lunedì 4 ottobre 2010

Cinguettii (30) - Mondiali: la novità Cambage e le altre

Un ultimo bilancio sulla rassegna iridata per parlare di giocatrici emergenti di questa edizione, gente che all'ultimo appuntamento globale, 2 anni fa, non era ancora sul palcoscenico.
Indubbiamente la principale è l'australiana Cambage, classe '91. Ricordiamo che l'anno scorso sembrava potesse venire a Parma, mentre 2 anni fa la si vide a Pessano in un'amichevole tra Australia U19 e Comense. Enorme (2,03 e spalle larghe) ma non pachidermica, nelle prime partite ha inciso a volte sì e a volte no, ma è cresciuta in modo verticale fino a essere nettamente la migliore delle cangure nelle due partite più importanti (purtroppo per lei perse) contro Usa e Bielorussia. Comprensibilmente lenta negli spostamenti a tutto campo ma non negli spazi brevi, sa mettere palla a terra, usa bene il corpo, fa sembrare facili le cose che fa e non è affatto scontato per una delle sue dimensioni. Anche discreta passatrice, c'è parso. E ai liberi ha un buon 70%. Intimidatrice notevole e non solo perché è alta, ma perché ha timing nella stoppata (5 contro gli Usa). Il problema per lei è che rischia di essere arrivata proprio nel momento in cui le sue celebri compagne stanno declinando.
Nella Spagna era molto attesa Torrens ('89), della quale, se avete notato su Superbasket, quando chiedono a una delle giovani nostrane chi è la giocatrice che l'abbia più impressionata in Europa la risposta è quasi sempre lei. Ala di statura notevole (credo 1,95 o poco meno), leggera, andatura dinoccolata, si muove bene sia sul perimetro che vicino a canestro. Molto bene nella finale 3° posto, altre volte un po' evanescente.
Nella Francia c'è piaciuta, per quel che abbiamo visto, Miyem, una lunga dell'88 anche lei con buoni numeri sia vicino a canestro che dalla media; meno talento ma più fisicità di Torrens. La Francia, tra le europee, sembra avere più ricambio di tutte (e la stella Gruda, qui assente, è dell'87).
Tuttavia, ancora una volta sono gli Usa che sanno proporre nomi nuovi più e meglio della concorrenza. Non saranno dei mostri totali come Parker e Fowles (le "fenomene" presentate a Pechino 2008), ma un trio come McCoughtry ('86), Charles ('88) e Moore ('89) è di valore assoluto. La prima è una realizzatrice di quelle che ci piacciono, ovvero che cercano sempre il modo più semplice e diretto di fare canestro, e magari come in finale ti fanno 18 punti in 17' e non te ne accorgi. La seconda è un centro non altissimo né statuario come Fowles, ma robusto e sempre "sul pezzo" (mentre Fowles ogni tanto sembra un po' fuori giri). La terza è una guardia-ala, grossotta ma agile, che va ancora al college (la plurilaureata Connecticut) ma non ha sfigurato affatto in mezzo a cotante compagne: un'altra che gioca un basket essenziale, pensando a segnare, difender forte, rubar palla e filare in contropiede. Insomma, contando anche le già nominate Parker ('86) e Fowles ('85), il futuro prossimo è già ipotecato dagli Usa.
Altri nomi andrebbero fatti ma lascio la palla a Kaysay o altri espertoni.

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