Mondiali (1) - Appunti disordinati alla vigilia. Con la Cechia ci giochiamo già molto (forse tutto)
Metà del nostro Mondiale berlinese, forse di più, si decide già oggi, all'esordio con la Cechia. E' una sensazione ma non sarebbe strano. Con gli Usa si perde di sicuro, con la Cina si può vincere ma potrebbe non bastare se perdessimo con le alfiere di Praga e dintorni, considerando probabile che queste ultime perdano con le asiatiche. Un po' paradossale che partecipi a un Mondiale dopo 32 anni e magari ti giochi tutto già al primo giorno. Ma così sembra, a essere realisti.Incredibilmente è prevista anche la diretta su Rai2 (forse l'estate torrida che ha cotto i cervelli dei funzionari della tv di Stato, o forse erano distratti dal caso Ranucci e qualche mano amica ha approfittato per piazzare il basket a loro insaputa),
in un orario da gente in casa come le 20.15, per cui impattare con una vittoria avrebbe risonanza doppia, il che non è secondario dopo tanta carestia di grandi platee, interrotta solo lo scorso anno con le ultime partite della nostra cavalcata di bronzo agli Europei.
Le nostre tre avversarie del girone hanno tutte patito contrattempi dell'ultima (o penultima ora): la Cechia ha perso Cechova, giovane mvp del loro Premondiale, già alla prima partita di Wnba in maggio, poi pure l'altra lunga, d'italica militanza recente, Reisingerova; la Cina ha avuto il surreale pasticcio del passaporto smarrito di Li Yueru, uno dei loro torrioni principi; gli Usa hanno perso Wilson, attuale miglior giocatrice del globo, e Plum; a parte quest'ultima trattasi di lunghe e questo può ulteriormente favorire il nostro livellamento alle avversarie in quel settore, già molto ben avviato negli ultimi anni, dopo essere stato il nostro perenne tallone d'Achille. Noi abbiamo perso Spreafico, che dispiace perché è la capitana, l'unica triplista pura eccetera, ma onestamente è meno grave. Però non siamo ancora nelle condizioni di speculare sugl'indebolimenti altrui; dobbiamo pensare ad essere quelle del Pireo '25 e di Portorico '26 e non quelle degl'incubi degli anni precedenti, altrimenti può mancare chiunque ma ci battono lo stesso.
E dunque cosa siamo noi? Un collettivo molto omogeneo nell'età, tutte fra i 26 e i 30 anni (a parte le 2004 Villa e Blasigh) ovvero la fascia della piena maturità; non abbiamo né la supertorre (a parte la fuori scala Zhang Ziyu, data ufficialmente a 2.23, c'è un'altra dozzina dall'1.95 in su e noi ce le sogniamo) né superveterane né supergiovani; forse nemmeno superstars, perché Zanda è sì ben considerata ma nessuno la mette fra le potenziali mvp o quintetto ideale. E', in ogni caso, la nostra ovvia punta di diamante e sembra essere giunta in crescendo di forma, guardando alle sue ultime prestazioni in Wnba dove non aveva avuto mesi esaltanti fra giugno e luglio; a lei comunque è più congeniale dare il massimo in una competizione breve, dove tutte le partite sono importanti, che dover estendere la costanza di rendimento su un lungo arco di tempo; soprattutto, ha dimostrato a Euro '25 e Premondiale '26 di aver capito come suonare da primo violino stando sempre in armonia con l'orchestra. Abbiamo poi una regia a più teste (Verona, Villa, Santucci, all'occorrenza Pasa); non abbiamo una guardia pura né, senza Sprea, una specialista assoluta delle triple, ma Pan e Fassina, seppur discontinue, dall'arco sanno metterla, così come Blasigh per la quale però è difficile pronosticare un ampio utilizzo. Abbiamo un reparto-lunghe che, come già detto, da strazio che era è diventato più che dignitoso e a volte addirittura decisivo, col poker Cubaj-André-Keys-Madera.Postilla finale per Villa (rima) per dire che è la nostra incognita più affascinante, nel senso che se riprende da dove aveva lasciato prima dell'infortunio può essere la nostra carta in più; senza dubbio ha perso quotazioni, un anno e mezzo fa era nominata fra le giovani più intrippanti d'Europa e ora non ne parla quasi nessuno (mentre la sua coetanea e "alter ego" francese Carla Leite è diventata una stella in Wnba); ma chissà che partendo a fari spenti non finisca per stupire.
Non è che i pronostici sull'Italia ci considerino particolarmente; nel più recente che abbiamo trovato (prima del caso Li Yueru) siamo noni, dopo Usa, Francia, Spagna, Belgio, Australia, Cina, Germania, Giappone. Essere noni significherebbe fermarsi alla soglia dei quarti di finale, che è il nostro obiettivo "A"; poi c'è l'obiettivo "B", che è passare almeno il primo turno; e c'è il sogno, arrivare in semifinale. Non perché si pensi di potercela realmente fare, ma perché, dopo aver aspettato 32 anni, non ha senso mettersi dei limiti, tanto poi ci penseranno le avversarie. Non ha senso nemmeno (a mio immodesto parere) dire prima "saremo contenti se..."; bisogna vedere cosa siamo in rapporto alle avversarie. Se sono tutte delle ire di dio, potremmo considerare già una grazia passare il primo turno; se invece per qualche motivo anche le "big" si rivelassero più abbordabili del previsto, potremmo morderci le mani se gettassimo maldestramente un quarto di finale.
Dice: "ma che incognite possono esserci, visto che le avversarie le conosciamo benissimo?". Ribatto: fino a un certo punto. Cioè conosci bene i nomi ma c'è un fattore che mancava (o si sentiva molto meno) nelle passate edizioni, cioè la Wnba. Siamo entrati nell'epoca della maxi-Wnba, dilatata nel numero di partite e di squadre. Se prima erano solo le americane e una manciata d'altre ad arrivare a un Mondiale (od Olimpiade) direttamente dalla stagione nella Lega, ora risultano addirittura 51, un numero pazzesco. La Francia ne ha 8, l'Austrialia 7, la Spagna 6, cioè non molte meno degli Usa. Che vuol dire? Che buona parte delle squadre non ha fatto la preparazione con le proprie migliori giocatrici, le quali sono giunte all'ultimo momento e con le fatiche della stagione americana nelle gambe. Mentre altre squadre (come l'Italia) ha fatto settimane di raduno vero e ha gente che ha calibrato la preparazione per essere al top nell'evento.
Tirando le somme sulle gerarchie: ok, Usa favoriti, anche se senza Wilson sono indeboliti sotto canestro, chissà se sarà più la vecchia guardia di Stewart, Collier ecc. a trainare oppure quella nuova di Caitlin Clark, Bueckers, Reese. Francia antagonista numero 1, persino all'altezza degli Usa se tutto va bene, però, però... se la somma di talenti non fa la qualità di squadra, e non è chiaro chi canta e chi porta la croce, potrebbe andare storto qualcosa quando si arriva all'eliminazione diretta.C'è il Belgio della generazione di fenomeni (e Meesseman non si è spompata in Wnba), però sono contatissime; ci sono Australia e Spagna forti ma meno di qualche anno fa, non foss'altro che perché entrambe sono "tante buone, nessuna fuoriclasse"; la Germania è in casa ma ha perso Satou Sabally e non è mai andata oltre un certo livello; la Cina al di là del caso-Li Yueru non sembra quella dell'argento 2022, col torrione Zhang Ziyu che le dà (punti rapidi) ma anche le toglie (difesa, velocità); il Giappone che ha esaurito il filone dell'argento 2021. Le africane? Mah, competitive, soprattutto la Nigeria, un po' meno il Mali, ma un quarto di finale sarebbe già tanto per loro. Idem la Corea e le outsider europee ovvero l'Ungheria di Dodò Juhasz, la Turchia del nostro Mazzon e di Kennedy Burke, e la Cechia che ovviamente ci auguriamo che se deve stupire non lo faccia a danno nostro, casomai della Cina se ci tornasse utile in chiave-piazzamento. Portorico, a essere bruti ma onesti, al Premondiale era un cesso, difficile che si trasformi in pochi mesi.
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