Anno solare 2019, le mie scelte:
- Miglior partita (Italia):Schio-S. Martino 64-66, semifinale scudetto gara-2
- Miglior partita (mondo): Serbia-Spagna 66-71, semifinale Europei
- Miglior partita (giovanile/mondo):ex aequo Baylor-Notre Dame 82-81, finale Ncaa / Usa-Australia 74-70 dts, finale Mondiale U19
- Miglior partita (giovanile/Italia):Basket Roma-Costa 64-62, finale scudetto U14
- Miglior partita vista dal vivo (senior):Costa-Alpo 81-77, ritorno finale playoff A2
- Miglior partita vista dal vivo (giovanile):Venezia-Costa 72-44, finale scudetto U18 (più per la cornice che per la partita in sé)
- Impresa dell'anno (Italia/A1&nazionali):Geas in finale di Coppa Italia battendo Venezia
- Impresa dell'anno (Italia/A2): Bologna rimonta da -18 nello spareggio-promozione con Alpo
- Impresa dell'anno (Europa): Gran Bretagna in semifinale agli Europei
- Impresa dell'anno (giovanile/Italia):Nazionale U20 oro europeo
- Miglior giocatrice (mondo): Elena Delle Donne (mvp Wnba + titolo Wnba)
- Miglior giocatrice (Europa): Emma Meesseman (mvp finali Wnba)
- Miglior giocatrice (Italia): Cecilia Zandalasini
- Miglior giocatrice (giovanile/mondo):Sabrina Ionescu (mvp stagione Ncaa)
- Miglior giocatrice (giovanile/Italia): Ilaria Panzera (mvp Europei U18 + varie partite da titolare in A1)
- Prestazione dell'anno (senior/mondo):
- Prestazione dell'anno (senior/Italia):
- Prestazione dell'anno (giovanile/mondo):Juste Jocyte (Lituania): 33 punti in finale Europeo U16 a 13 anni e 9 mesi
- Prestazione dell'anno (giovanile/Italia):ex aequo Costanza Verona, 25 punti & canestro decisivo in finale Europeo U20 / Matilde Villa (Costa), 21 punti contro il Geas in A1 a 14 anni e 11 mesi
- Migliori momenti: tutta l'estate giovanile / Virtus Bologna entra nel femminile
- Peggiori momenti: scomparsa Napoli / eliminazione dell'Italia agli Europei con esclusione dalle Olimpiadi in concomitanza con la fanghiglia del calcio femminile
martedì 31 dicembre 2019
domenica 29 dicembre 2019
[A1] Resoconto di Costa-Battipaglia
Ieri sera mi sono recato nelle collinari lande di Costa Masnaga, oltrepassando il sempre gradevole presepe illuminato sulla collina di Nibionno, per assistere alla partita di fine decennio tra la compagine locale e Battipaglia.
Davanti a un pubblico più abbondante di quanto pensassi (considerando il periodo festivo e l'assenza delle ragazze delle giovanili, sparpagliate in tornei per ogni dove), la tenzone ha proposto ciò che era lecito aspettarsi: tanto pathos, brutture in abbondanza ed equamente distribuite.
Hanno vinto le campane per un malaugurato fallo di Davis su Cremona, che sul 67-66 per Costa (procurato da un notevole arresto-e-tiro di Rulli a 18" dalla fine) aveva già scoccato la tripla della disperazione, sbagliandola. L'americana le è franata addosso a 2 decimi dalla fine. La guardia classe 2000 ha realizzato con notevole freddezza, bisogna dire, i primi 2 liberi, senza tremori né aiuti del ferro: 67-68.
A quel punto Big Sandro Orlando le ha urlato di sbagliare apposta il terzo. La ragazza è parsa disorientata, come se non avesse mai visto una situazione del genere, dopodiché ha scoccato una provola che non ha nemmeno toccato il ferro, e quindi regalando un'ultima chance a Costa con rimessa da metà campo. Disperazione cupa di Orlando, che nella sua carriera ha vinto scudetti, allenato in Eurolega e quant'altro: come dire "che 'mme tocca sopportà..." :woot:
Il tempo però era troppo esiguo per le padrone di casa, che han potuto solo tentare un lob verso il canestro, intercettato. Scene di giubilo, più che comprensibili, da parte delle battipagliesi, alla prima vittoria dopo 11 knockouts. Il coach locale Seletti invece esternava disappunto agli arbitri, così come più volte ha fatto durante la partita, anche se poi nelle dichiarazioni non ha cercato alibi nella direzione di gara, cui non ha fatto cenno. Giusto così, ma è giusto anche notare che nel terzo quarto una manciata di tiri liberi assegnati alle campane per falli subiti sul palleggio, lontano da canestro, sono parsi un attimino generosi, e hanno contribuito a rimettere l'inerzia della partita in direzione ospite nel momento in cui sembrava girare a favore delle locali.
La serie di episodi finali è riassunta in questo video di appena 2 minuti: clicca.
Quindi molta casualità nell'esito finale. Nondimeno vanno riconosciuti i meriti di Battipaglia. Veniva dall'ennesima settimana di triboli, con la fuga di Houser, ovvero 12 punti, 5 rimbalzi e 4 assist di media in meno per una squadra già non ricchissima di risorse. E poi l'altrettanto ennesima esternazione del patron Rossini. Han saputo, le superstiti, trasformare la disgrazia in motivazioni forti. E anche idee chiare: difesa forte in area, con raddoppi in post basso: azzerata Pavel e pochissime penetrazioni per le esterne di casa. In attacco, al contrario, tante iniziative fino al ferro, con Jarosz sempre pronta a correggere gli errori altrui (a volte anche suoi: ha chiuso con 21 rimbalzi e 23 punti che potevano essere oltre 30), e Ciabattoni che ha tranciato più volte la difesa in penetrazione, cavandone canestri e/o falli (24 punti alla fine).
I primi due break consistenti della partita, un +9 nel 1° quarto e un +8 nel secondo, sono stati frutto di questa maggiore intensità ed efficacia campana nel trovare soluzioni ad alta percentuale e negarne a Costa.
Solo che l'organico di Battipaglia è veramente all'osso. In pratica ha ruotato 6 giocatrici, più spiccioli per Sasso e Scarpato, un paio di 2000 dal pedigree non paragonabile alle giovani di Costa. Ha tamponato l'addio di Houser dando 33 minuti a Mazza, che ne aveva meno di 10 di media finora. Cremona primo e unico cambio a tutti gli effetti.
In più, né Nori né Galbiati erano in serata al tiro: han fatto 3/20 sommate, anche se riconosco loro di esser sempre state vive nella partita. Al contrario, Costa da fuori ha avuto una percentuale ottima (anche perché, come detto, la scelta di Battipaglia era di proteggere l'area): 10/21 da 3 e anche buone cose dalla media.
In sostanza quindi ci si aspettava, vista la relativa facilità con cui Costa recuperava gli svantaggi, che a un certo punto la maggior quantità di risorse per le brianzole avrebbe fatto la differenza, consentendo loro di prendere se non il largo, almeno un margine di sicurezza per non arrivare in volata. Ma non è mai stato vicino a verificarsi, tutto ciò, salvo un paio di brevi occasioni sul 40-34 in avvio di 3° quarto e un 62-58 a 2'45" dalla fine. Ma poi arrivavano nuovi errori, buchi difensivi dentro l'area, palle perse.
Sono tre le cifre che condannano Costa, fermo restando che senza il fallo di Davis allo scadere non sarebbe stata condanna ma assoluzione: 24 perse (contro 17 avversarie), 20 rimbalzi in attacco concessi (contro 12 arraffati), 17 canestri dentro l'area concessi (contro solo 8 realizzati).
Rulli decisamente positiva, non solo per quel canestro che poteva essere decisivo; ne ha fatti 17 con 7/13 al tiro. Frost bene da 3 e a rimbalzo (17), ma mi è parsa poco incisiva in lunghe fasi della partita (ha giocato tutti e 40' i minuti). Baldelli imprecisa ma nulla da rimproverarle sull'iniziativa costante. Villa non spaziale (qualche palla persa evitabile) ma una garanzia che qualcosa di buono lo fa sempre, anzi ben più di qualcosa, e fa specie dirlo vista l'età, ormai peraltro inutile da ricordare ogni volta. Giudizi, beninteso, riferiti all'attacco, giacché in difesa la squadra di casa mi è parsa nel complesso deficitaria.
Le note più negative: Pavel, come detto, annullata (dalla difesa o da se stessa o dalla squadra che non le ha costruito granché), e Davis, che chiaramente è il vero rebus. A parte il patatrac finale, che può succedere anche ai migliori, ha 6 punti con 2/10 al tiro, di cui un paio di contropiedi solitari sbagliati; ok i 6 assist ma anche 6 perse. Se guardi le sue cifre individuali da dopo la partita con Broni vedi un calo verticale (tranne quella con Empoli). Colpa più sua o della squadra che non la mette in condizione di trascinarla? :unsure: Non m'addentro nella questione, però conviene che Costa risolva il problema, per quanto non sia obbligatorio dipendere da lei. E' una squadra di concezione diversa dai canoni, che prevedono gerarchie fisse.
Di sicuro, mani che si mordono, alla fine, nel clan masnaghese, in quanto una vittoria sarebbe valso un +8 sull'ultimo posto, cioè la retrocessione diretta. Invece così è solo +4; praticamente tutto da rifare.
Davanti a un pubblico più abbondante di quanto pensassi (considerando il periodo festivo e l'assenza delle ragazze delle giovanili, sparpagliate in tornei per ogni dove), la tenzone ha proposto ciò che era lecito aspettarsi: tanto pathos, brutture in abbondanza ed equamente distribuite.
Hanno vinto le campane per un malaugurato fallo di Davis su Cremona, che sul 67-66 per Costa (procurato da un notevole arresto-e-tiro di Rulli a 18" dalla fine) aveva già scoccato la tripla della disperazione, sbagliandola. L'americana le è franata addosso a 2 decimi dalla fine. La guardia classe 2000 ha realizzato con notevole freddezza, bisogna dire, i primi 2 liberi, senza tremori né aiuti del ferro: 67-68.
A quel punto Big Sandro Orlando le ha urlato di sbagliare apposta il terzo. La ragazza è parsa disorientata, come se non avesse mai visto una situazione del genere, dopodiché ha scoccato una provola che non ha nemmeno toccato il ferro, e quindi regalando un'ultima chance a Costa con rimessa da metà campo. Disperazione cupa di Orlando, che nella sua carriera ha vinto scudetti, allenato in Eurolega e quant'altro: come dire "che 'mme tocca sopportà..." :woot:
Il tempo però era troppo esiguo per le padrone di casa, che han potuto solo tentare un lob verso il canestro, intercettato. Scene di giubilo, più che comprensibili, da parte delle battipagliesi, alla prima vittoria dopo 11 knockouts. Il coach locale Seletti invece esternava disappunto agli arbitri, così come più volte ha fatto durante la partita, anche se poi nelle dichiarazioni non ha cercato alibi nella direzione di gara, cui non ha fatto cenno. Giusto così, ma è giusto anche notare che nel terzo quarto una manciata di tiri liberi assegnati alle campane per falli subiti sul palleggio, lontano da canestro, sono parsi un attimino generosi, e hanno contribuito a rimettere l'inerzia della partita in direzione ospite nel momento in cui sembrava girare a favore delle locali.
La serie di episodi finali è riassunta in questo video di appena 2 minuti: clicca.
Quindi molta casualità nell'esito finale. Nondimeno vanno riconosciuti i meriti di Battipaglia. Veniva dall'ennesima settimana di triboli, con la fuga di Houser, ovvero 12 punti, 5 rimbalzi e 4 assist di media in meno per una squadra già non ricchissima di risorse. E poi l'altrettanto ennesima esternazione del patron Rossini. Han saputo, le superstiti, trasformare la disgrazia in motivazioni forti. E anche idee chiare: difesa forte in area, con raddoppi in post basso: azzerata Pavel e pochissime penetrazioni per le esterne di casa. In attacco, al contrario, tante iniziative fino al ferro, con Jarosz sempre pronta a correggere gli errori altrui (a volte anche suoi: ha chiuso con 21 rimbalzi e 23 punti che potevano essere oltre 30), e Ciabattoni che ha tranciato più volte la difesa in penetrazione, cavandone canestri e/o falli (24 punti alla fine).
I primi due break consistenti della partita, un +9 nel 1° quarto e un +8 nel secondo, sono stati frutto di questa maggiore intensità ed efficacia campana nel trovare soluzioni ad alta percentuale e negarne a Costa.
Solo che l'organico di Battipaglia è veramente all'osso. In pratica ha ruotato 6 giocatrici, più spiccioli per Sasso e Scarpato, un paio di 2000 dal pedigree non paragonabile alle giovani di Costa. Ha tamponato l'addio di Houser dando 33 minuti a Mazza, che ne aveva meno di 10 di media finora. Cremona primo e unico cambio a tutti gli effetti.
In più, né Nori né Galbiati erano in serata al tiro: han fatto 3/20 sommate, anche se riconosco loro di esser sempre state vive nella partita. Al contrario, Costa da fuori ha avuto una percentuale ottima (anche perché, come detto, la scelta di Battipaglia era di proteggere l'area): 10/21 da 3 e anche buone cose dalla media.
In sostanza quindi ci si aspettava, vista la relativa facilità con cui Costa recuperava gli svantaggi, che a un certo punto la maggior quantità di risorse per le brianzole avrebbe fatto la differenza, consentendo loro di prendere se non il largo, almeno un margine di sicurezza per non arrivare in volata. Ma non è mai stato vicino a verificarsi, tutto ciò, salvo un paio di brevi occasioni sul 40-34 in avvio di 3° quarto e un 62-58 a 2'45" dalla fine. Ma poi arrivavano nuovi errori, buchi difensivi dentro l'area, palle perse.
Sono tre le cifre che condannano Costa, fermo restando che senza il fallo di Davis allo scadere non sarebbe stata condanna ma assoluzione: 24 perse (contro 17 avversarie), 20 rimbalzi in attacco concessi (contro 12 arraffati), 17 canestri dentro l'area concessi (contro solo 8 realizzati).
Rulli decisamente positiva, non solo per quel canestro che poteva essere decisivo; ne ha fatti 17 con 7/13 al tiro. Frost bene da 3 e a rimbalzo (17), ma mi è parsa poco incisiva in lunghe fasi della partita (ha giocato tutti e 40' i minuti). Baldelli imprecisa ma nulla da rimproverarle sull'iniziativa costante. Villa non spaziale (qualche palla persa evitabile) ma una garanzia che qualcosa di buono lo fa sempre, anzi ben più di qualcosa, e fa specie dirlo vista l'età, ormai peraltro inutile da ricordare ogni volta. Giudizi, beninteso, riferiti all'attacco, giacché in difesa la squadra di casa mi è parsa nel complesso deficitaria.
Le note più negative: Pavel, come detto, annullata (dalla difesa o da se stessa o dalla squadra che non le ha costruito granché), e Davis, che chiaramente è il vero rebus. A parte il patatrac finale, che può succedere anche ai migliori, ha 6 punti con 2/10 al tiro, di cui un paio di contropiedi solitari sbagliati; ok i 6 assist ma anche 6 perse. Se guardi le sue cifre individuali da dopo la partita con Broni vedi un calo verticale (tranne quella con Empoli). Colpa più sua o della squadra che non la mette in condizione di trascinarla? :unsure: Non m'addentro nella questione, però conviene che Costa risolva il problema, per quanto non sia obbligatorio dipendere da lei. E' una squadra di concezione diversa dai canoni, che prevedono gerarchie fisse.
Di sicuro, mani che si mordono, alla fine, nel clan masnaghese, in quanto una vittoria sarebbe valso un +8 sull'ultimo posto, cioè la retrocessione diretta. Invece così è solo +4; praticamente tutto da rifare.
sabato 28 dicembre 2019
Giocare sotto le feste
Sul tema del "giocare sotto le feste"... non so se la nostra A1 femminile trarrà qualche vantaggio da questa precettazione forzata, ma comunque non è del tutto nuova né improponibile per delle professioniste (non giuridicamente ma di fatto); per l'A2 francamente mi pare al limite del vessatorio, salvo per il fatto che i 30 turni vanno smaltiti in qualche modo, e l'alternativa erano gli infrasettimanali, quasi altrettanto molesti. Perché vessatorio? Be', perché azzeri la pausa per sacrosante festività in cambio di cosa? Guadagni extra? Spazi mediatici straordinari?
Cioè, le partite sotto le feste van bene per chi può trarne profitto di incassi e visibilità, tipo l'Nba, la serie A maschile, la pallavolo femminile, la quale, per curiosità, ha totalizzato questi dati di pubblico nella giornata del 26/12:
- 5344
- 1434
- 1600
- 1800
- 2384
- 1500
- 2826
"Li mortècci", commenterebbe qualche attore meridionale nostrano. Anche se, si ode voce, Caserta rischia il crac a stagione in corso. Può darsi che nonostante il grosso interesse intorno, i costi siano lievitati fin troppo, nel volley donne. Ultimamente il campionato italico è tornato il numero 1 in Europa (e direi al mondo), ri-sorpassando il russo e il turco. Però i fenomeni non vengono gratis. Un problema che a noi del basket per fortuna (si fa per dire) non tocca.
Cioè, le partite sotto le feste van bene per chi può trarne profitto di incassi e visibilità, tipo l'Nba, la serie A maschile, la pallavolo femminile, la quale, per curiosità, ha totalizzato questi dati di pubblico nella giornata del 26/12:
- 5344
- 1434
- 1600
- 1800
- 2384
- 1500
- 2826
"Li mortècci", commenterebbe qualche attore meridionale nostrano. Anche se, si ode voce, Caserta rischia il crac a stagione in corso. Può darsi che nonostante il grosso interesse intorno, i costi siano lievitati fin troppo, nel volley donne. Ultimamente il campionato italico è tornato il numero 1 in Europa (e direi al mondo), ri-sorpassando il russo e il turco. Però i fenomeni non vengono gratis. Un problema che a noi del basket per fortuna (si fa per dire) non tocca.
mercoledì 18 dicembre 2019
Sul presunto calo di Panzera
Per quello che ho visto dal vivo nella partita con Costa, all'inizio di questo suo periodo sottotono, penso che Panzera si entrata in uno di quei momenti che possono capitare in una stagione, in cui per improvviso calo di forma perdi reattività e non ti vengono più le cose che venivano prima. Sicché fai fatica a produrre, perdi fiducia e sbagli ciò che ti verrebbe semplice quando sei in condizione, e dunque tenti di meno eccetera eccetera, in un circolo vizioso.
Ma penso che un periodo così capiti a tutti in una stagione. A 17 anni non hai ancora gli strumenti dell'esperienza per compensare. Se il down di adesso è utile a tornare in "up" da febbraio in avanti, mettiamo, cioè da quando conterà davvero per i grandi obiettivi (compresi quelli dell'estate), meglio così.
Da notare però che, la scorsa settimana, Panzera con 22 punti ha trascinato le U18 del Geas a battere Costa, la quale era in versione-dream team giovanile avendo portato ambo le Villa, Spinelli, Balossi, Colognesi, Frustaci, Allevi, Allievi, e chi più ne ha (cioè loro, le altre no) più ne metta.
Ma penso che un periodo così capiti a tutti in una stagione. A 17 anni non hai ancora gli strumenti dell'esperienza per compensare. Se il down di adesso è utile a tornare in "up" da febbraio in avanti, mettiamo, cioè da quando conterà davvero per i grandi obiettivi (compresi quelli dell'estate), meglio così.
Da notare però che, la scorsa settimana, Panzera con 22 punti ha trascinato le U18 del Geas a battere Costa, la quale era in versione-dream team giovanile avendo portato ambo le Villa, Spinelli, Balossi, Colognesi, Frustaci, Allevi, Allievi, e chi più ne ha (cioè loro, le altre no) più ne metta.
venerdì 13 dicembre 2019
[A1] Resoconto di Costa-Empoli
Sono testè tornato da Costa Masnaga, dove ho assistito, sotto una luna gigante (peraltro rimasta fuori dal palazzetto), alla vittoria in volata delle padrone di casa su Empoli, 71-67.
Posto che la partita è stata tutto tranne che noiosa, devo ancora decidere se sia stata anche di qualità. E' un caso in cui le cifre contraddicono l'impressione soggettiva. Mi sono rimaste appunto impresse palle perse a raffica, così come erroracci gratuiti al tiro e buchi difensivi. Invece le cifre parlano di percentuali dignitose e un numero di palle perse (18 per entrambe) tutto sommato nella norma.
Lana caprina, probabilmente. Di sicuro l'andamento è stato pazzoide, con parziali e controparziali continui:
- 24-13 per Costa dopo i primi 11 minuti;
- 0-12 per Empoli che sorpassa a metà 2° quarto;
- ancora Empoli che allunga a +6 con un 1-9 a inizio 3° quarto, ma Costa ricuce sul 49-49 di fine 3°;
- ultimo quarto con uno 0-4 per Empoli, poi 12-3 per Costa (+5 verso metà), poi 3-11 per Empoli che va a +3 a poco più di 1' dalla sirena; ma 7-0 finale di Costa con tripla di Baldelli, entrata di Davis e, a tempo quasi scaduto, i liberi della staffa di Villa.
Il dettaglio degli ultimi 25 secondi: sul +2 Costa, Stepanova sbaglia da fuori, mischia a rimbalzo, fallo su Pavel che fa 0/2; sul rimbalzo Davis fa fallo (inopinato) su Mathias regalandole due liberi per il supplementare a -3 secondi. Ma la lunga empolese sbaglia il primo. E' costretta quindi a sbagliare apposta il secondo. Lo fa, ma si getta lei stessa come un bufalo a rimbalzo prima ancora che la palla abbia toccato il ferro: ovvio fischio per invasione e partita persa.
Sul piano del carattere nulla da imputare a entrambe le compagini. Ogni volta che sono andate sotto, hanno reagito. Costa ha avuto i guizzi giusti nel finale (ben costruito l'1 vs 1 di Davis per il +2), Empoli ha sbagliato; poteva finire all'opposto e non ci sarebbe stato da eccepire.
Da parte loro le toscane, decapitate dal crac di Madonna (che pena quando han fatto la presentazione delle squadre con uscita di corsa dal tunnel, giocatrice per giocatrice, e mentre tutte correvano lei ha dovuto trascinarsi camminando), hanno confermato i meriti di una stagione in cui finora han fatto nozze coi fichi secchi. Certo ora l'organico è secco e basta, senza fichi, perchè sono 6 giocatrici più la 2003 Ruffini, che non dico abbia sfigurato ma non è esattamente come le baby di Costa, tant'è che non ha ancora segnato un punto in tutta la stagione. Si legge che andranno sul mercato.
Stasera in attacco han giocato bene solo in due: Trimboli, 24 punti, precisissima, e Mathias, 19, una macchina ma con la macchia, appunto l'errore fatale dalla lunetta (e in precedenza un contropiede solitario sbagliato allo scadere del 3° quarto). Stepanova e Morris han fatto 3/13 e 2/11. Ramò e Narviciute non dico negative, ma nemmeno esaltanti. Di altro non c'era nulla. Ma lo dico a loro merito: se Empoli ha rischiato di vincere è perché l'impianto di gioco e la tenuta mentale sono solidi.
Anche Costa, va notato, ha ridotto le rotazioni rispetto alle abitudini (9 in campo, ma Balossi e Allievi 2-3 minuti a testa, quindi di fatto 7). Nell'ultimo quarto Seletti ha fatto... selection puntando fisso su Baldelli, Villa e Davis, più, dopo 2 minuti, Pavel e Rulli, quest'ultima poi uscita per 5 falli e rimpiazzata da Spinelli. Delle suddette 7, a ben guardare, solo Frost è stata sottotono, le altre almeno sufficienti anche se nessuna brillante.
Villa, che in settimana ha compiuto 15 anni e quindi ormai è veterana (...), era in una serata apparentemente così-così, senza la brillantezza guizzante del famoso exploit col Geas, eppure ha trovato modo di rendersi importante per la vittoria, con un canestrone a 1 minuto e rotti dalla fine, i due liberi conclusivi come detto, ma in generale una sensazione d'affidabilità, tant'è che appunto Seletti non l'ha smossa dal campo per tutti gli ultimi 16 minuti e mezzo di partita. Notevole (così come il tabellino che dice 9 punti, 5 rimbalzi, 4 assist).
I margini di crescita di Costa secondo me sono ancora ampi. Probabilmente quelli di Empoli meno.
Note: presenti circa 300-350 unità (palazzetto pieno) tra cui, li nomino a campione, Roberto Galli (marito di Cinzia Zanotti nonché ex grande coach di per sé), Franco Arturi (editorialista della Gazzetta nonché padre del capitano Geas), Martina Baiardo di Albino. Il pubblico ha scagliato in campo i peluche del "Teddy Bear Toss" dopo il primo canestro realizzato da Empoli.
Posto che la partita è stata tutto tranne che noiosa, devo ancora decidere se sia stata anche di qualità. E' un caso in cui le cifre contraddicono l'impressione soggettiva. Mi sono rimaste appunto impresse palle perse a raffica, così come erroracci gratuiti al tiro e buchi difensivi. Invece le cifre parlano di percentuali dignitose e un numero di palle perse (18 per entrambe) tutto sommato nella norma.
Lana caprina, probabilmente. Di sicuro l'andamento è stato pazzoide, con parziali e controparziali continui:
- 24-13 per Costa dopo i primi 11 minuti;
- 0-12 per Empoli che sorpassa a metà 2° quarto;
- ancora Empoli che allunga a +6 con un 1-9 a inizio 3° quarto, ma Costa ricuce sul 49-49 di fine 3°;
- ultimo quarto con uno 0-4 per Empoli, poi 12-3 per Costa (+5 verso metà), poi 3-11 per Empoli che va a +3 a poco più di 1' dalla sirena; ma 7-0 finale di Costa con tripla di Baldelli, entrata di Davis e, a tempo quasi scaduto, i liberi della staffa di Villa.
Il dettaglio degli ultimi 25 secondi: sul +2 Costa, Stepanova sbaglia da fuori, mischia a rimbalzo, fallo su Pavel che fa 0/2; sul rimbalzo Davis fa fallo (inopinato) su Mathias regalandole due liberi per il supplementare a -3 secondi. Ma la lunga empolese sbaglia il primo. E' costretta quindi a sbagliare apposta il secondo. Lo fa, ma si getta lei stessa come un bufalo a rimbalzo prima ancora che la palla abbia toccato il ferro: ovvio fischio per invasione e partita persa.
Sul piano del carattere nulla da imputare a entrambe le compagini. Ogni volta che sono andate sotto, hanno reagito. Costa ha avuto i guizzi giusti nel finale (ben costruito l'1 vs 1 di Davis per il +2), Empoli ha sbagliato; poteva finire all'opposto e non ci sarebbe stato da eccepire.
Da parte loro le toscane, decapitate dal crac di Madonna (che pena quando han fatto la presentazione delle squadre con uscita di corsa dal tunnel, giocatrice per giocatrice, e mentre tutte correvano lei ha dovuto trascinarsi camminando), hanno confermato i meriti di una stagione in cui finora han fatto nozze coi fichi secchi. Certo ora l'organico è secco e basta, senza fichi, perchè sono 6 giocatrici più la 2003 Ruffini, che non dico abbia sfigurato ma non è esattamente come le baby di Costa, tant'è che non ha ancora segnato un punto in tutta la stagione. Si legge che andranno sul mercato.
Stasera in attacco han giocato bene solo in due: Trimboli, 24 punti, precisissima, e Mathias, 19, una macchina ma con la macchia, appunto l'errore fatale dalla lunetta (e in precedenza un contropiede solitario sbagliato allo scadere del 3° quarto). Stepanova e Morris han fatto 3/13 e 2/11. Ramò e Narviciute non dico negative, ma nemmeno esaltanti. Di altro non c'era nulla. Ma lo dico a loro merito: se Empoli ha rischiato di vincere è perché l'impianto di gioco e la tenuta mentale sono solidi.
Anche Costa, va notato, ha ridotto le rotazioni rispetto alle abitudini (9 in campo, ma Balossi e Allievi 2-3 minuti a testa, quindi di fatto 7). Nell'ultimo quarto Seletti ha fatto... selection puntando fisso su Baldelli, Villa e Davis, più, dopo 2 minuti, Pavel e Rulli, quest'ultima poi uscita per 5 falli e rimpiazzata da Spinelli. Delle suddette 7, a ben guardare, solo Frost è stata sottotono, le altre almeno sufficienti anche se nessuna brillante.
Villa, che in settimana ha compiuto 15 anni e quindi ormai è veterana (...), era in una serata apparentemente così-così, senza la brillantezza guizzante del famoso exploit col Geas, eppure ha trovato modo di rendersi importante per la vittoria, con un canestrone a 1 minuto e rotti dalla fine, i due liberi conclusivi come detto, ma in generale una sensazione d'affidabilità, tant'è che appunto Seletti non l'ha smossa dal campo per tutti gli ultimi 16 minuti e mezzo di partita. Notevole (così come il tabellino che dice 9 punti, 5 rimbalzi, 4 assist).
I margini di crescita di Costa secondo me sono ancora ampi. Probabilmente quelli di Empoli meno.
Note: presenti circa 300-350 unità (palazzetto pieno) tra cui, li nomino a campione, Roberto Galli (marito di Cinzia Zanotti nonché ex grande coach di per sé), Franco Arturi (editorialista della Gazzetta nonché padre del capitano Geas), Martina Baiardo di Albino. Il pubblico ha scagliato in campo i peluche del "Teddy Bear Toss" dopo il primo canestro realizzato da Empoli.
sabato 30 novembre 2019
[A2] Riassunto breve di Carugate-Sanga
Dinnanzi ai miei modesti occhi il Sanga conquista il derby a Carugate, conducendo quasi tutta la partita. Da -19 al 27' le padrondicasa imbastiscono una rimonta fino a -4 e palla in mano a metà ultimo quarto, ma poi non segnano più negli ultimi 5 minuti e Milano riallunga, 58-69. Sugli scudi le ex Guarneri e Beretta ma un po' tutta la squadra; Lussana l'arma in più dalla panca. Per Carugate bene-bene nessuna, non male sicuramente Schieppati e Canova, alterna ma non da bocciare Gambarini, penalizzata dai fallli Tomasovic (non un fattore stasera), imprecise Diotti e la rientrante Maffenini, pur caparbie nel provarci.
sabato 23 novembre 2019
[A1] Resoconto di Costa-Geas
Sono testè tornato da Costa, dove il Geas s'è aggiudicato la prima edizione in A1 di questo derby nord-lombardo.
Antefatto: percorsa la salita per il palazzetto masnaghese, sotto la dura pioggia di novembre, chi trovo all'ingresso? Una giovine bionda con l'aria imbronciata e le stampelle: Martina Kacerik. Qual visione. Ma qual pena, anche.
Partita interessante, combattuta, mai prevedibile, anche se a mio parere nessuna delle due squadre si è espressa al suo meglio.
Al 27' l'ultimo vantaggio di Costa, poi sempre avanti un Geas che alla distanza fa meglio valere i suoi punti di forza. Domina in fase di possesso-palla (ovvero bilancio perse-recuperi) e riesce così ad avere una decina di tiri in più, che a parità di percentuali, non esaltanti, fanno la differenza.
In più Sesto ha 3 prove realizzative a quota 20 o dintorni (Williams, Brunner e Verona) contro le due di Costa (Frost e Villa). Potremmo dire che decide in negativo l'evanescenza di Davis, 1 punto con 0/6, 7 perse e -7 di valutazione. Ma anche Rulli e Baldelli non sono riuscite a far molto. Più corretto è dire che il Geas ha preparato la partita per farla decidere dalle sue top e per bloccare il più possibile le top di Costa, ed è riuscito in entrambi gli obiettivi.
Ha fatto cionondimeno fatica perché ha sciupato parecchio, specie ghiotti contropiedi, perché a Costa non è mancata la "garra" e perché Villa è stata paranormale. Gli archivi storici dicono che qualcuno ha esordito in A1 più precocemente di lei, ma se è esistito qualcuno che prima di compiere 15 anni ha segnato 21 punti nella massima serie, fatecelo sapere che non lo conosciamo. Bisogna scomodare gli altri sport per trovare qualcosa di simile: Jennifer Capriati che a 14 anni fu semifinalista al Roland Garros di tennis, Nadia Comaneci che a 14 anni dominò la ginnastica alle Olimpiadi di Montreal (giusto i primi due esempi che mi vengono in mente, ovviamente ce ne sono altri).
Chiaro che in parte la teenager-prodigio s'è infilata negli spazi lasciati liberi dalle attenzioni difensive sestesi concentrate su altre, ma ha fatto canestri assurdi, non certo regalati. Dei "passo e tiro" da manuale, e altra roba di tecnica pura. Più una stoppata a Williams che non ha senso logico, se si guarda il fisico dell'americana e quello suo. E' talento, quello. In più c'è una testa da paura, per cui la tipa ha sempre la stessa espressione d'assoluta nonchalance, sia che maciulli malcapitate coetanee, sia che se la veda con americane tutte muscoli e professioniste da una decina d'anni. E poi, ogni volta che la vedi sembra migliorata rispetto alla volta prima.
C'è da verificare se nell'economia della stagione questo ribaltamento gerarchico per cui la top americana ti fa 1 punto e la teenager 21 sia giovevole a Costa, ma per l'intanto è un trionfo del vivaio masnaghese, che in 3 anni ha portato una sua ragazza dall'Under 13 al ventello in A1 contro un'avversaria da metà alta di classifica.
Sul fronte Geas va apprezzata Verona, che dopo aver preso scudisciate dall'indemoniata Villa, roba che poteva abbattere l'autostima, s'è confermata agonista di vaglia (giacché se non lo sei non vinci un Europeo U20 col canestro decisivo) e ha segnato 7 punti con l'aggiunta di due assist nel momento cruciale dell'ultimo quarto. Brunner un martello (4/6 sia da 2 che da 3) rilevando il testimone da Williams che aveva dominato il primo tempo; Arturi garanzia di saggezza, Ercoli ha fatto il suo, non bene le altre (Oroszova out dopo un contrasto duro, ma non stava combinando granché). Panzera non so se avesse problemi fisici, ma è risultata inconsistente come mai m'era capitato di vederla (0 punti con 0/4 e 5 perse in 22 minuti).
Per Costa, di quelle finora non nominate, non m'è spiaciuta Spinelli, anche se è calata alla distanza, mentre Pavel ha fatto cose discrete, ma s'è anche mangiata canestri da sotto, come già l'avevo vista fare in partite precedenti.
Certo sarebbe stato epocale, considerando la (sana) rivalità tra i vivai delle due società nell'ultimo decennio, se Costa avesse vinto il derbissimo con mvp la propria giocatrice più giovane. Ma già così ha avuto una bella cassa (di risonanza), visto che si parla più della prestazione della bebè che dell'esito della partita.
Certo ne è passata d'acqua sotto i ponti da quando, a inizio decennio, il Geas prestò le sue giovani a Costa per fare la B1 (o A3 che dir si voglia). Nelle prime 7 giornate, Costa ha già dato minuti veri (cioè a partite pienamente aperte) a 7 giovani del suo vivaio (dal 2001 al 2004), per un totale di 387 minuti e 93 punti realizzati.
I dati del Geas al riguardo sono concentrati appunto nella Panzera Rosa, che consta di 193 minuti per 62 punti; a parte lei sono stati concessi 3 minuti totali a due giovani, per 2 punti realizzati.
Certamente bisogna tener conto degli obiettivi diversi di classifica, giacché il Geas lotta intorno alla quinta-sesta piazza e Costa per salvarsi. Chissà se il fu utente Duepuntozero, il quale tre stagioni fa, quando le due compagini duellavano in A2, si professava sicuro che Costa avesse un budget quadruplo di quello del Geas, ora farebbe gli stessi conti. Presumo di no.
Il vento magari cambierà nuovamente in futuro. Sta di fatto che al momento un genitore ambizioso di una figlia di talento, osservando dall'esterno, potrebbe dire: "Figa, a Costa anche senza bisogno di essere fenomeni assoluti alla Panzera ti fanno giocare sul serio in A1".
Anche se, per la verità, dopo i due recenti casi di trasferimento di talenti da Sesto a Costa (Spinelli, che era in campo sabato e ha segnato 7 punti, e Toffali), quest'estate s'è verificata un'inversione direzionale, con la quotata 2003 Valli che ha lasciato le colline brianzole per le distese post-industriali dell'ex Stalingrado d'Italia. E' stata proprio l'annata 2003 a segnare il passaggio di testimone nella leadership lombarda. Sì, anche la 2002 a livello di talenti; ma come risultati fu la '03 a strappare lo scettro con il famoso scudetto U14 del 2017. Con l'aiuto delle 2004 di cui le Villa sono simbolo pregnante, in quanto essendo residenti a Lissone avrebbero potuto portare i loro talenti a Sesto e invece hanno preso direzione nord.
La presidenza Nonino darà nuovo impulso a un vivaio non certo inaridito ma al momento surclassato da quello di Costa?
L'aver mandato le giovani in B a Bresso potrebbe essere il segnale di voler accelerare la loro maturazione per il futuro della prima squadra sestese. Da buon amante delle grappe, Nonino proverà a distillare una nuova epoca giovanile nel segno del Geas.
Antefatto: percorsa la salita per il palazzetto masnaghese, sotto la dura pioggia di novembre, chi trovo all'ingresso? Una giovine bionda con l'aria imbronciata e le stampelle: Martina Kacerik. Qual visione. Ma qual pena, anche.
Partita interessante, combattuta, mai prevedibile, anche se a mio parere nessuna delle due squadre si è espressa al suo meglio.
Al 27' l'ultimo vantaggio di Costa, poi sempre avanti un Geas che alla distanza fa meglio valere i suoi punti di forza. Domina in fase di possesso-palla (ovvero bilancio perse-recuperi) e riesce così ad avere una decina di tiri in più, che a parità di percentuali, non esaltanti, fanno la differenza.
In più Sesto ha 3 prove realizzative a quota 20 o dintorni (Williams, Brunner e Verona) contro le due di Costa (Frost e Villa). Potremmo dire che decide in negativo l'evanescenza di Davis, 1 punto con 0/6, 7 perse e -7 di valutazione. Ma anche Rulli e Baldelli non sono riuscite a far molto. Più corretto è dire che il Geas ha preparato la partita per farla decidere dalle sue top e per bloccare il più possibile le top di Costa, ed è riuscito in entrambi gli obiettivi.
Ha fatto cionondimeno fatica perché ha sciupato parecchio, specie ghiotti contropiedi, perché a Costa non è mancata la "garra" e perché Villa è stata paranormale. Gli archivi storici dicono che qualcuno ha esordito in A1 più precocemente di lei, ma se è esistito qualcuno che prima di compiere 15 anni ha segnato 21 punti nella massima serie, fatecelo sapere che non lo conosciamo. Bisogna scomodare gli altri sport per trovare qualcosa di simile: Jennifer Capriati che a 14 anni fu semifinalista al Roland Garros di tennis, Nadia Comaneci che a 14 anni dominò la ginnastica alle Olimpiadi di Montreal (giusto i primi due esempi che mi vengono in mente, ovviamente ce ne sono altri).
Chiaro che in parte la teenager-prodigio s'è infilata negli spazi lasciati liberi dalle attenzioni difensive sestesi concentrate su altre, ma ha fatto canestri assurdi, non certo regalati. Dei "passo e tiro" da manuale, e altra roba di tecnica pura. Più una stoppata a Williams che non ha senso logico, se si guarda il fisico dell'americana e quello suo. E' talento, quello. In più c'è una testa da paura, per cui la tipa ha sempre la stessa espressione d'assoluta nonchalance, sia che maciulli malcapitate coetanee, sia che se la veda con americane tutte muscoli e professioniste da una decina d'anni. E poi, ogni volta che la vedi sembra migliorata rispetto alla volta prima.
C'è da verificare se nell'economia della stagione questo ribaltamento gerarchico per cui la top americana ti fa 1 punto e la teenager 21 sia giovevole a Costa, ma per l'intanto è un trionfo del vivaio masnaghese, che in 3 anni ha portato una sua ragazza dall'Under 13 al ventello in A1 contro un'avversaria da metà alta di classifica.
Sul fronte Geas va apprezzata Verona, che dopo aver preso scudisciate dall'indemoniata Villa, roba che poteva abbattere l'autostima, s'è confermata agonista di vaglia (giacché se non lo sei non vinci un Europeo U20 col canestro decisivo) e ha segnato 7 punti con l'aggiunta di due assist nel momento cruciale dell'ultimo quarto. Brunner un martello (4/6 sia da 2 che da 3) rilevando il testimone da Williams che aveva dominato il primo tempo; Arturi garanzia di saggezza, Ercoli ha fatto il suo, non bene le altre (Oroszova out dopo un contrasto duro, ma non stava combinando granché). Panzera non so se avesse problemi fisici, ma è risultata inconsistente come mai m'era capitato di vederla (0 punti con 0/4 e 5 perse in 22 minuti).
Per Costa, di quelle finora non nominate, non m'è spiaciuta Spinelli, anche se è calata alla distanza, mentre Pavel ha fatto cose discrete, ma s'è anche mangiata canestri da sotto, come già l'avevo vista fare in partite precedenti.
Certo sarebbe stato epocale, considerando la (sana) rivalità tra i vivai delle due società nell'ultimo decennio, se Costa avesse vinto il derbissimo con mvp la propria giocatrice più giovane. Ma già così ha avuto una bella cassa (di risonanza), visto che si parla più della prestazione della bebè che dell'esito della partita.
Certo ne è passata d'acqua sotto i ponti da quando, a inizio decennio, il Geas prestò le sue giovani a Costa per fare la B1 (o A3 che dir si voglia). Nelle prime 7 giornate, Costa ha già dato minuti veri (cioè a partite pienamente aperte) a 7 giovani del suo vivaio (dal 2001 al 2004), per un totale di 387 minuti e 93 punti realizzati.
I dati del Geas al riguardo sono concentrati appunto nella Panzera Rosa, che consta di 193 minuti per 62 punti; a parte lei sono stati concessi 3 minuti totali a due giovani, per 2 punti realizzati.
Certamente bisogna tener conto degli obiettivi diversi di classifica, giacché il Geas lotta intorno alla quinta-sesta piazza e Costa per salvarsi. Chissà se il fu utente Duepuntozero, il quale tre stagioni fa, quando le due compagini duellavano in A2, si professava sicuro che Costa avesse un budget quadruplo di quello del Geas, ora farebbe gli stessi conti. Presumo di no.
Il vento magari cambierà nuovamente in futuro. Sta di fatto che al momento un genitore ambizioso di una figlia di talento, osservando dall'esterno, potrebbe dire: "Figa, a Costa anche senza bisogno di essere fenomeni assoluti alla Panzera ti fanno giocare sul serio in A1".
Anche se, per la verità, dopo i due recenti casi di trasferimento di talenti da Sesto a Costa (Spinelli, che era in campo sabato e ha segnato 7 punti, e Toffali), quest'estate s'è verificata un'inversione direzionale, con la quotata 2003 Valli che ha lasciato le colline brianzole per le distese post-industriali dell'ex Stalingrado d'Italia. E' stata proprio l'annata 2003 a segnare il passaggio di testimone nella leadership lombarda. Sì, anche la 2002 a livello di talenti; ma come risultati fu la '03 a strappare lo scettro con il famoso scudetto U14 del 2017. Con l'aiuto delle 2004 di cui le Villa sono simbolo pregnante, in quanto essendo residenti a Lissone avrebbero potuto portare i loro talenti a Sesto e invece hanno preso direzione nord.
La presidenza Nonino darà nuovo impulso a un vivaio non certo inaridito ma al momento surclassato da quello di Costa?
L'aver mandato le giovani in B a Bresso potrebbe essere il segnale di voler accelerare la loro maturazione per il futuro della prima squadra sestese. Da buon amante delle grappe, Nonino proverà a distillare una nuova epoca giovanile nel segno del Geas.
sabato 16 novembre 2019
Champions Cup U16: Costa battuta in finale
Stavolta non ce n'è: 45-84 per lo Spartak.
Vedremo dai commenti se è stata più una prova mostruosa delle russe o una sottotono delle masnaghesi, rispetto alla vittoria nel girone. Diciamo che contro il top del top (ma in Italia quante ce n'è? Forse nessuno) riemerge il piccolo difetto dell'annata 2004 di Costa, cioè di avere un certo dislivello dietro le Villa e la terza punta (che in questo caso è Caloro al posto della Barzaghi d'un tempo).
Mat. Villa premiata come mvp del torneo. Inserimento di Osazuwa fra le menzioni d'onore e non di Eleo.Villa, scelta bizzarra a guardar le cifre ma non avendo potuto visionare bisogna fidarsi dei giudizi della commissione...
Vedremo dai commenti se è stata più una prova mostruosa delle russe o una sottotono delle masnaghesi, rispetto alla vittoria nel girone. Diciamo che contro il top del top (ma in Italia quante ce n'è? Forse nessuno) riemerge il piccolo difetto dell'annata 2004 di Costa, cioè di avere un certo dislivello dietro le Villa e la terza punta (che in questo caso è Caloro al posto della Barzaghi d'un tempo).
Mat. Villa premiata come mvp del torneo. Inserimento di Osazuwa fra le menzioni d'onore e non di Eleo.Villa, scelta bizzarra a guardar le cifre ma non avendo potuto visionare bisogna fidarsi dei giudizi della commissione...
giovedì 14 novembre 2019
Nazionale: dopo la sconfitta con la Rep. Ceca
Ahò, oggi male, ma anche con Crespi abbiamo perso malamente la prima in casa e poi ci siamo qualificati (vedo ora che l'ha appena ricordato l'utente Pierpa).
Rimpiangere Crespi ormai non ha senso, dopo il caso Masciadri aveva tutto e tutti contro, a meno di un grande risultato agli Europei che non è giunto, anzi è giunto un passo del gambero.
Serve a poco il classico “toto nomi” che scatta a ogni sconfitta della Nazionale (in qualsiasi sport). In cui sembra sempre che chi è andato in campo sia una chiavica mentre gli assenti avrebbero salvato la patria ma per misterioso buio mentale del c.t. di turno non sono stati chiamati.
In una situazione in cui ci si ritrova a giocare una partita ufficiale senza aver potuto preparare nulla, è inevitabile che si riparta dalle solite note. Far bene uno scorcio di campionato non è sufficiente a dare garanzie di rendimento in un contesto completamente diverso.
Il problema è che chiami Tizia o chiami Caia, la mediocrità sostanziale rimane. Non è che si faccia schifo, ma si resta a metà del guado, con l’eterno problema delle lunghe, che ci costringe a un non-gioco perimetrale in cui si tira sovente al piccione, ma non per cattiva volontà, bensì perché se dai la palla dentro finisce che te la ricacciano fuori senza nulla di costruito.
Rimpiangere Crespi ormai non ha senso, dopo il caso Masciadri aveva tutto e tutti contro, a meno di un grande risultato agli Europei che non è giunto, anzi è giunto un passo del gambero.
Serve a poco il classico “toto nomi” che scatta a ogni sconfitta della Nazionale (in qualsiasi sport). In cui sembra sempre che chi è andato in campo sia una chiavica mentre gli assenti avrebbero salvato la patria ma per misterioso buio mentale del c.t. di turno non sono stati chiamati.
In una situazione in cui ci si ritrova a giocare una partita ufficiale senza aver potuto preparare nulla, è inevitabile che si riparta dalle solite note. Far bene uno scorcio di campionato non è sufficiente a dare garanzie di rendimento in un contesto completamente diverso.
Il problema è che chiami Tizia o chiami Caia, la mediocrità sostanziale rimane. Non è che si faccia schifo, ma si resta a metà del guado, con l’eterno problema delle lunghe, che ci costringe a un non-gioco perimetrale in cui si tira sovente al piccione, ma non per cattiva volontà, bensì perché se dai la palla dentro finisce che te la ricacciano fuori senza nulla di costruito.
mercoledì 13 novembre 2019
Champions Cup U16 - commento sulle gemelle Villa
Penso che l'Unione Europea su reclamo delle avversarie di Costa farà una legge che impone al massimo una Villa in campo per volta. Giocare contro ambo insieme, a livello giovanile (vedremo in futuro se anche in senior), è come avere a che fare con 4 avversarie.
Cioè, difficile oggettivare la cosa ma la sensazione è diversa da quando si ha a che fare con le normali (si fa per dire) giocatrici di talento. C'è qualcosa di quantitativamente abnorme nella loro produzione, più la gemellarità che si sostiene a vicenda.
PS: provo a spiegarmi meglio. In 15 anni che seguo il femminile ho visto, ovviamente, tanti talenti giovanili. Anche superiori alle Villa. Ho visto Zanda ragazzina librarsi nell'etere con il suo jumper scolpito da Michelangelo. Tempo prima vidi Martina Crippa che travolgeva le avversarie come Obelix coi romani.
Ho visto, di recente, Panzera 14enne, ho visto Zanardi. Ho visto anche perdere le Villa, in partite importanti come la finale regionale Join U13 o la finale scudetto U14.
Ma non ho mai visto due macchine del genere, nel senso di due che mi dessero questa doppia sensazione:
- a) che potrebbero giocare 100 partite a stagione, da 100 minuti l'una, totale 10.000 minuti, e giocherebbero con la stessa intensità e la stessa voglia ogni singolo minuto di quei 10.000. E non avrebbero nemmeno l'aria stanca, alla fine.
b) se le facessero giocare ora in Wnba, ovviamente le asfalterebbero, ma loro entrerebbero in campo con la stessa faccia, e farebbero lo stesso gioco, di quando affrontano le coetanee.
E’ proprio questo che le rende macchine. Zandalasini, il massimo esempio di talento giovanile nell’ultimo decennio in Lombardia, si limitava a distillare divinità quando era strettamente necessario. Anche le altre big giovanili ogni tanto si concedono pause. Persino di Dio si racconta che il settimo giorno si riposò.
Le Villa, invece, che siano in A1, punto a punto, contro un’americana (per ora solo Matilde, ok) o nelle giovanili sul +90 a 30 secondi dalla fine contro un’onesta ragazzotta dell’Elite lombarda, saranno sempre lì ad aggredirla per rubar palla e poi schizzare come un flipper a tutto campo.
A volte ho il sospetto che le abbia create in laboratorio Bicio Ranieri, novello Frankenstein, perché sono l’incarnazione dello stile di gioco che Costa ha fabbricato in questi ultimi anni. Non solo per l'aggressione e ripartenza a tutto campo, ma anche per il prendersi tiri a difesa schierata senza remora alcuna alla prima opportunità utile.
Le altre loro giocatrici “si conformano” a quello stile, le Villa “sono” quello stile.
Cioè, difficile oggettivare la cosa ma la sensazione è diversa da quando si ha a che fare con le normali (si fa per dire) giocatrici di talento. C'è qualcosa di quantitativamente abnorme nella loro produzione, più la gemellarità che si sostiene a vicenda.
PS: provo a spiegarmi meglio. In 15 anni che seguo il femminile ho visto, ovviamente, tanti talenti giovanili. Anche superiori alle Villa. Ho visto Zanda ragazzina librarsi nell'etere con il suo jumper scolpito da Michelangelo. Tempo prima vidi Martina Crippa che travolgeva le avversarie come Obelix coi romani.
Ho visto, di recente, Panzera 14enne, ho visto Zanardi. Ho visto anche perdere le Villa, in partite importanti come la finale regionale Join U13 o la finale scudetto U14.
Ma non ho mai visto due macchine del genere, nel senso di due che mi dessero questa doppia sensazione:
- a) che potrebbero giocare 100 partite a stagione, da 100 minuti l'una, totale 10.000 minuti, e giocherebbero con la stessa intensità e la stessa voglia ogni singolo minuto di quei 10.000. E non avrebbero nemmeno l'aria stanca, alla fine.
b) se le facessero giocare ora in Wnba, ovviamente le asfalterebbero, ma loro entrerebbero in campo con la stessa faccia, e farebbero lo stesso gioco, di quando affrontano le coetanee.
E’ proprio questo che le rende macchine. Zandalasini, il massimo esempio di talento giovanile nell’ultimo decennio in Lombardia, si limitava a distillare divinità quando era strettamente necessario. Anche le altre big giovanili ogni tanto si concedono pause. Persino di Dio si racconta che il settimo giorno si riposò.
Le Villa, invece, che siano in A1, punto a punto, contro un’americana (per ora solo Matilde, ok) o nelle giovanili sul +90 a 30 secondi dalla fine contro un’onesta ragazzotta dell’Elite lombarda, saranno sempre lì ad aggredirla per rubar palla e poi schizzare come un flipper a tutto campo.
A volte ho il sospetto che le abbia create in laboratorio Bicio Ranieri, novello Frankenstein, perché sono l’incarnazione dello stile di gioco che Costa ha fabbricato in questi ultimi anni. Non solo per l'aggressione e ripartenza a tutto campo, ma anche per il prendersi tiri a difesa schierata senza remora alcuna alla prima opportunità utile.
Le altre loro giocatrici “si conformano” a quello stile, le Villa “sono” quello stile.
sabato 2 novembre 2019
[A1] Resoconto di Costa-Broni
Sono tornato un'ora fa dalla partita in questione, appunto il derby longobardo Costa-Broni, e sì, l'estrema sintesi è che nel momento più buio, con la sua squadra a -11 intorno al 7' del terzo quarto, il coach casalingo Seletti ha avuto il coraggio (che rischiava d'esser definito follia in caso di sconfitta, e invece merita l'etichetta di colpo di genio) di togliere Jori Davis e Giulia Rulli per mettere Matilde Villa e Martina Spinelli (poco dopo rilevata da Allievi). Si tenga presente che Davis ha sciorinato una prova da 19 punti e 6 assist in 21 minuti, cioè non è che stesse giocando malaccio; Rulli un po' spenta ma pur sempre una colonna della squadra. Ebbene, com'è come non è, dopo quella mossa Costa ha recuperato tutto e ha vinto in volata.
Seletti ha tenuto il quintetto Baldelli-Frost-Pavel-Villa-Allievi (14 punti a testa per le prime tre, determinanti) per tutto l'ultimo quarto, salvo il cambio Allievi-Davis a -1'20" dalla fine; l'americana è stata poi cruciale con una tripla, un assist e due liberi nell'8-0 che ha ribaltato la tripla di Spreafico potenzialmente decisiva a -1'20".
Ma tutta la partita è stata imprevedibile, con una serie di parziali e controparziali:
- 13 a 3 per Costa all'inizio
- 2 a 19 per Broni nella parte centrale del 2° quarto
- 9 a 0 per Costa tra prima e dopo l'intervallo
- 6 a 18 per Broni nella parte centrale del 3° quarto (per il max vantaggio come detto sul 45-56 al 27')
- 18 a 4 per Costa per il sorpasso, 63-60 a 3'30" dalla fine
- 2 a 7 per Broni, ultimo vantaggio ospite sul 65-67
- 8 a 0 finale per Costa
Broni ha la valida attenuante dell'indisponibilità di Tikvic, ma la partita l'aveva in mano, e se l'è fatta sfilare appunto dal quintetto "alternativo" di Seletti. Costa non è riuscita ad evitare quei momentacci di crisi soprattutto difensiva che l'avevano zavorrata nelle prime 4 partite, ma stavolta li ha vissuti in tempo utile per potersi riprendere (cioè non alla fine ma nella parte centrale), ed è arrivata in fondo con più energie. Grande carica collettiva e anche grande spinta dal pubblico. I Viking bronesi, sarà che ero seduto dalla parte opposta, ma mi son parsi un po' più fiacchi del solito. Non ho visto il grande capo Gregory alla loro guida.
Seletti ha tenuto il quintetto Baldelli-Frost-Pavel-Villa-Allievi (14 punti a testa per le prime tre, determinanti) per tutto l'ultimo quarto, salvo il cambio Allievi-Davis a -1'20" dalla fine; l'americana è stata poi cruciale con una tripla, un assist e due liberi nell'8-0 che ha ribaltato la tripla di Spreafico potenzialmente decisiva a -1'20".
Ma tutta la partita è stata imprevedibile, con una serie di parziali e controparziali:
- 13 a 3 per Costa all'inizio
- 2 a 19 per Broni nella parte centrale del 2° quarto
- 9 a 0 per Costa tra prima e dopo l'intervallo
- 6 a 18 per Broni nella parte centrale del 3° quarto (per il max vantaggio come detto sul 45-56 al 27')
- 18 a 4 per Costa per il sorpasso, 63-60 a 3'30" dalla fine
- 2 a 7 per Broni, ultimo vantaggio ospite sul 65-67
- 8 a 0 finale per Costa
Broni ha la valida attenuante dell'indisponibilità di Tikvic, ma la partita l'aveva in mano, e se l'è fatta sfilare appunto dal quintetto "alternativo" di Seletti. Costa non è riuscita ad evitare quei momentacci di crisi soprattutto difensiva che l'avevano zavorrata nelle prime 4 partite, ma stavolta li ha vissuti in tempo utile per potersi riprendere (cioè non alla fine ma nella parte centrale), ed è arrivata in fondo con più energie. Grande carica collettiva e anche grande spinta dal pubblico. I Viking bronesi, sarà che ero seduto dalla parte opposta, ma mi son parsi un po' più fiacchi del solito. Non ho visto il grande capo Gregory alla loro guida.
sabato 19 ottobre 2019
[A1] Resoconto di Costa-Lucca
Sono appena tornato dalla collinare località di Costa Masnaga, dove tornava la luminosa ribalta dell'A1 dopo 23 anni e mezzo. Pubblico stimabile fra le 350 e le 400 unità (non strabocchevole come nella finale-promozione di maggio, ma posti esauriti con una settantina in piedi; ingresso gratuito come ai tempi dell'A2).
Partita divertente, ed è già qualcosa; potevano starci anche le emozioni fino all'ultimo, ma dopo 3 quarti di testa a testa, nell'ultimo si è sciolta Costa almeno quanto si è scatenata Lucca, e il parzialaccio di 9-37 ha prodotto un punteggio finale di 73-97 che mal fotografa ciò ch'era stata gran parte della gara, e cioè un duello alla pari.
D'altra parte, se in una gara di corsa tu stai spalla a spalla col primo ma poi nell'ultimo chilometro cedi di schianto, vuol dire che ti manca la durata necessaria; e purtroppo bisogna giudicare il distacco finale, non quello all'intertempo.
Il problema è che Costa perde di 24 in una sera in cui ha tirato con quasi il 50% dal campo, quindi non si può dire che abbia vissuto una serata storta (almeno offensivamente parlando). Ha fatto buone, anche ottime cose.
Jori Davis ha avuto una fiammata d'onnipotenza a inizio 3° quarto in cui ha procacciato un 15-2 praticamente da sola, ribaltando da -8 a +5 il punteggio; alla fine 23 punti ma anche 9 assist.
Rulli produttiva seppur non costante; Spinelli molto concreta; dall'altra 2002 Allevi due bei lampi nel finale dei quarti. Da salto sulla sedia (se fossi stato seduto, ma ero in piedi) la bebè 2004 M. Villa, quando ha ubriacato due volte la difesa toscana, una concludendo con un'entratona di sinistro, l'altra subendo antisportivo da Jeffery. Roba che ti consolerebbe anche se perdessi di 50. Qualcuno dubitava che potesse dire la sua all'Europeo U16, per via del fisico leggero: questa dice la sua in A1, ragaz (pur con tutte le cautele e gli asterischi del caso).
Non bene invece Pavel, troppi sciupi da sotto; Frost ha fatto il suo ma il suo sembra quello di un'attrice non protagonista. Baldelli bene in un frangente (2° quarto), così-così nel resto.
Ma credo fuorviante analizzare chi bene e chi male nella circostanza; in questo momento c'è un problema collettivo in difesa per Costa, che ha incassato sempre più di 80 punti nelle 3 gare sinora giuocate; oggi addirittura 97. Ha fatto zona per tutta la partita, spesso allungata; una scommessa che poteva anche funzionare ma quando Lucca ha scaldato la mano da 3 è calata la notte, con 6 triple nell'ultimo quarto. Tutte prese con spazio dopo una buona circolazione-palla.
Inoltre Costa ha pagato dazio a rimbalzo offensivo (5 contro 11) e ha perso 19 palloni contro 5 recuperi; in poche parole ha avuto molti meno possessi, tant'è che a parità di tiri liberi (23) le lombarde hanno 57 tentativi dal campo, le ospiti 70.
Detto questo, Lucca, vincendo a Broni nel turno scorso, ha dimostrato di potersi confermare nella fascia intorno al 5°-7° posto, quindi il risultato non è certo un'onta per Costa, la quale deve battere le varie Battipaglia, Torino, Palermo, forse Vigarano (e c'è andata vicina alla prima giornata), insomma le rivali-salvezza. Solo che se ne becca 80 alla volta, si condanna a farne 85-90 per vincere, e non è detto che ci riesca.
Sul fronte toscano: Zempare una bestia d'area ma si sapeva (primo tempo 16 punti con 7/7, alla fine 24+10 rimbalzi); Jeffery a sprazzi; Jakubcova evanescente; Ravelli intelligente nel cogliere occasioni senza forzare nulla; Pastrello e Madera imprecise nelle esecuzioni ma presenti e vive nel gioco; Bonasia cresciuta alla distanza. Menzione d'onore per Orsili, che ha dato il cambio di ritmo a Lucca quando è entrata sul finire del 1° quarto e ha messo 11 punti in metà del secondo. Dopo l'estate bi-dorata è palesemente in autostima.
A fine partita spazio per un saluto finale del qui scrivente a Masha Maiorano, antica ispiratrice di questo topic, oggi team manager di Costa.
Partita divertente, ed è già qualcosa; potevano starci anche le emozioni fino all'ultimo, ma dopo 3 quarti di testa a testa, nell'ultimo si è sciolta Costa almeno quanto si è scatenata Lucca, e il parzialaccio di 9-37 ha prodotto un punteggio finale di 73-97 che mal fotografa ciò ch'era stata gran parte della gara, e cioè un duello alla pari.
D'altra parte, se in una gara di corsa tu stai spalla a spalla col primo ma poi nell'ultimo chilometro cedi di schianto, vuol dire che ti manca la durata necessaria; e purtroppo bisogna giudicare il distacco finale, non quello all'intertempo.
Il problema è che Costa perde di 24 in una sera in cui ha tirato con quasi il 50% dal campo, quindi non si può dire che abbia vissuto una serata storta (almeno offensivamente parlando). Ha fatto buone, anche ottime cose.
Jori Davis ha avuto una fiammata d'onnipotenza a inizio 3° quarto in cui ha procacciato un 15-2 praticamente da sola, ribaltando da -8 a +5 il punteggio; alla fine 23 punti ma anche 9 assist.
Rulli produttiva seppur non costante; Spinelli molto concreta; dall'altra 2002 Allevi due bei lampi nel finale dei quarti. Da salto sulla sedia (se fossi stato seduto, ma ero in piedi) la bebè 2004 M. Villa, quando ha ubriacato due volte la difesa toscana, una concludendo con un'entratona di sinistro, l'altra subendo antisportivo da Jeffery. Roba che ti consolerebbe anche se perdessi di 50. Qualcuno dubitava che potesse dire la sua all'Europeo U16, per via del fisico leggero: questa dice la sua in A1, ragaz (pur con tutte le cautele e gli asterischi del caso).
Non bene invece Pavel, troppi sciupi da sotto; Frost ha fatto il suo ma il suo sembra quello di un'attrice non protagonista. Baldelli bene in un frangente (2° quarto), così-così nel resto.
Ma credo fuorviante analizzare chi bene e chi male nella circostanza; in questo momento c'è un problema collettivo in difesa per Costa, che ha incassato sempre più di 80 punti nelle 3 gare sinora giuocate; oggi addirittura 97. Ha fatto zona per tutta la partita, spesso allungata; una scommessa che poteva anche funzionare ma quando Lucca ha scaldato la mano da 3 è calata la notte, con 6 triple nell'ultimo quarto. Tutte prese con spazio dopo una buona circolazione-palla.
Inoltre Costa ha pagato dazio a rimbalzo offensivo (5 contro 11) e ha perso 19 palloni contro 5 recuperi; in poche parole ha avuto molti meno possessi, tant'è che a parità di tiri liberi (23) le lombarde hanno 57 tentativi dal campo, le ospiti 70.
Detto questo, Lucca, vincendo a Broni nel turno scorso, ha dimostrato di potersi confermare nella fascia intorno al 5°-7° posto, quindi il risultato non è certo un'onta per Costa, la quale deve battere le varie Battipaglia, Torino, Palermo, forse Vigarano (e c'è andata vicina alla prima giornata), insomma le rivali-salvezza. Solo che se ne becca 80 alla volta, si condanna a farne 85-90 per vincere, e non è detto che ci riesca.
Sul fronte toscano: Zempare una bestia d'area ma si sapeva (primo tempo 16 punti con 7/7, alla fine 24+10 rimbalzi); Jeffery a sprazzi; Jakubcova evanescente; Ravelli intelligente nel cogliere occasioni senza forzare nulla; Pastrello e Madera imprecise nelle esecuzioni ma presenti e vive nel gioco; Bonasia cresciuta alla distanza. Menzione d'onore per Orsili, che ha dato il cambio di ritmo a Lucca quando è entrata sul finire del 1° quarto e ha messo 11 punti in metà del secondo. Dopo l'estate bi-dorata è palesemente in autostima.
A fine partita spazio per un saluto finale del qui scrivente a Masha Maiorano, antica ispiratrice di questo topic, oggi team manager di Costa.
Wnba: Washington campione
Si è concluso la scorsa settimana il campionato nordamericano di pallacanestro femminile, noto come Wnba.
Peccato che sul canale Sky non siano andate in onda le finali (problemi di diritti?), perché è stata una serie assai combattuta, con punteggioni belli alti, in cui ha prevalso la compagine capitolina di Washington per 3-2 su Connetticù.
Primo titolo per una delle giocatrici più amate sia di qua che di là dell'oceano, Elena Delle Donne, la quale ha stretto i denti contro problemi alla schiena che l'hanno costretta a uscire dopo 3 minuti in gara-2. Già in gara-3 è rientrata. In gara-5 ha segnato 21 punti ma l'mvp è andato alla belga Emma Meesseman, brillante per tutta la serie.
E' una storica prima volta per un'europea come mvp delle finali Wnba; in passato l'unica straniera era stata l'australiana Lorena Di Giacomo (Lauren Jackson).
Connecticut, squadra senza superstars conclamate, ha avuto sugli scudi a turno Courtney Williams e Jonquel Jones soprattutto.
Stagione nel complesso anomala, di transizione, con l'mvp in carica k.o. per infortunio (Breanna Stewart), un'altra delle top 5 assolute fuori per anno sabbatico (Maya Moore), altre che si son viste poco o nulla (Diana Taurasi), altre che si sono ritirate nei mesi precedenti (Whalen, Pondexter), altre che pur giocando da par loro hanno fatto notizia soprattutto per aspetti extratecnici (Brittney Griner un rissone con minaccia di andarsene dalla Lega perché si è sentita vessata dal provvedimento disciplinare; Lizzona Cambage che ha ammesso di soffrire di depressione).
Non stupisce che nel quintetto ideale della stagione, 3 su 5 erano alla loro prima volta in questo nobile consesso (Vandersloot, Gray, Howard) insieme alle più solite Delle Donne (mvp) e Griner.
Insomma un calderone che ha favorito il livellamento, ma Washington è stata la migliore per tutta la stagione, quindi ineccepibile il suo trionfo.
Nel consueto bilancio sul seguito della Lega, che è sempre in bilico tra l'accettabile e il deludente, si registra una leggera diminuzione della media-spettatori, da 6769 dello scorso anno a 6535, in gran parte dovuta alla scelta di alcune squadre, tra cui la stessa Washington, di giocare in palazzetti piccoli anziché le maxi-arene da 15-20.000. New York addirittura ha un micro-impianto da 2200 posti (roba da campionato italiano...). Los Angeles la migliore con oltre 11.000 spettatori a partita.
La percentuale di riempimento degli impianti risulta di oltre l'80%, certo non bassa. Abbastanza evidentemente la Lega non sta puntando ormai sulle grandi affluenze quanto su un miglioramento di copertura e seguito tv, e lì sembra che le notizie siano di segno discretamente positivo.
Insomma per ora la Wnba non chiude bottega... Anzi, magari, vista l'incazzatura dei cinesi con l'Nba, potrebbe sostituirsi alla controparte maschile nei cuori dei permalosi asiatici, sebbene ci sia qualche dubbio sulla fattibilità dell'operazione. Non risulta comunque che qualche esponente Wnba abbia esternato sulla ribellione di Hong Kong, o presumibilmente se l'ha fatto non se n'è accorto nessuno.
Peccato che sul canale Sky non siano andate in onda le finali (problemi di diritti?), perché è stata una serie assai combattuta, con punteggioni belli alti, in cui ha prevalso la compagine capitolina di Washington per 3-2 su Connetticù.
Primo titolo per una delle giocatrici più amate sia di qua che di là dell'oceano, Elena Delle Donne, la quale ha stretto i denti contro problemi alla schiena che l'hanno costretta a uscire dopo 3 minuti in gara-2. Già in gara-3 è rientrata. In gara-5 ha segnato 21 punti ma l'mvp è andato alla belga Emma Meesseman, brillante per tutta la serie.
E' una storica prima volta per un'europea come mvp delle finali Wnba; in passato l'unica straniera era stata l'australiana Lorena Di Giacomo (Lauren Jackson).
Connecticut, squadra senza superstars conclamate, ha avuto sugli scudi a turno Courtney Williams e Jonquel Jones soprattutto.
Stagione nel complesso anomala, di transizione, con l'mvp in carica k.o. per infortunio (Breanna Stewart), un'altra delle top 5 assolute fuori per anno sabbatico (Maya Moore), altre che si son viste poco o nulla (Diana Taurasi), altre che si sono ritirate nei mesi precedenti (Whalen, Pondexter), altre che pur giocando da par loro hanno fatto notizia soprattutto per aspetti extratecnici (Brittney Griner un rissone con minaccia di andarsene dalla Lega perché si è sentita vessata dal provvedimento disciplinare; Lizzona Cambage che ha ammesso di soffrire di depressione).
Non stupisce che nel quintetto ideale della stagione, 3 su 5 erano alla loro prima volta in questo nobile consesso (Vandersloot, Gray, Howard) insieme alle più solite Delle Donne (mvp) e Griner.
Insomma un calderone che ha favorito il livellamento, ma Washington è stata la migliore per tutta la stagione, quindi ineccepibile il suo trionfo.
Nel consueto bilancio sul seguito della Lega, che è sempre in bilico tra l'accettabile e il deludente, si registra una leggera diminuzione della media-spettatori, da 6769 dello scorso anno a 6535, in gran parte dovuta alla scelta di alcune squadre, tra cui la stessa Washington, di giocare in palazzetti piccoli anziché le maxi-arene da 15-20.000. New York addirittura ha un micro-impianto da 2200 posti (roba da campionato italiano...). Los Angeles la migliore con oltre 11.000 spettatori a partita.
La percentuale di riempimento degli impianti risulta di oltre l'80%, certo non bassa. Abbastanza evidentemente la Lega non sta puntando ormai sulle grandi affluenze quanto su un miglioramento di copertura e seguito tv, e lì sembra che le notizie siano di segno discretamente positivo.
Insomma per ora la Wnba non chiude bottega... Anzi, magari, vista l'incazzatura dei cinesi con l'Nba, potrebbe sostituirsi alla controparte maschile nei cuori dei permalosi asiatici, sebbene ci sia qualche dubbio sulla fattibilità dell'operazione. Non risulta comunque che qualche esponente Wnba abbia esternato sulla ribellione di Hong Kong, o presumibilmente se l'ha fatto non se n'è accorto nessuno.
domenica 13 ottobre 2019
Supercoppa italiana: vince Schio
Ragusa domina la prima semifinale di Minicoppa: 65-38 sul Geas.
Schio piega Venezia 67-63 con 22 di Gruda. Ennesima riedizione di Schio vs Ragusa.
Finale di Supercoppa: vince Schio 61-54 su Ragù. Trofeo numero mille per le scledenzi. Partita che sembrava sepolta nel primo tempo con Ragusa miserabile in attacco (30-13 al 18esimo circa), poi in qualche modo si è ravvivata.
Migliore in campo la tv: il collegamento si è interrotto solo due volte; la seconda a 6 minuti dalla fine; quando è tornata la linea c'era Schio che festeggiava la vittoria.
In generale, non so se è un problema del mio televisore ma le immagini sembrano filmati amatoriali, i movimenti delle giocatrici sembrano a scatti e goffi.
Schio ha vinto le ultime 9 Supercoppe; 7 delle ultime 10 Coppe Italia; 6 degli ultimi 7 scudetti (o 7 degli ultimi 9 se si preferisce). Questo era l'ultimo trofeo in palio nel decennio 2010-19, che non ha brillato per varietà.
Schio piega Venezia 67-63 con 22 di Gruda. Ennesima riedizione di Schio vs Ragusa.
Finale di Supercoppa: vince Schio 61-54 su Ragù. Trofeo numero mille per le scledenzi. Partita che sembrava sepolta nel primo tempo con Ragusa miserabile in attacco (30-13 al 18esimo circa), poi in qualche modo si è ravvivata.
Migliore in campo la tv: il collegamento si è interrotto solo due volte; la seconda a 6 minuti dalla fine; quando è tornata la linea c'era Schio che festeggiava la vittoria.
In generale, non so se è un problema del mio televisore ma le immagini sembrano filmati amatoriali, i movimenti delle giocatrici sembrano a scatti e goffi.
Schio ha vinto le ultime 9 Supercoppe; 7 delle ultime 10 Coppe Italia; 6 degli ultimi 7 scudetti (o 7 degli ultimi 9 se si preferisce). Questo era l'ultimo trofeo in palio nel decennio 2010-19, che non ha brillato per varietà.
domenica 6 ottobre 2019
Opening Day A1: Vigarano batte Costa
Scoppiettante Vigarano-Costa. Gioco garibaldino fra due teams con panchine farcite di giovani. La più baby di tutte, quasi mi commuovevo vedendola esordire, era la gemella-senza-gemella Matilde Villa, 15 anni non ancora compiuti. La matricola brianzola comanda a lungo, poi le ferraresi si rimettono in carreggiata con un 3° quarto da 31 punti; si decide tutto nell'ultimo minuto con un 7-0 per Viga, complici un buco difensivo su un'entrata di Attura e un rimbalzo sfuggito su tiro libero sbagliato da Bolden. In prospettiva possono essere già 2 punti-salvezza di pregio, ma con 26 giornate, a differenza degli ultimi anni, il peso della singola partita diminuisce.
Servirebbe l'aiuto del Kaysay dei bei tempi per sapere se l'esordio di Matilde Villa (14 anni, 9 mesi e 28 giorni se non erro, essendo nata il 9/12/04) è il più precoce di sempre in A1, almeno in epoca recente. (Risposta: Carangelo esordì il 8/10/06 giocando 19 minuti a 14 anni, 7 mesi e 26 gg. Ma Elena Bestagno: 14 anni, 1 mese e 15 giorni quando giocò un minuto contro Ribera nel gennaio '06.
Servirebbe l'aiuto del Kaysay dei bei tempi per sapere se l'esordio di Matilde Villa (14 anni, 9 mesi e 28 giorni se non erro, essendo nata il 9/12/04) è il più precoce di sempre in A1, almeno in epoca recente. (Risposta: Carangelo esordì il 8/10/06 giocando 19 minuti a 14 anni, 7 mesi e 26 gg. Ma Elena Bestagno: 14 anni, 1 mese e 15 giorni quando giocò un minuto contro Ribera nel gennaio '06.
domenica 1 settembre 2019
domenica 7 luglio 2019
Europei: semifinali e finale
Se due anni fa era lecito il dibattito sull'antisportivo di Zandalasini, che ci fosse o meno, che il suo intervento fosse pulito o scomposto, l'antisportivo di Dabovic su Ndour ieri sera è spiegabile solo con un attacco di follia pura nella psiche della giocatrice. Una specie di colpo di karate a gioco già fermato dagli arbitri, davanti ai loro occhi, nel momento migliore per la Serbia e auto-escludendosi dalla partita col 5° fallo. Clamoroso per una come lei.
Devastante Spagna, la Francia perde la quarta finale di fila.
Devastante Spagna, la Francia perde la quarta finale di fila.
sabato 6 luglio 2019
Europei: commento alle semifinali
(pubblicato su Basketforum)
Si sono disputate nell'ormai tramontato sabato le semifinali di Eurobasket Women 2019.
- Un prologo non irrilevante s'è avuto nel pomeriggio, con gli spareggi per l'accesso ai Preolimpici 2020. Se li sono aggiudicati Belgio (con agio sull'Ungheria) e Svezia (di misura sulla Russia). Risultati che squalificano vieppiù la qualità dell'Europeo azzurro: come si nota, le due che c'hanno fatto piangere sono state tagliate fuori dalle prime 6.
In poche parole abbiamo perso contro compagini rivelatesi mediocri, o quantomeno non siderali. Sull'Ungheria poco da stupirsi (col Belgio, per quanto quest'ultimo abbia complessivamente deluso, c'era poco da fare), sulla Russia c'è stata una sopravvalutazione, anche mia, giacché era ritenuta da medaglia o dintorni, ma la modestia del reparto perimetrale è emersa in modo imbarazzante.
- Nella prima semifinale, s'impone da pronostico la Francia sulla Gran Bretagna. Ma non certo passeggiando come si poteva ipotizzare. Nemmeno, per la verità, rischiando seriamente di perdere, giacché, dopo il 34-34 all'intertempo, nella ripresa il mini-allungo transalpino era già il vantaggio definitivo, mai colmato dalle soggette alla Brexit. Le quali peraltro meritano applausi per la tenacia nello stare aggrappate alla partita nonostante il (relativo) tradimento della stella Fagbenle, che dopo aver dominato in lungo e in largo l'Europeo s'è fermata a 10 punti con poche iniziative. Certo, contro il pacchetto-lunghe della Francia era tutto più difficile ma è parsa rinunciataria. Più in generale, applausi alla GBR per aver prodotto una squadra da semifinale europea in un paese dove il basket conta meno del tiro allo schioppo da noi: con tanti saluti all'alibi sovente accampato dalle nostre parti, sulla carenza di tesserate, la pallavolo che ci svernicia eccetera. Un movimento cestistico di nulla tradizione e nullo seguito è arrivato dove noi non giungiamo da 24 anni.
Per la Francia, invece, che ha tradizione, un seguito apprezzabile e quant'altro, trattasi della quarta finale consecutiva; l'unico problema è che le tre precedenti le ha perse. Fare poker sarebbe spiacevole, anche se, nella nostra miseria, ovviamente pagheremmo per farne anche sei o sette, di finali perse in filotto. Dopo la super-Gruda del quarto col Belgio, stavolta è stata l'estrosa biondina Johannès a far la differenza con le sue maggiche sospensioni in precario equilibrio. Non è stata una prestazione da urlo, a livello collettivo, ma ipotizzo che dopo aver speso molto col Belgio, e in prospettiva di dover spendere tutto in finale, le suddite di Macron (sarebbe figo se come sponsor tecnico avessero la Macron, tra parentesi; ma non credo) abbiano consciamente tenuto un po' di freno a manopola in questa circostanza, confidando di poter tenere a bada le inferiori albioniche. I conti potrebbero tornare domani, ma vedremo.
- Nell'altra, e più attesa, semifinale, la Spagna dimostra cosa sia l'abitudine a vincere, spezzando i sogni delle serbe dinnanzi a 7200 spettatori (cifra ufficiale, non so se magari con qualche imbucato da aggiungere). Da ricordare che la Spagna gioca senza la stella Torrens, più, volendo, la naturalizzata Lyttle anche se la sua presenza escluderebbe l'ormai quasi altrettanto valida Ndour. Dettagli a parte, le iberiche approfittavano d'un'apparente tensione delle titolari serbe, che attanagliava in particolare Petrovic e Dabovic, andando in fuga nel primo quarto e mantenendo un discreto margine nel secondo e nel terzo. Nell'ultimo, più per gasamento emotivo che per una serata sopraffina (bene comunque Milovanovic alias Brooks e, dalla panchina, Butulija e Stankovic), le casalinghe raggiungevano e sorpassavano le blasonate rivali. Si era sul 66-64 Serbia a 3 minuti dalla fine.
A quel punto accadeva l'imponderabile. Su un'azione a centro area di Ndour, dopo che era già stato fischiato fallo alla difesa, Dabovic si produceva in uno sconsiderato colpo di karate (o comunque con la mano di taglio) sull'ibero-senegalese, non so per quali conti da regolare in maniera primitiva. Antisportivo e quinto fallo. La follia più totale. Da quel momento la Serbia si paralizzava, non segnando più, ma proprio tirando da cani, come in stato di shock. La Spagna ringraziava, col cinismo di chi ne ha vinte tante in situazioni critiche, e la portava a casa, 66-71.
Serbia che getta l'occasione di una finale davanti al proprio popolo; ma per quanto ho visto in questa decina di giorni, credo che le discepole della figlia del grande Bozo siano giunte in flessione rispetto ai giorni gloriosi dell'oro 2015: gli elementi migliori ormai sono sulla trentina e hanno mostrato in parte la corda. Aver vinto con Bielorussia, Russia e Belgio sempre in volata è stato grasso che cola. Se domani le serbe perdono il bronzo contro le britanniche sarà un flop ma, a ben vedere, potevano essere già fuori, se giravano storte le prime giornate.
L'adagio Franza o Spagna, purché se magna, è quantomai valido nell'occasione; sembra la solita eterna solfa ma in realtà è solo la terza volta che le due s'incontrano in finale (nelle ultime 4 edizioni, peraltro). Un po' come Lakers-Celtics degli anni '80: sembrava s'affrontassero tutti gli anni per l'anello ma in realtà avvenne solo tre volte. Nessuna delle due immagino sia granché simpatica dalle nostre parti ma le migliori sono loro, non c'è da opinare. Sia come squadre odierne, sia come movimenti nel loro complesso. Le altre nazioni vivono di cicli, annate buone alternate ad altre di siccità; loro in tutte le categorie sono sempre al top. Magari in futuro la pestilenza calcistica che le ha contagiate di recente produrrà un calo di vocazioni cestistiche e s'indeboliranno; ma se sarà, non si vedrà prima di 5, forse 10 anni.
Si sono disputate nell'ormai tramontato sabato le semifinali di Eurobasket Women 2019.
- Un prologo non irrilevante s'è avuto nel pomeriggio, con gli spareggi per l'accesso ai Preolimpici 2020. Se li sono aggiudicati Belgio (con agio sull'Ungheria) e Svezia (di misura sulla Russia). Risultati che squalificano vieppiù la qualità dell'Europeo azzurro: come si nota, le due che c'hanno fatto piangere sono state tagliate fuori dalle prime 6.
In poche parole abbiamo perso contro compagini rivelatesi mediocri, o quantomeno non siderali. Sull'Ungheria poco da stupirsi (col Belgio, per quanto quest'ultimo abbia complessivamente deluso, c'era poco da fare), sulla Russia c'è stata una sopravvalutazione, anche mia, giacché era ritenuta da medaglia o dintorni, ma la modestia del reparto perimetrale è emersa in modo imbarazzante.
- Nella prima semifinale, s'impone da pronostico la Francia sulla Gran Bretagna. Ma non certo passeggiando come si poteva ipotizzare. Nemmeno, per la verità, rischiando seriamente di perdere, giacché, dopo il 34-34 all'intertempo, nella ripresa il mini-allungo transalpino era già il vantaggio definitivo, mai colmato dalle soggette alla Brexit. Le quali peraltro meritano applausi per la tenacia nello stare aggrappate alla partita nonostante il (relativo) tradimento della stella Fagbenle, che dopo aver dominato in lungo e in largo l'Europeo s'è fermata a 10 punti con poche iniziative. Certo, contro il pacchetto-lunghe della Francia era tutto più difficile ma è parsa rinunciataria. Più in generale, applausi alla GBR per aver prodotto una squadra da semifinale europea in un paese dove il basket conta meno del tiro allo schioppo da noi: con tanti saluti all'alibi sovente accampato dalle nostre parti, sulla carenza di tesserate, la pallavolo che ci svernicia eccetera. Un movimento cestistico di nulla tradizione e nullo seguito è arrivato dove noi non giungiamo da 24 anni.
Per la Francia, invece, che ha tradizione, un seguito apprezzabile e quant'altro, trattasi della quarta finale consecutiva; l'unico problema è che le tre precedenti le ha perse. Fare poker sarebbe spiacevole, anche se, nella nostra miseria, ovviamente pagheremmo per farne anche sei o sette, di finali perse in filotto. Dopo la super-Gruda del quarto col Belgio, stavolta è stata l'estrosa biondina Johannès a far la differenza con le sue maggiche sospensioni in precario equilibrio. Non è stata una prestazione da urlo, a livello collettivo, ma ipotizzo che dopo aver speso molto col Belgio, e in prospettiva di dover spendere tutto in finale, le suddite di Macron (sarebbe figo se come sponsor tecnico avessero la Macron, tra parentesi; ma non credo) abbiano consciamente tenuto un po' di freno a manopola in questa circostanza, confidando di poter tenere a bada le inferiori albioniche. I conti potrebbero tornare domani, ma vedremo.
- Nell'altra, e più attesa, semifinale, la Spagna dimostra cosa sia l'abitudine a vincere, spezzando i sogni delle serbe dinnanzi a 7200 spettatori (cifra ufficiale, non so se magari con qualche imbucato da aggiungere). Da ricordare che la Spagna gioca senza la stella Torrens, più, volendo, la naturalizzata Lyttle anche se la sua presenza escluderebbe l'ormai quasi altrettanto valida Ndour. Dettagli a parte, le iberiche approfittavano d'un'apparente tensione delle titolari serbe, che attanagliava in particolare Petrovic e Dabovic, andando in fuga nel primo quarto e mantenendo un discreto margine nel secondo e nel terzo. Nell'ultimo, più per gasamento emotivo che per una serata sopraffina (bene comunque Milovanovic alias Brooks e, dalla panchina, Butulija e Stankovic), le casalinghe raggiungevano e sorpassavano le blasonate rivali. Si era sul 66-64 Serbia a 3 minuti dalla fine.
A quel punto accadeva l'imponderabile. Su un'azione a centro area di Ndour, dopo che era già stato fischiato fallo alla difesa, Dabovic si produceva in uno sconsiderato colpo di karate (o comunque con la mano di taglio) sull'ibero-senegalese, non so per quali conti da regolare in maniera primitiva. Antisportivo e quinto fallo. La follia più totale. Da quel momento la Serbia si paralizzava, non segnando più, ma proprio tirando da cani, come in stato di shock. La Spagna ringraziava, col cinismo di chi ne ha vinte tante in situazioni critiche, e la portava a casa, 66-71.
Serbia che getta l'occasione di una finale davanti al proprio popolo; ma per quanto ho visto in questa decina di giorni, credo che le discepole della figlia del grande Bozo siano giunte in flessione rispetto ai giorni gloriosi dell'oro 2015: gli elementi migliori ormai sono sulla trentina e hanno mostrato in parte la corda. Aver vinto con Bielorussia, Russia e Belgio sempre in volata è stato grasso che cola. Se domani le serbe perdono il bronzo contro le britanniche sarà un flop ma, a ben vedere, potevano essere già fuori, se giravano storte le prime giornate.
L'adagio Franza o Spagna, purché se magna, è quantomai valido nell'occasione; sembra la solita eterna solfa ma in realtà è solo la terza volta che le due s'incontrano in finale (nelle ultime 4 edizioni, peraltro). Un po' come Lakers-Celtics degli anni '80: sembrava s'affrontassero tutti gli anni per l'anello ma in realtà avvenne solo tre volte. Nessuna delle due immagino sia granché simpatica dalle nostre parti ma le migliori sono loro, non c'è da opinare. Sia come squadre odierne, sia come movimenti nel loro complesso. Le altre nazioni vivono di cicli, annate buone alternate ad altre di siccità; loro in tutte le categorie sono sempre al top. Magari in futuro la pestilenza calcistica che le ha contagiate di recente produrrà un calo di vocazioni cestistiche e s'indeboliranno; ma se sarà, non si vedrà prima di 5, forse 10 anni.
venerdì 5 luglio 2019
La laurea di Keys (anziché giocare)
Siamo in una situazione sociale per cui una delle lunghe che avrebbe fatto assai comodo alle nostre ha ritenuto più utile per il suo futuro prendersi la laurea anziché il pass per le Olimpiadi 2020...
Nazionale: una storia mediocre
Comincio a inquietarmi, perché ormai doveva essere giunta la nostra ora, visto che le '92-93, le quali inaugurarono la nostra rifioritura giovanile, sono ormai nell'età ideale, e invece nulla, siamo allo stallo. Non al cesso totale, perché c'è anche chi non si qualifica agli Europei o chi esce al primo turno, ma nel limbo.
A dirla tutta, non è che la nostra nazionale abbia avuto una storia granché gloriosa. A parte l'oro pionieristico del '38, come si vede dal palmarès c'è solo il bronzo del '74 (a Cagliari) e l'argento del '95. Arrivavamo un po' meglio di adesso perché c'erano meno paesi in ballo: l'Urss ti demoliva ma era una sola, la Jugoslavia era unita, altre nazioni erano all'età della pietra. Le delusioni erano la norma, giacché a quei tempi arrivare quinte o settime era quasi uguale ad arrivare ultime fra le cestisticamente evolute.
E' chiaro che non si pretende una medaglia ogni edizione, perché non è mai stato nelle nostre corde; però si riusciva, non di rado, ad andare a Mondiali e Olimpiadi, sino a metà anni '90. E' la sommatoria tra digiuno di medaglie europee e sistematiche mancate qualificazioni agli eventi intercontinentali che dura da un tempo inconcepibile. In pratica da 24 anni ogni volta che c'è una partita decisiva per un obiettivo (salvo quelle di qualificazione agli Europei) la falliamo. Se poi per spiegarlo vogliamo far credere che Macchi o Masciadri o Betta Moro fallivano per carenza di fondamentali...
A dirla tutta, non è che la nostra nazionale abbia avuto una storia granché gloriosa. A parte l'oro pionieristico del '38, come si vede dal palmarès c'è solo il bronzo del '74 (a Cagliari) e l'argento del '95. Arrivavamo un po' meglio di adesso perché c'erano meno paesi in ballo: l'Urss ti demoliva ma era una sola, la Jugoslavia era unita, altre nazioni erano all'età della pietra. Le delusioni erano la norma, giacché a quei tempi arrivare quinte o settime era quasi uguale ad arrivare ultime fra le cestisticamente evolute.
E' chiaro che non si pretende una medaglia ogni edizione, perché non è mai stato nelle nostre corde; però si riusciva, non di rado, ad andare a Mondiali e Olimpiadi, sino a metà anni '90. E' la sommatoria tra digiuno di medaglie europee e sistematiche mancate qualificazioni agli eventi intercontinentali che dura da un tempo inconcepibile. In pratica da 24 anni ogni volta che c'è una partita decisiva per un obiettivo (salvo quelle di qualificazione agli Europei) la falliamo. Se poi per spiegarlo vogliamo far credere che Macchi o Masciadri o Betta Moro fallivano per carenza di fondamentali...
giovedì 4 luglio 2019
Europei: commento quarti di finale
(pubblicato su Basketforum)
Disputati giovedì i quarti di finale di Eurobasket donne.
- Per Cenerentola Gran Bretagna non suona ancora la mezzanotte. Batte l'Ungheria 62-59 e va in semifinale. Per uno sport misconosciuto in terra d'Oltremanica (tanto più mentre sono in corso Mondiale di calciodonne, Wimbledon e Mondiale di cricket) è un risultato straordinario. La messia britannica è la nigerio-americana Fagbenle, 29 punti contro l'Ungheria che dunque perde a sua volta l'occasione della vita, quella che avremmo potuto cogliere noi al posto delle magiare se solo le avessimo battute nel girone.
- La Spagna fa pizzette della Russia, nostra giustiziera: 78-54. Probabile che avremmo fatto la stessa fine, se non peggio, ma valeva la pena di farla, visto che poi ci saremmo almeno giocati lo spareggio-Preolimpico. Uno squadrone contro una squadra media, questo è stato il confronto. Ndour, 24 punti, domina il duello con Vadeeva rimandandola alla prossima edizione quando la bebè-prodigio russa avrà ben 22 anni e mezzo (e sarà già al quarto Europeo).
- In una possibile finale (o quantomeno semifinale) anticipata, la Francia uccella il Belgio, 84-80 previo overtempo, dopo che le vallon-fiamminghe avevano ribaltato l'iniziale predominio delle galle. A un minuto o poco più dal termine, la situazione sembra in mano a Meesseman e compagne, fra cui spicca l'utilissima spallelarghe Linskens, ma tra tiri liberi sciupati e un andare a farfalle in difesa nell'azione decisiva, il Belgio concede il pareggio con una tripla di Hartley a -10 secondi. Nell'overtime continua a dominare la scledense Gruda (33 punti) mentre Meesseman esce per falli ed esce di scena. Un Belgio che è entrato papa ma esce cardinale da questo Europeo, con appena 2 vittorie in 5 partite (per la verità può ancora conquistare il Preolimpico ma è un'altra corsa). Ora la Francia sembra avere un canale diretto verso la finale (sarebbe la quinta consecutiva), trovando la Gran Bretagna nel derby della Manica. La perfida Albione dovrebbe vieppiù superarsi.
- Davanti a circa 6000 spettatori (pochi se fossero maschi, tanti per gli attuali chiari di luna femminili) la Serbia s'esalta anziché paralizzarsi per la pressione, e salta sopra la Svezia come un materasso molle e privo d'ogni resistenza: 87-49. Sabato, contro la Spagna, si capirà se è vera gloria quella delle slave, anche se avendo già battuto Russia e soprattutto Belgio, non si può dire che abbiano avuto la strada spianata sinora.
Disputati giovedì i quarti di finale di Eurobasket donne.
- Per Cenerentola Gran Bretagna non suona ancora la mezzanotte. Batte l'Ungheria 62-59 e va in semifinale. Per uno sport misconosciuto in terra d'Oltremanica (tanto più mentre sono in corso Mondiale di calciodonne, Wimbledon e Mondiale di cricket) è un risultato straordinario. La messia britannica è la nigerio-americana Fagbenle, 29 punti contro l'Ungheria che dunque perde a sua volta l'occasione della vita, quella che avremmo potuto cogliere noi al posto delle magiare se solo le avessimo battute nel girone.
- La Spagna fa pizzette della Russia, nostra giustiziera: 78-54. Probabile che avremmo fatto la stessa fine, se non peggio, ma valeva la pena di farla, visto che poi ci saremmo almeno giocati lo spareggio-Preolimpico. Uno squadrone contro una squadra media, questo è stato il confronto. Ndour, 24 punti, domina il duello con Vadeeva rimandandola alla prossima edizione quando la bebè-prodigio russa avrà ben 22 anni e mezzo (e sarà già al quarto Europeo).
- In una possibile finale (o quantomeno semifinale) anticipata, la Francia uccella il Belgio, 84-80 previo overtempo, dopo che le vallon-fiamminghe avevano ribaltato l'iniziale predominio delle galle. A un minuto o poco più dal termine, la situazione sembra in mano a Meesseman e compagne, fra cui spicca l'utilissima spallelarghe Linskens, ma tra tiri liberi sciupati e un andare a farfalle in difesa nell'azione decisiva, il Belgio concede il pareggio con una tripla di Hartley a -10 secondi. Nell'overtime continua a dominare la scledense Gruda (33 punti) mentre Meesseman esce per falli ed esce di scena. Un Belgio che è entrato papa ma esce cardinale da questo Europeo, con appena 2 vittorie in 5 partite (per la verità può ancora conquistare il Preolimpico ma è un'altra corsa). Ora la Francia sembra avere un canale diretto verso la finale (sarebbe la quinta consecutiva), trovando la Gran Bretagna nel derby della Manica. La perfida Albione dovrebbe vieppiù superarsi.
- Davanti a circa 6000 spettatori (pochi se fossero maschi, tanti per gli attuali chiari di luna femminili) la Serbia s'esalta anziché paralizzarsi per la pressione, e salta sopra la Svezia come un materasso molle e privo d'ogni resistenza: 87-49. Sabato, contro la Spagna, si capirà se è vera gloria quella delle slave, anche se avendo già battuto Russia e soprattutto Belgio, non si può dire che abbiano avuto la strada spianata sinora.
martedì 2 luglio 2019
Europei - l'eliminazione dell'Italia
Tutto è perduto, perduto è tutto.
Siamo fuori dagli Europei e dalle Olimpiadi 2020, battuti dalla Russia 54-63 nello spareggio. Sui social la foto simbolo è Zandalasini in lacrime. Come 2 anni fa ma senza poter recriminare su un torto arbitrale. Ci siamo sciolti sul più bello. Tutto qui.
Sono in poltrona, davanti alla tv, a notte fonda, riguardando pezzi di partita cercando di reprimere la depressione, perché poi ho da scrivere le cronache quotidiane di Binzago.
L'ultima del girone, con la Slovenia, era stata incoraggiante. Vittoria netta contro una squadra che aveva fatto soffrire l'Ungheria e che poi nello spareggio, oggi, stava per farla ancora più grossa, buttando fuori il Belgio, salvo poi commettere erroracci fatali. Contro le slave di confine abbiamo giocato bene, ma s'intuiva che la loro carenza di stazza si sposava bene alle nostre caratteristiche, tant'è che andavamo a segnare da dentro l'area, come non c'era riuscito con l'Ungheria.
E ci toccava la Russia nel "barrage". Devo ammettere che avevo sopravvalutato le suddite di Putin. Pensavo che Vadeeva e Musina bastassero per riportarla a valori da podio, ma non consideravo la mediocrità delle esterne, che riduce anche il potenziale del pacchetto-lunghe, che dev'essere innescato bene. La stessa Vadeeva, pur essendo il solito animale da canestro che si palesò già 4 anni fa da teenager, ha mostrato qualche limite, segnatamente nella gestione dei falli, auto-costringendosi a soste in panchina. E Musina ogni tanto si fa evanescente.
Sicché la Russia nel girone ha ceduto nel finale con Belgio e Serbia, salvandosi nel dentro o fuori con la Bielorussia all'ultima. Certo, però, con Vadeeva, Musina, Maiga e Vieru, sotto canestro c'era da tremare, per noi povere grissine.
Un pizzico d'ottimismo, però, dopo la buona prova con la Slovenia lo nutrivamo.
Seguivo l'andazzo della partita dal torneo di Binzago. Qualcuna delle giocatrici impegnate nella partita in contemporanea mi chiedeva aggiornamenti.
E fino a quasi metà del terzo quarto si sorrideva. L'inizio della partita era stato preoccupante, con Vadeeva che andava a canestro con un certo agio, fendendo la nostra area come temevamo. Poi però avevamo preso bene le misure a lei, quasi annullato Musina e speculato sulla mediocrità delle loro esterne.
Siamo rientrati dall'intervallo alla grande: un 6-0 di André-Zanda-F. Dotto ci portava sul 39-31 al 23'. Certo, nulla di risolutivo ma meglio di così era difficile pretendere, come situazione di punteggio.
Poi improvvisamente la luce si spegne. Nella scatola nera del disastro, penso che ognuno troverà cause diverse. Fatto sta che incassiamo un 7-30 atroce, che distrugge il nostro Europeo. A mio parere la chiave è stata che, di colpo, le esterne russe si sono svegliate dall'inerzia e hanno iniziato a segnare da fuori. A quel punto la nostra coperta difensiva è diventata corta, non potendo più rischiare sul perimetro: e senza raddoppiare sotto, le loro lunghe sfruttavano la superiorità.
In attacco ci siamo disuniti. Nessuna è riuscita a tenere le fila. Tanti tiri affrettati, forse per il panico nel vedere la Russia che ribaltava la partita. Ma così, anziché mettere toppe allargavamo il buco.
Si è arrivati sul 46-61 a 5'30" dalla fine. Lì era chiaro che tutto era andato a puttane, che non avremmo avuto la forza, né tecnica né mentale, di rimontare tutto.
Non sarebbe onesto dire che ci siamo rassegnati. Da lì abbiamo concesso solo 2 punti, ma ne abbiamo segnati 8, attaccando disordinatamente. Un po' una sintesi della partita: una Russia abbordabile, ma non siamo stati capaci di salire a bordo e portare a termine l'assalto.
Zandalasini ha finito con 24 punti, unica in doppia cifra. Numericamente sui livelli dei giorni belli di due anni fa. Sul piano individuale non ha perso il duello con Vadeeva, che ha fatto 19+9 rimbalzi. Certo non è lei a essere mancata: che dire di Sottana, zero punti (era acciaccata); F.Dotto, 6? Qualcosina meglio Penna e André, 8 a testa. Ma il resto poco o nulla. La Russia ha segnato con 11 giocatrici, noi con 7.
E però la stessa Zanda non ha avuto l'effetto trascinante di due anni fa. Una paura mi viene, che col tempo la colga lo stesso male oscuro di Gallinari, il suo equivalente maschile. Cioè uno che resta bellissimo stilisticamente, ma che in qualche modo non riesce a essere decisivo nel risultato di squadra, laddove invece da giovane sembrava un mix perfetto tra estetica e concretezza.
Ma non è solo lei che mi fa vedere inquietanti analogie con l'Italia maschile di quest'epoca. una manciata di canestri meravigliosi, carpiati all'indietro da 7 metri con l'avversario addosso, peccato che l'altra squadra ne segna una manciata e mezza da sotto o da 3 con spazio e fa più punti, anche se con meno stile.
Il c.t. sembra il primo alla sbarra. Chi aveva bile nei confronti di Crespi la sta già sversando sui social, con la solita violenza dei drogati da web, che non considerano la persona reale che sta dietro l'entità astratta cui pensano di rivolgere l'insulto.
Lasciando perdere gli estremisti, è chiaro però che Crespi ha fallito. A sua scusante, continuo a pensare che l'onda lunga del casino di novembre scorso si sia proiettata fino a questo Europeo. Magari inconsciamente; magari se lo chiedessimo alle giocatrici negherebbero convinte. E però, qualcosa s'è spezzato in modo irrimediabile, in quelle settimane.
Certo ora le clip di Sky con le perle di dottrina del c.t. suonano vacue. Progetti abortiti. Le "ragazze in tiro", perché s'era accorto che le italiane tiravano ogni tot secondi mentre il resto del mondo ogni tot (cioè meno tempo, ovvero più di frequente), roba che onestamente c'ho messo un po' a capirla. Alta ingegneria cestistica per poi incartarci come sempre nel momento della verità.
Lo si era pensato un po' tutti, due anni fa, quando fu nominato Crespi: una scommessa a rischio, può funzionare ma si cammina su un filo sottile. Viste le antipatie pregresse che si porta dietro, visto il suo modo particolare d'essere, o gira tutto bene o sarà un fallimento. Alla fine purtroppo, se non sarà tutto da buttare sarà però un'incompiuta.
Non è un fallimento di quelli totali, tragici, catastrofici. Ma è la prospettiva storica a far piangere. Il conto degli anni di vacche magre s'aggiorna ulteriormente. Quasi una litania che ogni volta va peggiorando: "è dal 1996 che non andiamo alle Olimpiadi, è dal 1994 che non andiamo ai Mondiali, è dal 1995 che non vinciamo una medaglia agli Europei".
Mi vengono in mente gli Europei 2007, quelli di Chieti. Macchi con lo sguardo perduto nel vuoto dopo l'eliminazione. E anche lì la sensazione di un cedimento caratteriale. Che poi diventa anche tecnico-tattico, perché appunto si tira a casaccio, si va a farfalle in difesa, eccetera. Di solito mi piace poco metterla sul piano emotivo, quando c’è da spiegare una sconfitta. Un po’ semplicistico. Però cambiano le giocatrici, cambiano i c.t., cambiano le avversarie, ma mi sembra di rivedere lo stesso film ogni volta.
Mettiamola così: abbiamo sistematicamente fallito, negli ultimi 23 anni, le partite più importanti. Ognuno se lo spieghi come vuole. Io dico che se ogni volta puntiamo sulla retorica del cuore, i sentimenti, il video emozionale in cui la giocatrice racconta quanto sono legate eccetera, poi rischia d’essere facile scivolare in una china pericolosa quando la pressione sale.
Dovremo aspettare all’infinito perché giri la ruota?
(* mai pubblicato - doveva essere un capitolo del riassunto lungo dell'estate)
Siamo fuori dagli Europei e dalle Olimpiadi 2020, battuti dalla Russia 54-63 nello spareggio. Sui social la foto simbolo è Zandalasini in lacrime. Come 2 anni fa ma senza poter recriminare su un torto arbitrale. Ci siamo sciolti sul più bello. Tutto qui.
Sono in poltrona, davanti alla tv, a notte fonda, riguardando pezzi di partita cercando di reprimere la depressione, perché poi ho da scrivere le cronache quotidiane di Binzago.
L'ultima del girone, con la Slovenia, era stata incoraggiante. Vittoria netta contro una squadra che aveva fatto soffrire l'Ungheria e che poi nello spareggio, oggi, stava per farla ancora più grossa, buttando fuori il Belgio, salvo poi commettere erroracci fatali. Contro le slave di confine abbiamo giocato bene, ma s'intuiva che la loro carenza di stazza si sposava bene alle nostre caratteristiche, tant'è che andavamo a segnare da dentro l'area, come non c'era riuscito con l'Ungheria.
E ci toccava la Russia nel "barrage". Devo ammettere che avevo sopravvalutato le suddite di Putin. Pensavo che Vadeeva e Musina bastassero per riportarla a valori da podio, ma non consideravo la mediocrità delle esterne, che riduce anche il potenziale del pacchetto-lunghe, che dev'essere innescato bene. La stessa Vadeeva, pur essendo il solito animale da canestro che si palesò già 4 anni fa da teenager, ha mostrato qualche limite, segnatamente nella gestione dei falli, auto-costringendosi a soste in panchina. E Musina ogni tanto si fa evanescente.
Sicché la Russia nel girone ha ceduto nel finale con Belgio e Serbia, salvandosi nel dentro o fuori con la Bielorussia all'ultima. Certo, però, con Vadeeva, Musina, Maiga e Vieru, sotto canestro c'era da tremare, per noi povere grissine.
Un pizzico d'ottimismo, però, dopo la buona prova con la Slovenia lo nutrivamo.
Seguivo l'andazzo della partita dal torneo di Binzago. Qualcuna delle giocatrici impegnate nella partita in contemporanea mi chiedeva aggiornamenti.
E fino a quasi metà del terzo quarto si sorrideva. L'inizio della partita era stato preoccupante, con Vadeeva che andava a canestro con un certo agio, fendendo la nostra area come temevamo. Poi però avevamo preso bene le misure a lei, quasi annullato Musina e speculato sulla mediocrità delle loro esterne.
Siamo rientrati dall'intervallo alla grande: un 6-0 di André-Zanda-F. Dotto ci portava sul 39-31 al 23'. Certo, nulla di risolutivo ma meglio di così era difficile pretendere, come situazione di punteggio.
Poi improvvisamente la luce si spegne. Nella scatola nera del disastro, penso che ognuno troverà cause diverse. Fatto sta che incassiamo un 7-30 atroce, che distrugge il nostro Europeo. A mio parere la chiave è stata che, di colpo, le esterne russe si sono svegliate dall'inerzia e hanno iniziato a segnare da fuori. A quel punto la nostra coperta difensiva è diventata corta, non potendo più rischiare sul perimetro: e senza raddoppiare sotto, le loro lunghe sfruttavano la superiorità.
In attacco ci siamo disuniti. Nessuna è riuscita a tenere le fila. Tanti tiri affrettati, forse per il panico nel vedere la Russia che ribaltava la partita. Ma così, anziché mettere toppe allargavamo il buco.
Si è arrivati sul 46-61 a 5'30" dalla fine. Lì era chiaro che tutto era andato a puttane, che non avremmo avuto la forza, né tecnica né mentale, di rimontare tutto.
Non sarebbe onesto dire che ci siamo rassegnati. Da lì abbiamo concesso solo 2 punti, ma ne abbiamo segnati 8, attaccando disordinatamente. Un po' una sintesi della partita: una Russia abbordabile, ma non siamo stati capaci di salire a bordo e portare a termine l'assalto.
Zandalasini ha finito con 24 punti, unica in doppia cifra. Numericamente sui livelli dei giorni belli di due anni fa. Sul piano individuale non ha perso il duello con Vadeeva, che ha fatto 19+9 rimbalzi. Certo non è lei a essere mancata: che dire di Sottana, zero punti (era acciaccata); F.Dotto, 6? Qualcosina meglio Penna e André, 8 a testa. Ma il resto poco o nulla. La Russia ha segnato con 11 giocatrici, noi con 7.
E però la stessa Zanda non ha avuto l'effetto trascinante di due anni fa. Una paura mi viene, che col tempo la colga lo stesso male oscuro di Gallinari, il suo equivalente maschile. Cioè uno che resta bellissimo stilisticamente, ma che in qualche modo non riesce a essere decisivo nel risultato di squadra, laddove invece da giovane sembrava un mix perfetto tra estetica e concretezza.
Ma non è solo lei che mi fa vedere inquietanti analogie con l'Italia maschile di quest'epoca. una manciata di canestri meravigliosi, carpiati all'indietro da 7 metri con l'avversario addosso, peccato che l'altra squadra ne segna una manciata e mezza da sotto o da 3 con spazio e fa più punti, anche se con meno stile.
Il c.t. sembra il primo alla sbarra. Chi aveva bile nei confronti di Crespi la sta già sversando sui social, con la solita violenza dei drogati da web, che non considerano la persona reale che sta dietro l'entità astratta cui pensano di rivolgere l'insulto.
Lasciando perdere gli estremisti, è chiaro però che Crespi ha fallito. A sua scusante, continuo a pensare che l'onda lunga del casino di novembre scorso si sia proiettata fino a questo Europeo. Magari inconsciamente; magari se lo chiedessimo alle giocatrici negherebbero convinte. E però, qualcosa s'è spezzato in modo irrimediabile, in quelle settimane.
Certo ora le clip di Sky con le perle di dottrina del c.t. suonano vacue. Progetti abortiti. Le "ragazze in tiro", perché s'era accorto che le italiane tiravano ogni tot secondi mentre il resto del mondo ogni tot (cioè meno tempo, ovvero più di frequente), roba che onestamente c'ho messo un po' a capirla. Alta ingegneria cestistica per poi incartarci come sempre nel momento della verità.
Lo si era pensato un po' tutti, due anni fa, quando fu nominato Crespi: una scommessa a rischio, può funzionare ma si cammina su un filo sottile. Viste le antipatie pregresse che si porta dietro, visto il suo modo particolare d'essere, o gira tutto bene o sarà un fallimento. Alla fine purtroppo, se non sarà tutto da buttare sarà però un'incompiuta.
Non è un fallimento di quelli totali, tragici, catastrofici. Ma è la prospettiva storica a far piangere. Il conto degli anni di vacche magre s'aggiorna ulteriormente. Quasi una litania che ogni volta va peggiorando: "è dal 1996 che non andiamo alle Olimpiadi, è dal 1994 che non andiamo ai Mondiali, è dal 1995 che non vinciamo una medaglia agli Europei".
Mi vengono in mente gli Europei 2007, quelli di Chieti. Macchi con lo sguardo perduto nel vuoto dopo l'eliminazione. E anche lì la sensazione di un cedimento caratteriale. Che poi diventa anche tecnico-tattico, perché appunto si tira a casaccio, si va a farfalle in difesa, eccetera. Di solito mi piace poco metterla sul piano emotivo, quando c’è da spiegare una sconfitta. Un po’ semplicistico. Però cambiano le giocatrici, cambiano i c.t., cambiano le avversarie, ma mi sembra di rivedere lo stesso film ogni volta.
Mettiamola così: abbiamo sistematicamente fallito, negli ultimi 23 anni, le partite più importanti. Ognuno se lo spieghi come vuole. Io dico che se ogni volta puntiamo sulla retorica del cuore, i sentimenti, il video emozionale in cui la giocatrice racconta quanto sono legate eccetera, poi rischia d’essere facile scivolare in una china pericolosa quando la pressione sale.
Dovremo aspettare all’infinito perché giri la ruota?
(* mai pubblicato - doveva essere un capitolo del riassunto lungo dell'estate)
lunedì 1 luglio 2019
U14: Basket Roma, scudetto-thrilling
Sabato 29 giugno ero a una sagra in provincia di Varese, approfittando di una serata di pausa del torneo di Binzago. Caldo sopportabile.
All'ora di cena, ho seguito in streaming, sul cellulare, gli ultimi minuti della finale scudetto Under 14 tra il Basket Roma e Costa.
Finora non avevamo avuto fortuna, quanto a equilibrio nelle finalissime giovanili, quest’anno: finale U18, 3 settimane fa, dominata da Venezia su Costa; finale U16, la scorsa settimana, stravinta da Costa su Brescia. Mettici pure la finale di Coppa Italiana U20: a senso unico per la Reyer su Battipaglia.
Questa partita invece è appassionante: Roma è scappata in fuga con la possente Lucantoni, aveva 12 punti di vantaggio a fine 3° quarto. Ma Costa, come già fatto nei quarti e ancor più in semifinale con Schio, ha rimontato tutto. Anzi, è andata pure avanti di 4, poco fa. Roma però ha reagito, dimostrando a sua volta una gran personalità.
Ora siamo a 2'30" dalla fine e il punteggio è 60-60. Bestiale: lo scudetto, il sogno di un anno di lavoro, diciamo pure di un'intera giovine vita cestistica per queste ragazze, è sospeso esattamente a metà fra le due squadre, che hanno 150 secondi per tirarlo dalla propria parte.
E sono 150 secondi pazzi. Palle perse, errori da sotto, chiusure difensive generosissime che salvano canestri già fatti. Roma sbaglia un pizzico meno e va 62-60 ma la masnaghese Rotta fa 2/2 ai liberi e pareggia a -32".
Le concittadine della Lupa sbagliano da 3: chi strappa il rimbalzo ha il match-point-scudetto nelle sue mani. Ed è Roma a guadagnarsi una nuova chance. Belluzzo subisce fallo e mette un libero: 63-62.
Timeout Costa, azione ben costruita, circolazione-palla e scarico sul perimetro per Cibinetto, una 2006 dal fisico potente, che 3 settimane fa ho visto trascinare Costa U13 al titolo regionale. Tira per lo scudetto. La parabola che seguo sul telefonino dura meno di un secondo ma sembra una vita.
Ferro. Roma prende il rimbalzo e segna un libero allo scadere. Finisce 64-62.
La gioia delle vincitrici e il dolore delle sconfitte, come sempre nel basket giovanile, sono così intensi e spontanei che ti colpiscono forte anche se hai visto la stessa scena mille volte.
In generale sembra una bell’annata, questa 2005. Già coach Lucchesi l’aveva segnalato, commentandomi le finali U16 per l’ultimo numero di Pink Basket: tante 2005 già in evidenza pur contro le più grandi. Zanardi, Lucantoni ma non solo. In effetti il panorama delle 2003 sembra meno esaltante, tant’è che Costa ha dominato in modo fin troppo semplice e a sua volta Brixia con un nucleo di ’04-05 è arrivata in finale con un certo agio.
La capitale certifica la crescita del suo movimento: oltre al Basket Roma, che a maggio ha vinto anche lo scudetto Join the Game U14, c'erano un bel botto di società in queste finali e in quelle U16. Sotto una scorza di disinteresse per il basket, nella capitale c'è passione. Non è la prima volta che si nota, ma nel femminile è eclatante, negli ultimi tempi. Dicono che Roma della Raggi faccia schifo ma non mi pare proprio.
Quanto a Costa, certo oggi è scornata ma una settimana fa ha vinto a mani basse lo scudo U16. La statistica è bestiale: ha fatto 6 finali scudetto in 2 anni (vincendone 3), cioè tutte quelle disponibili, U20 a parte in cui non era iscritta. Ha almeno 4 annate consecutive, dal 2002 al 2005, in cui è al top d'Italia; poi se vinci o perdi la finale per un tiro ti cambia il palmarès (e l'umore) ma non cambia il senso di un lavoro ben fatto, né la prospettiva futura, perlomeno quella che puoi sperare di avere.
All'ora di cena, ho seguito in streaming, sul cellulare, gli ultimi minuti della finale scudetto Under 14 tra il Basket Roma e Costa.
Finora non avevamo avuto fortuna, quanto a equilibrio nelle finalissime giovanili, quest’anno: finale U18, 3 settimane fa, dominata da Venezia su Costa; finale U16, la scorsa settimana, stravinta da Costa su Brescia. Mettici pure la finale di Coppa Italiana U20: a senso unico per la Reyer su Battipaglia.
Questa partita invece è appassionante: Roma è scappata in fuga con la possente Lucantoni, aveva 12 punti di vantaggio a fine 3° quarto. Ma Costa, come già fatto nei quarti e ancor più in semifinale con Schio, ha rimontato tutto. Anzi, è andata pure avanti di 4, poco fa. Roma però ha reagito, dimostrando a sua volta una gran personalità.
Ora siamo a 2'30" dalla fine e il punteggio è 60-60. Bestiale: lo scudetto, il sogno di un anno di lavoro, diciamo pure di un'intera giovine vita cestistica per queste ragazze, è sospeso esattamente a metà fra le due squadre, che hanno 150 secondi per tirarlo dalla propria parte.
E sono 150 secondi pazzi. Palle perse, errori da sotto, chiusure difensive generosissime che salvano canestri già fatti. Roma sbaglia un pizzico meno e va 62-60 ma la masnaghese Rotta fa 2/2 ai liberi e pareggia a -32".
Le concittadine della Lupa sbagliano da 3: chi strappa il rimbalzo ha il match-point-scudetto nelle sue mani. Ed è Roma a guadagnarsi una nuova chance. Belluzzo subisce fallo e mette un libero: 63-62.
Timeout Costa, azione ben costruita, circolazione-palla e scarico sul perimetro per Cibinetto, una 2006 dal fisico potente, che 3 settimane fa ho visto trascinare Costa U13 al titolo regionale. Tira per lo scudetto. La parabola che seguo sul telefonino dura meno di un secondo ma sembra una vita.
Ferro. Roma prende il rimbalzo e segna un libero allo scadere. Finisce 64-62.
La gioia delle vincitrici e il dolore delle sconfitte, come sempre nel basket giovanile, sono così intensi e spontanei che ti colpiscono forte anche se hai visto la stessa scena mille volte.
In generale sembra una bell’annata, questa 2005. Già coach Lucchesi l’aveva segnalato, commentandomi le finali U16 per l’ultimo numero di Pink Basket: tante 2005 già in evidenza pur contro le più grandi. Zanardi, Lucantoni ma non solo. In effetti il panorama delle 2003 sembra meno esaltante, tant’è che Costa ha dominato in modo fin troppo semplice e a sua volta Brixia con un nucleo di ’04-05 è arrivata in finale con un certo agio.
La capitale certifica la crescita del suo movimento: oltre al Basket Roma, che a maggio ha vinto anche lo scudetto Join the Game U14, c'erano un bel botto di società in queste finali e in quelle U16. Sotto una scorza di disinteresse per il basket, nella capitale c'è passione. Non è la prima volta che si nota, ma nel femminile è eclatante, negli ultimi tempi. Dicono che Roma della Raggi faccia schifo ma non mi pare proprio.
Quanto a Costa, certo oggi è scornata ma una settimana fa ha vinto a mani basse lo scudo U16. La statistica è bestiale: ha fatto 6 finali scudetto in 2 anni (vincendone 3), cioè tutte quelle disponibili, U20 a parte in cui non era iscritta. Ha almeno 4 annate consecutive, dal 2002 al 2005, in cui è al top d'Italia; poi se vinci o perdi la finale per un tiro ti cambia il palmarès (e l'umore) ma non cambia il senso di un lavoro ben fatto, né la prospettiva futura, perlomeno quella che puoi sperare di avere.
domenica 30 giugno 2019
Europei - considerazioni dopo le prime 2 partite
(Pubblico in ritardo queste note, scritte sabato 29, cioè prima della partita vinta oggi con la Slovenia, che nella sostanza cambia poco).
Oggi l'Italcalcio donne è stata eliminata nei quarti di finale dall'Olanda.
Nulla di inatteso: la melma stava montando da tempo. In Italia sembra che il calcio femminile sia nato adesso, ma il Mondiale femminile è un fenomeno da una quindicina d'anni almeno. Questa edizione in Francia fa sui 20.000 spettatori a partita, ma ce ne sono state altre da 25.000 e dintorni. La pestilenza è nata fra Nord Europa (all’incirca Germania, Olanda, paesi scandinavi) e Nord America (Usa, Canada), poi si è espansa nel Centro Europa: già 4 anni fa, per l'edizione 2015 del Mondialdonne, notavamo come in Francia e Spagna ci fosse un preoccupante botto d'interesse. I paesi balcanici (dall’ex Jugoslavia a Grecia e Turchia) per ora sembrano meno toccati, ma in compenso da loro c’è il volley che va bene.
Si è sdoganata pressoché ovunque la perniciosa idea che il calcio donne è calcio a tutti gli effetti. E il calcio è l'unica vera religione di una considerevole fetta di pianeta.
L'Italia sembrava sana, immune dal contagio, con pregiudizi da osteria ben incarnati dal vecchio Tavecchio, il pittoresco presidente Figc. Il calcio sembrava l'ultimo baluardo d'un maschilismo indubbiamente retrogrado, indegno, ma salvifico dalla nostra ottica di poveri cestofili.
Ma poi le cose sono cambiate. Sono entrati i club maschili grossi, dando una nuova dimensione al business prima miserando. Han guardato intorno e han visto che si può generare interesse intorno alla donne, anzi si può catturare una fetta di pubblico che è satura del calcio maschile e delle sue esasperazioni. Propagandare una presunta "versione sana" dello sport pedestre a chi continuamente ciancia d'etica, stigmatizza i miliardi dei calciatori, le storture dello show-business, eccetera.
Con il piatto ben apparecchiato per il botto mediatico delle calciatrici, l'unico antidoto per sgonfiare la bolla era un flop immediato sul campo. "Ma sì, vedrai che non combinano niente, in un girone con Australia e Brasile", mi diceva un conoscente tempo fa.
Si sperava che andasse così, ma preghiere e scongiuri non sono serviti. L’Italia ha battuto l’Australia, una delle favorite, e pure in modo epico, tipo un rigore al 95° minuto dopo aver rimontato da 0-1. Roba da far appassionare chiunque.
Era il 9 giugno, lo stesso giorno in cui, al grattacielo di Regione Lombardia, mi sono gustato la finale regionale U13 al mattino e quella nazionale U18 al pomeriggio. Ma durante la seconda già sentivo che la bella giornata era guasta.
Da allora sono state 3 settimane di tribolo e sofferenza.
Il 5-0 sulla Giamaica è stato celebrato in prima pagina pure dal Corriere della Sera. Roba che un Danilo Gallinari non ha mai avuto in una carriera.
Le grandi penne del giornalismo progressista, tipo Gramellini e Lilli Gruber, hanno celebrato questo calcio femminile come l'ultima Thule dell'umanità, il simbolo dell'emancipazione della donna, l'avvento di una civiltà nuova. Una rivoluzione copernicana in cui, pensate, le donne giocano e gli uomini assistono.
Come se non fossero decenni che nel mondo si celebrano e si seguono straordinarie campionesse. Anzi, persino nella retrograda e patriarcale Italia: Pellegrini, Compagnoni, Simeoni, Belmondo, Pennetta, Schiavone, Goggia, Kostner, Cagnotto, e perché no, Mabel Bocchi, giusto per dire i primi nomi che mi vengono in mente. E nel calcio stesso c'era Carolina Morace, che tutti conoscevano. Dappertutto, già da un pezzo, queste e altre donne, comprese le cestiste di A, B e C, danno spettacolo e molti uomini le guardano beati dalle tribune.
Niente, sembra che solo ora sia nata la donna sportiva italica.
Con la stessa ottusità con cui finora il calcio femminile era misconosciuto, ora lo esaltano saltando sul carro della moda del momento. Viene persino celebrato come un valore aggiunto il fatto che molte delle “starlettes” pedestri siano lesbiche. Quando toccava a noi, si menava scandalo se una giocatrice era fuggita con un’altra e roba simile.
Ho la bile malconcia, ma ancora più soffro nel vedere amici del basket che, lieti e garruli, s'eccitano per le prodezze delle tipe del piede. "E perché no?", dicono. Be', perché quando hai il pollaio già devastato da un tornado, non festeggi se arriva la faina a predarti le ultime galline rimaste. Il tornado ovviamente è stata la pallavolo, che ci ha lasciati con un torsolo di tesserate; la faina è il calcio, che rischia di portarci via pure il resto.
La profezia di Bicio Ranieri m’ossessiona da quando fu vergata su Basketcafè, un paio d’anni or sono. Il patron di Costa, quindi uno che ha il polso concreto della situazione, quando si parlava di sport concorrenti e dell'emergere del calcio, di cui s'intravedevano i primi segnali in Italia, scrisse che in prospettiva era più temibile la pallalpiede che la pallaschiaffa, perché può catturare le tipe che amano il contatto fisico, il dinamismo, la sana ruvidità, ciò che la pallavolo non offre.
Concludo la lunga premessa connettendomi all'argomento del titolo, cioè la Nazionale nostra. Mettendo da parte odii e terrori, bisogna essere obiettivi: le calciatrici si sono guadagnate la grande vetrina (i Mondiali) e l'hanno sfruttata andando oltre le loro possibilità. Hanno fatto imprese.
E' quello che a noi manca. Non da oggi, ma da una ventina d'anni. Siamo ancora in tempo ma non ce n'è molto.
Agli Europei finora abbiamo battuto la Turchia e perso con l'Ungheria. Due partite in volata, una c'è andata bene, l'altra no.
Domani c'è l'ultima della prima fase con la Slovenia, chi vince è secondo, chi perde è terzo. Ma nella sostanza cambia poco: avremo un accoppiamento complicato nel "barrage", alias ottavi, alias spareggio. Tipo la Russia o il Belgio o la Serbia, meno probabile la Bielorussia (che però ha battuto il Belgio: la sottovalutavo), insomma una del gruppo di ferro, dove la terza vale come e più della prima del nostro. E se passiamo c'è la Spagna, a meno che non si suicidi con la Lettonia domani, cosa improbabile.
Mentre se avessimo battuto l'Ungheria, non era ancora primato sicuro ma molto vicino. E da come si sta mettendo il tabellone, era lì il corridoio d'oro che tutti sperano d'infilare: accesso diretto ai quarti contro la vincente di Gran Bretagna-Montenegro, al momento. Un lusso, ma ormai se l'è preso l'Ungheria.
Non è finita ma la sensazione di occasione gettata è forte. Il girone era abbordabilissimo. L'unico dove non c'era nessuno squadrone. Con le discendenti di Attila abbiamo perso 51-59, con un blackout nel 3° quarto che abbiamo recuperato spegnendoci però di nuovo nel finale. Ci han fatto il paiolo le loro due torri d'area, cioè la pennellona di 2.08 Hatar (molto migliorata, bisogna dire) e la possente 1.95 Horti. Poi nel finale anche la loro americana naturalizzata Turner. Ma niente di che. Siamo noi che abbiamo tirato da cani, 17 su 68 dal campo (Zandalasini 3/17), e l'impressione è che sia stata una di quelle partite in cui basterebbe appena un pizzico di più per vincere, e invece ti sfugge via.
Anche con la Turchia non abbiamo giocato bene. L'abbiamo sfangata perché le turche sono declinanti e perché Sottana s'è accesa al momento buono, elevandosi sopra il livello mediocre della partita, e tanto è bastato, con l'aggiunta della solita Crippa tuttofare, roccia in difesa e canestri quando servivano.
Bisogna tener conto che, in un surreale "repeat" di due anni fa, quando le turche ci scassarono Macchi, stavolta è andata k.o. Fra' Dotto. Per fortuna non si è rivelato grave, però rischiavamo di essere zero su due a questo punto.
Non sono rassegnato ma nemmeno ottimista.
Mi pare che anche tra forum e socials l'umore sia tetro. Un po' dipende da Crespi, che non è simpatico al popolo come lo era Capobianco.
Un po' perché due anni fa s'erano tutti esaltati per le magie di Zanda, mentre ora sembra Superman con la kryptonite.
Poi, come al solito, c’è chi evoca le tipe rimaste a casa. Consolini, soprattutto; anche Bestagno. O invoca l’uso di chi non sta venendo utilizzata: De Pretto, ad esempio. Sono sempre scettico su discorsi del genere. Sì, è vero, sono ragazze che magari han fatto vedere, nell’ultima stagione, cose migliori di chi sta trovando minuti abbondanti in questo Europeo. Ma la Nazionale dev’essere una squadra, non la collezione delle più forti del momento.
Carletto Vignati, ai tempi in cui ho lavorato con lui per mettere nero su bianco i suoi ricordi, mi raccontava un concetto di Azeglio Maumary (lo storico patron Geas e magnate dell'edilizia) che mi è sempre parso azzeccato: fare una squadra è come piastrellare un pavimento; dopo che hai scelto i pezzi centrali, il resto lo prendi in modo che s’incastri bene con i primi.
Fuor di metafora: l’ossatura della squadra è fatta dalle 5 o 6 indispensabili; le altre si scelgono in modo che si completino bene con loro. Se Gina è più forte di Pina ma si completa meno bene con Zanda, Sottana, Dotto eccetera, un c.t. chiama Pina e non Gina. "Ma è solo un pretesto che un c.t. usa per fare scelte arbitrarie", è l'obiezione. Ma se anche fosse? Nel nostro caso le varie "Gina" sono giocatrici onestissime, che però non han mai combinato granché a livello internazionale. Che ci siano o non ci siano cambia poco o nulla nel valore complessivo della squadra.
Il problema non sono le assenti. Il problema è che le presenti non ci offrono garanzie. Le nostre giovini lunghe, Cubaj e André, non stanno demeritando, rispetto alle aspettative; ma logicamente non sono pilastri sicuri su cui poggiare. Le Dotto e Sottana alternano lampi di genio a deragliamenti: non sai mai che carta uscirà dal loro mazzo. Zandalasini? Sembra alla ricerca di un'illuminazione divina che non si manifesta più. Penna non trova la mira e fatica a incidere in altro. Cinili incide in tante cose, la mira l'avrebbe anche, ma come sempre sembra pensare che il mestiere di far punti non le competa. Crippa, già detto, encomiabile, però è giocoforza gregaria. Sintesi? In due partite abbiamo continuamente oscillato fra minuti da applausi e lunghe pause.
Ci vorrebbe, insomma, la capacità - o la fortuna - di trovare al momento buono la continuità e le certezze di cui finora siamo stati privi.
(* Non pubblicato originariamente - era previsto come capitolo del lungo riassunto dell'estate)
Oggi l'Italcalcio donne è stata eliminata nei quarti di finale dall'Olanda.
Nulla di inatteso: la melma stava montando da tempo. In Italia sembra che il calcio femminile sia nato adesso, ma il Mondiale femminile è un fenomeno da una quindicina d'anni almeno. Questa edizione in Francia fa sui 20.000 spettatori a partita, ma ce ne sono state altre da 25.000 e dintorni. La pestilenza è nata fra Nord Europa (all’incirca Germania, Olanda, paesi scandinavi) e Nord America (Usa, Canada), poi si è espansa nel Centro Europa: già 4 anni fa, per l'edizione 2015 del Mondialdonne, notavamo come in Francia e Spagna ci fosse un preoccupante botto d'interesse. I paesi balcanici (dall’ex Jugoslavia a Grecia e Turchia) per ora sembrano meno toccati, ma in compenso da loro c’è il volley che va bene.
Si è sdoganata pressoché ovunque la perniciosa idea che il calcio donne è calcio a tutti gli effetti. E il calcio è l'unica vera religione di una considerevole fetta di pianeta.
L'Italia sembrava sana, immune dal contagio, con pregiudizi da osteria ben incarnati dal vecchio Tavecchio, il pittoresco presidente Figc. Il calcio sembrava l'ultimo baluardo d'un maschilismo indubbiamente retrogrado, indegno, ma salvifico dalla nostra ottica di poveri cestofili.
Ma poi le cose sono cambiate. Sono entrati i club maschili grossi, dando una nuova dimensione al business prima miserando. Han guardato intorno e han visto che si può generare interesse intorno alla donne, anzi si può catturare una fetta di pubblico che è satura del calcio maschile e delle sue esasperazioni. Propagandare una presunta "versione sana" dello sport pedestre a chi continuamente ciancia d'etica, stigmatizza i miliardi dei calciatori, le storture dello show-business, eccetera.
Con il piatto ben apparecchiato per il botto mediatico delle calciatrici, l'unico antidoto per sgonfiare la bolla era un flop immediato sul campo. "Ma sì, vedrai che non combinano niente, in un girone con Australia e Brasile", mi diceva un conoscente tempo fa.
Si sperava che andasse così, ma preghiere e scongiuri non sono serviti. L’Italia ha battuto l’Australia, una delle favorite, e pure in modo epico, tipo un rigore al 95° minuto dopo aver rimontato da 0-1. Roba da far appassionare chiunque.
Era il 9 giugno, lo stesso giorno in cui, al grattacielo di Regione Lombardia, mi sono gustato la finale regionale U13 al mattino e quella nazionale U18 al pomeriggio. Ma durante la seconda già sentivo che la bella giornata era guasta.
Da allora sono state 3 settimane di tribolo e sofferenza.
Il 5-0 sulla Giamaica è stato celebrato in prima pagina pure dal Corriere della Sera. Roba che un Danilo Gallinari non ha mai avuto in una carriera.
Le grandi penne del giornalismo progressista, tipo Gramellini e Lilli Gruber, hanno celebrato questo calcio femminile come l'ultima Thule dell'umanità, il simbolo dell'emancipazione della donna, l'avvento di una civiltà nuova. Una rivoluzione copernicana in cui, pensate, le donne giocano e gli uomini assistono.
Come se non fossero decenni che nel mondo si celebrano e si seguono straordinarie campionesse. Anzi, persino nella retrograda e patriarcale Italia: Pellegrini, Compagnoni, Simeoni, Belmondo, Pennetta, Schiavone, Goggia, Kostner, Cagnotto, e perché no, Mabel Bocchi, giusto per dire i primi nomi che mi vengono in mente. E nel calcio stesso c'era Carolina Morace, che tutti conoscevano. Dappertutto, già da un pezzo, queste e altre donne, comprese le cestiste di A, B e C, danno spettacolo e molti uomini le guardano beati dalle tribune.
Niente, sembra che solo ora sia nata la donna sportiva italica.
Con la stessa ottusità con cui finora il calcio femminile era misconosciuto, ora lo esaltano saltando sul carro della moda del momento. Viene persino celebrato come un valore aggiunto il fatto che molte delle “starlettes” pedestri siano lesbiche. Quando toccava a noi, si menava scandalo se una giocatrice era fuggita con un’altra e roba simile.
Ho la bile malconcia, ma ancora più soffro nel vedere amici del basket che, lieti e garruli, s'eccitano per le prodezze delle tipe del piede. "E perché no?", dicono. Be', perché quando hai il pollaio già devastato da un tornado, non festeggi se arriva la faina a predarti le ultime galline rimaste. Il tornado ovviamente è stata la pallavolo, che ci ha lasciati con un torsolo di tesserate; la faina è il calcio, che rischia di portarci via pure il resto.
La profezia di Bicio Ranieri m’ossessiona da quando fu vergata su Basketcafè, un paio d’anni or sono. Il patron di Costa, quindi uno che ha il polso concreto della situazione, quando si parlava di sport concorrenti e dell'emergere del calcio, di cui s'intravedevano i primi segnali in Italia, scrisse che in prospettiva era più temibile la pallalpiede che la pallaschiaffa, perché può catturare le tipe che amano il contatto fisico, il dinamismo, la sana ruvidità, ciò che la pallavolo non offre.
Concludo la lunga premessa connettendomi all'argomento del titolo, cioè la Nazionale nostra. Mettendo da parte odii e terrori, bisogna essere obiettivi: le calciatrici si sono guadagnate la grande vetrina (i Mondiali) e l'hanno sfruttata andando oltre le loro possibilità. Hanno fatto imprese.
E' quello che a noi manca. Non da oggi, ma da una ventina d'anni. Siamo ancora in tempo ma non ce n'è molto.
Agli Europei finora abbiamo battuto la Turchia e perso con l'Ungheria. Due partite in volata, una c'è andata bene, l'altra no.
Domani c'è l'ultima della prima fase con la Slovenia, chi vince è secondo, chi perde è terzo. Ma nella sostanza cambia poco: avremo un accoppiamento complicato nel "barrage", alias ottavi, alias spareggio. Tipo la Russia o il Belgio o la Serbia, meno probabile la Bielorussia (che però ha battuto il Belgio: la sottovalutavo), insomma una del gruppo di ferro, dove la terza vale come e più della prima del nostro. E se passiamo c'è la Spagna, a meno che non si suicidi con la Lettonia domani, cosa improbabile.
Mentre se avessimo battuto l'Ungheria, non era ancora primato sicuro ma molto vicino. E da come si sta mettendo il tabellone, era lì il corridoio d'oro che tutti sperano d'infilare: accesso diretto ai quarti contro la vincente di Gran Bretagna-Montenegro, al momento. Un lusso, ma ormai se l'è preso l'Ungheria.
Non è finita ma la sensazione di occasione gettata è forte. Il girone era abbordabilissimo. L'unico dove non c'era nessuno squadrone. Con le discendenti di Attila abbiamo perso 51-59, con un blackout nel 3° quarto che abbiamo recuperato spegnendoci però di nuovo nel finale. Ci han fatto il paiolo le loro due torri d'area, cioè la pennellona di 2.08 Hatar (molto migliorata, bisogna dire) e la possente 1.95 Horti. Poi nel finale anche la loro americana naturalizzata Turner. Ma niente di che. Siamo noi che abbiamo tirato da cani, 17 su 68 dal campo (Zandalasini 3/17), e l'impressione è che sia stata una di quelle partite in cui basterebbe appena un pizzico di più per vincere, e invece ti sfugge via.
Anche con la Turchia non abbiamo giocato bene. L'abbiamo sfangata perché le turche sono declinanti e perché Sottana s'è accesa al momento buono, elevandosi sopra il livello mediocre della partita, e tanto è bastato, con l'aggiunta della solita Crippa tuttofare, roccia in difesa e canestri quando servivano.
Bisogna tener conto che, in un surreale "repeat" di due anni fa, quando le turche ci scassarono Macchi, stavolta è andata k.o. Fra' Dotto. Per fortuna non si è rivelato grave, però rischiavamo di essere zero su due a questo punto.
Non sono rassegnato ma nemmeno ottimista.
Mi pare che anche tra forum e socials l'umore sia tetro. Un po' dipende da Crespi, che non è simpatico al popolo come lo era Capobianco.
Un po' perché due anni fa s'erano tutti esaltati per le magie di Zanda, mentre ora sembra Superman con la kryptonite.
Poi, come al solito, c’è chi evoca le tipe rimaste a casa. Consolini, soprattutto; anche Bestagno. O invoca l’uso di chi non sta venendo utilizzata: De Pretto, ad esempio. Sono sempre scettico su discorsi del genere. Sì, è vero, sono ragazze che magari han fatto vedere, nell’ultima stagione, cose migliori di chi sta trovando minuti abbondanti in questo Europeo. Ma la Nazionale dev’essere una squadra, non la collezione delle più forti del momento.
Carletto Vignati, ai tempi in cui ho lavorato con lui per mettere nero su bianco i suoi ricordi, mi raccontava un concetto di Azeglio Maumary (lo storico patron Geas e magnate dell'edilizia) che mi è sempre parso azzeccato: fare una squadra è come piastrellare un pavimento; dopo che hai scelto i pezzi centrali, il resto lo prendi in modo che s’incastri bene con i primi.
Fuor di metafora: l’ossatura della squadra è fatta dalle 5 o 6 indispensabili; le altre si scelgono in modo che si completino bene con loro. Se Gina è più forte di Pina ma si completa meno bene con Zanda, Sottana, Dotto eccetera, un c.t. chiama Pina e non Gina. "Ma è solo un pretesto che un c.t. usa per fare scelte arbitrarie", è l'obiezione. Ma se anche fosse? Nel nostro caso le varie "Gina" sono giocatrici onestissime, che però non han mai combinato granché a livello internazionale. Che ci siano o non ci siano cambia poco o nulla nel valore complessivo della squadra.
Il problema non sono le assenti. Il problema è che le presenti non ci offrono garanzie. Le nostre giovini lunghe, Cubaj e André, non stanno demeritando, rispetto alle aspettative; ma logicamente non sono pilastri sicuri su cui poggiare. Le Dotto e Sottana alternano lampi di genio a deragliamenti: non sai mai che carta uscirà dal loro mazzo. Zandalasini? Sembra alla ricerca di un'illuminazione divina che non si manifesta più. Penna non trova la mira e fatica a incidere in altro. Cinili incide in tante cose, la mira l'avrebbe anche, ma come sempre sembra pensare che il mestiere di far punti non le competa. Crippa, già detto, encomiabile, però è giocoforza gregaria. Sintesi? In due partite abbiamo continuamente oscillato fra minuti da applausi e lunghe pause.
Ci vorrebbe, insomma, la capacità - o la fortuna - di trovare al momento buono la continuità e le certezze di cui finora siamo stati privi.
(* Non pubblicato originariamente - era previsto come capitolo del lungo riassunto dell'estate)
mercoledì 26 giugno 2019
Europei - sensazioni alla vigilia
Il tempo del femminile sembra scorrere più veloce di quello del maschile, mi viene da pensare. Non so se è vero. Sta di fatto che mi sembra ieri quando succedeva tutto il casino in Italia-Lettonia, l'antisportivo di Zandalasini, i Mondiali sfumati e tutti che gridavano al complotto. E sembrava che mancasse una vita al momento della rivalsa, due anni.
Invece sono passati in un amen, e tra 24 ore si comincia con gli Europei 2019.
Non è un momento propizio, per catturare l'interesse. Lo è mai, per il nostro femminile? Forse no, ma meno che mai in questi giorni in cui siamo sotto assedio.
Ti abitui a essere sverniciato dalla pallavolo, quasi ti sei assuefatto, rassegnato, messo il cuore in pace. Ed ecco che arriva un altro concorrente, con inattesa veemenza, a lasciarti semisvenuto.
Mannaggia alla Fiba che ha messo gli Europei nostri in contemporanea con gli ultimi 10 giorni del Mondiale pedatorio. Tutti sembrano avere lì la testa. Sarebbe bello sognare di poter replicare, ma la cassa di risonanza sarà minima, con la Nazionale perennemente "in esclusiva su Sky”. Certo, sempre meglio che non essere trasmessi del tutto; non è un evento per cui le maggiori emittenti si scannerebbero; ma mannaggia, la concorrenza diretta va sui primi canali Rai, totalizza milioni di spettatori.
L’idea che tutti possano vedere le schiaffapalla e le pedatrici sulla Rai, mentre solo gli abbonati di Sky potranno vedere le nostre alfiere, non mi dà pace, mi provoca travasi d’ira, voglia d’offendere il primo che trovo, giusto per sfogarmi.
Lo so che ognuno pensa che il proprio sport sia bistrattato, meriti di più eccetera; ma siamo il basket, non la corsa delle rane; non possiamo rassegnarci a essere uno sport di nicchia.
L’altroieri abbiamo subìto il massimo attacco. Italia-Brasile di calcio donne in prima serata su Rai1. Secondo l’auditel è stata vista da 7 milioni e rotti. Temevo anche di peggio; la finale del Mondovolley 2018 l’avevano vista 6 milioni e passa, ed era all’ora di pranzo. Sono comunque numeri boia. In confronto siamo ridicoli: in questi giorni ci sono le finali scudetto maschili, Venezia-Sassari: il top è stato ieri con poco meno di mezzo milione sommando RaiSport ed Eurosport.
Al di là delle cifre, lo si percepisce in giro, in modo poco scientifico ma molto concreto, fiutando l’aria in quel tipo di persone che dello sport seguono solo quel che passa il convento. L’ultima volta che ‘sta gente qui mi ha detto qualcosa di basket è stato circa 15 anni fa per le Olimpiadi di Atene. L’autunno scorso si sono eccitati per le pallavoliste, ora per le calciatrici. Questo è bucare la superficie. Che significa far notare la propria esistenza a chi non fa parte degli adepti: chi può farlo se non la Nazionale? Pallavolo e calcio femminei ci sono riusciti.
Anzi, per la verità ci siamo riusciti anche noi, a bucare la superficie: nel novembre scorso, quando è scoppiato lo scandalo Crespi-Masciadri e siamo finiti sulla "stampa che conta" per il c.t. associato alla giornata contro la violenza sulle donne. Col contributo di componenti dell'ambiente nostro. Un capolavoro di masochismo: immagine del basket femminile gettata nel fango, proprio quando avevamo combinato qualcosa di buono (qualificazione non scontata agli Europei); il generale destabilizzato alla vigilia della battaglia. Come se potessimo permettercelo perché tanto stiamo così bene…
Si potrebbe obiettare che negli ultimi mesi la querelle è caduta nel dimenticatoio, Crespi appare quello di sempre, ci sono i video promozionali di Sky in cui catechizza con le sue teorie innovative, eccetera. Ho qualche dubbio, però, che dietro le apparenze sia tutto come prima, nel rapporto tra lui e la squadra, tra lui e l'entourage eccetera. E’ evidente che Petrucci non ha sostenuto il c.t., il quale ha i giorni contati se non farà chissà cosa all’Europeo, forse anche se farà chissà cosa. Le giocatrici non possono non percepirlo, in aggiunta magari all’idea che Crespi con Masciadri abbia sbagliato.
Cercando di non farsi prendere la mano dal pessimismo, nei valori del campo ci vedo intorno al 6° posto. Le 4 semifinaliste saranno Spagna, Francia, Belgio e Serbia. Oppure la Russia, che vedo molto bene, con Vadeeva e Musina 21enni prodigio pronte a fare già la differenza. Noi possiamo stare subito dietro, con il Preolimpico da prenderci, appunto primi 6 posti, mica impossibile; e magari col corridoio fortunato nel tabellone, chissà, arrivare in semifinale.
Il girone è vincibile: la Turchia è in declino, la Slovenia in ascesa ma acerba, l'Ungheria anche lei in ascesa e anche matura, ma non più forte di noi. Chi arriva primo passa direttamente ai quarti: fondamentale perché vuol dire che anche se perdi hai una seconda chance per il Preolimpico.
Le partite di preparazione non hanno detto molto. Va dato atto che non abbiamo cercato facili vittorie col Lussemburgo o la Scozia, misurandoci con avversarie di livello. Per quel che conta il risultato, più o meno abbiamo perso con chi dovevamo perdere (Belgio, Russia) e vinto con chi dovevamo vincere (Ucraina, Bielorussia). Il problema è che Zandalasini ha saltato due settimane per acciacchi. Potrebbe non essere in condizione; e in ogni caso abbiamo oliato i meccanismi senza la prima punta dell’attacco.
La verità è che due anni fa siamo arrivati a un passo dai Mondiali perché Zanda vide la Madonna per una settimana consecutiva. Se non è in grado di replicare quel livello, e non l'ha fatto nelle due stagioni trascorse nel frattempo, bisogna crescere in qualcos'altro, ma in cosa? Abbiamo perso Ress, che farà solo la telecronista, e sotto canestro ci rimangono Formica e due ragazze di 20 anni, André e Cubaj. Bene per il futuro, ma il presente non ci vede rafforzati nel solito nostro tallone d’Achille. Sul perimetro siamo sempre col duo F. Dotto-Sottana: pregi noti, difetti altrettanto. Forse Romeo, la novità, può portare il tocco in più. Ma temo che le sue caratteristiche siano un duplicato di quelle di altre, anziché un’aggiunta.
E quindi, per chiudere? Siamo sul solito crinale tra mediocrità e buon risultato, appesi a molte variabili. Ma la certezza è che, salvo clamorose imprese delle nostre, l'evento sarà seguito solo dalla nicchia degli appassionati.
Invece sono passati in un amen, e tra 24 ore si comincia con gli Europei 2019.
Non è un momento propizio, per catturare l'interesse. Lo è mai, per il nostro femminile? Forse no, ma meno che mai in questi giorni in cui siamo sotto assedio.
Ti abitui a essere sverniciato dalla pallavolo, quasi ti sei assuefatto, rassegnato, messo il cuore in pace. Ed ecco che arriva un altro concorrente, con inattesa veemenza, a lasciarti semisvenuto.
Mannaggia alla Fiba che ha messo gli Europei nostri in contemporanea con gli ultimi 10 giorni del Mondiale pedatorio. Tutti sembrano avere lì la testa. Sarebbe bello sognare di poter replicare, ma la cassa di risonanza sarà minima, con la Nazionale perennemente "in esclusiva su Sky”. Certo, sempre meglio che non essere trasmessi del tutto; non è un evento per cui le maggiori emittenti si scannerebbero; ma mannaggia, la concorrenza diretta va sui primi canali Rai, totalizza milioni di spettatori.
L’idea che tutti possano vedere le schiaffapalla e le pedatrici sulla Rai, mentre solo gli abbonati di Sky potranno vedere le nostre alfiere, non mi dà pace, mi provoca travasi d’ira, voglia d’offendere il primo che trovo, giusto per sfogarmi.
Lo so che ognuno pensa che il proprio sport sia bistrattato, meriti di più eccetera; ma siamo il basket, non la corsa delle rane; non possiamo rassegnarci a essere uno sport di nicchia.
L’altroieri abbiamo subìto il massimo attacco. Italia-Brasile di calcio donne in prima serata su Rai1. Secondo l’auditel è stata vista da 7 milioni e rotti. Temevo anche di peggio; la finale del Mondovolley 2018 l’avevano vista 6 milioni e passa, ed era all’ora di pranzo. Sono comunque numeri boia. In confronto siamo ridicoli: in questi giorni ci sono le finali scudetto maschili, Venezia-Sassari: il top è stato ieri con poco meno di mezzo milione sommando RaiSport ed Eurosport.
Al di là delle cifre, lo si percepisce in giro, in modo poco scientifico ma molto concreto, fiutando l’aria in quel tipo di persone che dello sport seguono solo quel che passa il convento. L’ultima volta che ‘sta gente qui mi ha detto qualcosa di basket è stato circa 15 anni fa per le Olimpiadi di Atene. L’autunno scorso si sono eccitati per le pallavoliste, ora per le calciatrici. Questo è bucare la superficie. Che significa far notare la propria esistenza a chi non fa parte degli adepti: chi può farlo se non la Nazionale? Pallavolo e calcio femminei ci sono riusciti.
Anzi, per la verità ci siamo riusciti anche noi, a bucare la superficie: nel novembre scorso, quando è scoppiato lo scandalo Crespi-Masciadri e siamo finiti sulla "stampa che conta" per il c.t. associato alla giornata contro la violenza sulle donne. Col contributo di componenti dell'ambiente nostro. Un capolavoro di masochismo: immagine del basket femminile gettata nel fango, proprio quando avevamo combinato qualcosa di buono (qualificazione non scontata agli Europei); il generale destabilizzato alla vigilia della battaglia. Come se potessimo permettercelo perché tanto stiamo così bene…
Si potrebbe obiettare che negli ultimi mesi la querelle è caduta nel dimenticatoio, Crespi appare quello di sempre, ci sono i video promozionali di Sky in cui catechizza con le sue teorie innovative, eccetera. Ho qualche dubbio, però, che dietro le apparenze sia tutto come prima, nel rapporto tra lui e la squadra, tra lui e l'entourage eccetera. E’ evidente che Petrucci non ha sostenuto il c.t., il quale ha i giorni contati se non farà chissà cosa all’Europeo, forse anche se farà chissà cosa. Le giocatrici non possono non percepirlo, in aggiunta magari all’idea che Crespi con Masciadri abbia sbagliato.
Cercando di non farsi prendere la mano dal pessimismo, nei valori del campo ci vedo intorno al 6° posto. Le 4 semifinaliste saranno Spagna, Francia, Belgio e Serbia. Oppure la Russia, che vedo molto bene, con Vadeeva e Musina 21enni prodigio pronte a fare già la differenza. Noi possiamo stare subito dietro, con il Preolimpico da prenderci, appunto primi 6 posti, mica impossibile; e magari col corridoio fortunato nel tabellone, chissà, arrivare in semifinale.
Il girone è vincibile: la Turchia è in declino, la Slovenia in ascesa ma acerba, l'Ungheria anche lei in ascesa e anche matura, ma non più forte di noi. Chi arriva primo passa direttamente ai quarti: fondamentale perché vuol dire che anche se perdi hai una seconda chance per il Preolimpico.
Le partite di preparazione non hanno detto molto. Va dato atto che non abbiamo cercato facili vittorie col Lussemburgo o la Scozia, misurandoci con avversarie di livello. Per quel che conta il risultato, più o meno abbiamo perso con chi dovevamo perdere (Belgio, Russia) e vinto con chi dovevamo vincere (Ucraina, Bielorussia). Il problema è che Zandalasini ha saltato due settimane per acciacchi. Potrebbe non essere in condizione; e in ogni caso abbiamo oliato i meccanismi senza la prima punta dell’attacco.
La verità è che due anni fa siamo arrivati a un passo dai Mondiali perché Zanda vide la Madonna per una settimana consecutiva. Se non è in grado di replicare quel livello, e non l'ha fatto nelle due stagioni trascorse nel frattempo, bisogna crescere in qualcos'altro, ma in cosa? Abbiamo perso Ress, che farà solo la telecronista, e sotto canestro ci rimangono Formica e due ragazze di 20 anni, André e Cubaj. Bene per il futuro, ma il presente non ci vede rafforzati nel solito nostro tallone d’Achille. Sul perimetro siamo sempre col duo F. Dotto-Sottana: pregi noti, difetti altrettanto. Forse Romeo, la novità, può portare il tocco in più. Ma temo che le sue caratteristiche siano un duplicato di quelle di altre, anziché un’aggiunta.
E quindi, per chiudere? Siamo sul solito crinale tra mediocrità e buon risultato, appesi a molte variabili. Ma la certezza è che, salvo clamorose imprese delle nostre, l'evento sarà seguito solo dalla nicchia degli appassionati.
domenica 23 giugno 2019
"Got Day" - in onore di Silvia Gottardi
PalaGiordani di Milano, sera del 21 giugno. Temperatura rovente: a inizio estate qui i finestroni fanno effetto serra. Sono arrivato dopo una camminata di mezz'ora in quell'immensa "città nella città" che sta a nord-est di piazzale Loreto: strade e palazzoni cui solo le ferrovie e lo storico Parco Trotter offrono lieve respiro.
E' la zona del Sanga e infatti è Franz Pinotti a fare gli onori di casa, a questa kermesse che sta per iniziare.
"Dai, scendi!", m'ordina una voce perentoria, scorgendomi in tribuna.
E' Annalisa Censini, l'ex capitana e bandiera del Geas, che chiamavo "Generale" e a quanto pare ne ha ancora il piglio. Obbedisco all'istante.
Ora, sul parquet, se fossi più giovane ed entusiasta, anziché ormai maturo e compassato, rischierei la sindrome di Stendhal: tutt'intorno stanno fior di giocatrici, tra le migliori degli ultimi 20 anni di basket lombardo e non soltanto. Non nomino tutte ma, giusto per dire: Manuela Zanon, Susanna Stabile, Michela Frantini, Alessandra Calastri (ovvero un poker del Grande Sanga finalista 2013 in A2); Francesca Jemmi; Laura Fumagalli; Veronica Schieppati; giovani del Sanga attuale, o di qualche anno or sono, e del Bfm Milano. Cioè le ultime due squadre della protagonista (a sua insaputa) della kermesse.
Chi stiamo aspettando? Silvia Gottardi. L'evento si chiama "Got Day" ed è la partita d'addio in suo onore; insieme a Pinotti l'ha organizzata Censini, che oltre al suo bimbo s'è anche portata l'arbitro, che è il marito. Ricambia il regalo che le fece Gottardi 8 anni fa, quandò organizzò la sua partita d'addio al PalaNat di Sesto.
Pinotti s'è incaricato di attirare Silvia in palestra, con un pretesto, tipo parlare di qualche progetto, e ora annuncia che la festeggiata è in arrivo.
Ci si nasconde tutti in una delle scale interne all’impianto. Qualche minuto e poi, al segnale si irrompe in massa in palestra, dove Gottardi nel frattempo è giunta: scoppiano risate, baci e abbracci, commozione.
Per la verità non sono convinto che Silvia si consideri ritirata. Al termine della famosa finale 2013 aveva già celebrato una sorta di saluto al basket; un altro l'ha annunciato nella primavera 2018 dopo aver dovuto saltare pressoché tutta la stagione di B per infortunio; ma all’inizio di questa stagione è tornata in campo, ancora in B col Bfm, per alcune partite, salvo poi uscire di scena.
Dopo qualche mese è riapparsa in Uisp maschile Over 45 (ebbene sì, pur non essendo né maschio né over 45), insomma una roba solo semi-agonistica, ma credo che si senta ancora una giocatrice, e magari tornerà ad esserlo, se mai la caviglia scassata la lascerà in pace.
Insomma, può darsi che siamo qui per un addio più presunto che reale. Ma poco importa: la gente è contenta di esserci per omaggiare una grande. Anch'io sono contento d'iniziare così, simbolicamente, la stagione estiva. Tra le grandi giocatrici lombarde che ho seguito nell'ultimo quindicennio, Gottardi è la più vicina a me per età: meno di 20 giorni di differenza:
Le tipe sono una ventina abbondante. Si dividono, grossomodo, per età: squadra azzurra con le veterane, squadra rosa con le giovani. A fare da coach provvedono il venerabile Andrea Petitpierre, Pinotti e Chiara Mariani, storica vice al Bfm. Gottardi giocherà un tempo per parte.
Salgo in cima alle tribune per godermi il giuoco. Le veterane vincono piuttosto nettamente, ma non è il caso di giudicare una partita priva di scopi agonistici, tanto più quando ogni giocatrice ha un livello diverso di forma. C'è da dire però che le "olds", pure quelle che han smesso da parecchio, fanno la loro figura, eccome.
Mi colpisce soprattutto - e forse non lo coglievo abbastanza, ai tempi - come sappiano passarsi la palla, con tagli, riaperture, scarichi, tempi perfetti. Le giovani sembrano più propense allo stile "un passaggio e tripla" (sovente sul ferro). Potrei malignare che le veteranissime abbiano più voglia di passarsela adesso, rispetto a quando erano giovani e affamate di gloria personale... Chi lo sa. In ogni caso è un bel vedere. L'assist più spettacolare è proprio della festeggiata: dietro la schiena per Calastri.
Chi segna più punti è Frantini, che del resto, oltre ad aver sempre avuto il canestro nel sèngue (pronuncia alla Lino Banfi), è ancora in attività: campionato Uisp a Sedriano. Sono andato a vederla in marzo quando è venuta a giocare contro Binzago e ha fatto 29 punti con 10/25 dal campo, cioè in pratica tirava a ogni azione: sembrava che volesse ancora dimostrare qualcosa, a costo di sembrare maramalda fra avversarie di livello troppo diverso. Quasi la stessa cannibale ferocia di quando, proprio qui sulla tribune del PalaGiordani, quei fracassoni dei "Viking" di Broni le diedero della sovrappeso e lei li zavorrò con 34 punti in 25 minuti, impallinando l'allora 16enne Zandalasini. Era l'inizio di novembre 2012.
Già un anno dopo, peraltro, i rapporti di forza si sarebbero rovesciati, con Zanda a guidare con 27 punti (compreso un volo d'angelo su alley oop lanciato da Arturi, che ancora ho negli occhi) un dominante Geas delle giovani contro le veterane del Sanga, rimaste senza Zanon. Ma non si era qui al PalaGiordani, bensì al PalaNat, tempio sestese. Un altro posto dove non riesco a tornare senza essere assalito dai ricordi.
Me ne vado, solitario nella lunga e torrida sera del solstizio d'estate, mentre la kermesse per Gottardi si sta concludendo con una gara di tiro da 3 a squadre.
L'amabile compagnia andrà poi a far serata in un locale all'Ortica, periferia est. Potevo aggregarmi ma ho incombenze da sbrogliare sino a notte fonda: oltre al torneo di Binzago alle porte, in cui debbo fare la mia parte organizzativa, ho da lavorare proprio per lei, Silvia, nel suo ruolo di direttora del magazine Pink Basket. Stiamo finendo l'ultimo numero della stagione, dedicato soprattutto alla Nazionale che sta per disputare gli Europei. A me toccano le finali scudetto giovanili delle scorse settimane: quella U18 a Milano, sotto il grattacielo di Regione Lombardia, con Venezia che ha spazzolato Costa alla distanza, e quella U16, che sta per finire in questi giorni, con Costa netta favorita per il bis dello scorso anno.
Un bel modo d'iniziare l'estate, penso mentre inizio la camminata di ritorno verso la metropolitana, nel lungo tramonto del solstizio.
Anche se... una partita di addio, per quanto festosa, lascia un retrogusto di malinconia. E' un rito di passaggio, una sorta d'estrema unzione di una giocatrice. Uno di quei momenti in cui ti accorgi con più veemenza che il tempo è passato, cosa che di solito è limitata a un'inquietudine di fondo.
"Only the memories remain”, restano solo i ricordi, disse il grande Bill Bradley nel suo discorso di addio al basket. A volte hai la spiacevole sensazione di perdere pure quelli. O forse pretendi troppo: che ti rimangano i contorni precisi, vorresti ricordare ogni particolare, chi c’era in ogni partita, quanti punti ha segnato. In realtà, e forse è giusto così, restano soprattutto le emozioni.
Di Gottardi mi resteranno, oltre a quella finale 2013, persa ma da lei lottata con strenuo onore, la vittoria in gara-3 di finale di B1 del 2009 (sono passati 10 anni esatti, mannaggia), davanti a un sacco di gente nel vecchio Palalido; e l'eleganza regale del suo palleggio-arresto-tiro, sempre dalla media perché lei aveva poco tiro da 3. Andava in serpentina, destra-sinistra o viceversa, e poi scoccava.
"Il giovane sorge quando il vecchio tramonta", lessi tanti anni fa nel Re Lear di Shakespeare; ma la frase suona bene solo se sei dalla parte del giovane. Altrimenti la devi incassare a tuo danno. Però è verissima. Nella stagione che è appena terminata, il mese scorso, ho seguito dappresso i playoff di Costa Masnaga, finiti con la promozione in A1, e nei minuti decisivi della finale contro Alpo c'era in regia una 2002, Balossi; il canestro della vittoria l'ha segnato una 2001, Frustaci, poi sull'altro fronte, per chiudere in modo determinante sulla penetrazione disperata di Galbiati ha messo il corpo un'altra 2002, Spinelli.
Ragazze che non erano ancora nate quando Gottardi vinse il famoso scudetto del 2000 con Priolo; che stavano finendo le elementari ai tempi della finale 2013 del Sanga. E adesso il mondo è loro. Il femminile viaggia più veloce del maschile, nell'alternare le sue generazioni.
Quella delle giocatrici della mia età e dintorni (all'incirca le nate fra il ’75 e l’85) è ormai tramontata, salvo rarissime irriducibili. C’è chi ha lasciato all’improvviso ancora giovane, sui 25, chi in età matura, verso i 35 e oltre; e fra queste c'è chi ha smesso di botto, cioè dall'A1/A2 al nulla, e chi invece tira avanti il più possibile, scendendo di categoria in categoria finché ne ha.
Non c'è un modo più degno e uno meno degno per uscire di scena; d'istinto preferirei chi a un certo punto sa dire basta, quando capisce di non poter aggiungere più nulla di significativo a ciò che ha già fatto. Umanamente, però, comprendo chi non riesce a smettere e chi lascia e ci ripensa: perché dopo che hai smesso ti rendi conto di aver perso la parte migliore della tua vita.
* (non pubblicato originariamente; doveva essere un capitolo del riassunto lungo dell'estate)

E' la zona del Sanga e infatti è Franz Pinotti a fare gli onori di casa, a questa kermesse che sta per iniziare.
"Dai, scendi!", m'ordina una voce perentoria, scorgendomi in tribuna.
E' Annalisa Censini, l'ex capitana e bandiera del Geas, che chiamavo "Generale" e a quanto pare ne ha ancora il piglio. Obbedisco all'istante.
Ora, sul parquet, se fossi più giovane ed entusiasta, anziché ormai maturo e compassato, rischierei la sindrome di Stendhal: tutt'intorno stanno fior di giocatrici, tra le migliori degli ultimi 20 anni di basket lombardo e non soltanto. Non nomino tutte ma, giusto per dire: Manuela Zanon, Susanna Stabile, Michela Frantini, Alessandra Calastri (ovvero un poker del Grande Sanga finalista 2013 in A2); Francesca Jemmi; Laura Fumagalli; Veronica Schieppati; giovani del Sanga attuale, o di qualche anno or sono, e del Bfm Milano. Cioè le ultime due squadre della protagonista (a sua insaputa) della kermesse.
Chi stiamo aspettando? Silvia Gottardi. L'evento si chiama "Got Day" ed è la partita d'addio in suo onore; insieme a Pinotti l'ha organizzata Censini, che oltre al suo bimbo s'è anche portata l'arbitro, che è il marito. Ricambia il regalo che le fece Gottardi 8 anni fa, quandò organizzò la sua partita d'addio al PalaNat di Sesto.
Pinotti s'è incaricato di attirare Silvia in palestra, con un pretesto, tipo parlare di qualche progetto, e ora annuncia che la festeggiata è in arrivo.
Ci si nasconde tutti in una delle scale interne all’impianto. Qualche minuto e poi, al segnale si irrompe in massa in palestra, dove Gottardi nel frattempo è giunta: scoppiano risate, baci e abbracci, commozione.
Per la verità non sono convinto che Silvia si consideri ritirata. Al termine della famosa finale 2013 aveva già celebrato una sorta di saluto al basket; un altro l'ha annunciato nella primavera 2018 dopo aver dovuto saltare pressoché tutta la stagione di B per infortunio; ma all’inizio di questa stagione è tornata in campo, ancora in B col Bfm, per alcune partite, salvo poi uscire di scena.
Dopo qualche mese è riapparsa in Uisp maschile Over 45 (ebbene sì, pur non essendo né maschio né over 45), insomma una roba solo semi-agonistica, ma credo che si senta ancora una giocatrice, e magari tornerà ad esserlo, se mai la caviglia scassata la lascerà in pace.
Insomma, può darsi che siamo qui per un addio più presunto che reale. Ma poco importa: la gente è contenta di esserci per omaggiare una grande. Anch'io sono contento d'iniziare così, simbolicamente, la stagione estiva. Tra le grandi giocatrici lombarde che ho seguito nell'ultimo quindicennio, Gottardi è la più vicina a me per età: meno di 20 giorni di differenza:
Le tipe sono una ventina abbondante. Si dividono, grossomodo, per età: squadra azzurra con le veterane, squadra rosa con le giovani. A fare da coach provvedono il venerabile Andrea Petitpierre, Pinotti e Chiara Mariani, storica vice al Bfm. Gottardi giocherà un tempo per parte.
Salgo in cima alle tribune per godermi il giuoco. Le veterane vincono piuttosto nettamente, ma non è il caso di giudicare una partita priva di scopi agonistici, tanto più quando ogni giocatrice ha un livello diverso di forma. C'è da dire però che le "olds", pure quelle che han smesso da parecchio, fanno la loro figura, eccome.
Mi colpisce soprattutto - e forse non lo coglievo abbastanza, ai tempi - come sappiano passarsi la palla, con tagli, riaperture, scarichi, tempi perfetti. Le giovani sembrano più propense allo stile "un passaggio e tripla" (sovente sul ferro). Potrei malignare che le veteranissime abbiano più voglia di passarsela adesso, rispetto a quando erano giovani e affamate di gloria personale... Chi lo sa. In ogni caso è un bel vedere. L'assist più spettacolare è proprio della festeggiata: dietro la schiena per Calastri.
Chi segna più punti è Frantini, che del resto, oltre ad aver sempre avuto il canestro nel sèngue (pronuncia alla Lino Banfi), è ancora in attività: campionato Uisp a Sedriano. Sono andato a vederla in marzo quando è venuta a giocare contro Binzago e ha fatto 29 punti con 10/25 dal campo, cioè in pratica tirava a ogni azione: sembrava che volesse ancora dimostrare qualcosa, a costo di sembrare maramalda fra avversarie di livello troppo diverso. Quasi la stessa cannibale ferocia di quando, proprio qui sulla tribune del PalaGiordani, quei fracassoni dei "Viking" di Broni le diedero della sovrappeso e lei li zavorrò con 34 punti in 25 minuti, impallinando l'allora 16enne Zandalasini. Era l'inizio di novembre 2012.
Già un anno dopo, peraltro, i rapporti di forza si sarebbero rovesciati, con Zanda a guidare con 27 punti (compreso un volo d'angelo su alley oop lanciato da Arturi, che ancora ho negli occhi) un dominante Geas delle giovani contro le veterane del Sanga, rimaste senza Zanon. Ma non si era qui al PalaGiordani, bensì al PalaNat, tempio sestese. Un altro posto dove non riesco a tornare senza essere assalito dai ricordi.
Me ne vado, solitario nella lunga e torrida sera del solstizio d'estate, mentre la kermesse per Gottardi si sta concludendo con una gara di tiro da 3 a squadre.
L'amabile compagnia andrà poi a far serata in un locale all'Ortica, periferia est. Potevo aggregarmi ma ho incombenze da sbrogliare sino a notte fonda: oltre al torneo di Binzago alle porte, in cui debbo fare la mia parte organizzativa, ho da lavorare proprio per lei, Silvia, nel suo ruolo di direttora del magazine Pink Basket. Stiamo finendo l'ultimo numero della stagione, dedicato soprattutto alla Nazionale che sta per disputare gli Europei. A me toccano le finali scudetto giovanili delle scorse settimane: quella U18 a Milano, sotto il grattacielo di Regione Lombardia, con Venezia che ha spazzolato Costa alla distanza, e quella U16, che sta per finire in questi giorni, con Costa netta favorita per il bis dello scorso anno.
Un bel modo d'iniziare l'estate, penso mentre inizio la camminata di ritorno verso la metropolitana, nel lungo tramonto del solstizio.
Anche se... una partita di addio, per quanto festosa, lascia un retrogusto di malinconia. E' un rito di passaggio, una sorta d'estrema unzione di una giocatrice. Uno di quei momenti in cui ti accorgi con più veemenza che il tempo è passato, cosa che di solito è limitata a un'inquietudine di fondo.
"Only the memories remain”, restano solo i ricordi, disse il grande Bill Bradley nel suo discorso di addio al basket. A volte hai la spiacevole sensazione di perdere pure quelli. O forse pretendi troppo: che ti rimangano i contorni precisi, vorresti ricordare ogni particolare, chi c’era in ogni partita, quanti punti ha segnato. In realtà, e forse è giusto così, restano soprattutto le emozioni.
Di Gottardi mi resteranno, oltre a quella finale 2013, persa ma da lei lottata con strenuo onore, la vittoria in gara-3 di finale di B1 del 2009 (sono passati 10 anni esatti, mannaggia), davanti a un sacco di gente nel vecchio Palalido; e l'eleganza regale del suo palleggio-arresto-tiro, sempre dalla media perché lei aveva poco tiro da 3. Andava in serpentina, destra-sinistra o viceversa, e poi scoccava.
"Il giovane sorge quando il vecchio tramonta", lessi tanti anni fa nel Re Lear di Shakespeare; ma la frase suona bene solo se sei dalla parte del giovane. Altrimenti la devi incassare a tuo danno. Però è verissima. Nella stagione che è appena terminata, il mese scorso, ho seguito dappresso i playoff di Costa Masnaga, finiti con la promozione in A1, e nei minuti decisivi della finale contro Alpo c'era in regia una 2002, Balossi; il canestro della vittoria l'ha segnato una 2001, Frustaci, poi sull'altro fronte, per chiudere in modo determinante sulla penetrazione disperata di Galbiati ha messo il corpo un'altra 2002, Spinelli.
Ragazze che non erano ancora nate quando Gottardi vinse il famoso scudetto del 2000 con Priolo; che stavano finendo le elementari ai tempi della finale 2013 del Sanga. E adesso il mondo è loro. Il femminile viaggia più veloce del maschile, nell'alternare le sue generazioni.
Quella delle giocatrici della mia età e dintorni (all'incirca le nate fra il ’75 e l’85) è ormai tramontata, salvo rarissime irriducibili. C’è chi ha lasciato all’improvviso ancora giovane, sui 25, chi in età matura, verso i 35 e oltre; e fra queste c'è chi ha smesso di botto, cioè dall'A1/A2 al nulla, e chi invece tira avanti il più possibile, scendendo di categoria in categoria finché ne ha.
Non c'è un modo più degno e uno meno degno per uscire di scena; d'istinto preferirei chi a un certo punto sa dire basta, quando capisce di non poter aggiungere più nulla di significativo a ciò che ha già fatto. Umanamente, però, comprendo chi non riesce a smettere e chi lascia e ci ripensa: perché dopo che hai smesso ti rendi conto di aver perso la parte migliore della tua vita.
* (non pubblicato originariamente; doveva essere un capitolo del riassunto lungo dell'estate)

venerdì 14 giugno 2019
Resoconto di Venezia-Costa (finale scudetto U18)
Domenica scorsa, 9 giugno, ho assistito alla finale scudetto Under 18 tra le compagini di Venezia e Costa Masnaga.
M’ero già recato al mattino (nonché una delle sere precedenti) nella sontuosa cornice del grattacielo della Regione Lombardia, inusitata sede dell’evento tricolore. Ma se per la finale regionale U13 si era stati, diciamo, abbastanza larghi in tribuna, ora invece, arrivando pochi minuti prima delle 16, si riscontrava un ambiente assai più popolato, per non dire traboccante, mentre stava ancora terminando la finale 3° posto degli uomini, con impegnata Cantù, la quale per vicinanza geografica era abbondantemente seguita.
Si constatava quindi che la finale femminile sarebbe iniziata con almeno 20 minuti di ritardo, poi divenuti quasi 30. Pazienza. Problema maggiore era che le tribune mobili presentavano ben poche vie d’accesso, il che significava, per chi s’era insediato rapidamente appena terminata la roba maschile, tra cui me, doversi alzare almeno una quindicina di volte per far passare i sopraggiungenti.
Sulla peculiare “lochèscion”, simbolo estremo dell’epoca di splendore di Formigoni, attualmente detenuto nelle patrie galere dopo aver regnato sulla Lombardia per un quindicennio, si è già commentato parecchio in Rete: straordinaria per la scenografia, tutto sommato meglio che star chiusi in un palazzetto senz’aria condizionata, ma era come giocare all’aperto, per via delle correnti d’aria; e i canestri mobili non sono la stessa cosa di quelli stabili per quanto concerne l’impatto della palla; inoltre, come ben insegna chi è tiratore di vaglia, quando mancano i riferimenti visivi consueti dietro i canestri, si fa più fatica a prendere la mira.
Final Eight falsate, dunque? La teoria è suggestiva ma i fatti la smentiscono, perché non c’è stato neanche un risultato a sorpresa, e l’unico che s’è sfiorato (Geas con Mirabello), peraltro non così improbabile, è avvenuto nei quarti di finale al PalaGiordani, ovvero al chiuso.
“Lochèscion” dunque assolta dall'accusa di aver alterato i valori tecnici, sebbene Costa possa essere legittimamente convinta che al chiuso avrebbe segnato più triple, avrebbe corso meglio in velocità (pare che il parquet allestito là sotto il grattacielo fosse più lento della norma) e avrebbe snidato meglio l’arrocco di Venezia. Per la verità poi la finale maschile ha offerto una santabarbara di triple realizzate, quasi a smentire handicaps legati al campo. Si sa però che la dotazione fisica degli omaccioni li mette più al riparo dalle variazioni ambiental-strutturali.
Bisogna dire che le partite delle F8 femminile sono andate tutte come si poteva pronosticare, anche negli scarti (salvo la quasi-vittoria del Geas su Mirabello e i 28 punti di divario nella finalissima, in realtà però maturati tutti negli ultimi 15 minuti, per crollo psicofisico di Costa). Probabilmente, se si rigiocassero 10 volte queste finali, si riavrebbe gli stessi risultati.
C'è da chiedersi perché le Final Eight di Coppa Italia di A2, invece, facciano sempre fioccare le sorprese (e quest'anno anche quelle di A1, almeno per il Geas finalista): la risposta più immediata è che i valori, nel giovanile-donne, sono molto più distanti fra una squadra e l'altra. Negli uomini invece no, e infatti la kermesse maschile è stata ben più equilibrata e scoppiettante.
Onestamente non ci ha giovato il confronto diretto: a parte il trattamento da fratelli poveri, con la delocalizzazione dei quarti al PalaGiordani e l'orario boja delle semifinali (ore 13 e ore 15 al semi-aperto in un 8 di giugno), la finale maschile è stata di un altro pianeta per spettacolarità ed emozioni.
Sulla prima c'è poco da fare; le seconde ci si aspettava che non mancassero, alla nostra finale, ma non è stato così. O meglio, lo è stato per 25 minuti circa, poi tutto si è repentinamente afflosciato a vantaggio di Venezia. Che non c'è dubbio si sia dimostrata migliore.
Il divario fisico fra le due compagini era squillante. Venezia non solo col tonnellaggio di Madera e Meldere (del tutto fuori portata per Costa, che ha statura con Spinelli e stazza con Colognesi, ma non le due doti combinate come per le torri lagunari d'importazione) ma anche nelle altre, con Gregori, Leonardi, Camporeale tutte con fisiconi in rapporto al ruolo di 2/3/4, e nemmeno il play Recanati è minuto. Di là, per contro, Balossi è... balossa (cioè scaltra, vivace) ma non colossa; le gemelle Villa, sommate, danno forse il peso di Meldere; e anche le altre esterne sono non dico scriccioli, ma con fisici normali.
Tuttavia la stazza non è tutto. Il topo può sconfiggere l’elefante. Dalla sua parte, Costa aveva altre armi, potenzialmente altrettanto valide: dinamismo, meno rigidità nei ruoli, gioco più fluido rispetto a una Reyer che, inevitabilmente, s’impernia sui centroni da alimentare in certe posizioni e con certi tempi fissi, risultando a volte legnosa.
E infatti, nei primi due quarti e rotti, ognuna delle duellanti – pur con esiti alterni, non sembrando nessuna delle due in giornata di grazia – ha sfruttato i propri vantaggi sull'altra: Costa con tagli in area ben serviti, o sorprendendo le lunghe veneziane con la scaltrezza a rimbalzo offensivo (soprattutto Colognesi, giocatrice di poca appariscenza ma di grande sostanza, e Spinelli, reduce da una semifinale mostruosa, 27 punti con 42 di valutazione); la Reyer attaccando il ferro con una potenza che né le lunghe né le esterne avversarie potevano arginare con facilità.
Dopo l’iniziale 12-7 per Costa, si andava all’intervallo con un vantaggio di 5 punti per le lagunari (anche +7 poco prima), grazie, a mio parere, a tre fattori: 1) aver limitato le palle perse e dunque le ripartenze avversarie; 2) aver azzerato il tiro da 3 (nessuna tripla subita nei primi 20'); 3) il cambio di metro arbitrale che dopo aver elargito raffiche di tiri liberi a entrambe nel primo, diventava avarissima nel secondo, tollerando evidenti sgrugnoni subiti in fase di tiro, e quindi la squadra con più stazza e muscoli aveva più possibilità di resistere. Fra questi 3 elementi considero il numero 1 il più importante di tutti, perché è quello su cui Venezia poteva pagare più dazio e che invece, annullandolo, ha vinto una buona fetta di partita.
Dopo l’intervallo Costa prova una mossa: dentro ambo le gemelle Villa, prodigi di precocità di cui abbiamo già narrato su questi schermi (sono di fine 2004, da 3 anni giocano circa 80 partite a stagione, ne hanno vinte circa il 90%), due fili di ferro d’inesauribile dinamismo, tuttavia ovviamente usignoli contro aquile, dal punto di vista della taglia, in questa partita. Con dentro anche Balossi, Costa gioca quindi con 3 portatrici di palla e il massimo della velocità. Obiettivo mettere sabbia negli ingranaggi del macchinone venexiano. Dopo che Gregori forza un paio di triple senza prendere il ferro, riscattandosi parzialmente quando intuisce che, marcata da Balossi, conviene ricevere spalle a canestro e segnare con agio, cosa che fa per il +6, arriva un 5-0 di Costa, con Balossi e M. Villa, e c’è poi la palla del sorpasso, ma E. Villa sbaglia. Si è sul 31-32 Venezia al 24’ circa e nulla fa pensare che la partita stia per spaccarsi.
Invece succede. Nella “scatola nera” del crollo di Costa, che da lì beccherà un parziale di 11-40, affondando a -30 (42-72) prima di segnare l’ultimo canestro della partita, potremmo trovarci tanto e magari non abbastanza da spiegarlo fino in fondo. Le triple - a parte una di tabella di E. Villa - che continuano a non entrare (1/20 alla fine); Venezia che inizia a macinare gioco con martellante efficacia (palla dentro alle due torri o penetrazioni sistematiche delle esterne); il passaggio a zona da parte delle longobarde che si rivela coperta corta e bucata; anche un po’ di sfiga perché Balossi viene sotterrata da Madera in uno scontro fortuito su palla vagante ed è costretta a uscire per qualche minuto. Ma potremmo anche soprassedere all’analisi e limitarci a una sintesi: nessuna di Costa ha giocato realmente bene, e infatti nessuna ha chiuso in doppia cifra. Colognesi e Spinelli si sono spente dopo il buon inizio; Balossi e Frustaci maluccio per tutta la partita; Discacciati, l’ala piccola del quintetto, 0 punti con 0/4 da 3; le giovanissime ovviamente non potevano essere loro a spostare l’ago.
Di là invece Madera e Meldere hanno assommato numeri imponenti e quasi uguali (19 punti+13 rimba la toscana, 18+13 la lèttone), un po’ più alterne ma comunque funzionali le varie Recanati, Grattini, Leonardi, Gregori, Camporeale; una menzione la meritano Costantini e Bianchi, due della panchina di Venezia che, in mezzo a compagne dal fisico bionico, sono le uniche di taglia normale (un po’ piccolette, anzi), ma contro un’avversaria a sua volta piccola e dinamica come Costa hanno contribuito a equilibrare il bilancio perse-recuperi che, come detto, era una chiave.
Finisce quindi, dopo un lungo e un po’ penoso “garbage time”, la disfida con un 72-44 per Venezia che vince, va notato, il suo primo scudetto con il 2000-01 come annate portanti (in precedenza c’erano stati due scudi di Marghera e, lo scorso anno, appunto quello di Costa). Finora c’era sempre stato bisogno delle magggiche ’98-99 per far vincere Madera e coetanee.
Dubbio del poi: rispetto all'anno scorso mancava Meriem Nasraoui, grande rivelazione sulla scena giovanile di 12 mesi or sono; è questo ad aver azzoppato Costa? Ovviamente non si potrà avere la controprova. Certo, parliamo di una che ha dimostrato, oltre alla potenza abbinata alla mano morbida, di non aver paura manco del demonio (ho già narrato tempo fa di quando a 14 anni affrontò una gang di teppistelli che infestava l’oratorio di Binzago), :D quindi avrebbe anche potuto impedire alle compagne di cadere in quello stato depressivo che le ha attanagliate quando le cose si sono messe male; ma non credo che sarebbe bastato in quest'occasione, cioè con questo livello di prestazioni delle due squadre. Nasraoui fu importante lo scorso anno ma nell'ambito di una partita in cui Costa giocò meglio di stavolta e Venezia peggio. Certamente il modo in cui è finita quest'anno dà ancora più valore all'impresa masnaghese del 2018.
Considerazioni finali per Sara Madera. Quarto scudetto giovanile per lei (la Coppa U20 non vale nel conteggio); si ferma due sotto Zandalasini che però ha iniziato prima a vincerli. Ha avuto, come detto, un inizio difficile in questa finale, poi è salita in cattedra, entrando meritatamente nel suo ennesimo quintetto ideale della manifestazione. Tuttavia è inevitabile analizzare le sue prestazioni non per quanto produce sul momento ma in prospettiva del suo futuro ad alto livello. E non sono sicuro di aver visto i segnali che avrei voluto vedere. La maggior parte dei suoi punti sono stati realizzati sfruttando la supremazia fisico-tecnica sulle pari-età (o meglio, sulle 2002 di Costa), il che è difficilmente riproducibile in A1. Da fuori ha fatto 0/5. Nella parte iniziale mi pareva lenta nelle partenze in palleggio, anche se nel secondo tempo ne ha mostrate alcune buone. Sto parlando di una giocatrice che vorrei sinceramente veder emergere, ma non mi ha del tutto rassicurato al riguardo. Chiaro che il prossimo anno sarà cruciale per la sua carriera: o sfonda o resterà nel limbo dei grandi talenti giovanili che per qualche motivo non si sono realizzati fino in fondo.
M’ero già recato al mattino (nonché una delle sere precedenti) nella sontuosa cornice del grattacielo della Regione Lombardia, inusitata sede dell’evento tricolore. Ma se per la finale regionale U13 si era stati, diciamo, abbastanza larghi in tribuna, ora invece, arrivando pochi minuti prima delle 16, si riscontrava un ambiente assai più popolato, per non dire traboccante, mentre stava ancora terminando la finale 3° posto degli uomini, con impegnata Cantù, la quale per vicinanza geografica era abbondantemente seguita.
Si constatava quindi che la finale femminile sarebbe iniziata con almeno 20 minuti di ritardo, poi divenuti quasi 30. Pazienza. Problema maggiore era che le tribune mobili presentavano ben poche vie d’accesso, il che significava, per chi s’era insediato rapidamente appena terminata la roba maschile, tra cui me, doversi alzare almeno una quindicina di volte per far passare i sopraggiungenti.
Sulla peculiare “lochèscion”, simbolo estremo dell’epoca di splendore di Formigoni, attualmente detenuto nelle patrie galere dopo aver regnato sulla Lombardia per un quindicennio, si è già commentato parecchio in Rete: straordinaria per la scenografia, tutto sommato meglio che star chiusi in un palazzetto senz’aria condizionata, ma era come giocare all’aperto, per via delle correnti d’aria; e i canestri mobili non sono la stessa cosa di quelli stabili per quanto concerne l’impatto della palla; inoltre, come ben insegna chi è tiratore di vaglia, quando mancano i riferimenti visivi consueti dietro i canestri, si fa più fatica a prendere la mira.
Final Eight falsate, dunque? La teoria è suggestiva ma i fatti la smentiscono, perché non c’è stato neanche un risultato a sorpresa, e l’unico che s’è sfiorato (Geas con Mirabello), peraltro non così improbabile, è avvenuto nei quarti di finale al PalaGiordani, ovvero al chiuso.
“Lochèscion” dunque assolta dall'accusa di aver alterato i valori tecnici, sebbene Costa possa essere legittimamente convinta che al chiuso avrebbe segnato più triple, avrebbe corso meglio in velocità (pare che il parquet allestito là sotto il grattacielo fosse più lento della norma) e avrebbe snidato meglio l’arrocco di Venezia. Per la verità poi la finale maschile ha offerto una santabarbara di triple realizzate, quasi a smentire handicaps legati al campo. Si sa però che la dotazione fisica degli omaccioni li mette più al riparo dalle variazioni ambiental-strutturali.
Bisogna dire che le partite delle F8 femminile sono andate tutte come si poteva pronosticare, anche negli scarti (salvo la quasi-vittoria del Geas su Mirabello e i 28 punti di divario nella finalissima, in realtà però maturati tutti negli ultimi 15 minuti, per crollo psicofisico di Costa). Probabilmente, se si rigiocassero 10 volte queste finali, si riavrebbe gli stessi risultati.
C'è da chiedersi perché le Final Eight di Coppa Italia di A2, invece, facciano sempre fioccare le sorprese (e quest'anno anche quelle di A1, almeno per il Geas finalista): la risposta più immediata è che i valori, nel giovanile-donne, sono molto più distanti fra una squadra e l'altra. Negli uomini invece no, e infatti la kermesse maschile è stata ben più equilibrata e scoppiettante.
Onestamente non ci ha giovato il confronto diretto: a parte il trattamento da fratelli poveri, con la delocalizzazione dei quarti al PalaGiordani e l'orario boja delle semifinali (ore 13 e ore 15 al semi-aperto in un 8 di giugno), la finale maschile è stata di un altro pianeta per spettacolarità ed emozioni.
Sulla prima c'è poco da fare; le seconde ci si aspettava che non mancassero, alla nostra finale, ma non è stato così. O meglio, lo è stato per 25 minuti circa, poi tutto si è repentinamente afflosciato a vantaggio di Venezia. Che non c'è dubbio si sia dimostrata migliore.
Il divario fisico fra le due compagini era squillante. Venezia non solo col tonnellaggio di Madera e Meldere (del tutto fuori portata per Costa, che ha statura con Spinelli e stazza con Colognesi, ma non le due doti combinate come per le torri lagunari d'importazione) ma anche nelle altre, con Gregori, Leonardi, Camporeale tutte con fisiconi in rapporto al ruolo di 2/3/4, e nemmeno il play Recanati è minuto. Di là, per contro, Balossi è... balossa (cioè scaltra, vivace) ma non colossa; le gemelle Villa, sommate, danno forse il peso di Meldere; e anche le altre esterne sono non dico scriccioli, ma con fisici normali.
Tuttavia la stazza non è tutto. Il topo può sconfiggere l’elefante. Dalla sua parte, Costa aveva altre armi, potenzialmente altrettanto valide: dinamismo, meno rigidità nei ruoli, gioco più fluido rispetto a una Reyer che, inevitabilmente, s’impernia sui centroni da alimentare in certe posizioni e con certi tempi fissi, risultando a volte legnosa.
E infatti, nei primi due quarti e rotti, ognuna delle duellanti – pur con esiti alterni, non sembrando nessuna delle due in giornata di grazia – ha sfruttato i propri vantaggi sull'altra: Costa con tagli in area ben serviti, o sorprendendo le lunghe veneziane con la scaltrezza a rimbalzo offensivo (soprattutto Colognesi, giocatrice di poca appariscenza ma di grande sostanza, e Spinelli, reduce da una semifinale mostruosa, 27 punti con 42 di valutazione); la Reyer attaccando il ferro con una potenza che né le lunghe né le esterne avversarie potevano arginare con facilità.
Dopo l’iniziale 12-7 per Costa, si andava all’intervallo con un vantaggio di 5 punti per le lagunari (anche +7 poco prima), grazie, a mio parere, a tre fattori: 1) aver limitato le palle perse e dunque le ripartenze avversarie; 2) aver azzerato il tiro da 3 (nessuna tripla subita nei primi 20'); 3) il cambio di metro arbitrale che dopo aver elargito raffiche di tiri liberi a entrambe nel primo, diventava avarissima nel secondo, tollerando evidenti sgrugnoni subiti in fase di tiro, e quindi la squadra con più stazza e muscoli aveva più possibilità di resistere. Fra questi 3 elementi considero il numero 1 il più importante di tutti, perché è quello su cui Venezia poteva pagare più dazio e che invece, annullandolo, ha vinto una buona fetta di partita.
Dopo l’intervallo Costa prova una mossa: dentro ambo le gemelle Villa, prodigi di precocità di cui abbiamo già narrato su questi schermi (sono di fine 2004, da 3 anni giocano circa 80 partite a stagione, ne hanno vinte circa il 90%), due fili di ferro d’inesauribile dinamismo, tuttavia ovviamente usignoli contro aquile, dal punto di vista della taglia, in questa partita. Con dentro anche Balossi, Costa gioca quindi con 3 portatrici di palla e il massimo della velocità. Obiettivo mettere sabbia negli ingranaggi del macchinone venexiano. Dopo che Gregori forza un paio di triple senza prendere il ferro, riscattandosi parzialmente quando intuisce che, marcata da Balossi, conviene ricevere spalle a canestro e segnare con agio, cosa che fa per il +6, arriva un 5-0 di Costa, con Balossi e M. Villa, e c’è poi la palla del sorpasso, ma E. Villa sbaglia. Si è sul 31-32 Venezia al 24’ circa e nulla fa pensare che la partita stia per spaccarsi.
Invece succede. Nella “scatola nera” del crollo di Costa, che da lì beccherà un parziale di 11-40, affondando a -30 (42-72) prima di segnare l’ultimo canestro della partita, potremmo trovarci tanto e magari non abbastanza da spiegarlo fino in fondo. Le triple - a parte una di tabella di E. Villa - che continuano a non entrare (1/20 alla fine); Venezia che inizia a macinare gioco con martellante efficacia (palla dentro alle due torri o penetrazioni sistematiche delle esterne); il passaggio a zona da parte delle longobarde che si rivela coperta corta e bucata; anche un po’ di sfiga perché Balossi viene sotterrata da Madera in uno scontro fortuito su palla vagante ed è costretta a uscire per qualche minuto. Ma potremmo anche soprassedere all’analisi e limitarci a una sintesi: nessuna di Costa ha giocato realmente bene, e infatti nessuna ha chiuso in doppia cifra. Colognesi e Spinelli si sono spente dopo il buon inizio; Balossi e Frustaci maluccio per tutta la partita; Discacciati, l’ala piccola del quintetto, 0 punti con 0/4 da 3; le giovanissime ovviamente non potevano essere loro a spostare l’ago.
Di là invece Madera e Meldere hanno assommato numeri imponenti e quasi uguali (19 punti+13 rimba la toscana, 18+13 la lèttone), un po’ più alterne ma comunque funzionali le varie Recanati, Grattini, Leonardi, Gregori, Camporeale; una menzione la meritano Costantini e Bianchi, due della panchina di Venezia che, in mezzo a compagne dal fisico bionico, sono le uniche di taglia normale (un po’ piccolette, anzi), ma contro un’avversaria a sua volta piccola e dinamica come Costa hanno contribuito a equilibrare il bilancio perse-recuperi che, come detto, era una chiave.
Finisce quindi, dopo un lungo e un po’ penoso “garbage time”, la disfida con un 72-44 per Venezia che vince, va notato, il suo primo scudetto con il 2000-01 come annate portanti (in precedenza c’erano stati due scudi di Marghera e, lo scorso anno, appunto quello di Costa). Finora c’era sempre stato bisogno delle magggiche ’98-99 per far vincere Madera e coetanee.
Dubbio del poi: rispetto all'anno scorso mancava Meriem Nasraoui, grande rivelazione sulla scena giovanile di 12 mesi or sono; è questo ad aver azzoppato Costa? Ovviamente non si potrà avere la controprova. Certo, parliamo di una che ha dimostrato, oltre alla potenza abbinata alla mano morbida, di non aver paura manco del demonio (ho già narrato tempo fa di quando a 14 anni affrontò una gang di teppistelli che infestava l’oratorio di Binzago), :D quindi avrebbe anche potuto impedire alle compagne di cadere in quello stato depressivo che le ha attanagliate quando le cose si sono messe male; ma non credo che sarebbe bastato in quest'occasione, cioè con questo livello di prestazioni delle due squadre. Nasraoui fu importante lo scorso anno ma nell'ambito di una partita in cui Costa giocò meglio di stavolta e Venezia peggio. Certamente il modo in cui è finita quest'anno dà ancora più valore all'impresa masnaghese del 2018.
Considerazioni finali per Sara Madera. Quarto scudetto giovanile per lei (la Coppa U20 non vale nel conteggio); si ferma due sotto Zandalasini che però ha iniziato prima a vincerli. Ha avuto, come detto, un inizio difficile in questa finale, poi è salita in cattedra, entrando meritatamente nel suo ennesimo quintetto ideale della manifestazione. Tuttavia è inevitabile analizzare le sue prestazioni non per quanto produce sul momento ma in prospettiva del suo futuro ad alto livello. E non sono sicuro di aver visto i segnali che avrei voluto vedere. La maggior parte dei suoi punti sono stati realizzati sfruttando la supremazia fisico-tecnica sulle pari-età (o meglio, sulle 2002 di Costa), il che è difficilmente riproducibile in A1. Da fuori ha fatto 0/5. Nella parte iniziale mi pareva lenta nelle partenze in palleggio, anche se nel secondo tempo ne ha mostrate alcune buone. Sto parlando di una giocatrice che vorrei sinceramente veder emergere, ma non mi ha del tutto rassicurato al riguardo. Chiaro che il prossimo anno sarà cruciale per la sua carriera: o sfonda o resterà nel limbo dei grandi talenti giovanili che per qualche motivo non si sono realizzati fino in fondo.
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