sabato 30 aprile 2016

[B] - Resoconto di Usmate-Monfalcone (1° turno G2)

Domenica 24, attraversando le ridenti lande di Biassono, lambendo il parco di Monza ove rombavano motori di qualche gara in corso nell'autodromo, e poi quelle di Arcore, un tempo devote a Sire Silvio mentre ora ne compiangono la decadenza, mi sono recato a vedere Usmate-Monfalcone, ritorno del primo turno dei playoff nazionali di B.
L'esito della qualificazione era segnato dalle 16 lunghezze di scarto che le friulane avevano messo insieme all'andata, e che costringevano quindi una squadra come Usmate abituata ai bassi punteggi, più adatta alle vittorie punto a punto, a fare un miracolo per ribaltare la differenza-canestri.

Si capiva abbastanza presto che le padrone di casa, nonostante un pubblico numeroso che ha incitato dall'inizio alla fine le sue, con un affetto che avrebbe consolato da una sconfitta di 100 punti, avevano poche speranze di farcela. Monfalcone impostava la partita sul vantaggio di stazza, con gli armadi Degrassi e Buiatti a fare da colonne portanti, pur senza segnare molto, ma in grado di far girare al largo dall'area le avversarie (esiguo l'apporto delle uniche interne di Usmate, Bassani e Reggiani, quest'ultima uscita poi a inizio ultimo quarto per scavigliatura) potendo così premere forte anche sul perimetro, limitando quelle triple che la compagine brianzola ha come tradizionale marchio di fabbrica e che erano un'arma indispensabile per propellere la rimonta, giacché a colpi di 3 il punteggio poteva salire con la rapidità necessaria, altrimenti ci sarebbe voluta una precisione da 2 che non era strutturalmente possibile per Usmate. La quale finiva per prendere tiri perlopiù brutti, e poi, forse pagando la tensione, per sbagliare anche quelli con più spazio.
In attacco, Monfalcone pur senza brillare (va detto che era fuori per infortunio, come all'andata, la miglior realizzatrice Furlan) praticava un gioco lineare, anche in questo caso sfruttando la stazza delle lunghe per aprire spazi per le incursioni del play Rosso e i tiri dalla media delle bionde ali Sustersich e Battistel.
Insomma Monfalcone comandava di misura per quasi tutti i primi 30 minuti, salvo un paio di brevi sorpassi di Usmate, che però all'intervallo aveva solo 17 punti sul tabellone, contro 24 che diventavano 26 in avvio di ripresa, ovvero +25 sommando l'andata. Missione ormai impossibile per le padrone di casa. Che a quel punto si sbloccavano, un po' per orgoglio un po' perché ormai non c'era più nulla da perdere, e con l'improvvisa esplosione di Laura Meroni (solo omonima della '99 di Costamasnaga nel giro della nazionale giovanile; questa è un'ala veterana dell'85 di doti fisico-tecniche non sensazionali ma più che buona agonista), autrice di 20 punti tutti dopo l'intervallo, pervenivano prima all'aggancio (32-32 al 27') poi al sorpasso (40-39 al 32'), che avrebbe potuto anche giungere in anticipo senza qualche errore di troppo dalla lunetta.
Col ritrovato morale, e spinte dal suddetto commovente pubblico, le usmatesi provavano a crederci sul 48-42 al 35', dopo 7 punti quasi di fila di Giosuè (guardia ex Crema); ma ne restavano pur sempre altri 8 da recuperare, e non c'era mai la continuità al tiro necessaria per Usmate. E Monfalcone, per quanto un po' in difficoltà, non dava l'idea di andare in panico, sapendo di avere un cuscino di sicurezza ancora consistente.
Si arrivava così a una riffa di tiri liberi negli ultimi 2 minuti e mezzo, che fruttavano quasi sempre un 1/2 da parte dell'effettuatrice di turno; e dunque lo scarto non cambiava, per un punteggio finale di 56-50 che consentiva alle padrone di casa di conquistare la vittoria della bandiera, e a Monfalcone di festeggiare il passaggio del turno.



venerdì 29 aprile 2016

Punto A1 - riepilogo quarti playoff

Per festeggiare i 2 milioni di visite oggi raggiunti, riassumiamo i quarti-playoff di A1, ancora col fiato mozzo per le emozioni che ci hanno regalato, pari a quelle di un documentario di Alberto Angela o di una recita dialettale del centro anziani di Baranzate. :blink:
Premessa: tradizionalmente i nostri quarti di finale non offrono sorprese. Se fai una ricerca sugli ultimi 10 anni (ma non c'è bisogno perché l'ho già fatta io), scopri che, su 40 serie dei quarti, solo 2 volte una peggio classificata ha eliminato una meglio (2013: Umbertide su Taranto che poi si sciolse; 2015: Napoli su S. Martino), e ben 28 volte la meglio piazzata ha vinto 2-0.
Ovvero, è già una mezza eccezione che si vada alla terza partita, anche se è solo la seconda volta in 10 anni che ci sorbiamo il quadruplice "cappotto". Ma visto il divario enorme già palesato in stagione regolare tra le "big 4" e il resto, quanto accaduto tra il 21 e il 24 aprile è del tutto logico. Accontentiamoci, va', dei due ribaltoni avvenuti negli ottavi, e del probabile equilibrio che avremo d'ora innanzi.

La serie più interessante era il derby tra Venezia e S. Martino, quarta e quinta. In effetti le due partite sono durate 3 quarti abbondanti; però la Reyer ne ha di più, era parsa già in crescita nel finale di regular season. In gara-1 da +3 al 30' si passa all'81-68 finale; 27 di Christmas (38 di valutazione) e 18 di Fontenette contro 17 di Gianolla e 16 di Bailey; troppo divario nella produzione delle straniere. In gara-2 il caloroso popolo luparense ci crede a lungo (+1 al 30') ma anche stavolta c'è il decollo reyerino alla distanza (70-81, punteggio quasi identico); 18 di Ruzickova e 17 di Christmas (28 di valutazione) contro 17 di Bailey; stavolta S. Martino fa quasi pari con le straniere, ma ecco il fattore italiano con Bagnara e Carangelo in doppia cifra più la sorpresa Pan che fa pan-pan (cioè esplode) con 14 punti, 4/5 dal campo, 4/4 ai liberi, mentre di là non bastano 12 di Filippi.

Tra Schio e Battipaglia due partite di stampo differente. Gara-1 è un massacro, con le campane che, giunte a sorpresa sin qui, sembrano dover capire dove sono finite; la risposta è: nel tritacarne. 94-55 i punti, 144-33 la valutazione. 6 in doppia cifra per Schio contro solo le 3 straniere per il team di Riga. Che però, bisogna dire, riesce a rimettere insieme i cocci e presentare una compagine competitiva in gara-2, che subisce il break nel 2° quarto ma poi non si fa mai seminare (64-72). Treffers e Gray 17 contro 22 di Anderson, che non di rado cava castagne quando qualche compagna pare sottotono. Insomma Schio mostra prima i muscoli, poi qualche vulnerabilità.

La sua avversaria prossima, Ragusa, ha fatto fesa di Parma: 69-51 in gara-1 (ma era 61-38 al 30') con 17 di Brunson e 15 di Consolini; 57-79 in una gara-2 quantomeno combattuta sino al 30' (comunque +11) anche se la valutazione finale dice 45-98; 19 di Little contro 20 di Clark.
Ha giocato la sua ultima partita, come si è detto, Francesca Zara, e l'ha fatto da par suo, 10 punti e 4 assist a 40 anni. Su di lei parla la carriera più che eventuali mie ciance: alla Comense prese l'eredità di Todeschini vincendo 5 scudetti e centrando le ultime final four nerostellate in Eurolega, che poi ha vinto nel 2007 (unica italiana della sua generazione a riuscirci) con lo Spartak delle superstars Taurasi, Bird ecc.; ha anche fatto una stagione in Wnba a Seattle; in Nazionale ha chiuso un po' troppo presto, dopo il fiasco agli Europei 2007 casalinghi dove era una delle leader designate, ma ha comunque vinto 2 argenti (Mediterraneo e Universiadi).
Al di là dell'elenco, e al di là della classe che ha sciorinato per un ventennio, mi soffermerei sul carattere della giocatrice, non di rado descritto come spigoloso, e tuttavia indice di una personalità da primattrice e non da comprimaria, quello che purtroppo l'attuale generazione di italiane sembra cronicamente condannata ad essere. Intendo dire che gente come Macchi, Masciadri, Zara e, da ultima anagraficamente, Ballardini, erano (sono) giocatrici in grado di duettare alla pari con le straniere della propria squadra, anzi non di rado a esserne loro le leader. Gente di carisma che ti affascina seguire, anche se magari il lato negativo è che rompono le palle ad arbitri, compagne, allenatore e quant'altro. Non so se è solo questione tecnica o di "forma mentis", ma a mio parere nelle annate tra l'82 e il '91 non abbiamo più avuto nessuna di questo tipo (con l'eccezione di Sottana, per quanto attualmente involuta, il che mi fa pensare che non sia questione di carisma ma di talento: se uno non ha talento sufficiente, deve stare con le orecchie basse). Speriamo nelle giovani, che hanno fatto meglio delle suddette '82-91 fin dai tempi delle giovanili. Ma questa è una divagazione; onore a Zara.

Infine Lucca, la testa di serie numero 1, con la sua applicazione feroce non poteva aver problemi contro una Torino probabilmente paga di aver fatto saltare il banco con Napoli; e infatti le ha rifilato parecchi gianduiotti sia in gara-1 (85-62, tutto il quintetto dai 14 ai 17 punti contro 25 di Anderson ma poc'altro) sia in gara-2 (47-68, Wojta 18). Resta per le toscane il neo di una panchina che, anche in una serie così squilibrata, ha prodotto poco. La grande scommessa di Diamanti è quella di vincere lo scudetto con un anacronistico sovraimpiego delle titolari. Con Venezia potrebbe non pagarlo, ma poi in finale contro le chilometriche Ragusa e (ancor più) Schio?

giovedì 28 aprile 2016

Gottardi contesta Taurasi sui canestri ribassati

Approfitto anche per segnalare un'altra polemica: Silvia Gottardi contro Diana Taurasi. L'argomento è lo stesso di cui avevamo parlato qui due settimane fa, cioè la proposta di abbassamento dei canestri. Perfetta sintonia del qui scrivente con lei quando sottolinea che non è questione di schiacciate ma di tiri in generale.

Non è che se sei forte, vincente e famoso hai sempre ragione su tutto, alcune volte anche i grandi fanno o dicono stupidaggini!

Diana Taurasi è sicuramente una delle giocatrici più dominanti dell’ultimo decennio, forse la più forte di sempre. Una che ha vinto qualche giorno fa di nuovo l’Eurolega con Ekaterimburg e di nuovo il titolo di MVP (tra l’altro in Russia guadagna 1,5 milioni di dollari a stagione. Poi ci domandiamo come mai le Italiane non vincono in Europa… Ma questa è un’altra storia)!

Lei a ‘sto giro ha fatto una grande gaffe, rispondendo alla richiesta dell’altra superstar americana Elena Delle Donne di abbassare il canestro con un poco felice “Allora rimettiamoci la gonna e torniamo dietro ai fornelli!”.

Ora, non è che io prenda le difese di Delle Donne perché essendo bionda sto dalla parte delle bionde per partito preso, però credo fortemente che l’abbassamento del canestro possa dare una marcia in più al basket femminile. Non solo schiacciate, ma anche lay-up più facili e percentuali di tiro più alte: più spettacolo insomma.

Certo, il basket femminile è bello anche così, perché è un gioco che sopperisce alla minor fisicità con più tecnica e tattica. Certo, Steph Curry sta mostrando al mondo che non c’è bisogno di schiacciare per essere un fenomeno e incantare… Ma signori, non siamo tutti né Steph Curry né Diana Taurasi né tantomeno Elena Delle Donne. Venite a vedere in serie B femminile la gente come tira da 3 o i canestri che molte giocatrici si mangiano da sotto. Troppo facile dire che le donne non hanno bisogno di adeguamenti quando sei nel miglior quintetto del decennio e sei 183cm di muscoli e talento.

Qui non si tratta di traguardi da conquistare, qui si tratta di adeguamenti giusti che già esistono nella maggior parte degli sport femminili.

Nessuno dice a Serena Williams che è una sfigata che non ha le palle di lottare ad armi pari con gli uomini perché gioca al meglio dei 3 set invece che al meglio dei 5. Nessuno sberleffa le pallavoliste perché giocano con la rete più bassa o le atlete perché saltano ostacoli più bassi. Ma perché allora Diana Taurasi deve mettersi di traverso quando Elena Delle Donne chiede una cosa giusta e sacrosanta (che per altro anche io sostengo col mio documentario)?

La parità di genere nello sport a mio avviso non si conquista volendo a tutti i costi emulare gli uomini, ma pretendendo mezzi adeguati e rispetto. Cara Diana, la richiesta di Elena Delle Donne non ci fa tornare indietro, ma ci proietta in avanti!

Aggiungo: spesso l'argomento che viene spesso addotto da chi si oppone al cambiamento è quello dell'impossibilità di adeguare tutte le palestre all'abbassamento; ma per me è un falso problema: posto che, appunto, il livello che conta non avrebbe problemi ad adeguare l'altezza dei canestri, se a livello amatoriale si accetta tranquillamente che una volta si giochi sul parquet, una volta sul sintetico, una volta sulla terra battuta (vabbè, per dire), una volta in un campo grande quanto la steppa siberiana e una volta in un campo bonsai dove per tirare da 3 negli angoli devi stare in punta dei piedi, perché non accettare che, varata la regola dell'abbassamento, qualche volta si giochi ad altezza 3.05, se non c'è modo di regolarla?

Come ha argomentato Silvia Gottardi e umilmente anch'io, il vantaggio di un canestro più basso si ripercuoterebbe su tutti i tiri, alzando le percentuali e di conseguenza i punteggi, e il divertimento per chi guarda, anche perché si ridurrebbero quegli errori da mani nei capelli che sono una peculiarità del femminile (i cross e i mattoni, anche da vicino, sono molti più che nel maschile: o le donne sono "sbirole" nella mira per natura, oppure è la distanza eccessiva dal ferro che le rende tali).
Vero, anche le under 13 oggigiorno tirano da 3 con naturalezza, ma le percentuali fanno ridere.
Le schiacciate sono l'ultimo dei problemi.

mercoledì 27 aprile 2016

Polemica in Usa per l'esclusione di Candace Parker

Polemica, polemica: nella civiltà dei social non c'è nulla senza polemica, senza qualcuno che pensi che dietro ogni cosa c'è malafede o cretinaggine. Oggi è stata ufficializzata la nazionale Usa per le Olimpiadi di Rio, organico meraviglioso, potrebbero dividersi in due squadre e vincere oro e argento. Ma fa scalpore l'esclusione di Candace Parker: ecco un esempio sul lato destro dell'immagine. In pratica s'insinua che Parker sia stata fatta fuori in quanto al college preferì Tennessee a Connecticut, la quale con Auriemma "c.t." e Taurasi come mammasantissima ha in mano le leve del potere in nazionale, e infatti la giovane Stewart, fresca del quarto titolo con UConn, c'è.

martedì 26 aprile 2016

B - riepilogo 2. fase lombarda + 1° turno playoff nazionali

Arretrati che avanzano. Prima di parlare del primo turno di playoff nazionali di B, riepilogo quanto avvenuto nella fase lombarda. Il girone di seconda fase da 9 squadre, detto "Gold" ovvero poule promozione, che dava accesso ai 5 posti nei tabelloni interregionali, non ha tardato a fendersi in due lotte parallele: quella per il primato e quella per l'ultimo posto utile per la post-season. Nella battaglia di vertice, usciva di scena verso l'inizio del girone di ritorno Usmate, vittima di alcuni passi falsi in trasferta. Restavano quindi Varese dell'ex geassina Cassani (più varie esperte giocatrici di categoria), Brixia Brescia delle grandi veterane Frusca e Marcolini, e Milano Stars di De Gianni, Giunzioni e Cipo Brioschi. Svolta decisiva quando Varese, che era padrona del suo destino, incappava in una contro-prestazione a Usmate, vanificando così tre quarti di stagione in cui era stata la squadra migliore. A quel punto subentrava la Brixia, che avendo gli scontri diretti a favore con le Stars doveva solo evitare passi falsi con avversarie agevoli nelle ultime due giornate, e così otteneva il pregiato ruolo di "Lombardia 1", con l'esenzione dal primo turno e un tabellone meno in salita. Stars seconde e Varese terza masticando amaro.

Con Usmate placidamente quarta, un po' come un motociclista troppo staccato dalla lotta al vertice ma anche tranquillo di non venire raggiunto dai cagnacci indietro, restava da assegnare il quinto posto; qui la svolta era un 20-0 lucrato da Mariano Comense in casa della Brixia per mancanza del medico: :blink: oltre ai 2 punti insperati, le brianzole, che apparivano malconce per infortuni e risultati latitanti, ritrovavano morale, come avessero capito che le stelle erano con loro; al resto provvedeva una "Kerol" Bossi dalla mano infuocata nell'ultimo mese, che dapprima salvava Mariano da un k.o. con l'ultima in classifica Bresso, segnando una tripla allo scadere, poi ne rifilava 26 a Pontevico nel decisivo scontro diretto, in cui Mariano poteva gestire il +5 dell'andata ma vinceva comunque di 4. Già uscito dalla lotta un paio di turni prima il BFM Milano delle grandi Gottardi e Contestabile. Per la Silvia nazional-popolare, che attualmente ci risulta impegnata in nuovi progetti ciclistici, scatta il consueto (da qualche anno) "toto-ritiro o continuazione". Ma in questi giorni che riportano in auge grandi vecchi dello sport nostrano, come Totti e Rossi, perché mai smettere prima che siano suonati i 40 anche i 45? Come rendimento individuale, sebbene con qualche incostanza, Gottardi è stata in questo suo debutto in B una giocatrice di primissimo piano.

Negli ultimi due weekends si sono disputati andata e ritorno del primo turno nazionale; ricordiamo che ci sono 4 tabelloni separati, da 7 squadre cadauno; tre turni a eliminazione, chi arriva in fondo in ogni tabellone è promosso in A2.
La maggior parte delle 12 serie di primo turno è stata squilibrata, con un 2-0 spesso secco per la più forte. Tra le più interessanti, S. Marinella (ex team di Miss Italia Sabatini) che ha fatto +3 e +2 su Marigliano; Muggia della grande Borroni che ha rifilato una decina di punti a Varese sia all'andata che al ritorno; S. Martino, succursale dell'A1, ha perso di 5 l'andata a Mariano ma ha stravinto di 24 in casa sua.
Grottesco infine quanto capitato all'andata a Brindisi, con l'assenza del medico di casa che portava all'inevitabile 0-20 in favore di Perugia, che poi ha dominato anche il ritorno. Non tutti a Brindisi paiono aver accettato con serenità l'inconveniente (che volete che sia, buttare una stagione perché il medico arriva in ritardo?), come attesta la sentenza emessa dal giudice: :woot:
soc. A.S. FUTURA BASKET BR ASD: squalifica campo per 1 gara a causa dell'invasione commessa da sei/sette persone della squadra di casa che non accettando la decisione arbitrale,inveivano contro gli arbitri inseguendoli fino allo spogliatoio impedendo loro di chiudere la porta dello stesso per la chiusura del referto. [art. 29,3B RG]

Le semifinali sono: (tabellone A) Brixia Brescia-Parma; Lavagna-S. Martino; (tabellone B) Udine-Frascati; Torino Teen-Milano Stars; (tabellone C) Cavezzo-S. Marinella; Muggia-Massa e Cozzile; (tabellone D) Stelle Marine Ostia-Catania; Monfalcone-Perugia.

Punto A2 - quarti playoff

Playoff e playout di A2, primo turno in archivio. Nel girone A tutto è durato solo lo spazio di due gare, nemmeno una serie su 6 che sia andata alla terza. :blink:
Nei playoff completamente rispettate le gerarchie della stagione regolare; del resto il fossato in classifica tra le prime 4 e le piazzate dal 5° all'8° era profondo. In un paio di partite, su 8, poteva finire diversamente; per il resto scarti netti.
Difficilmente Albino poteva insidiare mostro-Broni, arrivata così a 30 vittorie stagionali su 30. In gara-1, all'intervallo è già 39-19, finale 73-43; Pavia 22 punti contro Silva 13 + 11 rimba; Fumagalli tenuta a 5 punti con 3 tiri dal campo. In gara-2 sul suo terreno la compagine bergamasca ci prova di più (-2 all'intervallo) ma alla lunga la corazzata la macina (50-67) con 19 di Pavia, decisamente in forma in questa serie, e 16 di Galbiati, contro 15 della '97 Carrara (assente in ambo le gare Lussana).
Ci si attendeva, e in effetti si è avuta, qualche difficoltà in più per Crema contro Alpo. Tuttavia gara-1, dopo il +6 dell'intervallo, finisce 72-50: Caccialanza si sente Steph Curry e fa 7/16 da 3 per 25 punti; di là solito tabellino uniforme senza squilli. In gara-2 le veronesi cercano di stare aggrappate ma Crema sta sempre davanti (67-75 con 21 di Veinberga e 17 di Rizzi contro 19 di Dzinic).

Passiamo alle serie in cui si è avuta qualche emozione in più. Vicenza sventa d'un soffio il colpaccio di Pordenone in gara-1: era -11 intorno al 30', poi vince 49-48 con un canestro di Keys, appena rientrata da lunga assenza, a 13 secondi dalla tromba finale. Solo 8 minuti per Ramon a causa di 4 falli. Nessuna in doppia cifra per Vicenza, che forse ha avuto bisogno di una partita per ricomporre i suoi assetti essendo tornata al completo; per Pordenone 18 + 11 rimbalzi di Madera, e se cercavamo una prova di come rende sotto pressione l'abbiamo avuta. In gara-2 però la musica cangia bruscamente: incredibile e grottesco l'1-23 incassato dalle reyeriane nel 1° quarto, :woot: che diventa 12-40 all'intervallo (quando si dice "la zavorra iniziale") e 42-65 alla fine. Sbalzi di gioventù? Per Vicenza 13 di Ramon, per Pordenone 10 di Zecchin. Secondo dispiacere per la "jeunesse dorée" veneziana dopo la finale U20 di Pasquetta, ma questa sesta piazza in A2 non è certo un fallimento.

Infine Milano-Marghera, che ha offerto due partite equilibrate - come del resto ci si attende quando si scontrano quarta e quinta -, ma con il Sanga in grado ambo le volte di mostrarsi superiore quel tanto che basta, e con modalità diverse. In gara-1, come abbiamo narrato in dettaglio, scatta forte Marghera, poi equilibrio da fine 2° quarto a metà dell'ultimo, infine fuga meneghina con un 19-8 negli ultimi 5 minuti a suon di assist; Da Silva e Maffenini 17 contro Striulli e Fabris 14.
In gara-2 invece è Milano a fare l'andatura, tirando quasi col 50% mentre Marghera intorno al 30%; le venete però si tengono a galla con 25 recuperi contro 7 perse e stanno lì a contatto sinché, dopo un infortunio allo zigomo per Striulli provocato da una gomitata involontaria di Da Silva, il Sanga allunga a +10; reazione ancora di Marghera, che ritrova la stessa stoica Striulli, ma ha nuovamente una Nicolini disastrosa (0 punti con 0/10...) e Milano resiste (58-61). Maffenini 21 contro Striulli 16; Da Silva 20 rimbalzoni.
Come abbiamo testè riportato, la partita, oltre a durare 2 ore per la sospensione di circa 15' quando Striulli s'è fatta male, sta avendo una coda avvelenata con la multa a Marghera per insulti a sfondo razziale (Da Silva ovviamente il bersaglio), lo sdegno della società veneziana per la sanzione e una discussione tuttora in atto fra le due parti sul poco ortodosso ma ormai universale mezzo di Facebook. :alienff:

Abbiamo quindi ciò che pensavamo di avere in semifinale; aperta sicuramente a ogni esito Crema-Vicenza (il campionato parla per la compagine omonima della parte grassa del latte, però le laniere hanno il potenziale per sovvertire), mentre a esser franco non do molte chances a Milano con Broni, anzi nessuno ne dà. Bruttino questo fossato di 11 giorni tra quarti e semifinali, a spezzare il ritmo dei playoff che invece dev'essere serrato e martellante.

Sempre nel girone A, i playout hanno al contrario premiato le squadre peggio piazzate. Poco giusto che chi ha lottato per i playoff fino a poche giornate dalla fine ora rischi di retrocedere in favore di compagini che si sono sempre barcamenate in zona-palude; ma i valori, come già rilevavamo, s'erano appiattiti nell'ultimo scorcio di stagione, perciò la classifica era fuorviante. E' Cagliari a salvarsi nel derby sardo: in gara-1 mette la freccia nell'ultimo quarto dopo 3 a inseguire (53-58 con 15 di Scibelli e 14 di Sarni contro 20 di Ljubenovic); Selargius accusa il colpo e non rende pane (carasau) per focaccia in gara-2: 75-52 con 17 di Masic e Sarni.
Anche tra Carugate e Castelnuovo salta il banco. Personalmente non vorrei mai giocare una partita decisiva contro la volpe D'Amico, tanto più se manca Frantini (oltre a Picco) per tutta la serie e Zanon in gara-2. In quelle condizioni le piemontesi erano più profonde e direi anche più forti, tant'è che hanno concluso davanti 8 quarti su 8. In gara-1 Carugate tira malissimo (19/71 contro 23/52) vanificando il +9 nei rimb'offensivi e il +13 nel saldo recuperate-perse: 54-60 con 18 di Beretta contro 11 di Gabba e altre tre a 10. In gara-2, in cui come detto viene a mancare anche Zanon, di fatto azzerando la panchina carugatense (9 minuti e zero punti totali), Castelnuovo spadroneggia nel primo tempo (+15) ma subisce il sorpasso a inizio ultimo quarto dopo un lungo e caparbio inseguimento; anche stavolta però le percentuali non supportano Carugate (51-42; Salvini 16 contro Beretta 11).

E quindi nel turno senz'appello dei playout, incrociando col gruppo B, si ha: Selargius-Ancona e Carugate-Salerno. Per quest'ultima serie, l'incognita è se giocheranno le doppio-tesserate con Battipaglia, tra cui Tagliamento, ossia una delle migliori italiane di A1; ma anche se Carugate riuscirà a recuperare Frantini e Zanon. Né la compagine sarda né quella lombarda si aspettavano, credo, sino a un mese fa di doversi giocare la retrocessione all'ultimo appello.

Diamo il solito spazio equo al girone B: playoff, passano Spezia, Ferrara, Castel S. Pietro e Bologna, quest'ultima sudando parecchie camicie in gara-3 con Palermo (53-52). Ora in semifinale Spezia-Bologna e Ferrara-Castel.

C'è da far passare ora una settimana prima che le santerbarbare esplodano.

lunedì 25 aprile 2016

Polemica Marghera-Sanga (insulti a Da Silva)

Scoppia una polemica.
Provvedimento del giudice contro Marghera per insulti razziali nel corso di gara-2 col Sanga.

Sulla pagina Facebook di Marghera la società reagisce:

PROVVEDIMENTO INGIUSTO
Mercoledì 20 aprile si è conclusa la stagione della Rittmeyer Giants Marghera con la sconfitta in gara due dei quarti di Play-Off con Milano, per 58 a 61.
Una partita combattuta che seppur persa ha sottolineato il valore e il risultato ottenuto dalla nostra squadra nel corso dell’intera stagione. A fine partita, con il contorno di un numerosissimo pubblico, entrambe le squadre hanno festeggiato, Milano per il superamento del turno, Marghera come detto per la bellissima stagione.
Perché allora questa nota. La festa per i Giants è stata rovinata venerdì mattina con la comunicazione dei provvedimenti disciplinari sulla partita: “Ammenda di Euro 200,00 per offese collettive sporadiche del pubblico nei confronti di un tesserato ben individuato a sfondo razziale”. È stata peggio di una pugnalata: ingiusta e immotivata. Non entriamo nel merito dell’arbitraggio, come detto alla fine la partita è stata una festa e gli errori arbitrali fanno parte del gioco. Ma quello che gli arbitri hanno scritto nel referto a fine partita è stata una grandissima invenzione, che forse li qualifica o meglio li squalifica anche a fronte del loro operato nel corso della gara. Quasi la ricerca di una loro auto giustificazione.
Ci sentiamo noi offesi del loro operato e da quanto poi il Giudice ha sancito.
I fatti: A inizio terzo periodo alla giocatrice n° 1 di Milano Da Silva veniva fischiato uno sfondamento ai danni del n° 7 di Marghera Striulli. L’impatto è stato molto violento tra gomito della prima e viso della seconda. Un fallo di gioco, sicuramente involontario. Striulli cadeva per terra con una ferita al naso con una copiosa emorragia. Striulli è stata subito soccorsa da medico e dai sanitari addetti, per il quale intervento la partita è stata interrotta per 15 minuti. Palestra in silenzio, è stato solo notato da parte della giocatrice Da Silva una sostenuta lamentela con l’arbitro che le aveva fischiato il fallo, e un suo mancato interessamento a quanto capitato a Striulli.
Alla ripresa della partita entrambe le giocatrici restavano in panchina.
Quando a metà del quarto periodo Da Silva è rientrata in campo il pubblico ha accompagnato il suo rientro con fischi e “booo”. Cosa che sarebbe successa, a fronte di quanto descritto, con qualsiasi altra giocatrice e in qualsiasi altro campo. E cosa completamente indipendente dal colore della sua pelle. Tanto che gli stessi fischi e “booo” sono stati rivolti anche all’allenatore della squadra di Milano dopo una sua protesta con gli arbitri.

Perché ci sentiamo offesi. Quest’anno ci è capitato di avere a che fare con la Giustizia Sportiva con i noti fatti per la partita con Albino. Alla fine i fatti ci hanno dato ragione, ma nel percorso ci siamo scontrati con aspetti formali e “giudiziari”, quando alla fine bastava guardare il filmato della partita. Crediamo che una ammenda per offese a sfondo razziale sia molto più grave di una partita vinta o persa a tavolino. Crediamo che il Giudice e la Federazione di fronte a quanto di così grave scrive un arbitro, dovrebbe approfondire, capire e intervenire se è il caso anche più pesantemente, ma per farlo dovrebbe quanto meno verificare. Non c’era nessuna urgenza per il provvedimento, ci sono le immagini della partita, c’erano giornalisti e Tv, gli ufficiali di campo. Tanti elementi a supporto del Giudice per applicare una Giustizia veramente GIUSTA.
A volte anche gli arbitri possono sbagliare con un fischio, che non si può verificare, ma possono sbagliare anche quando scrivono e ricostruiscono dietro il referto, e questo si, si dovrebbe poter verificare.

I Giants non faranno ricorso, la nostra storia e il nostro operato parlano da soli. Tra le centinaia di tesserati attuali e tra le decine di migliaia di persone che sono passate per Marghera nei 40 anni di ininterrotta attività e non solo sportiva, abbiamo accolto bambini, ragazzini, persone di tutte le provenienze, di tutti i colori, senza nessuna distinzione.
Crediamo, a fronte di queste provvedimento, che i nostri veri Giudici siano loro.

GIANTS MARGHERA


Nei commenti il dirigente milanese Ferrario replica:

come fotografo ufficiale del sanga ero vicino al gruppo di tifosi che al grido di "ti facciamo bianca" inveiva contro la nostra giocatrice che nello scontro ha riportato tre tagli sul braccio causati dai denti di Striulli e di questo nessuno ne fa menzione ne tanto meno si chiede a striulli di vedere come stava l avversaria. inoltre da dirigente sportivo nazionale vi faccio presente che la modalità di un infortunio del genere era che la ragazza doveva essere ricoverata sulla barella e curata in ambulanza senza interrompere la partita cosa che invece e successo e il sanga ha accettato senza nessuna rimostranza visto l importanza della giocatrice in questione. se vedete i filmati vedrete che gli arbitri hanno ragione in tutto e per tutto.

L'allenatore e patron milanese Pinotti aggiunge:

Non si tratta di boo. Sono pronto a testimoniare e non solo io quello che ho udito con le mie orecchie in particolare da un uomo e una donna sotto il canestro accanto alla nostra panchina. Dissociatevi vi prego da questi due individui davvero diseducativi anche per i bambini che avevano intorno. Ripeto la società Marghera non c'entra. Ma è ugualmente grave che ciò accada.

Interviene anche la mamma di Striulli. Non possiamo riportare tutto ma la fiamma arde. Anche tra Pinotti e la sua quasi ex giocatrice Carla Fabris (anni fa s'allenò col Sanga ma poi non potè essere tesserata come rinforzo). Fabris scrive:

Gravi, se ci sono stati, gli insulti a sfondo razziale. Altrettanto grave è che una giocatrice giochi usando i gomiti in questo modo (3 nasi in 2 partite) e soprattutto che ciò le sia concesso.

e Pinotti replica:

"Carla Fabris tu sai che ti voglio Bene e per questo vorrei passare sopra le cazzate che scrivi. Attenzione però perché da adesso stampo tutto e vi denuncio agli organi disciplinari della Fip. Rischi l'articolo 2 su Lealtà e Correttezza. Siamo tesserati e queste cattiverie gratuite e false contro una tua collega, che tra l'altro alimentano il razzismo, IO NON TE LE PERMETTO!!! Siete amichevolmente avvisati. E tu sai che se comincio, io non mi fermo finché non avrò legalmente ragione dalle Istituzioni..."

Interessante anche l'intervento del medico che ha curato Striulli:

Mi duole contraddire il sig.Ferrario ma le cure mediche impongono la mobilizzazione della persona lesa una volta stabilito e quantificato il danno. Non parlerò della condizione clinica della persona che ho assistito come Pubblico Ufficiale durante l'infortunio, ne'delle constatazioni clinico legali dell'infortunio, poiché segreto d'ufficio, ma Lo prego di controllarsi prima di insegnare allo staff medico e paramedico il suo lavoro.

domenica 24 aprile 2016

[A2] Resoconto di Sanga Mi-Marghera (quarti G1)

Tra i danni del vano referendum sulle trivelle, domenica 17, va annoverato quello arrecato agli spettatori di Sanga Milano-Marghera, gara-1 del primo turno di playoff di A2. Il già esiguo parcheggio nelle vie intorno al PalaIseo (che di suo ha un misero spazio auto, peggio del PalaNat di Sesto) risultava infatti ai limiti dell'impraticabilità causa sovrabbondanza di macchine di elettori sciamanti nel plesso scolastico di fronte all'impianto, adibito a sede di seggio. :angry:
Giungevamo così sulle tribune quando erano trascorsi circa 4 minuti e il punteggio era 3-8 per Marghera, che rapidamente, con stoccate di Mattiuzzo, Striulli e Zussino, si dilatava fino a uno shocking 3-15 al minuto 7.
Che stava accadendo? Le venete s'erano incardinate a zona e Milano la stava attaccando da cani, sparacchiando da 3 (cosa che non è nelle sue corde: è una delle squadre che tenta meno triple: se vai a controllare le cifre, anzi le ho controllate io per te, solo Vicenza e Virtus Cagliari ne scagliano di meno in tutta l'A2 di quest'anno: dato interessante) e cercando passaggi arzigogolati, per l'ira di coach Pinotti, il quale faceva appello a "eseguire ciò che abbiamo meticolosamente preparato in lunghe sedute di allenamento" (vabbè, abbreviato, ma il concetto era quello).
E in effetti, toccato quel -12, il Sanga inizia a eseguire; dapprima la chiave appare la ritrovata mano da fuori (segnano Pozzecco, magari non appariscente ma molto concreta in questa gara, e le neo-entrate Albano e Rossi: l'omonima del noto cantante melodico è imprecisa ma volitiva, quel che serviva con Picotti a mezzo servizio dopo l'infortunio patito a Costa), poi invece sarà decisivo l'innesco di Da Silva e una maggior ficcanza nell'attaccare il canestro. Mentre al contrario Marghera verrà costretta a dipendere troppo dal tiro da fuori, avendo solo la pur brava Fabris in grado di percuotere in area. Nel complesso le lagunari si confermano combattive sì, ben disposte in campo sì, ma anche limitate nel talento, avendo solo Striulli come "fuoriclasse" vera. Fattore in negativo la scarsa vena di Nicolini, elemento in grado di segnare in momenti importanti (come le avevo visto fare nel raid di dicembre a Costa), e invece stavolta nulla.

Insomma, dopo il 10-17 al 10', la produzione offensiva di Marghera scemava vistosamente, mettendo insieme 11, 13 e 10 punti nei successivi 3 quarti. Nel secondo, Dopo esser scivolato di nuovo a -10, il Sanga iniziava da una tripla di Da Silva a mettere le mani sulla partita, riportandosi a -2 con un parziale di 9-1. Oltre alla portoghese si sbloccava Maffenini, inizialmente imprecisa. Marghera prova anche la zone-press e le meneghine buttano qualche pallone ma quando saltano la trappola vanno a segno in transizione. Ruisi pareggia in contropiede (24-24) e su un altro serve un assist al volo per Da Silva, anche se nel frattempo Fabris aveva rilanciato le sue con 4 punti di fila (la lunga ospite sbagliava, anche nettamente, i primi 5 tiri liberi ma poi aggiustava la mira). A metà gara 27-28.

Nell'intervallo, momento culturale di spessore con la presentazione di un libro scolastico di Educazione Motoria (ex ginnastica) che, per la prima volta in Italia (pare) tratta del Baskin, il basket inclusivo normodati & disabili, in cui l'apposita squadra del Sanga fa da testimonial per le immagini.

A inizio ripresa Marghera si ripropone al comando (34-39 al 26’) sfruttando i troppi rimbalzi offensivi concessi dal Sanga (molto attiva Fabris). Però poi Milano mescola le carte proponendo prima un quintetto alto (Albano, Picotti e Da Silva insieme), poi una “box and one” su Striulli, isolandola dal gioco: un parziale di 9-2 vale il sorpasso al 30’ (43-41).
Altra mossa a sorpresa di Pinotti è la giovane ed estrosa Rossini, che entra per la prima volta a inizio ultimo quarto e fa impennare la qualità della circolazione-palla: dopo un lungo stallo (43-43 al 34’) parte il rush decisivo delle concittadine del panettone, con Maffenini che produce una fiammata delle sue (8 punti in 3’), ma soprattutto un festival dell’assist, almeno 4 o 5 di fila (di cui uno strepitoso di Pozzecco per Da Silva: "no look" da centro area nel traffico), che manda ripetutamente il Sanga a realizzare da sotto, demolendo definitivamente la zona delle portuali, mentre di là ci prova ancora Striulli ma la tascabile Cecili sbaglia 8 tiri su 8 e con Fabris imbragata, e Nicolini sempre in giornata-no, manca chi dia man forte all'ex Napoli. Sulla sirena Pozzecco fissa con una tripla uno scarto financo eccessivo (62-51); ma gli ultimi 5’ del Sanga sono stati davvero da paura. 1-0 con plauso a Milano per aver raddrizzato una partita nata storta (ma aveva già dimostrato varie volte di saperlo fare), e a Marghera per aver messo alle corde l'avversaria finché ha potuto.
Marcatrici di gara-1: Da Silva e Maffenini 17; Striulli e Fabris 14.
Poi sappiamo già che la serie è finita 2-0, con la quarta vittoria su 4 per il Sanga nei confronti stagionali: sempre dopo partite combattute ma evidentemente le pinottiane avevano qualcosa in più e meritavano di esser loro a sfidare Broni. La carta in più per loro è che lo sviluppo della panchina sembra stia dando i suoi frutti, anche se non penso che sarà sufficiente per affondare la corazzata pavese.

Se vuoi vedere il filmato degli ultimi 2 minuti-spettacolo del Sanga [URL=http://pink-basket.blogspot.it/2016/04/sanga-a2-ultimi-2-minuti-show-in-gara-1.html]clicca esattamente qui[/URL].

Nella foto: giubilo Sanga dopo gara-2.

giovedì 21 aprile 2016

Coppe europee - Titoli a Ekaterinburg e Bourges

Settimana europea, quella scorsa. Assegnate le due coppe continentali: Eurocup a Bourges ed Eurolega, il titolo assoluto, a Ekaterinburg.
Mercoledì 13 s'è giocato il ritorno della finale di Eurocup, la coppa cadetta cui hanno partecipato Venezia, uscendo agli ottavi, e Napoli, nei sedicesimi. Competizione di livello non certo scadente, visto che da quest'anno per la prima volta (se non erro) ricicciava eliminate di Eurolega: strada facendo sono uscite squadre di spessore come Spartak Vidnoje, Agu Spor, Besiktas. Vincemmo nel 2005 con Napoli e nel 2008 con Schio; nel 2009 Taranto perse in finale col Galatasaray, ultima coppa sfiorata dal basket femminile nostrano.
Ad assegnare il trofeo un derby francese fra Bourges e Villeneuve d'Ascq, campione uscente; la prima partiva col cospicuo vantaggio del +11 conquistato in trasferta nell'andata della settimana precedente, un 40-51 non propriamente frizzante (22-14 per Villeneuve all'intervallo, poi un 6-20 nel 3° quarto rovesciava tutto) con 12 punti della sempiterna Dumerc e 11 della britannica Leedham. In campo per le sconfitte anche l'ex tarantina Mahoney, solo 4 con 2/11.
Al ritorno più equilibrio nel punteggio finale (54-53) ma in realtà c'è stato un dominio di Bourges per 3 quarti, solo lenito dal sussulto finale di Villeneuve (da -16 a -1). Bourges festeggiava quindi davanti ai suoi 5000 tifosi; 16 punti per la lunga romena Filip, ex di turno, 14 per la già citata Leedham. Per Villeneuve 14 di Amant e 12 della greca Kaltsidou.

Ma saliamo al livello galattico, le final four di Eurolega a Istanbul. In proporzione meglio di quelle maschili, le quali annoverano solo il top di ciò che non sta nell'Nba, mentre tra le donne non c'è la divisione in due mondi e quindi milita da noi gente di valore assoluto. Ci sono state anche 4 belle partite.
Nella prima semifinale, venerdì 15, rivincita di Ekaterinburg su Praga per la finale dello scorso anno. La stellare compagine russa (Taurasi, Griner, Alba Torrens, Sancho Lyttle e varie altre del genere) perse contro il ben oliato collettivo ceco (che abbiamo ammirato il mese scorso quando ha demolito Schio) per due motivi: 1) non c'era Taurasi, infortunata; 2) difese da cani. Stavolta c'è stata Taurasi, che ha fatto 21 punti, e c'è stata la difesa, che ha tenuto a 34 punti in 3 quarti (contro 46), le detentrici. Poi una clamorosa sparatoria da 38-32 per le ceche nell'ultimo quarto, ma Ekaterinburg ha tenuto salda la barra (72-78). Anche 19 di Griner e 13 di Meesseman per le vincenti; 21 di Petrovic e Steinberga per le detronizzate.

Toccava poi alle padrone di casa del Fenerbahce, davanti a 4200 tifosi peraltro un po' dispersi nel palazzone da 13.000, contro il Nadezhda Orenburg, che però si dimostrava più "sul pezzo" sin dall'avvio e macinando un mini (se non maxi) break dopo l'altro perveniva ad avere 17 punti di margine a 4' dalla fine (49-66). Anche qui la squadra in isvantaggio si lanciava in un forcing (19 punti in 4') che aggiustava i numeri ma non la sostanza (68-74). Per le russe 20 punti della gazzella Bonner, 13 dell'iberica Cruz; per le deluse 24 dell'ex scledense Lavender e 15 di Quigley ma troppi fantasmi fra le altre.

Finale dunque tutta russa, per la disperazione degli organizzatori, che incassavano un flop di pubblico desolante (i turchi non s'è mai sentito che s'interessino a qualcosa che non sia la propria squadra), anche se 2600 persone hanno assistito alla vittoria del "Fener" nella finale 3° posto. Poi però nell'immensa arena ne restavano solo 1300 con un clima da "scrimmage" precampionato. :cry:
Peccato perché la partita è stata intensa, vibrante, magari farraginosa a tratti ma con lampi individuali, e a volte pure collettivi, di primissim'ordine, come d'altronde era logico visti i nomi in campo. La partita l'ha fatta Orenburg per 3 quarti, anche con un +12 nel secondo. Sembravano tornare i fantasmi dello scorso anno per Ekaterinburg, che con Praga aveva pagato la falsa partenza con uno sfinente e vano inseguimento. Così come riapparivano i fantasmi di mille altre volte in cui la corazzata degli Urali si presentava alle final four da favorita e perdeva (ok, due Euroleghe vinte nel 2003 e 2013, ma potevano essere almeno 5 o 6).
Positivo era, per Ekaterì, limitare i danni sul 40-33 all'intervallo. A inizio ripresa sembrava poi che le nero-arancio, con la coppia di torri Griner-Lyttle e l'unico guizzo di una spaesata (come l'anno scorso) Torrens, avessero preso la partita per i capelli; ma dal -1 subivano un 8-0 a suon di dormite difensive. Seguiva uno stallo nel punteggio, forse un buon affare per Ekaterinburg che evitava guai peggiori, anche se la scatenata Bonner le rifilava un 2+1 sulla sirena del 3° quarto (56-48).
Diceva giustamente (per quanto visto sin lì) la commentatrice della tv Fiba, l'ex giocatrice spagnola Cebrian: "Ok, Ekaterinburg tante star, ma se non hanno l'indole per difendere...". :ph34r: Ma è stata smentita nell'ultimo quarto. L'allenatore uralico ha trovato gli assi giusti dal suo ricco (ma a volte confuso) mazzo, cioè la belga Meesseman a far coppia con Griner, e la veterana russa Arteshina anziché la blasonata ma fuori partita Torrens. Si sono messe a difendere. Subito con uno 0-7 si portavano a -1, poi ribadito con uno splendido giro dorsale dal post basso + scivolamento lungo la linea di fondo + appoggio rovesciato di Griner (2.03, ricordiamo).
Dopodiché iniziava un'incredibile sequenza di 5 triple a bersaglio, di cui 3 per Orenburg: Bonner da 9 metri tondi, risponde Taurasi; ancora Bonner da 8 metri; risponde ancora Taurasi con avversaria in faccia; risponde McBride dall'angolo. :woot: Quando finiva di crepitare la santabarbara, ci si ritrovava sul 67-63 Nadezhda a 5' dalla fine. Però non erano brutte difese quelle di Ekaterinburg, che continuava a negare l'ingresso in area: e Orenburg non poteva continuare a tirare così.
Il ritorno di Lyttle, riposata, era una chiave del finale. Era l'ispano-americana a siglare il pareggio a 2'20" dalla fine (67-67). Poi ecco Taurasi, la zampata della fuoriclasse: dopo un libero avversario infila il bombazzo da 7 metri e mezzo, lato destro: 68-70 a -1'45". Altrettanto cruciale è Griner che nega alle avversarie un canestro già fatto con una stoppata da portiere di calcio. Poi Taurasi esagera da 8 metri e sbaglia, ma Robinson fa un altro 1/2 (69-70). Lyttle rischia di rovinare tutto facendosi intercettare un passaggio, ma Cruz sciupa con un passaggio sbirolo da cui scaturisce un rocambolesco batti e ribatti che finisce con palla in mano a Ekaterinburg a -15". Fallo su Taurasi e ovviamente sono soldi in banca dalla lunetta: 69-72 a -13".
Ultima palla Orenburg, non fa fallo Ekaterì e rischia, ma Bonner si prende un triplaccio fuori equilibrio dal lato sinistro che va fuori. Festa Ekaterinburg. Vincono le più forti anche se hanno rischiato di non dimostrarlo per l'ennesima volta. Taurasi "mvp" con 22 punti anche se 7/20 dal campo (6/15 da 3, però), Lyttle 18 con 8/10, Griner 12 con 6/11. Di là 26 di Bonner e 20 di McBride ma ecco forse il limite, troppo poche due in serata di grazia per vincere una finale di Eurolega.

Nella foto: la festa di Ekaterinburg dopo la sirena.

mercoledì 20 aprile 2016

Punto A1 - Ottavi playoff

Ottavi di A1. Si prestavano alle sorprese, con la formula (iniqua) dell'andata e ritorno, senza quindi alcun vantaggio per la meglio classificata se non la seconda partita in casa; e sorprese si sono avute. In realtà solo parziali, perché sono capitate nelle due serie con minori discrepanze di piazzamento in stagione regolare (ottava vs nona e settima vs decima).

Cominciamo a liquidare chi ha passeggiato. San Martino, quinta, prima delle "umane", non poteva soffrire con un'Orvieto che da quando ha perso al supplementare a Vigarano, ha evidentemente deciso che poteva bastare, tant'è che ha inanellato i seguenti scarti: -32, -29, -55 e ora un -17 e un -22 in questi playoff. Ok, a parte la prima con Napoli erano tutte avversarie di spicco ma diciamo che poteva onorare meglio la pur inattaccabile salvezza. Adesso interessante vedere se S. Martino è in grado di sorprendere Venezia nel quarto teoricamente più incerto.

Passiamo poi a chi l'ha scampata. Vigarano ha proseguito il suo magic moment battendo Parma 4 giorni dopo averlo già fatto in campionato: 77-72, ribaltando il -13 dell'intervallo con 50 punti nel secondo tempo. Una squadra in missione, sulle ali della baldanza; Orrange 24 e una sempre più azzurrabile Crudo 19. Al ritorno è suonata la mezzanotte per la Cenerentola di Savini, con Parma che s'impone 89-66 senza tentennare; 28 di Clark e 21 di De Pretto che fanno piacere come quelli appena citati di Crudo, che al ritorno ne ha fatti 14. Vigarano comunque esce lieta, così come uscirà Parma con Ragusa.

Le sorprese. Battipaglia fa 2-0 con Umbertide, 70-59 all'andata con mostro-Gray che ne fa 32 con 14/22 dal campo più 23 rimbalzi per 50 di valutazione (li mortacci); :woot: al ritorno andamento alterno con Umbertide che si porta avanti di 5 al 30' ma non completa l'opera, finendo sconfitta ancora per 76-79. Bestiale gragnuola di triple di Tagliamento, in formato... finali nazionali U20: 8/15 dall'arco per 28 punti anche se con 9 perse. Non è timida, la ragazza. Poi 17 di Gray e 16 di Treffers. Non sufficienti i 23 di Simmons. C'è da dire che la sorpresa è solo in rapporto al piazzamento stagionale, ma se guardiamo nome per nome c'era più talento nelle fila di Battipaglia, la quale durante l'anno non s'è distinta per continuità né per difesa arcigna; è riuscita a lenire questi difetti al momento giusto. Contro Schio però darà solo un po' di fastidio prima di salutare.

Infine il ribaltone clamoroso di Torino su Napoli nel duello tra metropoli che vibrano per il basket femminile (sì, vabbè). All'andata le concittadine della pizza dominano con un 43-60 in terra di gianduiotti (22 di Petronyte con 16 rimbalzi e 36 di valutazione). Al ritorno, però, dopo lo spostamento nell'immenso e vuoto PalaBarbuto, Napoli si squaglia in progressione dopo il +5 al 10' e perde di 21 al supplementare (55-76). Qualche "lieve" problema in regia (dove oltre a Pastore è mancata Carta: 19' per la giovane Pappalardo) spiega molto ma non tutto. Ancora 36 di valutazione per Petronyte (22 punti e 15 rimbalzi in 45') ma ha predicato nel deserto, mentre per Torino 5 in doppia cifra, comprese le dioscure del basket torinese, Coen e Quarta. Contro Lucca che faranno? Qualcosa ma non molto.
Per Napoli l'epilogo di una stagione tormentata e senza dubbio deludente anche se con qualche sussulto positivo; speriamo che non ci siano affaracci strani a condizionare la società, perchè la storia del palazzetto, sommata al recente crac di Napoli maschile, inquieta, anche se da milanesi dobbiamo stare zitti visto che 4 anni fa una cosca bruciò il PalaIseo e che il Palalido è un cantiere infinito, quando in America fanno impianti da 20.000 posti in meno di un anno.

Nella foto: Torino festeggia l'impresa a Napoli.

lunedì 18 aprile 2016

[A2] - Resoconto di Costa-Sanga Milano

Rimbomba ormai lontana l'eco della battaglia; solo cenere rimane di chi è caduto. Ma seppur a 9 giorni di distanza, debbo narrare di una delle partite più intense della stagione, Costa-Sanga Milano di A2 di sabato 9 aprile. Mite è la temperatura sulle pendici masnaghesi poco dopo le otto di sera; nel crepuscolo s'accendono le luci della vallata sottostante (ma a simboleggiare la mutevolezza delle vicende umane e sportive, durante la partita cadrà una spruzzata d'acqua mista a sabbia, inzozzando le auto in sosta).
Ultima giornata di stagione regolare; per Costa in palio la prosecuzione della stagione o la vacanza anticipata, giacché nel turno precedente aveva avuto, grazie alla sconfitta di Selargius, la certezza di essere almeno nona, ma non s'era riuscita a conquistare i playoff a Marghera, venendo così rimandata al derby, da vincere giocoforza, a meno di sperare in un aiuto da Carugate che affrontava Albino. Per Milano invece qualche speranza di 3° posto, ma serviva un improbabile k.o. di Vicenza con Alpo; ma credo che la motivazione maggiore fosse quella di vendicare un mal digerito raid di Costa al PalaIseo nell'andata. In ogni caso, bravi staff e ragazze milanesi perché per larghi tratti sono sembrate loro quelle che avevano più da conquistare, anche se forse, dietro l’apparenza, la realtà è invece che le ragazze di casa hanno pagato la tensione della posta in palio mentre le avversarie erano più serene.

Pubblico folto e bello carico, con sani urlacci incrociate dalle tribune. Il tema tattico principale si vede dall'inizio: Costa cronicamente senza pivots (Schieppati, Tagliabue, Meroni perse per strada e per la stagione, la prima addirittura giocando solo in precampionato), quindi Milano serve sistematicamente Da Silva in area e ne cava subito frutti polposi: 6 dei primi 8 punti ospiti sono della portoghese, e Visconti ha 2 falli dopo 1'30" ed esce, sguarnendo vieppiù sia la retroguardia che il fronte offensivo delle sue, ancor più legate al tiro da 3 di quanto lo fossero state nelle partite precedenti, con oscillazioni paurose tra serate di grazia e da dimenticare.
Otto dei primi 14 punti di Milano arrivano dalla lunetta, per la sapiente ricerca del gioco interno anche da parte delle altre (Pozzecco due volte a segno da sotto) e per l'impossibilità di Costa di porre pezze (6-14 al 4'), stante la serata che appare già negativa, e si confermerà tale, per Maiorano, Ristic e Pozzi in fase d’attacco, con parziale sblocco per la slovena nel prosieguo. Buono però l'impatto di Longoni dalla panca, apportando con un paio di incursioni da sotto qualche variazione al tema dello sparacchiar da fuori; poi due episodi a colpire Milano: scavigliatura di Picotti (portata fuori a braccia dal suo staff; lì per lì sembra roba da playoff a rischio, invece fortunatamente no) ^_^ e tecnico a Pinotti. Ne approfitta Costa per il riaggancio (18-18), ritoccato sul 18-20 al 10'.

Nel secondo quarto torna in crisi l’attacco di Costa, che produce appena 8 punti in 10’. Altri due canestri in area di Da Silva vengono replicati dalle padrone di casa ma, dopo un bell’arresto e tiro da 3 di Rossi (che ultimamente, scrollata la ruggine, sta diventando un fattore) per il 23-27 al 23’, il punteggio resta a lungo in stallo (fino al 26-29 al 28’), ed è un cattivo affare per Costa che, nonostante ora abbia il “predominio territoriale”, non sfrutta la vulnerabilità di un Sanga senza il collante Picotti e senza anche la miglior Maffenini, rimasta a lungo silente.
Troppe triple, ancora, sul ferro per Costa, in particolare 3 di fila per Maiorano di cui l’ultima, simbolicamente, s’incastra tra ferro e tabellone. Altra azione emblematica è quando la stessa Maffenini si sblocca con un rimbalzo d’attacco complice dormita difensiva di Costa (26-33), tant’è che coach Pirola chiama timeout imbufalito. Ma non riesce a scuotere le sue, tant’è che al ritorno in campo, Longoni si fa soffiar palla da Maffenini che lancia Pozzecco a canestro, poi sulla rimessa Costa getta ancora via la palla, anche se il Sanga non punisce. Quindi 26-35 all’intervallo. Milano ha un accettabile 12/30 dal campo, anche se ben 12 perse, mentre Costa ha 9/32 con 2/13 da 3 e anche 10 perse.

A inizio ripresa sembra affondare ancor di più Costa, che continua a forzare tiri dopo uno o due passaggi e a volte neanche quelli: Maffenini in contropiede sigla il +13, massimo vantaggio (26-39 al 22’).
Inizia da qui un’altra partita. È la più giovane di tutte, la ’99 Del Pero che ha maturato una personalità da veterana, a indicare la via con un contropiede e un’entrata. E la via della saggezza è: se non entra da 3, andiamo più da vicino, perdio. Lo capisce bene Canova, che va di rimbalzo in attacco, di rubata in pressing più un canestro dalla media. Pirola schiera un quintetto piccolo e mastino; il Sanga soffre nel possesso-palla. Un’altra rubata in pressing porta a un canestro di Mistò su rimbalzo offensivo ed è solo -2 per Costa (43-45), nonostante poco prima sia tornata in campo Picotti, risanata dal “fisio” meneghino. :yes: Anche se il 3° quarto si conclude con una magata di Maffenini che, da rimessa da fondo con 2” sul cronometro dei 24”, fa rimbalzare la palla su Mistò che le dava la schiena, e realizza da sotto: 43-47.

Ormai Costa ha capito che, usando la sciabola e non più il fioretto, può vincerla. Ancora Canova, d’energia, strappa un rimbalzo d’attacco e segna col fallo (46-47). Poi un altro colpo di scena: Pinotti si becca un altro tecnico e deve prendere la via dell’esilio; timone a Piccinelli. Ne approfitta Costa per scavallare per la prima volta in vantaggio con un libero e poi un arresto e tiro di Ristic (49-47 al 34’).
Seguono 3 minuti e mezzo di vibrante battaglia a suon di sorpassi. Pareggia Albano su dormita di Costa (49-49), poi tecnico a Ristic (la quale a inizio partita aveva sfoderato uno smagliante sorriso a un arbitro, il quale però evidentemente è incorruttibile, mannaggia a lui…) :P non sfruttato dal Sanga, poi ancora Del Pero con un doppio 1/2 ai liberi (tra tante compagne veterane di lusso, è lei ad avere in mano la situazione) ed è 51-49 a -3’30”. Ancora gran botta e risposta con Martelliano che segna in entrata subendo fallo, sbaglia l’aggiuntivo ma Da Silva spazza tutte a rimbalzo e completa un colpaccio da 4 punti per Milano (51-53). Ma il vento sembra soffiare per Costa quando Del Pero, ancora lei, indovina una tripla di tabella per il nuovo (e però ultimo) vantaggio di Costa: 54-53 a -2’30”.

Anche all’andata era finita punto a punto con vittoria di Costa. Ma era stata una controtendenza rispetto a una stagione in cui le brianzole hanno perso tante volte in volata, così come il Sanga ha vinto tante volte di misura. E stavolta va secondo regola. La scelta lucida del Sanga è andare dentro da Da Silva che infila su assist di Picotti subendo pure fallo; anche ora aggiuntivo out ma rimbalzo milanese, palla ricicciata e di nuovo dentro per la portoghese che appoggia di nuovo col fallo! E stavolta mette anche il libero. Mazzata terribile per Costa, 5 punti nella stessa azione e da +1 si ritrova sul 54-58 a -1’50”. E la sentenza arriva su un passaggio di Maiorano intercettato da Da Silva, che costringe Costa a fare fallo sistematico su Martelliano: 2/2, poi infrazione di 5” di Mistò, altri 2 liberi di Pozzecco (54-62) e platonica tripla di Maiorano che, amaramente lo dico, ha segnato i suoi 5 punti al 1° e al 40° minuto, con in mezzo niente; 2/13 da 3 fra lei e Ristic, esattamente la metà del fatale 4/26 di squadra.
Finisce dunque 57-62 (Canova 14, Del Pero 13, Ristic 11 contro Da Silva 19, Pozzecco 14, Maffenini 11) e le notizie da Carugate, con Albino vittoriosa, fanno uscire di scena Costa, mentre Milano non guadagna posizioni ma arriva carica ai playoff.

Per Costa una delusione o solo una mancata ciliegina sulla torta della salvezza, vero obiettivo stagionale? Situazione che si presta a letture differenti: certo fallimento non è, certo con il reparto-lunghe sterminato dagli infortuni diventa tutto molto difficile, certo la mescolanza di nuovi innesti e di defezioni ha complicato il processo di creazione dell’identità di squadra, e (infine) passare come ottave significava solo rinviare le vacanze di 10 giorni visto che con Broni non c’era speranza; tuttavia quando un traguardo ti sfugge per così poco, e quando hai un bilancio stagionale di 2 vinte-7 perse nelle partite finite entro i due possessi di scarto (6 punti o meno), e quando in varie occasioni sciorini una qualità di gioco di valore assoluto (battendo e a volte strapazzando compagini che ai playoff poi ci vanno), è normale pensare che potevi ottenere qualcosa di più. :unsure: Al tempo stesso, poteva pure finire peggio e quindi direi che smaltito quel pizzico di rammarico del momento, a Costa potranno guardare con ottimismo a un futuro per il quale c’è già una base promettente.

Nella foto: la gigante e la bambina, Da Silva contro Del Pero. Portoghese migliore in campo ma la baby locale è stata all'altezza.

domenica 17 aprile 2016

Commento agli "oscar" A1-A2 di Basketinside

I prestigiosi "awards", ovvero premi stagionali, del sito Basketinside per quanto concerne l'A1 e l'A2, pubblicati nei giorni scorsi.

A1

PRIMO QUINTETTO

PG: Francesca Dotto (Gesam Gas Lucca): 11.4 ppg, 3.8 apg, 13.2 val
SG: Meighan Simmons (Pall.Umbertide): 21.6 ppg, 3.9 apg, 15.2 val
F: Jilian Harmon (Gesam Gas Lucca): 20 ppg, 6.4 rpg, 20.5 val
F: Uju Ugoka (Lavezzini Parma): 16.5 ppg, 14.7 rpg, 23.8 val
C: Rebekkah Brunson (Passalacqua Ragusa): 15.9 ppg, 11.8 rpg, 23.4 val

SECONDO QUINTETTO

PG: Samantha Prahalis (C.U.S. Cagliari): 25 ppg, 3.6 apg, 16.8 val
G: Yvonne Anderson (Fixi Piramis Torino): 19.8 ppg, 3.4 apg, 22.5 val
G: Jolene Anderson (Famila Schio): 16.6 ppg, 7.8 rpg, 19.6 val
F: Karima Christmas (Reyer Venezia): 16.3 ppg, 6.5 rpg, 21.6 val
C: Gintare Petronyte (Saces Mapei Givova Napoli) : 19.3 ppg, 9.5 rpg, 28.7 val

MIGLIOR SESTO “UOMO”: Jori Davis (San Martino di Lupari)

COACH DELL’ANNO: 1- Serventi 2- Diamanti 3- Petrachi

MIGLIOR GIOVANE UNDER 20 (nate dal 1-1-1996 in poi): Marzia Tagliamento (Givova Convergenze Battipaglia)

MVP STAGIONALE: Jillian Harmon (Gesam Gas Lucca)


A2 girone A

PRIMO QUINTETTO

PG: Erika Striulli (Rittmeyer Giants Marghera): 14.5 ppg, 3.5 apg, 17.1 val
SG: Virginia Galbiati (Omc Cignoli Broni): 18.0 ppg, 4.2 rpg, 15.0 val
SG: Giulia Maffenini (Il Ponte Casa d’Aste Milano): 17.7 ppg, 7.7 rpg, 18.5 val
PF: Ieva Veinberga (Tec-Mar Crema): 16.5 ppg, 7.8 rpg, 16.6 val
C: Sara Madera (Sistema Rosa Pordenone): 15.0 ppg, 8.8 rpg, 22.8 val

SECONDO QUINTETTO

PG: Agnese Soli (Omc Cignoli Broni): 4.1 ppg, 3.3 apg, 10.0 val
G: Laura Fumagalli (Fassi Albino): 13.5 ppg, 4.8 rpg, 11.9 val
F: Sara Canova (B&P Autoricambi Costa Masnaga): 11.9 ppg, 4.3 rpg, 11.3 val
PF/C: Ana Ljubenovic (San Salvatore Selargius): 18.1 ppg, 9.9 rpg, 22.4 val
C: Maaja Bratka (Omc Cignoli Broni) : 14.6 ppg, 9.0 rpg, 18.4 val

MIGLIOR SESTO “UOMO”: Emanuela Ramon (Velco Vicenza)

COACH DELL’ANNO: 1- Sacchi 2- Iurlaro 3- Montemurro.

MIGLIOR GIOVANE UNDER 20 (nate dal 1-1-1996 in poi): Sara Madera (Sistema Rosa Pordenone)

MVP STAGIONALE: Virginia Galbiati (Omc Broni)



A2 girone B

PRIMO QUINTETTO

PG: Marta Granzotto (Carispezia La Spezia): 11.9 ppg, 3.3 rpg, 12.2 val
SG: Federica Iannucci (Pall.Femm Viareggio): 22.0 ppg, 4.6 rpg, 19.1 val
G: Macarena Rosset (Pff Group Ferrara): 14.3 ppg, 4.6 rpg, 15.6 val
PF: Lauma Reke (Carispezia La Spezia): 18.6 ppg, 11.3 rpg, 22.5 val
C: Klara Pochobradska (Scotti Use Rosa Empoli): 16.2 ppg, 11.0 rpg, 21.4 val

SECONDO QUINTETTO

PG: Veronica Perini (Info Feba Civitanova Marche): 16.8 ppg, 5.9 rpg, 18.5 val
G: Rosa Cupido (Le Farine Magiche Ariano Irpino): 14.3 ppg, 3.1 rpg, 16.3 val
G: Mariella Santucci (Magika Castel S.Pietro): 13.6 ppg, 3.6 rpg, 10.2 val
PF: Chiara Cadoni (Matteiplast Bologna): 11.4 ppg, 10.3 rpg, 14.8 val
PF/C: Roksana Yordanova (Defensor Viterbo) : 14.6 ppg, 8.4 rpg, 15.0 val

MIGLIOR SESTO “UOMO”: Raffaella Potolicchio (C.M.O Stabia)

COACH DELL’ANNO: 1- Lolli 2- Torriero 3- Corsolini

MIGLIOR GIOVANE UNDER 20 (nate dal 1-1-1996 in poi): Giulia Ciavarella (Defensor Viterbo)

MVP STAGIONALE: Lauma Reke (Carispezia La Spezia)


Cosa si può commentare su questi premi? Giocatrici A1 mi paiono scelte sensate, poi chiaramente si potrebbe tirar fuori qualche altro nome meritevole o discutere se l'una o l'altra valevano di più il primo o il secondo quintetto, ma le 10 prescelte ci stanno tutte bene. Condivido Harmon mvp in quanto trascinatrice formidabile, anche al di là delle pur brillanti cifre, della squadra che ha vinto la stagione regolare.
Allenatore A1: premesso che scegliere il coach è più difficile rispetto alle giocatrici, perché mentre sulle tipe hai le cifre a supportarti nel valutare le migliori, oltre che il valore assoluto che hai visto espresso, oltre ai risultati di squadra nudi e crudi, per l'allenatore non è che puoi pigliare semplicemente quello che è arrivato primo, ma devi piuttosto stabilire chi è riuscito a ottenere di più con in mano di meno, ovvero a far le nozze coi fichi secchi. Basketinside ha scelto Serventi, che casualmente oggi è uscito di scena anzitempo ma non c'entra con la stagione regolare; non è una scelta eretica, perché in effetti s'è barcamenato bene pur perdendo per strada Sarni e Pertile e quindi ritrovandosi non certo con oro zecchino a disposizione; ma avrei preferito Diamanti e al terzo posto avrei messo Savini di Vigarano al posto di Petrachi, che secondo me ha fatto il suo ma aveva un organico migliore del collega ferrarese, il quale ha messo insieme gli stessi punti (chiaro, oggi il torinese ha fatto un'impresona ma, come detto per Serventi, vale solo la stagione regolare).

Giocatrici A2 gir. A: primo quintetto lo approvo, magari con discutibilità se Bratka possa essere scambiata con Madera, per differenza di risultati di squadra a cifre individuali pressoché identiche, ma lasciamo pure la giovine prodigio. Nel secondo quintetto forse alle prime tre, Soli-Fumagalli-Canova, si potrebbe preferire qualcun'altra, specialmente a Soli che a parte l'mvp di Coppa non ha avuto picchi clamorosi, però il ruolo di play non ha visto mirabilie (Pozzecco del Sanga potrebbe essere un'alternativa ma c'è già Maffenini premiata; e 2 milanesi come 2 bronesi mi pare un po' riduttivo per la capolista) e allora forse me la caverei piazzando Caccialanza al posto di Soli, pazienza se sono due guardie e zero play. In più magari metterei Ramon al posto di Canova o Fumagalli per premiare Vicenza che ha fatto meglio di Costa e Albino come piazzamento (terza contro nona e ottava).
Allenatore A2 gir. A: Sacchi meglio di così non poteva fare, per cui non contesto la scelta, né Iurlaro e Montemurro han demeritato, però un posto per il vecchio Pinotti l'avrei trovato, coerentemente con la mia scelta (vedi post di ieri notte) di Milano come sorpresa principale insieme a Marghera. Toglierei magari il cagliaritano per aver fatto solo metà stagione, seppure bene.

A2 girone B non metto becco ma approvo la scelta di Reke come mvp, anche qui la migliore della squadra migliore.


Infine da notare che Serventi, in un'intervista concessa a Basketinside per celebrare il suo premio, ha detto tra l'altro:

- E se dovesse indicare qualche giovane che l’ha colpita?

“Non nomino le mie ragazze e dico subito Tagliamento, che ha mostrato grande personalità. Mi piace molto anche Martina Kacerik del Geas, una giovanissima che ha dimostrato di saper leggere il gioco, che ha tecnica e leadership, brava anche in difesa. Più in generale – aggiunge Serventi – credo che le nostre ragazze per crescere abbiano bisogno di maggiore competitività. So di andare controcorrente, ma per questo dico che sarei favorevole ad aprire al mercato comunitario. Con 7 italiane per squadra tante ritengono di avere il posto garantito e non crescono”.

Punto A2 - fine stagione regolare

Arretrati, maledetti voi siate. Epilogo stagione regolare di A2, dove siamo rimasti indietro di due turni ([URL=?t=2237538&st=44055#entry589896758]vedi qui[/URL] l'ultimo aggiornamento).
Diamo equo spazio, come sempre, ai 2 gironi. Cominciamo con l'A. Turno del 3 aprile: Broni fa 25 su 25 triturando Vicenza (73-50), di cui mette a nudo le difficoltà sotto canestro in assenza di Ramon e Keys (quintetto con Stoppa, Zimerle, Pegoraro, Ferri e Benko, cioè 4 esterne e mezza, direi), tant'è che Bratka ne fa 27 agili, più 13 rimba, in soli 30'. Così Milano appaia la banda Corno regolando Bolzano; per quest'ultima è una sconfitta che costa non matematicamente ma sostanzialmente la retrocessione, in quanto nella giornata conclusiva vanno a Broni, e anche se Cagliari ha perso con Pordenone manteneva il vantaggio grazie agli scontri diretti a favore sulle semi-crucche.
Oltre alla vittoria delle virgulte Reyer, altri risultati importanti nella gran bagarre per andare ai playoff: Alpo trita Selargius (89-66) che quindi è condannata ai playout; Marghera domina Costa (75-57 ma anche +30, strilla Striulli con 24 per 33 di valutazione); Albino non riesce a fermare Crema (36-56) e quindi parte in svantaggio su Costa alla vigilia dell'ultima giornata (o meglio, pari punti ma scontri a sfavore). Alpo e Marghera invece già sicure qualificate.
Infine Carugate straccia alla distanza Castelnuovo nell'antipasto del probabile (poi diventato effettivamente tale) scontro di playout.

Turno del 10 aprile. Riflettori sulla lotta per i 2 posti-playoff rimasti. Pordenone, padrona del suo destino visto il +2 su Albino e Costa, si mette al sicuro spazzolando Marghera (83-60; Madera 15 per 26 di valutazione; Porcu 15 pure lei).
Costa doveva quindi battere Milano o sperare che Albino perdesse a Carugate. Invece il Sanga passa in terra masnaghese dopo un'aspra battaglia (57-62, Da Silva 19) che forse riusciremo a narrare in dettaglio; e Albino con 12 di Bedalov e Fumagalli stacca Carugate (59-74) che era priva di Zanon. Quindi, dietro le prime 4 che si confermavano Broni, Crema, Vicenza (grazie al 70-46 su Alpo) e Milano, risultava così la classifica: Marghera, Alpo e Pordenone (nell'ordine di classifica avulsa) 26; Albino 24 e qualificata; Costa 22 e in vacanza.
Per la retrocessione diretta nessun cataclisma: Bolzano prendeva una paga da Broni (44-82) e tornava giù a un anno soltanto dal ritorno in su. Sfortunate le altoatesine che nel momento decisivo della stagione hanno perso il play Giordano, però Cagliari dopo l'innesto di Sarni è stata superiore.
Onore a Broni che fa 26 su 26: come già detto, merita un posto tra le migliori squadre di A2 dell'era moderna, anche se ovviamente dovrà confermarsi nei playoff.

Che si prospetta ora? Nei quarti Broni e Crema sono ampiamente favorite su Albino e Alpo (anche se non passeggiando, magari); molto interessante Vicenza-Pordenone e ancor più Milano-Marghera, com'è normale in una sfida quarta vs quinta, anche se con 10 punti di distacco in classifica. Parecchie incognite perché, dalla quinta all'ottava, le compagini hanno alternato prove brillanti a debacles, quindi è difficile preventivare quale volto mostreranno nella post-season.
Anche per i playout c'è poco di scontato (ovviamente scrivo poche ore dopo gara-1, quindi non fingo di non sapere com'è andata), perché sia Castelnuovo che Cagliari si sono rinforzate recentemente e sono più forti di quanto dica la cruda classifica.

Sorprese e delusioni: in positivo Milano e Marghera; in negativo Carugate. Su Costa si può discutere. Miglior giocatrice Galbiati; miglior giovane Madera senza peccare di troppa fantasia.

Girone B: Spezia alla fine ne ha persa una; Ferrara seconda a -6; per i playoff Stabia, Empoli e Ariano hanno risolto la corsa a loro favore, mandando ai playout Viterbo, Civitanova e Viareggio. Retrocessa diretta Brindisi.

sabato 16 aprile 2016

Punto Usa - Connecticut campione Ncaa + altro

Madò, quanti arretrati che ho. Cominciamo con notizie varie dall'America, dopo quella un po' scandalistica riportata l'altro giorno.
Il 5 aprile Connecticut ha centrato un eccezionale traguardo laureandosi campione Ncaa per la quarta volta di fila; mai nessuno c'era riuscito prima fra le donne, mentre tra gli uomini sì (UCLA), ma ai tempi in cui i giocatori non potevano disputare più di 3 stagioni. Tre senior di questa Connecticut, invece, hanno conquistato il poker personale, prime dunque nella storia dell'intero college basketball.
Una finale purtroppo senza storia, a Indianapolis, con le discepole del grande paisà Geno Auriemma, giunto all'undicesimo titolo, record anch'esso (se la gioca con i vari Messina e Scariolo per il titolo di miglior allenatore attuale fra quelli nati in Italia..), che hanno schiantato Syracuse in un quarto o poco più: 28-13 al 10', 50-23 al 20' e buonanotte. Il resto si è trascinato un po' noiosamente sino all'82-51 conclusivo. Nei giorni precedenti le Final four, in America si erano interrogati se lo strapotere di Connecticut nuocesse al campionato (38 vittorie su 38 in stagione), e in effetti la risposta può anche essere sì, ma le colpe vanno alla concorrenza, che non ha imbastito quasi nulla di valido. Anche se ora si volta pagina perché le migliori escono di scena per raggiunto limite d'età.
Ha nuovamente splenduto (si dice?) la stella dell'ala grande Breanna Stewart, "MOP" (= mvp) delle finali per la quarta volta di fila con 24 punti all'attivo. Qualcuno ricorderà che ha già giocato ai Mondiali 2014 con la nazionale maggiore e può darsi che la rivedremo a Rio. Assieme a lei le altre due protagoniste, anch'esse al quarto titolo come detto sopra, l'ala Morgan Tuck e la play tascabile Moriah Jefferson.
Non a caso le tre hanno monopolizzato le scelte del draft Wnba tenutosi questa settimana: 1 Stewart (da Seattle) e a seguire le compagne. Indice anche questo, però, dell'eccessivo strapotere di Connecticut.
Vedremo se la carriera senior di Breanna sarà altrettanto brillante di quella di Taurasi e Moore, le due precedenti superstars di Connecticut che si sono poi succedute sul trono di miglior giocatrice mondiale (diciamo che oggi è un duello tra Moore ed Elena Delle Donne).

- A proposito di migliori giocatrici mondiali. Si è ritirata a inizio aprile una delle più serie candidate a quella qualifica nel decennio scorso (2000-2010), ovvero Lauren Jackson. L'australiana, che si rivelò alle Olimpiadi casalinghe di Sydney quando aveva solo 19 anni ma fu già la migliore della sua compagine d'argento, era di fatto semi-pensionata da 2 o 3 anni per guai fisici plurimi. In Wnba, dove ha vinto 2 titoli a Seattle, non giocava dal 2012. In Europa fece parte dell'imbattibile Spartak Regiondimosca che vinse 4 Euroleghe di fila (mo' non ricordo quante ne abbia conquistate lei, ma comunque qualcuna). Con la nazionale ha 3 argenti e un bronzo olimpico, più il picco della sua carriera, l'oro ai Mondiali 2006. Giocatrice semplicemente totale: 1.96 con tiro da 3 da esterna, capacità di correre il campo, fondamentali impeccabili, gran rimbalzista, buona in difesa. Insomma tutto tranne, negli ultimi anni, la salute. Più, forse, un carattere un po' enigmatico fin da giovane.

- Intanto è ancora vivo, in America, il dibattito sull'abbassamento dei canestri, sul quale proprio Auriemma è uno dei favorevoli, così come Delle Donne, mentre Taurasi è contraria. Stupisce però che il dibattito si polarizzi sulla questione delle schiacciate (c'è chi si esalta immaginando piogge di schiaccioni anche nel femminile e chi dice: ma non è la schiacciata ad attrarre la gente), quando invece i vantaggi andrebbero ben più in là dell'occasionale "slam dunk", e riguarderebbero qualsiasi tipo di tiro, facilitandone l'esecuzione per le donne, le quali, notoriamente, hanno minor forza rispetto agli uomini e quindi spesso sbagliano non per scarsa mira ma perché disperdono troppa parte della loro esecuzione nello scagliare la palla con sufficiente potenza.
Che sto dicendo? Be', se siete giocatori in pensione da un po', e quindi giocoforza un po' arrugginiti sul piano fisico ma non del tutto dimentichi di come si tira (oppure se siete bambini), provate a effettuare una serie di tiri da 3 col canestro ad altezza normale e una con un canestro da minibasket: con quello basso farete miglior figura, a parità di mira, perché con quello alto dovrete spingere al massimo con spalla, polso, gambe ecc. per arrivare al ferro, a discapito della precisione, visto che ahimè le membra non sono più vigorose come un tempo (o, nel caso dei bambini, non sono ancora nerborute come quelle dei grandi).
L'esperimento, suggeritomi da Meurchimede Pitagorico, :blink: dimostra che le donne, se tirassero a 2.90, 2.75 o quant'altro si pensasse di abbassare, farebbero canestro con più frequenza, e non sarebbero più derise dalla plebe per certi errori che appaiono sintomo di incapacità tecnica e invece sono solo questione fisica.
Del tutto infondato mi pare, infatti e infine, l'argomento secondo cui "chi si è allenato per anni a tirare a 3.05 sarebbe in difficoltà a tirare a un canestro più basso", perché in realtà si allena la mira, cioè la capacità del cervello di calcolare in un istante la forza che serve per far canestro da una certa distanza e coordinare il corpo affinché applichi esattamente quella forza; e questa capacità vale a prescindere dall'altezza del canestro, tant'è che i veri tiratori sanno fare canestro da dovunque tirino, non solo da 2 o 3 posizioni allenate roboticamente.

Nella foto: le 3 stars di Connecticut prime scelte al draft Wnba. Da sinistra Jefferson, Stewart e Tuck.

venerdì 15 aprile 2016

Playoff B - Il "Pagellone" sceglie la stella e la miss per ogni squadra

A proposito di B: quei geniacci del "Pagellone della settimana loggionistica", rimasti silenti per qualche mese, sono tornati a colpire con questo prospetto delle qualificate ai playoff, di cui hanno elencato la miglior giocatrice e la più gnocca (a loro arbitrario giudizio). Ovviamente ci dissociamo da questo approccio in quanto conta la bellezza interiore; però è utile per un'infarinatura sui nomi, visto che con la scomparsa dell'A3, è calato l'oblio sui roster della terza serie.

giovedì 14 aprile 2016

Punto A1 - ultima giornata

Epilogo della stagione regolare di A1. Con una svolta importante: non ci sarà una terza finale consecutiva tra Ragusa e Schio, che finiscono ambo dalla stessa parte di tabellone, in un'altamente probabile semifinale, mentre nell'altra si prospetta un duello Lucca-Venezia per tornare in una sfida tricolore già frequentata anni or sono. Dopo la novità della Coppa Italia a Ragusa, insomma, un altro elemento di novità e d'interesse per la stagione.

Sorte ha voluto che Schio potesse restituire immediata pariglia della Coppa, nel recupero di campionato disputatosi appena 3 giorni dopo sul terreno di Ragusa. Evidente la differenza di motivazioni e di carica, con le sicule evidentemente in "lieve" fase di scarico dopo i legittimi festeggiamenti per lo storico trofeo, e le venete invece incazzate come pipitoni (l'espressione torva di tutte durante la premiazione di Coppa era eloquente, lo dico a loro merito perché in fondo, dopo 10 trofei di fila, avrebbero anche potuto far buon gioco a cattivo viso; invece avevano l'aria di chi ha subìto un affronto intollerabile). E dunque finiva con uno squassante 55-82, già 23-51 all'intervallo (23 di Macchi con 8/10 dal campo), che, con ogni probabilità, Schio avrebbe scambiato volentieri con la vittoria di 3 giorni prima; ma intanto valeva il sorpasso in classifica, quindi col fattore-campo a favore nella futura semifinale (ricordiamo che nelle ultime due serie con Ragusa è stato determinante avere la quinta in casa per le suddite di Cestaro) e in ogni caso un monito (in rima) alle avversarie: "Non crediate di averci spodestate".

Non era, però, sufficiente a Schio, ma se lo aspettava, per acciuffare il primato, in quanto a Lucca bastava battere in casa la già condannata Cagliari (grazie agli scontri diretti a favore con Schio); operazione compiuta con logica facilità; Harmon, giusto per suggellare la sua sensazionale regular season, ne siglava 30, compresi due assegnati per sbaglio dai rilevatori, sottraendoli alla giovane Gaeta che era felice come una cinciallegra per aver segnato il suo primo canestro in A1 e invece... scippata. :cry: Curiosità ma anche riprova di imprecisioni non infrequenti nelle statistiche.
E dunque Ragusa, per evitare la parte di tabellone di Schio, doveva perdere di almeno 22 punti a Venezia, avendo 2 punti d'avvantaggio sulla Reyer e vinto di 21 nella precedente sfida. A volte, paradossalmente, conviene vincere di poco all'andata, in modo da poter controllare la situazione nel caso serva scendere di una posizione. ^_^
A un certo punto sembrava proprio che Ragusa ce la potesse fare, perché era sotto di 18 nel 2° quarto, con encefalogramma piatto (mentre nella stessa sfida aveva a lungo dominato, 8 giorni prima in Coppa). Dietro l'ironia, in realtà, supponiamo che le sottoposte di Lambruschi non siano andate là con l'idea di autoaffondarsi in laguna, ma tra il perdurante scarico post-Coppa e la consapevolezza di non aver nulla da guadagnare vincendo o perdendo di poco, era difficile imporsi di spremersi a dovere. Nel secondo tempo un parziale risveglio comunque vi era; lo scarto di 11 punti (67-56 con 22 di Christmas) lasciava Ragusa al 3° posto e Venezia al quarto. Chissà che la Reyer non trovi da qui la spinta per completare la lira che le manca per fare il milione, ovvero diventare ottima da buona che è. Mentre le neo-tenutarie della coccarda devono ritrovare l'animo pugnace, ovvio dirlo, ma ne siamo abbastanza convinti perché c'è tempo per staccare mentalmente dal post-Coppa.

Per il resto, c'era solo da assestare qualche posizione in griglia-playoff, giacché le 12 elette si conoscevano sin dal turno scorso dopo la condanna del Geas. Da applausi Vigarano che va a vincere a Parma agganciando Torino e Battipaglia pur senza scavalcarle: 4 vittorie di fila per chiudere la stagione regolare da parte di una delle squadre più "operaie" della categoria. Chissà che l'abbrivio non consenta di giuocare qualche altro scherzo nei playoff, dove ritrova proprio Parma. E' il palcoscenico della "classe media", questo turno di ottavi, mentre le stelle stanno a guardare in attesa di lasciare (crediamo) le briciole nei quarti, visto il dislivello palesato in stagione tra le "big 4" e il resto del popolo.

Sorprese e delusioni?
Solo relative, nel senso che nessuna è uscita dalla macro-fascia di classifica assegnatale dai pronostici (le 4 "big", l'ampia fascia media, le pericolanti): tra le big Lucca in positivo, forse Ragusa in negativo ma solo per le ultime 2 sconfitte giunte dopo la Coppa Italia; tra le mezzane direi Parma in positivo e Napoli in negativo ma in fin dei conti hanno 12-14 di bilancio entrambe, solo che la compagine ducale è sesta e quella della pizza ottava; tra le pericolanti Vigarano in positivo, nessuna in negativo.

Le graduatorie statistiche individuali: tra le marcatrici Prahalis top con 25 tondi di media davanti a Simmons con 21,6 e Harmon con 20 spaccati (prima italiana, e unica fra le prime 30, è Tagliamento, ventesima con 13,9) :woot: ; tra le rimbalziste Ugoka con 14,7; negli assist Gianolla con 4 e rotti; nei recuperi Dotto Frà con 3,6. Tutte medie notevoli, a riprova di quanto abbiamo più volte rimarcato, cioè che si gioca in modo più offensivista e garibaldino con aumento del numero di possessi e di tiri e conseguente gonfiaggio delle varie cifre.

Mvp della stagione regolare per noi Jillian Harmon.

B lombarda - spiccioli su Varese, Mariano, Milano Stars

Molto alla spicciolata posso dire che Milano Stars ha vari elementi ex A2 (De Gianni, Brioschi, Giunzioni) più giovani locali; Varese anche lei giovani del vivaio (che si sono messe in luce vincendo il titolo regionale U18 quest'anno) più un buon gruppo di elementi esperti della categoria più la '95 Cassani ex Geas come leader offensiva; Mariano squadra tipicissima della categoria con varie bionde, qualcuna peraltro tinta, a denotare la matrice brianzolo-nordica (Bossi '91 ex Costa e vivaio Comense come realizzatrice principe).

martedì 12 aprile 2016

Scandalo negli Usa, coinvolto il figlio di Pat Summitt

uno scandalo di corna scuote il basket femminile di college Usa. Tyler Summitt, giovane allenatore di Louisiana Tech e figlio della leggendaria Pat Summitt, si è dimesso in seguito a una "relazione inappropriata", secondo il comunicato ufficiale che non aggiungeva dettagli. Ma è assodato che la relazione l'ha avuta con una giocatrice ed egli è sposato; cose che capitano anche in Europa, beninteso, ma lì da loro, soprattutto in ambito Ncaa dove il richiamo ai princìpi morali è sovente severo, ha tutto un altro peso, specie considerando il cognome importante del reprobo, un po' come quando Lapo Elkann fu beccato nei noti affaracci. In più sembra che il tipo fosse solito twittare versetti della Bibbia. Nota triste aggiuntiva, la grande Summitt è attualmente affetta da Alzheimer.

sabato 9 aprile 2016

Coppa Italia A1 - Ragusa trionfa a Schio

Coppa Italia, Coppa Italia. Si volta pagina. La storia bussa. Cambia l'aria. E via dicendo. Ma in effetti, un trofeo che non va a Schio dopo 10 consecutivi in Italia (3 slams completi più la Supercoppa di quest'anno) non è evento da poco. Le novità al vertice fanno bene. Si capiva che i tempi erano maturi, visto che da ottobre a oggi il Famila non ha mai esercitato una supremazia, ma tra il fattore-campo e l'esperienza ineguagliabile nelle partite con trofei in palio non era affatto detto che fosse la volta buona per le avversarie dalla bacheca vuota.
Ce l'ha fatta Ragusa, sullo stesso campo dove pianse lacrime atroci 11 mesi prima, in un finale altrettanto in volata anche se più psicodrammatico. Che cosa ha procacciato la differenza rispetto a quella gara-5 di finale-scudetto? Banalmente, che qualche tiro decisivo di Schio stavolta è carambolato sul ferro anziché entrare... Scandagliando qualche fattore più profondo, 1) Brunson è stata leader eccelsa, prendendo la squadra di peso laddove invece Plenette Pierson, altra stella Wnba, la tradì sul più bello, e Gorini ha fatto quel passo ulteriore verso la maturazione laddove lo scorso anno fece trenta ma non trentuno; 2) sono venuti al pettine alcuni nodi già costati a Schio la batosta nei playoff di Eurolega, segnatamente quel pizzico d'età in più a gravare sulle senatrici, e soprattutto il perdurante dilemma del ruolo di Sottana, perché, soprattutto in regia, se una giocatrice di maggior talento sta in panchina in favore di una di minor talento, c'è qualcosa che non funziona; 3) anche se non sono rimaste molte di Ragusa dall'anno scorso, c'era evidentemente un desiderio particolare di spezzare la catena di sconfitte contro Schio nelle partite coi trofei in palio.

Passo indietro al giorno prima. Le semifinali non offrivano troppe emozioni: punteggi ingannevolmente equilibrati, in realtà in entrambe c'è stata una supremazia nitida della favorita. Soprattutto tra Ragusa e Venezia, con il 27-11 del 1° quarto che mandava al tappeto le suddite del doge, che non limavano lo scarto nei due successivi periodi (54-39 al 30') ma solo, tardivamente, nell'ultimo (64-59). Brunson 16, Erkic 12, Gorini 11; Ruzickova 16, Fontenette 15. Venezia in campionato è solo un passo dietro le altre "big 3" ma la differenza reale sembra maggiore, anche se il probabile accoppiamento in semifinale con Lucca potrebbe offrire un'occasione d'oro.
C'era molto interesse per Schio-Lucca dopo la rocambolesca e controversa vittoria del Famila due settimane prima in campionato. Ma pur senza dominare, le tricolori hanno fatto il break nel 3° quarto (50-40 al 30'), dopo aver comunque già condotto nei primi due parziali, e non hanno rischiato nel finale (68-60). Yacoubou e Macchi 13, di là una straordinaria Harmon suona l'...harmonica e ogni altro strumento (29 punti, 11/21 da 2, 7/7 ai liberi) ma non può vincere da sola il duello musicale con l'orchestra scledense. Terzo k.o. di fila per le toscane negli ultimi 3 big match, preoccupante in vista dei playoff dove è vieppiù difficile vincere senza una panchina all'altezza.

E' quindi finale tra le due superpotenze, con la sorte che offriva a Ragusa la chance di rivincita per le lacrime di maggio, oltre che, sempre su quel campo, della scoppola subìta in Supercoppa, quando però mancava Brunson. L'inizio, però, era plumbeo, raggelante, infame per le sfidanti, altro che azzannare la partita schiumando voglia di vincere: 15-4 per Schio in 5' quasi perfetti con Anderson, Macchi e Yacoubou, anzi “Fulciniti” come si è fatta chiamare sulla maglia in queste due partite, dal cognome del marito livornese.
Lì però ecco la prova di maturità di Ragusa. In una finale secca, se becchi la zavorra iniziale rischi di trascinartela per tutta la partita, specie sul campo avverso. Serviva qualcuno che prendesse la squadra per mano e la riportasse sui binari, per poi giocarsela alla pari. Ovviamente è stata Brunson la principale artefice; ma anche Gorini, determinata, caparbia. A fine 1° quarto era già sorpasso, 18-19, certo anche con la complicità di Schio che, anche per le rotazioni, s'appannava.

A inizio 2° quarto Schio rilanciava, 32-24 poco prima del 15' con Zandalasini a impatto immediato. Ma Gorini guidava un controbreak che nel giro di 1' e rotti azzerava il distacco (32-32); da lì ci sarebbero stati solo distacchi minimi. Era la fase più spettacolare della partita, botta e risposta sontuosi tra Yacoubou, panzer squassante in area, e Brunson, regale con i suoi jumpers dalla media; e ancora Gorini importante per Ragusa, senza dimenticare una Little... gigantesca (ah ah). :blink: All'intervallo 43-45 ed era un +2 psicologicamente significativo per le siciliane: come a dire, "ci avete rifilato due spallate eppure siamo in testa noi".

La partita cambiava nel secondo tempo. O meglio, l'intensità era la stessa, elevata; ma scemava la qualità delle esecuzioni, al punto che le segnature quasi si dimezzavano (24-23 il parziale dei secondi 20'). Dopo un altro pirotecnico scangio di canestri in avvio di 3° quarto, vi era un prolungato stallo che lasciava quasi invariato lo scarto al 30' (53-56). Brunson era già a 20, Little a 15; rischio di Ragusa quello di dipendere da pochi elementi mentre la solita profondità poteva garantire a Schio un maggior ventaglio d'opzioni nel finale.

E' quel che pareva succedere quando, dopo un nuovo impasse generale (56-58 al 33'), Schio trovava il sorpasso con Bubù Yacoubou, tenuta più fresca dal riposo in panca rispetto a una Brunson che palesava segni di cottura sbagliando ripetutamente dalla media (ha pur sempre 35 anni e aveva giocato anche il giorno prima): 61-60 al 35'.
Qui era il bivio cruciale: o Ragusa reagiva di nuovo, o la partita poteva spezzarsi. Ha reagito. Una tripla di Consolini, fin lì non dico negativa ma più balbettante di altre compagne, era il segnale che Ragusa non mollava: 63-63 a 2’30”. Yacoubou, spostando avversarie come fuscelli, segnava da sotto ma Erkic le rispondeva subito (65-65). A quel punto era fondamentale la tenuta difensiva sicula sui successivi possessi di Schio, che non trovavano la proverbiale efficacia sotto pressione: un’infrazione di 24 secondi, un cross di Macchi, un errore di Yacoubou da sotto sulla chiusura di Brunson, subito dopo che Little aveva segnato, a 30 secondi dalla fine, un gran giro e tiro per il 65-67.
E dopo quell’errore di… Fulciniti, la stessa Little siglava la vittoria con 2 liberi (65-69), perché poi nei restanti 20 secondi scarsi, Schio aveva solo tempo di farfugliare un’azione da 3 tentativi di fila, da cui ricavava solo un libero di Yacoubou. E Little ripristinava il +4 facendo a sua volta 1/2 dalla linea (66-70). In realtà c’era ancora qualche brividuccio perché a 3 secondi dalla fine, Ragusa commetteva un fallo poco lucido su Macchi a metà campo: è vero che ha poteri soprannaturali nei tiri decisivi, ma nemmeno lei poteva segnare da 4 punti… Invece così poteva segnare il primo libero e sperare che qualche compagna pigliasse il rimbalzo e riaprisse per una tripla. Macchi realizzava infatti il 67-70, ma piuttosto clamorosamente, anziché spedire la palla sul ferro nel secondo libero, prendeva solo il tabellone con un mattonazzo fuori controllo. Ragusa così poteva scatenarsi in una festa liberatoria insieme al suo numeroso pubblico al seguito.
Marcatrici: 22 per Little (con 4/9 da 2 e 3/6 da 3) e per Brunson (8/19 da 2 ma 9 rimbalzi e 25 di valutazione contro 15 della compagna) fra le trionfanti; Yacoubou 20 (con 7/15) e Macchi 14 per le sconfitte. Si ribalteranno i ruoli nei playoff? A questo punto è ancor più interessante scoprirlo.

Nella foto: per una volta Ragusa festeggia e Schio esce mesta. In primo piano, simbolicamente, Nadalin che se la ride da ex.

giovedì 7 aprile 2016

Dibattito Manzotti-Nikolo sul professionismo

Continua il dibattito su donne e professionismo, già sollevato nei mesi scorsi da "She Got Game" di Gottardi e non solo. Ha scritto Giulia Manzotti (Palermo) su Facebook:

Io vorrei sapere perché non devo essere considerata un'atleta professionista solo a ""causa"" del mio sesso... (La metto tra virgolette perché per me è meraviglioso essere donna)
Sapete, eppure tutte noi atlete ,come i maschietti, la mattina ci alziamo ci rechiamo in palestra e facciamo il nostro allenamento individuale o non , poi torniamo a casa e cerchiamo di fare un buon pranzo ; dopo il pranzo c'è chi studia , chi dorme , chi legge, chi fa la lavatrice , chi pulisce o chi esce perché non può star ferma (sono molte le variabili) , dopodiché la sera si ritorna in palestra , forse questa volta tre ore o più di fila perché prima del normale allenamento c'è la seduta di pesi (varia dalle 2/3 volte a settimana ) o magari una riunione con staff e dirigenza...
L'allenamento.
In campo ci prepariamo sulla base delle indicazioni tecniche che i nostri allenatori ci propongono, attacco e difesa, settimana dopo settimana vengono rivisti e rivisti e rivisti e rivisti e rivisti cercando quel briciolo di perfezione bramato!
Ebbene sì così via tutta la settimana, un susseguirsi di allenamento mentale e fisico, fino ad arrivare al weekend .
Il weekend è un momento mistico tra scaramanzie varie e riassunti mentali di tutto quello che si è fatto in settimana per prepararsi..
E anche tanti : " Ei ragazze vi andrebbe di uscire è venerdì , c'è la festa in quel locale fighissimo.." " che sei pazzo?!? noi domani giochiamo

Ognuna ha la sua canzone , il suo gesto, i sui calzini fondamentali per affrontare la PARTITA...
La partita.
A seconda delle preferenze del coach e della dirigenza ti presenti all'orario richiesto in palestra per poter fare una riunione tecnica, il riconoscimento e l'urlo che suona la carica, quando inizia il riscaldamento la squadra viene avvolta da quell'aria di concentrazione necessaria e determinazione che ti fa "spezzare il fiato" ...
Poi un fischio ti fa tornare in panchina, li ricevi le ultime indicazioni tecniche prima di mettere piede in campo..
Finalmente arriva la palla a due e dentro ti esplode un'adrenalina che ti fa dimenticare tutto il sudore, il sangue, i km lontana da casa, le imprecazioni e il culo che ti sei fatta durante tutta la settimana perché hai lavorato proprio per arrivare pronta a quella palla a due..

Molto spesso il percorso , come quello dei ragazzi, inizia da giovanissime, all'età di 14/15 anni lasciamo la nostra casa , la scuola (che si riprenderà in un'altra città) e gli amici per inseguire i nostri sogni , sogni che spesso ci sballottolano in giro per il mondo anno dopo anno ,sogni che vivendo da sole ci fan crescere ad una velocità spropositata , sogni che "ma tu sei matta", sogni che ci costruiamo noi con le nostre rinunce, le lacrime, le gioie, i dolori,gli ostacoli, i traguardi e le soddisfazioni ma si.. i nostri sogni e le nostre aspirazioni.
Io qui ora non vedo differenze davvero..
E mi chiedo perché nel 2016 dobbiamo ancora subire questa disparità tra uomo e donna...
Io qui ho parlato dal mio punto di vista cestistico ma parlo anche a nome di tutte le altre ragazze e donne che praticano sport a livello Professionistico e non !!
Mi sento in grado e in dovere di dirlo , noi siamo delle professioniste e voi ?

Ma il nostro utente Nikolo le ha ribattuto:

cara Giulia se le donne passano al professionismo, finirebbe la pallacanestro femminile oggi. Non ci sono ne i numeri ne gli investimenti di capitali a mantenere un simile movimento.