Mentre il primo tempo dell'All Star Game sembrava smentire ogni disfattismo, visto che l'Italia era pienamente in partita con le straniere, nel 3° quarto è arrivato un parzialaccio, ma alla fine lo scarto è stato dignitoso, vorrei aggiungere qualche elemento d'analisi al discorso sul Geas di una settimana fa, cioè sulle chiavi di una stagione fin qui brillante. A Napoli è arrivata la vittoria numero 11 nelle ultime 12 partite, nonostante l'infortunio di Ujhelyi nel secondo quarto (al momento non sappiamo ancora qual è la prognosi);
ed è secondo posto visto lo scontro diretto a favore con Umbertide (che ha una sconfitta in più), anche se con l'asterisco perché Taranto ha 2 partite in meno.
E proprio a questo ci riallacciamo per al discorso sulle "chiavi Geas": ricapitolato quelle citate la scorsa settimana, che sono già fin troppe (profondità d'organico; compattezza difensiva; buona organizzazione in attacco; controcazzi dimostrati in varie rimonte; assenza d'infortuni; miglior qualità delle straniere rispetto allo scorso anno grazie a Summerton al posto di Mosby ma anche alla tenuta di Ujhelyi nel confronto a distanza con Machanguana; poca presenza, nelle altre squadre, di un tipo di giocatrice che potrebbe dare più fastidio al Geas, cioè un'esterna americana dai garretti al caucciù), ne aggiungiamo una terna:
a) rendimento esterno e affidabilità. Ieri parlavamo di mancanza di continuità da parte di parecchie squadre, soprattutto in trasferta dove anche squadre di pregio hanno lasciato punti pesanti (ma Umbertide, ad esempio, pure in casa con Priolo e Lucca). In realtà abbastanza fisiologico: almeno un paio di scivoloni all'anno capitano anche nelle migliori famiglie. Il Geas finora, se escludiamo il k.o. a Como (ma era la seconda giornata, a ottobre), non ha sprecato nulla, avendo perso 3 volte su 3 con le big Schio e Taranto ma zero volte con tutte le altre. In particolare, non ha più perso in trasferta. C'erano state, in realtà, due occasioni in cui c'erano tutti gli ingredienti per un passo falso: con Pozzuoli e a Venezia. Ma in entrambi i casi, una maxi-rimonta ha salvato il Bracco e quelli sono 4 punti persi che sono stati riacciuffati: pesano tantissimo.
b) capacità di far giocare male le avversarie. Questa affidabilità non mi sorprende: fin dall'inizio questo Geas mi ha dato l'impressione di una squadra che avrebbe sciupato poco o nulla con le medio-piccole (perché è profondo, perché non è genio e sregolatezza, perché Montini è uno attento ai dettagli e difficilmente concede appagamenti). Tuttavia pensavo che ci sarebbero state più squadre in grado di far pagare a Sesto una qualità sì buona, ma non trascendentale. Invece, tolte le prime due giornate, ormai età della pietra, bisogna dire una cosa: nessuno è riuscito a giocare bene contro il Geas (in rapporto ai rispettivi valori): nemmeno Taranto e Schio. Sembra che chiunque giochi contro il Bracco incappi in una giornata sottotono (al di là delle occasionali assenze). Delle due l'una: o il Geas sta avendo un culaccio incredibile; oppure ha la pregevolissima dote di rendere la vita difficile a qualunque avversaria (difesa, fisicità ecc.), il che significa non dover fare i miracoli in attacco per vincere. Che poi qualche big annunciata abbia un po' deluso sarà anche vero, ma non sminuisce i meriti di Sesto.
c) gioco raziocinante. Nei 3 anni di A1, il gioco del Geas si è evoluto progressivamente dal "naif" al compassato: dal genio in libertà di Penicheiro e Tillis agli estri più incanalati, ma comunque a briglia semi-sciolta, di Martinez e Machanguana, fino all'attuale gioco con meno contropiede, molta fisicità e molte buone esecuzioni con tagli, dai e vai, pick & roll eccetera, magari meno spettacolare ma produttivo. Interessante quanto ha detto Montini nel dopopartita con Napoli: Martinez era forte, costantemente ad alto voltaggio ma non sempre i suoi passaggi erano comprensibili per le compagne, mentre Haynie tende ogni tanto ad addormentarsi ma s'intende meglio con tutte.
d) italiane funzionali. Diremmo "soldatini" se non suonasse un po' offensivo, nonché riduttivo. Le medie delle italiane del Geas sembrano state orchestrate da un computer: i minuti vanno dai 18,3 di Arturi ai 21,1 di Zanoni, i punti dai 5,3 di Wabara ai 6,7 di Zanoni (escludendo i 3,6 di Arturi che facendo il play ha meno compiti realizzativi). Un'omogeneità totale. A turno si mettono una o due in evidenza e le altre restano in ombra; ad esempio a Napoli, né Zanoni né Wabara né Arturi hanno brillato, ma Crippa e Zanon sono state decisive, ma con Lucca aveva fatto di più Zanoni e meno Crippa, e così via. Da un lato si può dire che nessuna stia avendo una stagione da reale protagonista, dall'altro la verità è che loro fanno bene il mestiere che è richiesto al 90% delle italiane di A1, cioè di far da supporto alle straniere, difendendo forte e prendendo quel che c'è in attacco: che una sera può essere tanto, due sere magari poco o nulla. Il segreto sta nell'accettare questo ruolo senza pretendere di far di più. Intanto da notare che Crippa ha vinto la gara di tiro da 3 all'All Star Game: se fosse ancora qui la defunta utente Hounidea, rischierei di doverle dar ragione nella diatriba se la Martina inter-rionale fosse o no una tiratrice...
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