L’orgoglio che abbiamo provato guardando le gare delle Azzurre a Porto Rico, nella qualificazione al Mondiale raggiunta dopo 32 anni, fa eco e cassa di risonanza a quello che da Bologna ad Atene ci aveva accompagnato in una estate Azzurra coloratasi di Bronzo. Anche in questo caso, a 30 anni di distanza dall’ultimo metallo messo al collo. Orgoglio per cosa la nostra nazionale ha fatto, certo, tornando a sedersi al tavolo delle grandi d’Europa, ma forse - soprattutto - per come lo ha fatto. Fatica senza paura di farla, voglia di vincere senza tensione a paralizzarci. Consapevolezza, finalmente!, dei nostri mezzi, che così limitati non sono. Anzi. Orgoglio perché “l’Italia”, questa bella, bellissima “Italia” è di tutti noi, che lavoriamo - ogni giorno tutti i giorni - nel settore. È di chi allena e di chi ha allenato queste ragazze. È di chi non ha avuto la fortuna di averle allenate, ma ogni giorno lavora per migliorare bambine e giovani donne che cullano un sogno, quello di arrivare, un domani, là dove Cecilia e compagne ci hanno fatto vedere che l’Azzurro può stare. Quella guidata da coach Capobianco è una nazionale che emoziona, che ci dà energie e motivazioni per fare il nostro lavoro sempre meglio e al meglio. Che ci insegna che non bisogna mai arrendersi, neanche se questo significa aspettare 30 anni. Per questo il nostro grazie è ancora più grande e sentito. Per questo vorrei dire un grazie ancora più forte al coach, ad Andrea, che ha tracciato per tutti noi una strada da percorrere. Con fiducia.
La pallacanestro femminile è bella e piena di grandi valori!!! Anche, e forse in questi mesi soprattutto, quella italiana. Grazie Azzurre, grazie coach Capobianco!
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