- Tra le lagne che ci hanno più frastornato, nel can-can mediatico prima e dopo la disfatta dell'Italcalcio, c'è quella secondo cui "i nostri bambini dai 12 anni in giù non hanno mai visto la Nazionale ai Mondiali". 
Well, se è per questo, l'intera popolazione italica minorenne non ha mai visto Schio mancare una finale-scudetto femminile, se si considera che l'ultima volta fu nel 2009 (Taranto-Venezia) e presumibilmente chi aveva allora uno o due anni non era in grado di intendere e di volere. Ad esempio, sabato in tribuna per Sanga-Trieste c'erano De Lise e Ostoni del Geas, entrambe del 2007: di sicuro non hanno mai visto una finale senza Schio. Sono infatti sedici consecutive (non conta ovviamente l'edizione annullata per Covid), cifra mostruosa che, certo, si spiega con la perenne supremazia nei mezzi a disposizione (in questo lasso Schio è sempre stata una delle prime due favorite del campionato, quando non l'unica), ma anche con una puntualità inesorabile nel raggiungere sempre l'obiettivo.- Per il terzo anno di fila habemus dunque Schio-Venezia in finale. Non che qualcuno pronosticasse qualcosa di diverso, ma ci si aspettava più resistenza da Derthona (così come ce ne s'aspettava di meno da Roseto contro la Reyer). La quale però non ha trovato qualcosa a cui aggrapparsi, una fessura dove inserirsi per dare fastidio all'avversaria.
In gara-1 l'equilibrio dura 5 minuti, poi è già folata scledense e barcollo tortonese: da 9-8 a 25-12 con tripla di Zanda a chiudere il 1° quarto.
All'intervallo è 48-31 con Schio intorno al 50% sia da 2 che da 3; nella ripresa solo un mini-sussulto delle Cutugnare (57-47 al 26'; poco dopo 62-51 su scippo gagliardo di Fondren in pressing su Laksa), ma nulla di che rimettere in discussione l'esito. Idem sul 66-58 con uno sprazzo di Leonardi a inizio ultimo quarto: rapido il riallungo delle pluridecorate, 79-63 a 4' dalla fine; 85-69 conclusivo.
Conde 17 punti, Laksa 13, Verona 11, Shepard 10, troppa roba per Derthona che ha avuto 18 da Fondren, 14+11 da Kunaiyi, 13 da Fontaine, 11 da Leonardi ma poco o nulla dal resto (Conte 3 punti con 1/9, Penna 0 con 0/4).
- Gara-2 sarà ricordata per l'ambiente (2381 spettatori nell'arena grande di Tortona) ma non per la bellezza del giuoco né per le emozioni. Una di quelle partite in cui la più debole litiga con i ferri dall'inizio alla fine e all'altra basta una prestazione da voto 6 per tenerla a bada. La finale di Coppa Italia, fra le stesse compagini e nello stesso impianto, era stata ben più bella e incerta.
Nel primo tempo Kunaiyi tiene in partita Derthona ma è l'unica a segnare con continuità fra le sue; Schio, pur tirando intorno al 30%, fa valere rimbalzi offensivi e tiri liberi racimolati (26-33 al 20').
A inizio ripresa Derthona produce il massimo sforzo; un antisportivo di Shepard e un tecnico a Dikaioulà l'aiutano a risalire fino a meno 4; ma il litigio coi ferri nel tiro da fuori continua; e soprattutto, s'infortuna Fondren, che, d'accordo, era fin lì in serata stortissima (0 punti) ma avrebbe potuto accendersi nel finale; invece esce dopo un contatto in fase difensiva contro Conde. Trasportata a braccia fuori dal campo, si teme qualcosa di grave al ginocchio; in ogni caso appare subito chiaro che la sua gara è finita ed è una mazzata al morale delle tortonesi.
In realtà sul 42-47 al 30', e anche dopo i primi 3 minuti dell'ultimo quarto in cui continua la stitichezza su ambo i fronti (0-2 di parziale), ci sarebbe ancora speranza per le sfidanti, le quali però non ne hanno proprio più, mentre a Schio basta qualche minuto da par suo per far scendere il sipario su partita e serie (49-65).
Derthona chiude con 17/57 dal campo; Kunaiyi a 19+14 rimba con 40 di valutazione,
Il Famila nelle 4 partite di playoff ha fatto: +20 e +19 contro Broni; +16 e +16 contro Derthona. Finale sudata... Adesso le suddite di Cestaro passeranno un weekend amaro a guardare le Final Six d'Eurolega, macinando motivazioni ulteriori per poi saldare il conto con la Reyer in finale-scudo.
- "Il potere logora chi non ce l'ha", sentenziava Andreotti; e come già dicevamo nel discorso sulla defezione di Sassari, lo strapotere di Schio (e in subordine di Venezia) logora chi investe per anni ma non mette nulla dentro la gerla dei trofei.
Ovviamente il problema non riguarda ora le neo-semifinaliste Roseto e Derthona, che anzi si godono il massimo picco della propria storia, raggiunto in appena uno e due anni di militanza in A1, e il pubblico abbondante che hanno calamitato; e finché hai la freccia verso l'alto tutto sembra bello e il futuro roseo. Ma a medio termine, se non riesci a fare un salto in più negli investimenti (e chi può spendere quanto Schio e Venezia, attualmente?), entri in quella fase di medio-alto cabotaggio che fa navigare a livello di semifinali/quarti playoff ma non oltre.
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