- Chi segue il basket femminile italiano è abituato al fatto che le rose siano accompagnate da spine; per dire, un attimo dopo una festa-promozione già si apprende che la società rinuncia per mancanza di risorse; applaudi il tal club che arriva sesto in A1 con le sue giovani fatte in casa, e poche settimane dopo i diritti vengono ceduti e si riparte dalla categoria sotto. A volte t'arrivano le spine senza nemmeno le rose. Ma la scorza l'abbiamo dura.
E quindi anche nei giorni in cui montava la grande maionese della finale-scudetto, culminata nella serata dei 5337 e delle mille luci al PalaDozza, non è mancata la razione di tuberi acidi da digerire. Tralascio il fatto che il nostro mega-maxi-evento dei suddetti 5337 abbia avuto, l'indomani, la bellezza di 7 righe (contate personalmente) sulla Gazzetta dello Sport cartacea,Mi riferisco invece a qualcosa di più sostanziale, e cioè l'ufficializzazione della sopravvivenza a rischio di due club di A1, Lucca e Crema.
- La conferenza stampa dei dirigenti del Le Mura, mercoledì 26, oltre a esplicitare il caso specifico in questione (cioè che la società campione d'Italia appena 6 anni fa rischia di non poter andare avanti: lo sponsor Gesam si sta tirando indietro, la dirigenza è stanca e l'ultima stagione ha avuto un extra-budget di 30.000 per sostituire la straniera, che ha messo vieppiù in crisi le casse), ha offerto anche parole illuminanti sulla situazione generale, riportate dal sito "Lucca in diretta":
Le difficoltà legate al basket femminile sono innegabili, è un mondo con
una fragilità endemica enorme. (NB: nulla di nuovo ma è detto con una certa eloquenza)
e inoltre:
... c’è il percorso irreversibile avviato dalla Lega: si introduce il professionismo e le società di A1 non possono essere più gestite dalle associazioni sportive. Viene introdotta una logistica più complessa rispetto a quella attuale e i costi aumenteranno del 70%.
e infine:
l’introduzione del lavoratore sportivo, il professionismo femminile, la
trasformazione in società di capitali, gli innumerevoli adempimenti del ‘manuale
licenze’ trasformeranno radicalmente il modo di fare basket, privilegiando le
società già oggi ben strutturate e spingendo verso realtà maschili femminili. Non
è più un movimento sostenibile per le associazioni”.
Non m'addentro nella valutazione delle cifre sciorinate dall'ex presidente Cavallo (costi per l'A1 aumentati da 450.000 a 800.000 euro all'anno) perché è pane per denti più abituati a masticare gestioni societarie.
- Passiamo a Crema, dove si leggono parole molto simili sulla stampa locale, ad esempio su "Il Torrazzo":
A creare problemi, a Crema ma di sicuro anche a molte altre società, è il grande aumento dei costi e tutta una serie di modifiche regolamentari che, sempre secondo Manclossi [il presidente che è anche nel direttivo di Lega ed è anche forumista su questi schermi, NdMeur], "rendono tutto di difficile gestione, se non per le società già strutturate e con potenzialità economiche illimitate. (...) Non ci vuole molto per capire cosa sta succedendo. Basta pensare che l'attuale A1 ha ben 3 squadre che il titolo l'hanno acquistato, a fare da apripista a quello che sta diventando usuale".
E dunque Crema, si legge, ha già dato via libera a giocatrici e staff di accasarsi altrove; è già stato siglato un accordo che prevede "la cessione del titolo, nel rispetto di certe condizioni che necessitano ancora un po' di tempo per verificarsi". L'accordo, pare di capire, c'è già anche se non ancora finalizzato.
E ri-dunque, per il secondo anno di fila, una realtà lombarda applaudita per il risultato ottenuto con l'abilità nella gestione di risorse limitate (lo scorso anno Costa Masnaga, ovviamente) è prossima a gettare la spugna, almeno per quanto riguarda il vertice. Dove il futuro sembra appartenere a chi di volta in volta si procaccerà l'abbondante foraggio necessario, a prescindere da cos'abbia combinato sul campo.
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