giovedì 31 marzo 2016

Sabato santo di A1 - 1. parte (Ragusa-Lucca)

Sabato santo: mentre la torma di fedeli cattolici si sottoponeva alla maratona dei riti pre-pasquali nelle chiese d'Italia, noi fedeli del femminile preferivamo una ben più sana maratona di A1. S'iniziava verso le 18.30 con la replica del magazine di Sportitalia, in cui era ospite Andra Mandache (non si può dire che abbia portato bene) insieme a coach Fossati, mentre Silvia Gottardi, sullo sfondo di una ben fornita biblioteca (se è casa sua complimenti), forniva il punto della settimana, non senza sentirsi costretta a puntualizzare ai tifosi di Lucca che i telecronisti sono imparziali (a mio parere fiato sprecato, vista la prevenzione dei destinatari, ma se l'ha ritenuto necessario non la critichiamo per questo). :wacko:

Dopodiché iniziava, sempre su Sportitalia, la guerra stellare Ragusa-Lucca, con le toscane matematicamente prime in caso di vittoria (sarebbero salite a +4) e tutto invece rimesso in discussione qualora avessero vinto le sicule (già a segno all'andata, di 6 lunghezze), con possibilità per Schio di reinserirsi nella corsa.
Per due quarti, o meglio, nel secondo quarto dopo il primo interlocutorio (12-14), Lucca dipingeva un capolavoro difensivo, andando all'intervallo sul 19-31 in suo favore (parziale quindi di 7-17), mentre fischi sonori sottolineavano la mala prestazione delle padrone di casa.
Difficile individuare un motivo specifico per cui il vento sia radicalmente cambiato a inizio ripresa. Gottardi l'ha ravvisato nell'aumentata intensità difensiva ragusana che ha avuto anche l'effetto di rianimare il morale dell'attacco, che di conseguenza si è sbloccato. O in ogni caso il potenziale delle sicule è tale che è impensabile poterle tenere così a stecchetto per 40 minuti intieri. Fatto sta che Ragusa adesso era il contrario di quella vista sin lì, specialmente Brubrù Brunson, e con un parziale di 13-0 perveniva al -1 e poi all'aggancio. Nel finale di 3° quarto un vivace botta e risposta tra le stelle Harmon e Brunson portava al tennistico 40-40 della penultima sirena, con conseguente ripartenza da zero nell'ultima frazione.

Sembrava dapprima continuare la spinta inarrestabile di Ragusa, che s'issava sul 46-41 capitalizzando un doppio rimbalzo in attacco (e anche qui opportunamente i telecronisti notavano che tutte le palle vaganti, se prima finivano a Lucca, ora erano preda delle vice-tricolori). Ma inaspettatamente, anzi forse c'era da attenderselo viste le doti caratteriali delle etrusche, Harmon propiziava un controparziale di 0-9 con una serie di giocate da indemoniata.
Sul 46-50 a 6' dalla fine l'inerzia era dunque di nuovo presso Lucca. Ma il fattore che risultava imprimere una nuova svolta determinante era il ritorno di Little, a lungo bloccata dai falli. Con la sua rapidità in area si procacciava 6 punti di fila, sfruttando anche i buoni passaggi di Gorini, e riportava le sue sul 52-50 a -2'45".
Da lì s'assisteva a un formidabile scambio di canestri: Crippa da 3; Gorini in entrata; Dotto in arresto e tiro dalla lunetta; Little in arresto e tiro da centro area: dopo questa santabarbara si era sul 56-55 Ragusa ma palla a Lucca.
Ecco però una svolta che spezzava l'equilibrio: Ragusa intercettava un malo passaggio lucchese e Gorini mandava a segno Erkic in contropiede (58-55). Poi sfiga voleva, per le ospiti, che Wojta segnasse un'apparente tripla risultando però avere un piede sulla linea. Quind il pareggio non era tale (58-57). Gorini però commetteva passi ma Dotto le restituiva il regalo, entrambe pastrocchiando nel traffico (ma nel complesso è stato bello il duello tra le due registe italiche); e quest'ultima persa avveniva a soli 20 secondi dalla sirena.
Inevitabile il fallo sistematico su Gorini che segnava il 60-57. Non era ancora finita perché Ragusa non voleva, o non riusciva a, fare fallo, sicché Dotto aveva un discreto angolo per la tripla del potenziale overtime; ma il ferro la beffava sembrando prima aspirarla e poi sputacchiarla. :woot:
Vittoria quindi per Ragusa con 17 di Brunson e 16 di Little contro 19 di Harmon e 15 di Dotto. Per Lucca secondo big match di fila perso in volata ma può ancora arrivare prima. Ragusa avrà il recupero con Schio e poi Venezia. Ma prima, per tutte, una Coppa Italia che non potrebbe giungere in un momento migliore per l'incertezza sull'esito.

Erkic contro Dotto e Pedersen.

sabato 26 marzo 2016

[A2] Resoconto di Costa-Carugate (duello Maiorano-Frantini)

Prima della riffa selvaggia di A1 ho un'ultima castagna arretrata. Domenica 20, primavera nell'aria, gioia nei cuori tranne nel mio. Perchè nel pomeriggio del mio compleanno ero bloccato a Cabiate, landa brianzola senza gloria cestistica, per un evento di un altra disciplina, rischiando di perdermi non solo Geas-Umbertide, ché ormai m'ero rassegnato per troppa lontananza, ma anche il bollente Costa-Carugate di A2, l'ultimo scontro stagionale (e poi chissà il futuro) tra le due muse storiche di questo forum, al secolo Masha Maiorano e Michela Frantini. Avevamo appena visto quest'ultima, e la sua compagine, nell'altro derby perso a Milano, con una prestazione non pessima ma nemmeno tale da dare l'idea di poter vincere, se non nelle fasi iniziali; era qui all'ultima spiaggia per evitare i playout. Mentre Costa veniva da una riffa di 4 scontri diretti equamente divisi tra gioie e delusioni, in cerca quindi di una continuità all'altezza del notevole talento di cui dispone (seppur monco di lunghe a causa della falcidie d'infortuni nel ruolo) e più terra-terra in cerca di 2 punti essenziali nella corsa-playoff.

Fortunatamente la sorte mi lasciava libero a un'ora sufficiente per giungere a partita non troppo avanzata, previa corsa sulla superstrada Valassina limando millesimi di secondo grazie a curve sui cordoli; il parcheggio però risultava insolitamente intasato in un raggio di 200 metri intorno al palazzetto, costando svariati minuti di giri a vuoto e bestemmie poco quaresimali. :amen: Giunto all'interno, ne scoprivo la cagione: sfilata del minibasket societario, un centinaio di bambini con famiglie, tribune stracolme oltre capienza. Meglio così per l'interesse.

Si era sul 32-25 al 15'. Rabberciavo il riassunto di quanto accaduto sin lì: scoppiettante botta e risposta nei primi 7-8 minuti (18-19), poi un 8-0 di Costa nel finale di 1° quarto (26-19) con Visconti e Maiorano protagoniste, di là invece la giovane Beretta che, abulica a Milano 8 giorni prima, era invece tra le migliori stavolta. Lo scarto rimaneva stabile (non Susanna) :blink: sino al riposo lungo, con alternanza di canestri e azioni rocambolesche tipo un contropiede banalmente sciupato da Ristic (sottotono la slovena dopo eccellenti prove nelle scorse uscite) che diventava contropiede per Frantini. La quale poco dopo rubava palla da rimessa da fondo dopo un gioco da 3 punti di Zanon, ma falliva l'appoggio da sotto. Importante un 5-0 del bronzo europeo U16 Del Pero (una tripla e un'entrata di personalità beffando l'aiuto di Zanon) per ricacciare a -11 Carugate (41-30). Si andava all'intervallo sul 43-34.

A inizio 3° quarto la spallata decisiva alla partita. Maiorano e Canova alzavano la voce con 14 punti in coppia sui 17 di Costa in questa frazione, colpendo dalla media e da 3. Bastavano 5 minuti di difesa forte e attacco in realtà un po' alterno ma discreto, per produrre un 11-0 micidiale per Carugate. Che come a Milano si smarriva fra tiri per metà affrettati e per metà buoni ma mal eseguiti (oltre a incappare in un tecnico alla panchina), sicché sul 54-34 al 25' sembrava k.o. tecnico prematuro. O almeno così forse pensava Costa, che da quel momento alzava il piede dall'acceleratore, tirava i remi in barca, vendeva la pelle dell'orso prima di averlo ammazzato e quant'altre frasi fatte in materia. La caparbia Zanon dava il via alla rimonta di Carugate, lenendo lo scarto sul 60-44 al 30', comunque ancora apparentemente saldo per le padrone di casa.

In avvio di 4° periodo era Beretta a far credere le sue nella rimonta, aprendo con 5 punti di fila da fuori. Carugate arrischiava un cambio con la '97 Volpi (doppio tesseramento da Cantù) al posto di Colli, ma tutto sommato si rivelava una mossa utile. Anche stavolta Del Pero sceglieva il momento buono per un mini-flash da 4 punti (64-49 al 33'), ma da lì l'attacco di Costa andava in letargo, con appena 2 punti in 6'30": palle perse ma anche tiri buoni sbagliati, da sotto come da fuori. Dall'altra parte invece saliva in cattedra una "prof" del parquet e anche nella vita (visto che fa l'insegnante), ovvero Stabile, che con grande determinazione segnava una tripla, un'entrata e 5 liberi di fila, riaprendo definitivamente, e quasi da sola, la partita, perché sul 66-62 a -1'30" c'era poco da scherzare per Costa.

Non c'erano, però, ulteriori brividi; finiva più per inerzia che per prodezze. Costa mangiava tempo con un rimbalzo in attacco e riapertura di Canova; Stabile sbagliava da 3 dall'angolo; Ristic sbloccava la siccità con 2 liberi e ormai si era a -33" sul 68-62, ovvero quasi finita. Longoni chiudeva bene sull'ennesimo assalto di Stabile e l'ultimo sigillo era di Maiorano dalla lunetta (70-62).
Marcatrici dunque: Maiorano 18, Canova 16, Del Pero 14 per Costa; Beretta 19, Zanon e Stabile 13 per Carugate (priva di Picco, non l'abbiamo ancora detto) che sostanzialmente dava addio alle speranze di salvezza diretta (sentenza poi ufficializzata nel pre-pasquale con Marghera).
E il duello? Frantini chiudeva con 7 punti, 3/17 al tiro (obiettivamente forzando un po' troppino) per -2 di valutazione, contro gli appunto 18 di Maiorano, 5/10 dal campo, 5/5 ai liberi, 9 rimbalzi, 23 di valutazione. La giuria quindi assegna la vittoria alla Masha nazionale, sperando che ci sia una rivincita, non importa quando, non importa dove, non importa perché.

Nella foto: the duel. Frantini in primo piano e Maiorano semicoperta dietro.

Punto A2

Dall'olimpo dell'A1 scendiamo un attimo nel ringhioso ring dell'A2, chè siamo indietro di addirittura di 3 turni, cioè da dopo la Coppa Italia vinta da Broni.

Girone A. Dopo l'ennesimo accavallarsi di risultati contraddittori, le squadre tra il 5° e l'11° posto sono ancora tutte al punto di prima, cioè pari o quasi pari, salvo il fatto che Carugate è uscita dalla lotta, venendo relegata ai playouts con 2 turni d'anticipo. Gli intrecci sono tali, negli ultimi 2 turni, che gli scenari possibili sono mille e sicuramente varie posizioni saranno decise più dalla casualità di avere la differenza-canestri favorevole con chi ti capita alla pari, che non da meriti clamorosi rispetto alle altre.

Riassumendo in pillole. Turno del 13 marzo: nel biggissimo match Broni rivince con Crema (63-53), suggellando definitivamente il primato; Milano, come descrivemmo, rivince con Carugate tenendo il passo di Vicenza che infligge il suo solito bunker casalingo a Cagliari (64-41); ma i risultati di maggior peso nella suddetta lotta-playoff sono il 64-57 di Albino su Selargius, grazie a 29 punti di una sontuosa Fufù Fumagalli (8/17 dal campo e 9/9 ai liberi), e il tonitruante 61-92 di Costa ad Alpo, con un parziale di 46-83 dal 2° quarto in avanti (13/31 nelle triple e 27 di Ristic + 16 di Visconti per le lecchesi).
Costa, nella versione attuale con Visconti ma senza l'unico pivot Meroni, è squadra ancor più talentuosa e umorale (o meglio, legata alle percentuali di tiro) di quanto fosse già prima. Quando gioca così è uno spettacolo ma non è ancora riuscita a essere continua, tant'è che 4 giorni prima, nell'anticipo con Selargius, aveva perso 64-61 (24 del recente innesto sardo Di Gregorio) stando sempre sotto.

Dai che c'è fretta. Turno del 20 marzo: grosso colpo di Selargius a Pordenone (55-64 con 26 di Ljubenovic in assenza di Madera; e purtroppo la politica di turnover attuata dalla Reyer fa sì che se ti va di deretano, trovi una certa Pordenone; se ti va di sfiga, ne trovi un'altra); :angry: nell'altro match più delicato, di cui vorremmo parlare a parte, a segno Costa su Carugate (70-62); tutte bene le prime 4 (Broni addirittura +31 ad Albino, mostruoso; Milano trallallà a Cagliari con 22 di una smagliante Maffenini; Vicenza solida a Marghera; Crema +28 su Bolzano che al momento sembra la più indiziata di retrò diretta).

Ed eccoci, vivaggesù nel momento in cui sta per risorgere, giungiamo al turno pre-pasquale, disputato a spizzichi in 4 date diverse. Ricomponendo il puzzle, oltre alla già citata vittoria di Selargius su Costa si era avuto, anch'esso in anticipo, il raid cruciale di Cagliari a Castelnuovo; mentre nelle partite giocate tra mercole e giove nessun risultato a sorpresa, con Broni che arriva a 24 su 24 ('cezzionale, direbbe il telecronista calciocratico Piccinini) triturando 72-45 Pordenone pur senza usare Galbiati (Madera 11+11 rimba); Crema che passa in rimonta a Milano (53-66 ma era 47-41 per le pinottiane a inizio 4°) dopo che l'inserimento in corsa di Maffenini (15 in 18' dopo esser stata in panca per guai fisici tutto il primo tempo) aveva procacciato il vantaggio del Sanga; Vicenza col solito "trattamento 40" in casa su Albino è dunque a un passo dal 3° posto (e occhio ad Aldo Corno e suddite, mine vaganti del tabellone-playoff). Infine Marghera con 21 punti e 30 di valutazione per Striulli passa a Carugate.

Alla fine di questo bailamme, cosa abbiamo in classifica nella lotta-playoff, finalmente con tutte a pari numero di partite giuocate? Marghera e Alpo 24; Costa, Albino e Pordenone 22; Selargius 20. Quattro di costoro faranno i playoff, una andrà in vacanza, l'ultima ai playout. Per la retrò diretta, Castelnuovo a 12, Cagliari e Bolzano a 10 con scontri a favore per le isolane del capoluogo.

Equo spazio al girone B. Spezia come Broni: 24 su 24 e primato certo. Segue Ferrara 6 punti sotto. Poi c'è un abisso di 12 lunghezze dal trio Castel S.P.-Palermo-Bologna. Interessanti anche qui le lotte per gli ultimi posti playoff e per evitare la retrò immediata.

Lotta-salvezza in A1: prospettive

Ma passiamo al capo opposto della classifica, cioè la drammatica guerriglia-salvezza. La formula con 12 qualificate ai playoff e 2 retrocesse dirette ha molto di iniquo: regala troppo a chi si salva in extremis, che in teoria rimane in corsa per lo scudetto, e punisce troppo chi magari finisce penultimo per una misera differenza canestri; è come se il buon Dio eliminasse il purgatorio e lasciasse solo paradiso e inferno: troppo drastico). :angry: Ma si sta traducendo in un thrilling bestiale, il massimo per l'interesse.

Domenica scorsa è stata eliminata una contendente ma, in compenso, ne è stata invischiata un'altra. Cagliari saluta (almeno momentaneamente, perché in quest'epoca l'estate è decisiva quasi quanto la primavera) la categoria, dopo aver sfiorato la vittoria con Vigarano: 57-61. L'aspetto grottesco è che con Sasà Prahalis bloccata dall'influenza, le sarde hanno giocato in 5, tutte 40 minuti in campo, per cui una vittoria avrebbe avuto del clamoroso. Ma non è successo (Tognalini mvp con 16 punti dopo l'uscita per infortunio con Orvieto) e quindi Cagliari è condannata; ci spiace per una funambola come Prahalis, una solida giocatrice come Milic e una bandiera come Arioli, ma francamente per il resto la retrocessione ci sta tutta, anche senza rivangare (ma intanto lo facciamo, ops) l'iscrizione fuori tempo massimo dell'estate scorsa.
Il Geas sapeva di non poter sperare più di tanto nell'aiuto di Cagliari e quindi s'è aiutato da solo, con una vittoria ineccepibile su Umbertide (71-60): eccezionale giornata balistica con 12/21 da 3 per Sesto, trainata dai 29 punti di Brown, di cui 19 nella ripresa, scavando il divario decisivo nel 3° quarto (da +1 a +10). Curiosamente Umbertide, che pure è buona settima, è l'unica squadra con cui il Geas abbia vinto sia all'andata sia al ritorno; dovrà giocoforza aggiungersi anche Vigarano (battuta di 15 in dicembre) a questa mini-lista, altrimenti sarà retrocessione per la squadra di Cinzia Zanotti.

Simbolicamente collocato nel Sabato Santo, a metà tra morte e resurrezione, c'è infatti lo spareggione Vigarano-Geas, in cui Tognalini cercherà di rispedire in A2 il Geas dopo aver contribuito a farlo salire. "Spareggio" in realtà è termine improprio perché la situazione è diversa per le due squadre: Vigarano se vince è salva, Sesto se vince è molto ben messa ma deve aspettare l'ultima giornata; Sesto se perde è retrocessa sicura, Vigarano invece no, a meno di miracoli da parte di Orvieto. Le umbre infatti sono improvvisamente tornate nei guai, dopo che sembravano in salvo quando avevano espugnato Torino portandosi a 14. La vittoria gettata a Vigarano e il rovinoso -32 interno con Napoli, insieme alle vittorie delle inseguitrici, hanno reso fosco lo scenario per Ivezic e compagne, cui il calendario propina trasferte a Venezia e Schio nelle ultime 2 giornate. E passare dal disastro in casa con Napoli a sbancare uno di quei due campi è quantomeno complicato, anche se "la donna è mobile qual piuma al vento", e le tre straniere di Orvieto, che hanno giocato da cani con Napoli, hanno i mezzi per riscattarsi.
Ma Orvieto rischia grosso anche perché è 1-1 col Geas e 0-2 con Vigarano, il che significa che in caso di triplice parità finale a quota 14 (scenario tra i più plausibili, se il Geas vince e i pronostici delle altre partite vengono rispettati) saranno le umbre a scendere. Mentre se il Geas perde a Vigarano, Orvieto è salva perchè ha gli scontri a favore su Sesto.
Difficile dire chi meriti più delle altre di salvarsi; tutte hanno alternato durante la stagione belle prove e magre figure; diciamo che la situazione attuale, in cui ognuna delle tre è padrona del suo destino, è giusta: chi merita di più nel momento decisivo si prende la salvezza.

Nella foto: Geas-Vigarano dell'andata. Come andrà stavolta?

Punto A1

Arretrati, vil razza dannata. Con l'A1 eravamo indietro solo di un turno, quello del 20 marzo, quartultimo di nome ma terzultimo di fatto.
Cominciamo dal clou televisivo Lucca-Schio, di cui finora abbiamo parlato solo per il codazzo polemico. La partita è stata tiratissima, da playoff, ed è stata risolta da un eccellente appoggio al tabellone di Yacoubou dal limite dell'area, ricevendo da rimessa laterale in post medio e trovando in semigancio un angolo da giocatrice di biliardo per il canestro-partita a 4 decimi dal termine. In precedenza Dotto aveva fallito l'azione finale di Lucca.
Non servirà probabilmente ad arrivare prima (perché Lucca conserva, oltre al +4 sia pur con una partita in più, la differenza canestri: all'andata era stato +16) ma Schio, al primo vero test dopo la ferita di Eurolega, ha mandato un promemoria a tutti: per Coppa Italia e playoff è ancora la squadra da battere. O perlomeno sarà dura passare sul suo cadavere e strapparle, vivaddio, un trofeo dopo che in ambito italico s'è pappata gli ultimi 10 (!) a disposizione. Parecchi di questi li ha conquistati ai danni di Lucca e forse si capisce perché una sconfitta in volata faccia saltare i nervi a qualche tifoso locale al punto da prendersela con Sportitalia, come abbiamo riportato su questi schermi. Se persino i sorrisi di un'intervistatrice sono interpretati da qualcuno come segnale di un complotto, figuriamoci quando c'è un fischio arbitrale dubbio come quello che ha assegnato a Schio la rimessa decisiva (Lucca recriminava per un tocco di Macchi non visto).
Un'eventuale semifinale o finale scudetto tra queste due compagini sarebbe una santabarbara... :alienff: Ma anche sul campo ci sarebbe di che gustare un duello tra squadre agli antipodi: in parole povere, una squadra che funziona, ma limitata (Lucca), e una che funziona a metà, ma illimitata nel potenziale (Schio). Concetto che si rispecchia nel seguente dato: panchina di Lucca 15 minuti totali e 0 punti; panchina di Schio 79 minuti e 28 punti. :woot: Ciò nonostante le due squadre si sono equivalse, e anzi le tosche sono state a lungo avanti: indice del fatto che spremono il massimo dalle risorse che hanno, a differenza delle rivali.
Interessante quanto dichiarato da Sottana (che ha funto da cambio di Gatti, con soli 14' d'impiego): "Di solito quando andiamo sotto ci scolliamo, stavolta invece siamo state brave a restare unite". Ok l'apprezzamento, però è notevole la visione critica che ha sulla sua squadra, che ha pur sempre scudetto e coccarda sulla maglia e ha fatto i playoff di Eurolega. Ma Sottana, come la sua conterranea Pellegrini, ha il dono di non essere diplomatica.

mercoledì 23 marzo 2016

Sondaggio Gazzetta senza cestiste

A proposito di mass media: la Gazzetta ha lanciato un sondaggio simile a quello di Espn di cui discutemmo sul finire dell'estate scorsa, ovvero stabilire il più grande campione di tutti i tempi, tutte le discipline comprese e ambo i sessi insieme (quello americano era solo sulle donne). Fortunatamente qui c'è anche una giuria di esperti, altrimenti lasciando fare alla plebe vengono fuori dei mostri, come capitò appunto al sondaggio americano che fu vinto dalla lottatrice circense Ronda Rousey. Qui dopo il primo turno pare che nel voto popolare sia in testa Valentina Vezzali, ovvero l'esponente di uno sport che a parte 5 o 6 paesi al mondo, nessuno pratica e nessuno sa che esiste. La plebe peraltro non è del tutto fessa e ha piazzato bene anche Michael Jordan.
Da notare che il basket era tra le discipline i cui 12 candidati preliminari (selezionati dai giornalisti della Gazzetta) non comprendevano neanche una donna, così come il calcio e gli sports motoristici.

martedì 22 marzo 2016

Contro chi accusa Sportitalia di faziosità

E' una mentalità calcistica da cui il basket femminile dovrebbe stare alla larga e invece, così facendo, ne propone una ridicola fotocopia. Ridicola perché, se non altro, il calcio è sport di massa che smuove miliardi e interessi veri, mentre il femminile è talmente misero che, appunto, non può nemmeno permettersi una tv che mandi il telecronista su ogni campo anzichè solo quelli a chilometraggio ridotto (perché non è vero che commentano sempre da studio), e quindi dovrebbe ringraziare che qualcuno si sia degnato di trasmettere il campionato e persino imbastire una rubrica settimanale per valorizzare il prodotto.
Ridicolo, poi, è anche pensare che "siccome Cestaro è potente", allora sicuramente Sportitalia complotta per favorirlo istruendo il cameraman a inquadrare solo Schio durante i timeout e l'intervistatrice a sorridere di più con le giocatrici del Famila. Una persona normale dovrebbe essere consapevole che ai vertici di Sportitalia non gliene frega nulla né di Schio né di Lucca né di Ragusa, in quanto sanno a malapena che esiste un basket femminile. Tutta roba che, se avviene (andiamo a fare la conta delle inquadrature, se proprio si ha tempo da perdere), avviene per casualità, per inesperienza delle persone coinvolte, ma è da paranoici vederci dietro della malafede. Si badi bene che non sto mettendo in discussione il ruolo politicamente di primo piano di Schio nel basket femminile italiano (il che non significa che le vengano regalati i trofei), ma è necessario dissipare, a beneficio del vostro benessere mentale, l'idea di una connessione tra il "potere" di Schio e le inquadrature dei timeout di Sportitalia o i sorrisi dell'intervistatrice o i commenti dei telecronisti.

Andreotti è proprio il classico ingrediente di un buon minestrone da tifoso. Certo, a pensar male a volte ci si prende, ma più spesso si fanno dei buchi nell'acqua, si vede il fantasma là dove c'è solo aria. Lo spostamento di Ragusa-Schio è stato concordato con Ragusa e non imposto; dappertutto in Europa c'è la prassi di agevolare con rinvii chi è impegnato in fasi decisive di Eurolega: fate l'Eurolega anche voi e vedrete che vi sarà concesso identico trattamento, se richiesto.
Quanto allo spostamento della Coppa Italia, trovo maldestra la tempistica dello spostamento medesimo, ma la motivazione ufficiale è stata la concomitanza col raduno della nazionale: se hai le prove che fosse una balla esibiscile.
Il problema del doppio ruolo di De Angelis: certo, in astratto è meglio un manager esterno, ma se ne trova uno che goda della fiducia di tutti e probabilmente lavori gratis vista l'assenza di budget alla bisogna? De Angelis, come ha già ricordato un utente, è stato votato dalle società, non è che si è impadronito della poltrona da solo.
Infine non capisco cosa c'entri tutto questo con le inquadrature di Sportitalia, se non appunto che si fa minestrone di mele e di pere.

domenica 20 marzo 2016

Sull'altezza dei canestri

Per le schiacciate in partita, che necessitano di un bel margine potenziale (nel senso che quasi mai in partita hai la condizione ideale di rincorsa e salto, quindi se schiacci a malapena in riscaldamento difficilmente lo puoi fare in gara), secondo me bisognerebbe scendere a 2.75 circa.
Per quanto riguarda il primo dubbio, basterebbe fissare il requisito dell'altezza ridotta per i campionati giovanili Elite e le serie importanti. Se il resto del movimento gioca a 3.05 quando non ci sono condizioni per abbassare i canestri, è una variante tollerabilissima così come si tollera che una volta si giochi sul parquet e una volta sul sintetico (o quel che è), una volta in un campo da 28 metri e una volta in uno da 24 scarsi, eccetera.

[A1] Resoconto di Geas-Parma

Arretrati, avanziamo. Domenica 13 marzo, rinculo della stagione, ma il mese è pazzerello, si sa: torna il freddo invernale. Ma la temperatura è alta nel sestese PalaNat, dove il Geas cerca due punti salvifici contro una delle realtà più positive della stagione (in rapporto alle aspettative di partenza), ovvero Parma, seconda nel campionato delle "normali" dietro S. Martino, che peraltro come qualità dell'organico ha qualcosa in più.
Deluso purtroppo l'auspicio di rivedere Big Roberto Lurisi, ex tenutario dello spazio femminile su Superbasket, e l'utente Kaysay, evidentemente impossibilitati a seguire la loro compagine nell'occasione, ci si assideva in una tribuna discretamente gremita quando stava finendo il 1° quarto sul 21-23: punteggio nuovamente elevato come nelle scorse partite casalinghe di Sesto. Anche il resto dell'andamento era destinato a rivelarsi simile, ovvero col Geas pienamente in partita, se non anche avanti, per tutto un primo tempo a fitte segnature e ritmi tambureggianti, ma poi in calo nel fatal terzo quarto, senza più riuscire a colmare l'intero deficit nonostante sforzi generosamente profusi.

Nella frazione non vista erano Mandache (12) e Spreafico (8) le mattatrici realizzative. Nel 2° quarto si assisteva a un molto godibile scambio di parziali ora per l'una ora per l'altra fazione. Si metteva in luce De Pretto, uno dei migliori fisici del basket italiano, purtroppo non supportato a mio avviso dalla necessaria continuità (a lampi da nazionale alterna frangenti di eclissi); per il Geas invece Madonna con 7 punti. Con un tiro da 3 dell'omonima della Vergine, più due liberi di Barberis per antisportivo di Zara e successiva tripla di Brown dopo la rimessa da metà campo, la squadra di casa toccava il massimo vantaggio sul 39-33 al 16'. Da lì però avrebbe segnato solo 10 punti nei successivi 10', quelli della svolta determinante pro-Parma. Che era brava a reagire subito al momento negativo con Clark, poi con Brezinova, micidiale dall'arco, e con un arresto e tiro della sempiterna Zara (40 anni non so se già suonati o meno ma comunque è del '76). Sfortunata Brown su un'entrata allo scadere che sembrava dentro e invece il ferro le fa "sput, spuuuu". Al riposo era 43-45 per le ospiti.

Terzo quarto, si diceva, determinante anche se il conto numerico non lo mostra granché: da +2 a +4. In mezzo, però, c'era un allungo sino a +10 per le parmigiane, che davano l'idea di aver preso il controllo in maniera salda. Problema del Geas era il calo brusco delle percentuali dalla media, con Brown e Mandache a prendere discreti tiri ma senza esito; di là invece emergeva il panzer Ugoka, fin lì ben contenuta, che segnava 8 punti nella frazione, facendosi largo a suon di muscoli, anche ben servita da Zara e compagne. Il Geas era bravo a tamponare la falla con un 6-0 nel finale di quarto, iniziato da una tripla di Kacerik; il 55-59 del 30' lasciava quindi aperti i giuochi.

Tuttavia il vantaggio di Parma non veniva eroso ulteriormente. Il Geas perdeva l'attimo in avvio di 4° periodo, quando le ex semifinaliste di Eurolega (ultime italiane a farcela, anno del Signore 2002) continuavano per altri 2'30" la loro siccità. Però poi Brezinova sbloccava con un semigancio a concludere un 1 contro 1 decisamente lento, ma efficace. Seguiva un doppio botta-e-risposta (59-63) ma una tripla di Spreafico, ben costruita con un ribaltamento contro la zona, segnava la svolta definitiva, puntellata da un arresto-e-tiro di Clark su Brown (59-68 a 5' dalla fine). Il Geas, come già contro Lucca e Schio, lottava per ricucire ma non andava oltre un -3 a 40 secondi dal termine (assist di Mandache per Correal); Parma gestiva per un ventina di secondi, poi Clark subiva fallo in entrata e chiudeva con 2 liberi (70-75). Clark 19, Ugoka 15, Spreafico e Brezinova 13; Mandache 16, Brown 15, Coreal 10.

Il Geas usciva tra gli applausi ma non poteva, al momento, sapere se la sconfitta sarebbe pesata tanto o poco: doveva seguire in tv Vigarano l'indomani; e dopo 45 minuti il responso era amaro: si torna in zona retrocessione e il nuovo appello casalingo di domenica 20 (cioè ormai oggi) con Umbertide andrà sfruttato, pena l'invocare aiuto da Cagliari acciocché non conceda due punti quasi decisivi a Vigarano, che guadagnerebbe 4 punti di margine alla vigilia dello scontro diretto del Sabato Santo.

Nella foto: Ugoka sale a contrastare Barberis, simbolo di Parma che non ha fatto concessioni a un pur volitivo Geas.

[A2] Resoconto di Sanga Mi-Carugate

Arretrati partite viste, scorso weekend.
Sabato 12, aria di primavera incipiente a Milano città, dove la plebe durante il giorno s'era goduta i primi tepori con la mente rivolta all'immane evento della sera, il derby Sanga-Carugate di A2.
Pubblico abbastanza numeroso anche se non traboccante; non moltissime le presenze ospiti ma in compenso prevalenti nei decibels grazie al gruppo ultras, di cui invece la compagine della Madonnina è priva da qualche mese. Nella mente il ricordo del vibrante derby d'andata, con Carugate che dominava all'inizio e il Sanga che, prima lemme poi impetuoso, rimontava sino a bruciare le rivali sul traguardo; stavolta però saranno minori le emozioni.

Primo tempo in equilibrio; sprazzi ora per una squadra, ora per l'altra, senza che nessuna trovi continuità. Per Carugate (priva di Picco) molto attive nei primi minuti le ex novaresi* Colli e Guarneri, rispettivamente dall'arco e dentro l'area, con l'ex comense* Stabile a smistare sapienti palloni anche se imprecisa al tiro; per il Sanga Maffenini e Pozzecco. Duello a sportellate tutto da gustare tra l'ex vittuonese* Zanon e Da Silva in area, con iniziale annullamento a vicenda. Fine 1° quarto 15-16 dopo serie di sorpassi, ma senza particolari sussulti.
Secondo quarto con più spunti. Maffenini forza un paio di palle perse all'ex rhodense* Frantini, che in questo inizio appare un po' lenta (ci risulta di perduranti problemi fisici), e sul fronte opposto infila un triplone in arresto-e-tiro e un contropiede. Dopo un pregevole scambio di canestri, Milano sembra poter tentare la prima fuga (26-21 al 14') ma la spinta s'arresta sul 3° fallo precoce di Da Silva (di cui due in attacco). Ne approfitta la navigata Zanon per andare di forza in post basso contro la leggera Tibè; e nel complesso il giro di cambi favorisce Carugate che va avanti con uno 0-7, mentre il Sanga perde troppi palloni contro la zona. Pozzecco, che spesso in stagione ha segnato canestri che sbloccano l'impasse della squadra, lo fa anche in questa circostanza con una tripla; si va all'intervallo su un tennistico 30-30.

Terzo quarto decisivo. Botta e risposta iniziale, ma dal 34-34 il Sanga se ne va. Due chiavi: 1) Carugate, giustamente, cerca spesso il gioco dentro l'area per provocare il 4° fallo di Da Silva, ma non riesce nell'intento; anzi, la portoghese si fa notare per uno stoppone sulla figlia del grande Lorenzo, cacciandole la palla in tribuna (anche se da quel lato la tribuna non c'è); 2) mentre nel primo tempo erano state le ospiti a costruire tiri migliori, ora è Milano che circola palla con intelligenza, bilanciando dentro e fuori, mentre Carugate finisce per concludere troppo spesso, più per necessità che per scelta, dai 5-6 metri senza fortuna (ho questo dato complessivo: 2/21 per Carugate dalla media distanza; nel tabellino ufficiale mancano una decina di errori delle ospiti, a mia risultanza). Zanetti, Colli e una poco incisiva Beretta le maggiori colpitrici di ferro in questo settore, ma anche Zanon che dopo i 10 punti del primo tempo rimane a secco nella ripresa.
E poi, al di là dei fattori tattici, c'è Maffenini che nell'ultimo periodo è in una forma tale da produrre parziali da sola, almeno in un frangente o due di ogni partita. Qui segna 9 punti nel 3° quarto, di cui gli ultimi due con uno spettacolare zompo da centro area cadendo a terra dopo uno slalom in palleggio, capitalizzando appieno un tecnico preso dalla panchina ospite per una rimessa dubbia assegnata al Sanga. Quindi 50-37 al 30' con parziale di 20-7.
L'onda pinottiana continuava impetuosa per altri 4 minuti. Contribuivano anche Albano e Rossi dalla panchina, con pregevoli tiri dalla media. Poi solita Maffenini che segna in contropiede il massimo vantaggio (61-40 al 34') per poi mangiarsi, "alla Maffenini" pure in questo (ma nessuna è perfetta), un successivo identico contropiede solitario. E' un po' il segnale che il Sanga ha alzato il pedale dall'acceleratore. Ma va dato anche merito a Carugate di aver prodotto una reazione d'orgoglio, segnatamente con Frantini, che intortava la giovane pel-di-carota Baiardo segnandole 5 punti sul viso, più un paio di liberi. Con un contropiede di Colli si giungeva al 61-49 con 3' da giocare, e Pinotti doveva reinserire tutte le titolari per non rischiare. Carugate giungeva sino a -9 con due liberi di Frantini (fallo banale di Martelliano che si beccava un cazziatuccio dal coach), ma due successivi "airball" di Beretta e Stabile ne segnavano la resa, mentre un po' troppo platealmente Frantini si sbracciava per ricevere palla, con metri di spazio oltre l'arco.
Finiva 66-54 con suggello, manco a dirlo, di Maffenini da 3 (alla fine 23 i suoi punti; 15 Pozzecco; 13 Da Silva; di là 12 Guarneri e 12, però tardivi, anche per Frantini; 11 Colli e 10 Zanon).
Sanga quindi che non perdeva colpi nel duello a distanza con Vicenza per la terza piazza, mentre Carugate mancava un'occasione di tornare in corsa per i playoff, corsa che peraltro non la vede ancora esclusa, ma certamente non in una situazione favorevole, e nemmeno per la salvezza diretta, dopo le ultime vittorie di Costa e Selargius.

(* yak yak)

Nella foto: selfie Sanga dopo la vittoria.

giovedì 17 marzo 2016

Punto A1

Aggiornamento weekend scorso.
In A1 altra giornata di transizione nella lotta al vertice, soprattutto per il rinvio di Ragusa-Schio che sarebbe stato uno spareggio secco per il 2° posto.
Stava, però, per avvenire una svolta a sorpresa (sebbene non eclatante), con S. Martino che ha messo alle corde Lucca rimontando 3 quarti di svantaggio grazie ai soli 5 punti concessi nell'ultimo: si andava al supplementare con occasioni fallite da ambo le parti, poi l'ultima parola è stata di Crippa con un rimbalzo d'attacco e conclusione in tuffo dal limite dell'area sul lato destro dopo che Harmon (se non erro) aveva sbagliato dalla media. Quindi 63-65 (Harmon 19; Pedersen 28 di val.) e Lucca che si conferma eccezionale nel non sprecare mai nulla.
Detto di un paio di risultati di media importanza (Venezia ok a Battipaglia e Torino hurrà in rimonta su Napoli, portandosi così a soli 2 punti dalla coppia campana al 7° posto), i riflettori erano soprattutto sulla lotta-salvezza.
La domenica non portava sussulti; nel pomeridiano Cagliari cedeva alla distanza a Umbertide (75-59) nonostante i soliti coperchi, pentole e pure fornelli di Prahalis (30 punti, 11/21 dal campo, 9 falli subiti, 5 recuperi; ok, anche 8 perse ma, considerate le attenzioni che subisce inevitabilmente dalle difese non avendo delle compagne trascendentali, è un mistero come faccia a tenere quelle percentuali), avvicinandosi vieppiù alla retrocessione.
Toccava poi al Geas che però, come in altre recenti occasioni casalinghe, pur giocando 20' alla pari e rimontando nel finale il break incassato nel terzo (quasi sempre quello critico per l'ex Stalingrado d'Italia), non riusciva a piegare Parma (70-75; approfondimento a Dio piacendo nei prossimi giorni).
L'indomani la palla passava quindi a Vigarano nel posticipo tv con Orvieto. Oggettivamente una partita brutta per 3 quarti e mezzo, riscattata dalle emozioni del finale + supplementare. Dopo vantaggi alterni sino al riposo, ma con Vigarano un pizzico più pimpante, sembrava nel terzo che lo strapotere interno di Wicijowski, 22+14 (Ostarello troppo leggera e Vian troppo lenta per tenerla) propellesse le umbre in maniera decisiva; bisogna dar merito alle ferraresi, pur orbate di Tognalini per distorsione, di aver messo cuore e, con D'Alie, Ostarello e Crudo, anche un po' di qualità per prevalere (importante pure un piazzato dalla media di Vian): 59-55. Orvieto tradita da una tesa Ivezic (4/16) e una spenta Dietrick (2/9), butta i due punti della salvezza certa, ma dovrebbe farcela comunque.
Per Vigarano ovviamente un passo avanti monumentale ma che diventerà decisivo solo se nella prossima giornata dovesse ripetersi a Cagliari con contemporanea sconfitta del Geas con Umbertide, creando così un fosso di 4 punti in classifica. Altrimenti, che Sesto arrivi allo scontro diretto a -2 o pari, non cambia moltissimo (presumendo, ovviamente, che all'ultima giornata entrambe perdano in trasferta da pronostico con Parma e Napoli), in quanto il Geas passerebbe comunque al terzultimo posto in caso di vittoria. Quello che cambia dopo l'esito di lunedì è che il Geas a Vigarano non potrà gestire il +15 dell'andata ma dovrà tassativamente prevalere.

Morte Pier Agazzi + difficoltà societaria Geas

Brutta notizia, sembra che sia morto Pier Agazzi, coach noto soprattutto nel maschile ma anche a Carugate femminile circa 8 anni fa.

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Sulla pagina Facebook del Geas è uscito qualcosa non dico di drammatico, ma quantomeno inquietante:

lunedì 14 marzo 2016

Eurolega - Tracollo di Schio nei playoff

Tocca parlare del tracollo di Schio nei playoff di Eurolega. Difficile definire diversamente 45 punti di scarto incassati in due gare, anzi sostanzialmente in due metà di gara, sempre la seconda: 23-37 in casa, 49-22 in trasferta. Sorprendente il cedimento psico-fisico delle tricolori in entrambi i casi, il che dà l'idea che siano arrivate in calo di forma al momento chiave della stagione, cosa che il campionato non poteva evidenziare se non in minima parte, visto il livello inferiore delle avversarie. Ipotesi alternativa: Praga (che per quanto fosse arrivate terza nel girone, è la campionessa in carica) è semplicemente squadra migliore di Schio, la quale si è tirata il collo per stare alla pari il più a lungo possibile, finendo però per esaurire di botto le energie.

In gara-1 (bella cornice di pubblico con molti praghesi in giallo) era molto incorraggiante l'inizio del Famila: 11-4 con quasi tutto il quintetto (tra cui Zandalasini) a segno. Ma Praga ci metteva poco a prendere le misure, evidenziando una sua dote essenziale: la capacità di costruire canestri da sotto con giocate di squadra d'alta qualità, che fossero in contropiede o a difesa schierata. Così già a fine 1° quarto era avanti (15-19).
Il giro di cambi sembrava favorire Schio: fiammata di Macchi, con 8 punti quasi di fila, e parzialone di 13-2 (28-21, massimo vantaggio). Ma di nuovo cambiava il vento con uno 0-10 per Praga. Contro-fiammatina di Sottana con 5 punti e avanti Schio 33-31 all'intervallo.
Ma era l'ultimo vantaggio per le nostrane. Il 3° quarto era interlocutorio ma con Praga sempre un pizzico sopra (45-47 al 30').
La svolta, repentina quanto urticante, all'inizio del 4° periodo con uno 0-10 per le ceche nel giro di 3': Vaughn diventava un caterpillar in area, rincarava Xargay con una tripla, Schio invece sbagliava con Yacoubou ma soprattutto sembrava non saper più cosa fare, smarrendosi tra palle perse e forzature. Si arrivava sul 46-60 a 4'30" dalla fine, ovvero Schio 1 punto in 5 minuti e mezzo, senza poi la forza di reagire, scivolando senza sussulti sino al 56-68 conclusivo. Vaughn 23 con 9/14 + 11 rimba, per il resto nessuna in doppia cifra per Praga ma tanto bilanciamento con le varie Petrovic, Elhotova, Steinberga, Palau a sommarsi anziché, come le scledensi, produrre micro-fiammate a staffetta (Anderson 13, Walker 12, Macchi 10). 16 perse a fronte di soli 5 recuperi per Schio; emblematico un regalo di Sottana a Palau cercando di farle rimbalzare la palla contro (stavano scadendo i 5" su rimessa), col risultato che la spagnola arraffava e segnava in contropiede.

In gara-2 ci voleva un colpo di coda di grande spessore per ribaltare questa sensazione di supremazia praghese. Andamento per certi versi simile ma con un finale ancor più aspro. Stavolta partenza migliore per Praga (18-11 a fine 1° quarto). Reazione di Schio guidata da una quasi commovente Masciadri: 12 punti suoi nel 2° quarto e ribaltone sul 25-29. Praga però non si scomponeva e rispondeva ai dardi di "Mascia" con quelli dell'eroina di giornata Elhotova: 37-31 all'intervallo. Tornavano a pesare le palle perse per Schio, e anche stavolta i punti in area e in contropiede erano nettamente pro-Praga.
In qualche modo il Famila restava negli spogliatoi: botta tremenda nei primi 6' del 3° quarto, un 18-3 col trio Elhotova-Vaughn-Steinberga indemoniato, però anche agevolato da una difesa scledense che si squagliava. Saltiamo subito al finale che era un doloroso 86-53 (Elhotova 24, Steinberga 19, Xargay 15 contro Masciadri 16 e Yacoubou 13).
In telecronaca coach Fossati diventava sin troppo pedante nell'evidenziare le pecche della sua ex squadra, tuttavia non si può eccepire che le critiche non ci stessero, in quanto era un crollo verticale e generalizzato, non colpa di una singola o di un reparto, o di un certo aspetto tattico. Ok, se è vero che "il pesce puzza dalla testa", è giusto dire che in regia Palau ha manovrato la squadra come una direttrice d'orchestra, Sottana invece, oltre a palle perse ed errori al tiro, non ha fatto girare le compagne, producendo gli spunti migliori (comunque pochi) come finalizzatrice e non come costruttrice. Però è solo una componente; che dire di Anderson, 4 punti in gara-2 con erroracci da sotto, oppure Macchi 1/7, eccetera?
Questione di squadra, ripetiamo. Praga era pronta, aveva le idee chiare e ha saputo attuarle; Schio no. Cestaro dovrà valutare se Mendez sia il condottiero giusto per arrivare a 'ste benedette final four, però probabilmente lui stesso (cioè De Angelis presumo, ma col budget del patron) ha costruito una squadra che da final four non era.

Nelle altre serie, 2-0 di Orenburg sulla Dynamo Kursk (che pure allinea fior di fuoriclasse), 2-0 del Fenerbahce su Cracovia (e qui tutto normale), 1-1 tra Ekaterinburg e Galatasaray: sarebbe clamoroso se la corazzata di Taurasi, Griner eccetera andasse fuori contro le caparbie turche, però questo rende l'idea del livello mostruoso che il top di Eurolega richiede. Ma da Schio non si pretendeva che per forza battesse Praga; poteva però, e doveva, giocarsela meglio.

domenica 13 marzo 2016

Rassegna stampa

Rassegnetta stampa. Che abbiamo nei numeri di marzo dei due mensili della palla a canestro italiana, usciti un paio di settimane fa? Su "Basket Magazine" c'è un'intervista a Masciadri, una a De Angelis (d.g. di Schio) e una a Gianfranco Civolani, totem del basket bolognese, attualmente boss del Progresso Bologna (qui chiamato Castelmaggiore) che sta andando molto bene da neopromosso in A2.
Sia Masciadri che Civolani rispondono a una domanda sui mali del movimento femminile. Masciadri: "I media dovrebbero curarsene maggiormente perché solo diffondendo le notizie di questo bellissimo sport lo si potrà apprezzare e seguire. Per ora, il nostro basket è conosciuto in realtà piccole, vedi Schio, Lucca, Ragusa, Parma ecc., ma dovrebbe avere più spinta nelle metropoli". Civolani: "Ci sono meno tesserate e il livello tecnico, di conseguenza, è un po' sceso. E' frutto anche del cambiamento della società: oggi, se una ragazza è alta, va in palestra per modellarsi e diventare ancora più bella, mentre una volta veniva a giocare a basket". :o:
Be', quest'ultima mi suona nuova, non ci avevo mai pensato. Ho l'impressione che le alte vadano soprattutto alla pallavolo, in realtà. Oltretutto, se una è incerta tra basket e palestra e poi propende per la seconda, dubito che abbia le qualità caratteriali necessarie per emergere nello sport agonistico, quindi non credo che ci perdiamo molto. Sì, a volte vedi in giro certe tizie di 1.80 e oltre, e pensi che quasi sicuramente non giocano a basket, ma tra chi è chiatta e chi ha spallucce rachitiche ti metti il cuore in pace perché sarebbe difficile cavarne fuori delle giocatrici interessanti.
Quanto a Masciadri, penso il contrario di lei, e cioè che il basket femminile può ottenere interesse solo in provincia, dove non c'è la concorrenza del calcio e magari anche del basket maschile, e in ogni caso dove la gente è poco propensa a identificarsi con realtà di sport minori. Prova ne è che il volley femminile è a sua volta assente dalle metropoli, eppure sta molto meglio di noi. -_-

Su Superbasket, mentre Giulia Arturi è dirottata sul maschile (intervista al neo-coach di Venezia uomini), ci rimane una paginetta di notizie flash, e un'inchiesta di Silvia Gottardi sulle giocatrici-mamme: intervista Kathrin Ress ed Emanuela Ramon, presentate come le uniche di tutta la serie A. Dalle parole di entrambe emerge la gratificazione che ti dà un figlio, la marcia in più che stimola ad avere per gestire tutto, ma anche elementi di tristezza per le difficoltà a conciliare carriera e maternità, per via dell'assenza di tutele per le giocatrici.
Il tema è caldo; durante le finali di Coppa LNP, a quanto risulta, la Giba (il sindacato dei cestisti, diciamo così) ha avanzato una serie di richieste tra cui "protezione della maternità e assicurazione obbligatoria in Serie A Femminile". Non so se sia semplice arrivarci, sul piano pratico, ma certamente su quello ideale sarebbe giusto: si chiede a queste donne di sacrificare per anni il loro fisico per il nostro sollazzo, e poi non diamo loro nulla in cambio in modo che possano prendersi una pausa per avere un figlio? (Discorso che vale anche per la pensione). :huh:
Certo, però, che dall'articolo di Gottardi uno rimane stupito del fatto che ci sia appena una mamma in A1 e una in A2. Tanto più che di recente sulla Gazzetta è uscito un articolo che parlava delle 3 mamme della squadra di volley di Conegliano, il che fa supporre che in tutta l'A1 pallavolistica ce ne siano molte di più.
Ma poi che è successo? Che sulla pagina Facebook di Superbasket, dove è stata pubblicata una scansione dell'articolo, sono intervenute altre giocatrici-mamme di A2, segnatamente Marica Gomes e Carola Sordi (ma vengono nominate anche Clara D'Amico e Karolina Piotrkiewicz), per lamentarsi di non essere state menzionate. :cry: In effetti, d'accordo che maternità e basket vanno poco d'accordo, però su 42 squadre di serie A, e quindi oltre 400 giocatrici se non 500, appena due mamme, sarebbe tragico...
Al che Silvia Gottardi è intervenuta con la seguente precisazione, esortando a guardare più alla luna che al dito:

sabato 12 marzo 2016

Punto A1

Arretrati, l'eterna battaglia; barcollo ma non mollo. A1, turno del 6 marzo + posticipo del 7; che formalmente era la sestultima giornata ma di fatto la quintultima, visto l'anticipo della penultima. Non incasiniamoci; diciamo che ora ne mancano quattro.

Un turno di transizione per quanto concerne le lotte sia al vertice sia in coda. Ennesimo percorso netto per le "big 4"; Lucca con la solita mostro-Harmon (20 con 10/15) tiene a 47 punti Torino; Ragusa con 21 + 17 rimba di Brunson evita di scivolare ulteriormente con Orvieto che ne ha avuti 25 da Dietrick; Schio ha tenuto a bada Vigarano lasciando a riposo Anderson e Ress in vista dei playoff di Eurolega (bastata Yacoubou con 21 anche se Vigarano è parsa in rialzo di competitività dopo le rovinose batoste degli ultimi 4 turni).
Infine, nel posticipo televisivo, Venezia ha rifilato 50 punti tondi a un Geas presentatosi senza Brown e forse anche senza le energie psico-fisiche necessarie, alla terza partita in 7 giorni dopo quella cruciale a Cagliari e quella comunque giocata intensamente con Schio. Il rammarico più che altro è per la vetrina televisiva non capitata nell'occasione giusta; sul piano pratico penso che nel clan sestese avrebbero volentieri firmato per prenderne anche 80 in cambio di vincere domani con Parma e/o domenica 20 con Umbertide.

S. Martino chiude definitivamente la corsa al 5° posto andando a vincere a Parma; protagonista inattesa Sbrissa (14 con 7/10). Ma la partita con più peso per la stagione era Cagliari-Battipaglia. Alla faccia dello "scontro salvezza" si è giocato sui 100 punti; d'altronde credo che per quelle due squadre la parola "difesa" si trovi in un angolo remoto del dizionario. Ma Battipaglia ha qualche arma in più; sicché la solita Prahalis ha fatto l'impossibile (38 punti con 12/21 da 2, 4/8 da 3 e pure 7 assist, cioè 52 punti procacciati da lei), in più stavolta sono andate in doppia cifra altre 3 compagne, ma di là c'è stata Gray che ne ha fatti 37 con 18 rimbalzi e 47 di valutazione. :woot: Ed è finita 89-99. Ci spiace per la grande Prà-Prà, ma se non difendi difficilmente ti salvi, anche se non è ancora finita per la compagine nuragica. Però è molto molto dura, come mostreremo qui sotto.

Facciamo una proiezione sulle possibilità di salvezza delle 3 pericolanti (di cui solo una si salverà), semplicemente sommando i punti in classifica attuali delle avversarie che dovranno affrontare nelle ultime 4 giornate (con l'asterisco le partite in casa). Da notare che ci sono ancora due cruciali scontri diretti in programma:

GEAS (10 p.): Parma* (20), Umbertide* (18), Vigarano (10), Napoli (18) = totale 56
VIGARANO (10 p.): Orvieto* (14), Cagliari (8), Geas* (10), Parma (20) = totale 52
CAGLIARI (8 p.): Umbertide (18), Vigarano* (10), Napoli (18), Lucca (42) = totale 88

Dal che si deduce che Cagliari non solo è messa peggio delle altre in classifica, ma ha pure la strada più ripida: dovrebbe battere Vigarano ma anche fare un'impresa almeno a Umbertide o a Napoli e rischia di non bastare, perché chi vince Geas-Vigarano va comunque a 12, e Cagliari ha scontri diretti a sfavore con Geas.
Vigarano ha buone possibilità se fa almeno 2 punti tra Orvieto e Cagliari a patto che il Geas non compia imprese con Parma o Umbertide; ovviamente poi dovrebbe battere il Geas medesimo oppure sperare nel miracolo all'ultima giornata (cioè vincere a Parma con Geas perdente a Napoli).
La chiave, insomma, per le sestesi è arrivare allo scontro diretto con un +2 su Vigarano in modo da poter gestire il +15 dell'andata; per le ferraresi ovviamente è evitare questo scenario, arrivando almeno alla pari in modo che sia uno spareggio secco col fattore-campo a proprio vantaggio. Un bel thrilling con molte variabili.

Nella foto: il recente titanico (ossia enorme e vano) sforzo di Prahalis contro il Geas.

mercoledì 9 marzo 2016

Punto A2 - Broni trionfa in Coppa Italia

Arretrati A2 girone B: nel turno del 21 febbraio c'è stata la caduta di Ferrara contro una rediviva Ariano Irpino (fin lì in caduta libera dopo la finale-promozione raggiunta lo scorso anno), con Spezia che ha potuto allungare a +6. Nel turno del 28/2 spiccava il derby tra Bologna e Castel S. Pietro: vittoria per quelle di città (68-57, Cadoni 19), che agganciano Palermo e si avvicinano a -2 dal terzo posto delle castellute. Ferrara ormai sicura del 2° posto, così come Spezia lo è quasi del primo, avendo colto la vittoria 21 su 21 partite, seppur a fatica sulle concittadine di Giovanni Falcone.

E passiamo alle final four di Coppa Italia di A2 del 5-6 marzo. A detta di tanti, la miglior edizione per qualità organizzativa, ambiente e quant'altro. Di certo qualcosa di diverso rispetto all'inserimento nel maxi-calderone della LNP maschile, capitato lo scorso anno a Rimini, in cui il femminile era il fratello povero mentre a Broni è una religione, come organizzare gli Europei in Lituania o le final four Ncaa nell'Indiana. :B):
Sul piano agonistico, però, l'edizione 2015 aveva offerto molte più emozioni. Ricordiamo le semifinali in cui Ferrara rimontò Torino e il Geas rimontò Castel S. Pietro, in entrambi i casi con soluzione in volata. Poi in finale non si andò all'ultimo tiro ma il Geas dovette comunque inseguire Ferrara e poi respingerne l'estrema rimonta. Insomma 4 squadre di livello molto simile e incertezza totale.
Stavolta invece l'andamento della stagione indicava due chiare favorite, Broni e Spezia, e nello scontro titanico in finale uno dei due s'è dimostrato molto più titano dell'altro. Magari se si rigiocasse a Spezia o sul neutro andrebbe a finire diversamente, però la mattanza è stata tanto radicale da lasciare pochi dubbi su chi sia più forte.

A far saltare il banco poteva essere Crema, che arrivava sull'onda di una lunga striscia vincente e sentiva aria di vicinanza a casa. Il colpo con Spezia ci poteva stare, e in effetti sembrava ben possibile sul 22-29 all'intervallo per le mangiatrici di torrone. Che però nella ripresa totalizzavano appena 18 punti e subivano il sorpasso già nel 3° quarto con la solita Reke (18 + 11 rimbalzi), mentre Crema pagava la terribile giornata di Veinberga e Caccialanza, proprio loro che di solito fanno pentole e coperchi: 3 punti con 1/16 per la lettone, 3 con 1/14 per la classe '89 di casa. :woot: Così finiva 52-47 per Spezia, con le cremasche a metà tra l'orgoglio per aver giocato alla pari con l'imbattuta compagine est-ligure, e il rimpianto perché di quei 30 tiri scoccati dalla coppia di alfiere, bastava che ne entrassero 5 o 6 (mica 15 o 20...) anziché quei miseri due, e la vittoria non era utopia. Anche perché l'indomani Spezia si è dimostrata tutt'altro che imbattibile.

Per Broni invece una prestazione "da par suo", 72-56 su Ferrara anche se per 3 quarti c'è stato equilbrio; 20 di Bratka, 14 di Rulli.

La finale. Chi avrebbe perduto la verginità stagionale dopo 22 vittorie? Il dubbio durava poco più di due quarti. Il primo tempo faceva registrare un punteggio sorprendentemente alto, 44-37 per Broni, quindi Spezia in partita nonostante la grandinata bronese, ma c'era una crepa in questa resistenza ligure, ovvero che si fondava sugli eroismi della sola Reke, già a quota 19 al riposo. Mentre di là le mercature erano ben distribuite, con l'asse Soli-Bratka sugli scudi, Galbiati meno ciclonica del solito ma pur sempre una freccia all'arco, Zampieri e Pavia attrici non protagoniste ma con 33 di valutazione in due, e poi Richter che sotto canestro danzava come una farfalla e pungeva come un'ape, per dirla alla Muhammad Alì, :lol: mostrando tutta l'utilità di averla inserita a metà stagione su un collettivo che non sembrava abbisognarne quanto a risultati.
Insomma nel secondo tempo, col salire dell'intensità difensiva su entrambi i fronti (stallo delle marcature con uno 0-2 per Spezia nei primi 3'30", i nodi venivano al pettine. Broni, superata l'impasse, sciorinava una serie di giocate (pick and roll e quant'altro) per arrivare ripetutamente al ferro coi suoi terminali, in questa frazione Bratka, autrice di 8 punti. Ne aggiungeva 5 Soli, oltre agli assist per l'estone, e infine Galbiati allo scadere segnava in entrata per il 59-42 che era già una sentenza per una Spezia ancor più nulla all'infuori di Reke (tutti suoi i miseri 5 punti spezzini del 3° quarto, 22 al 30' su 42 di squadra): le varie Linguaglossa, Granzotto e Costa non facevano pervenire tracce positive di sé. Emblematici un paio di cross.
Il distacco tracimava nell'ultimo quarto sino a diventare imbarazzante per una teorica sfida alla pari tra pesi massimi. Una tripla di Galbiati in transizione dava il 66-44 a 6' dalla fine, poi una scaramuccia tra Pavia e Reke teneva desta l'attenzione (almeno per chi dallo streaming non poteva fruire dello spettacolo dei tifosi dal vivo) e si giungeva sino al 77-48 conclusivo; ancor più pauroso il 104-35 nella valutazione. Bratka top scorer delle trionfanti con 19, ma l'mvp andava a Soli: 14 + 6 assist, 24 di valutazione. Brusco ridimensionamento per Spezia, ma questa Broni è micidiale: si può discutere sulla sua posizione fra le squadre di A2 più forti dell'era moderna.

lunedì 7 marzo 2016

[A1] - Resoconto di Geas-Schio

Arretrati che avanzano. Cos'ho? Geas-Schio, infrasettimanale di mercoledì, mannaggia alla Fiba che col nuovo format per le nazionali costringe a ingolfare il calendario per non finire a giugno. Una partita così era da gustarsi con debita calma in un fine settimana, invece arriva costipata tra impegni di maggior pregnanza per la stagione di entrambe, rispettivamente l'appena riuscita missione a Cagliari per il Geas e l'imminente riffa dei playoff d'Eurolega per le tri-tricolori in carica.
La partita, cioè, per quanto godibile, ha trasmesso un po' la sensazione di venir vissuta come tappa intermedia da entrambe le squadre, cosa che probabilmente sarebbe stata anche giocando nel weekend (viste le zone opposte di classifica), ma ancor di più se ficcata in mezzo ad altre due partite.
Ma andiamo al sodo prima di perderci in troppe circonvoluzioni, sottolineando soltanto che, nonostante la serata piovosa d'inizio marzo e la concomitanza con due eventi di peso a Milano (in ordine d'importanza il ritorno degli ottavi di Eurocup per l'Olimpia maschile e la semifinale di Coppa Italia pedestre tra Inter e Juve), l'affluenza di pubblico era nella media stagionale al PalaNat.

Schio, che lasciava Yacoubou a riposo in favore della pallida (sia di carnagione sia di verve agonistica, per quanto possa giudicarla da 5 minuti in campo) slovena Lisec, tentava rapidamente la prima mini-fuga (4-12 al 6') con Walker già a 10, imprendibile dentro l'area e dal limite d'essa. Il lieto motivo (leit motiv) :blink: della partita, come già quella con Lucca di 20 giorni prima, risultava l'oscillare tra fughe ospiti e tenaci rimonte del Geas. Il quale metteva fugacemente la testa avanti sul 15-14 al 9' con un "lob" di Arturi per Ercoli dopo triple di Barberis e Brown. Ripristinava Anderson il vantaggio scledense con un canestro dalla media sulla sirena (15-16 al 10').

Ancora Anderson s'ergeva a micidiale protagonista del 2° quarto con una perfetta suddivisione di tiri da 3, dalla media (morbidezza del rilascio quasi alla Stephen Curry) e da sotto su abili tagli: 12 punti per lei nella frazione. Bastava a tener dietro le sestesi ma non a seminarle, perché varie compagne apparivano in serata quantomeno fiacca (comprese le divine Macchi e Masciadri, idem Ress e Sottana; archiviata in fretta Bestagno; meglio Gatti; e già comunque da questo elenco, cui va aggiunta una Zandalasini a mio parere da 6,5 in pagella, si coglie la discrepanza tra le munizioni a disposizione dei due teams), e perché il Geas trovava ottime cose da Correal, con una serie di canestri dal gomito della lunetta (9 punti nel 2° quarto, 14 totali al 20'). S'apprezzava il duello tra Gatti e Arturi, ex compagne di un antico Geas di Signorini, anno 2006/07. Da questo frullatore d'elementi scaturiva un onesto 32-36 all'intervallo, punteggio non bassissimo grazie ai ritmi alti, a dispetto di percentuali intorno al 33% per ambo le squadre.

Nel 3° quarto proseguiva l'elastico. Geas al pareggio in avvio (36-36), pronta reazione di Schio che, da par suo, non pareva granché preoccupata dalla resistenza avversaria, e allungava sino a +11 (41-52) con sprazzi di Zandalasini, la grande ex, e Sottana; il tiro da 3 però aiutava il Geas a tamponare la falla, con un siluro di Madonna e due di Barberis (50-58 al 30').

Provava a crederci sul serio Sesto con un 7-0 in avvio di 4° periodo: Brown scatenata, crivellando di arresto-e-tiro dalla media e di contropiedi un quintetto scledense un po' compassato (57-58). Anche stavolta, però, appena sentiva il pepe laddove sarebbe volgare da dire, Schio reagiva, nell'occasione con Anderson, che propiziava un 2-12 completato da Ress che, dopo aver convinto poco nel primo tempo, si faceva sentire in modo apprezzabile dentro l'area, sfruttando anche l'inevitabile fatica di Correal (1 solo punto nella ripresa), che a differenza dell'altoatesina non può riposarsi in panchina a lungo per poi tornare fresca al momento buono. Sicché sul 59-70 al 35' l'esito era ormai deciso. Finiva 67-76 con 22 + 10 rimba di Anderson, 20 + 8 di Walker contro 18 di Brown e 15 di Correal. Tanti rimbalzi in attacco a favore di Schio (20 contro 9), e anche vantaggio nel saldo recuperi-perse per le campionesse, che l'hanno vinta più con la quantità che con la qualità, nel complesso.

Insomma entrambe le squadre ottenevano l'obiettivo più realistico per la serata (Schio quello d'incassare 2 punti senza sudare pene dell'inferno, anche se probabilmente sperava di cavarsela prima; Geas quello di uscire con un passivo onorevole) in attesa di giocarsi la stagione in altre prossime occasioni.

Nella foto: un bel "totale" del PalaNat mentre Madonna cerca d'incunearsi nella difesa di Schio.

domenica 6 marzo 2016

Punto A2

Ultimi 2 turni di A2, profittando della sosta per la Coppa Italia.

Girone A, turno del 20-21 febbraio, ovvero metà esatta del ritorno. Broni salva a fatica l'imbattibilità con la Virtus Cagliari (53-51), che per bocca del presidente Fava si lamenta dell'arbitraggio, col classico preambolo ("noi non ci siamo mai lamentati ma...."): Scibelli a -15" sul -1 sarebbe stata sanzionata d'un ingiusto fallo in attacco mentre stava tirando, dopodiché Broni segnava un libero e sulla rimessa la palla veniva recuperata da Broni con l'aiuto di un'infrazione di piede non rilevata. :o: Naturalmente noi non capiamo una fava rispetto al pres. Fava, tuttavia quando dice "Scibelli sotto canestro riceveva la sfera e, mentre si apprestava a segnare due punti facili le è stato fischiato fallo in attacco. Decisione discutibile in quanto la giocatrice era circondata da tre giocatrici che le hanno impedito in maniera molto energica di tirare”, ravvisiamo una contraddizione, perché se era circondata da 3 giocatrici che la suonavano, come potevano essere due punti facili quelli che stava segnando? :blink:
In ogni caso Broni la sfanga e fa 20 su 20 e Cagliari rimane a -4 dalle penultime, giacchè Bolzano perde con Carugate pur con una buona resistenza senza Giordano (ma a Carugate mancava Zanon; bene Scarsi con 17+11 rimba), e Castelnuovo cede anch'essa in casa con Marghera (53-59).
Oltre a Broni, ha vinto di stretta misura anche Crema (56-52 su Selargius) ma ci pare in modo meno sofferto, grazie a 27 di Caccialanza e 18 di Veinberga. Col rinvio di Albino-Costa e Alpo-Milano, l'unico vero scontro diretto (o semi-diretto) era tra Vicenza e Pordenone: le veterane di Corno si confermano in forma e sculacciano 66-53 le giovincelle veneziane, con 18+8 di Benko e 17+10 di Ramon, mentre Madera si ferma a 11+13 (turnover ancora più ampio del solito fra le altre). Probabilmente le vicentine stanno facendo come certe Mercedes o Porsche rimaste in garage a lungo: ci vuole un po' a rimetterle in moto ma poi tornano a viaggiare a cilindrata superiore. :B):

Turno del 27-28 febbraio. La super-coppia torna a ruggire prepotente: Broni fa polpette di Selargius a domicilio (53-83; Galbiati 24), e soprattutto Crema spezza la serie-sì di Vicenza (57-50; Rizzi 22 con 9/11 + 9 rimbalzi, eroina a sorpresa con Caccialanza ferma a 2/18; bene Gildona Cerri con 14 rimbalzi), e il discorso sulle Porsche di cui sopra va per stavolta a ramengo in quanto Benko + Ramon + Zimerle assommano 11 punti con 3/16 da 2, 1/5 da 3 e 2/8 ai liberi. :cry: Ormai il 2° posto di Crema è al sicuro, da vedere se Vicenza manterrà il terzo, giacché all'infortunio di Keys si somma, apprendiamo ora, quello di Ramon, che rischiano ambo di saltare il resto della regular season. :(
C'è infatti Milano che ha ben superato l'appannamento di metà stagione, come dimostra passando a Marghera in un'aspra battaglia (60-64; Maffenini 20 nel duello con Striulli, 18).
Nel continuo oscillare delle squadre dal 5° all'11°, stavolta salgono Alpo, che col neo-acquisto Aleotti (già 13 punti) impressiona martoriando Carugate sul terreno di quest'ultima (51-75), la quale non conferma il buon momento precedente e vede allontanarsi a 4 punti la zona-playoff; e Pordenone, che doma (55-53) e aggancia Albino trovando buone alternative a una Madera in più che giustificabile calo di forma dopo i miracoli dei primi mesi (4 punti con 1/9).
Stesso destino, ma con una partita in meno, per Costa che - pagando anche l'infortunio, nell'antivigilia, a M. Meroni, sua unica lunga di ruolo - cede in casa con Castelnuovo (65-68), che peraltro sta crescendo dopo l'arrivo di Salvini. Scende invece Bolzano, travolta a Cagliari (61-44) smarrendo anche la diff. canestri e diventando a questo punto la maggior indiziata di retrocessione diretta.

Infine i recuperi del turno del 21 febbraio, disputati venerdì codesto. Serata pingue per le due lombarde impegnate. Milano sbanca Alpo con un autorevole vantaggio dall'inizio alla fine (69-80) e Maffenini che dice 33 (in soli 30' secondo il tabellino; 5/12 da 2, 4/6 da 3, 11/14 ai liberi, 7 rimbalzi, 33 di valutazione), di cui 18 nel solo 2° quarto, se non abbiamo seguito male il live scorra. Con questo risultato le suddite di Pinotti agganciano Vicenza al 3° posto e blindano, mal che vada, il quarto, perchè hanno +8 sul gruppotto delle quinte a 5 giornate dalla fine.
Ma ride ancor di più Costa, come peso specifico della vittoria, in quanto viola con una prestazione difensiva Albino (48-60; Canova 17; di là solo Lussana viva con 23), ribaltando anche il -10 dell'andata grazie a un tripla dall'angolo di Ristic. Quindi ora, nell'avvincente lotta-playoffs, si ha in classifica: Marghera, Albino, Alpo, Pordenone a 20; Costa 18; Carugate e Selargio 16. Quattro di queste vanno ai playoff; una si salva diretta; due si dovranno purgare nei playouts.

In chiave playouts infine va dato conto dell'aggiornamento di ieri sera, perchè V. Cagliari ha violato Castelnuovo (47-60) nell'anticipo del turno infrasettimanale di Pasqua e quindi ha agganciato Bolzano al penultimo posto. Le isolane hanno ribaltato la differenza canestri anche in questo caso e dunque, considerando lo stato di forma, vedono i playout all'orizzonte.

Il girone B lo recupero (forse) insieme alla Coppa Italia.

venerdì 4 marzo 2016

Punto A1

A1, gli ultimi due turni a ritmo compresso.
Nella sesta di ritorno, fine febbraio, alla ripresa dopo la nazionale, sfumano per pochissimo 3 sorprese, che sarebbero state il top stagionale in una giornata sola. Invece manco una: +1 Venezia a Napoli cui non bastano 25 di Petronyte e 15+15 rimba di Burdick, ma che se non altro dà segnali di risveglio dopo un periodo terribile; +4 Ragusa a Parma, +2 S. Martino a Battipaglia (Tagliamento 23 con 5/12 da 3, ma anche questo uno sforzo perdente). Il resto liscio per le grosse: Lucca +20 a Orvieto, Schio +18 su Torino.
Ma la partita con più peso per la stagione era Cagliari-Geas, la riffa tra le ultime due. Si è giocato su ritmi garibaldini con attacchi dominanti e più guizzi tecnici che botte da orbi, il contrario di quello che normalmente ci si aspetterebbe da una gazzarra-salvezza. Ma le caratteristiche delle due squadre sono queste. Il Geas veniva da 80 punti segnati con Battipaglia e 71 con Lucca (che valgono 20 di più contro una squadra normale), stavolta si è superato con 91. Cagliari ha avuto miracoli da Prahalis (35 nonostante un'uscita per infortunio di circa 3-4 minuti sul finire del 1° quarto) e Milic (30 + 13 rimba per 41 di valutazione), davvero bestiali, ma giocando praticamente in 5 e segnando in 3 è difficile battere una squadra più completa e bilanciata che ha avuto in Brown (24) e Madonna (20, record-carriera in A1, si sta rivelando un colpaccio della... madonna dal sommerso) :woot: le trascinatrici rispettivamente nella prima e nella seconda parte, ma anche Mandache, Correal e Kacerik (3 triple nel 3° quarto) in doppia cifra. In realtà all'andata Cagliari aveva vinto a Sesto segnando anche lì in 3 (di cui Prahalis a 50), ma era un Geas molto meno consistente dell'attuale.
Vigarano perdeva poi, in diretta tv su Sportitalia, un match francamente non memorabile con Umbertide (di quelle partite in cui una squadra gioca talmente male che l'altra la tiene a bada pur vivacchiando, sicché né si gode per l'incertezza, né per la qualità del giuoco), e dunque Sesto l'aggancia e virtualmente sopravanza avendo l'1-0 negli scontri diretti.

Quindi da questo turno si usciva con un nulla di nuovo nella zona alta. Al contrario l'infrasettimanale d'inizio marzo regalava il petardo.
Ragusa, ahi Ragusa! All'apparir di Ricchini tu, misera, cadesti. :cry: Bisogna dare atto a Napoli di aver evidentemente lavorato bene nella sosta, perché dopo il colpo sfiorato con Venezia lo piazza con merito in terra sicula (58-68 con 25 punti + 10 rimbalzi e 35 di valutazione per Petronilla Petronyte che ha vinto il duello con Brunson, "solo" 15 + 16 rimba e 28 val). Ma l'ago della bilancia è stata Carta, che da quando non c'è più Pastore fa da titolare e da riserva di se stessa, ovvero non esce mai dal campo: 18 punti in 39' con 3/5 da 2 e 4/8 da 3. :clap: Protagonista inattesa di un colpo che probabilmente decide la corsa al vertice, giacché Lucca batte Venezia (69-59; Harmon 24 con 11/16 da 2 e 29 di valutazione; se non è l'mvp del campionato chi lo è?) e vola a +4, anche se deve ancora passare attraverso Schio e Ragusa nelle ultime giornate.
Schio fa il suo compito senza dominare a Sesto, dove peraltro Lucca aveva faticato anche di più e quindi non è malvagio questo 67-76 con "ventelli" di Anderson e Walker (a riposo Bubù Yacoubou). Per la salvezza nulla di fatto visto che perdono anche Vigarano e Cagliari.
Su Vigarano, che tracolla 76-52 a Battipaglia, va notato che dopo aver battuto Ragusa ha collezionato 4 sconfitte con uno scarto medio di 24,5 punti, quasi che toccare il cielo renda difficile poi tornare sulla terra. In questo momento, delle 3 pericolanti la più in forma è il Geas, ma forse il calendario di Vigarano è un pizzico più favorevole. Alla penultima giornata c'è Vigarano-Geas e la chiave può forse essere se Sesto riesce o meno a presentarsi con 2 punti di vantaggio, in modo da poter difendere il +15 dell'andata.
Parma vince 73-75 a Umbertide nella sfida diretta per il 6° posto con 26 punti + 17 rimba di Ugoka. Orvieto sbanca Torino 67-78 con 33 di valutazione per Ivezic e 29 per Dietrick (va' quanti bei punteggioni ogni volta), ed è ormai fuori dai rischi.

giovedì 3 marzo 2016

[U20] - Resoconto della finale regionale Sanga-Carugate

Arretrati, brutte bestie. Siamo alla finale regionale Under 20 di giovedì 25 febbraio. PalaIseo di Milano più che discretamente popolato, casa del Sanga che si gioca il titolo in un derby con Carugate dopo aver incamerato una semifinale ancor più derbosa col Geas, mentre Carugate aveva avuto ragione di Varese, la quale si consolava col 3° posto rimontando da -23 sulle sestesi.

Premetto che vorrei saltare la discussione ideologica sul senso di questo campionato, se doveva essere una sfida tra vivai, se i rinforzi esterni snaturano tutto, eccetera. Diciamo che: a) essendo una categoria nuova era inevitabile un'annata di sperimentazione (e comunque è andata meglio di 14 anni fa, quando era stata lanciata la prima volta); b) è altresì inevitabile che un'U20 sia più vicina al basket senior che giovanile, specie se una società fa l'A2 con molte giovani nel roster; c) le categorie adatte al confronto tra "vivai duri e puri" sono altre (ma anche in U14 c'è chi rifà la squadra con gli innesti tra un anno e l'altro); d) questo campionato vale come terreno aggiuntivo di sfida tra società di un certo livello e come per occasione in più di maturazione (tanta o poca che sia) per elementi nel limbo tra attività giovanile e senior.

Detto ciò, avevamo potenzialmente una finale molto godibile fra due squadre con 5 o 6 elementi "da A2" per parte, e con due tandems navigati in panchina quali Piccinelli-Pinotti contro Ganguzza-Gavazzi; ma sorte ha voluto che Beretta e Picco venissero a mancare proprio in finale. Quindi Carugate si ritrovava con solo 4 "professioniste" (tra virgolette): la biassonese Laura Rossi, la veneta Zuin, la ligure Zanetti e l'ex di turno Colli; mentre il Sanga contava sulla torinese Albano e su vari prodotti regionali di varie militanze come Rossini, Tibè, Perini, Giulietti, e una panchina più lunga fra prodotti di casa più "maturi" in età rispetto a quelli della parte avversa (su tutte Valli) e altre giunte dall'accordo con Canegrate.

A ciò s'aggiungeva il fatto che Colli incappava in una serata storta da 5 punti con 1/9 dal campo (lei che ultimamente in A2 va spesso in doppia cifra), e non molto meglio faceva Zuin (6 punti con 2/7 ai liberi), sicché la salita si faceva ripida per Carugate, che all'inizio segnava solo con la mancina Rossi, una che fin dai tempi delle giovanili Comense non ha mai avuto timori di sorta né difetti d'intraprendenza (casomai qualcuno di selezione dei tiri, ma qui faceva bene a prendere l'iniziativa).
La potenziale superiorità di Milano appariva netta, ma veniva attutita dalla zona di Carugate, che con una complicità al 50% di un farraginoso attacco del Sanga provocava svariate palle perse e chiudeva piuttosto bene gli spazi in area, senza venire punita dall'arco. Così il 1° quarto finiva su un fiacco 13-11.

Nel 2° periodo ecco qualche colpo di scena in più. Al Sanga bastavano 3 minuti e mezzo di continuità offensiva per produrre un 10-0, aperto da una tripla di Trianti e chiuso da Perini sempre dall'arco: 23-11 e poteva essere già la fuga buona. Ma Albano, top scorer fin lì con 7 punti, usciva momentaneamente per una storta alla caviglia; e il Sanga perdeva il filo dell'attacco in maniera urticante: 3 punti nei successivi 6'30" prima dell'intervallo (tripla di Giulietti in mezzo al buio).
Piccinelli s'imbufaliva vieppiù con le sue, che gettavano un pallone via l'altro, ma non cavava effetti. In realtà sino al riposo sembrava che Carugate, nonostante le sue giovani dalla panchina fornissero discreta energia, non riuscisse ad andare oltre un "rimontino" che la portava sul 26-19 al 20', pagando una serie di errori di Rossi e Zanetti dalla media. Un tiro di Albano da metà campo con 6 secondi ancora sul cronometro (non s'era accorta) suggellava un primo tempo non memorabile per qualità.

Tutto si ravvivava nel 3° quarto. La talentuosa anche se non sempre concreta Rossini apriva con una tripla, poi però Carugate viveva una sorprendente quanto poderosa fiammata, con la rediviva Colli a suonar la carica tramite uno stoppone su Valli e un canestro dalla media in transizione (destinato, però, a rimanere il suo unico dal campo). La sveglia suonava anche per Zuin, mentre Rossi tornava a colpire con una tripla. In un amen si perveniva al pareggio (29-29), poi addirittura al sorpasso con Zanetti e Zuin in transizione (31-33 al 26', parziale di 2-14). :o:
Sconcerto nel pubblico di fede Sanga ed esaltazione fra gli ultras carugatesi solitamente di stanza al palazzetto di Pessano per l'A2. Ma l'elettroshock era salutare per Milano, che capiva di doversi dare una mossa, pena il gettar via un titolo non dico già in tasca, ma quantomeno con tutte le condizioni favorevoli, dopo aver tra l'altro vinto 2 volte su 2, e nettamente, su Carugate nella prima fase.
Rossini è la prima, con personalità, a invertire il vento della partita (tripla del controsorpasso), ma è Valli la donna decisiva con 3 canestri d'energia da dentro l'area, dove il Sanga non stava trovando nulla di buono. Si va sul 40-34 all'ultimo mini-riposo. Stavolta Carugate non ha più energie per rispondere, Albano è più fresca e mette 6 punti che, conditi con altri 6 di Rossini, 2 di Valli e un paio di sanzioni alle avversarie (un tecnico e un antisportivo), scavano il fosso dedinitivo (53-38 al 36'). Il resto era accademia con gli allenatori che svuotavano le panchine. Finale 58-41 e Sanga primo campione regionale Under 20 della nuova era. Marcatrici: Rossini 14, Valli e Albano 13; L. Rossi 15, Zanetti 10. Ci si rivede il 12 marzo per un altro Sanga-Carugate, crocevia della stagione di A2. :alienff:

Nella foto: la festa del Sanga U20.