venerdì 29 aprile 2016

Punto A1 - riepilogo quarti playoff

Per festeggiare i 2 milioni di visite oggi raggiunti, riassumiamo i quarti-playoff di A1, ancora col fiato mozzo per le emozioni che ci hanno regalato, pari a quelle di un documentario di Alberto Angela o di una recita dialettale del centro anziani di Baranzate. :blink:
Premessa: tradizionalmente i nostri quarti di finale non offrono sorprese. Se fai una ricerca sugli ultimi 10 anni (ma non c'è bisogno perché l'ho già fatta io), scopri che, su 40 serie dei quarti, solo 2 volte una peggio classificata ha eliminato una meglio (2013: Umbertide su Taranto che poi si sciolse; 2015: Napoli su S. Martino), e ben 28 volte la meglio piazzata ha vinto 2-0.
Ovvero, è già una mezza eccezione che si vada alla terza partita, anche se è solo la seconda volta in 10 anni che ci sorbiamo il quadruplice "cappotto". Ma visto il divario enorme già palesato in stagione regolare tra le "big 4" e il resto, quanto accaduto tra il 21 e il 24 aprile è del tutto logico. Accontentiamoci, va', dei due ribaltoni avvenuti negli ottavi, e del probabile equilibrio che avremo d'ora innanzi.

La serie più interessante era il derby tra Venezia e S. Martino, quarta e quinta. In effetti le due partite sono durate 3 quarti abbondanti; però la Reyer ne ha di più, era parsa già in crescita nel finale di regular season. In gara-1 da +3 al 30' si passa all'81-68 finale; 27 di Christmas (38 di valutazione) e 18 di Fontenette contro 17 di Gianolla e 16 di Bailey; troppo divario nella produzione delle straniere. In gara-2 il caloroso popolo luparense ci crede a lungo (+1 al 30') ma anche stavolta c'è il decollo reyerino alla distanza (70-81, punteggio quasi identico); 18 di Ruzickova e 17 di Christmas (28 di valutazione) contro 17 di Bailey; stavolta S. Martino fa quasi pari con le straniere, ma ecco il fattore italiano con Bagnara e Carangelo in doppia cifra più la sorpresa Pan che fa pan-pan (cioè esplode) con 14 punti, 4/5 dal campo, 4/4 ai liberi, mentre di là non bastano 12 di Filippi.

Tra Schio e Battipaglia due partite di stampo differente. Gara-1 è un massacro, con le campane che, giunte a sorpresa sin qui, sembrano dover capire dove sono finite; la risposta è: nel tritacarne. 94-55 i punti, 144-33 la valutazione. 6 in doppia cifra per Schio contro solo le 3 straniere per il team di Riga. Che però, bisogna dire, riesce a rimettere insieme i cocci e presentare una compagine competitiva in gara-2, che subisce il break nel 2° quarto ma poi non si fa mai seminare (64-72). Treffers e Gray 17 contro 22 di Anderson, che non di rado cava castagne quando qualche compagna pare sottotono. Insomma Schio mostra prima i muscoli, poi qualche vulnerabilità.

La sua avversaria prossima, Ragusa, ha fatto fesa di Parma: 69-51 in gara-1 (ma era 61-38 al 30') con 17 di Brunson e 15 di Consolini; 57-79 in una gara-2 quantomeno combattuta sino al 30' (comunque +11) anche se la valutazione finale dice 45-98; 19 di Little contro 20 di Clark.
Ha giocato la sua ultima partita, come si è detto, Francesca Zara, e l'ha fatto da par suo, 10 punti e 4 assist a 40 anni. Su di lei parla la carriera più che eventuali mie ciance: alla Comense prese l'eredità di Todeschini vincendo 5 scudetti e centrando le ultime final four nerostellate in Eurolega, che poi ha vinto nel 2007 (unica italiana della sua generazione a riuscirci) con lo Spartak delle superstars Taurasi, Bird ecc.; ha anche fatto una stagione in Wnba a Seattle; in Nazionale ha chiuso un po' troppo presto, dopo il fiasco agli Europei 2007 casalinghi dove era una delle leader designate, ma ha comunque vinto 2 argenti (Mediterraneo e Universiadi).
Al di là dell'elenco, e al di là della classe che ha sciorinato per un ventennio, mi soffermerei sul carattere della giocatrice, non di rado descritto come spigoloso, e tuttavia indice di una personalità da primattrice e non da comprimaria, quello che purtroppo l'attuale generazione di italiane sembra cronicamente condannata ad essere. Intendo dire che gente come Macchi, Masciadri, Zara e, da ultima anagraficamente, Ballardini, erano (sono) giocatrici in grado di duettare alla pari con le straniere della propria squadra, anzi non di rado a esserne loro le leader. Gente di carisma che ti affascina seguire, anche se magari il lato negativo è che rompono le palle ad arbitri, compagne, allenatore e quant'altro. Non so se è solo questione tecnica o di "forma mentis", ma a mio parere nelle annate tra l'82 e il '91 non abbiamo più avuto nessuna di questo tipo (con l'eccezione di Sottana, per quanto attualmente involuta, il che mi fa pensare che non sia questione di carisma ma di talento: se uno non ha talento sufficiente, deve stare con le orecchie basse). Speriamo nelle giovani, che hanno fatto meglio delle suddette '82-91 fin dai tempi delle giovanili. Ma questa è una divagazione; onore a Zara.

Infine Lucca, la testa di serie numero 1, con la sua applicazione feroce non poteva aver problemi contro una Torino probabilmente paga di aver fatto saltare il banco con Napoli; e infatti le ha rifilato parecchi gianduiotti sia in gara-1 (85-62, tutto il quintetto dai 14 ai 17 punti contro 25 di Anderson ma poc'altro) sia in gara-2 (47-68, Wojta 18). Resta per le toscane il neo di una panchina che, anche in una serie così squilibrata, ha prodotto poco. La grande scommessa di Diamanti è quella di vincere lo scudetto con un anacronistico sovraimpiego delle titolari. Con Venezia potrebbe non pagarlo, ma poi in finale contro le chilometriche Ragusa e (ancor più) Schio?

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