Ma cosa puoi dire, dopo una partita che ha frantumato il limite dell'assurdo, già avvicinato, se non superato, nella partita con gli Usa? Forse da quella sera siamo entrati in un mondo parallelo in cui tutto è possibile e nulla è logico. Di sicuro, per quasi 3 quarti, 27 minuti di cronografo per l'esattezza, eravamo ancora preda di quello stato di catalessi che ci ha colto dopo la romanzesca seppur perduta battaglia con le americane, e che ci era costata la scialbissima prestazione contro la Cina e il conseguente abbinamento all'Australia anziché con Portorico (che poi s'è dimostrato tutt'altro che materasso, vedi sotto, ma questa è altra storia). E dopo un giorno di riposo in mezzo, è chiaro che stavolta non poteva essere stanchezza ma uno stato mentale collettivo, che ovviamente si rifletteva anche in un rincitrullimento tecnico.
Fatto sta che la stessa squadra capace di tenere a 55 punti in 40 minuti gli Usa, ne ha concessi 48 nei primi 20' a un'Australia certo da applausi per pulizia ed efficacia delle esecuzioni, ma menomata come mai avremmo potuto sognare: ancora fuori Alanna Smith; k.o. Magbegor per un infortunio al ginocchio dopo 4 minuti (torsione malevola dopo un fallo subìto per mano di Cubaj); influenzata Melbourne, play titolare, impiegata 3 minuti. Chiaro che se alla vigilia eravamo sfavoriti (le quote erano 1.35 Australia e 2.85 noi, all'incirca), lo scenario reale dei rapporti di forza era mutato.
Con le avversarie così conciate - anche se non certo menevelle erano le superstiti - dopo l'ennesima partenza al fulmicoglione (contrario di fulmicotone), 13-26 al 10', un'effimera risalita sul 28-35 ricacciata a 31-49 all'intermezzo, ci trovavamo sotto di 26 punti, 38-64, a 3' dalla fine del 3° quarto, maciullati dalle folate di Borlase (classe 2004 come Villa e Blasigh, da notare), 23 nel solo 1° tempo, e dalla ruvida ma infallibile aborigena Aokuso sotto canestro.
Ma soprattutto facevano cadere le braccia una serie di canestri incassati per dormite difensive su loro tagli in backdoor, dai-e-vai, insomma robe elementari anche se ben fatte. "Perdio, abbiamo annullato Clark, Stewart e compagnia e ci facciamo inculare così da queste?", si pensava non senza rossore per lo spettacolo offerto alla platea di Rai2, tale da indurre almeno metà a cambiare canale o andare a letto presto.
Non so se l'Australia - che come sempre succede nelle maxi-rimonte c'ha messo del suo - abbia tirato i remi in barca per risparmiarsi in vista della partita dell'indomani (con una esperta come Sandy Brondello non credo), più probabilmente ha pagato di colpo la sua menomazione plurima; e noi siamo diventate delle ire d'Iddio, come contro il Belgio lo scorso anno, quando toccato il massimo svantaggio avevamo rimontato tutto, e persino la diva Meesseman e compagne non sapevano più che pesci pigliare contro le nostre, salvo poi fotterci in volata quando era scoccata la mezzanotte sul nostro incantesimo e le carrozze erano tornate zucche. E' purtroppo finita allo stesso modo. Dopo un doppio errore delle Marsupiali abbiamo avuto addirittura la palla del vantaggio; lì Verona si è forse fatta prendere troppo dalla sua trance e ha forzato dalla media; di là Borlase, astuta, ha attirato un raddoppio e servito Aokuso in taglio per il 77-79.
Altra occasione mancata da noi con Zanda in giro-e-tiro; 2/2 ai liberi per loro e sembrava finita. Invece Blasigh ha fatto un miracolo da 9 metri, roba da non credere: 80-81 a -5".
Borlase in lunetta fa 1/2; riceve Pasa da rimessa da fondo (timeouts esauriti), giusta scelta di Capobianco che le avrà detto "piglia palla e beviti il campo"; la veneta con le sue gambe atomiche se lo beve effettivamente, l'Australia non riesce a spendere il fallo residuo dentro il bonus, Pasa arriva al ferro, appoggia di sinistro, è dentro: miracolo, overtime. No, col cazzo. La sfera, maledetta, ballonzola sul ferro ed esce. Si resta di sale; 80-82, siamo fuori.
Dunque Borlase 30, Aokuso 15, Talbot 14 per loro; Verona 23, Blasigh 13, André 11 per noi. In una partita dall'escursione termica così estrema, è quasi inevitabile che i "plus/minus" siano estremi anch'essi: Blasigh +19, Pan +16, Villa -20, Keys -12.
37 tiri liberi per le Marsupiali, solo 16 per noi.
Scontato ma doveroso dirlo, c'è mancata la vera Zandalasini: 9 punti con 2/7, merito anche della difesa australiana che, fin troppo facilmente, l'ha francobollata confidando che le compagne non fossero in grado di punirla (cosa che per quasi 30' è avvenuta), ma quando lo sforzo collettivo aveva prodotto l'incredibile rimonta, la tavola era apparecchiata perchè la Divin Bronese prendesse in mano la situazione e facesse la differenza. Invece no, una tripla per il 70-77 è stato il suo unico squillo. Fossimo andati all'overtime, magari a giochi rotti e alchimie saltate, sarebbe giunto il suo momento; ipotesi che è un ulteriore coltello nelle nostre piaghe e quindi chiudiamola qui.
La Cina da parte sua mette sul piatto la superciclope Zhang Ziyu (13 in soli 9') e la ficcante Yang Shuyu (15) che aveva fatto male pure a noi l'altroieri; poi nel finale sale in cattedra Han Xu (21+11 rimba), che sul 66-66 segna una tripla di classe pura, replicata poi da una compagna; Portorico da meno 6 torna a meno 2 ma dalla lunetta la Cina non trema (75-72).
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