martedì 7 aprile 2015

La week en rose (86 - video finale Coppa Campioni '78)

Lunedì 30/3 - 46 minuti di storia del basket italiano. E' il video della finale di Coppa dei Campioni 1978 a Nizza, recentemente rinvenuto negli archivi della tv francese e pubblicato dal sito del Geas nel 37° anniversario dell'evento.
Di tutto il significato storico di quella partita e quant'altro, ha già scritto in modo più che esauriente e magistrale il sito medesimo. Ma tentiamo qui una cronaca della partita per come si vede dal filmato, aggiungendo le impressioni che le immagini fanno su uno spettatore del giorno d'oggi, non condizionato dagli antichi ricordi.
Il video parte dall'inizio del secondo tempo. Si è sul 36-37 per lo Sparta Praga (dopo che, in realtà, era stato il Geas a condurre per gran parte del primo tempo), quindi si riparte pressoché da 0-0. Anche perché la Divina, Mabel Bocchi, segna subito il +1 Geas con un'entrata.
Il commento in francese è piacevole. Non che si capisca tutto, ma il timbro e il tono sono gradevoli, la spalla tecnica (una donna) interviene alla bisogna e non in modo martellante. Divertenti i "Sanjovannì" (ma specifica correttamente che è "banlieue de Milan", periferia di Milano), "Bocchì très grande et très blonde" (molto alta e molto bionda), "Bosolò", mentre la pronuncia di "Ciaccia" è qualcosa di surreale. :D Sembra d'intuire una simpatia nei confronti del Geas, probabilmente perché alfiere dell'Ovest contro la dittatura del basket dell'Est (viene sottolineato che mai una squadra occidentale ha finora vinto la Coppa).
L'atmosfera dell'epoca è al tempo stesso paleozoica e affascinante. Il pavimento in linoleum, le tribune piccole e probabilmente mobili, da cui rimbomba l'incessante sostegno dei supporters sestesi (in ovvia e schiacciante maggioranza). Sul piano tecnico, dice giusto il sito Geas, è insensato fare confronti col basket di oggi. Ma qualcosa si può dire. La differenza più vistosa è nelle dimensioni del campo: sia in senso assoluto (tra le lunette e la metà campo ci sono pochi metri; e una linea da 3 punti ci sarebbe stata a malapena o forse neanche), sia nel senso del "campo attivo", quello cioè dove le azioni si sviluppano. Si giocava dai 5-6 metri in avanti, ma soprattutto nei 4 metri più vicini al canestro. Peraltro non diversamente da quello che succedeva nel maschile (i filmati dell'epoca lo mostrano). Le azioni si basavano su una paziente circolazione di palla, che più volte passava di mano in mano alla ricerca della soluzione migliore, preferibilmente vicino a canestro. Ciò in parte per l'assenza del tiro da 3, in parte perché c'erano 30 secondi e non 24, in parte perché, presumo, la logica faceva ritenere che il tiro da sotto di una lunga avesse più possibilità di entrare che uno da fuori di una piccola. -_- Vediamo dunque in questa partita molte meno palle perse rispetto al frenetico basket attuale.
Per quanto riguarda la tecnica individuale, è grezza la meccanica nel tiro libero (ma le percentuali sono simili a quelle attuali), non male quella nel tiro da fuori, belli i movimenti delle lunghe con ottime capacità di servirsi sui tagli (ma forse le lunghe del Geas erano eccezionali per l'epoca). Palleggio e passaggio ben eseguiti, anche se è difficile dire quanto dipendesse dalla minor velocità del giuoco.
Non vediamo, in questo secondo tempo, il contropiede: tutto si gioca a difesa schierata. Ma, come per le altre suddette impressioni, non possiamo sapere se fosse la norma dell'epoca o meno. Di certo le giocatrici non appaiono prive di capacità di correre, né di saltare: hanno spalle larghe la metà dei bulldozer attuali, e i muscoli, se si vedono, sono sottili; ma l'atletismo c'è.
Una regola curiosa: su fallo subìto andando al tiro, si avevano 3 possibilità ai liberi, cioè se segnavi i primi due ok, finita lì, altrimenti avevi una terza chance.
Torniamo alla cronaca. Lo Sparta difende a uomo, il Geas a zona ed è una chiave della partita. La zona sestese è tutt'altro che bulgara: tutte e cinque si muovono come flippers, coprono tutta la metà campo (che, come detto, è molto più piccolo di oggi), e per lo Sparta è un rebus trovare spazi in area. Arrivano anche vari recuperi.
Nei primi 4' lo Sparta riesce a replicare ai colpi di Bocchi. La quale, secondo il telecronista, arriva a 24 punti già a inizio ripresa. Ma è un piccolo giallo, perché il tabellino ufficiale la dà a 22 complessivi. :unsure: Ma la vera match-winner di giornata si palesa a partire dal 5'. E chi è? Lella Battistella, una delle varie venete della dinastia-Geas, una lunga dall'aria seria per non dire truce (anche se sulla Gazzetta di allora si legge che era nota per le sue battute), che nell'occasione fa la parte anche della più celebre ma acciaccata Sandon. Battistella inizia a segnare una serie bestiale di canestri da animale d'area: passo e tiro, scivolamento lungo la linea di fondo, rimbalzo in attacco. Nel mentre lo Sparta sbaglia alcuni canestri abbordabili, sia da sotto che da fuori. Ed esce per 5 falli la lunga Klimesova, che era già a 16 punti. Bocchi serve un assist, c'è sfuggito a chi, ed è 55-45 Geas: fuga vera, quando siamo già prossimi a metà secondo tempo. :B):
E' il vantaggio decisivo, che lo Sparta non riuscirà più a colmare. Le ceche si sbloccano da fuori dopo svariate padelle. Bocchi replica con 2 liberi, che saranno gli ultimi suoi punti (26 secondo il telecronista, mistero). La commentatrice fa questa osservazione: "La differenza è che la regista ceca è molto meno rapida di quella italiana". :o: In effetti, mentre il play praghese sta fermo in punta all'attacco, Bozzolo è un pendolo in moto perpetuo: si sposta da un lato all'altro del fronte offensivo, cercando la geometria migliore per servire palla alle lunghe. Le cronache (e le cifre) raccontano che la Rosi nazionale sapeva anche segnare, ma in questo caso gioca una partita... alla Aldo Ossola, il suo contemporaneo regista di Varese. Impressionante la sua padronanza della palla: l'unica che perde, almeno nel filmato... la recupera un istante dopo, da terra.
Quando lo Sparta spreca un rarissimo contropiede sul -8, sembra tutto liscio per il Geas. Ma la sofferenza è dietro l'angolo. Si deve a una certa imprecisione sestese dalla lunetta sul bonus, e allo sbloccarsi delle ceche da fuori. Si riportano, le concittadine del Golem, a -4 con circa 3'30" da giocare. Battistella torna provvidenziale: segna da rimbalzo in attacco su errore di una Bocchi probabilmente stanca (e manda fuori per 5 falli un'altra lunga avversaria), poi realizza ancora su assist di Bocchi, ennesima combinazione ben riuscita fra le torri rossonere.
E' questo il momento che chiude definitivamente i conti. Lo Sparta trova un canestro da sotto (65-61), ma... Sandooon! Sandoon! Batte un colpo ricevendo al limite dell'area, su un altro taglio ben fatto, girandosi e segnando. Segue un libero di Battistella. Nel frattempo la difesa Geas lavora sodo. Poi, spettacolare, il furetto Ciaccia s'incunea nella difesa e segna in appoggio: primo canestro da sotto di un'esterna sestese che vediamo nel filmato (la grande ma lì ancora giovane Tonelli in questa ripresa resta a secco). E' il colpo del k.o.: 70-61 a -1'15". Parte la festa sulle tribune. Ciaccia segna l'ultimo canestro sestese, ancora in entrata; lo Sparta fissa il punteggio sul 74-66.
I festeggiamenti sono "naif". Un assembramento in mezzo al campo, niente altoparlante che suona "We Are The Champions", né il cannone spara-coriandoli che inonda le protagoniste illuminate da luci stroboscopiche. Solo le ragazze circondate dalla folla, che esulta felice ma sobria, così come le giocatrici: i tempi dei balletti e delle boccacce nei "selfie" sono ancora lontani. A un certo punto suona l'inno di Mameli e si vede la commozione, specie quando Bozzolo si muove verso Bocchi e va ad abbracciarla, rimanendo a piangere sulla sua spalla. C'è tutta l'intensità unica del momento in cui una vita sportiva raggiunge il traguardo massimo, che però è al tempo stesso un traguardo storico per un Paese e non solo per un'atleta. Come quando Francesca Schiavone vinse al Roland Garros, per fare un paragone recente.
Infine arriva la Coppa, il tesoro inseguito dal Geas per tanti anni, e che succede? Appena Bocchi l'afferra, il trofeo si stacca dalla base. L'avranno probabilmente aggiustato con la colla. :lol: Così preziosa, così fragile. Bocchi appare divertita dall'imprevisto: giusto per chiudere il filmato col sorriso, dopo il pianto.
Nei 17 anni successivi sarebbe diventata una scena abituale per i club italiani, quella di alzare la Coppa. Ma il merito di aver aperto la strada (compresi gli altri sport di squadra) è tutto loro, delle pioniere di coach Guidoni e patron Maumary, 37 primavere or sono.

Nella foto: i festeggiamenti del Geas con, al centro, Bozzolo che piange sulla spalla di Bocchi.



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