. Gli occhi addosso di qualche "big", come accadde a M.Villa l'anno scorso, li avrà di sicuro.

 E da domani abbiamo la Copp'Italia. Collocata così (ma a quanto pare non c'erano alternative) è un doppione liofilizzato dei playoff, che iniziano subito dopo. Per motivi sia tecnici sia mentali è meglio quando c'è uno stacco fra le due competizioni. Ma pazienza.
Bologna è quella che arriva più lanciata (16 vittorie di fila) ma lo dicevamo anche alla vigilia della finale di Supercoppa, che andò disastrosamente. Nel frattempo è cresciuta, si è fatta le ossa in Eurolega (anche attraverso delusioni); il grosso del lavoro credo stia nel rompere il ghiaccio del primo trofeo; se lo fa poi tutto sarà più semplice. C'è l'incognita sulle condizioni di Dojkic.
Schio potrebbe avere la capoccia alle F4 di Eurolega; ma ha un'abitudine a vincere che fa da calamita anche per trofei che altrimenti non vincerebbe (cioè le rare volte in cui non è la favorita numero 1). Ha messo in cassa 9 delle ultime 12 edizioni della Coppa.
Venezia come alternativa? Sì, su partita secca può battere sia Schio sia Bologna, ma occhio, può anche perdere i quarti se gioca male come in certe andate di playoff di Eurocup. Per le altre credo sia possibile al massimo un exploit sino alla finale (come il Geas 2019) ma non fare tripletta di imprese; la distanza di valori con le 3 corazzate pare netta.

martedì 28 marzo 2023

Martina Bestagno ai "Soliti ignoti"

Scambiata per una postina da un'anziana concorrente. Certo, ci sono parecchie postine sopra l'1.85 in Italia... Comunque è un segno che ormai abbiamo sfondato, come basket femminile, presso il grande pubblico.

 



Sui canestri da ribassare o no

A me non è mai andata bene la frequente obiezione che "non si riesce ad abbassare i canestri in certe vecchie palestrine". Perché sarebbe assurdo impedire all'intero basket femminile mondiale di attuare una riforma epocale solo perché nelle palestrine più arretrate non si possono abbassare i canestri. Dove non si possono abbassare i canestri, si terrebbero alti, ma sarebbe come non mettere Internet ad alta velocità da nessuna parte perché in certi paesi di montagna non si riesce a portare i cavi in fibra ottica...

La questione in realtà è che non c'è una prevalenza di pareri favorevoli all'abbassamento dei canestri. Mi par di ricordare qualche anno fa una polemica tra Shaquille O'Neal e alcune giocatrici-top, tipo Candace Parker se non ricordo male, che erano assolutamente sfavorevoli all'"aiutino".

domenica 26 marzo 2023

Non abbiamo da invidiare al rugby femminile

 Non ho visto Italia-Francia di rugby femminile e non so quanta gente ci fosse né quanto fosse scintillante l'organizzazione, però faccio presente che:

- è l'evento Sei Nazioni femminile, quindi c'è l'organizzazione internazionale, come se fosse un Europeo Fiba da noi, che un minimo di scintillio ce l'ha;
- il rugby punta tutto sulle nazionali. Quando noi portiamo 2000 persone a Schio per l'Eurolega o ne porteremo 3000 al Paladozza di Bologna per la finale scudetto (se ci arriva la Virtus) o 2000 al Taliercio di Venezia, loro diranno quanto siamo messi meglio noi, visto che credo che il campionato di rugby femminile lo vedano quattro cani anche nelle occasioni più importanti.

Insomma se parliamo della pallavolo che riempie spesso e volentieri i suoi palazzetti anche per il club, o del calcio che ha fatto 40.000 spettatori per Roma-Barcellona femminile 4 giorni fa, è un conto, ma il rugby no.

Ncaa: Sweet 16 (2^parte): un... Amoore di giocatrice; c'è anche Pinzan

March Madness Ncaa, ma quanto ci piace. Ogni volta un'idola nuova. Quella di stanotte è Georgia Amoore (scritto così, quasi come "Ammore!" che è un grido di moda tra le adolescenti di oggi, a quanto origlio in giro), un trottolo australiano di 1.67, dalla mitraglia facile, che gioca per Virginia Tech. Credo che nemmeno il più maniaco dei nostri appassionati del femminile fosse in grado di ricordare, a memoria e senza spulciare in internet, che costei giocò contro le nostre azzurre nei quarti di finale del Mondiale U17 del 2018 in Bielorussia (vinti dalle Marsupiali per 64-46), anche perché non combinò molto per farsi notare: 0 punti in 4 minuti.
Che la stessa giocatrice oggi sia la protagonista assoluta della seconda serata di Sweet Sixteen (gli ottavi di finale), con 29 punti nella vittoria di Virginia Tech su Tennessee, è una prova del fatto che, nel bene o nel male, non è detto che quello che sei a 17-18 anni sia già il tuo valore definitivo come giocatrice (ci si potrebbe interrogare su quanto siano migliorate da allora le nostre 2001-02 che sembravano molto più forti di lei in quella partita, ma andremmo fuori contesto). Debbo specificare che quello di Amoore non è l'exploit di una sera (che può capitare a molti), visto che in stagione viaggiava già a 15 di media in una squadra che è la testa di serie n°1 del suo tabellone, quindi all'interno di un collettivo-top. Ed è stata mvp del suo torneo di conference.
A differenza dell'altra serata, piena di outsiders che hanno fatto strada a sorpresa, in questa c'erano tutte le "bigs", cioè le n°1 contro le n°4 e le 2 contro le 3. L'unico ribaltamento del ranking (ma molto relativo) è avvenuto con la vittoria di Ohio State su Connecticut del paisà Auriemma, che purtroppo si è presentato senza la stella Paige Bueckers, vittima a stagione in corso del secondo grave infortunio della sua carriera universitaria (trattasi di super-realizzatrice tipo Caitlin Clark, giusto per inquadrare il tipo).
Passate anche le campionesse in carica di South Carolina, con difesa 'sfissiante contro Ucla (59-43), e Maryland, battendo Notre Dame. A Maryland ritroviamo un nome che era ben noto ai tempi delle giovanili, sia con la Reyer che col forte gruppo '99 azzurro: Elisa Pinzan. La quale ha già completato il quadriennio canonico con Maryland, ma ha usufruito (se non erro: mi si corregga pure se sbaglio) dell'anno agonistico di bonus concesso a chi ha perso il finale di stagione 2020 per colpa del Covid. Pinzan ha... pinzato 8 minuti in campo con 0 punti, ma comunque è un tocco d'italianità che fa piacere nelle top-8 che ora si giocano l'accesso alle F4.

Quando si gioca l'Elite Eight (= quarti)? Già stanotte due, e domani notte gli altri due.

sabato 25 marzo 2023

Coppe europee: Venezia onore sì, qualificazione no

 - Venezia-Galatasaray (Eurocup, semifinale, ritorno): va com'era più probabile che andasse: una vittoria della Reyer, viste le maggiori motivazioni e il rendimento che in casa sa sempre offrire, ma con scarto insufficiente (più nove, 69-60) a mettere in discussione l'enorme meno 25 accumulato in Turchia.
Curiosamente tutto molto simile alla finale, sempre di Eurocup e sempre contro il Galatasaray, del 2018 quando Venezia perse di 22 in terra turca (devastata dai 37 punti di Quigley) e potè solo salvare l'onore al ritorno con un +7. Le suddite del doge (o di Brugnaro che è la stessa cosa) si piazzano fra le prime 4 di Eurocup per la quarta volta nelle ultime 5 edizioni valide (esclusa cioè quella abortita per Covid nel 2020), ma non riescono a mettere il trofeo in bacheca.
Non era questa, comunque, l'occasione più propizia, che fu invece la famosa finale del 2021 persa allo scadere con Valencia (lo scorso anno fu invece un massacro contro Bourges). La Reyer di quest'anno ha qualcosa in meno delle sue predecessori, non foss'altro che sul piano dell'esperienza, mentre il Galatasaray pur non trascendentale (soprattutto sul piano del gioco), ha comunque un caterpillar come la mastodonte McGowan, una giocatrice totale come Stevens e una volpe di classe come Prince. Più che sufficiente per soverchiare Venezia, la quale può a buon diritto rimpiangere il blackout degli ultimi 15' di gara-1 (quelli che hanno scavato tutto il divario), ma l'impressione è che in un modo o nell'altro le turche si sarebbero imposte.
Del resto c'è una logica: se elimini a fatica Sassari e le due israeliane, salvo miracoli il tuo valore è buono ma non eccellente (anche rispetto alle altre due semifinaliste); Venezia è arrivata dove poteva arrivare, poco da rimpiangere nel complesso. Con 4 vinte-4 perse nei playoff, è già grassa entrare nelle top-4.

Fino a che punto ci ha creduto la Reyer, nella rimonta? Mah, non si può dire che non ci abbia provato del tutto, perché ha preso il comando fin dall'inizio, è stata anche a +12, che era quasi metà dell'opera (e mancava più di un quarto e mezzo), ma l'impressione è che il Galatasaray controllasse sornione, spendendo meno energie possibili, salvo piazzare qualche fiammatina per assicurarsi che lo scarto non si dilatasse oltre il limite di guardia. Sarebbe servito qualche fattore fuori programma, magari una sventagliata di triple veneziane, o un'uscita per falli con largo anticipo di una delle tre suddette americane avversarie. Credo che pur senza lesinare impegno, le mazzoniane sapessero che il massimo obiettivo della serata era la vittoria onorevole che hanno effettivamente ottenuto. Di sicuro non era un catino stracolmo e ribollente, il Taliercio (875 spettatori dichiarati), segno che l'ambiente non covava reale speranza di fare il miracolo.

Senza farla troppo lunga, l'andamento: il Galatasaray (con un'improbabile divisa violaccia) parte al piccolo trotto ma Venezia non galoppa (13-12 al 10' dopo un +6 con una vispa Fassina). Buona Reyer all'inizio del 2° quarto con un allungo a +11 (25-14) procacciato da Santucci e Yasuma. Le turche si scuotono dal torpore con Stevens, l'unica insieme a McGowan a battere qualche colpo nel primo tempo, ma Delaere e Fassina le respingono prima dell'intervallo, cui si va sul 32-23.
A inizio ripresa insiste Venezia che allunga sul 44-32 al 25' con Kuier e Shepard. Lì è probabilmente il momento critico in cui, se le cose girassero in un certo modo, si potrebbe anche crederci davvero; ma non girano. Qualche occasione sprecata dalla Reyer, poi si sveglia di nuovo Stevens e lo scarto si dimezza: 50-45 a fine 3° quarto.
A quel punto è evidente che i giochi-qualificazione sono fatti; merito alle lagunari di non farsi prendere dalle depressione e volerla comunque vincere; c'è un riallungo sul 60-48 a 6' dalla fine; ma di nuovo manca la scintilla che accenda davvero le speranze. Segna Stevens da 3 e lo sottolinea tornando in difesa col dito sulla bocca, come a dire "Stattevi zitt'";  Tilde Villa segna il suo unico canestro con una bell'entrata ma subito dopo escono due buone triple di Venezia che sarebbero valse un +15 e magari il clima si sarebbe scaldato davvero. Invece gli ultimi minuti scivolano lisci sino al 69-60 che qualifica il Galatasassà.

Marcatrici: Shepard 15, Delaere 13, Fassina 12 per la casa; Stevens 20, McGowan 17+18 rimbalzi, Prince 12 per la trasferta. Da notare: 25 punti per italiane di Venezia (con 10/21 dal campo e 11 rimbalzi) contro 6 punti per le indigene, cioè le turche, del Galatasaray (con 2/12 e 3 rimbalzi). Se per qualcuno il primo commento da fare è: "si dimostra che le italiane di Venezia non sono all'altezza", diciamo che in questo Paese per fortuna c'è libertà di rendersi ridicoli in molti modi diversi e questo è sicuramente uno. Ciò non significa che le suddette abbiano fatto miracoli; ma non è certo per loro che la Reyer ha perso il confronto.

- L'altra semifinale: livello più alto, francamente. Bel gioco, non solo grandi giocatrici. Tanta "francesità", soprattutto in Lione che vince anche il ritorno, ma sudatissimo, 69-71, ed elimina le compatriote di Villeneuve dopo il +4 dell'andata. E così come 7 giorni prima c'è stato un gran batti e ribatti di sorpassi, finché a 6'30" dalla fine Villeneuve sale a +8, quindi sopra la quota-qualificazione, ma la funambola Johannès inventa una tripla fuori equilibrio, su un piede solo, e poi un canestro al volo. Il resto lo fa sua maestà Grugrù Gruda, che nell'ultimo minuto e rotti pareggia due volte, anzi la seconda aggiunge pure il libero supplementare per il +1, poi arrotondato dalla sua compagine per il +2 conclusivo. Gruda chiude a 23 punti, Johannès a 17. Di là Burke, l'ex sassarese, a 14, più altre 7 fra i 6 e i 10 punti.

venerdì 24 marzo 2023

Ncaa: Sweet 16 (1^parte), brilla ancora Clark. Miami insiste

 Notte Ncaa: tra oggi e domani le "Sweet 16", cioè gli ottavi di finale per dirla all'italiana. Ancora una grande Caitlin Clark (31 + 9 assist con 11/22 dal campo) nella vittoria di Iowa su Colorado, che vale l'accesso alle Elite 8. Partita garibaldina, offensiva, punteggio ben al di sopra della media del torneo (87-77). In realtà nonostante la presenza della fromboliera Clark è Colorado ad affidarsi di più alle gragnuole dalla lunga distanza (10/31 alla fine); dopo il dominio iniziale di Iowa passa anche a condurre Colorado, con un'ispirata Formann (anche lei una guardia ma più tiratrice pura e meno passatrice rispetto a Clark), 21 punti alla fine; ma nel cuore del 3° quarto arriva l'accelerata decisiva di Iowa, grazie a Clark che si conferma non solo completa tecnicamente, sciorinando asissts (soprattutto per la massiccia lunga Czinano) oltre a segnare tanto da fuori quanto in penetrazione e in contropiede, ma anche agonista di vaglia, emergendo alla grande nel momento cruciale, mentre la sua controparte Formann si spegne.
Sempre nella notte: continua il sogno di Miami-Florida, che dopo aver eliminato Indiana fa fuori da sfavorita anche Villanova dove la stella Siegrist fa sì 31 punti + 13 rimbalzi ma con 8/29 dal campo; avanti pure Louisiana State (LSU) e Louisville.
Nelle Elite 8 (= quarti) si avrà Iowa-Louisville e Miami-LSU; chi vince va alle Final Four insieme alle due qualificate degli altri tabelloni, le cui Sweet 16 si giocano stanotte, comprese le massime favorite, South Carolina in testa.

giovedì 23 marzo 2023

Coppe europee: Schio, storica qualificazione alle F4

 - Schio-Valencia (Eurolega, quarti, G3): canta, scledense, balla e scaténati in caroselli sino a notte fonda. E come te ogni altro appassionato di basket femminile sul suolo italico, anche quelli a cui magari lo strapotere arancione nei patrii confini sta un po' sulle scatole. Perché qui si tratta di un orgoglio nazionale: la prima qualificazione di Schio alle Final Four di Eurolega (aveva già raggiunto due volte le finali, ricordiamo, ma erano F8) lava un'onta del nostro movimento, che non entrava fra le top-4 d'Europa dal 2002: ci riuscì allora, ma sembrava normale, Parma delle immense Penicheiro e Yolanda Griffith (perse in semifinale; trasmise la Rai).
Noi ci siamo e le colosse Francia e Spagna no; per dire che non era facile, sebbene un grazie doveroso vada a Pupuccio Putin per aver invaso l'Ucraina e a Zezè Zelensky per non essersi arreso subito,  facendo sì che il bando delle squadre russe durasse anche quest'anno.
Ma le assenti hanno sempre torto; e se c'era una squadra che meritava un piccolo aiuto dalla sorte era proprio il Famila, probabilmente il club con più partecipazioni all'Eurolega senza mai raggiungere le F4, tabù ora sfatato.
"Ora o mai più", ha scritto la Gazzetta di mercoledì, in un insolito trafiletto dedicato al basket femminile; "appuntamento con la storia", aveva scandito il sito del Famila. Insomma un pizzico, giusto un pizzico, di pressione sulle spalle. Ma l'hanno gestita bene le ragazze, in questa gara-3; hanno certo sofferto, non hanno giocato bene come contro Sopron nella partita di fine stagione regolare che è valsa metà di questa qualificazione, e nemmeno come in G1 di questo playoff; però non hanno mai deragliato, stando sempre davanti da metà 2° quarto in poi.

La partita ha infatti vissuto due fasi. I primi 15 minuti a punteggio alto, botta e risposta, a vantaggi alterni (21-20 al 10’, 28-29 al 15’). Poi c’è stato un parziale di 10-2 con due canestri di Keys e 6 punti di Ndour; Schio è andata sul 39-31 al 20’ e da lì non è più stata raggiunta.
Ocio, però: Valencia è stata incollata fino all’ultimo. Non è riuscita, però, a mettere la freccia, anche quando ne ha avuto l’occasione. Il punteggio, da inizio 3° quarto a circa il 33’, ha preso a muoversi a fatica. Schio ha segnato solo 9 punti in 13 minuti, soffrendo molto in attacco; le spagnole però ne hanno approfittato solo in parte. Sul 48-47 con un libero supplementare per Carrera, a 7’ e rotti dalla fine, erano però in pienissima corsa per fare l’impresa. La balda 2001 ospite sbagliava però l’aggiuntivo per il pareggio; e lì girava la ruota della serata e della serie. Una perla di Keys (passo d’incrocio in post basso) dava il via a un 5-0 (libero di Bestagno e canestro di Howard a completarlo) che ovviamente non chiudeva nulla, sul 53-47 con 5’30” sul cronografo, ma indirizzava sì.
Valencia, caparbia, si riportava a meno 2, ma ecco ancora Howard (layup da centro area) e soprattutto Keys con una tripla di quelle che mettono le ali alla propria squadra e segano il morale alle avversarie; 58-51 a ormai solo 2’45” dalla fine. Poco dopo, un assist di Sottana per Ndour fissava quasi il punteggio definitivo (60-53); Valencia non ne aveva più e negli ultimi 2 minuti si aggiungevano solo 2 punti per Schio (62-53 il finale), che s’abbandonava al legittimo delirio dopo la sirena, con la partecipazione di patròn Cestaro, il quale dopo una quantità non modica di tempo e danari spesi, centrava il grande obiettivo.

Scores: Ndour 17 punti, Keys 14+8 rimbalzi, Howard 11 per le trionfanti; Carrera 17, Casas 15 per le battute, che hanno avuto solo 3 da Cox, 2 da Guelich e 2 da Burdick, e qui vale il discorso fatto per Schio (in G2) e Venezia la scorsa settimana: non vinci una partita di questo livello se troppe straniere ti lasciano al palo.

Mvp chi? La valutazione dice Keys, davanti a Ndour e Howard che hanno riscattato le “magre” di gara-2. Ma più dei numeri, è questione dei canestri nei momenti-chiave (e del resto con quel cognome è più facile…  ), ovvero quello della prima fuga nel 2° quarto e quello in cui Schio ha sbloccato un'impasse che rischiava di costare caro nell'ultimo quarto. Quello di Jasmine ci pare un progresso mentale prima ancora che tecnico: quello di dire “io posso e voglio essere protagonista, non solo gregaria di lusso” (il passo che Cinili, ad esempio, non è mai riuscita a fare, pur avendone i mezzi). Chiaro che poi devi dimostrare di saperlo fare (bastasse il desiderio, sarebbero campioni in tanti); lei lo ha fatto.
Ma diamo il giusto apprezzamento anche alle altre italiane in campo mercoledì: Verona che si è consacrata ufficialmente giocatrice di livello internazionale quest’anno; Sottana che non può più essere dominante ma sa ancora essere decisiva, le bastano anche pochi istanti di classe; Bestagno che sa sempre prendere quello che la partita le offre, rendendosi utile alla squadra. Trasporteremo tutto questo all’Europeo?  Speriamo, ma intanto questo è un traguardo che toglie il tappo del fallimento dalla bottiglia del nostro basket femminile (5x5 e senior, specifichiamo, perché 3x3 e giovanili di soddisfazioni ce ne hanno date).

- Le altre G3: Mersin completa l'accoppiata turca col già qualificato Fenerbahce strapazzando Bourges (91-63); poca voglia di scherzare per le americane principi nelle fila ottomane (Gray 27, Williams 14, Hayes 13) mentre Bourges ha 14 da Steinberga e 11 dalla guapa Guapo, specialista del 3x3, ma non può bastare con Anderson ferma a 8.
Più equilibrio tra Praga e Salamanca, ma le ceche gestiscono nell'ultimo quarto un discreto margine (74-66); 20 punti per Thomas, 19 per la slovena Oblak contro 18 di Cazorla.
Passano quindi tutte e 4 le meglio piazzate. Quante speranze ci sono per Schio contro il Fenerbahce? Poche; basta dire "Breanna Stewart" (fosse solo lei, peraltro); ma un passo per volta.

mercoledì 22 marzo 2023

Ncaa: il torneo dopo i primi due turni. Tra sorprese e stelle

Siamo a metà (circa) della "March Madness" Ncaa femminile, insomma il torneo collegiale statunitense. Sono terminati i primi due turni, ne mancano altri due per definire le quattro finaliste.

In due dei consueti 4 tabelloni da 16 compagini (che designano una finalista ciascuno) è già stata cacciata la testa di serie numero 1: trattasi di Indiana, battuta allo scadere da Miami-Florida (oltretutto sul proprio campo, shock in piena regola; incorporo il video), e di Stanford, stesa dall'outsider Ole-Miss con una "magra" da soli 49 punti segnati.
Fuori quindi due delle più conclamate stelle dall'epidermide candida, dato esteriore che sottolineo soltanto per annotare che, come di consueto, ce ne sono molte più che fra gli uomini (il che potrebbe essere risultato d'interessanti fattori sociali, ma non è qui la sede per approfondirli e ci vorrebbe un esperto in materia), ovvero Mackenzie Holmes di Indiana (primo quintetto ideale della stagione) e Cameron Brink di Stanford (secondo quintetto), peraltro entrambe autrici di cospicui bottini e quindi presumibilmente tradite dalle compagne. La qualificata Miami, invece, ha le popolari gemelle Cavinder, che però al momento sembrano più starlettes sui social che sul campo.

Sono ancora in corsa le altre due capoccia di serie: le campionesse in carica di South Carolina, con la possente Aliyah Boston, e Virginia Tech della longilinea Elizabeth Kitley, entrambe quasi due metri.
Qualificate al terzo turno anche Connecticut del sempiterno Geno Auriemma, all'anagrafe Luigi, da Montella, Avellino (non più dominatrice come nel recente passato, e nemmeno al livello della finale dello scorso anno, avendo perso per tutta la stagione, già in estate, la stella Paige Bueckers per infortunio), e Iowa della fromboliera principe Caitlin Clark, la versione femminile di Stephen Curry, di cui incorporo qui sotto un video che mette in parallelo i due e poi sciorina gli highlights di lei nella finale del torneo di conference.
La finalissima è nel pomeriggio di domenica 2 aprile, per noi tarda serata (se non ho visto male l'orario).

lunedì 20 marzo 2023

A1-A2: Bologna salva il primato; Sanga batte ancora Costa

 Weekend non banale:

- in A1 Bologna mantiene il primato passando non senza parecchie camicie sudate a Sassari, dopo essere stata anche a meno 11; 20 punti di Zandalasini e Parker (935 spettatori dichiarati);
- Crema completa la sua collezione di perle conquistando i playoff con la vittoria a Faenza mentre S. Martino perde da pronostico a Venezia;
- Ragusa si riscatta almeno in parte dalla brutta figura con Lucca battendo il Geas (curiosità: si sono sfidate le gemelle Dotto appena reduci dall'aver compiuto 30 anni tondi: vittoria quindi per Francesca; sul piano realizzativo ha prevalso Caterina 9-5); si decide così la corsa per il 4° posto, a favore di Sassari;
- nell'ultima giornata oltre al 1° posto (e al sesto tra Campobasso e Ragusa, aggiungo dopo segnalazione) resta da decidere la griglia-playout; per Lucca seconda vittoria di fila e "pole-position" ma c'è Lucca-Faenza da disputare;

- in A2 Nord terzo episodio stagionale della rivalità Costa-Sanga (precampionato escluso) e terza vittoria per le milanesi, in volata come due settimane prima in Coppa (anche se stavolta non al supplementare); ultimi 3 minuti pirotecnici in cui E.Villa segna da 3 il 64-62 ma rispondono due decisive triple di Penz e Toffali (64-68 a -11"), poi Brossmann ne mette una siderale per tenere viva la partita; Beretta è provvidenziale su uno 0/2 di Toffali a prendere rimbalzo in attacco, subire fallo e fare 2/2 per il 67-70; sulla sirena Caloro non trova la tripla dell'overtime (era molto difficile). Costa era senza la mena-gioco (cioè regista) Fietta.

Nella foto: le gemelle Dotto a fine partita con tanto di animale domestico di taglia notevole (visto il color verde con cui è addobbato, immaginiamo sia di Francesca).
PS: onestamente io le trovo ancora identiche a 30 anni; se si scambiassero la maglia non mi accorgerei della differenza.

sabato 18 marzo 2023

Coppe europee: Schio sfiora il colpo in G2

 - Valencia-Schio (Eurolega, quarti, G2): mannaggia mannaggia. Le porte delle Final Four si spalancano, per un attimo, davanti a Schio, quando dopo un lungo inseguimento ha la palla del sorpasso con Valencia in affanno; ma tra un tiro che esce (di Mabrey), forse con fallo non fischiato, e uno che entra (di Cox) dopo essersi impennato sul ferro, tra il dire e il fare c'è di mezzo una gara-3 che sarà un terno al lotto. Ma onestamente stavolta sarebbe stato un colpo gobbo portarla a casa, per le arancioni venete contro le pari-colore spagnole, che dal 2° quarto in avanti hanno sempre menato le danze.
Primi due quarti con attacchi a martello, entrambe le squadre ispirate da 3 (tutto il contrario di Galatasaray-Venezia del giorno prima, per dare l'idea); sono proprio le triple a lanciare dapprima Valencia, con la rediviva Torrens e la possente ex-Reyer Guelich (31-22), poi a far ricucire Schio con Verona, Howard e Keys (38-35). Ancora Keys e Verona, decisamente positive se si invocavano (non del tutto a torto) prestazioni di qualità delle italiane al massimo livello internazionale, tengono botta alle continue stoccate delle iberiche, sostenute da 3.100 spettatori (ambiente super) nel palazzetto-extralusso che è teatro anche dell'Eurolega maschile (però lo slogan "Cultura del esfuerzo" ci ha un po' rotto, per quanto sia nobile). All'intervallo si va sul 46-42 e sembra un buon affare per Schio, perché meglio di così Valencia non potrebbe tirare; se migliorano difesa e apporto realizzativo delle straniere, la partita può girare.

Svolta che però non avviene nel terzo quarto, il quale segue il copione dei primi due. Valencia colpisce e Schio cerca di stare aggrappata. Sale la giovine star Carrera in cattedra per le casalinghe; troppi i suoi canestri da dentro l'area, concessi dalla difesa scledense (e qui si ripresenta il tallone d'Achille del reparto-lunghe, non risolto dall'innesto di Sventoraite). Continuano a latitare le realizzazioni di Howard e Ndour soprattutto; Valencia amministra un margine intorno ai 10 punti, limato sul finire della frazione da una Verona nuovamente maiuscola (66-59 al 30').
Ultimo quarto appassionante anche se con realizzazioni più rade rispetto ai primi tre. Carrera sale quasi subito a 20 punti ma poi non segnerà più dal campo; idem per Verona che tocca a sua volta il ventello con l'ennesima tripla. Un primo riavvicinamento di Schio a meno 4 (71-67 a -5') non trova continuità, anche perché Ndour si fa stoppare due volte da Guelich; Valencia s'insuffla ossigeno (76-67 a -3'20"), ma è in calo vistoso di lucidità ed efficacia, e subisce uno 0-8 che riapre completamente la disfida. E' Sottana a suonare il peppereppè (la carica) con una tripla e un lancio in contropiede per Mabrey, la quale poi per conto suo mette una bomba ed è 76-75 a -1'20".

Eccoci dunque al momento già accennato all'inizio. Qui tutto è in bilico, si sente aria di Final Four per Schio e sentore di panico per Valencia che rischia di buttar via partita e stagione; ma un arresto e tiro di Mabrey per il sorpasso va fuori, su sospetto contatto (forse però è lei che l'ha accentuato); di là tripla frontale della biondona Cox, palla che sbatte sul ferro, s'impenna a campanile e finisce dentro. Che mazzata. Siamo ormai negli ultimi secondi e non c'è tempo per rimediare; finisce 80-75 e si decide tutto in gara-3.
Carrera 21 punti + 11 rimbalzi, Cox 14, Casas 11 per le iberiche, che hanno il 54% da 2 e un 9/23 da 3; non basta a Schio fare ancora meglio dall'arco, 11/25, perché da 2 tira peggio, 45%. Verona 20 punti, Keys 18, brave, ma come detto già per Venezia, difficile vincere una partita a questi livelli se le straniere ti tradiscono. Non tanto Mabrey che fa 12 punti svegliandosi nel finale, ma come detto Howard (8) e Ndour (7), tralasciando Mestdagh e Sventoraite da cui c'è da aspettarsi di meno.

- Le altre G2. Che livello, che emozioni. Solo il Fenerbahce è alle F4; salda i conti con Sopron (intendo quelli della finale dello scorso anno) con un troneggiante 62-82 in terra d'Ungheria; 32 punti nel 1° quarto. Stewart 25 e Meesseman 16, mentre una come Iagupova fa gregariato. Ecco come profittare al meglio del bando alle russe; certo, serviva qualche spicciolo da parte, e i club turchi ce l'hanno (almeno per ora).
Bourges pareggia con Mersin; 76-75 alla fine, ma non all'ultimo tiro; era +4 prima di una tripla tabellata da poco oltre metà campo di Crvendakic che non ha cambiato la sostanza. In precedenza le francofone erano a +9 a 2' dalla fine; furiosa rimonta delle ottomane, guidate da Hayes (26), mentre per Bourges ha segnato 22 punti Yvonne Anderson, la quale lo scorso anno venne beccata dal suo attuale pubblico (durante la finale con Venezia) che ora la osanna; importante anche il play tascabile ma razzente Duchet (16).
Infine la partita più thriller: Salamanca batte Praga 73-71 d.t.s.; grande atmosfera anche qui (3000 spettatori), si va all'ultimo tiro sia al 40' che al 45': nel primo caso pareggia Brionna Jones per le ceche su rimbalzo offensivo in un'azione rocambolesca in cui la palla schizza dovunque; ma rende la pariglia Salamanca allo scadere del supplementare con Vilarò che corregge al volo l'errore di una compagna scatenando la festa. La figlia d'arte Fasoula top scorer per le iberiche con 14.

Contro il solito ritornello sulle italiane "una vale l'altra"

Non è che la nazionale debba averne 12 fisse che da lì non si muovono, ma nemmeno può essere un porto di mare dove ogni volta ne entrano 5 o 6 e ne escono altrettante. Dice: i club cambiano di continuo. Sì, ma i club lavorano ogni anno 8-9 mesi con continuità. La nazionale, che si ritrova 2 o 3 volte all'anno per una settimana (quando va bene) e gioca una mezza dozzina di partite serie all'anno (anche qui quando va bene), deve avere una continuità di lavoro con lo stesso gruppo, altrimenti ogni volta si riparte da zero.
La teoria secondo cui ne bastino 12 prese a caso per ottenere identici risultati è assurda. Chiedo in quale sport si sia mai applicata. C'è sempre un nucleo fisso, formato dai migliori elementi, a cui si aggiungono le pedine più adatte a completarli.

Ripeto poi che aspettare come avvoltoi le sconfitte per poter ragliare "ecco! solito sistema di privilegiate che fallisce! ne prendevi altre 12 qualsiasi e facevano uguale se non meglio!" è prima di tutto squallido, perché è palese che uno gode per le nostre sconfitte, e poi è scorretto perché si paragona una realtà (il risultato sul campo) con una fantasia (il risultato che ipoteticamente si sarebbe raggiunto con altri elementi) che non potrà mai essere provata.

venerdì 17 marzo 2023

Coppe europee: crollo negli ultimi 15', Venezia ne prende 25 dal Gala

 - Galatasaray-Venezia (Eurocup, andata semifinali): esattamente quello che non doveva succedere è successo, per la Reyer. L'imbarcata finale dopo 3 quarti e rotti di resistenza; lo scarto che esplode fuori controllo dopo essere rimasto a una quota accettabile, cioè intorno ai 10-12 punti, e anzi addirittura a favore delle orogranata nel primo tempo.
Diciamo subito che questo meno 25 non è ribaltabile dall'Umana, a meno di una prestazione... disumana sia propria sia (ovviamente in negativo) delle avversarie, il che non ha più dell'1% di probabilità di verificarsi; diciamo 5% giusto per non peccare di disfattismo. Perché un conto è quando si va sotto di 20 e rotti contro una squadra meno forte, pagando una serie di circostanze (com'era successo alla Reyer contro Sassari, peraltro rimontando parzialmente già sul finire dell'andata), un conto quando, a parità di prestazioni, la differenza di potenziale c'è comunque. E quindi, puoi sperare, in casa e giocando meglio, di darne 10, 15 a un'avversaria superiore; ma 25 mai nella vita.
Resta da capire se il crollo finale si potesse evitare, oppure sia stato ineluttabile come quello di un corridore che si tira il collo per stare alla pari di un atleta più forte, e ci riesce a lungo, ma poi paga lo sforzo e cede di schianto, finendo staccatissimo, ben più di uno che, prudente, stia a distanza fin dall'inizio senza mandare il serbatoio in riserva. Non so se il paragone si possa applicare a quanto capitato alle suddite di Brugnaro, fatto sta che hanno beccato 22 punti di scarto negli ultimi 12 minuti, di cui 15 negli ultimi 6. Se sia stata consunzione d'energie fisico-mentali oppure insipienza tattica, ci ragionerà Mazzon col suo staff. Possiamo solo descrivere l'andamento.

Nei primi 2 quarti, tutto sommato, senza fare cose stellari la Reyer era dapprima rimasta a contatto (14-10 al 10'), poi passata avanti (anche +5) con buoni spunti di Pan, Villa e Santucci e la costanza di Shepard (13 punti al riposo). Nel finale, un paio di perse maldestre di Kuier agevolavano il rientro a meno 1 del Gala (24-25 al 20'). Spiccava che entrambe le squadre non avessero segnato neanche una tripla (0/10 le turche, 0/8 la Reyer), indice probabilmente di una certa tensione. Per le padrone di casa si faceva già sentire il fattore-McGowan (8 punti e 9 rimbalzi per la mastodonte) ma non in maniera squassante, e le altre combinavano poco.
Poi che è successo? Probabilmente negli spogliatoi il Gala ha ragionato meglio su come sfruttare i propri punti di forza e limitare quelli di Venezia. Quindi miglior contenimento di Shepard e lasciare, casomai, spazio alle altre, confidando che venissero fuori i loro limiti; in attacco meno sparacchiamenti da fuori (anche se erano importanti due triple di Nacickaite in apertura di ripresa, per togliere il "tappo" dall'arco) e palla dentro a McGowan o dalla media con Prince. Ma fino a un paio di minuti dalla fine del 3° quarto tutto questo si concretizzava in modo molto limitato (39-36).
Da lì in poi un'altra storia. 6-0 innescato da Prince, la straniera veterana di mille battaglie che la Reyer non ha; una che magari latita per un po' ma sa cogliere il momento in cui prendere in mano la situazione. A fine 3° quarto si andava quindi sul 45-36 ed era già un break consistente.

A inizio ultima frazione, un paio di guizzi di Villa rispondevano a quelli di Stevens e Prince, ma erano toppe a una falla che si stava spalancando col passare dei minuti. La spia del serbatoio in riserva s'accendeva quando la stessa Villa e Shepard si mangiavano due appoggi abbordabili da sotto, mentre il tiro da 3 continuava a latitare per tutte le orogranata. Il Gala invece ormai non sbagliava più nulla. Emergevano due pecche veneziane già evidenziate nei turni precedenti (ma meno fatali contro avversarie di caratura inferiore): la copertura difensiva dentro l'area e la tendenza alle palle perse banali. Chiaro che contro un Gala in gas tutto ciò diventava una sentenza di morte.
Da 52-42, quindi un ancora accettabile meno 10, iniziava un infernale 22-4 in 6 minuti e rotti. Ad accenderlo stavolta erano le indigene Alben e Bilgic (rispettivamente con coast-to-coast da intercetto e tripla), anche loro veterane che ne hanno viste tante, ben più della coppia Santucci-Villa le quali invece si spegnevano alla distanza. D'altronde la vita è più facile se le tue straniere ti spianano la strada, è più difficile se devi mettere toppe alla loro latitanza (vedi sotto nel commento alle cifre).
Poi McGowan diventava ancora più cannibalesca (se esiste il termine), annientando tutto e tutte dentro l'area, con uno strapotere fisico (2.01 di muscoli) acuito dalla fragilità difensiva delle lunghe venete. In un amen si andava sul 64-42 a 3' dalla fine, parziale di 12-0.
Che Venezia fosse in tilt generale lo mostravano uno scippo banalmente subìto da Villa su rimessa da fondo, e un paio di falli evitabili di Santucci e Yasuma. Si arrivava addirittura sul 74-46, poi ritoccato a 74-49, ma poco cambia.

McGowan 20 punti + 16 rimbalzi, Nacickaite 14, Prince 10 per il Gala; per la Reyer, Shepard 20 ma solo 7 dopo l'intervallo; Villa 11, Santucci 9. Ma è la latitanza realizzativa di Kuier, Delaere e Yasuma a zavorrare Venezia, giacché uscire indenni da Istanbul quando 3 delle tue 4 straniere ti sommano 7 punti con 3/18 al tiro, francamente neanche Gesù Cristo nei suoi giorni migliori ci riusciva.

Nota finale sull'ambiente: si è giocato in un bizzarro scatolone dall'aria... sovietica, con le tribune solo da una parte ed enormi pareti grigie sugli altri 3 lati, su cui erano appesi enormi ritratti di Erdogan e altri pezzi grossi a me ignoti; altri pezzi grossi erano assisi su seggiole a bordo campo. Sugli spalti, abbastanza popolati ma non pienissimi, la classica ciurma di giovanotti esagitati che tifano il Gala basket come potrebbero tifare quello di calcio e di volley, e che compaiono per le occasioni importanti a scaldare un po' l'ambiente. Tutto colorito ma niente di inatteso né di intimidatorio, almeno a giudicare dallo streaming (ci ricordiamo una finale di andata tra Galatasaray e Taranto, in un altro impianto, là sì con un clima infernale).

- L'altra semifinale: livello alto, frizzante girandola di canestri tra Lione e Villeneuve, derby franco. Primo tempo 43-44 a suon di controbreaks; poi allungo ospite fino a +10, ricuce e sorpassa Lione nell'ultimo, alla fine è 84-80, tutto molto aperto. 19 di Gabby Williams e 17 di Johannès per Lione, 28 di Burke (ex Sassari) per Villeneuve.

Onestamente Venezia sembra la più debole delle semifinaliste, come già si valutava. Insomma amen, per il terzo anno di fila si piazza fra le prime 4 dell'Eurocup, per vincere ci si riproverà. Se poi succede... (ma non succede).

Coppe europee: la fiammata finale di Schio vale l'1-0

 - Schio-Valencia (Eurolega, quarti G1): è meglio essere 1-0 che 0-1, dice il saggio; ma il +12 per Schio nasconde una battaglia che è rimasta alla pari quasi fino in fondo. Lo scarto abbondante è stato determinato da un crollo delle spagnole e da un emergere perentorio delle scledensi, che ha prodotto un parziale di 18-2 negli ultimi 6'40", del tutto inatteso nel momento in cui è iniziato.
In effetti Schio aveva, nei primi due quarti, mostrato una superiorità non schiacciante ma sensibile, con una buona partenza (20-13 al 10') che veniva confermata all'intervallo (40-33) pur con qualche oscillazione in un 2° periodo dalle marcature abbondanti su ambo i fronti.
Al ritorno dagli spogliatoi, sembrava un'altra partita: arancioni italiche smarrite e arancioni spagnole padrone del campo: parzialaccio di 5-18 in poco più di 6 minuti, Valencia a +6 (45-51). Un calo d'intensità difensiva, o quantomeno d'efficacia, con ben 6 canestri da sotto (proprio sotto, non semplicemente in area) concessi da Schio, che in zona offensiva non faceva meglio. Insomma un blackout, da cui usciva con Mabrey che ricuciva sul 55-56 al 30'.
Non bastava, però, a girare subito il vento, giacché a 6'40" dalla fine si era sul 57-61 Valencia. Da lì iniziava la terza e decisiva fase della partita, totale appannaggio di Schio. Ad accendere la fiammata erano Sottana e Ndour, con un 6-0 in cooperativa (assist della prima per la seconda, canestro dell'astuta Astou dalla media, arresto-e-tiro del vantaggio da parte di Giorgia); l'afro-spagnola diventava poi protagonista assoluta con una tripla e un canestro dal mezzo angolo, frammezzati da un canestro in contropiede di Mabrey e un libero della medesima; a chiudere la vampata tornava sul proscenio Sottana con un assistone per Ndour, ancora lei. Quindi 11 punti di Ndour e in totale 16-0 di Schio, che nel frattempo sciorinava anche una difesa reattiva e granitica. Chiaro che ci metteva del suo anche Valencia con tiri brutti nelle scelte o semplicemente non segnati anche quando erano discretamente ben presi. Solo a una quarantina di secondi dalla fine, le iberiche interrompevano la fatale siccità, durata 6 minuti, ma ovviamente i bovi erano scappati da un pezzo. Finiva 75-63.
Bestiali Ndour con 21 e Mabrey con 20; per il resto nessuna sopra le righe ma utilità da quasi tutte, possiamo anche togliere il "quasi" (un po' imprecisa Howard, a trovare l'uovo nel pelo). E forse proprio la profondità è stata una chiave per Schio rispetto a una Valencia orba di Torrens e dell'ovina Ouvina, seppure la rotazione sia stata da 10 per ambo le compagini. Romero 15 e Cox 14 per Valencia, ma anche loro smarrite nel finale.
Bell'ambiente al PalaRomare, come del resto era già stato nell'ultima giornata contro Sopron.
Venerdì la serie dirà la verità, se cioè Schio ha una supremazia che sarà in grado di capitalizzare, riportando l'Italia alle Final Four dopo 21 anni e se stessa per la prima volta (giusto per non mettere pressione; ma il sito stesso di Schio titola "appuntamento con la storia"...  ), oppure se è un confronto alla pari che si deciderà in una gara-3 senza pronostico.

- Le altre G1: vincono tutte le squadre di casa. Il Fenerbahce fa +20 su Sopron nella rivincita della clamorosa finale 2022, ma occhio: come per Schio lo scarto è bugiardo perché c'è stato un 20-4 nell'ultimo quarto ma per 30 minuti si era alla pari; ungheresi decisamente più toniche rispetto alla figuraccia con Schio, ma se da una parte ci sono Stewart, Meesseman, Iagupova e Sabally, mentre dall'altra no, la differenza prima o poi è probabile che emerga.
Anche in Mersin-Bourges, +28 per le turche, c'è stato un parzialone nel 4°, ma la partita era già indirizzata. E pure Praga ha dominato su Salamanca, +21. Queste ultime due serie non hanno dato indizi di poter giungere a gara-3 ma vediamo, il clima casalingo pro-francesi e spagnole potrà influire.

giovedì 16 marzo 2023

Sul rendimento delle italiane di Venezia nell'andata di semifinale

Finita 74-49 l'andata di semifinale Eurocup tra Galatasaray e Reyer; francamente 25 da recuperare sembrano troppi anche se Venezia ha già fatto 3 rimonte al ritorno in questi playoffs.

Le italiane di Venezia soverchiate dalle turche del Galatasaray? Direi che han fatto quanto loro, cioè una parte da comprimarie. Le straniere del Galatasaray hanno fatto il paiolo a quelle di Venezia. Se proprio c'è da fare processi alle singole, mentre in realtà è stata una questione di squadra (cioè il Galatasaray è più forte), partirei da chi ha realmente perso i duelli individuali.

Palle perse delle nostre? Sì, ma meno di quante sembri. Ce ne sono state alcune banali, per cui sono spiccate di più. Ma quantitativamente nulla di eclatante. Ne ha perse 3 Santucci e 3 Villa, mentre ne hanno perse 9 in coppia Shepard e Kuier.
"Anonime play autoctone" però non ci sta: il play titolare del Galatasaray è Isil Alben che è la regista della Turchia da 10 anni e più. Direi abbastanza normale che abbia più furbizia di una Villa ma anche di una Santucci.

Alben non è un fenomeno ma è una signora giocatrice anche se in fase calante per motivi anagrafici. L'altra è Bilgic che comunque ha 28 anni e ha più esperienza sia di Villa (ovviamente) sia di Santucci che, avendo passato anni al college, a livello di coppe europee è un'esordiente.
Per dire, guarda il curriculum di Bilgic: una carriera da comprimaria ma ha una lista di partecipazioni alle coppe che non finisce più. www.fiba.basketball/en/player/174637/Pelin-Bilgic

mercoledì 15 marzo 2023

A2: Empoli capoccia al Sud

Archiviata la poco fausta spedizione in Coppa, Empoli è tornata padrona del girone Sud di A2: domenica ha spazzolato Patti 78-55 nella sfida al vertice (22 punti di Pem Pem Peresson), oggi (mercoledì) ha dominato il recupero con Cagliari.
Dietro Empoli, che è a 17-4, bell'equilibrio con Patti a 15-6, La Spezia 14-6 (una partita da recuperare), Battipaglia e Firenze a 14-7.

lunedì 13 marzo 2023

Malumore a Ragusa

 Interessante questo commento di una tifosa (presumo) dalla pagina Facebook di Ragusa dopo la scivolata di ieri contro una Lucca che era pure priva di Treffers:

Ho aspettato che la notte sbollisse la rabbia, la delusione l'amarezza, ma il risultato non cambia: lo spettacolo che ieri al Palaminardi è stato offerto al pubblico e alla dirigenza è stato a dir poco pessimo. È inaccettabile vedere una squadra svogliata, priva di volontà, grinta, tenacia. No si può vedere una squadra che non è sul pezzo, chi sbadiglia, chi ridacchia in campo chi si fa i c.... suoi mentre il coach interagisce nel time out, mandandolo giustamente fuori di testa. Tutto ciò è inammissibile e se i tifosi, che hanno sempre, sempre sempre sostenuto la squadra si rompono le balle, ci sarà un motivo e NO, mi spiace ma Vitola non si può permettere il lusso di girarsi e gridare GO HOME... Signorina lo spieghi al presidente se è contento se tutti noi GO HOME... il palazzetto è sempre più vuoto. Ci si chiede perché? Lo vogliamo rendere deserto con queste prestazioni? Sosterremo SEMPRE la squadra, ma se questa giocherà con impegno e onorerà la maglia. Coach grazie per le sue scuse, si è visto che sono uscite dal cuore, ma non erano dovute da lei... da altre forse si... le pretendiamo, fosse solo per l'anima, il cuore e l'impegno che noi tifosi ogni giorno mettiamo per questa squadra!!!

domenica 12 marzo 2023

A1: Bologna completa l'operazione-primato

Oggi un'altra impresa di Crema, che batte Sassari, la quale forse è in flessione dopo una stagione super (aveva perso male 7 giorni fa a Sesto); la compagine sarda deve ancora vincere una partita sulle due restanti per assicurarsi il 4° posto, qualora il Geas faccia percorso netto.
Crema rimane a pari punti con S. Martino; al momento sarebbe dentro i playoff con le Lupe salve dirette.
Le 4 squadre che faranno i playout sono definite; si lotta per le posizioni. In tale ottica colpaccio di Lucca a Ragusa; la compagine del c.t. Lardo continua a zoppicare.

Mentre Schio era a riposo avendo già giocato il mese scorso con Brescia (margine di riposo per i playoff di Eurolega), Bologna si prende il comando della classifica battendo Campobasso pur senza Dojkic e Zandalasini.