sabato 12 settembre 2026

Mondiali (9) - Appunti disordinati prima delle semifinali e dopo lo shock-Italia

- Poche ore dalle semifinali del Mundiàl berlinese. Quando un oro è contendibile, tutto aumenta d'interesse. Ma lo è davvero? Se togliamo la partita con l'Italia, gli Usa sono stati i soliti bulldozer, specie nel quarto con l'Ungheria, letteralmente passata sotto un rullo. Restano la squadra più profonda, che può giocare 40 minuti alla stessa intensità a prescindere da chi sta in campo. Rimangono però dubbi sulla forza sotto canestro, dove non hanno un centro dominante alla Brittney Griner ma solo ali grandi, e sulla chimica tra l'anima giovane e quella veterana, non per cattiva volontà delle giocatrici ma perché manca una cerniera tra le ultratrentenni del basket classico come Stewart, Young, Gray, e le semi-debuttanti dell'"era supersocial" come Clark, Bueckers e Reese.

- C'è interesse anche negli Usa stessi, dove di solito le nazionali di basket sono poco seguite, per due semplici motivi: 1) per loro il basket è quello Nba/Wnba e quello dei college; 2) quando vinci sempre ti annoi. Ma stavolta, sarà per Caitlin Clark o per il fatto che non è scontato l'oro, pare che le 3 partite di girone abbiano fatto registrare le 3 migliori audience di sempre per gli Usa donne ai Mondiali, con un picco di 1,3 milioni per Usa-Italia (che per loro era alle 14.45 costa Est e 11.45 costa Ovest). Il che non è tanto in rapporto alla sterminata platea tv americana, ma per le loro abitudini sì.

- A dire il vero, dopo i quarti a senso unico, le quote per le semifinali, secondo i bookmakers, non sembrano promettere incertezza: la Germania è data a 6,50, la Spagna a 11, che vuol dire quasi impossibile. Insomma tutti vedono una finale Usa-Francia con le francesi persino favorite, secondo l'ultimo "power ranking" pubblicato dalla Fiba. La Francia in effetti come potenziale è la più forte di sempre, persino più di Parigi '24 quando spaventò gli Usa sino all'ultimo secondo. Però vediamo come reagisce se viene messa in difficoltà, cosa che finora non è successa. Aspetto al varco Marine Johannès, l'artista del parquet e regina degli highlights (contro la Cina ad esempio ha regalato uno slalom ubriacante sulla mastodonte Zhang e una tripla "no look", anche se a gioco fermo), di cui però non riesco a scordare la tremenda magra nella finale olimpica, quando sbagliò quasi tutto. La Germania è cresciuta verticalmente durante il torneo, ha fisico e completezza di ruoli per dar fastidio alle francesi, è in gas dopo aver steso il Belgio, ha avuto avversarie più allenanti (fin dal girone duro) e avrà un'atmosfera bestiale intorno.

- Quanto alla Spagna, c'è molta baldanza nell'ambiente, come s'è visto dalle prime pagine dei quotidiani sportivi; il mito Pau Gasol è andato a galvanizzare la squadra, lui che due volte impegnò seriamente gli americani in finale olimpica; e le iberiche con le giovani leonesse 2006 Martin e Fam, più la yankee iberizzata Gustafson, sono cresciute rispetto al Preolimpico, quando non fecero gran paura alle americane, ma sarebbe davvero una sorpresa grossa se stendessero le suddite di Trump. Certo, uno dice "se l'Italia stava per batterle..."; ok, ma se guardiamo le situazioni occasionali, la Spagna ha perso col Mali.

- Passate una sessantina d'ore dal nostro surreale ottavo con l'Australia, resta ancora difficile giudicare un'Italia che (al di là dell'esito nudo e crudo di 1 vinta-3 perse con uscita ai "barrages", che era quello più pronosticabile alla vigilia ma che alla luce dei guai delle Marsupiali, e della non irresistibilità delle cinesi, poteva diventare un quarto di finale, perdendo con la Spagna o con la Francia) ha giocato in modo troppo incostante per poter trovare un filo logico.
Di quale Italia stiamo parlando? Di quella che ha portato all'ultimo tiro gli Usa imbattuti da 20 anni e che ha rimontato 26 punti in 11 minuti all'Australia, oppure di quella che s'è fatta asfaltare dalla Cina e ancora peggio dai resti delle Cangure fino alla scossa finale?
Qualche "leit motiv" c'è stato, ma soprattutto in negativo: difficoltà offensive (a parte la fiammata con l'Australia), inizi sofferti finendo sempre sotto e condannandosi a rimontare, carenza di palloni finalizzabili dalle lunghe.
In positivo c'è la difesa (ma non contro la Cina né per 3 quarti con l'Australia), un tasso di talento che non sarà stellare ma nemmeno modestissimo, e soprattutto che quando ci scatta qualcosa nella testa diventiamo capaci di tutto. Ma non so fino a che punto sia una buona notizia, se abbiamo bisogno di trovarci in situazioni estreme per estrarre il meglio, perché a volte succede, ma se non succede?

- Al Premondiale di marzo eravamo stati molto più lineari: solidi contro le medio-scarse, bastonati dagli Usa, dato il meglio contro la Spagna battendola. E quindi non voglio rifiutare a priori l'insinuazione che ha serpeggiato da parte di qualcuno: possibile che con M. Villa (la principale differenza tra il gruppo di San Juan di Portorico e quello di Berlino) giochiamo peggio, ovvero i meccanismi di squadra in qualche modo girino meno bene?
"Risposta non c'è o forse chi lo sa, perduta nel vento sarà", come diceva la versione italiana di Blowin' in the Wind di Bob Dylan. :blink: E' chiaro che con lei aumentiamo il tasso di talento individuale. Ha dimostrato di saper uccellare anche la difesa americana con le sue gambe, il controllo del corpo, l'arte di finalizzare anche fuori equilibrio e tutto quello che già si conosceva di lei. Ha dimostrato di essere tornata quella del pre-infortunio (o quasi). Ha chiuso con 10 punti tondi di media (seconda azzurra dietro i 13.5 di Zanda); è candidata al premio di "rising star" anche se non lo vincerà perché ci sono le spagnole o Malonga; inutile sottolineare che è idolo delle plebi giovanili. Insomma tanti aspetti positivi.
Però resta la sensazione che Villa e Verona insieme non si sommano ma "o l'una o l'altra"; lasciamo perdere che la lombarda abbia un -3,8 di plus/minus di media nell'arco del torneo e la siciliana +3,3 (è dovuto solo a Italia-Australia), e lasciamo perdere che gli auspicati miglioramenti nel tiro da 3 della 2004 ancora non si vedono (ha tentato solo 5 triple e ha segnato solo quella più difficile, lo step-back sulla sirena con la Cechia), ma il punto è che in qualche modo nel nostro gioco c'era più bilanciamento fra interne e esterne, e fra Zanda e il resto del gruppo, quando non avevamo Villa. Inoltre: con i 4 play che abbiamo, siamo costretti ad averne sempre due in campo, e se a volte non lo paghiamo, altre volte se di là c'è una guardia vera (che noi non abbiamo) ci fa il culo, come Borlase contro l'Australia. Sono problemi da risolvere, data l'importanza che Villa ha già adesso e che avrà ancora di più in futuro per l'Italia.

- Dopo anni a roderci il fegato perché le nostre azzurre erano viste da pochi intimi in pay-tv (o quando andava bene su RaiSport), stavolta, complici gli orari che per casualità ci hanno messo sempre in prima serata, abbiamo avuto 4 "prime time" su Rai2, più di qualsiasi sogno bagnato. Okkio che negli altri Paesi, pure alcuni di quelli che noi giustamente celebriamo per come coltivano il basket femminile, è più normale l'esclusiva pay-tv che la tv di stato.
Ci resta pure il rimpianto che dopo il "volano" dell'eroica resistenza con gli Usa abbiamo offerto una prestazione e tre quarti (cioè tutta quella con la Cina e 30' di quella con l'Australia) da far scappare metà dei neo-aficionados, così non ci siamo schiodati dai dintorni del 3% di share, per l'esattezza nell'ordine:
- 456.000 (3,1%) vs Cechia
- 502.000 (3,6%) vs Usa
- 580.000 (3,3%) vs Cina
- 483.000 (2,9%) vs Australia
che diventano circa 600.000 totali (stando forse bassi) sommando le pay-tv.
Lasciando perdere confronti con altre discipline più consolidate come prodotto televisivo Rai, e considerando invece la miseria nera in cui ci siamo dibattuti per decenni, possiamo solo ringraziare Iddio per l'inattesa grazia. Sarà sprecata? Forse, ma per ora l'inopinata realtà è che la nostra Nazionale femminile, quest'anno, ha avuto molta più visibilità di quella maschile che ha avuto solo una manciata di partite in pay.

- Ma ancor più dell'audience, che è appunto grassa rispetto ai nostri standards ma non eclatante rispetto al canale di trasmissione, è l'Ital-mania scoppiata a Berlino a lasciarci sorprendentemente basiti. Ha scritto Giancarlo Migliola sul sito Fip: "Quel meraviglioso rumore è arrivato a Berlino con l’incessante vociare davanti al Radisson Hotel, i cori nelle Arene, con “Cubaj Libre”, “Sono Pasa di te”, “Meno Fassona, più Fassina”, “Passito e Santucci”, con le mille maglie azzurre nelle quali ci si imbatteva per strada. È arrivato perché qualcosa, ma non abbiamo sinceramente ancora capito cosa, è cambiato".
L'estroso Giancamiglio centra due punti: 1) c'era un'atmosfera da concerto pop, ovvero una folla di ragazzine italiane che vedevano nelle nostre atlete degl'idoli come fossero cantanti o... pallavoliste. Per anni ho sentito (non a sproposito) nostri addetti ai lavori lamentarsi che mentre i maschi che fanno basket avevano personaggi di riferimento, soprattutto nell'Nba, alle nostre praticanti mancavano figure a cui ispirarsi. Improvvisamente a Berlino tutto questo è cambiato. 2) Abbiamo solo visto che è cambiato ma senza capire perché. :shifty: Le dirette Rai dell'Euro '25? La bravura delle nostre giocatrici ad autopromuoversi sui social che ha sopperito alla latitanza dei media tradizionali? Qualunque cosa sia stata ha prodotto frutti inattesi e ben più eclatanti dei risultati sul campo che, a 'sto giro, per le nostre sono stati dignitosi ma non brillanti.
Nessuno s'illude che il nostro basket femminile abbia fatto un salto stabile di popolarità. Senza una solida base di tesserate e, dal lato opposto della piramide, senza un campionato di A1 dove si possa entrare senza rischiare la sopravvivenza, qualsiasi exploit occasionale è una casa sulla sabbia. Ma, se non altro, le ragazzine d'Italia hanno visto che pure giocando a basket possono sognare di vivere qualcosa di grande.

- Qualche giorno fa hanno pubblicato una classifica delle giocatrici più cliccate nei loro profili social (o più ricercate in Rete durante il periodo dei Mondiali, non ho capito bene); well, la nostra Ceci Zanda risultava settima assoluta, prima europea dopo le torri cinesi Zhang e Xu e le americane Clark, Bueckers, Reese e Stewart.
Chiaro che in buona parte si deve probabilmente alla cagnara post-fattaccio con gli Usa, di cui la nostra avrebbe fatto volentieri a meno, però è un altro segnale di riflettori accesi su di lei come sull'Italia nel suo complesso. I video dell'inno italiano che rimbomba nella Berlin Arena prima di Usa-Italia ("sembrava di giocare in casa dell'Italia", ha detto Bueckers) hanno colpito anche gli americani. Siamo riusciti a sembrare, pensa te, un Paese che fa del basket femminile una religione. :ride:

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