mercoledì 7 giugno 2023

WNBA: sogni di grandeur; i 45 di Stewart; il ritorno di Griner; le spine francesi

 - E' cominciata da due settimane e mezza (20 maggio) la stagione 2023 dell'Associazione nazionale pallacanestro per sole donne, meglio nota come WNBA. Stagione che giunge dopo lo straordinario botto d'interesse fatto registrare dal torneo NCAA femminile, e c'è attesa per capire se cotanto clamore suscitato dalle collegiali può essere trasferito almeno in parte alle professioniste, le quali tradizionalmente rimangono in una nicchia (per gli standards americani; è chiaro che rispetto a noi è oro innaffiato da petrolio).

La Lega ha piantato dei paletti per crescere, segnatamente l'aumento da 34 a 40 delle partite di stagione regolare; e la Prioritization Rule, che significa "o di qua o di là", cioè chi non era presente al training camp d'inizio stagione ma stava ancora ciondolando nei campionatucci d'oltreoceano era segata, salvo nel caso di giocatrici con meno di 2 anni d'esperienza in WNBA. A loro volta alcune federazioni hanno risposto: "o di qua o di là", cioè chi è svolazzato a far soldi in America è fuori dalla nazionale per Eurobasket 2023. E' per questo che la Francia si è auto-amputata di Marine Johannès, con ogni probabilità la sua miglior giocatrice attuale, la quale ha disputato regolarmente la finale francese (finita il 22 maggio, ben oltre l'inizio dei training camp WNBA) e arruolarsi per le New York Liberty sfruttando il cavillo di cui sopra (meno di 2 anni di militanza nella Lega), ma s'è beccata l'anatema dalla sua federazione, che l'ha tranciata fuori dall'Europeo, suscitando le sue rimostranze.
Modalità diverse, ma esito simile (= fuori dall’Europeo) anche per Gabby Williams: la naturalizzata transalpina ha subìto un trauma cranico durante i playoff francesi; non s’è presentata ai training camp in tempo (ovviamente) né sarà utilizzabile dalla nazionale; ma pare che possa giocare la stagione d’oltreoceano, appena si sarà ripresa, perché la sua assenza era dovuta a infortunio e non a latitanza voluta. Un guazzabuglio di cavilli, veti e peti incrociati che sembra davvero un modo ingegnoso di farsi del male da soli, come movimento femminile globale.
Da notare (ma è solo un dettaglio) che l’assenza di Williams dalla nazionale ha avuto spazio in prima pagina sull’Equipe; tu immagina se toccasse a una delle nostre: in prima pagina da noi ci mettono piuttosto un servizio esclusivo sulle vacanze del criceto di un calciatore. :angry:
Per la verità, com’è noto, anche una giocatrice nostra è volata in America saltando il raduno con la Nazionale: Lorela Cubaj, la quale al momento di scrivere ha assommato 3 partite giocate con le Atlanta Dream per un totale di 19 minuti, senza punti segnati ma 7 rimbalzi all’attivo. Dato che la Fip è meno rigorosa della FFBB (la federfrancese) Cubaj si reinserirà a breve nei ranghi azzurri. :o: Ci si potrebbe porre varie questioni sul senso di tutto ciò, ma soprassediamo perché l’obiettivo qui era dire due parole sulla WNBA.

- Gli spunti maggiori finora, avvenuti nei primissimi giorni, sono stati due. Breanna Stewart ha segnato 45 punti alla sua seconda partita con New York, evidentemente irritata dal debutto con sconfitta dopo che le Liberty avevano (e hanno tuttora) grosse quotazioni a seguito dell’arrivo della migliore al mondo (e non solo suo, vedi sotto), che ha lasciato Seattle dove è finito un ciclo col ritiro di Sue Bird.
Il secondo spunto, di impatto soprattutto emotivo, è stato il ritorno in campo di Brittney Griner dopo la detenzione nelle galere russe; era ferma, se non erriamo, dai primissimi mesi del 2022. Teatro del non banale evento è stata Los Angeles, con ben 14.000 astanti tra cui la vicepresidente degli Usa, Kamala Harris. Griner ha sciorinato un nuovo taglio di capelli, corto (speriamo per scelta e non perché la sua lunga chioma si sia irrimediabilmente infeltrita nelle carceri di Putin), :woot: e soprattutto sta dimostrando di essere pressoché quella di prima quanto a rendimento (22 punti e 8,8 rimbalzi di media al momento in cui abbiamo preso appunti).

- Detto che le più veloci a scattare dai blocchi (ovvero in testa all’aggiornamento dell’altra sera) sono state Las Vegas campione in carica e Connecticut, chiudiamo con una carrellata sui principali nomi in organico alle 12 compagini:
Est
Atlanta: le top scorers finora sono due avversarie dell’ultima nostra finale scudetto, Cheyenne Parker e Rhyne Howard; c’è come detto Cubaj, poi arriverà Rupert;
Chicago: Kahleah Copper (mvp finali ’21) e l’mvp della finale scudetto, Mabrey;
Connecticut: Dewanna Bonner, Brionna Jones, Alyssa Thomas, Tiffani Hayes, forse non notissime alle grandi folle ma quattro delle migliori in circolazione;
Indiana: Kelsey Mitchell e la prima scelta assoluta 2023, Aliyah Boston;
New York: Breanna Stewart, Vandersloot (coppia del Fenerbahce neo-campione d’Europa), Jonquel Jones, Sabrina Ionescu;
Washington: Elena Delle Donne; c’è pure quella Zahui che a Schio non ricorderanno con particolare nostalgia

Ovest
Dallas: Satou Sabally (che ha iniziato a 22 di media), Ogunbowale, Natasha Howard (l’ex Venezia) e pure, ma di contorno, Kuier;
Las Vegas (detentrice): A’ja Wilson, Jackie Young, Kelsey Plum, Chelsea Gray ed è arrivata pure l’immensa Candace Parker (squadrone);
Los Angeles: le due Ogwumike, e c’è pure l’ex-A1 Hamby la quale s’è resa protagonista di una controversia con la leggendaria Becky Hammon (coach di Las Vegas), in quanto l’ha accusata di averla tagliata perché incinta; ovviamente Hammon ha negato ma s’è beccata una pur breve squalifica; :unsure:
Minnesota: Collier, McBride, c’è pure Shepard che ha iniziato piuttosto bene (quasi 10 punti e 10 rimbalzi di media);
Phoenix: Griner e la sempiterna Taurasi,
Seattle: Jewel Lloyd, l’australiana Magbegor, la canadese Nurse e pure Ivana Dojkic e la neo-scledense Guirantes.

Nella foto: Griner felicitata al suo ritorno in campo a Los Angeles


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