- L'elegante Rathausplatz (piazza del Municipio) di Vienna, che assistette allo splendore imperiale degli Asburgo, ha celebrato il 4 giugno il ritorno al potere degli Usa nella Coppa del Mondo 3x3 femminile. Lo scorso anno aveva vinto la Francia, stavolta invece argento dietro le yankees. Bronzo all'Australia.
Un podio di superpotenze, così come lo è la quarta classificata Cina, ma vi si è giunti dopo un torneo che non è stato affatto scontato nell'andamento. Le due finaliste infatti erano arrivate seconde nel proprio girone, dietro le sorprendenti Canada e soprattutto Austria, e hanno dovuto risalire dagli spareggi, di uno dei quali, quello delle transalpine, ha fatto le spese l'Italia, che ha terminato così la sua corsa. Corsa che per la verità, dopo essere parsa ben lanciata il primo giorno, è divenuta una camminata, o se vogliamo una corsetta col freno a mano tirato.- Il nostro quartetto, D'Alie-Consolini-Del Pero-Madera (curiosamente senza mezze misure sul piano anagrafico: due 36-37enni e due 23-24enni), aveva infatti approcciato bene, il 31 maggio, battendo la Romania (prevedibile ma non garantito) e soprattutto la Lituania con una rimonta galvanizzante. Eravamo infatti sotto 12-20 a un paio di minuti dalla fine; risalivamo e pareggiavamo con una "dupla" (equivalente di una tripla nel basket 5x5) di D'Alie, che eccitava anche gli spettatori neutrali nel catino viennese. Poi nel supplementare la stessa "scatoletta magica", ormai ex-Crema e neo-S. Martino, firmava la vittoria con un'azione in finta, passo e tiro (forse anche "passi" e tiro, ma sorvoliamo).
Il 2 giugno la magia sembrava spenta. In particolare quella di D'Alie, che, per quanto gli anni passino, rimane sempre il nostro barometro nel 3x3. Le altre possono far bene ma non hanno quella scintilla che può farci andare oltre l'ordinaria amministrazione; l'italo-Usa sì ma non stavolta. Sicché perdiamo contro la Cina (18-21, onorevole) e, più grave, contro Israele, non riuscendo a differenza che con le lituane a rimediare a un'altra partenza a handicap.
- Il girone finiva così con l'Italia al 3° posto, qualificata ma costretta allo spareggio ad eliminazione diretta con la Francia. Va detto che, quand'anche avessimo vinto con le ebraiche, non avremmo avuto vita facile perché ci sarebbe toccata la Spagna, la quale ha fatto pizzette delle frequentatrici di sinagoghe. Certo però beccare le iridate in carica non era un buon affare. Ce la siamo giocata, in realtà, dignitosamente, il 3 giugno, ma senza dare mai l'impressione di potercela fare. Ancora una volta non riuscivamo a evitare la partenza al traino: 7-3, 9-5. Da lì stavamo aggrappate facendo anche delle buone azioni corali (per quanto corale possa essere il 3x3), e anche discrete difese, subendo la lunga Djekoundade ma non le tappette Paget e Limouzin e nemmeno la loro specialista principe, la guapa Guapo. Però commettevamo anche un paio d'ingenuità, segnatamente di Consolini che si faceva ciulare un paio di palloni tramutati in fulminei canestri dalla Francia. Azioni che mostravano un nostro tallone d'Achille, e cioè una certa difficoltà a metabolizzare azioni tipiche del 3x3 (se rubi sul perimetro puoi fiondarti immediatamente a canestro) e non del basket "organizzato" dove c'è il ribaltamento di fronte e la transizione attacco-difesa è oiù lenta.
Insomma restavamo sempre fra i 3 e i 5 punti di distacco, con qualche occasione persa per rifarci sotto, ad esempio una "dupla" di Madera fuori sul 15-11 ormai già nell'ultimo minuto. Finiva 17-11 senza che la Francia avesse dovuto fare miracoli per tenerci a bada.
- I quarti di finale erano vieppiù interessanti. Si assisteva a una restaurazione delle gerarchie, con gli Usa a spezzare il sogno di una nazione intera (si fa per dire, non credo che in Austria spasimino per il basket 3x3; certo però han messo su una squadra competitiva), la Cina a regolare la Germania, la Francia a battere il fin lì invitto Canada (con un'entrata di Paget allo scadere), e l'Australia a demolire la Spagna con un 21-10 che pareva regalare alle cangure i galloni da favorita, o almeno da finalista potenziale.
Invece le marsupiali venivano battute in semifinale dalla miglior prestazione (direi) della Francia, 21-17; più netto il successo delle Usa sulla Cina, 20-12.
- Merita un cenno il finale rocambolesco della sfida per il bronzo. La Cina (rimasta in 3 sole giocatrici) era avanti 20-17, ma l'Australia rimontava (20-19); succedeva che dopo un errore australiano al tiro, il cronometro dell'azione non veniva resettato; nel frattempo le cangure, catturato il rimbalzo in attacco, segnavano una dupla, che valeva la potenziale vittoria (20-21), ma inizialmente era annullata per tempo dell'azione scaduto. Si andava all'instant replay e ci si accorgeva che il primo tentativo australe aveva toccato, sia pur di poco, il ferro, e dunque il secondo tiro era avvenuto in condizione di validità (erroneo il non resettaggio del cronometro). Bronzo quindi alle marsupiali e beffa atroce per le pechinesi.
A conclusione di tutto si aveva dunque la riffa dei conti finale tra Usa e Francia. Partita non bellissima: piuttosto contratte ambo le compagini. Gli Usa avevano il merito di scappare via per prime, con un perentorio 10-4; emblematico uno stoppone della pertica Brink (eletta MVP) su Guapo, facendo sbattere la palla sul tabellone. La Francia era un disastro nelle "duple" (0/12 alla fine) e non trovava mai continuità per ricucire il break, nonostante 4 liberi di Paget nel finale dessero qualche speranza. Finiva 16-12 senza troppo thriller.
- La ricetta vincente degli Usa in questa Coppa del Mondo è risultata un quartetto con due piccole (Van Lith e Harper) e due lunghe (Brink e Burdick). Dice: e che c'è di strano? Nel senso che non schieravano un'ala potente e atletica, cioè una via di mezzo fra i due ruoli, com'è Guapo per la Francia. Van Lith e Brink sono due esponenti della "jeunesse dorée" di stelline di college, parecchie delle quali bianche (come loro due), che stanno approfittando lucrosamente del via libera ai guadagni dai diritti d'immagine per gli atleti Ncaa; migliaia di followers sui socials, eccetera. Ma sanno anche giocare bene. Van Lith l'anno prossimo passa da Louisville alle campionesse in carica di LSU: anche questa è modernità, si cambia da un college all'altro come fanno le professioniste.
- Tornando a noi, ci siamo classificati al 12° posto su 20. Piazzamento che ovviamente non esalta, ma potevamo fare molto meglio?
Notizia di questi ultimi giorni è che le francesi papabili di una maglia al 3x3 olimpico 2024 passeranno l'intera prossima stagione a preparare l'obiettivo, saltando quindi l'annata di club nel 5x5. Ovviamente ciò si deve all'intervento, cash alla mano, della loro federazione, la quale logicamente vuol fare di tutto per vincere l'oro in casa. Impensabile da noi, credo. Sta di fatto che fatichiamo a specializzare un nocciolo di giocatrici per il 3x3; sono tutte brave le nostre, beninteso, però pur sempre giocatrici del 5x5 che nei ritagli di tempo si adattano al 3x3. Sarà dura arrivare a Parigi ma speriamo nel buon Iddio, anche se ci ha già fatto la grazia due anni fa.
Nella foto: le americane celebrano.

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