Di sicuro per fisicità, profondità (10 forti vere) e fuoriclasse (fra cui la più attesa, curiosamente, è un'americana, seppur francese di madre, Gabby Williams), le transalpine sono solo leggermente inferiori, se non addirittura alla pari, della corazzata a stelle e strisce. Ma la vera differenza la Francia deve farla con il suo collettivo vero e rodato, rispetto alla selezione di stars americane assemblate per l'occasione.
Il 2° quarto marca già la differenza; la Francia non fa cose eclatanti, ma macina le avversarie con una difesa che fa calare le percentuali ma soprattutto fa perdere palloni alle teutoniche, le quali sono fisicate e tecniche, ma difettano di portatrici di palla (a parte la naturalizzata Peterson che però non è un fenomeno), e in effetti di questa lacuna aveva profittato l'Italia per batterle due volte nelle qualificazioni a Euro '25 (quanto brucia veder loro in semi e noi a casa? Tanticchio, anche se loro sono cresciute da allora).
Super-ripartenza francese nel 3° quarto con un 9-0; da meno 16 N. Sabally scuote le sue, poi Guelich (la centrona ex-Reyer), peraltro tra le migliori delle sue, sbaglia due volte la tripla del -6 e la Francia dopo 4 minuti a secco riaparte con una tripla di una concretissima Salaun e un classico contropiede di Williams; al 30' è 64-50.
Il 4° quarto è a elastico senza cambiare la sostanza. Batte un colpo Buehner, la 2004 che era stata ottima nelle scorse partite ma evanescente oggi, ma la coetanea Leite risponde con una tripla, poi Williams, ancora una volta, ciula palla e s'invola (69-55). La Germania si riporta ancora un paio di volte a meno 9 ma s'esaurisce, mentre si sblocca Malonga dalla lunetta e Johannès mette la bara nei chiodi con due triple. Ingeneroso l'86-64 finale per le tedesche (parziale di 15-2 negli ultimi 5 minuti) ma il verdetto è nitido.
Applausi scroscianti e meritati per le teutoniche, andate oltre le previsioni nel torneo; però forse oggi è mancata un'idea in grado di rovesciare il tavolo, nel senso che, giocando a viso aperto entrambe, il potenziale francese era inevitabilmente superiore a quello tedesco.
La Francia ha: Williams 22 con 8/12 al tiro, mvp; Salaun, seconda migliore, 14+11 rimba; Johannès 13 anche se a sprazzi; Ayayi 10; Leite 9; 19/38 da 2 e 10/27 da 3.
La Germania ha: Guelich e N. Sabally 12; Fiebich 9, calata strada facendo; 17/34 da 2 (buono) ma 7/21 da 3 e soprattutto 24 perse.
Il fatto è che la qualità di questa Spagna non è altissima (perlomeno in confronto ad altre Spagne del decennio scorso): la migliore insieme alla scledense Conde è stata la 2006 Martin, funambolica ma inevitabilmente inesperta, così come la coetanea Fam, che poteva essere più intraprendente per dare alle sue una pericolosità interna più costante; anche Gustafson ha deluso. E almeno 6 elementi sono solo oneste gregarie.
Scelte opposte nei quintetti di partenza: gli Usa con le veterane, la Spagna con le due ventenni più la '01 Carrera. Le iberiche avevano sbandierato alla vigilia di non aver paura e lo dimostrano con uno scatto sul 9-1, poi 16-9 a suon di tagli e triple. Gli Usa, inizialmente con l'aria di chi sta prendendo le misure, macinano con calma e ribaltano la situazione nel giro di 3 minuti, e a suon di tiri liberi, già 13 contro zero nel 1° quarto, che finisce 18-21 per le yankee.
Nel 2° quarto entra la veneranda Torrens, ma solo per un cameo che non incide; sono invece le giovani Buenavida, Carrera e soprattutto Martin (ubriacante un suo balletto con finte, passo e tiro contro Stewart) a riportare a contatto la Spagna, da meno 7 a 27-29 al 15'. Lì si fa imbarazzante la questione dei tiri liberi. Ok, non sta scritto da nessuna parte che debbano essere distribuiti in parti uguali; non si può nemmeno dire che ci siano singoli episodi clamorosi. Però la sommatoria surreale è di 27 liberi contro 4 a metà gara.
Scoppiettante l'inizio del 3° quarto con 3 triple spagnole, di cui due di Conde, per il sorpasso (45-44) ma anche con la replica Usa sulle spalle delle veterane, Stewart in testa. La divina Breanna, che a mio ingeneroso parere sta mostrando da un paio d'anni qualche segno di declino, è pur sempre migliore del 99% delle giocatrici del pianeta, ed è magistrale nella sua prova tutta sostanza e zero fronzoli, stile suo. Anche Collier si fa sentire. La Spagna resta 4 minuti a secco, poi torna a fiammare con Buenavida che fende una spaesata Clark con un'entrata più aggiuntivo (52-56); poi l'ineffabile Martin e la risvegliata (per poco) Gustafson fanno addirittura pari, mentre la zona iberica denuda la legnosità dell'attacco Usa. Si va all'ultimo riposino sul 58-58. Ah, inutile dire che gli arbitri, avendo probabilmente consultato le cifre di metà gara e capendo che se replicavano i primi 2 quarti finivano con 54 liberi per le americane e 8 per le spagnole, roba da linciaggio, ora sono un po' più equilibrati.
Si pregustano emozioni fino all'ultimo ma non sarà così. Carrera apre il 4° quarto con una magia difensiva su Stewart (stoppata con recupero) ma è fuoco di paglia. Le americane, come detto, vista la mala parata da fuori vanno in area con Stewart e Boston (60-68). La Spagna scopre di avere la spia della riserva accesa, ma non c'è distributore alcuno che possa erogarle nuovo carburante: si pianta inesorabilmente, segnando 8 punti nell'ultima frazione. Le esperte Copper e Young firmano l'allungo & chiusura dei conti per le americane (66-76).
La Spagna ha: Martin 17 con 5/8 (se non vince il "rising star" è una rapina), Conde 17 con 6/13; Fam 9+7 rimba ma, come detto, poteva osare di più; 19/40 da 2 e 6/26 da 3 (troppo poco).
Gli Usa hanno: Stewart 16 con 4/6 + 8/11 ai liberi; Copper 13; Young 12; 20/40 da 2 e 3/18 da 3. Poco palpabili le nuove eroine: qualcosa da Bueckers (6) e Reese (5), quasi nulla da Clark (1) che ha fatto smistamento palla. Anche se poi vai a vedere il plus/minus e il suo è il migliore dopo Stewart. Ma l'impressione è che la diva Caitlin non dia il suo meglio quando non si sente la squadra in mano (ricordiamo che al PreMondiale è stata mvp); e qui per ora comandano le veterane, specie adesso che il gioco s'è fatto duro.
Ah, i tiri liberi? Alla fine 27/35 gli Usa, 10/11 la Spagna. A onor del vero, sui siti dei giornali spagnoli non ho trovato invettive contro gli arbitri. Forse hanno ragione o forse gli hanno fatto capire che ribellarsi è peggio: da quando il Petrux ha detto sarcasticamente, sugli arbitri di Usa-Italia, "meritano di dirigere la finale", noi non abbiamo più vinto una partita, e il fischietto panamense ha avuto sia Usa-Spagna che la finale di domani.
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