- La sensazione di una storia che inesorabilmente si ripete, cambiando qualche dettaglio nella trama, ma arrivando sempre allo stesso finale. Scudetto numero 12 per Schio, trofeo numero 39 (in Italia, più l'Eurocup 2008 per fare 40 tondi), di cui 37 negli ultimi 20 anni: fa una media di quasi due a stagione, togliendo quella azzerata dal Covid. Certo, ha sempre avuto la squadra migliore o quantomeno una delle primissime. Però vince anche quando può perdere, mentre le avversarie perdono anche quando possono vincere. Non è, probabilmente, il Famila più forte di sempre ma è quello che ha ottenuto i migliori risultati, dato di fatto incontrovertibile.
- La storia della stagione è questa: nei momenti importanti Schio non ha mai sbagliato. Senza Ndour e con le fatiche di Eurolega sulla groppa, non era in grado di dominare, ma era ancora in grado di vincere e lo ha fatto: su 4 successi in semifinale e finale, mai più di 5 punti di scarto. In realtà in quest'ultima serie ha ritrovato condizione (seppur non del tutto), tirando clamorosamente bene da 3 (12/24 in G1 e 15/32 in G2) e in generale mostrando d'aver recuperato energie rispetto a una serie con Venezia vissuta davvero sull'orlo del crollo. Del resto ci sta che, passati più giorni dallo sforzo praghese, le tossine siano state smaltite e anche mentalmente la squadra si sia ri-focalizzata sull'obiettivo ancora da raggiungere.
- Parliamo appunto del lato mentale della sfida-scudetto. Citavo alla vigilia quelle interviste a Zandalasini e Barberis che parlavano della "voglia" come fattore-chiave per vincere. A me sembra impensabile che una squadra che ha già vinto tutto abbia più "voglia" di una che non ha vinto ancora niente.
- Detto questo, stiamo parlando di due partite che a un minuto dalla fine erano totalmente in bilico. Ma anche qui c'è tutta la storia della stagione: Schio ogni volta ha avuto qualcuno (non necessariamente la stessa e non necessariamente una sola) che la portasse oltre l'ostacolo: in G1 Howard e Sottana, in G2 Verona e soprattutto un'immensa Mabrey, di cui era lecito aspettarsi una reazione, dopo la malaugurata uscita di scena in G1 (giacché la giocatrice è lunatica ma di carattere e classe indiscutibili), però così pazzesca era impensabile.
Poi comunque, dietro le indemoniate di turno, c'è tutto un collettivo che funziona per Schio, e citiamo Bestagno come emblema di "miglior attrice non protagonista", roccia difensiva e pungente in attacco alla bisogna; un po' meno brillante è stata Keys rispetto all'Eurolega, ma non negativa.
- Versante Bologna? Purtroppo siamo arrivati alla chiusura della stagione senza capire (ma vale anche per Venezia) chi fosse in grado di prendere la squadra in spalla e portarla alla vittoria nei momenti di massima difficoltà. Esce sconfitta con l'inquietante (e difficilmente scacciabile a mio parere) sensazione di essere più forte dell'avversaria, o almeno altrettanto forte, ma di non averlo concretizzato in nessuna delle tre occasioni col trofeo in palio.
La sintetizzo così: senza trofeo in palio, questa Bologna batte questa Schio 5 volte su 10, forse anche 6. Col trofeo in palio vince sempre Schio.
Le folate di talento di Bologna erano possenti: le bastavano 2-3 minuti di fuoco per ricucire gli strappi, e saltuariamente passare in vantaggio; metteva canestri ad alto tasso di difficoltà. Ma ciò comprendeva anche il lato opposto della medaglia: i canestri difficili erano conseguenza della difficoltà a costruirne di più facili col gioco collettivo; i parziali di ricucitura avvenivano perché puntualmente finiva sotto (su 80 minuti di finale, forse è stata avanti per 10-12': la maggior parte del 4° periodo di G1 e per pochissimo in G2) e quando poteva cavalcare l'onda e prendere margini consistenti, non lo faceva. Colpa dell'attacco? Mah, è stato incostante, ok, legato a guizzi individuali, ok, però se segni 84 e 79 punti ma perdi lo stesso, è soprattutto la difesa ad essere mancata. Anche quando, nell'ultimo quarto di G1, si è trovata contro una Schio senza Ndour e senza Mabrey (e più di così che pretendevi? Che giocassero con le mani dietro la schiena?). Ma si è fatta bucherellare uguale. Perché quando c'è il trofeo in palio e "culo mangia pigiama", come diceva il guru Tanjevic, Schio è Schio e le altre no.
- Emblematicamente è stata Laksa a mandare sul ferro l'ultima tripla di Bologna in G2, anche se la situazione ormai era compromessa. La scommessa estiva della Virtus era stata di strappare a Schio l'mvp dei 3 trofei della passata stagione, come se fosse lei la principale artefice, e potesse portare con sé anche le vittorie. In realtà Laksa era stata killer in un contesto di squadra che la metteva nelle condizioni ideali per farlo, ma non è una stella di primo piano, non è Mabrey e nemmeno Howard. Sta di fatto che a Bologna non è stata mai decisiva nei momenti della verità.
L'altra scommessa persa è stata di fare a meno di un play di alto livello, sperando che col playmaking adattato di Dojkic e le doti di passatrice di Zandalasini si potesse compensare. Però quando ti trovi di fronte una Schio che ha Sottana, Verona e Mabrey come registe, lo paghi, così come lo paghi in Eurolega sotto forma di sconfitte punto-a-punto contro Valencia e Bourges, 4 volte su 4.
Potremmo aggiungere che il problema del dislivello tra le prime 6 giocatrici (cioè le 4 straniere più Zanda e André) e il resto dell'organico è riemerso nella finale, ma forse questo ha pesato meno degli altri due, perché in G2, a ben vedere, Schio ha avuto 2 punti dalla panchina in tutto e per tutto, e ha segnato con 6 elementi come Bologna.
- Poi ci sta anche di obiettare che, se un paio di episodi nelle due gare di finale giravano all'opposto, magari parlavamo a quest'ora di scudetto a Bologna; così come ci sta da obiettare che "siamo solo al quarto anno e già abbiamo fatto 4 finali", eccetera. Sì, infatti non voglio parlare di fiasco clamoroso, per carità. Poi se porti 5337 spettatori meriti applausi e gratitudine.
Però, però... se in una stagione hai tante occasioni di vincere qualcosa e non vinci nulla, vale poco la consolazione che "siamo solo al quarto anno". Taranto al secondo anno di A1, nel 2003, fece tripletta di trofei. L'abitudine a vincere conta, ci mancherebbe; e infatti Schio la sfrutta; ma vale solo fino a un certo punto. Almeno un trofeo, quest'anno, Bologna poteva e doveva metterlo in paniere; non averlo fatto lascia un senso di incompiuta, per non usare il termine "fallimento" che forse è vietato pronunziare nel globo cestistico dopo la lezione di Giannis Antetokounmpo che spopola in questi giorni.
Il vero problema non è se manchi l'obiettivo oggi ma se continui a farlo in eterno: e a volte non è detto che la "perdenza" si trasformi in "vincenza", per dirla grezzamente: Ragusa ha perso 4 finali su 4, Milano storica è arrivata 16 volte seconda (!) con un solo scudetto. Bologna dovrebbe, se la società insiste sui progetti attuali, avere molte altre occasioni, ma quest'anno le ha mancate tutte.
- Cronaca di gara-2, che la notte è già fonda. C'è curiosità per la reazione di Bologna dopo la botta di gara-1. E il primissimo impatto è positivo, con uno 0-5 tutto di Dojkic. Ma, anche stavolta, la Virtus non riesce a mettere la sua impronta sull'andamento ed è costretta ad andare al traino. Schio risponde con un 9-0 in cui Mabrey fa già intuire di essere in serata, anche se poi sono Bestagno e Keys a farsi notare nel botta-e-risposta, molto simile alla partita precedente, che dura sino a fine 1° quarto (23-19).
- Il 2° quarto è il palcoscenico dello show di Mabrey, personale ma non egoistico (nel senso che trascina la squadra senza toglierle nulla, semplicemente lei e le compagne cavalcano il suo stato di grazia). Segna 10 punti di fila nei primi 2'30" (entrata; tripla; arresto e tiro in transizione; altra tripla su rimbalzo offensivo di Schio) mentre la Virtus invece attacca male, complice qualche riposo dato alle titolari; si va sul 33-19 (rimarrà il massimo vantaggio della partita).
Qui Bologna, rimesse dentro le più forti, reagisce bene, restituendo lo 0-10 con Laksa, Dojkic e Rupert, mentre il Famila, se Mabrey si placa un attimo, ha poco dalle altre: Howard non sembra ispirata, Keys pare stranamente impacciata, Sottana e Mestdagh resteranno a zero. Dal 33-29 verso metà frazione si procede in equilibrio, anche se Schio resta davanti grazie a Mabrey che riprende a martellare, anche se Rupert le risponde con due triple, inframmezzate da uno screzio tra Howard e Zanda in seguito a un fallo subìto in contropiede dalla prima ad opera della seconda (doppio tecnico); le due poco dopo s'avvinghiano a terra (ma senza scorrettezze) in una lotta su palla vagante.
Il finale di tempo è tutto di Mabrey, che mette altre due triple, animalesca, poi un libero su tecnico a Dojkic, infine su rimessa sguscia in entrata sulla linea di fondo verso lo scadere. Per Bologna mette pezze André con un paio di canestri, e il 46-41 al 20' tutto sommato non è una pessima notizia per la Virtus, sopravvissuta al ciclone-Mabrey senza affondare. Mabrey che totalizza 27 punti a metà gara, di cui 22 nel 2° quarto, su 23 della squadra contro 22 di tutta Bologna.
- Logico che Bologna nel 3° quarto bracchi Mabrey; serve a Schio qualche altra protagonista e all'inizio ci pensano Verona e Bestagno, per un margine prima di +8, poi di +7 (57-50 al 24'). Ma poi l'attacco arancione ha l'unico vero passaggio a vuoto della partita, segnando solo 5 punti in 6 minuti; è un momento di stallo perché nemmeno Bologna fa scintille, però ricuce con Rupert e Laksa (62-60 al 30').
- Il momento favorevole alle ospiti continua a inizio 4° quarto con il sorpasso firmato da André e Laksa (62-64). E siamo di nuovo al "leit motiv" della serie: ogni volta che Bologna sembra poter mettere la sua impronta, perde intensità in difesa e si lascia ribattere focaccia per pane da Schio. E' infatti qui il momento-chiave: Mabrey si riaccende da 3; Zanda risponde per il nuovo vantaggio felsineo (65-66) ma sarà l'ultimo. Howard, fin lì silente, si incendia all'improvviso con 3 triple quasi di fila, dopo le quali si è sul 76-69 e mancano ormai solo 3 minuti e rotti (perché nel mezzo c'è qualche errore da ambo le parti).
Bologna combatte, non si può negarlo. Con 4 punti di Parker, poi 4 di Dojkic, distraendosi su un passaggio in area a Sventoraite ma per il resto difendendo bene, annulla quasi tutto lo svantaggio: 78-77 a 56 secondi dalla fine. Ma c'è il "quasi", che Bologna non riesce a togliersi di dosso e rimarrà il marchio della sua annata. Azione decisiva di chi? Di Mabrey, ovviamente: serpentine in palleggio contro Zanda, la depista con una finta di andare dentro l'arco, poi fa il suo classico "step back" e scocca la tripla che fende l'aria e poi la retìna: 81-77 a -35".
Non sarebbe ancora finita ma in realtà è finita lì. Zanda sbaglia da sotto su possibile contatto falloso non fischiato (ma non clamoroso); Verona mette un libero, André due (82-79), Mabrey due pure lei e ormai il tempo è agli sgoccioli. Laksa prova da 3 a babbo quasi morto, va sul ferro. 84-79 e tripudio scledense.
Schio finisce con 15/33 da 2, 15/32 da 3; Bologna gestisce più possessi ma li capitalizza solo in parte, tirando peggio dal campo (19/46 da 2 e 7/25 da 3) anche se ha un buon 20/23 ai liberi contro 9/12.
Marcatrici: Mabrey 37 (5/9 da 2, 8/11 da 3, 4 assist; secondo miglior punteggio nella storia delle finali dopo i 41 di Lynette Woodard per Priolo); Verona 17 (se serviva conferma della sua capacità di rendere al 110% del suo potenziale); Howard 14, Bestagno 8 per le trionfanti; Dojkic 18 (ma 4/13), Rupert 14 (5/10, ma poteva incidere di più), Laksa 13 (ma 5/17), Zanda 12 (5/11), Parker 14 (4/9), André 8; e nessuna di queste sei bolognesi ha giocato male-male, mentre per Schio varie hanno fatto serata in bianco; eppure, comunque giri la frittata, l'arancio vince e il nero perde.
Nella foto: la sensazione di "déjà vu" è ogni volta più forte...

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