- Si è letto da qualche parte che la finale tra Milano e Costa risultava quella con meno distanza chilometrica tra le due città, nella storia dei playoff di A2, almeno in epoca recente. Non ne dubito.
Ma in realtà sono due pianeti diversi.Il popolo di Milano ha le più variegate origini: da ogni regione d'Italia e ormai anche dall'estero; l'ultimo autoctono s'è già estinto da tempo; nelle squadre locali trovi più Locascio o El-Habbab che Brambilla. Il popolo di Costa ha tuttora una sua compattezza etnica, probabilmente non come in passato, ma una buona fetta d'abitanti (e di giocatrici locali) porta cognomi come Riva, Longoni, Pirovano, Panzeri, Redaelli, Molteni.
Anche nel modo di vivere le differenze sono profonde. Il tipico milanese sta in un appartamento che è come la cella d'un alveare in un condominio da 8 piani; è un lavoratore dipendente; vota perlopiù a sinistra; e ogni sera quando torna a casa sacripanta per un quarto d'ora alla ricerca d'uno straccio di parcheggio. Il tipico masnaghese abita in una villetta con giardino perfettamente curato, lavora nella sua fabbrichètta, vota a destra (anzi, appena sente la parola "sinistra" imbraccia il fucile) e ogni sera parcheggia sereno nel garage di casa sua.
In compenso, il milanese gode d'una vasta gamma di attività extra-lavorative disponibili a un tiro di schioppo, tant'è che financo all'una di notte per le strade della città pullulano automobili e pedoni; il masnaghese o prende la macchina per andare dove c'è vita serale, oppure va a letto con le galline, perché dalle 7 di sera in avanti in paese non trovi anima viva, tranne i soliti avventori del bar e chi va al palazzetto a vedere il basket.
Palazzetto che sorge, giustamente essendo Costa, sulle pendici d'una collina; se non trovi parcheggio nella via stessa (impossibile) o in quella sovrastante (quasi impossibile nelle partite di cartello) bisogna mollare la macchina giù in basso e, fisicamente ma anche simbolicamente, ascendere fino alla meta, mentre dall'interno provengono i suoni di folla e di tamburi che all'appassionato fanno lo stesso effetto della campanella al cane di Pavlov.
- Ivi, la sera di giovedì 25 maggio, convergono il popolo della provincia e quello della metropoli per gara-2 di finale: il "giorno dei giorni" per il Sanga Milano, oppure la grande riscossa per Costa, con rinvio a gara-3 della sentenza divina sulla promozione in A1.
A tre quarti d'ora dall'inizio, il palazzetto si sta già stipando all'inverosimile. Rispetto alla vastità dell'Allianz Cloud, sontuosa cornice del primo episodio della serie, qui si sta un po' più strettini.
400 gli spettatori ufficiali (sul live score di Lega) ma penso fossimo almeno 500. Forse anche più della finale di 4 anni fa contro Alpo, perché dal Veneto, logicamente, non erano giunti così tanti supporters come quelli arrivati in massa da Milano, che riempiono un buon terzo delle gradinate, mentre altre decine di aficionados nero-arancio sono accalcate nella palestra di via Frigia, a Precotto, estrema periferia nord-est, per seguire l'appuntamento con la storia tramite maxischermo, come fosse una finale di Champions.
Impressionante la quantità di pizze consumate nel prepartita dal pubblico.
- Mentre s'esauriscono le formalità prepartita (presentazione, inno) ci si chiede se Costa, dopo il finale in calando in gara-1, sarà ricaricata o ancora più stanca (mentre gli addii di Seletti e Brossmann, ufficializzati alla vigilia in aggiunta a quello di E. Villa, creano un sapore malinconico ma anche eroico da ultimo ballo); e se il Sanga avrà le spalle leggere di chi ha superato il test della grande platea del Palalido e si sente vicino alla meta, oppure soffrirà la pressione dell'inedito e immenso traguardo da raggiungere.
Le risposte del 1° quarto vanno in direzione di Costa. C'è energia nella padrone di casa, le quali stavolta non azzardano strambe alchimie come la non-marcatura di Toffali ma applicano una sana uomo intensa. Tibè apre le marcature su rimbalzo offensivo; Villa e Allievi vanno dentro con la stessa efficacia di gara-1 (da notare, tra parentesi, che Eleonora è in campo per la finale di A2 mentre la gemella Matilde ha appena finito di giocare contro la Spagna nel torneo azzurro di Vigo: abbastanza stimolante come giornata, per la famiglia);
Ma è Osazuwa a incendiare la folla masnaghese e a lanciare il primo vero break della partita, sul finire del 1° quarto. Per due volte di fila, appena entrata, "Big O" riceve in post basso, batte in uno contro uno Van der Keijl e segna subendo fallo. L'allungo è completato da Brossmann che dall'angolo, su scarico di Villa, infila da 3, vero e proprio "goal" dopo la siccità masnaghese nelle triple in gara-1, ma anche in G2 di semifinale, pur vinta. Si è così sul 22-14 al 10'.
Da parte sua, il Sanga appare contratto. Errori anche da sotto su buoni tiri; Penz insiste dalla media ma non trova la mira, anche se una tripla la mette. Madonna sembra (e in effetti sarà fino alla fine) realizzativamente spenta come in G1. E come nella scorsa partita Milano sembra faticare a contenere le penetrazioni, spendendo parecchi falli (ma poi non sarà così).
- Il predominio di Costa continua nel 2° quarto. Hanno un discreto impatto dalla panchina Bonomi e Guarneri, con un canestro a testa dalla media; Novati (sottotono rispetto all'ottima G1) trova un varco in entrata su una dormita difensiva (quasi l'unica in questo frangente) delle padrone di casa, ma sono pezze utili solo a non soccombere di fronte all'ondata avversaria. La quale è trascinata ancora da Brossmann ma trova contributi un po' da tutte. Si arriva così al massimo vantaggio sul 33-23 a -2'20" dall'intervallo.
Qui arriva una mini-svolta che, col senno di poi, sarà cruciale. Costa non segna più fino al riposo, consentendo a un Sanga in palese difficoltà di ridurre i danni con 4 punti spremuti a fatica (un libero di "VdK" e una tripla di Beretta). In più, arriva il 4° fallo di Osazuwa, che s'allaccia con l'olandese in un eccesso di foga nel duello per la posizione. C'è un passaggio a zona del Sanga che dà discreti frutti nel fermare l'impeto delle masnaghesi in avvicinamento a canestro. E quindi il 33-27 alla pausa lunga è quasi un affare per Milano: meno 6 giocando decisamente sotto il proprio standard: una squadra abituata a soffrire e riemergere, come quella milanese, ha di che essere fiduciosa, a patto di cambiare marcia.
Nelle cifre all'intertempo cosa spicca? Che il Sanga è al 25% dal campo (con 7/29 da 2!), specchio delle sue difficoltà in fase realizzativa; da notare poi i soli 7 tentativi da 3, segno che Costa sta riuscendo finora a limitare il bombardamento che aveva subìto in gara-1. Masnaghesi da parte loro non granché precise ma comunque meglio delle avversarie (9/25 da 2 e 2/9 da 3). A vantaggio delle devote alla Madonnina (o a Madonna) sono i 10 rimbalzi offensivi contro 6 e, rispetto a gara-1, molti più tiri liberi anche se mal sfruttati (7/14 contro 9/12 per le collinari).
(segue)
Nella foto: duello Toffali-Villa; sulla sinistra Tibè; sullo sfondo il muro di folla

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