sabato 11 aprile 2026

Sardara manda di traverso la colomba a tutti - La polemica con LBF - I nodi al pettine

- E' destino che non si possa mai stare tranquilli. Certo, mentre nel mondo scoppia una guerra nuova ogni mese, sarebbe comunque difficile vivere beati; ma nel microcosmo del basket femminile ci saremmo potuti godere un breve momento non dico d'euforia e d'entusiasmo, ma quantomeno di buon umore dopo la qualificazione ai Mondiali che, sulla scia del bronzo europeo, aveva riverniciato l'immagine del movimento dopo le crepe aperte dalla defezione della Virtus Bologna; altri motivi per sorridere ci giungevano dal derby di Eurolega, dalle nuove piazze emergenti Derthona e Roseto con i loro 2-3000 spettatori per la rispettiva semifinale.
Non sia mai. Alla vigilia di Pasqua (o forse nella serata dell'antivigilia ma l'eco s'è sparsa nel Sabato Santo) ecco la notizia che la Dinamo Sassari chiude la sezione femminile. Lo ha detto patron Sardara con motivazioni già sentite per altri recenti forfaits: "il progetto non è più sostenibile"; "norme fiscali da professionismo per un campionato che non ha né l'indotto né la struttura di una lega professionistica".

- Se all'annuncio seguiranno i fatti (e non c'è attualmente motivo per dubitarne), chiude i battenti una delle realtà più significative del nostro basket femminile degli ultimi anni. Sia per i risultati raggiunti, per quanto non eccelsi (un paio di semifinali di Coppa Italia come massimi picchi; un quarto di finale in EuroCup e uno in campionato), sia per le straniere importanti che ha scelto con fiuto notevole (tre su tutte: Kennedy Burke, Jessica Shepard, Mya Hollingshed), mentre fra le italiane, attorno alla bandiera Carangelo doveva giocoforza pescare fra i rimasugli dei clubs più possenti, costruendo rosters corti ma funzionali, sebbene l'impegno sul doppio fronte nostrano ed europeo non fosse facile da gestire senza pagare dazio, cosa che a volte è costata alle isolane un finale di stagione in calando. Ma tant'è, ormai sembra purtroppo una storia archiviata.

- C'è stato un codazzo polemico in quanto la Lega punta il dito sulla tempistica scelta da Sardara, parlando di "notevole vizio diforma. La tempistica delle dichiarazioni del presidente Sardara è particolarmente infelice, in quanto rilasciate a stagione di Serie A1 non ancora terminata, e nella fattispecie con un'intera serie di playout ancora da giocare tra Brixia e Battipaglia"; al che Sardara ha replicato che "la scelta del timing è stata dettata esclusivamente da un principio di responsabilità e tutela nei confronti delle nostre atlete, dello staff"; insomma dopo il divorzio volano i piatti fra gli ex coniugi.

Sin qui i fatti; ora qualche considerazione sparsa.

- Esiste un momento buono per comunicare che si chiude baracca? In realtà no, che sia annunciato a gennaio, ad aprile o nel bel mezzo dell'estate. Il danno della chiusura è uguale in qualsiasi momento. Per me non è tanto un problema che ci siano ancora i playout in corso, anche se indubbiamente c'è il retropensiero "vabbè, ma che giocano a fare Brixia e Battipà, se tanto la retrocessa viene ripescata?" (il che peraltro non è scontato). Casomai Sardara poteva aspettare che fosse almeno passata Pasqua, per non guastarci la festa; così come ha guastato la festa della squadra rendendo surreali le immagini delle giocatrici che gioivano tra campo e spogliatoio. La voce della chiusura sarebbe circolata lo stesso, se Sardara l'avesse annunciata alla squadra senza pubblicizzarla? Ok, ma tra voce e ufficialità c'è differenza. Comunque è una questione secondaria.

- Un fulmine a ciel sereno non è, perché come si può leggere anche nel topic sulla Dinamo Sassari nella sezione maschile di questo forum, Sardara aveva arieggiato già lo scorso anno il suo imminente disimpegno. Il suo "core business" cestistico, la serie A uomini, non sta andando bene; il club rischia la retrocessione; evidentemente le vacche grasse sono finite e in quei casi, come s'è visto anche con patròn Zanetti della Virtus, il ramo debole dell'azienda è il primo a venire segato.
Non sempre gli scricchiolii sono sintomo di crollo imminente, però... un anno ('23/24) Sassari ha perso l'accesso ai playoff italiani per uno 0-20 a tavolino causa tentativo di far passare una giocatrice ingessata come atleta disponibile a referto; un anno (questo) ha mancato l'accesso ai playoff europei per un blackout elettrico. Forse era solo sfortuna e non c'entra nulla, ma qualche magagna c'era.

- Coach Citrini, in un'intervista a "Pianeta Basket" di Edu Lubrano, ha citato "tanta gente a vederci" nella decisiva gara-3 di playout. In realtà gli spettatori ufficiali erano 407 e dalle riprese tv (a meno che si fossero tutti nascosti nel lato alle spalle della telecamera) non sembravano di più. Un numero modestissimo per la partita più importante della stagione, e per una piazza con 4000 persone di pubblico per la squadra maschile.
Purtroppo la fusione degli spettatori tra le due metà del cielo, se evidentemente funziona a Venezia e, almeno per ora, sembra in parte verificarsi a Tortona (dove però c'è il bacino di provenienza Castelnuovo), a Bologna non era andata a buon fine e nemmeno a Sassari. Anzi, succede che i tifosi del maschile borbottano perché "invece di spendere soldi per le donne, che non fregano a nessuno, spendiamoli per prendere uno straniero in più per i maschi".
Se ci pensiamo, nel calcio la forbice è persino maggiore, perché fra i 70.000 spettatori a partita del Milan maschile a San Siro, e quelli del Milan femminile che, ci risulta, gioca in casa a Fiorenzuola d'Arda (!) in uno stadiolo da 4.000 posti, c'è un abisso.

- "Non è sostenibile il femminile", dice Sardara, quando per il maschile perdi anche più soldi, dati i costi ben più elevati a fronte di ricavi indubbiamente maggiori, ma non proporzionali alle spese in più? Se s'intende per "non sostenibile" lo spendere più soldi di quanti se ne ricavano (cioè operare in perdita), il discorso non convince sino in fondo. Il sistema sportivo più insostenibile di tutti in Italia (cioè quello che perde più soldi di tutti) è quello del calcio maschile, il che non impedisce a mandrie d'imprenditori di buttarvi milioni ogni anno.
Probabilmente il problema principale che fa passare la voglia di fare l'A1 donne, ai Sardara e Zanetti della situazione, non sono i costi, che non sono così insostenibili per chi spende milioni per gli uomini, ma la mancanza di un ritorno in termini di interesse (se sei patron del maschile butti soldi ma sei al centro dell'attenzione generale almeno nel tuo territorio) e anche, dettaglio non trascurabile a mio parere, di risultati. Perché chi entra nel femminile ha forse l'illusione che la strada verso gli allori sia relativamente semplice. Invece poi si ritrova dopo una manciata di stagioni con la gerla vuota (o più vuota di quanto si sperasse, nel caso della Virtus), dato che i trofei sono monopolizzati da uno o due clubs (potremmo dire uno solo, all'80-90%), e magari in un anno buono azzecchi un piazzamento fra le prime quattro ma nulla di glorioso, nulla che ti ripaghi in termini di soddisfazione. Paradossalmente nel maschile c'è più possibilità di vincere per gli "outsider"; magari non lo scudetto ma almeno una Coppa Italia.

- Un'obiezione fondata (a Sardara e chi altro si lamenta che "siamo entrati nel femminile con entusiasmo ma non abbiamo ottenuto i frutti sperati") è: ma se sei un imprenditore che entra in un settore commerciale nuovo, pensando che ci siano rose e fiori ad aspettarti, e invece ne cavi solo spine e dolori, è colpa del "sistema", della sorte avversa, o colpa tua che hai fatto male i calcoli? Perché se non sapevi già da prima che il femminile costa più di quanto fa ricavare, sembri nato ieri.
In realtà una variabile intercorsa, probabilmente, a cambiare in peggio lo scenario nel bel mezzo dell'esperienza di Sassari nel femminile è la riforma dello sport del 2023, che ha fatto aumentare gli obblighi e i costi (si parla anche del 30%). Cioè sostanzialmente ha limitato le possibilità di fare manovre "sottotraccia", il che non sarà moralmente il massimo ma è indispensabile per far tornare i conti. Tuttavia questi "innamorati delusi" del femminile, che però continuano a pompar soldi nel maschile, non convincono fino in fondo.

- Insomma, la politica cavalcata da Fip e Lega negli anni intorno all'epoca Covid, cioè di favorire l'ingresso "ex novo" di società del maschile, di cui Sassari era l'estrema beneficiaria (regalato un diritto di A1 senza aver mai svolto attività femminile; se non altro la Virtus Bologna ereditava il titolo dalla concittadina Progresso di Civolani), ha dato frutti nel breve periodo, aumentando il numero di società con ambizioni e danari, ma ora sta mostrando la corda. Incrementando le società che non hanno il femminile come primo interesse, sono aumentate anche quelle più propense a mollarlo.
Questo però vale solo in parte, perché le difficoltà e gli abbandoni coinvolgono anche i club di lunga militanza fra le donne. Siamo a 8 società che hanno rinunciato all'A1 negli ultimi 4 anni (2023: Crema, Lucca e Moncalieri; '24: Bologna, Roma e Ragusa; '25: Faenza; '26: Sassari) e c'è davvero di tutto: sezioni femminili di club maschili, "parvenus" improbabili (Roma) ma anche piazze di pluriennale (o pluridecennale) militanza pura fra le donne. Ricordiamo anche Costa Masnaga, nel '22, ovvero un club che era un modello d'utilizzo del settore giovanile prodotto in casa e di "passo lungo quanto la gamba" negl'ingaggi delle professioniste.

- Sardara, nella sua contro-replica, chiude con una stoccata finale: anziché pensare alla tempistica del mio annuncio, la Lega dovrebbe preoccuparsi di "risolvere le criticità strutturali". In effetti però LBF ha scritto anche: "la rinuncia di una compagine importante, che ha ottenuto risultati di rilievo sia in Italia che in Europa, comporterà doverose riflessioni e considerazioni, e sarà cura di LBF discuterle nelle sedi istituzionali preposte, coinvolgendo tutte le parti del movimento in maniera il più possibile trasparente e guidata dal principio-guida di tutela delle proprie associate e della loro posizione".
Sembra insomma annunciare che i clubs si riuniranno per parlarne. In un mondo normale, forse sarebbe messa in discussione anche la leadership, perché se sei il direttore di un centro commerciale in cui in 4 anni chiudono 8 negozi su 14, quali conclusioni ne trai? Ti lamenti della sorte ingrata, dell'insipienza dei responsabili dei negozi che ti hanno mollato? Vanti successi ottenuti in altre iniziative? O prendi atto che la situazione si deteriora (per non dire precipita) e non stai trovando soluzioni adeguate? Il tutto nonostante la suddetta leadership sia stata recentemente riconfermata a democratica maggioranza (idem quella federale suprema).

- Ma al di là di chi comanda, che spesso è un problema secondario (o meglio, è importante ma non basta a risolvere tutto, se l'edificio generale rimane precario), quali soluzioni concrete si possono trovare per ridurre - non credo eliminare - le suddette "criticità strutturali"? Si sente vagheggiare una "riduzione dei costi", che però, ammesso che sia possibile nel quadro legislativo attuale, temo che sia solo un palliativo, come nel mondo reale delle aziende: aiuta a tirare a campare per qualche anno in più ma dura poco. Aumentare l'interesse, aumentare i ricavi, rendere più contendibili i trofei? Credo che nessuno sappia realmente come fare.

giovedì 9 aprile 2026

Semifinale (1): Roseto quante spine per Venezia! Ma la Reyer va in finale

- Ostregheta, che serie. Finisce 2-0 per Venezia, come tutti pensavano, ma le due partite vanno come nessuno pensava. Roseto capace di mettere alle corde la Reyer ambo le volte, salvo arrendersi in concitati finali ove le suddite di Brugnaro hanno fatto valere il maggiore cinismo o semplicemente la buona sorte.
Considerando che le Panthers erano prive della regista titolare, Moroni, di fronte a una finalista d'Eurolega quasi al completo (tranne Pan), va considerato quasi miracoloso ciò che le abruzzesi hanno sfiorato. Con una forza mentale clamorosa per una debuttante su quei palcoscenici, ma anche un "juego bonito" con cui, detto in modo semplice, costruivano sempre (o quasi sempre) la soluzione più logica, che le portava a conclusioni da sotto o triple con spazio, ottimamente bilanciate. Se sbagliavano era perché, com'è logico, qualche limite individuale emergeva, ma non perché il gioco non fosse fluido o qualcuna forzasse o la squadra calasse di coesione e lucidità. Complimenti a coach Righi e a tutta la società.

- Encomio speciale per Beatrice Caloro, autrice di due prestazioni che la lanciano come emergente dell'anno fra le italiane di A1; in mezzo a tante avversarie fisse in azzurro, è stata con ogni probabilità la miglior italiana delle serie, se non l'mvp assoluta. Ha segnato, ha preso rimbalzi, ha difeso, era su tutti i palloni. Alla fine di gara-2 era in lacrime sul campo mentre le ragazzine locali l'attorniavano per autografi; poco dopo in sala stampa rideva, nonostante l'amarezza; è senza dubbio una che trasmette sensazioni. Può decollare anche come personaggio se il rendimento la supporterà.
Sul fronte avverso, viene spontaneo commentare "Se gioca così a Saragozza, la Reyer non va da nessuna parte". Occhio però che già più volte, durante la stagione regolare, le Mazzoniane avevano sudato inopinatamente contro avversarie di medio-bassa classifica, tant'è che si diceva "se gioca così nel play-in con Schio non va da nessuna parte". Invece è andata. Non che ciò significhi che in terra iberica vedremo un'Umana... disumana, cioè da titolo europeo (attualmente resta difficile pronosticarle l'approdo in semifinale, figurarsi fare 3 su 3); ma è per dire che è tutto l'anno che le orogranata danno il meglio in coppa e fanno il compitino, nulla più, in campionato.

- L'inizio-shock di gara-1, 4-15 per Roseto dopo 4 minuti (con Ustby già a 8)si poteva in parte spiegare con una Reyer troppo rilassata dopo aver dominato con S. Martino, mentre Roseto era "in gas" dopo la battaglia con Campobasso. In realtà era il segnale della clamorosa mentalità sciorinata dalle abruzzesi, del tutto prive di timore reverenziale e puntualissime nel rispondere a ogni reazione della Reyer, che ogni volta faceva dire "ah, ecco, i canditi son finiti", e invece Roseto ripartiva.
Così succede, soprattutto, nel 2° quarto dopo il primo sorpasso veneto (29-28), con 3 triple in fila per Roseto che va all'intervallo sul 38-45; poi, quando Venezia ribalta la situazione nel 3° periodo (61-55, ovvero 23-10) e sembra chiuderla sul +13 all'inizio del 4°, ecco un clamoroso 0-13 che pareggia tutto a 5' dalla fine (66-66).
Da lì la Reyer non riuscirà più a scrollarsi di dosso le tignose sfidanti: a 2' e rotti dal termine, Roseto è ancora lì, 75-73 con palla del pareggio fallita dalle ospiti; ma Venezia non chiude la pratica, fa 1/2 in lunetta con Holmes all'inizio dell'ultimo minuto. Poi lo streaming s'inceppa e quindi dobbiamo ricorrere al play-by-play per apprendere che Verlasevic ha segnato da 2 (76-75 a una trentina di secondi), Holmes ha fatto 2/2 e sulla sirena Espedale non ha ripetuto la prodezza di G1 con Campobasso (78-75).
Holmes 19 punti, Charles 16, Cubaj 12 per Venezia; Ustby 22 + 10 rimba (mi sa che l'anno prossimo ci saluta per l'Eurolega), Verlasevic 17, Caloro 16 + 7 rimba e 6 assist.

- In gara-2, davanti a un pubblico stimato in 3000 unità (Roseto non dà mai il dato ufficiale ma così si è letto; forse qualcosa meno in realtà, ma più di 2000 sicuramente), ci si attende una Reyer più feroce dall'inizio, come a dire "va be', una volta potete darci fastidio, ma due no"; e in effetti la fiammata iniziale veneziana, 19-28 al 10', sembra andare in quella direzione. C'è però un'Ustby ancora sopraffina, che inizia con 6/6 al tiro (anche per merito delle compagne che la innescano benissimo dentro l'area); e c'è una Caloro ancora a 360 gradi. Persino qualche rimpianto per Roseto sul meno 6 all'intervallo, per via di qualche spreco in fase conclusiva; ma sul 35-41 al 20' la fuga della Reyer è ormai fallita.
E per tutto il secondo tempo non vi saranno più breaks significativi. Venezia continua ad avere micro-vantaggi ma Roseto è una succhiaruote indomabile (51-52 al 30'). Caloro duella con successo contro l'ex compagna di giovanili a Costa, MatiVilla (la quale nella serie ha un ruolo giocoforza più marginale); Ustby è sempre una spina, con Bura degna spalla (sorprendente però come Venezia si faccia bucare in area); e c'è una tripla della solita Lucantoni da momenti importanti, per il pareggio sul 58-58 a -3' e rotti.
Dojkic risponde subito dall'arco ma contro-risponde Verlasevic (61-62 a -1'50" circa). Venezia ci mette del suo nel complicarsi la vita, sbagliando 5 tiri liberi di fila nel finale (avrà 10/20 in totale); Roseto fallisce il sorpasso; Santucci schiaccia a terra un buon assist per Cubaj che deposita (61-64 a -40"); Caloro stupisce ancora con un'entrata fendi-difesa (63-64); Santucci forza un passo-e-tiro nel traffico, palla vagante su cui s'azzuffano tutte, lungo consulto dell'instant replay, poi palla a Venezia con 3" sul cronometro dell'azione. Holmes sbaglia in entrata, Roseto ha 6" per tentare il miracolo ma getta la palla e il sogno sfuma.
Ustby 24+10 rimba, Bura 14 (le due sommano 17/25 da 2), Caloro 12+13 rimba+7 assist (nel tabellino iniziale aveva un rimbalzo e 2 assist in più, forse è stato rivisto) per Roseto; Charles 15, Dojkic 14 per Venezia che manda a segno 10 giocatrici ma, come altre volte, livella le prestazioni individuali tra il discreto e il mediocre. Con tutto ciò, l'ennesimo biglietto per la finale lo porta a casa; ora dovrà alzare il tiro per tener botta in Europa.

martedì 7 aprile 2026

NCAA: trionfa UCLA in un'edizione sottotono. Il Geno furioso

 UCLA, ovvero University of California at Los Angeles, è l'ateneo più decorato dell'NCAA maschile, con leggende quali Lew Alcindor (futuro Jabbar) e Bill Walton, ma non aveva mai vinto l'alloro femminile, ben più prestigioso ovviamente. :shifty: Ora ha sanato la carenza, dopo una finalissima ultradominata su South Carolina, 79-51.
Dinnanzi a 15.856 spettatori a Phoenix, massacro oltre ogni aspettativa, con la difesa californiana che sin dall'inizio si è erta come muro inespugnabile, sia sotto canestro dove la torre Lauren Betts (figlia dell'ex-campionato italiano Andrew; in squadra anche la sorella minore Sienna) stoppava e intimidiva, sia sul perimetro dove la guizzante Gabriela Jaquez (sorella d'un attuale cestista Nba) mordeva e scattava lesta in contropiede. Le sudcaroliniane s'incartavano in una di quelle serate in cui non funziona nulla, per la disperazione della coach Dawn Staley che non sapeva che pesci pigliare per raddrizzare la baracca. All'intervallo, sul 36-23, il vento poteva ancora girare; ma il 3° quarto era ancor più shock con un 25-9 che produceva un assurdo 61-32 al 30' (61-30 fino a poch'istanti prima). Ultima frazione ovviamente di pura transumanza sino alla sirena conclusiva. Il +28 di scarto finale risulta il terzo più ampio d'ogni tempo in una finalissima.
Lauren Betts, con 14 punti e 11 rimbalzi, è nominata MOP (corrispondente all'MVP) delle Final Four, ma in finale la migliore è stata Jaquez con 21 punti (8/14 al tiro), 10 rimbalzi e 5 assist. UCLA trionfa con una rotazione da 6 giocatrici, peraltro non del tutto insolita nel college basketball dove, in controtendenza con i rosters lunghi e democratici d'oggigiorno, vigono ancora le "titolarissime" e le panchinare fisse.
Per South Carolina, affondata da un 18/62 dal campo, per un 29% (oltretutto rappezzato nell'ultimo inutile quarto), 14 punti di Tessa Johnson, 11 di Makeer; in campo anche, senza punti, la francese Tournebize (figlia d'arte d'Isabelle Fijalkowski), nota per i video delle sue schiacciate nelle competizioni giovanili.

- South Carolina sembrava svuotata dopo aver speso il massimo d'energie fisiche e nervose nella semifinale con UConn (Connecticut), che era la grande favorita, giungendo a Phoenix imbattuta da 54 partite, quasi tutte stravinte, compresa la finale dello scorso anno appunto contro le caroline. Le quali stavolta imbragavano le stelle Azzi Fudd e Sarah Strong (quest'ultima, figlia di Allison Feaster ex scledense, è stata eletta MOP della stagione) tenendole a complessivi 20 punti con 7/31 al tiro. Dopo due quarti tiratissimi (26-24), South Caro faceva il break nel 3° quarto (46-39) e rincarava la dose nell'ultimo (62-48).
Prendeva male la sconfitta il santone Geno Auriemma, che alla sirena finale prorompeva in una sceneggiata "muso contro muso" con la collega Staley. In conferenza stampa, ancora a caldo, rivendicava di essere sbroccato a ragione; l'indomani si è poi scusato ma la figuraccia del nostro paisà rischia di rimanere nella memoria generale.

- Non rimarrà nella memoria generale, invece, questo torneo 2026, alquanto loffio sia nello svolgimento (le 4 teste di serie numero 1 hanno superato i turni di qualificazione alle F4 con facilità irrisoria, scarti pressoché sempre sopra il +20) sia nell'appuntamento finale, perchè su 3 partite si salva parzialmente la semifinale South Caro-UConn (con più errori e litigi che canestri, però), mentre l'altra semi Ucla-Texas (51-44) è stata un cesso a parere unanime (la stella texana Booker ha fatto 6 punti con 3/23; decisamente meglio quella californiana L. Betts con 7/10 al tiro, 16 punti e 11 rimba).
Speriamo che sia solo un'annata storta e non una tendenza al ribasso dopo anni gloriosi che hanno portato l'NCAA femminile a un livello d'interesse mai raggiunto prima.

- Qualche crepa nel sistema sembra affiorare. Il bengodi del professionismo di fatto (tra i NIL, cioè i diritti d'immagine, e gli ingaggi veri e propri) sta provocando concentrazioni di talenti nelle "big" (il che si traduce negli eccessivi squilibri palesati dalle partite del torneo di quest'anno) e, in generale, una transumanza continua di giocatrici (pare che già 1000 atlete si siano già inserite nel "transfer portal", cioè il protocollo di trasferimento, per la prossima stagione), con instabilità dei programmi, difficoltà di costruire squadre vere anziché raccolte di "starlettes" che hanno il coltello dalla parte del manico perché lucrano più dei coach e se sono insoddisfatte ti mollano. E' curiosa l'arte umana di guastare le cose quando per grazia divina stanno mettendosi a funzionare, ma tant'è.

- PS: nei giorni successivi è stata resa nota l'audience della finalissima; ebbene, il dato di 9,88 milioni risulta il terzo migliore della storia (o meglio dal 1989, quando è entrato in vigore negli Usa l'attuale sistema di misurazione), secondo solo alle due finali giocate dall'idolo delle folle Caitlin Clark. Tutto questo nonostante un andamento a senso unico che avrà portato molti a scollegarsi dopo 3 quarti. Bene così, speriamo che nelle prossime F4 facciano notizia più le gesta delle giocatrici che gli screzi fra coach.

Riepilogo playout A1 - 1° turno: Sassari salva... salvo rinuncia. Brescia brilla poi s'affloscia

Il primo turno delle sfide scampa-ghirba, alias playout, ha avuto una sceneggiatura non banale, con tanto di codazzo finale sotto forma di rinuncia annunciata da chi s'era appena salvato.

In gara-1, zampata di Brescia, che dopo 3 settimane in cantiere durante la sosta del campionato si presenta in Sardegna tirata ad extralucido, con il rientro provvidenziale di Togliani e un maquillage delle straniere da cui esce il (teorico) play-guardia Austin, autrice di mediocri prestazioni nella manciata di partite disputate dopo il suo arrivo, rientra Delboni e fanno tandem sotto canestro le nuove Kristlova e Adamczuk.
In realtà è la Dinamo a partire forte, 16-9 dopo 5 minuti, ma perde Richards per infortunio e l'impeto si placa. Brescia si rimette in carreggiata; è una partita di stampo offensivo (46-43 per le nuragiche all'intervallo) poi le ospiti mettono la freccia con un gran 3° quarto (60-70) e chiudono a braccia alzate senza rischiare (82-94).
Prova maiuscola del quartetto lombardo Tagliamento (23+9 assist), Kristlova (20), Winkowska (19), Togliani (13+8 assist), solita utilità di Frustaci anche quando segna poco; jolly a sorpresa Bongiorno (13). Per Sassari solita "big game Carangelo" (23), 19 Poindexter, 14 Treffers ma è chiaro che non può salvarsi con un colabrodo difensivo del genere, e non è questione di Richards.

In gara-2 Brescia ha il match-point in casa, davanti a un pubblico discreto (600 anime), ma dello smalto sciorinato a Sassari non c'è traccia: le lombarde litigano coi ferri per tutta la partita. Sassari non recupera Richards ma migliora in difesa e, dopo un primo tempo equilibrato, 30-32, in cui ambo le compagini corrono e sparano forsennatamente da 3 (1/13 Brescia, 2/16 Sassari, atroce), prende il controllo a inizio ripresa e non lo molla più. Una tripla in transizione di Togliani rianima le speranze locali, 57-61 a -45", ma Poindexter viene maldestramente lasciata libera sull'arco e rende subito la pariglia; finisce 57-66.
A livello individuale l'elemento-chiave per Sassari è un'Egwoh mai così protagonista (19 con 9/13 + 7 rimba), più 16 di Poindexter e 14 di Boros. Di là, Tagliamento con 15 punti e Winkowska con 14+12 rimba, oltre a Bongiorno ancora incisiva (10) le migliori per Brescia, che però rispetto a G1 vede scemare Kristlova, in parte anche Togliani ma soprattutto le percentuali: da 94 a 57 punti segnati, l'escursione termica è brutale.

Si torna così in terra nuragica per la gara-3 pre-pasquale; evento che però non calamita gran folla sulle tribune del PalaSerradimigni (400 spettatori ufficiali). L'andamento ricalca, grossomodo, quello di G2: primi due quarti equilibrati, 35-30, con la Dinamo, sempre senza Richards, che sfrutta la gran quantità di tiri liberi guadagnati (14/19 al 20'), poi a inizio ripresa si spacca la partita col break delle padrone di casa, parziale di 15-3, e Brescia non ha sussulti degni di nota da lì alla fine (66-51).
Carangelo e Treffers top scorers con 15, ancora bene Egwoh con 10+11 rimba; per Brescia guidano ancora Winkowska (15) e una pur imprecisa Tagliamento (14), generosa Frustaci (10 + 6 recuperi) ma Kristlova è quella pallida di G2 e non quella brillante di G1, Togliani non ne azzecca quasi una e quindi i conti non possono tornare.

In sintesi: per quella che è stata la stagione, ma in definitiva anche per com'è stata la serie, il verdetto è ineccepibile. Grande festa delle sassaresi sul campo, si vedono foto di gioia irrefrenabile anche in spogliatoio. Dopodiché l'indomani si viene a sapere che potrebbe non essere servito a nulla, ma questo è un altro capitolo.

martedì 31 marzo 2026

Riepilogo quarti A1: Roseto & Derthona il nuovo che avanza; Campo & Geas le deluse

Niente "belle": il primo turno si esaurisce col minimo sindacale di partite (8). Accanto alle scontate Schio e Venezia abbiamo due semifinaliste nuove: una al suo secondo anno di A1, l'altra addirittura neopromossa. Segnale di vitalità per un campionato che tende ad essere molto conservatore nelle sue gerarchie. Ma anche la conferma di una sensazione che s'aveva sin dalla scorsa estate: e cioè che non ci fosse una vera alternativa alle spalle delle due corazzate, in quanto Campobasso, S. Martino e Geas avevano fatto "campagna indebolimento" o quantomeno non si fossero rinforzate.

- Schio-Broni. Due partite in quasi-fotocopia. Broni resiste più del preventivato in ambo i casi, approfittando anche di qualche acciacco delle pluri-titolate (fuori André e Verona in G1, Shepard e Sottana in G2) e del fatto che cambiare allenatore tra la "regular" e i playoff richiede un tempo di adattamento anche se Dikaioulakos non è nuovo ma riciclato di lusso. Però poi comunque Schio gliene dà 20 in casa e 19 in trasferta (Conde 16 in G1, Laksa 18 in G2). Zandalasini per la prima volta da avversaria nella sua Broni in un playoff di A1.
La squadra di Diamanti va in vacanza sapendo di aver fatto il suo, anche se vedendo quello che ha combinato l'altra neopromossa Roseto arrivando sesta (dopo che Broni le era stata davanti in classifica a lungo) e beccando quindi una battibile Campobasso, qualche rimpianto seppur piccolo può starci.

- Venezia-S. Martino. Qui ci si aspettava più equilibrio. Non necessariamente una vittoria per le Lupe, ma almeno dar fastidio fino in fondo in una delle due partite. Invece G1 non esiste fin dall'inizio, 35-14 all'intervallo, +29 alla fine, una mattanza. La Reyer una macchina con 10 giocatrici fra i 4 e i 16 punti (Mavunga la top scorer). D'Alie mai così abbacchiata in sala stampa.
In G2 cambia la musica ma solo per metà gara (+2 Venezia). Poi la Reyer cambia marcia e va (Charles 18).
E se fossero le Mazzoniane le favorite, adesso, per lo scudo? Se ne parla, ma secondo me non lo sono ancora. Schio olierà i meccanismi con Dikaioulà, la Reyer spenderà molto nella Final Six, e soprattutto il fattore-campo in finale è per il Famila (per quanto in Eurolega la Reyer l'abbia espugnato). Certo a livello psicologico l'esito della serie europea ha spostato la bilancia. Ma è inutile mettere i buoi davanti al carro, vediamo prima le semifinali.
Nota a margine: non molti spunti da M. Villa in questa serie: 5 punti in 20' in G1, 0 in 8' in G2. Quante altre opportunità ha per riguadagnarsi una maglia azzurra in vista del Mondiale, a meno che Capobianco consideri il potenziale e non il rendimento effettivo?

- Campobasso-Roseto. Clamoroso. C'è una logica perché le molisane sono arrivate con le gomme sgonfie mentre le abruzzesi in gas (curiosamente entrambe erano prive della regista, Trimboli e Moroni); ma non è passato molto da quando Campo contendeva a Venezia il 2° posto mentre Rose era in bilico tra playoff e playout. Uno che avesse preconizzato la Magnolia a casa subito e le Panthers in semifinale-scudo da matricole sarebbe stato spernacchiato. E invece.
C'è una statistica bestiale: Roseto è in serie aperta di 8 partite di playoff, ovvero 4 serie intere senza sconfitte (le 3 di A2 dello scorso anno e ora questa); sempre vincendo G1 in trasferta e chiudendo in casa. In comune fra le due annate c'è una base di italiane dal talento forse non eccelso ma dal carattere strepitoso; a queste hanno aggiunto 4 straniere scelte bene, immaginiamo senza svenarsi.
E' sorprendente peraltro come, in ambo le partite, la squadra meno esperta abbia infilzato in volata la più avvezza a queste battaglie. In G1 pareggia Madera con una tripla (bis di quella con Battipaglia nell'ultima di "regular") ma Gianella Espedale, con una freddezza (o incoscienza?) da lasciar basiti, dopo esser già stata protagonista di giornata con 3 triple (15 punti, top scorer), uccella Morrison con un arresto-e-tiro dalla media sulla sirena.
In G2 ti attendi una Campobasso ferita ma feroce, che azzanna la partita e rimette al suo posto la matricola. Macché. Le molisane giocano un primo tempo comatoso, Roseto fa il suo con molta concretezza, e all'intervallo è shock sul 31-12.
Nella ripresa, la Magnolia, che non poteva fare peggio di così, dà segnali di vita con Gray ma Roseto la ricaccia a meno 16 al 30'.
Finalmente nell'ultimo quarto, mentre le Panthers sembrano pagare la pressione combinando pastrocchi, Campo gioca da par suo e si arriva in volata. Dove piacevolmente sono protagoniste tre giovani, ovvero Lucantoni e Caloro (detta "Venere Callipigia", ovvero Bellechiappe, dal telecronista locale Maggitti) da una parte, Giacchetti dall'altra. Campobasso ha la tripla del sorpasso con Makurat ma la sbaglia; poi perde un pallone sanguinoso con Morrison; Verlasevic (top scorer con 16 davanti a Caloro con 15, mentre Ustby fa 11+16 rimba) chiude con un 3/4 ai liberi. Sorprende in negativo Madera, 0 punti con 0/5 in 30 minuti. Festa sfrenata al PalaMaggetti. Speranze con Venezia? Poche. Ma di miracolo in miracolo, chissà...

- Derthona-Geas. Anche in questa serie, come in Schio-Broni e in Campo-Roseto, due punteggi in quasi-fotocopia. Con scarti in singola cifra, apparentemente a confermare l'equilibrio che ci si attendeva dalla serie fra la quarta e la quinta. In realtà le piemontesi hanno condotto per quasi tutti gli 80 minuti. Il Geas ha saputo ricucire tante volte, in ambo le gare, con prestazioni individuali di spicco (Scott e Conti in G1, Moore in G2) ma non ha mai messo l'impronta, dato l'impressione di prendere il sopravvento. Non da poco l'assenza di Attura fra le sestesi (sfortunata nel farsi male nell'amichevole di preparazione con Brixia); per Derthona mancava ancora Melchiori ma la profondità era come sempre chilometrica (rotazione da 10). Il che forse a volte le costa qualche alto e basso (perché ruotare a raffica toglie ritmo, qualcuna che entra non è "sul pezzo" come chi esce) ma garantisce di poter tenere alta l'intensità sui 40 minuti. Su questo aspetto può dare fastidio a Schio; le servirà di più sul piano della qualità pura.
In G1 le risolutrici sono l'ex di turno Penna (18 punti), Kunaiyi (14+14 rimba) e l'onnifaciente Fondren (11+8+4 assist).
In G2, dopo che il pazzesco 3° quarto di Moore (19 punti di fila senza errori) riporta in partita il Geas da -16 a -5, è di nuovo Fondren con la sua scaltrezza a fare giocate decisive: prende antisportivo da Scott, scippa rimbalzi offensivi d'oro, serve un assist a Kunaiyi per il canestro più topico. Le due chiudono con 16+11 (Pallas) e 14+11+8 assist (Cornelia).
Nota positiva per il Geas è il pubblico: 810 spettatori ufficiali, ben più di G2 dello scorso anno con Campobasso. Sul piano agonistico però non ci sono passi avanti: per il terzo anno di fila Sesto esce ai quarti. La striscia aperta è di 6 sconfitte consecutive nei playoff: la prima fu quella in G2 del 2024 con Campobasso per mano della famosa tripla allo scadere di Kacerik. La quale stavolta era in maglia sestese ma ha chiuso con 1/9 da 3. Parafrasando Leopardi: "oh Martina, perché non rendi poi quel che togliesti allor?"

- Nota finale. Fermo restando che Campobasso in stagione ha fatto meglio del Geas (terza contro quinta), in comune fra le due c'è un problema di fondo: si sono stabilizzate nella metà alta del campionato ma non riescono a fare quel difficilissimo passo in più verso l'eccellenza assoluta, cioè hanno esaurito quella fase di "freccia verso l'alto" che ora stanno gioiosamente vivendo Derthona e Roseto. Devono investire tanto per mantenere il livello attuale, che però non basta a competere per i trofei, al massimo per piazzamenti onorevoli. Un anno azzecchi meglio le giocatrici e arrivi in semifinale; altre volte meno, come stavolta, e ti fermi ai quarti.

sabato 28 marzo 2026

A2: Bernardi (40) toglie il primato alla "sua" Costa

Pazzesca prestazione di Ilaria Bernardi contro la sua "alma mater" Costa: 40 punti, 15/21 dal campo. Valdarno vince 95-74 e quindi il Sanga Milano sigilla il primato finale nella "regular" del girone A senza bisogno di aspettare la propria partita, che comunque vince contro Giussano.

Da notare che Costa nei due scontri diretti col Sanga ha fatto 2-0 con +40, ma le milanesi sono state praticamente perfette nel resto del campionato, mentre le lecco-brianzole hanno avuto qualche inciampo.

venerdì 20 marzo 2026

Un dubbio sul futuro della Nazionale

Il problema è come rinnovare il gruppo senza peggiorarlo nell'immediato, ma anche senza confermarlo in blocco a prescindere da tutto. Al momento però non mi preoccupa tanto questo, quanto il fatto che l'annata 2002, che era brillante a livello giovanile, sembra un esercito in rotta, attualmente. O comunque in ribasso rispetto alle grandi aspettative che aveva suscitato. Perché okkio, abbiamo vinto tante medaglie giovanili negli ultimi 18 anni, come ben sappiamo, ma nessuna nostra annata aveva dominato l'Europa per due anni di fila come le 2002.

PreMondiale (codazzo finale): classe Clark, montagna Zhang e le altre novità

Prima di rituffarci a piombo nelle riffe di casa nostra, mi rimaneva qualche appunto sul PreMondiale da sversare sia pur disordinatamente, sulle nuove (o seminuove) individualità in evidenza nei quattro gironi della maxi-kermesse.


- Detto che le ormai veterane del Belgio hanno dettato legge come al solito (Allemand mvp del girone cinese), che la quasi 38enne Whitcomb dell'Australia è stata l'mvp del girone turco, le "under 25" si stanno ormai prendendo la scena.
L'ex scledense Salaun (2001) è stata l'mvp del girone francese, e l'abbondante serbatoio transalpino ha esibito in quest'occasione varie giovani come Lacan (2004) e la strabordante 2005 Malonga (due sole partite giocate, ma abbastanza per lasciare il segno, con tanto di schiacciata contro le Filippine), senza dimenticare che mancava l'elettrizzante Carla Leite (2004), l'alter ego francese di Matilde Villa.
La Spagna, pur meno stellare del passato, sta lanciando un ricambio generazionale con le 2006 Martin e Fam e la 2004 Buenavida oltre alla già consolidata Carrera (2001), tutte quante con ruoli significativi.
La Germania ha avuto in quintetto ideale la 2004 Buehner (che ricordiamo battagliare con le nostre azzurre di Villa-Zanardi & C. nella finale 3° posto dell'Europeo U20 di due anni fa).
La Cechia ha sfornato la lunga Cechova (1.95 del 2004) che con 14 punti e 7 rimbalzi circa di media è entrata in quintetto ideale nel girone cinese.
Ma anche nelle compagini extraeuropee sono apparse gemme nuove. Nel Mali ha impressionato l'ala del 2004 Haidara, che ha avuto 16 punti e 7 rimbalzi di media facendo un mazzo così alla Cechia. Nelle Filippine (oltre al folletto Berberabe, 1.63 di funambolismo anche se ha già 26 anni) si è fatta più che apprezzare l'ala Dela Rosa, 1.83 (che per loro è come 2 metri da noi), atletica, combattente. La Colombia ha fatto scoprire agli altri (non a noi, che la conoscevamo già bene) la 2007 Moscarella.

- Ma non voglio fare un elenco della spesa, bensì soffermarmi sui due talenti più mostruosi della nuova generazione, ovviamente già noti ma per la prima volta all'opera su un palcoscenico mondiale senior.
Caitlin Clark è stata eletta "mvp" del nostro girone. Non ha messo insieme cifre eclatanti perché la squadra non aveva bisogno di eroismi. Ma c'è un equivoco di fondo su di lei: ha guadagnato la fama mondiale soprattutto con le sue triple siderali, da "Steph Curry femminile" come veniva definita all'inizio. In realtà, come sa chi l'ha guardata giocare al college e in Wnba, lei è molto di più, è un computer umano che fa sempre la scelta giusta. Può essere in giornata più o meno brillante al tiro, ma ogni sua conclusione è sempre sensata nel tessuto del gioco; non ha un fisico esplosivo ma quando va in entrata raramente la fermi; soprattutto, passa la palla divinamente. Due sue compagne di reparto come Plum e Bueckers sanno anche loro passare bene, ma la loro prima idea è tirare. Clark no, lei prima cerca le compagne, poi casomai tira. Altro che i tiri pazzi da 9 metri, la sua è scienza cestistica. Il tutto a 24 anni e dopo una sola stagione e mezza da professionista (la seconda è stata azzoppata dagli infortuni).

- Zhang Ziyu, la montagna umana di 2.26 (o giù di lì; l'altezza varia a seconda delle fonti, ammesso che a 19 anni abbia smesso di crescere) che fa sembrare bonsai le compagne Xu Han (2.11 anche se magra come un chiodo) e Li Yueru (due metri tondi), ha chiuso con medie di 11 punti e 4.8 rimbalzi. Niente di che, in apparenza. Sì, ma in 11 minuti di impiego. Con un top di 20 punti e 11 rimbalzi in 19' nella partita di maggiore spessore, quella contro il Belgio, in cui né la divina Meesseman né la possente Linskens potevano fare alcunché per fermarla. Non s'è mai visto qualcosa di simile sui campi da basket nell'era moderna; forse l'unico paragone è Uliana Semionova ma non sono abbastanza anziano da averla vista all'opera. Ma ai suoi tempi era normale un gioco lento, di posizione, in cui si cercava il pivot sotto canestro.
Zhang Ziyu invece è in controtendenza col basket moderno, in cui le lunghe corrono quasi come le piccole, tirano da fuori, non difendono ferme in area ma escono in aiuto sul perimetro eccetera. Con la ciclopica cinese, invece, si gioca su un quarto di campo, con lei che prende posizione in post basso, due o tre difensore addosso che s'arrabattano invano per spostarla, e la compagna che le serve un lob a quote dove solo lei può arrivare; una volta arpionata la sfera, può solo sbagliare Zhang, ché le difensore le fanno solo il solletico; qualche volta appunto si mangia l'appoggio, molto più spesso realizza (68% da 2 in questo Premondiale). Il tutto senza eseguire l'ombra di un salto. Sembra una di quelle partite di minibasket in cui c'è l'ipersviluppato che magari è già 1.80 a 9 anni e allora, per vincere facile, i compagni gli passano la palla a mezzo metro dal canestro (quello ad altezza ribassata), lui alza il braccio e appoggia dentro. Ma vederlo al massimo livello mondiale fa impressione. :woot:
Le incognite sono: a) Zhang Ziyu può giocare più di quei pochi minuti a partita, vuoi per motivi fisici suoi, vuoi perché è fin troppo condizionante per la squadra? b) Con lei si vince o si perde? Well, diciamo che è meglio averla che non averla (lapalissiano), e il +9 di plus/minus contro il Belgio (partita persa di 15 dalla Cina) è un segnale a suo favore; ma come già notammo fin da quando l'Australia la battè nel campionato Asiatico U18 del 2024, ha un tallone d'Achille nella staticità difensiva. E' chiaro che la sua presenza intimidisce, ma la reattività è scarsa; stoppa poco o nulla; se una lunga dinamica contro di lei la attacca partendo da fuori area non riesce a seguirla.

- A fronte di questo ben di dio altrui in rampa di decollo, noi eravamo sprovvisti di giovani vere e proprie (essendo le 2000 Madera e Pasa le meno anziane). Certo, solo la sfiga ci ha impedito di portare M. Villa; arriveranno presto (si spera) E. Villa, Zanardi, Osazuwa e altre a seguire, però occhio: c'è chi si è portato più avanti nel lanciare il suo futuro.

giovedì 19 marzo 2026

PreMondiale (5^ g.): Italia-Senegal ma soprattutto bilancio Italia & gli altri gironi

- Nelle stesse ore in cui la nostra Nazionale suonava come un tamburo il Senegal nell'ultima e ininfluente (per noi) partita del PreMondiale, il medesimo paese di cui è capitale Dakar veniva privato a tavolino della vittoria in Coppa d'Africa di calcio, per aver temporaneamente abbandonato il campo nella finale contro il Marocco, disputata due mesi fa. :moderatore:
Ok, ma che c'entra col basket? Niente, ma il Senegal avrebbe dovuto, casomai, restituire il biglietto per Berlino nel caso in cui la sorte glielo avesse generosamente regalato (sotto forma di una vittoria della Nuova Zelanda su Portorico), a fronte dello straccio d'un solo successo sulle neozelandesi, di una sconfitta di misura con le caraibiche (nella gara probabilmente più inguardabile fra le 60 disputate in questa kermesse globale) e per il resto solo batoste.
Meno male che poi il Portorico ha vinto, davanti a un pubblico discreto (3700), e quindi la sedicesima e ultima qualificata è una squadra che lo standard minimo di qualità lo raggiunge, sebbene sia apparso stranamente svaporato in questa settimana.
Gli USA hanno battuto, non distrutto (84-70), la Spagna ma la partita era ormai svuotata di significato.

- Negli altri gironi, ci sono state due classifiche avulse che hanno punito il Brasile, nel girone cinese; e il Canada, clamoroso, in quello turco.
Le ex suddite di Bolsonaro non riescono a battere le padrone di casa (8500 spettatori) e mancano l'ennesimo traguardo sul più bello, nonostante abbiano una centrona di livello Wnba come Cardoso; sempre più lontani i fasti dell'oro mondiale '94 e argento olimpico '96.
Foglie d'acero al macero per colpa della Turchia di Mazzon che, già qualificata, non fa granché per battere l'Ungheria di una maiuscola Juhasz, la quale quindi passa salendo a 3 vinte-2 perse, mentre l'avulsa a 2-3 fra Turchia, Canada e Giappone beffa le canadesi, le quali non riescono a far l'impresa con la già qualificata, ma molto seria, Australia, e pagano le 3 sconfitte con scarti fra i 2 e i 6 punti, a fronte di due inutili mattanze a favore con magiare e argentine. Festeggia invece il Giappone, maciullando l'Argentina: le nipponiche erano 0-3, quasi spacciate, invece hanno salvato la ghirba anche se non sembrano più quelle di Tokyo '21.
Da notare che se nella giornata precedente l'Ungheria non avesse vinto al supplementare con l'Argentina, si sarebbe potuto finire con 5 squadre a 2 vinte-3 perse, tanto era bestiale l'equilibrio (verso l'alto) in questo girone. Sarebbe stato interessante vedere l'Italia all'opera in questo gruppo infernale, ma non ci dispiace averlo evitato.
Era già tutto deciso nel gruppo francese, con la Corea e la Nigeria (più che discrete) a qualificarsi dietro le dominanti padrone di casa; da segnalare nell'ultimo turno la soddisfazione delle Filippine sulla Colombia e, in precedenza, la sfida tra due elementi di Costa, Moscarella e Brossmann, in Colombia-Germania.
Ci siamo comunque goduti un vero e proprio "mini-Mondiale", anzi persino più grosso di quello vero, visto che c'erano tutte le squadre migliori e 8 totali in più rispetto a quelle che saranno a Berlino.

- Due note. 1) Si ricorderà che quando l'Italia rinunciò al Pre-PreMondiale dell'estate '24, ci fu del malumore. Well, alla fine ha avuto ragione sia chi l'ha fatto (Ungheria e Cechia) sia chi quella volta stette a casa (noi).
2) Nella geopolitica del basket femminile, torna in auge l'Europa (che era parsa appannata verso fine decennio scorso), che qualifica tutte le sue esponenti; disastro delle Americhe a parte Portorico (che comunque ha fatto abbastanza pietà) e ovviamente Usa; in linea con le attese Asia e Africa.

- Sul nostro 85-35 sul Senegal nulla da dire, se non che la serietà delle nostre merita un plauso, perché con l'obiettivo appena raggiunto, la vittoria di prestigio sulla Spagna in saccoccia, i playoff italiani ormai dietro l'angolo, sarebbe stato comprensibile giocare in ciabatte, con l'unico obiettivo di non farsi male (visto che strada facendo si erano già acciaccate Pan e Verona) e non spendere energie inutili. Invece le nostre hanno onorato l'impegno. :b:

- Torniamo a casa con l'obiettivo centrato e con la confortante consapevolezza che le radiose giornate di giugno '25 non furono fuoco di paglia, un orologio rotto che per una volta segna l'ora giusta, ma un salto di qualità vero.
Abbiamo la fortuna/il merito di aver prodotto un buon numero di giocatrici di livello internazionale in un breve lasso di annate (tra il '96 e il 2000), il che ci consente di averle adesso tutte insieme nella piena maturità, ben assortite nei ruoli e ben gestite dal c.t., che le fa remare tutte nella stessa direzione. Grazie, buon Dio, che hai ascoltato le nostre preghiere anche se c'hai messo una ventina d'anni di troppo. :amen:

- Ma come migliorare ulteriormente in vista del Mundiàl berlinese? Al momento credo che il nostro valore attuale sia (se va bene) da quarti di finale, non di più, a meno di un corridoio favorevole nel tabellone. Le prime quattro papabili sembrano le stesse di Parigi '24: Usa, Francia, Australia e Belgio. Che non a caso sono le quattro che hanno fatto 5-0 nel proprio girone.
Non che saremmo delusi da un posto fra le prime 8 (anzi), ma questa generazione di giocatrici è al suo picco: non è scontato che poi avremo altre occasioni. Non possiamo accontentarci di dire "già bello esserci", dobbiamo tentare il colpo della vita.
L'unica assente attuale che potrebbe alzare il tasso tecnico è, ovviamente, Matilde Villa, al posto di Kacerik. Ma non sarà automatico riuscire a inserirla in modo che aggiunga valore senza togliere spazio a nessuna di quelle che hanno dimostrato di funzionare bene.
Per il resto nessun cambio ha ragion d'essere, al momento. E non l'avrà neanche dopo, visto che mancano solo i playoff a chiudere questa stagione e poi non ci sarà più nulla d'ufficiale prima dei Mondiali, quindi le gerarchie rimarranno quelle. A meno che, per dire, una Nasti Conte trascini Derthona a vincere lo scudo segnandone 30 a partita, ma sembra improbabile. Il profilo tecnico ideale, perché ci manca, sarebbe una... sommatoria tra Pasa e Spreafico, ovvero una guardia/ala al tempo stesso fisicata, con tiro da 3 e penetrazione. Ma è il libro dei sogni.

- Cecilia Zandalasini eletta nel quintetto ideale del girone portoricano. Non ha giocato il miglior basket della sua carriera (il tiro da 3 non le entrava), però con quanta autorità ha preso in mano la situazione negli unici due momenti in cui era necessario farlo, cioè contro la Nuova Zelanda quando ci avevano rimontato, e contro la Spagna (con tanto di iconica tripla del "game, set & match"). E' la seconda volta di fila, dopo l'Europeo, in cui l'azzurro sembra rigenerarla dopo una fase opaca con il club; non sarà un caso.

- Chiudiamo il discorso-Italia con un dettaglio non da poco. Ovviamente non si può dire che il Paese intero abbia trepidato per le vicende delle nostre alfiere; tuttavia una certa risonanza si è avuta, anche grazie alla visibilità in chiaro di 5 partite su 5 (anche se quella con gli USA è andata in differita, ma tant'è, ci hanno legnato, non sarebbe stato 'sto gran spot).
Il paradosso è che attualmente il nostro basket femminile di alto livello ha più platea televisiva del maschile: l'Eurolega donne va in chiaro, quella uomini solo sulle pay; le qualificazioni mondiali idem. Questo risolve tutti i problemi del movimento? No, ma almeno, insieme ai risultati delle azzurre, aiuta ad allentare quella cappa depressiva che era calata (di nuovo) dopo l'addio della Virtus Bologna. Alla fine non è necessaria la luna (ovvero che masse d'italiani si convertano al basket femminile): basterebbe che la metà, non dico tutti, di chi segue il maschile si accorgesse che la versione-donne del proprio sport merita rispetto ed è in grado di appassionare. In parte, forse piccola parte, ci stiamo riuscendo.

mercoledì 18 marzo 2026

Cinzia Zanotti su FB commenta la qualificazione azzurra

Cinzia Zanotti ha commentato così la qualificazione azzurra in un post su Facebook che ha raggiunto quasi 200 "like" in poche ore:

L’orgoglio che abbiamo provato guardando le gare delle Azzurre a Porto Rico, nella qualificazione al Mondiale raggiunta dopo 32 anni, fa eco e cassa di risonanza a quello che da Bologna ad Atene ci aveva accompagnato in una estate Azzurra coloratasi di Bronzo. Anche in questo caso, a 30 anni di distanza dall’ultimo metallo messo al collo. Orgoglio per cosa la nostra nazionale ha fatto, certo, tornando a sedersi al tavolo delle grandi d’Europa, ma forse - soprattutto - per come lo ha fatto. Fatica senza paura di farla, voglia di vincere senza tensione a paralizzarci. Consapevolezza, finalmente!, dei nostri mezzi, che così limitati non sono. Anzi. Orgoglio perché “l’Italia”, questa bella, bellissima “Italia” è di tutti noi, che lavoriamo - ogni giorno tutti i giorni - nel settore. È di chi allena e di chi ha allenato queste ragazze. È di chi non ha avuto la fortuna di averle allenate, ma ogni giorno lavora per migliorare bambine e giovani donne che cullano un sogno, quello di arrivare, un domani, là dove Cecilia e compagne ci hanno fatto vedere che l’Azzurro può stare. Quella guidata da coach Capobianco è una nazionale che emoziona, che ci dà energie e motivazioni per fare il nostro lavoro sempre meglio e al meglio. Che ci insegna che non bisogna mai arrendersi, neanche se questo significa aspettare 30 anni. Per questo il nostro grazie è ancora più grande e sentito. Per questo vorrei dire un grazie ancora più forte al coach, ad Andrea, che ha tracciato per tutti noi una strada da percorrere. Con fiducia.

La pallacanestro femminile è bella e piena di grandi valori!!! Anche, e forse in questi mesi soprattutto, quella italiana. Grazie Azzurre, grazie coach Capobianco! 

lunedì 16 marzo 2026

PreMondiale (4^g.) - L'Italia batte la Spagna e sfonda la porta mondiale dopo 32 anni

 Ai Mondiali dalla porta principale! :clap: :clap: L'Italia taglia il traguardo con una tale naturalezza e autorità da farci quasi dimenticare di quanto sia storico il momento, visto che erano passati 32 anni dall'ultima volta, e che da 30 tondi (Atlanta '96) non varcavamo la soglia del continente in competizioni internazionali.
Il merito più grande di questo gruppo di Capobianco è di aver reso normale, logico e non episodico, quello in cui fino a poco tempo fa trovavamo porte sbarrate. Una Nazionale che finiva puntualmente in lacrime i grandi appuntamenti, ora li conclude fra sorrisi e urla di gioia.

Ma in cosa siamo cambiati, soprattutto, al di là delle singole? Credo in due punti-chiave: 1) prima le lunghe erano il nostro tallone d'Achille, ora come minimo pareggiano i duelli, più spesso li vincono; 2) prima i nostri momenti negativi diventavano psicodrammi che ci facevano naufragare, adesso non le abbiamo eliminate, le crisi, ma abbiamo imparato a reagire ogni volta.
Ciliegia sulla torta è il ruolo più maturo di Zandalasini, che in occasioni come stasera sa alzarsi sopra il livello della partita, recitare da fuoriclasse che trascina il coro, anziché brillare di luce propria ma senza costrutto per la squadra (vedi Svezia-Italia degli Europei '21), o peggio ancora squagliarsi lei per prima (vedi Montenegro-Italia 2023).
Con tutto ciò non vogliamo esagerare con l'incenso (le legnate prese dagli Usa c'insegnano l'umiltà) però la vittoria sulla Spagna è di valore assoluto, spazza i pur legittimi "sì, però chi abbiamo battuto" che si sarebbero sentiti se ci fossimo limitati al compitino di battere le mediocri Portorico, Nuova Zelanda e Senegal.
Forse le iberiche, se proprio vogliamo fare i pompieri, erano meno motivate di noi avendo già tagliato il traguardo il giorno prima; ed è comunque una Spagna buona ma non stellare come fino a qualche anno fa. Ma sono cavoli loro; abbiamo vinto per supremazia.

Il primo quarto non è scintillante. Anzi a tratti terribile esteticamente; dopo 7 minuti si è sul 7 pari. Le punte di diamante Zanda e Conde (compagne di club a Schio) ci provano ma, per ora, con poco costrutto, così come le talentuose Carrera e Fam per loro, e Verona per noi. I primi frizzi sono nostri, con Santucci e Spreafico dall'arco per un +5 lenito però dalla naturalizzata Gustafson con un dardo allo scadere (15-13).

Secondo periodo con difesa super da parte delle azzurre. Non concediamo mezzo canestro facile; siamo lì a mordere su tutti i loro palloni, e loro ne perdono a nastro. E' una piacevole sorpresa il modo in cui le stiamo mettendo in difficoltà. Nei primi 6'30" produciamo un 13-4 con Pasa in entrata e André da sotto; poi con un lancio lungo per Zanda; infine con Madera dalla media. Tutte soluzioni molto razionali, senza bisogno di prodezze.
Sul 28-17 però gira improvvisamente il vento: la Spagna si sblocca con due contropiedi di fila, pressa, mena, in un amen ricuce quasi tutto; all'intervallo il 28-26 ci rende poca giustizia. Siamo a 10/24 dal campo contro 9/26; loro compensano le 13 perse con un predominio a rimbalzo offensivo.

Terzo quarto bipolare, e alla fine cruciale. In avvio la Spagna completa un parziale di 0-14 toccando poco dopo il +6 (30-36) mentre noi sembriamo in confusione, Verona in primis. Senonché Capobianco coglie l'attimo per innescare una svolta prendendo tecnico per proteste. La Spagna fallisce il libero e da lì, com'è come non è, gira di nuovo la freccia della partita. Zanda capisce che da fuori non è in giornata e attacca due volte il ferro reggendo mirabilmente il contatto (gli arbitri le negano l'aggiuntivo); Keys e André raccolgono il segnale e fanno 45-41, ovvero controparziale di 11-1. E la difesa riprende a mordere le calcagna spagnole. A fine 3° quarto siamo 47-43. Nel frattempo è uscita Conde per infortunio; tegola per loro.

Pasa è protagonista all'inizio dell'ultimo quarto: con le sue gambe al caucciù fende a ripetizione la retroguardia iberica e mette pure una tripla; peccato solo per lo 0/3 ai liberi ma ci tiene comunque avanti, 52-48. Tornano a fioccare le palle perse per la Spagna; su una di queste Pasa realizza su lancio lungo; poi André su rimbalzo offensivo più libero (57-50 a 5' dalla fine), poi due liberi di Zanda (59-52), poi una tripla "clutch" di Cubaj a ricacciarle indietro (62-55 a -3').
La resa della Spagna è vicina: Ortiz si mangia un canestro da sotto, la panchina reclama un fallo inesistente: tecnico, 63-55; poco dopo ecco la pennellata finale di Zanda, tripla con l'avversaria addosso. Finiamo addirittura 68-56 e ci consegnano il bigliettone aereo con scritto Berlin - Italy, per la foto scenografica di gruppo.

Per noi Zanda chiude a 22 punti (7/14 dal campo, 7/7 ai liberi), una Pasa vero jolly vincente a 14 (6/7 dal campo), Cubaj a 9+8 rimba. Per loro solo Gustafson, 12, in doppia cifra; le altre fra il discreto (Buenavida, guizzante), il mediocre e lo scadente.

Nel resto del nostro girone, mentre gli Usa maciullano ovviamente la Nuova Zelanda, si sveglia Portorico battendo il Senegal in una partita di modesti contenuti (56-47). Deve però battere la Zelanda all'ultima giornata (o perdere di 1), altrimenti passano le africane.

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Gli altri gruppi. In quello cinese, il Brasile si salva nell'ultimo quarto col Mali, mentre la Cina (8500 spettatori) regola la Cechia; potrebbe finire con una classifica avulsa Cechia-Mali-Brasile e in tal caso sarebbero fottute le cariocas (se non erro).
In quello francese già tutto deciso; Colombia e Filippine erano troppo sotto il livello; festeggiano Corea e Nigeria.
Infine il più interessante, quello turco, dove le Mazzoniane sfiorano l'impresa con l'Australia ma cedono 74-77 mentre risorge il Giappone battendo il Canada, e l'Ungheria si salva all'overtime con l'Argentina. Tutto ancora in bilico (tranne il primo posto delle cangure): l'ultima giornata ha Australia-Canada, Turchia-Ungheria, Giappone-Argentina. Chi perde quest'ultima tenzone è sicuramente fuori, per il resto bisogna vedere le combinazioni.