Ma i riflettori del mondo intero, perlomeno quello racchiuso nel perimetro delle mura spezzine, erano puntati sul derby per eccellenza: l'Olimpia di Scanzani contro la Virtus di Agresti. Due coach ex A1 così come varie giocatrici: Sarti, Mariani, Templari, Molinari da una parte; Gorla e Frantini dall'altra. Il clima intorno all'evento era quello che tutti sogneremmo che fosse la normalità per il basket femminile: città in fibrillo, articoli a raffica, giocatrici invitate dalle tv locali, presidenti che esternano e ovviamente palazzetto strapieno (credo 500-600 spettatori, di più non ce ne stavano: hanno fatto addirittura la prevendita dei biglietti...). Pubblico in gran parte dell'Olimpia, erede dello storico club spezzino di A1: immancabile il celebre capo-tifoso "Willy" a torso nudo; in ausilio pure i Viking di Broni. ![]()
A inizio ripresa, nonostante nè Sarti (problemi di falli) nè Molinari incidano sotto canestro, l'Olimpia prende il volo, tenendo Frantini a 3 punti dopo la pausa (12 totali per l'ex Geas; 11 di una combattiva Vujovic) e colpendo a raffica con Templari (17), Mariani (13) ed Eglite (15). La mossa di Agresti di preferire il quintetto con 4 piccole, schierato perlopiù a zona (a lungo in panca la mastodonte Muciniece), non produce frutti.
Dopo il +8 al 30' l'Olimpia dilaga fino a +13 e sembra tutto chiuso, ma si scatena Gorla con 9 punti consecutivi (18 suoi totali) per il -4 a 2' dalla fine. Un canestro di Mariani evita brividi al clan-Scanzani, poi per sovrammercato si fa male Baggioli per la Virtus. Finisce 71-64, 2-0 negli scontri diretti e soprattutto +10 in classifica (con una partita in più). Spezia è ancora proprietà-Olimpia.
E il "Brunettaccio brontolone" (per parafrasare il soprannome del grande Bartali, non s'incazzi l'egregio patron virtussino Brunetto) non l'ha ovviamente presa bene, attaccando il suo coach Agresti:
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