Mondiali (2) - L'Italia con Zanda e Villa si sgabbia alla distanza contro la Cechia. Le "bigs" fanno percorso netto
- Alla fine per chi è d'animo sensibile veniva quasi da commuoversi, vedendo le nostre festeggiare la vittoria, la prima a un Mondiale dopo 32 anni, insieme a un pubblico italiano sorprendentemente abbondante, che all'inizio sembrava soverchiato da quello ceco, così come sul parquet le ragazze si stavano facendo irretire dalle avversarie; e invece poi, all'unisono, l'Italia è emersa forte sia in campo che in tribuna.Magari domani i dati di audience su Raidue ci smorzano gli entusiasmi, ma tra il nulla dei tempi addietro e l'eventuale poco di stavolta sarebbe comunque tutto guadagnato. Possiamo e dobbiamo giocar meglio per nutrire qualche ambizione? Sì. In sostanza abbiamo faticato a battere un'avversaria modesta. Ma abbiamo già superato la partita con più pressione addosso, perché perdere con la Cechia era l'anticamera del fallimento e le ragazze lo sapevano. Il nostro merito principale? Assorbire la lunga fase di difficoltà con la calma di una mezzofondista che non ha foga di essere in testa al primo giro, fiducioso di poter piazzare la zampata finale a patto di non lasciarsi scappar via le avversarie; cosa che abbiamo fatto grazie alla solidità difensiva.
- Il primo quarto nella storica Max Schmeling Halle, discretamente popolata (4520 spettatori ufficiali), non dà buone sensazioni; siamo contratte, tra palle perse e soluzioni difficili ma anche errori da sotto; emblematica una palla persa da mani nei capelli con Pasa che si fa sfuggire a mo' di saponetta un passaggio da rimbalzo difensivo senza avversarie intorno; le ceche paiono più sul pezzo; senza le due lunghe Cechova e Reisingerova difettano di talento ma hanno un gioco atipico, quasi senza ruoli, che c'insabbia gl'ingranaggi. Capobianco nella prima metà rimescola le carte (specie fra le plays dove la coppia iniziale Verona-Villa lascia il posto a Santucci-Pasa senza che nessuna del poker brilli) senza trovare l'asso. Tuttavia non scivoliamo oltre il meno 8 (18-26 a inizio 2°); una tripla di Madera con esultanza suona la carica; facciamo perdere palloni alle ceche e lavoriamo discretamente a rimbalzo offensivo per compensare le basse percentuali; mettiamo già la testa avanti seppur risuperate all'intervallo (31-32).
- Il 3° quarto è a lungo in stallo (10-10 nei primi 8'); non sembriamo ancora in grado di cambiare marcia, quand'ecco che la magia di Villa, tripla in step-back sulla sirena (50-45 al 30'), dà quel piccolo ma decisivo segnale che siamo pronti a sgabbiarci. Il che in realtà non avviene subito, giacché nei primi 5' dell'ultimo quarto il parziale è un miserando 2-2; per una volta che saremmo superiori sotto canestro, la palla alle lunghe arriva poco o comunque loro non riescono a incidere; tuttavia la nostra difesa graffia, la Cechia a parte Pospisilova, 21 punti (e solo in parte Vorackova, 12) non ha chi faccia canestro; da noi invece Zanda - soprattutto col "fade away" superplastico allo scadere dei 24" per il 59-50 a 3' dalla fine - e Villa distillano classe e ci fanno decollare definitivamente (63-54; Zanda 19 seppur con 7/20 anche per aver dovuto forzare quando l'attacco era bloccato; Villa 14 con 6/14).
- L'altra del girone D. Non che ci fossero dubbi sull'esito, ma Usa-Cina era interessante per fiutare l'aria sulle nostre due prossime avversarie. La partita si spacca già nel finale del "° quarto con un breakkaccio di 16-4 (49-29 al 20'; finale 94-61) e per ora dice che le americane paiono in buona condizione e con voglia di passarsi la palla, grazie soprattutto al genio di Caitlin Clark, che le plebi osannano per le triple sideree, di cui ha sciorinato un paio di pezzi nell'occasione, ma è anche (forse soprattutto) una passatrice sublime, specie in nazionale quando ha compagne del suo stesso livello e non deve forzare nulla in attacco; sicché fa 14 punti + 11 assist; 14 anche per Bueckers e Howard. Tutte e tre uscite dalla sterminata panchina delle Trumpiane, che hanno centellinato i minuti col cronografo (da 12 a 25). Forse un po' troppo tiro da 3 (9/32) ma le cinesi puntavano, ovviamente, sulla chiusura dell'area con le due torri (schierate anche insieme nel 3° quarto), e non è che le americane abbiano colosse, seppur Boston e Reese siano due combattenti, che ronzano intorno alle giganti come tafani, deviando palloni e facendo sbagliare.La Cina, orba di Li Yueru (ma sarebbe cambiato poco con lei, oggi), non può essere giudicata da questa partita ma conferma di sembrare lontana da quella d'argento di 4 anni fa (come del resto già emerso a Parigi '24); Zhang Ziyu seppur con poca incidenza sul risultato torreggia e giganteggia, suscitando gli "ooh" del pubblico; si fa apprezzare per la manina ai liberi (9/10) chiudendo con 13 punti in 18'; la pariruolo Xu Han ne fa 11+10 rimba.
- Girone A. Spagna da sogno, Germania da incubo. 12.500 spettatori alla Berlin Arena (cioè l'altro campo rispetto al nostro) costretti ad assistere alla demolizione delle beniamine di casa; all'intervallo è 50-24 per le iberiche, perfette (9/17 da 3 nei primi 20') almeno quanto le crucche sono fantasmi. Da lì si scivola cheti sino all'83-53 (17 per la giovane leonessa Fam). Non che la Germania, orfana di Satou Sabally, fosse favorita in questa partita ma un "tanti a pochi" del genere era impensabile; da rivedere ambo le compagini, ovviamente per motivi opposti: se la Spagna è sempre questa, è da medaglia; se la Germania è tutta qui, rischia pure con Mali e Giappone. Le quali hanno dato vita a un frizzante 102-97 per le nipponiche, un duello a viso aperto fra stili opposti: 29/52 da 2 per le africane (22 per Sangaré e N'Diaye, 21 per Kone), 20/35 da 3 per le asiatiche (27 con 9/15 dall'arco per Hayashi), che risulta record di triple segnate in singola partita nella storia della World Cup.
- Girone B. Mamma che Francia. Non che ci fossero dubbi sul potenziale delle sgallettanti, ma a 4 o 5 giorni dall'inizio del Mundiàl, due terzi della squadra erano sparpagliati per l'America, che è come andare in scena per uno spettacolo senza aver fatto le prove: solitamente possono permetterselo solo gli Usa. Alla faccia; l'Ungheria non è certo un molosso ma 61-20 all'intervallo è roba da Europei giovanili. Finisce 99-53 (Malonga, G. Williams e Johannès 17 a capoccia; la povera Juhasz 10).Più combattuta Corea-Nigeria, che però dopo 3 quarti si spacca nell'ultimo in favore delle asiatiche (99-83; Park 27; Okonkwo 22), che imitando le colleghe nipponiche crivellano la retina dall'arco (14/28). Nel doppio confronto Asia-Africa, 201 punti per le gialle contro le nere (se si può citare le pelli senza offendere).
- Girone C. Le favorite fanno il loro. L'Australia non ha bisogno di scintillare (ma erano le 11 del mattino) per tenere al guinzaglio un Portorico che non fa figura molto migliore rispetto al modestissimo Premondiale casereccio, tirando 16/52 da 2; 70-54 (Talbot 19; Guirantes 14).Ben più spettacolo regalano Belgio e Turchia; le Mazzoniane tengono botta bene sino all'intermezzo (44-45 per le mezzelune) ma lo showtime delle Cats le affonda nel terzo, 27-9; finisce 89-75 (Meesseman 27; Burke 17 ma 5/17 dal campo). Okkio che da questo gruppo esce la nostra avversaria negli ottavi (senza dar già per scontato che passiamo, ovviamente), e nemmeno la Turchia sarebbe cliente facile; del resto lo scorso anno la battemmo all'overtime. Ma è prematuro strologare al riguardo.
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