giovedì 15 giugno 2023

Eurobasket: Italia, speranze molte, certezze poche. Abbondanza tv

 - A' rieccoci. Come sempre, alla fine dello scorso Eurobasket sembrava una tortura dover aspettare due anni per il prossimo; e come sempre, i due anni sembrano passati in un amen, anche se in realtà è cambiato il mondo: nel 2021 eravamo schiavi del Covid mentre oggi siamo liberi come augelli pur col piccolo neo della guerra; da pochi giorni siamo persino entrati nell'era d.S. (dopo Silvio, il messia dei tempi odierni per chi ci crede).

E' la volta buona per vedere finalmente uscire il numero 6, o almeno un 5, sul dado dell'Italia che ruzzola a vanvera da più di vent'anni? Forse sì ma stabiliamo cosa s'intende: un "6", ovvero il massimo, sarebbe la zona-medaglie, il "5" la qualificazione al Preolimpico. Che significherebbe tornare da Israele e Slovenia con qualcosa di tangibile in mano. Citare i soliti conteggi sugli anni passati dall'ultima volta che abbiamo combinato qualcosa (28 anni da una medaglia, 27 da una qualificazione mondiale od olimpica) può caricare un peso ingiusto su giocatrici che non ne sono responsabili o lo sono in minima parte, però restare anche stavolta a mani vuote sarebbe ancora più indigeribile del solito. Su questo si è tutti d'accordo (presumo), ma l'Italia vale questo obiettivo o dovrebbe fare un'impresa? Secondo l'ultimo "power ranking" , ovvero il pronostico sui valori, uscito sul sito di Eurobasket Women, sì, lo vale: siamo da quinto posto (dietro Spagna, Francia, Serbia, Belgio, ovvero le solite 4), e davanti a Ungheria (l'outsider più cresciuta negli ultimi pronostici), Lettonia e Slovenia, e via via tutte le altre.

- La segreta speranza (da non sbandierare troppo anche se sarebbe bello evitare i soliti bassi profili e poter sognare per davvero, una buona volta: è anche lo slogan di quest'edizione: "Dare to dream"...) è di sfondare addirittura in zona-medaglie. Non è impossibile al di là di rankings e bookmakers: in ogni edizione succede che si crei un corridoio favorevole nell'eliminazione diretta; due anni fa l'avremmo avuto proprio noi, se solo avessimo battuto quella dannata Svezia di Crespi che invece ci sculacciò brutalmente. La Svezia andò poi a giocare, e perdere, un quarto di finale contro una Bielorussia poco meno che mediocre, la quale andò in semifinale, lasciando noi a macerarci fra i rimpianti. :cry:
Se ricapitasse un'occasione così, non dovremo buttarla una seconda volta; se invece incocciassimo nei quarti in una delle "big" designate, servirà l'impresa. Che però non sarebbe, questa è la sensazione, proibitiva come altre volte: da un lato siamo cresciuti noi, dall'altro è calata la concorrenza.

Cresciuti noi: sì, va tutto dimostrato sul campo. Però non abbiamo i due vistosi talloni d'Achille delle passate edizioni, e cioè la carenza di lunghe e, quella meno conclamata ma pur sempre evidente, di tiratrici specializzate. Ora abbiamo un poker di lunghe (Keys, André, Cubaj, Bestagno; non menziono Trucco che almeno in partenza avrà un ruolo marginale) che pur senza essere dominante è in grado di tenere botta. E' arrosto e non fumo, in particolare, la crescita di Keys a livello internazionale con Schio, che fa il paio con quella, nel settore-play, di Verona. Quanto alle tiratrici, abbiamo una Spreafico che due anni fa non c'era, ovvero una guardia-ala che ha giocato da titolare in una lega come quella spagnola; in più Pan se riesce ad essere incisiva come nella sua annata migliore di due stagioni fa. In play, archiviate Romeo e Attura, abbiamo il brio di Santucci (per quanto oscillante nel rendimento); e anche Villa, pur senza aspettarci nulla di particolare da una 18enne al debutto, può essere un jolly da giocarci in una o due partite per cavarci da situazioni complicate con qualche guizzo fuori dal copione.
Siamo inoltre nell'età giusta con le giocatrici principali: né di primo pelo né declinanti, a partire dalla leader designata, Zandalasini ovviamente. E non siamo penalizzati da una scarsa esperienza internazionale come succedeva altre volte, in cui chi era abituato ad essere protagonista fra i patrii confini, mostrava la corda quando veniva data in pasto agli squali d'Europa.
Nulla da eccepire sulle 12 convocate. Se ci fossero state Panzera e Romeo al posto di altre due non ci sarebbe stato di che stracciarsi i panni, ma credo che sia giusto così.

- Indebolita la concorrenza: anche questo andrà verificato, ma una certezza c'è: la guerra ha tolto di mezzo Russia e Bielorussia che due anni fa c'erano giunte davanti. Secondo elemento: anche le "top" sono in una fase di ricambio generazionale, come hanno dimostrato i modesti rendimenti al Mondiale '22 (nessuna europea in semifinale). Spagna e Francia, nonostante il loro maxi-serbatoio proponga nomi nuovi, non hanno nemmeno loro vita facile a sostituire certa gente che è uscita di scena (o che è venuta a mancare per motivi contingenti, vedi Ndour per le iberiche e Johannès-Gabby Williams per le transalpine). La Serbia campione in carica? Ok, c'è Marina Maljkovic che amalgama sempre una buona maionese, c'è Anderson, c'è una Crvendakic (alias la Zanda serba) che è maturata bene, però non assorbi gli addii di Petrovic/Vasic e Milovanovic/Brooks come fossero niente. Il Belgio, sì, sempre forte e bello da vedere con Meessemann e suddite, ma forse il loro apice è passato, essendo sempre le stesse da 5-6 anni.
Da dietro arriva qualcuna? La Turchia ha portato la ciclopica McCowan ma pare che sia in disperato recupero da infortunio; Ungheria, Lettonia, Slovenia, Israele, la Germania che ci ha appena battuto in amichevole, eccetera: ok, tutte rispettabili ma non nessuna di queste sembra meglio di noi, sulla carta.

- Va considerata però anche l'altra faccia della medaglia, e cioè i motivi d'incertezza, quelle che potrebbero essere le premesse d'un fiasco se le cose girassero male: nessun pregresso di successi veri a dare fiducia; ben 6 debuttanti all'Europeo su 12; storico tasso di emotività nei momenti critici (palesati in drammatici pianti dopo le eliminazioni); le partite di preparazione, per quanto valgano relativamente, sono state altalenanti; il timore che Lardo, per quanto secondo me sia bravo a preparare la squadra, non abbia nelle sue corde quella scintilla che può innescare il botto; e poi un girone non semplice, che potremmo vincere nella migliore delle ipotesi ma anche terminare con uno 0-3, perché Belgio (ovviamente), Rep. Ceca e Israele che gioca in casa sua possono batterci senza che questo rappresenti qualcosa di clamoroso (non sono, cioè, le più malleabili Slovacchia, Grecia o Gran Bretagna).
Inoltre (sperando che non sia vero o che non incida) si vocifera di acciacchi assortiti ad alcuni nostri elementi non di scarso conto.

- Una bella notizia, a prescindere dai risultati che faremo, è l'esposizione tv, mai così abbondante di piatteforme: Sky, Eleven, Dazn e, novità piacevolissima dell'ultim'ora, RaiSport che ci riporta in chiaro dopo 8 anni (se non erro). Arrivare in semifinale-finale e vederle su Rai2 o Rai3: siamo nel campo dell'improbabile ma almeno si può sognare. Peccato per la contemporaneità con la finale-scudetto maschile, che succhia attenzioni dagli appassionati non specifici del femminile, ma il fatto che la nazionale sia visibile a tutti è già un sicuro passo avanti.

- Se fossimo ancora nell'età dell'oro delle riviste di basket, avrebbe fatto scalpore l'intervista rilasciata da Giorgia Sottana sul numero di "Basket Magazine" attualmente in edicola, a firma di Daniele Morbio. La mai banale veterana scledense tocca vari argomenti su cui ha da dire cose interessanti, ma qui si parla di nazionale e quindi cito solo il fatto che ribadisce: "Diciamo che sì, forse mi hanno fatta fuori, spero un giorno mi spiegheranno il motivo. Quando mi hanno fatta fuori avevo 30 anni, non si parli di giovani o non giovani (...) Dico solo che mi dispiace che a una persona che ha dato tanto e ha vestito 140 volte la maglia azzurra essendo anche capitano, è stata tagliata fuori così".
Insomma il dente è ancora avvelenato a distanza di oltre 3 anni. Ma al di là del rammarico per il suo stato d'animo, penso che a differenza di due anni fa siamo in grado di non risentire della sua assenza. Per quanto un elemento da palloni pesanti ci servirebbe sì, come alternativa a Zandalasini che, inutile ricordarlo, non deve essere l'unica opzione quando la partita è in bilico e qualcuno fatica a prendersi responsabilità.

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