domenica 13 marzo 2016

Rassegna stampa

Rassegnetta stampa. Che abbiamo nei numeri di marzo dei due mensili della palla a canestro italiana, usciti un paio di settimane fa? Su "Basket Magazine" c'è un'intervista a Masciadri, una a De Angelis (d.g. di Schio) e una a Gianfranco Civolani, totem del basket bolognese, attualmente boss del Progresso Bologna (qui chiamato Castelmaggiore) che sta andando molto bene da neopromosso in A2.
Sia Masciadri che Civolani rispondono a una domanda sui mali del movimento femminile. Masciadri: "I media dovrebbero curarsene maggiormente perché solo diffondendo le notizie di questo bellissimo sport lo si potrà apprezzare e seguire. Per ora, il nostro basket è conosciuto in realtà piccole, vedi Schio, Lucca, Ragusa, Parma ecc., ma dovrebbe avere più spinta nelle metropoli". Civolani: "Ci sono meno tesserate e il livello tecnico, di conseguenza, è un po' sceso. E' frutto anche del cambiamento della società: oggi, se una ragazza è alta, va in palestra per modellarsi e diventare ancora più bella, mentre una volta veniva a giocare a basket". :o:
Be', quest'ultima mi suona nuova, non ci avevo mai pensato. Ho l'impressione che le alte vadano soprattutto alla pallavolo, in realtà. Oltretutto, se una è incerta tra basket e palestra e poi propende per la seconda, dubito che abbia le qualità caratteriali necessarie per emergere nello sport agonistico, quindi non credo che ci perdiamo molto. Sì, a volte vedi in giro certe tizie di 1.80 e oltre, e pensi che quasi sicuramente non giocano a basket, ma tra chi è chiatta e chi ha spallucce rachitiche ti metti il cuore in pace perché sarebbe difficile cavarne fuori delle giocatrici interessanti.
Quanto a Masciadri, penso il contrario di lei, e cioè che il basket femminile può ottenere interesse solo in provincia, dove non c'è la concorrenza del calcio e magari anche del basket maschile, e in ogni caso dove la gente è poco propensa a identificarsi con realtà di sport minori. Prova ne è che il volley femminile è a sua volta assente dalle metropoli, eppure sta molto meglio di noi. -_-

Su Superbasket, mentre Giulia Arturi è dirottata sul maschile (intervista al neo-coach di Venezia uomini), ci rimane una paginetta di notizie flash, e un'inchiesta di Silvia Gottardi sulle giocatrici-mamme: intervista Kathrin Ress ed Emanuela Ramon, presentate come le uniche di tutta la serie A. Dalle parole di entrambe emerge la gratificazione che ti dà un figlio, la marcia in più che stimola ad avere per gestire tutto, ma anche elementi di tristezza per le difficoltà a conciliare carriera e maternità, per via dell'assenza di tutele per le giocatrici.
Il tema è caldo; durante le finali di Coppa LNP, a quanto risulta, la Giba (il sindacato dei cestisti, diciamo così) ha avanzato una serie di richieste tra cui "protezione della maternità e assicurazione obbligatoria in Serie A Femminile". Non so se sia semplice arrivarci, sul piano pratico, ma certamente su quello ideale sarebbe giusto: si chiede a queste donne di sacrificare per anni il loro fisico per il nostro sollazzo, e poi non diamo loro nulla in cambio in modo che possano prendersi una pausa per avere un figlio? (Discorso che vale anche per la pensione). :huh:
Certo, però, che dall'articolo di Gottardi uno rimane stupito del fatto che ci sia appena una mamma in A1 e una in A2. Tanto più che di recente sulla Gazzetta è uscito un articolo che parlava delle 3 mamme della squadra di volley di Conegliano, il che fa supporre che in tutta l'A1 pallavolistica ce ne siano molte di più.
Ma poi che è successo? Che sulla pagina Facebook di Superbasket, dove è stata pubblicata una scansione dell'articolo, sono intervenute altre giocatrici-mamme di A2, segnatamente Marica Gomes e Carola Sordi (ma vengono nominate anche Clara D'Amico e Karolina Piotrkiewicz), per lamentarsi di non essere state menzionate. :cry: In effetti, d'accordo che maternità e basket vanno poco d'accordo, però su 42 squadre di serie A, e quindi oltre 400 giocatrici se non 500, appena due mamme, sarebbe tragico...
Al che Silvia Gottardi è intervenuta con la seguente precisazione, esortando a guardare più alla luna che al dito:

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