- Ostregheta, che serie. Finisce 2-0 per Venezia, come tutti pensavano, ma le due partite vanno come nessuno pensava. Roseto capace di mettere alle corde la Reyer ambo le volte, salvo arrendersi in concitati finali ove le suddite di Brugnaro hanno fatto valere il maggiore cinismo o semplicemente la buona sorte.
Considerando che le Panthers erano prive della regista titolare, Moroni, di fronte a una finalista d'Eurolega quasi al completo (tranne Pan), va considerato quasi miracoloso ciò che le abruzzesi hanno sfiorato. Con una forza mentale clamorosa per una debuttante su quei palcoscenici, ma anche un "juego bonito" con cui, detto in modo semplice, costruivano sempre (o quasi sempre) la soluzione più logica, che le portava a conclusioni da sotto o triple con spazio, ottimamente bilanciate. Se sbagliavano era perché, com'è logico, qualche limite individuale emergeva, ma non perché il gioco non fosse fluido o qualcuna forzasse o la squadra calasse di coesione e lucidità. Complimenti a coach Righi e a tutta la società.- Encomio speciale per Beatrice Caloro, autrice di due prestazioni che la lanciano come emergente dell'anno fra le italiane di A1; in mezzo a tante avversarie fisse in azzurro, è stata con ogni probabilità la miglior italiana delle serie, se non l'mvp assoluta. Ha segnato, ha preso rimbalzi, ha difeso, era su tutti i palloni. Alla fine di gara-2 era in lacrime sul campo mentre le ragazzine locali l'attorniavano per autografi; poco dopo in sala stampa rideva, nonostante l'amarezza; è senza dubbio una che trasmette sensazioni. Può decollare anche come personaggio se il rendimento la supporterà.
Sul fronte avverso, viene spontaneo commentare "Se gioca così a Saragozza, la Reyer non va da nessuna parte". Occhio però che già più volte, durante la stagione regolare, le Mazzoniane avevano sudato inopinatamente contro avversarie di medio-bassa classifica, tant'è che si diceva "se gioca così nel play-in con Schio non va da nessuna parte". Invece è andata. Non che ciò significhi che in terra iberica vedremo un'Umana... disumana, cioè da titolo europeo (attualmente resta difficile pronosticarle l'approdo in semifinale, figurarsi fare 3 su 3); ma è per dire che è tutto l'anno che le orogranata danno il meglio in coppa e fanno il compitino, nulla più, in campionato.
- L'inizio-shock di gara-1, 4-15 per Roseto dopo 4 minuti (con Ustby già a 8)si poteva in parte spiegare con una Reyer troppo rilassata dopo aver dominato con S. Martino, mentre Roseto era "in gas" dopo la battaglia con Campobasso. In realtà era il segnale della clamorosa mentalità sciorinata dalle abruzzesi, del tutto prive di timore reverenziale e puntualissime nel rispondere a ogni reazione della Reyer, che ogni volta faceva dire "ah, ecco, i canditi son finiti", e invece Roseto ripartiva.
Così succede, soprattutto, nel 2° quarto dopo il primo sorpasso veneto (29-28), con 3 triple in fila per Roseto che va all'intervallo sul 38-45; poi, quando Venezia ribalta la situazione nel 3° periodo (61-55, ovvero 23-10) e sembra chiuderla sul +13 all'inizio del 4°, ecco un clamoroso 0-13 che pareggia tutto a 5' dalla fine (66-66).
Da lì la Reyer non riuscirà più a scrollarsi di dosso le tignose sfidanti: a 2' e rotti dal termine, Roseto è ancora lì, 75-73 con palla del pareggio fallita dalle ospiti; ma Venezia non chiude la pratica, fa 1/2 in lunetta con Holmes all'inizio dell'ultimo minuto. Poi lo streaming s'inceppa e quindi dobbiamo ricorrere al play-by-play per apprendere che Verlasevic ha segnato da 2 (76-75 a una trentina di secondi), Holmes ha fatto 2/2 e sulla sirena Espedale non ha ripetuto la prodezza di G1 con Campobasso (78-75).
Holmes 19 punti, Charles 16, Cubaj 12 per Venezia; Ustby 22 + 10 rimba (mi sa che l'anno prossimo ci saluta per l'Eurolega), Verlasevic 17, Caloro 16 + 7 rimba e 6 assist.
- In gara-2, davanti a un pubblico stimato in 3000 unità (Roseto non dà mai il dato ufficiale ma così si è letto; forse qualcosa meno in realtà, ma più di 2000 sicuramente), ci si attende una Reyer più feroce dall'inizio, come a dire "va be', una volta potete darci fastidio, ma due no"; e in effetti la fiammata iniziale veneziana, 19-28 al 10', sembra andare in quella direzione. C'è però un'Ustby ancora sopraffina, che inizia con 6/6 al tiro (anche per merito delle compagne che la innescano benissimo dentro l'area); e c'è una Caloro ancora a 360 gradi. Persino qualche rimpianto per Roseto sul meno 6 all'intervallo, per via di qualche spreco in fase conclusiva; ma sul 35-41 al 20' la fuga della Reyer è ormai fallita.
E per tutto il secondo tempo non vi saranno più breaks significativi. Venezia continua ad avere micro-vantaggi ma Roseto è una succhiaruote indomabile (51-52 al 30'). Caloro duella con successo contro l'ex compagna di giovanili a Costa, MatiVilla (la quale nella serie ha un ruolo giocoforza più marginale); Ustby è sempre una spina, con Bura degna spalla (sorprendente però come Venezia si faccia bucare in area); e c'è una tripla della solita Lucantoni da momenti importanti, per il pareggio sul 58-58 a -3' e rotti.
Dojkic risponde subito dall'arco ma contro-risponde Verlasevic (61-62 a -1'50" circa). Venezia ci mette del suo nel complicarsi la vita, sbagliando 5 tiri liberi di fila nel finale (avrà 10/20 in totale); Roseto fallisce il sorpasso; Santucci schiaccia a terra un buon assist per Cubaj che deposita (61-64 a -40"); Caloro stupisce ancora con un'entrata fendi-difesa (63-64); Santucci forza un passo-e-tiro nel traffico, palla vagante su cui s'azzuffano tutte, lungo consulto dell'instant replay, poi palla a Venezia con 3" sul cronometro dell'azione. Holmes sbaglia in entrata, Roseto ha 6" per tentare il miracolo ma getta la palla e il sogno sfuma.
Ustby 24+10 rimba, Bura 14 (le due sommano 17/25 da 2), Caloro 12+13 rimba+7 assist (nel tabellino iniziale aveva un rimbalzo e 2 assist in più, forse è stato rivisto) per Roseto; Charles 15, Dojkic 14 per Venezia che manda a segno 10 giocatrici ma, come altre volte, livella le prestazioni individuali tra il discreto e il mediocre. Con tutto ciò, l'ennesimo biglietto per la finale lo porta a casa; ora dovrà alzare il tiro per tener botta in Europa.
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