- Sono passati 9 giorni dal disastro col Montenegro ma la depressione non ha speranze di guarire.
Non ha speranze perché non c'è nulla a cui aggrapparsi per dire (anche per eccesso d'ottimismo) che "tra due anni sarà migliore".Intanto, è stato detto e pensato già troppe volte. In altre occasioni, anche se finiva sempre in lacrime, si restava con l'impressione di una crescita, con qualcosa di buono da prendere e portarsi dietro per la volta dopo. In più, c'era alle spalle l'emergere delle giovani arraffa-medaglie giovanili.
Ora basta, non ci crediamo più. Impossibile credere in una Nazionale maggiore che per due edizioni di fila è bella con le più forti (Serbia 2021, campione; Belgio 2023, campione: potevamo batterle entrambe) ma si scioglie quando deve usare gli artigli e prendersi ciò che è ampiamente alla portata.
Due anni fa, quasi per rassicurarci dopo l'orrendo "crac" con la Svezia, avevamo coltivato l'idea che fosse stata una gran sfiga trovare le scandinave allenate proprio dal nostro ex c.t. che conosceva ogni nostro punto debole. Ma in realtà s'intuiva che fosse un palliativo, non la verità, perché un conto è perdere anche a sorpresa, un conto è crollare in modo miserando.
Si è ripetuto uguale contro il Montenegro, che non mi risulta fosse allenato da Crespi o Capobianco ma dalla brava Skerovic. Avremmo perso anche col Burundi, giocando con quella testa appannata e quelle mani frolle che sbagliavano l'insbagliabile, o meglio sbagliavano quello che 24 ore prima segnavano tranquillamente. In un'edizione in cui mancavano Russia e Bielorussia, e c'era un livello medio (come detto) non trascendentale, non abbiamo migliorato di una virgola la nostra posizione. Ok, due squadre non scarse come Lettonia e Turchia han fatto peggio, uscendo al primo turno; ma han fatto 1 vinta-3 perse come noi.
Perché è tragico tutto ciò? Perché in prospettiva ci succederà di nuovo di costruire tutto bene (apparentemente), fare magari una brillante qualificazione, esordire forte (non è stato il caso quest'anno, ma altre volte è capitato); poi ti trovi al momento della verità, lo spartiacque tra successo e fallimento, e rotoli sempre dalla parte sbagliata del crinale. Dobbiamo far meglio il minibasket, ci si allena male nelle giovanili, come sostengono certuni? Le nostre azzurre non si dannano l'anima tutta l'estate per migliorarsi? Può darsi, ma se vai sotto di 21 in 12 minuti contro il Montenegro, il giorno dopo aver fatto punto a punto col Belgio, non può essere questione di come ci si allena sul piano tecnico. Con buona pace di chi ha il culto del lavoro in palestra. È come uno studente che quando è sotto esame non si ricorda nemmeno più come si chiama: hai voglia a incolpare le elementari fatte male, o il poco studio di adesso...
- Il disastro ha dato la prevedibile stura al baccano degli avvoltoi. Non sto parlando di tutti quelli che hanno tentato analisi, molti con onestà di coscienza e anche con competenza; parlo di quelli che aspettavano il cadavere sulla riva del fiume, quelli che scrivono solo per smerdare chi gli sta sulle scatole o in generale un movimento che non li ha trattati come i messia che si credono, ma come i pitali che sono.
E però, se tu per l'ennesima volta esponi la tua carogna alla mercè di tutti, non puoi lamentarti se gli avvoltoi fanno la parte di se stessi.
Lasciando perdere costoro, mi rivolgo agli intellettualmente onesti e dico che secondo me la ricerca del capro espiatorio (ovvero "basta, via il c.t., via le leader che hanno fallito, via tutti quanti in Fip" eccetera) è quanto di più fallace. Ma non perché non abbiano responsabilità; ma perché la musica è la stessa da sempre, salvo effimerii momenti di gloria, che poi (senza risalire all'età della pietra ma stando al 1990 e seguenti) chiamiamo tale un argento europeo (quello del '95, bellissimo ma c'è chi ha vinto ori), un paio di qualificazioni olimpiche di cui una ottenuta per ripescaggio, un paio di Mondiali finiti maluccio.
Ha scritto il giornalista principe Fiba, Paul Nilsen, bacchettando le nostre, che "non puoi aspettarti di vincere solo perché hai scritto Italia sulla maglietta".
Vogliamo parlare dell'epoca Macchi/Masciadri/Zara? Tre edizioni di fila senza andare agli Europei, il flop di Chieti 2007 con le lacrime dopo il k.o. con la Bielorussia che ci negò l'accesso ai quarti di finale. Macchi aveva 28 anni, più o meno come Zanda adesso: nella partita decisiva non fece molto più di Zanda contro il Montenegro: 11 punti con 4/14 al tiro. Sempre meglio dei 6 di Zanda, ok, ma fallì come hanno fallito quasi tutte le nostre leaders designate. Tranne la stessa Macchi nel 2009 (meritava il quintetto ideale, anche se arrivammo sesti), ma era una Macchi 30enne e maturata; forse Sottana nel 2013 (se non avessimo perso rocambolescamente con la Serbia nei quarti); mentre Zanda nel 2017, in cui entrò in quintetto ideale, diventò trascinatrice dopo l'infortunio di Macchi ma non aveva quei "galloni da leader" che evidentemente pesano troppo sulle spalle delle nostre (e non sia questo un alibi, solo un'evidenza).
La nostra giocatrice tipica è un elemento che se si allineano gli astri, se ha la testa abbastanza sgombra, se le avversarie non menano troppo, può offrire un rendimento fra il discreto e l'ottimo, ma se le cose girano storto può diventare inesistente nel giro di 24 ore. Un inno all'inaffidabilità, per la disperazione del c.t. di turno che credeva di aver costruito qualcosa ma si vede crollare tutto sulla testa.
Se uno s'immagina che cacciando Zanda si apriranno meravigliosi scenari, faccia pure. Mi piacerebbe poter dire: ok, Zanda ha fallito come leader ma in compenso abbiamo trovato... Chi abbiamo trovato?
Una delle attuali giovani? Sarebbe una grazia di Dio ma il secondo motivo per cui non c'è speranza all'orizzonte è appunto l'ormai conclamata incapacità nostra di trasformare i successi giovanili in successi senior. E' deprimente perché toglie significato alla bellissima epoca che abbiamo vissuto. Sì, ok, le medaglie valgono di per sé, però è chiaro che il loro valore vero è in prospettiva.
Altrove invece ci riescono, a trovare il collegamento tra medaglie "under" e crescita senior.
Lasciamo da parte Francia e Spagna che sono di un altro pianeta per tesserate e qualità del sistema. L'emergere di Ungheria e Germania già in questa edizione è stato imprevisto; tuttavia se uno va a rivedere l'albo d'oro dell'Europeo U18 (la categoria più importante e indicativa, perché in U16 si è ancora acerbe, mentre in U20 molte delle più forti sono ormai nell'orbita senior), s'accorge che le magiare hanno vinto il bronzo nel 2018 e l'argento nel '19 (cioè i due anni prima dello stacco per Covid), mentre le tedesche si sono indorate nel '18 e sono state bronzo nel '22. Ma anche la Rep. Ceca, sia pure in misura minore, si era fatta notare nelle giovanili recentemente, ed ecco credo non a caso che in questo Eurobasket sorprende in positivo.
E il Belgio coglie i frutti del combinato fra la generazione che fu oro nel lontano 2011 (Meesseman in testa) e di quella più recente che ha vinto nel '17. La prossima in rampa di lancio potrebbe essere la Lituania, che ha trionfato nel '22 con Jocyte.
Resta da capire cosa ne sarà del nostro oro 2019, quali frutti tangibili darà. E' lecito essere pessimisti. Ormai le protagoniste hanno 22 anni (le classe 2001, come Orsili) o 21 (le 2002, che avrebbero probabilmente vinto di nuovo nel 2020 se si fosse giocato). Pastrello e Panzera, le uniche due inserite fra le 16 del raduno, sono state tagliate; e non pare a torto. Dire che ci sia qualche grossa individualità in rampa di lancio per noi in quelle due annate pare un eccesso di ottimismo. Qualcuna all'altezza delle scene internazionali sì, ci mancherebbe; ma non da farsi venire l'acquetta in bocca dall'appetito.
Occhio, gente che schiferebbe la luna perché ha le macchie; che finge di scandalizzarsi se non battiamo la Spagna di 20. Occhio che adesso sputiamo addosso al nono posto racimolato dalle nostre alfiere di quest'anno: non vorrei che prossimamente rimpiangessimo "i bei tempi in cui ci qualificavamo 5 volte di fila all'Europeo".
Non è scontato andare all'Eurobasket. La Germania era da un sacco che non si qualificava. Stavolta sono rimaste fuori l'Ucraina di Iagupova e la Lituania che non ha solo il bebè prodigio Jocyte. Non si capisce in base a quali premesse avremmo garantito un posto fra le 16 top.
- Cambiare c.t.? Credo sia inevitabile dopo due edizioni finite male. Sì, va bene, i timeout di Lardo con flemma inglese quando sei sotto di 20 a due dalla fine facevano quantomeno strano. Ma mi pare chiaro che lui sapesse di avere le mani legate. Ché se punti i piedi e alzi la voce scoppia un casino.
L'avrà pur visto cos'è successo al suo predecessore Crespi: linciato dalla stampa per non aver fatto entrare, in una partita decisiva per qualificarsi all'Europeo, Masciadri per la passerella di fine carriera azzurra. Centrammo l'obiettivo ma non gliene fregava nulla a nessuno; tutti ad accanirsi contro Crespi; articoli della grande stampa nazionale; accuse da associazioni femministe per "violenza sulle donne". Si disse "Ma Crespi è un cattivaccio, uno sclerato, se l'è cercata". Sarà, ma nella circostanza aveva torto? O, se aveva torto, era proporzionato ciò che ha dovuto subire? Fatto sta che per un personalismo andammo all'Europeo 2019 con un c.t. che aveva perso ogni autorità.
Durante tutto il periodo di Lardo c'è stato lo spettro di Sottana che a più riprese ha esternato il suo sconcerto per essere stata bandita dall'azzurro senza spiegazioni apparenti o convincenti. Ricordiamo che tempo fa Lardo dichiarò di averle spiegato tutto ma Sottana rispose: "no, non hai spiegato una mazza".
Ora si viene a sapere di questa presunta (ma possibile) lite feroce tra Lardo e Zandalasini nel dopo-Montenegro.
Lasciamo pure perdere lo strano caso-Cubaj, perché potremmo derubricarlo a marginale; però che la sua agenzia (nel rispondere tra l'altro a un post anonimo su questo forum) assicurasse non che Lorela sarebbe tornata per il raduno, ma che sarebbe stata regolarmente presente agli Europei (quando la scelta delle 12 doveva ancora essere fatta, almeno nella forma), e quindi o scriveva falsità, e non credo, oppure aveva ricevuto garanzia che anche se la sua assistita era volata negli Usa a giocare spiccioli di minuti, "venga pure quando vuole, un posto agli Europei è suo". Ma ripeto, questo potremmo anche non considerarlo. Magari è solo un fraintendimento. Comunque non abbiamo perso per quello.
Tutto questo non è per menare scandalo su situazioni che succedono anche altrove (ad esempio, la calciatrice Gama ha esternato sui social il disappunto per essere stata esclusa dai Mondiali; e che dire della buriana suscitata dalla pallaschiaffista Egonu lo scorso autunno?) ma per dire che puoi mettere un Gigi, o finalmente una Gigia (ovvero una donna), ma se ci sono certe situazioni irrisolte di fondo, sia in campo che fuori, sarà dura, veramente dura non fare brutta figura anche per chi verrà dopo Lardo.
E quindi basta, siamo entrati a Eurobasket con la freccia verso l'alto dopo una primavera di successi (Schio in F4 di Eurolega; il record di pubblico in finale e non solo) e dopo l'annuncio che finalmente tutti potevano vedere la nazionale in chiaro; ne siamo usciti con una cappa depressiva più violenta che mai. Il che non significa che lo scenario attuale sia destinato a durare in eterno; ma non ci sono al momento segnali per pensare che cambi.