Rimane la sensazione di aver vissuto per un paio d'ore in un mondo parallelo; un mondo in cui l'Italia, sostenuta da un pubblico incredibile per numero e calore (fin dall'inno nazionale che sembrava cantato in coro da tutto il palazzo), ha giocato alla pari con le campionesse di tutto, imbattute da 20 anni; stiamo parlando dell'Italia che fino a 2 anni fa veniva sbattuta fuori a calci dal Montenegro di turno davanti a una decina fra parenti, amici e passanti capitati lì per caso.
Sì, meglio non essere razionali perché rischieremmo di tirare le somme e constatare che abbiamo speso energie fisiche e mentali enormi senza cavarne nulla, a parte l'onore; anzi, se paghiamo lo sforzo domani con la Cina siamo cornuti e mazziati, dovendo poi battere Belgio o Australia per non salutare Berlino già agli ottavi. Quindi meglio restare immersi nello stato d'ebbrezza in cui siamo, credo tutti, entrati dalle 21.10 circa di questa domenica 6 settembre.
Ma da quel momento succede l'imponderabile. Zandalasini illumina d'immenso con 3 giocate di fattura assoluta: appoggio dal post basso dopo una danza sul piede perno su Howard; tripla in step laterale in faccia a Copper; palleggio-arresto-tiro dalla media in faccia a Bribrì Stewart. Chiaro che se vedi una compagna bistrattare così le mammasantissime avversarie, ti passa qualsiasi paura. Nel contempo, non meno importante, la nostra difesa diventava un muro su cui le americane sbattevano inopinatamente, senza più trovare, sino in fondo, alcuna chiave per abbatterlo, se non con sporadici guizzi. Subendo solo 7 punti negli ultimi 8'30" del 2° quarto, risalivamo 3 volte a meno 6, con Verona e Villa, andando all'intervallo sul 30-24. Logico pensiero: "ok, brave le nostre, ma adesso quelle tornano con la bava alla bocca dagli spogliatoi e ci fanno a pezzi.
Nell'ultimo quarto, peggio di San Tommaso, continuiamo a non credere nei miracoli; "adesso ci asfaltano perché siamo con la lingua a terra". Invece ci credono le giovanissime urlanti in tribuna, ci credono le nostre alfiere che da 44-39 per loro ribaltano ancora tutto con uno 0-7 targato Reyer con Santucci (5) e Pan (2). Le americane sbuffano, ciancicano, brancolano nel buio arrangiandosi a sgrulloni e punticini cavati fra stenti indicibili; torniamo altre due volte a +2 con Santucci e Villa, quest'ultima in entrata mancina dopo aver ubriacato Howard (48-50).
Dopo un'azione da morderci le mani con triplo errore nostro e l'unico guizzo di Stewart (che finirà con 1/9) scoppia il primo bubbone arbitrale, con un potenziale canestro e fallo di Zanda in entrata che viene rovesciato in sfondamento.
E' il momento-chiave perché le due veterane Gray e Young, poco personaggi ma vincenti vere, piazzano un arresto-e-tiro cadauna, oro che cola per l'inamidato attacco yankee; il 55-50 per loro a 1' e rotti dalla fine è decisivo, anche se Villa replica in arresto-e-tiro e la nostra difesa, con un cuore indicibile, fa muro sulle americane e ci procaccia il pallone del pareggio a una ventina di secondi dal termine. Lì il secondo fattaccio arbitrale perché Young rifila una ditata [NB: aggiornamento di lunedì mattina: l'episodio ha suscitato controversie e riffe di replays da angolazioni diverse, ma sembra acclarato] nell'occhio a Zanda, che perde l'attimo buono per tirare; poi la palla le torna in mano ma la tripla allo scadere è improbabile e sbatte solo sul tabellone; finisce 55-52 per gli Usa (uniche in doppia cifra Young per loro, 10, e Zanda per noi, 14) e la Ceci nazionale è una furia contro gli arbitri, trattenuta a stento dallo staff. Subito dopo si scuserà al microfono Rai, ma nel merito non aveva torto; può però essere poco conveniente incazzarsi; Petrucci rincarerà la dose nel comunicato Fip ma non so quanto serva, se non per l'opinione pubblica nostrana. Non vorrei che qualcuno prendesse nota, ai piani di sopra, e gradisse poco. Oltretutto il casino arbitrale fa ombra (almeno in parte) all'unica cosa che dovrebbe rimanere, cioè i meriti delle nostre ragazze.
Chiaro che le altre candidate all'oro si fregano le mani vedendo gli Usa così vulnerabili; ma solo nelle prossime giornate capiremo se è stata solo un'occasionale defaillance per loro oppure una crepa che preannuncia il crollo. Premesso che non credo all'ipotesi della "supponenza" da parte americana (a differenza dei loro maschi, queste sono sempre state serie contro tutti), c'è di sicuro una preparazione inesistente (visto che le dodici si sono radunate a una manciata di giorni dall'evento dopo aver pensato solo alla Wnba per tutta l'estate) e c'è un buco sotto canestro, dove non c'è più l'ombra di un centro dominante stile Sylvia Fowles o Brittney Griner. Ma era così anche al PreMondiale, eppure ci avevano asfaltato. Forse l'amalgama tra giovani e veterane non funziona, senza bisogno di insinuare frizioni caratteriali, ma non s'improvvisa un'intesa tecnica da zero. In Portorico erano più omogenee essendo sostanzialmente le giovani, col boccino in mano a Clark e Bueckers. Di sicuro siamo stati molto più bravi a lavorare sul perimetro, dove a San Juan eravamo stati bucherellati; stavolta invece, soffocandole là fuori, non avevano armi sicure perché da sotto fanno fatica.
Quindi Italia-Cina sarà spareggio per il 2° posto, ovvero per avere un ottavo abbordabile (contro Turchia o Portorico) anziché in salita ripida (Belgio o Australia).
Quindi domani, lunedì 7, si ha la riffa selvaggia nel girone A dove tutte possono finire da prima a quarta; Ungheria-Corea per il 2° posto nel B; i due "spareggi" per primato e 3° posto nel C; Italia-Cina per il 2° posto nel D.
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