martedì 27 giugno 2023

Eurobasket, finali: tre quarti di Spagna, uno di Belgio ed è apoteosi "Cats". Francia bronzo. Un bilancio

 - Godi, Belgio, ché finalmente hai una gloria sportiva (a parte Eddy Merckx e qualche altro ciclista), che ti riscatta dalla tua eterna mediocrità, non solo sportiva, perché l'Olanda ha almeno i tulipani, i mulini a vento, Van Gogh e qualche gloria calcistica, mentre tu cos'hai, a parte il parlamento europeo? Invece ora hai il massimo onore possibile: campione d'Europa nel basket femminile.

E' stata una finale 1° posto che si è divertita a scrivere una storia per tre quarti abbondanti e a buttarla nel bidone dell'umido per scriverne un'altra negli ultimi 7 minuti. La storia sembrava essere (e già chiunque dovesse commentare la stava preparando) l'ennesima dimostrazione della capacità della Spagna di padroneggiare i momenti importanti; di mandare in campo una squadra in cui tutte, più o meno forti che siano, sono sul pezzo e remano dalla stessa parte; di irretire le avversarie costringendole a girare a vuoto, irriconoscibili rispetto alla loro usuale versione. Era il film già visto e rivisto in tutte le finali Spagna-Francia dell'ultima epoca, sembrava lo stesso stavolta, anche se un Belgio inceppato resta comunque più divertente di una Francia inceppata.
E poi invece cambia il vento all'improvviso, la Spagna inopinatamente crolla, sbaglia tutto; il Belgio prende fiducia, sorpassa e vince a braccia alzate con un 10-21 nell'ultimo quarto. Senza una logica, perché è crollato chi in teoria doveva essere fresco, avendo ruotato 9 giocatrici in doppia cifra di minutaggio contro appena 6 (e dopo l'intervallo il Belgio ha giocato quasi solo col quintetto), mentre chi doveva schiattare per asfissia, e puntare casomai alla fuga iniziale per poi resistere nel finale (come successo il giorno prima contro la Francia) ha dato il meglio di sé negli ultimi minuti. Bello sorprendersi, comunque. Il Belgio, per l'Europeo che ha fatto, ma anche per la storia, meritava di vincere, per quanto un oro spagnolo sarebbe stato ineccepibile per com'erano andati i primi 30 minuti abbondanti.

- Si comincia con un botta-e-risposta fra le due superstars, Torrens e Meesseman; ma l'asso belga rimane l'unica delle sue a segnare per più di 7', mentre per la Spagna sembrano tutte vispe, in particolare Carrera e Casas. Ma è la difesa la vera chiave iberica, costringendo le avversarie a un campionario di palle perse, alcune davvero banali, frutto però dell'abitudine a cercare l'assist, il che riusciva magnificamente nelle altre partite, stavolta no e provoca palloni alle ortiche. A volte addirittura vi sono, per apparente eccesso di tensione, alcuni movimenti fuori controllo neurologico per le "Cats", come passaggi da un metro che vanno fuori misura di due o tre metri. La stessa Meesseman, pur palesemente di un livello sopra a tutte sul parquet, non è lucidissima: commette due falli banali cercando palla lontano dal canestro; sbaglia tiri o passaggi inusuali. Così la Spagna, pur imprecisa al tiro, prende un margine (12-6 al 6') che mantiene anche quando il Belgio si sblocca (17-13 al 10').

- Il leit motiv perdura identico nel 2° quarto: il Belgio quando arriva alla conclusione è più preciso della Spagna, ma spesso non ci arriva perché continua a perdere fottìi di palloni. La Spagna invece circola palla in modo magistrale (anche perché il Belgio va a zona e lascia più respiro) e allunga sul 24-15 al 14'. Casas è la protagonista, alquanto inattesa anche se la ricordiamo ai tempi delle giovanili mietere ori contro le nostre rappresentative. Non riesce però, la compagine pirenaica, ad affondare ulteriormente i colpi; lo sbloccarsi di Vanloo, giocatrice da fiammate, riavvicina il Belgio (28-25), anche se la Spagna rimette qualche lunghezza di stacco all'intervallo (32-25). Belgio già a 13 perse, roba da mordersi.

- Nulla cambia nel 3° periodo. Altra gragnola di palle perse per le compatriote dei cavolini di Bruxelles, al punto che nulla sembrano aver sistemato durante il briefing in spogliatoio; per un po' il Belgio resta a contatto ma solo perché la Spagna spreca occasioni; Meesseman in questa fase non incide, fa persino 0/2 ai liberi. La Spagna invece trova linfa dalla panchina con Rodriguez e allunga a +10 (48-38), anche grazie a vari rimbalzi offensivi che denotano più reattività. Siamo verso il 28'30" e può essere l'anticamera del break decisivo.
Invece no. Cruciale Allemand con un paio d'accelerazioni di fila, la seconda subendo fallo: dimezza lo scarto al 30' (48-43) e dà morale al Belgio.

- Sembra però un fuoco di paglia. L'ultimo periodo s'apre con uno stoppone della giovine Carrera, irriverente, su Meesseman, e con la lunga di riserva Ginzo (altro jolly dalla panchina, che ti fa ammirare la Spagna) che segna due volte dalla media (52-45).
Nel momento più critico emerge l'eroina di giornata per le "Cats". E' Linskens, l'armadio dalle mani morbide e dalla comprensione spiccata per il giuoco: infila una tripla e va dentro a procacciarsi falli, segnando tutti i liberi e levando ogni paura residua alle sue. Le quali cessano di gettar via palloni, aspetto cruciale. Paura, o comunque mano di pietra, che sembra invece cogliere ora le spagnole, che si mettono a sbagliare tutto. A quel punto Meesseman si scrolla la scimmia dalla spalla e prende in mano la situazione: segna su assist di Delaere (52-50), poco dopo sorpassa con una tripla frontale (54-55 a -4'10"). Clamoroso.

- La reazione della Spagna finalmente arriva, per mano di Torrens che dopo lungo silenzio segna un canestro "alla Torrens", cioè fuori equilibrio, di classe, tabellato dai 5 metri (56-55 a -3'). Ma è l'ultimo acuto iberico. Ormai Meesseman ha spezzato ogni catena; fa 1/2 per il pareggio, poi serve un assist per Linskens (56-58), infine si procaccia un altro fallo (dopo un'azione in cui le belghe, in barba al supposto serbatoio in riserva, arraffano due rimbalzi offensivi di fila) e fa 2/2. La Spagna prova a scuotersi con Carrera che stoppa Allemand nel contropiede che poteva sigillare la partita, ma non segna più, neanche a piangere. Ormai si è nell'ultimo minuto e quando Meesseman infila altri due liberi (56-62 a -20") la via dell'oro ha preso per la prima volta la strada per Bruxelles.

- Finisce 58-64 con 14 punti di Casas, 12 di Carrera, 10 di Ginzo, 8 di Torrens per le beffate (le quali, giusto ricordare, non avevano già dai quarti una guardia d'impatto come Conde); 24 di Meesseman, alla fine sontuosa come al solito (8/18 dal campo, 7/10 ai liberi, 8 rimbalzi, 5 recuperi anche se 5 perse), 13 di Vanloo, 9 di Allemand (+8 assist). Righe a parte per Linskens, eccelsa con 18 punti (4/7 al tiro, 9/9 ai liberi), 15 rimbalzi): "Nessuno vuole essere Robin", cantava Cesare Cremonini; e invece lei è stata un perfetto Robin per Batman-Meesseman.
Nelle cifre di squadra, a fronte di percentuali abbastanza simili dal campo (poco meno del 50% da 2 e intorno al 25% da 3 per ambo), la differenza la fanno i tiri liberi: solo 5/8 per la Spagna, 22/25 per il Belgio. Palle perse del Belgio alla fine: 20, tante, ma erano come detto 16 già a inizio ripresa. Averle limitate da lì in poi ha svoltato la partita.

- Poche ore prima, la Francia s'era accaparrata il bronzo (ottava medaglia europea di fila; impossibile per noi invidiarla, tanto siderale è la distanza) battendo l'Ungheria 82-68: parzialone iniziale (26-8 al 10') e gestione tranquilla (49-30 al 20') pur con un avvicinamento a meno 9 per le magiare nel finale. Touré 20 punti, Rupert 13 (recuperata dopo l'assenza in semifinale, credo per guai fisici) per le vittoriose; Kiss 21 (rediviva dopo quarti e semi in ombra), Studer e Goree 15 per le battute.

Quintetto ideale: Meesseman (mvp del torneo), Vanloo, Allemand, Torrens e Gruda (con Linskens mvp della finale). Quindi 3 belghe più una grande veterana per ciascuna delle altre due medagliate. Ci sta anche se non hanno avuto la continuità dei tempi belli.

- Un bilancio complessivo. E' stato un Europeo tutt'altro che banale sia nell'esito finale (prima volta del Belgio), sia nell'imprevisto emergere delle outsiders Ungheria e Germania (con menzione per la Rep. Ceca), sia negli andamenti di molte partite. La finalissima, clamorosamente ribaltata nell'ultimo quarto, ne è la quintessenza, ma ci sono stati abbondanti thrillers sin dalla prima fase, ad esempio quelli che hanno spezzato il cuore alla Slovenia e ancor più agli organizzatori, privati dell'unica chance di riempire decentemente l'arena da 12.000 posti. :cry:
Abbonata alla rocambola è stata la Rep. Ceca, che ha dapprima vinto due volte in volata (con noi e con la Grecia negli ottavi), poi ha pianto due volte per beffe (contro l'Ungheria nei quarti e la Germania nello spareggio preolimpico).

Anche le ultime due vittorie del Belgio sono arrivate negli ultimi minuti. Ma è un oro tutt'altro che frutto di episodi. Di gran lunga la squadra con la miglior qualità di gioco nelle giornate in cui ha abbinato freschezza e continuità di rendimento (3 vittorie di 40 punti e dintorni; e se quella su Israele può essere considerata di routine, la Rep. Ceca ha dimostrato di non essere così malleabile e la Serbia sarà decaduta ma 40 palanche chi altro poteva dargliele?). Ma anche strepitoso agonisticamente, il team del franco-arabo Meziane, nel reggere ai frangenti difficili (l'ultimo quarto della semifinale, i primi 3 della finale; mettiamoci pure il testa-a-testa con noi...).
Dai quarti alla finale ha battuto Serbia, Francia e Spagna, cioè le dominatrici dell'ultimo decennio: è passato trionfalmente dalla via più difficile. Commovente l'accoglienza ricevuta dalle eroine al ritorno in patria, con l'affaccio sulla piazza centrale di Bruxelles gremita di gente (clicca qui e vedi).

Però, però. A ben guardare il Belgio vince l'oro con una squadra che ha una sola vera fuoriclasse (Meesseman ovviamente), tre ottime giocatrici (Vanloo, Allemand e la miglioratissima Linskens), l'utile Delaere e il resto gregariato puro. Ha vinto la finale perdendo 20 palloni e giocando in 5 più scaglie. Non so se avrebbe vinto contro le migliori Francia, Spagna, Serbia degli anni passati.
L'assunto di partenza, basato sull'osservazione degli ultimi anni di competizioni, è che l'Europa sia in una fase in cui sta producendo poche fuoriclasse nuove. Impressione che temo confermata da quest'edizione di Eurobasket.
Cos'è una fuoriclasse? Well, una che è in grado di fare cose straordinarie dal punto di vista prettamente tecnico (e fin qui Zandalasini ci arriva) ma anche di trascinare la squadra a risultati importanti, ovvero è fuoriclasse anche sul piano agonistico. Meesseman ne è il perfetto esempio, ma parliamo anche di gente come Torrens e Gruda, anche se ovviamente a 34 e 36 anni devono centellinarsi. Parliamo di Sonja Vasic ex Petrovic, la serba che dominò la scorsa edizione ma poi ha salutato la nazionale. Parliamo di Johannès che non c'era per la disputa con la sua federazione. Idem Satou Sabally, la tedesca, che era pure lei nei lidi americani. Parliamo (in parte) di Ndour che non sempre è da urlo ma ha delle partite da fuoriclasse.
Questa gente è merce rara ma ho l'impressione che in Europa stia diventando più rara. Ci sarebbero state Vadeeva e Musina, ormai 25enni, se la Russia non fosse finita nelle pegole; purtroppo sono fuori causa chissà fino a quando. La 2005 lituana Jocyte può far parte di questa categoria ma vediamo.
Si nota che persino per Francia o Spagna, con tutto il loro popporopò di tesserate, è difficile estrarre nuove fuoriclasse. La mole di materiale a disposizione e la qualità del sistema garantiscono di avere sempre un'ampia base di giocatrici buone, ma tra il buono e l'ottimo c'è differenza e si è visto nel modo in cui hanno perso col Belgio entrambe, cioè non facendo canestro per mancanza di qualità individuale. Così puoi costruire bene il gioco ma poi devi saperla mettere nel paniere al massimo livello di difficoltà. E se hai gente bravina ma non eccellente perdi anche se ti chiami Fra' o Spa'.

Dice: ma se c'erano tutte le assenti illustri parlavamo probabilmente d'un'altra musica, di un altro panorama; può darsi ma si giudicano i fatti, non le ipotesi.
Ed è un fatto che nelle ultime due competizioni globali il terreno perduto dall'Europa nei confronti dell'Asia (soprattutto, comprendendo anche l'Australia) è stato palese, non solo nelle individualità ma anche sul piano del gioco.
Fino a non molto tempo fa era l'opposto: alle Olimpiadi 2016, dietro agli Usa, le altre semifinaliste furono tutte nostre: Spagna, Francia e Serbia. Ai Mondiali 2022, nessuna europea è entrata fra le prime 4.
Al di là degli episodi, è una tendenza. Cina, Giappone, Australia giocano in modo modernissimo (lascio ai tecnici di sviscerarne le caratteristiche) e hanno ottime individualità; anche il Canada ha fatto grandi progressi; da noi si mette una pezza con le naturalizzate. E' come quando nella storia una civiltà che era stata all'avanguardia si trova improvvisamente superata da un'altra.

- Chiosa finale sul pubblico: presenze dignitose per la finalissima, intorno ai 2000, ma pur sempre disperse nei 12.000 posti dell'arena lubianese, che resta una scelta poco comprensibile. La prossima volta facciamola in uno stadio da 80.000 posti, già che ci siamo. Strano che dopo una primavera che ha visto affluenze brillanti un po' dappertutto per il femminile in Europa, l'evento-top per nazionali sia stato disertato. Anche in finale sembrava totalmente mancare il pubblico neutrale, e questo in un Paese dove il basket risulta popolare: ma non è una novità, se non c'è la propria squadra il basket femminile non attira. :cry: Amen.

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