giovedì 24 febbraio 2011

Cinguettii (159) - A2: il College va a lezione a Spezia (2): giudizi assortiti

Abbiamo parlato 'sto pomeriggio di Virtus Spezia-College Italia visionata ieri; dopo una cronaca spiccia dell'ambiente e della partita (che non ha avuto storia), per la quale vedi qui, rimangono da dare alcune impressioni.

- Virtus Spezia. La squadra è ben piazzata fisicamente; è vero che al Sud di lunghe "vere" ce n'è parecchie, però una coppia come Vujovic-Muciniece è una bella corazzatura. Nell'occasione bisogna considerare la fragilità delle pariruolo avversarie, ma la Dunja "from Sarajevo & Villapizzone" :P c'ha comunque ben impressionato sul piano della reattività, anche nelle corse a tutto campo, e della concretezza (4/9 da 2, 7/7 ai liberi, 8 rimbalzi), aspetto quest'ultimo che ai tempi di Crema (l'ultima volta che l'avevamo vista in A2) le difettava un po'. Credo che lavorare con un coach da A1 come Agresti le possa far bene. Muciniece è la donna coi polpacci più grossi che abbia mai visto; :woot: indubbiamente in area è una presenza sia in attacco che in difesa; il problema è che la mano non è sartoriale: s'è mangiata dei canestri allucinanti e non m'è parso che fosse solo per una serata storta... Diciamo che è un'arma notevole ma è meglio non dipendere da lei per l'attacco. Gorla, Baggioli e De Scalzi han fatto il loro giocando poco (ovviamente Agresti ha dato spazio a tutta la panca, comprese Canova, Carbonell e Mandonico). Su Frantini approfondirò nell'apposito punto mensile; ha segnato 14 punti con 2/4 da 2 e 3/9 da 3 tra cui un gioco da 4 punti con tripla dall'angolo più fallo: da alcune esecuzioni (anche nel passaggio) si vede la sua provenienza da categoria superiore; deve ancora, a mio parere, mettere la sua impronta sulla squadra e sulla partita per tutti i minuti in cui è in campo e non solo a tratti. Può e deve farlo.
In generale, la Virtus si vede che è molto allenata, tonica sul piano fisico; difficile farle le pulci in una partita in cui era a +30 dopo 24', ma ho l'impressione che manchino un paio di elementi che tengano in mano le redini della squadra, e non intendo per forza il play (Donati vorrei rivederla in una partita più probante): può essere anche una lunga o un'esterna, questo tipo di giocatrice. In poche parole, una leader, una la cui personalità faccia da evidente e costante punto di riferimento. Così mi pare una squadra con molte buone esecutrici ma non molte pensatrici (non so se mi spiego) col rischio di viaggiare troppo su emotività e improvvisazioni nei momenti difficili. La scommessa è arrivare ai playoff in buone condizioni e non troppo in basso nella griglia, fottendo un'avversaria piazzatasi tra le prime quattro ma magari più spremuta.
- College Italia. Non voglio dare giudizi "scolpiti" dopo aver visto una sola partita di queste ragazze, l'unica delle quali avevo già visto all'opera era Francesca Melchiori ai tempi in cui impazzava al Cavallino Bianco. Certo non è stata una serata brillante per la squadra: la rimonta finale, oltre che tardiva, è stata frutto delle rotazioni e del rilassamento della Virtus. Sulle singole non ho fatto certo uno "scouting" sistematico, quindi dico solo che le più pronte adesso mi sono parse le gemelle Dotto (ma lo erano già ai tempi di S. Martino, del resto) e Reggiani, cioè il reparto play-guardie che però mi paiono di fisicità limitata; Masoni quella col potenziale maggiore anche se con identità tecnica da creare (ovvero: che ruolo avrà? Cosa farà di preciso?); mi è piaciuto qualche 1 contro 1 di Pertile (sia andando fino in fondo che arrestandosi dalla media; considerando la buona statura è interessante) e qualche lampo di Terenzi. Però ho anche visto un paio di ragazze, senza far nomi perché comunque può essere stata una giornata-no, troppo sotto uno standard accettabile: e non parlo di errori, anche banali, che ci possono stare a quell'età, ma di difficoltà congenita nell'eseguire movimenti semplici.
La mia perplessità maggiore non è legata al progetto in sé, che penso tuttora che vada sostenuto perché non può fallire, ma sull'utilità del giocare in A2 con una squadra "all under" contro squadre di semi-professioniste navigate che fanno tutto un altro tipo di basket. Dice: ma così imparano a reggere i contatti, a superare difficoltà serie, a leggere le difese tattiche eccetera. Vero, però viste così mi paiono troppo distanti da quel livello. O meglio, le piccole ci stanno anche benino, dal punto di vista dei fondamentali, atletismo, eccetera, ma una lunga di 17-18 anni, dal punto di vista cestistico, non è come una piccola della stessa età. Così finisce per prendere botte in area o stazionare a 5-6 metri dal canestro: magari ogni tanto la mette, ma non sarebbe il suo mestiere in una prospettiva d'alto livello. Anche se, d'accordo, per la futuribilità di una giocatrice è meglio farle sviluppare un gioco perimetrale e non solo in area. Di certo però le piccole non imparano, se non in parte, a servire le lunghe, perché il gioco interno, a difesa schierata, è troppo arduo da praticare contro squadre col doppio dei muscoli.
In generale, io penso che le giovani migliorino di più, anche in allenamento, se hanno almeno un paio di veterane a supporto: ad esempio, mi piace il Gymnasium Napoli che ha sì tante ragazzine ma anche qualche elemento navigato a dare solidità e leadership, così i difetti delle "baby" si coprono e i pregi vengono valorizzati. Ma ovviamente il progetto-College non può che funzionare così e quindi la nostra è solo una considerazione che facciamo come se si trattasse di una squadra qualunque. La domanda finale a cui rispondere è: la squadra sta facendo progressi dall'inizio della stagione? Il fatto che all'andata, con la Virtus Spezia, abbia perso di 3 mentre al ritorno s'è fatta asfaltare, non fa pensare di sì. Ma se una rondine non fa primavera, un rospo non fa inverno. Di certo, però, le sconfitte, per quanto messe in preventivo, rischiano di creare depressione.

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