- Perché stavolta fa più male del solito? In fondo è la vecchia storia di sempre, il film rivisto e stravisto che ogni volta ci perseguita, l'incubo ricorrente che vorremo scacciare ma ritorna peggiore di prima: l'uscita di scena prematura dell'Italdonne, fra le lacrime o con le facce pietrificate di chi non riesce a capacitarsi di aver giocato così male, non l'ha inventata questa generazione di giocatrici. Nell'epoca Macchi/Masciadri/Zara addirittura non siamo nemmeno arrivati agli Europei per 3 volte di fila; e quando giocammo in casa a Chieti superammo un turno ma mancammo i quarti, proprio come stavolta.
Più raramente ci è capitata una variante più nobile, ma non meno dolorosa, dell'incubo, cioè la sconfitta rocambolesca dopo aver sognato in grande (2009: finalina 5°posto con la Grecia, valida per i Mondiali; 2013: quarto di finale con la Serbia; 2017: meglio non evocare la Lettonia), fallendo comunque l'obiettivo.Insomma: dopo la sconfitta nello spareggio col Montenegro non entriamo fra le prime 8; siamo fuori dalle Olimpiadi, ma è la settima volta di fila, capirai che novità.
Eppure stavolta è la peggiore di tutte, almeno per la quantità di Maalox necessaria a digerirla. Perché più di altre volte sembrava "quella buona" (mica per vincere, per carità, ma almeno per il Preolimpico), perché eravamo tornati sugli schermi Rai dopo secoli, perché venivamo da mesi dove (sia pur con le debite proporzioni e mille asterischi) si percepiva una crescita d'interesse, vedi i record di pubblico in A1 e A2, un club italiano alle F4 di Eurolega dopo 21 anni, l'imminente arrivo delle metropoli in A1. Niente, tutto alle ortiche nel più brutale dei modi, con una prestazione che speriamo sia stata vista da meno gente possibile (grazie alla contemporaneità con la finale scudetto maschile).
- Nel crollo di due anni fa con la Svezia c'era la possibilità che la presenza dell'ex c.t. Crespi sull'altra sponda avesse influito sia a livello tattico che mentale. Stavolta c'era l'ossigenata Skerovic, recente ex giocatrice, sulla panchina del Montenegro che ci ha non battuto, ma seppellito. In entrambi i casi per noi c'era Lardo. Uno spot in favore della panchina alle donne (sottinteso: Cinzia Zanotti o un'altra papessa), anziché ai coach provenienti dal maschile?
Si potrebbe obiettare che non sistematicamente sotto pressione crolliamo: contro Israele, per quanto mediocre fosse l'avversaria, era un "dentro-fuori" per noi, e l'avevamo superato bene. In fondo, anche nelle qualificazioni, in Slovacchia, c'eravamo presi una bella vittoria in rimonta (anche se ormai quasi 2 anni fa).
E allora? Avevamo speso troppe energie mentali e fisiche col Belgio? Può darsi, ma il Montenegro, con una rotazione corta, aveva lottato fino all'ultimo con la Lettonia per qualificarsi. E in ogni caso non potevamo rinunciare a giocarcela, perché vincendo saremmo arrivati secondi, e avremmo preso il corridoio favorevole nel tabellone.
Com'è, quindi, che il Montenegro arriva, fa la sua partita, nulla di eccezionale ma in linea con quello che sa fare, mentre noi smarriamo tutto quello che sapevamo fare fino a 24 ore prima? Giusto per non escludere del tutto la pista tecnico-tattica, può darsi che il Montenegro, per quanto meno forte del Belgio, avesse caratteristiche indigeste per noi: la naturalizzata che fa la voce grossa in area, un gioco atipico e abbastanza imprevedibile anziché quello più "classico" delle belghe, ma mentre lo scrivo già ci credo poco.
Ancor meno è credibile che fosse scattata una sorta di rassegnazione per il tabellone difficile che ci era capitato: battendo il Monte saremmo incappati nella Francia e poi probabilmente nella Serbia per andare al Preolimpico.
Potrebbe allora essere stata una casualità: magari la testa all'inizio c'era, e se la rigiochi 10 volte ne vinci 7 o 8 (come credevano i bookmakers, che ci davano ultra-favoriti, per quel che vale), mentre stavolta è capitato che vedi Zanda fuori partita, vedi i tiri da 3 che non ti entrano, le lunghe che fanno cross da sotto, mentre di là fioccano triple ed entra una 2003 che ti fa il paiolo; e allora ti scatta la depressione che ti ammazza. Ok, ma che pretendiamo, a questi livelli? Una partita senza contrattempi, tutto liscio, un avversario che si arrende senza combattere? Non c'è.
- Ecco perché, sommando e strologando, viene da pensare che sarebbe finita male chiunque avessimo avuto davanti. E il peggio è che non si vede a cosa possiamo aggrapparci per l'ennesima ripartenza. Almeno uscissimo sì pesti e delusi, ma con la consolazione che "tra due anni faremo meglio perché....". Per carità, non è che abbiamo fatto schifo dall'inizio alla fine di questo Europeo, ma se nel momento della verità tutto è crollato, sì, puoi tenerti gli spunti discreti che in tante hanno offerto a sprazzi, ma chi ti garantisce che la prossima volta che ci ritroveremo al bivio tra successo e fallimento non scatterà di nuovo la paralisi?
Cambieremo, immagino, il c.t.; arriverà qualche altro volto nuovo in campo; ma intanto sta trascorrendo un'intera generazione di giocatrici che mieteva medaglie giovanili ma rischia di finire la carriera senior senza ottenere nulla.
Sostanzialmente aspetteremo altri due anni, sperando che prima o poi una nostra selezione azzurra riesca ad abbattere il muro anziché prendere l'ennesima craniata.
- Esaurite le lamentazioni, andiamo alla cronaca succinta, tanto per stare ai fatti e non alle interpretazioni.
La partita sembra normale, anche se giocata maluccio da entrambe le parti, fino all'8-8 dopo 5'30". Ambo le squadre sparacchiano da 3 (il loro spauracchio Mack non vede quasi un pallone per un quarto intero). I nostri primi 3 punti sono di Zanda in canestro-e-fallo su taglio: incredibilmente resteranno gli unici suoi punti fino a una tripla da 8 metri a babbo morto, quasi beffarda per l'inutilità della bellezza stilistica. Abbiamo poi un canestro di André, due liberi di Santucci e uno di Spreafico.
Dopodiché inizia l'impensabile: un break di 21-0 per il Montenegro (21-0 per il Montenegro, ripetiamo),
Quando usciamo dal tunnel, sul 29-8 dopo 3' del 2° periodo, in sostanza è già tutto finito. Abbiamo, per la verità, una discreta reazione con uno 0-10 iniziato da Bestagno e proseguito da Santucci (la migliore, o meno peggio, delle nostre), Cubaj e Villa; da notare il doppio play tentato da Lardo. In realtà però ci stava mettendo del suo il Montenegro, accontentandosi di sparacchiare da 3 per tirare un po' il fiato. Quando Skerovic richiama all'ordine alle sue, lo scarto si cristallizza (35-22 al 20').
- Ci sarebbe margine per ribaltare quei 13 punti di scarto. Ma ci vorrebbe una Zanda normale, dopo che le altre in qualche modo avevano rimesso in moto la macchina ingrippata. Invece lei sbaglia persino due liberi. Mentre Mack inizia a diventare un fattore per il Montenegro. Così tra fine 3° e inizio 4° periodo affondiamo del tutto: 52-31 sull'ennesima tripla di Jovanovic. Un minimo di orgoglio lo tiriamo fuori, con uno 0-7 per noi, ma non si va oltre. Finisce 63-49, noi con 17/46 da 2, 2/18 da 3, 9/14 ai liberi (e dove vai con quelle cifre?), André 10 punti, Santucci 8+8 rimba, 4 ass. e 5 rec., Pan 7; Zanda 6 con 2/8, Keys 0 con 0/4.
Il Monte con 20/37 da 2, 5/20 da 3 (nemmeno chissà che), 8/17 ai liberi (anche qui scadente), Jovanovic 17, Lekovic 15, Mack 13+15 rimba.
- Nota ambientale, anche se non c'entra con la nostra debacle. Siamo abituati storicamente ai vuoti pneumatici sulle tribune quando non c'è la squadra di casa; ma per questo Italia-Montenegro si è battuto ogni record negativo. Non c'era letteralmente nessuno. Tanto che a un certo punto si è vista la mascotte del torneo penosamente stravaccata sugli spalti, in assenza di pubblico da intrattenere.
Ora, capisco che a Tel-Aviv, in una serata di lunedì, non susciti grande interesse un ottavo di finale tra due nazioni europee (visto che tutto sommato là è Asia); ed è comprensibile che nessuno dall'Italia o dal Montenegro si sia disturbato a venire così lontano da casa; ma è possibile che in una città appassionata di basket (maschile) si fatichi a trovare 100 anime disposte ad assistere? Che prezzi c'erano? Casomai pagate la gente per entrare, anziché mostrare uno scenario così deprimente. Un tops (contrario di spot) per la pallacanestro.
Molto simile la situazione a Lubiana; problema aggravato dal fatto che si sono messi in testa di usare l'arena da 11.000 posti, per cui anche i 2.500 che ha messo dentro la Slovenia nelle sue partite (nemmeno malaccio di per sé; a Tel-Aviv per Israele circa 1.500) sembravano dispersi nel vuoto. E adesso che la Slovenia è fuori, che si fa? Oggi per il primo dei due spareggi giocati lì, era una pena: in Promozione o serie C si vede più gente. Poi è arrivato qualcuno in più per la Serbia, ma poca roba davvero.
- Gli altri spareggi. "E la vita continua, anche senza di noi, che siamo lontani...", cantava Vasco Rossi.
La Germania conferma le buone impressioni del girone (già destate nell'amichevole di Pordenone con l'Italia): doma la Slovacchia 79-69 senza mai soffrire dal 3° quarto in avanti; dominante Guelich, 26 punti con 13/18; Fiebich 15. Pensare che mancano alle tedesche le sorelle Sabally (in WNBA), altrimenti era materiale da medaglia; e chissà che non lo sia comunque, se fanno il colpo con la Spagna. La Germania non si qualificava ai quarti dal 1997; è un movimento in crescita come si stava già notando nel maschile.
Infine la Serbia, che non aveva un cliente facile nella Gran Bretagna, la batte 66-60 gestendo un piccolo margine per tutto l'ultimo quarto; Nogic 16 punti, non bastano 20 di Fagbenle. La Serbia va contro il Belgio nel quarto più "ferrigno", che entrambe avrebbero volentieri evitato.
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