domenica 19 aprile 2026

Eurolega, semifinali: Turchia 2 - Spagna 0. Juhasz mvp ma giocherà la finale?

- Non c'è spazio per le outsiders nell'Eurolega '26. L'anno scorso Praga aveva sorpreso, partendo dai quarti (ai danni di Schio, che se l'era peraltro giocata, il che lasciò più d'un rimpianto) e facendo fuori le due portaerei turche, il Fenerbahce in semifinale e Mersin in finale. Stavolta la finale è tra le due prime della stagione regolare, le due arcirivali d'Istanbul. Era già successo nel 2014 e vinse il Galatasaray (prima corona europea per la terra del kebab); stavolta sembra favorito il Fener e nemmeno di poco (i bookmakers lo danno a 1.20 circa contro una quota fra 3.75 e 4.25 per il rivale). In effetti, una squadra che può permettersi di "noleggiare" Breanna Stewart solo per l'evento, utilizzarla come comprimaria e vincere comunque di 17 punti una semifinale, è uno schiaffo alla miseria. Ma anche sull'altra sponda non è che facciano nozze coi fichi secchi.
C'è però un dubbio legato a Dorka Juhasz, eletta mvp della stagione d'Eurolega (con lei in quintetto ideale: Lacan, Allemand, Rupert e l'onnipresente Meesseman, ovvero 3 del Fener su 5; la scledense Shepard è nel secondo quintetto, la veneziana Charles nel terzo): si è infortunata nel primo tempo della semifinale, potrebbe essere a rischio per la finale e non sarebbe tegola da poco. Ma tant'è, vista la tensione del derby potrebbero contare più i nervi saldi che la caratura tecnica pura (ricordiamo il clamoroso collasso mentale del Fener nella finale casalinga, da ultrafavorito, contro Sopron nel 2022).
Dal nostro punto di vista, tra le due, "Franza o Spagna purché se magna", ovvero non ci cambia la vita chiunque vinca.

- Nella prima semifinale, dinnanzi a 6.707 spettatori, Girona matadora della Reyer chiude avanti il 1° quarto (12-17) ma già dal secondo, con un 25-10, il Fenerbahce prende il controllo della partita; nel 3° periodo arriva un'altra spallata delle turche, da +5 a +16; nell'ultima frazione i chiodi definitivi li pianta, tra tante stelle straniere, l'indigena Uzun con due triple (65-48); termina 76-59 senza che Girona abbia avuto una chance di tornare in corsa.
Bestiale sfoggio di forza da parte delle istanbulliote. Che hanno 14 punti da Meesseman, 13 da Uzun e Gabby Williams, 12 da Rupert e Allemand: un'orchestra perfetta, che tira col 49% dal campo. Stewart solo 3 punti con 1/5. Per Girona ancora in evidenza la svedese Holm (16), ma due che avevano brillato contro Venezia, Coulibaly e Jocyte, si fermano a 8 e 5 punti e non poteva bastare contro le soverchianti forze nemiche.

- La seconda semifinale tra Galatasaray e Saragozza, di fronte al secondo pienone di queste Final Six, 10.828 astanti, è dapprima psicodrammatica, poi quasi epica. Lo psicodramma è quello iniziale delle padrone di casa, paralizzate dalla pressione (a meno di essere vittime, tutte insieme, di un attacco di "yips", fenomeno definito come "perdita inspiegabile di capacità motorie fini, che causa tremori, freezing o esitazione in gesti di precisione"), :blink: per lo sconforto del pubblico e la gioia delle avversarie, che ne approfittano per uccidere, apparentemente, la partita sul nascere: 11-2 al 4' con 3 triple di Johannès; poi 19-2; poi 24-4 a fine 1° quarto. :woot: Una roba pazzesca. Al 10' Saragozza ha 2/17 dal campo, il Gala 5/6 da 2 e 4/9 da 3.
Segnali di riscossa iberica non arrivano subito, anzi il Gala dilaga ulteriormente con Kuier fino a 36-9 con 4' da giocare nel 2° periodo. 9 punti segnati da Saragò in 16 minuti, ripetiamo. A quel punto si sveglia, finalmente, qualcuno fra le saragote, ovvero Hempe e Leite (recuperata dal sanguinolento colpo al viso che l'aveva estromessa nei quarti), le quali, in concorso con un rilassamento del Gala, riporta la partita a un punteggio più dignitoso, 37-20 all'intervallo.
Nel 3° quarto Saragozza ci mette ardore, recupera palloni, ma la mira da fuori continua a essere tragicamente sbilenca (1/17 da 3 al 30') e frustra ogni rimonta; al 30' è ancora cospicuo il vantaggio turco (49-34), nonostante la già citata perdita di Juhasz.

- All'inizio dell'ultima frazione, il "predominio territoriale" di Saragozza si concretizza finalmente in punti e si scende sotto la soglia psicologica della doppia cifra di scarto (49-40); un paio d'occasioni fallite dalle iberiche ridanno però fiato al Gala, che si sblocca con una tripla acrobatica di Johannès e riallunga sul 56-40 al 35'; poi emerge il play Erdogan (solo omonima del dittat... ehm, del democraticissimo presidente turco), che segna una tripla e poi ricaccia indietro un nuovo riavvicinamento (prodotto da Hempe e Leite) servendo un assist schiacciato a terra per Smalls (l'ex veneziana) che segna il 62-51 a -2'35".
A quel punto sembra davvero finita, invece no: Hempe è indomita, segna 5 punti di fila, fa 62-56 a -1'20". Il pubblico ci crede davvero. Il Gala sembra in affanno, sbaglia; Vorackova ha il tiro del meno 4 per Saragò ma sbaglia; Fingall prende il rimbalzo offensivo ma la palla le sfugge a mo' di saponetta.
Ancora una palla persa dal Gala; Leite si lancia ad ariete in entrata contro Kuier (25 centimetri più alta), incredibilmente segna subendo pure fallo, o meglio così sembra. Agli arbitri non sfugge che l'ex rivale di Matilde Villa in un quarto di finale di Euro U20 ha "sbracciato" indebitamente per evitare la stoppata della torre ex Reyer. La folla è inferocita ma non possiamo dare torto alla chiamata, anche se spezza il cuore che s'interrompa così la rimonta del secolo. :cry:
Finisce 63-56 per il Gala, che ha 16 da Johannès, 12 da E. Williams, 12+11 rimba da Kuier, 11 da Smalls, solo 3 in 11' da Juhasz. Per Sara sono 18 di Hempe e 12 di Leite, ma il resto è fra la sufficienza stiracchiata e l'insufficienza; col 30% dal campo dove pensi di andare contro un'avversaria così?

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