Mondiali (6) - Ottavi: Ungheria e Germania in carrozza sulle asiatiche. Ora a noi
- Se gli eventi femminili Fiba non avessero sempre una fretta dannata di finire, li si godrebbe di più.
Senza requie, le 4 compagini dei primi due ottavi sono tornate in campo 24 ore dopo l'ultimo impegno della prima fase; non s'è rischiato l'infarto per eccesso d'emozioni.Ci si aspettava più equilibrio tra Ungheria e Giappone. Al di là del maggior blasone nipponico, la sensazione era che le magiare avessero beneficiato d'un girone più abbordabile rispetto alle connazionali di Oliver Hutton, reduci da due scoppole contro Germania e Spagna dopo aver domato a fatica il Mali. In effetti sino all'intervallo c'è partita (37-34 per le discendenti di Attila), ma proprio a pochi istanti dal riposo il Giappone perde Hayashi (27 punti all'esordio anche se poi s'era appannata) per una brutta caduta in entrata. L'Ungheria sciorina una prestazione solida, certificando la sua crescita con il miglior risultato della sua storia ai Mondiali; nel 1° tempo protagonista la guardia Lelik (23+8 rimba), nel secondo la lunga Takacs-Kiss (17); non servono straordinari da Juhasz. Per il Giappone 11 di Tanaka; edizione anonima per le pronipoti dei samurai. L'Ungheria può già prenotare serena le vacanze visto che nei quarti avrà gli Usa, le quali hanno finito le concessioni.
- In serata la Germania scarrozza con ancor più agio sulla Corea, per il tripudio della plebe di Berlino (6.227 spettatori, curiosamente la metà rispetto ai 12.500 della prima fase; ma credo sia questione di ticketing per le partita a eliminazione diretta che non sono programmabili in anticipo; in ogni caso mica pochi). E' un monologo per le mangiawurstel, che fanno quello che vogliono in area col trio Guelich (19)-Buehner (17)-Geiselsoder (12) con 18/27 complessivo dal campo; intelligente la stella Fiebich, che continua a non brillare al tiro ma si mette al servizio del collettivo con rimbalzi e assists. Per le connazionali della Hyundai generose Lee (22) e Kang (17) ma fanno solo il solletico alla possente macchina teutonica (94-56). Ora le tedesche ci provano contro il Belgio nei quarti, per rendere memorabile la loro kermesse. E per come stanno giocando non sono tagliate fuori dal pronostico.
- A proposito di gioco - e qui ci agganciamo per parlare dell'Italia - la sensazione un po' fastidiosa è che sia Ungheria sia Germania (cioè non due corazzate) giochino meglio di noi. In attacco, s'intende. Più bilanciamento fra i reparti, più canestri ben costruiti. Ma possiamo fregarcene della qualità se ritroviamo la capacità di far giocare male le avversarie, cosa che c'è riuscita in modo clamoroso contro gli Usa e per nulla contro la Cina. E' chiaro che salvo miracoli, una prestazione da 80 punti contro l'Australia non siamo in grado di produrla. Per cui l'impresa passa attraverso una prestazione difensiva da 60-65 punti subiti. Senza dubbio non è la miglior versione delle Marsupiali; non hanno più le superstars alla Lauren Jackson, Penny Taylor, Lizzona Cambage; in più hanno perso una delle migliori, Alanna Smith, per infortunio nella prima partita (nelle ultime notizie viene data in dubbio). Restano comunque una squadra con individualità in grado di farci il paiolo (Magbegor, Talbot, Melbourne, Borlase) e abituata a giocare queste partite. In più, loro possono puntare la difesa sul nostro faro offensivo ben identificabile (Zanda), mentre noi no, perché non hanno un riferimento principe. Ah, piccolo dettaglio: se facciamo l'impresa dobbiamo ripeterci 24 ore dopo contro la Spagna. Per dire che la strada verso la gloria è una parere verticale.Sognare non costa nulla ma quale Italia vedremo: quella al granito contro gli Usa o quella al lattemiele contro la Cina? Dobbiamo giocare con l'urgenza feroce di chi non ha mai combinato nulla ai Mondiali e potrebbe non avere un'altra occasione, mentre per l'Australia è soltanto l'ennesima apparizione di routine; spero che nessuna abbia il retropensiero "eh va be', abbiamo già fatto molto, anche se perdiamo brave lo stesso". Altrimenti il tavolo non si rovescia e il nostro viaggio a Berlino finisce qui.
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