domenica 19 aprile 2015

La week en rose (93 - Praga campione d'Europa)

Domenica 12/4 - La Primavera di Praga. Hanno dovuto aspettare 47 anni, i cechi, per avere la rivincita di quando i carri armati sovietici stroncarono la ribellione guidata da Dubcek. Ma ora se la sono presa con gli interessi: l'Usk Praga, la cenerentola al ballo delle Final Four, è campione d'Europa impantanando in finale la corazzata Ekaterinburg. Che di sovietico, per la verità, ha poco o nulla, visto che le sue giocatrici russe hanno totalizzato la miseria di 12 minuti in finale... :cry: (Madre Russia, rivoltati nella tomba).

La superpotenza degli Urali sembra escogitare ogni anno nuovi modi per gettar via un'Eurolega che le sembra assegnata in partenza. Sì, ne ha vinte due in 12 anni, ma per la collezione di superstars che ha ingaggiato in questo periodo, è poca cosa. La passata stagione, ospitando le Final Four, si fece sgambettare dal Galatasaray di Torrens. Quest'anno ha preso Torrens... per farsi infilzare da Praga che, lei sì, ha saputo trasformare il fattore-campo in un propellente anziché in un betabloccante.
E' una delle più grandi sorprese nella storia dell'Eurolega/Coppa dei Campioni. Non sappiamo quanto fosse quotata una vittoria delle ceche, alla vigilia delle finali. Ma forse nemmeno loro ci credevano davvero. Stagione regolare da 6 vinte-6 perse, qualificatesi col fattore-campo a sfavore su Salamanca nei playoff, sembravano il vaso di coccio tra i vasi di ferro russi e turchi. E invece, grande lezione, mostrano che il potere delle due spenderecce nazioni può essere infranto con una squadra buona ma normalissima (nessuna vera superstar mondiale nel roster, a differenza delle contendenti), a patto di giocarsela in modo gagliardo.
Una lezione che forse, un giorno, Schio imparerà: perché l'alibi del "non ce la possiamo fare contro chi ha un budget 10 volte il nostro", discutibile già prima (soprattutto se ci si fa battere non solo dalle miliardarie ma anche dalle squadre medie...), non regge più, oggi che gli organici delle corazzate sono diventati meno inarrivabili, vuoi per il ridimensionamento economico generale, vuoi perché la concorrenza cinese, come avemmo modo di notare mesi or sono, ha strappato all'Europa fior di stelle di primo piano. Lo Spartak che dominava un lustro fa, per esempio, aveva Bird, Taurasi, Fowles e Lauren Jackson, cioè le 4 migliori del mondo nel proprio ruolo, o giù di lì. Questa Ekaterinburg, per quanto foderata di nomi grossi, non era allo stesso livello. Se spiace un po' per la sua sorte sprecona non è tanto per la squadra di plastica (per quanto ammiriamo i fior di campionesse che vi militano) ma per la piazza, che a differenza di altre in Russia ha passione vera, al punto che un bello spicchio dell'arena praghese era tinto dell'arancione degli almeno 200 giunti dagli Urali, non proprio dietro l'angolo.
Anche se bisogna porre un asterisco: la storia sarebbe probabilmente cambiata se Diana Taurasi non fosse stata fermata da un infortunio alla vigilia. La Divina è mancata in modo evidentissimo a Ekaterinburg, in stato confusionale con le esterne nella sfida decisiva. Per dire che le imprese delle "outsider" necessitano di un'adeguata dose di fondoschiena. -_- Ma due giorni prima, come avevamo già riferito, la prestazione di Ekaterì nel derby con Kursk era stata brillante: nulla che facesse ipotizzare un flop in finale.

Diamo insomma più meriti a Praga che alla sorte. Le ceche hanno interpretato la partita alla perfezione. Le russe hanno subìto la partita anziché farla, quasi fossero loro l'outsider e non la squadra da battere; sono state travolte, come detto, nel duello delle esterne, non hanno saputo che farsene di una giocatrice totale come Torrens (l'ombra di quella che trascinò non solo il Galatasaray all'Eurolega ma anche la Spagna all'oro continentale), hanno sfruttato solo in parte l'immarcabilità di Parker (27 punti e 14 rimbalzi) e Gruda (19) vicino a canestro, dove peraltro le pari-ruolo avversarie hanno replicato quasi alla pari, se non a tratti meglio con Vesela (11), Petrovic (13) e soprattutto l'ex tarantina Vaughn scatenate. La corpulenta pivot è stata eletta "mvp" con 18 punti e 12 rimbalzi, ma il jolly che ha fatto saltare il banco è stata il folletto Robinson, capelli corti tinti d'arancio, 24 punti di cui 18 nel secondo tempo, demolendo a suon di accelerazioni le connazionali Nolan e Toliver, imbalsamate in un testardo quanto infruttuoso sparacchiamento da 3, incapaci di cambiare ritmo e attaccare in entrata. Per non parlare del duello fra registe spagnole, Palau per Praga e Dominguez per Ekaterì, del tutto favorevole alla prima, senza che le cifre lo dicano: ma una ha gestito, l'altra ha balbettato. In sostanza, Praga è apparsa squadra vera, con un'interconnessione funzionante fra i reparti; Ekaterì una congrega d'individualità brillanti ma scollegate.

Spunti di cronaca, avendo seguito un singhiozzante streaming su un sito di nazionalità imprecisata (lingua apparentemente slava ma non c'è parso russa). L'inizio è già fondamentale perché Praga riesce già a mettere la sua impronta, a far capire che non ha paura. Due fattori: accelerazioni a tutto campo e triple. Praga le ha, Ekaterì no. Nei primi 15' il vantaggio ceco oscilla tra i 5 e i 9 punti. Quando le russe danno la palla dentro, sfruttando Gruda nel 1° quarto e Parker dal secondo (imbarazzanti i 4 falli spesi in 1 minuto dalla pennellona ceca Burgrova), risalgono; quando riprendono a litigare col ferro da 3, ridanno fiato a Praga, che magari sbaglia le esecuzioni, per via dei suoi limiti tecnici, ma quasi mai le scelte. Però le scelte sono anche, e a questi livelli soprattutto, conseguenza di ciò che la difesa sa forzarti a fare: merito quindi di quella praghese se le russe non riescono a dare la palla dentro quanto vorrebbero. All'intervallo comunque lo scarto è del tutto colmabile (32-28). Si è a 4/6 da 3 per Praga contro 0/8 di Ekaterì, che domina a rimbalzo in attacco ma ha troppe palle perse.

Il terzo quarto è cruciale. Ci si aspetta che Ekaterì abbia messo a fuoco la situazione nell'intervallo e, limitati i danni della fiammata iniziale praghese, sia ora in grado di far valere la superiorità globale, Taurasi o non Taurasi. Succede il contrario, per via del già nominato fattore-Robinson, che diventa una scheggia impazzita. Anche Vaughn è di una puntualità incredibile nel rispondere a ogni segnale di risveglio russo. Torrens e Nolan si sbloccano solo con colpetti effimeri. Dominguez si prende un penoso tecnico per simulazione di sfondo subito. Vaughn realizza allo scadere su rimbalzo d'attacco (50-40): una di quelle giocate d'energia che gasano le proprie e demoralizzano le avverse.

All'inizio dell'ultimo quarto l'estremo tentativo di Ekaterì: Parker e Gruda sono ancora devastanti (incredibile canestro della francese da 6 metri, nell'angolo sinistro, con l'avversaria che le cade addosso), il divario si riduce a 4 punti (56-52), ma, come spesso succede, quando la rimonta è più frutto di episodi che di reale rovesciamento dei valori, basta che la ruota torni a girare dall'altra parte e arriva il rinculo. Vaughn dalla media e Petrovic da 3 ricacciano indietro (61-52), poi una disastrosa persa di Dominguez su ripartenza da rimbalzo difensivo regala due punti cruciali a Robinson, che rincara la dose subito dopo con un mirabile arresto e tiro (67-56 a -2'30").
Finisce lì, anche se con la forza della disperazione Parker s'inventa di tutto, compreso un canestro con fallo subìto, tiro libero sbagliato apposta, rimbalzo suo sorprendendo tutte e appoggio del -4 (70-66 a -14 secondi). E poi addirittura c'è una persa di Praga sul pressing che porta al -2 russo. :woot: Vesela però fa 2/2 sul fallo sistematico ed evita ogni rischio sull'ultimo tiro. Finisce 72-68, tripudio della folla praghese, secondo titolo ceco dopo quello di Brno del 2006: curiosa coincidenza che il pubblico italiano abbia appena potuto vedere il filmato della finale persa da Praga, lo Sparta però, nel '78 col Geas. Non ha vinto la squadra più forte, anzi neanche una delle 3-4 più forti di questa edizione, il che è parzialmente ingiusto. Ma ha vinto la più meritevole nelle Final Four, questo è indubbio. :yes:

Tanto per completare la stagione europea (ben sapendo che al pubblico nostrano interessa di più un Forlimpopoli-Vattelapesca di A3 che tutta la pappardella scritta sinora: mi piacerebbe un sondaggio fra giocatrici e addetti ai lavori vari, se si sono almeno informati su chi ha vinto l'Eurolega del loro sport...), :angry: c'è da segnalare che l'Eurocup, a fine marzo, è stata vinta dalla francese Villeneuve d'Ascq, che dopo aver perso di 4 in casa l'andata della finale con la belga Castors Braine, è andata a vincere di 20 in trasferta, nonostante 6500 spettatori a Charleroi. Coppa alla quale nessuna delle nostre ha partecipato, avendo Venezia preferito mieter gloria nella Lega Adriatica, e avendo le altre escluso qualsivoglia avventura extraterritoriale. Proprio in Eurocup, nel 2008 con Schio, ottenemmo l'ultima nostra vittoria europea; al 1995 risale l'ultima Coppa Campioni (Comense); al 2002 l'ultima Final Four raggiunta (Parma). Non vinciamo una medaglia con la Nazionale senior dal '95; non andiamo alle Olimpiadi dal '96, ai Mondiali dal '94. Ma accontentiamoci. Non si sa di che, però accontentiamoci.

Nella foto: Danielle Robinson realizza in contropiede sotto lo sguardo impotente di Sandrine Gruda e quello festante della folla praghese.


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