Lunedì 23/3 - Giornata d'induzioni (per dirla all'americana) nella Hall of Fame del basket italiano: nella categoria "atlete" è stata onorata la grande Mara Fullin, della quale a dire il vero abbiamo perso le tracce cestistiche più recenti.
Le tracce del suo passato, invece, restano ancora ben vivide, in particolare la Coppa dei Campioni del '95, massimo picco della Comense (che aveva trionfato anche l'anno prima, ma non in casa davanti a 5000 spettatori), di cui è stato appena ricordato il ventennale. A tal proposito, la Gazzetta dello Sport ha intervistato Aldo Corno, il quale s'è lasciato un attimino trasportare dall'elogio del suo squadrone che fu: "Avremmo potuto giocare nella serie A maschile", dice testuale. Beninteso, se la gioca come miglior squadra italiana di tutti i tempi con la Vicenza di metà anni '80 (il Geas anni '70 temo di no perché non aveva straniere e fu campione d'Europa senza le sovietiche. E' la squadra numero 1 di sempre per importanza storica, ma non come forza assoluta). Ma le donne di A1 possono competere all'incirca con i maschi di D o Promozione, altro che serie A. Forse loro con una C regionale, visto che erano al top. Tuttavia un pregio di Corno è sempre stata l'autostima: solo chi ce l'ha ottiene grandi cose nella vita.Se consideriamo il palmarès di Fullin (15 scudetti, 7 Coppe Campioni) e lo confrontiamo con quello di Raffaella Masciadri, giocatrice che per certi versi è considerabile la versione moderna di Fullin (cioè un talento magari non purissimo, altissimo e levissimo ma capace di diventare elemento di primo piano grazie all'intelligenza, alle doti agonistiche e all'etica del lavoro), balza all'occhio l'abissale differenza tra il basket italiano degli anni '80-90 e quello recente. Masciadri, infatti, ha un numero di scudetti paragonabile (quest'anno vincerà il dodicesimo), ma l'Eurolega l'ha sempre vista solo col cannocchiale.
Mercoledì 25/3 - Infrasettimanale di A1, che ha fretta di finire. Schio conferma che in questo periodo è intrattabile, e dopo il +37 su Umbertide ne appioppa 25 a San Martino (49-74), che sarebbe pur sempre la terza della classe. Anderson 25 in 28 minuti.
Ragusa ha riposato dopo la sconfitta-shock con Venezia. La quale al momento potrebbe anche essere considerata la sfidante più credibile per Schio, ora che ha il babau Henry (22 con 11/12 e 10 rimbalzi nel +15 su Battipaglia).
Nella lotta per le posizioni in griglia-playoff, Umbertide sculaccia Lucca (75-58; ma tu pensa la differenza attuale tra Schio e il resto del plotone, se una squadra martoriata dalle tricolori, 3 giorni dopo ne dà 17 a una delle avversarie migliori...).
Cagliari batte Orvieto con 31 di Liston e 20 di Micovic e si porta a contatto con la zona-playoff. Battipaglia riposa all'ultima giornata e non può far nulla per evitare lo scippo dell'ottavo posto, se le sarde vincono (ovviamente sappiamo che l'hanno fatto, ma la fiction impone di essere aggiornati al 25 marzo).
Venerdì 27/3 - Malumori assortiti. 1) Compri Superbasket e non trovi nulla sul femminile. Già successo in tutti i precedenti numeri, ma stavolta c'era magari la Lega Adriatica vinta da Venezia (va be' che se non avevano detto niente della Coppa Italia, cosa aspettarsi); in effetti il direttore Peterson menziona questa vittoria in 4 righe nel suo editoriale, ma sembra più che altro un "en passant" nell'ambito di un elogio a Brugnaro per la Reyer nel suo complesso. C'è un resoconto della kermesse di Rimini, ma la Coppa di A2 nostra è come se non fosse esistita. I tempi di Franco Montorro direttore e Big Roberto Lurisi libero d'impazzare a volontà (6-8 pagine di femminile ogni numero) sono lontanissimi. Bisogna rispettare la scelta ma, lo dico da lettore, così è più difficile digerire robe tipo le 6 pagine di statistiche degli stranieri della lega cinese (questo numero) o l'amarcord di Peterson su una sua oscura amichevole di high school negli anni '60 (numero scorso).
2) Vigarano penalizzata di 3 punti per ritardo nei pagamenti Fip. E' stata l'occasione per ripassare il contorto meccanismo dei playout, che si disputano solo se ci sono 6 punti (o meno) tra l'ultima e la penultima (tralasciando l'ultimissima che è la ritirata Spezia), per cui se per caso Trieste vince all'ultima giornata (ma è con Ragusa: più facile la neve ad agosto), e Orvieto perde, si avrebbero 6 punti di scarto e quindi i playout, comprendenti pure Vigarano. Ma che c'entrano i 3 punti di penalità? Be', che senza di essi, Vigarano poteva sperare di superare Cagliari ed evitare in ogni caso i playout, così invece no. Fortunatamente l'opinione pubblica italiana non verrà mai a conoscenza di tutto questo.
3) Fervono i preparativi per la Coppa Italia di A3. Ci giunge in anteprima la "brochure" che sarà distribuita all'evento, cioè il classico libretto con le formazioni e i "saluti istituzionali". Abbastanza surreali questi ultimi: si celebra il rinnovato successo dell'evento, il valore propedeutico dell'A3 eccetera. Il che è tutto vero, senza accenno alcuno, però, al piccolo dettaglio che la categoria è un morto che cammina, visto che sarà cancellata a fine stagione (e la Coppa Italia sarà uno dei motivi per rimpiangerla).
In effetti l'omissione è comprensibile: "Ma come? Prima dicono che l'A3 è così bella e poi che la cancellano?", potrebbe pensare qualche ignaro, se leggesse l'amara verità. Meglio soprassedere.
Ma forse il vero motivo per cui non valeva la pena di menzionare l'eutanasia dell'A3 è che, a occhio e croce, nel giro di 3 o 4 anni ci sarà una nuova riforma che ripristinerà la categoria. Magari anche prima, come avvenne fra il 2011 (cancellata) e il 2012 (ripristinata).
Di positivo va invece menzionato l'attivismo di Basketinside.com, "media partner" dell'evento, che sta proponendo in questi giorni una serie di interviste a una giocatrice per squadra.
Nella foto: quando eravamo re. La Comense campione d'Europa per la seconda e ultima volta. Cucciago, 23 marzo 1995 (Fullin ultima a destra).

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