Sabato Santo di A1, seconda parte. Lato opposto della classifica, dove non si lotta per una Pasqua di gloria in cima al mondo, ma per uscire vivi da una lunga via crucis, perché il campionato di una pericolante, che vince una volta su 3 o su 4, assomiglia a un calvario di 26 stazioni, il cui fine è la cessazione delle sofferenze (per quanto, secondo il sommo Leopardi, in ciò consista il vero piacere) :wacko: e non la conquista di trofei.
Questo era Vigarano-Geas, spareggio-salvezza anche se con lo sbilancio non da poco che per le ospiti una sconfitta equivaleva alla morte diretta, mentre per le locali c'era un paracadute abbastanza sicuro, a meno di catafasci di Venezia e Schio, due piuttosto affidabili, nei rispettivi turni di fine stagione con la terza pericolante Orvieto.
S'era ipotizzato che questo potesse portare Vigarano ad avere meno motivazioni del Geas, ma è più probabile che sia successo l'opposto, ossia le ferraresi hanno giocato con meno pressione sulle spalle rispetto a chi aveva la rivoltella alla tempia. :unsure:
Un articolo uscito in mattinata sulla Gazzetta, in cui il presidente sestese Mazzoleni esplicitava il grido d'allarme già balenato la settimana prima con l'appello a comprare le uova di Pasqua in vendita alla partita con Umbertide (e a versare qualcosa di più, chi mai potesse), stendeva un'ombra d'inquietudine, un asprigno sapore di limone, su una partita già tesa di suo, ricordandoci che esiste una morte peggiore di quella sportiva, cioè quella societaria. Al punto che veniva il dubbio se in tal senso la retrocessione fosse più una sciagura o un toccasana.
Non nasceva, insomma, sotto lietissimi astri la spedizione sestese, tanto più che la vigilia - si sarebbe scoperto solo alla palla a due - portava un guaio fisico a Correal, poi scesa in campo ma a servizio ridottissimo. La sua quasi indisponibilità, sommata all'opacità dei due terminali principi Brown e Mandache, significava dover vincere la partita più importante della stagione regalando il 70% del potenziale straniero. Così, soltanto una prestazione clamorosa delle italiane, o una compattezza difensiva granitica che tenesse Vigarano a 50 punti, o una crisi di masochismo delle avversarie, avrebbero potuto salvare il Geas. Nessuna delle tre condizioni s’è concretizzata.
Sembrava, all’inizio, che la condizione numero 3 potesse avverarsi. I primi 7 minuti di Vigarano, infatti, erano raccapriccianti, una riffa di palle perse e tiracci mal presi. Merito anche della difesa Geas ma fino a un certo punto. Da parte sua Sesto, con Barberis in quintetto al posto di Correal e quindi ad assetto leggero, costruiva tiri di miglior qualità ma che entravano di rado. Forse, se ci fosse stata più sorte in questa fase, le rossonere avrebbero preso un margine di 12-15 punti che avrebbe condizionato il resto della partita. Invece si era solo sul 2-6 dopo quasi 7’. Buono l’impatto di Madonna, che appena entrata segnava da centro area (2-8) e poco dopo lanciava Barberis in contropiede per il 6-12. Ma Vespino Vespignani, che l’anno scorso a Castel S. Pietro perse l’A1 contro il Geas e stavolta s’è presa la rivincita, imbucava da 3 quasi allo scadere: un 9-12 strettissimo alle ospiti per una supremazia capitalizzata solo in minima parte.
(prosegue prossimamente)
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