Il 5 aprile Connecticut ha centrato un eccezionale traguardo laureandosi campione Ncaa per la quarta volta di fila; mai nessuno c'era riuscito prima fra le donne, mentre tra gli uomini sì (UCLA), ma ai tempi in cui i giocatori non potevano disputare più di 3 stagioni. Tre senior di questa Connecticut, invece, hanno conquistato il poker personale, prime dunque nella storia dell'intero college basketball.
Una finale purtroppo senza storia, a Indianapolis, con le discepole del grande paisà Geno Auriemma, giunto all'undicesimo titolo, record anch'esso (se la gioca con i vari Messina e Scariolo per il titolo di miglior allenatore attuale fra quelli nati in Italia..), che hanno schiantato Syracuse in un quarto o poco più: 28-13 al 10', 50-23 al 20' e buonanotte. Il resto si è trascinato un po' noiosamente sino all'82-51 conclusivo. Nei giorni precedenti le Final four, in America si erano interrogati se lo strapotere di Connecticut nuocesse al campionato (38 vittorie su 38 in stagione), e in effetti la risposta può anche essere sì, ma le colpe vanno alla concorrenza, che non ha imbastito quasi nulla di valido. Anche se ora si volta pagina perché le migliori escono di scena per raggiunto limite d'età.
Ha nuovamente splenduto (si dice?) la stella dell'ala grande Breanna Stewart, "MOP" (= mvp) delle finali per la quarta volta di fila con 24 punti all'attivo. Qualcuno ricorderà che ha già giocato ai Mondiali 2014 con la nazionale maggiore e può darsi che la rivedremo a Rio. Assieme a lei le altre due protagoniste, anch'esse al quarto titolo come detto sopra, l'ala Morgan Tuck e la play tascabile Moriah Jefferson.
Non a caso le tre hanno monopolizzato le scelte del draft Wnba tenutosi questa settimana: 1 Stewart (da Seattle) e a seguire le compagne. Indice anche questo, però, dell'eccessivo strapotere di Connecticut.
Vedremo se la carriera senior di Breanna sarà altrettanto brillante di quella di Taurasi e Moore, le due precedenti superstars di Connecticut che si sono poi succedute sul trono di miglior giocatrice mondiale (diciamo che oggi è un duello tra Moore ed Elena Delle Donne).
- A proposito di migliori giocatrici mondiali. Si è ritirata a inizio aprile una delle più serie candidate a quella qualifica nel decennio scorso (2000-2010), ovvero Lauren Jackson. L'australiana, che si rivelò alle Olimpiadi casalinghe di Sydney quando aveva solo 19 anni ma fu già la migliore della sua compagine d'argento, era di fatto semi-pensionata da 2 o 3 anni per guai fisici plurimi. In Wnba, dove ha vinto 2 titoli a Seattle, non giocava dal 2012. In Europa fece parte dell'imbattibile Spartak Regiondimosca che vinse 4 Euroleghe di fila (mo' non ricordo quante ne abbia conquistate lei, ma comunque qualcuna). Con la nazionale ha 3 argenti e un bronzo olimpico, più il picco della sua carriera, l'oro ai Mondiali 2006. Giocatrice semplicemente totale: 1.96 con tiro da 3 da esterna, capacità di correre il campo, fondamentali impeccabili, gran rimbalzista, buona in difesa. Insomma tutto tranne, negli ultimi anni, la salute. Più, forse, un carattere un po' enigmatico fin da giovane.
- Intanto è ancora vivo, in America, il dibattito sull'abbassamento dei canestri, sul quale proprio Auriemma è uno dei favorevoli, così come Delle Donne, mentre Taurasi è contraria. Stupisce però che il dibattito si polarizzi sulla questione delle schiacciate (c'è chi si esalta immaginando piogge di schiaccioni anche nel femminile e chi dice: ma non è la schiacciata ad attrarre la gente), quando invece i vantaggi andrebbero ben più in là dell'occasionale "slam dunk", e riguarderebbero qualsiasi tipo di tiro, facilitandone l'esecuzione per le donne, le quali, notoriamente, hanno minor forza rispetto agli uomini e quindi spesso sbagliano non per scarsa mira ma perché disperdono troppa parte della loro esecuzione nello scagliare la palla con sufficiente potenza.
Che sto dicendo? Be', se siete giocatori in pensione da un po', e quindi giocoforza un po' arrugginiti sul piano fisico ma non del tutto dimentichi di come si tira (oppure se siete bambini), provate a effettuare una serie di tiri da 3 col canestro ad altezza normale e una con un canestro da minibasket: con quello basso farete miglior figura, a parità di mira, perché con quello alto dovrete spingere al massimo con spalla, polso, gambe ecc. per arrivare al ferro, a discapito della precisione, visto che ahimè le membra non sono più vigorose come un tempo (o, nel caso dei bambini, non sono ancora nerborute come quelle dei grandi).
L'esperimento, suggeritomi da Meurchimede Pitagorico, :blink: dimostra che le donne, se tirassero a 2.90, 2.75 o quant'altro si pensasse di abbassare, farebbero canestro con più frequenza, e non sarebbero più derise dalla plebe per certi errori che appaiono sintomo di incapacità tecnica e invece sono solo questione fisica.
Del tutto infondato mi pare, infatti e infine, l'argomento secondo cui "chi si è allenato per anni a tirare a 3.05 sarebbe in difficoltà a tirare a un canestro più basso", perché in realtà si allena la mira, cioè la capacità del cervello di calcolare in un istante la forza che serve per far canestro da una certa distanza e coordinare il corpo affinché applichi esattamente quella forza; e questa capacità vale a prescindere dall'altezza del canestro, tant'è che i veri tiratori sanno fare canestro da dovunque tirino, non solo da 2 o 3 posizioni allenate roboticamente.
Nella foto: le 3 stars di Connecticut prime scelte al draft Wnba. Da sinistra Jefferson, Stewart e Tuck.
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