Mondiali (11) - Finali: masterclass Usa con Stewart mvp; ennesimo argento Francia; bronzo Spagna con vista sul futuro
- Ci sono stati due momenti, nel corso della giornata finale del Mundiàl berlinese, in cui s'è intuito che le sensazioni della vigilia erano sbagliate, e che il vento spirasse ancora in direzione degli Usa. Il primo è stato quando la Spagna ha chiuso la finale per il bronzo con un +23 pressoché identico al +22 sciorinato dalla Francia sulla stessa avversaria (la Germania); il che rivalutava la pur sofferta vittoria americana sulle iberiche (lasciando perdere il complottismo su tiri liberi, arbitro panamense ecc.) e svalutava quella che pareva un'esibizione di forza stellare delle transalpine; e a quel punto l'essere state due volte spalle al muro, rispetto al fin troppo facile cammino francese, diventava un vantaggio per le americane. È sempre meglio, nell'arco di una competizione, avere almeno una partita che perdi o rischi di perdere, perché ti sviluppa anticorpi sotto forma di capacità di reazione all'avversità. Il secondo momento è stato nell'intervallo della finale, quando le cifre dicevano che la Francia aveva 8/14 da 3 eppure era avanti solo di 2: non ci voleva Nostradamus (connazionale delle francesi, tra l'altro) per prevedere che una percentuale così sarebbe calata se non crollata, mentre le americane stavano sì tirando bene pure loro da fuori, ma non solo, stavano anche martellando da vicino, cosa che, quando la stanchezza inizia a roderti, è un'arma molto più affidabile rispetto alle triple.
- E così non si cambia: 97-79 perentorio, il golpe francese è rinviato a data da destinarsi (forse a giammai), le jour de gloire non est arrivé, gli Usa sono oro per la decima volta di fila tra Mondiali e Olimpiadi, mentre la Francia è d'argento per l'ottava volta nelle sue ultime 8 finali, cioè tutte quelle disputate dal 2010 in poi (2 olimpiche, 5 europee e ora questa mondiale).
Chiaro che noi faremmo carte false per essere così perdenti di successo, però stavolta alle nipoti di Giovanna d'Arco brucia più che mai. Perché le aspettative non erano mai state così alte; erano davvero convinte di essere alla pari se non superiori agli Usa. E del resto il campo aveva (o sembrava aver: vedi considerazioni sopra) detto che la squadra migliore era la loro.Ma "all'apparir del vero, tu misera cadesti", direbbe Leopardi (mi sa che l'ho già citato altre volte ma pazienza).
E il vero che è? Primo, che se sfidi le americane a chi segna di più, cioè mettendola sul piano del talento, anziché del collettivo, al 99,9% ti scotti, anzi ti ustioni, perché a livello di talento è ovvio che una squadra di tutte stelle Wnba sia superiore a una che ha sì varie giocatrici che stanno facendo bene in Wnba, però ci sono due o tre gradini di differenza nel complesso. Secondo, che le yankees difficilmente sbagliano due partite di fila; non che la loro prova contro la Spagna fosse stata del tutto storta ma senza dubbio non erano in serata al tiro; era quasi garantito che stavolta avrebbero fatto bum bum e anche pum pum; e a quel punto diventano ingiocabili. Il c.t. franco, Toupane, ha provato la zona nel 3° quarto ma gliel'hanno smontata in un amen.Ah, aspè: mica solo grande attacco, gli Usa, in questa finale. La loro difesa ha imbarcato acqua nel primo quarto e mezzo ma poi ha iniziato a macinare e a tritare le francesi, soprattutto nel terzo quarto, quello decisivo con un bestiale 12-30 per le americane. Grande prestazione di squadra a 360 gradi. Tra le individualità vedi sotto (discorso sul quintetto ideale) per l'immensa Stewart e la perfetta spalla Young; ma anche Gray è stata un pneumatico (sottinteso martello) con i suoi arresto-e-tiro, e Caitlin Clark dopo un inizio preoccupante, sulla falsariga della semifinale (tant'è che l'unità giovane con lei, Reese e Bueckers aveva incassato buona parte del super-parziale di 16-0 per la Francia), è venuta fuori bene con la tripla allo scadere del 2° quarto (dopo un recupero procacciato da una chiusura da mastino di Reese su Astier: azione-simbolo del cambio di direzione della partita), un arresto e tiro sulla sirena del terzo e altri spunti.
- Dove poteva e doveva far meglio, la Francia? Soprattutto in difesa e nella testa. In difesa perché, se è vero che le stellestrisciate hanno fatto i numeri, la Francia non è stata capace di complicargli la vita, come invece erano state brave a fare nella finale olimpica, e se sui pochi errori avversari al tiro concedi pure parecchi rimbalzi offensivi (12 contro 6 alla fine, ma molti nei momenti-chiave), sei pressoché spacciato. Nella testa, perché quando la partita, dopo essersi messa alla grande per loro (+14 al 2'30" del 2° quarto, 17-31), è deragliata dai binari in cui la Francia s'illudeva di averla già indirizzata, le macroniane hanno sbandato malamente, soprattutto negli ultimi 5 minuti del terzo quarto, incassando un parzialaccio di 18-6 che ha compromesso tutto (meno 16 al 30', irrecuperabile con quell'inerzia ormai definita).
E' mancata, cioè, la capacità di reagire a un cambio di scenario rispetto a quello che ti aspettavi alla vigilia e che sembrava confermato all'inizio. C'è un dato pazzesco sul crollo francese: da quel 17-31 all'86-59, massimo vantaggio Usa a 6' dalla fine, il parziale è stato di +41 per gli Usa in poco più di 20'.
In attacco, sì, 79 punti segnati contro gli Usa, puoi dire "non l'abbiamo persa lì"; però, però, c'è stata troppa dipendenza da Gabby Williams nei primi 3 quarti, per cui finché lei faceva magie (16 punti all'intervallo) la Francia stava davanti, poi quando è calata vistosamente, è scesa la notte. Nell'ultimo quarto si è scatenata Malonga ma i buoi erano scappati. A parte loro due, le altre francesi sono state fra il così-così e il negativo; e duole il cuore ma Johannès è quella che ha deluso di più, toppando per la seconda volta il test supremo contro le americane, dopo aver giocato male già la finale di Parigi. Resta una grande giocatrice ma con limiti quando il gioco si fa duro.E questa Francia stellare si è ritrovata ad essere una fotocopia minore degli Usa; dove tante cantano ma nessuna porta la croce; e dove 8 giocatrici su 12 sono arrivate alla vigilia dell'evento senza poter lavorare su meccanismi comuni. È bastato e avanzato per arrivare in finale ma non per salire sul trono supremo.
- Dati nudi e crudi: per gli Usa, Stewart 22 con 7/10 e 10 rimbalzi; Young 18; Copper 15; Gray e Clark 12; 28/45 da 2, 8/19 da 3, 17/25 ai liberi; per la Francia, Malonga 21, Williams 20; 15/30 da 2, 11/24 da 3, 16/25 ai liberi (stavolta nulla da eccepire su sperequazioni nei falli). Atroci in negativo i plus/minus di Badiane, Salaun e Lacan.
- In precedenza finale 3° posto vinta dalla Spagna che smaltisce le scorie del logorante e vano sforzo con gli Usa e legna di nuovo la Germania come aveva fatto all'esordio; scatto iberico in avvio (+13), rientro teutonico nel 2° quarto (40-36 al 20' dopo anche un pareggio), poi però come già ieri in semifinale la Germania cala vistosamente alla distanza, pagando le solite palle perse (18) e un complessivo deficit di talento rispetto ai top-team assoluti. Ma anche il fatto di essere alla settima partita in 10 giorni (Fiba, ma un paio di giorni in più per 'sta World Cup ti costavano troppo?) mentre le mangiapaella "solo" alla sesta.Finisce 81-58 (Martin 22 con 8/15 al tiro e 9 assist, pazzesca e ha 20 anni, ricordiamo; Carrera 15; di là N. Sabally e Peterson 13).Sorride di più ovviamente la Spagna col bronzo al collo, e che ha rimesso la freccia verso l'alto coi nuovi talenti dopo qualche anno di ricambio generazionale; ma anche la Germania merita complimenti, tenendo conto che non ha avuto il suo maggior talento individuale (S. Sabally) e che non aveva mai respirato un'aria d'alta quota come questa.
- La collezionista d'mvp colpisce ancora. Breanna Stewart lo era già stata nel 2018 oltre che delle Olimpiadi 2021; mettici poi tutti quelli che ha vinto tra Ncaa, Wnba ed Eurolega... Stavolta, sapendo di non essere più una ventenne, si è gestita alla grande, giocando di conserva nelle prime 4 partite per poi dominare semi e finale; non assomiglierà mai alle piacione da social che fanno vendere scarpe e patatine ma se c'è da vincere chiamate lei e non altre. Vincente pura è anche Jackie Young, l'altra americana nel quintetto ideale; diventa la prima nella storia a conquistare Ncaa, Wnba, oro olimpico 3x3, oro olimpico 5x5 e oro mondiale; mai protagonista assoluta ma non sbaglia un appuntamento. Poi Fiebich per la Germania, il prodigio Martin per la Spagna e ovviamente Gabby Williams per la Francia; nell'arco del torneo sarebbe più lei che Stewart l'mvp, però è quasi inevitabile premiare la leader di chi vince l'oro.Nel secondo quintetto han messo: Han Xu, Meesseman, Talbot, N. Sabally e Salaun. Facile ipotizzare che se avessimo battuto l'Australia ci sarebbe stata Zanda al posto di Talbot.
- Spicciolata finale a mo' di bilancio.1) Quattro anni fa si giocò in Australia e le top-4 furono due americane e due asiatico-oceaniche; sembrava che l'Europa fosse in crisi; stavolta si è giocato in Germania e si sono piazzate 3 europee fra le top-4. Non trarrei quindi conclusioni perentorie su chi sale e chi scende nel borsino dei continenti. Nel 2030 si va in Giappone e può darsi che saranno di nuovo le asiatiche a rimbalzare su.2) Chi è più delusa fra chi è rimasto fuori dalle top-4? Well, l'Australia direi di no, poveraccia, con tutti i guai che ha avuto. Le altre hanno reso più o meno secondo il potenziale. Noi possiamo essere delusi di non essere arrivati ai quarti ma il più incazzato è il Belgio. Si è letto che Allemand ha fatto mea culpa (come collettivo) dicendo che si sentivano già la medaglia al collo prima di giocare con la Germania; se lo dice lei sarà vero ma mi sembra strano, per una squadra così esperta e mai, credo, presuntuosa. Dire "l'abbiamo persa noi" può essere un modo inconscio di coprire la realtà, e cioè che contro le tedesche, più energiche e profonde, il gruppo storico delle Cats ha mostrato la corda e forse non avrà più un altro treno per il vertice mondiale.3) Bella gioventù. Ok, alla fine la solita Stewart vince l'mvp e la solitissima Meesseman è top scorer. Però di facce nuove (o seminuove) interessanti se ne sono viste tante: Martin ovviamente su tutte, ma anche Fam, Leite, Malonga, M. Villa, Borlase, Tanaka, nate fra il 2004 e il 2006 e tutte in doppia cifra di media (ok, i punti non sono tutto, ma indicano quantomeno l'essere già protagoniste), più la sconfinata Zhang Ziyu del 2007. E non considero debuttanti già un po' più mature d'età come Caitlin Clark.4) Gran pubblico per questo Mundiàl. Non sempre (anzi) possiamo dirlo per gli eventi Fiba femminili, dove va già di grassa se i palazzetti si riempiono per la squadra di casa. Stavolta a Berlino risultano 6.500 spettatori a partita, contro i 3.800 di 4 anni fa in Australia, che era già considerabile un successo. Ma al di là delle presenze in tribuna, c'era un "hype" complessivo, tra social e media tradizionali, che non si riscontrava di solito. Sembra che il boom della Wnba si sia ripercosso (o ripercuotuto se piace di più) anche sulle nazionali.5) Incredibile a dirsi, l'ultimo risultato dell'Italia contro le 3 medagliate di questi Mondiali è stato rispettivamente: sconfitta di 3 con gli Usa, vittoria sulla Francia (a Euro '25), vittoria sulla Spagna (al PreMondiale). Ma non so se fa più piacere o mordere le mani. Perlomeno, stavolta, non siamo stati costretti a guardare il gran ballo iridato dal buco della serratura.
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